L’ACCALAPPIASTREGHE: Romanzo Orrorifico-Fantasy-Culinario
E’ uscito da poco in libreria, edito dalla Salani, il nuovo romanzo del fantasioso e originale scrittore tedesco Walter Moers.
“L’Accalappiastreghe” è il quinto libro dedicato al pazzo regno di Zamonia, popolato di creature a dir poco bizzarre ( e anche parecchio pericolose) questo volume, come i precedenti, fa dell’impossibile un opzione praticabile e della noia solo un fugace ricordo.
Ricco di tagliente umorismo e di trovate a dir poco “originali”, sempre in bilico tra l’orrido, il grottesco e la risata, L’Accalappiastreghe, con il suo parodiare il classico (e un pò frusto) genere fantasy, non può che ricordare l’antologia del “Mondo Disco” di Terry Pratchett.
La “quarta”:
Se Mefistofele si trasferisse a Zamonia, lì tra pellestrelli e uova
ponzanti, scarpolufi saccenti e shockkie innamorate fantasmi cotti e
mummie ciclopiche, lupi fogliosi e vedove candide, quasi sicuramente assumerebbe le sembianze di succubio malfrosto, l’accalappiastreghe municipale. E il sinistro figuro, eccellente alchimista e signore
incontrastato della desolata città di Sledwaya, dove “chi è malato è
sano e chi è cattivo è buono” forse cercherebbe di prendere per la gola eco, novello Faust,
cratto talentuoso ma sul punto di morir di stenti, promettendo al suo
palato i paradisi dell’arte culinaria, in cambio, semplicemente, del
suo…. grasso.
Eccovi un breve estratto del libro:
“Malfrosto venne sempre più vicino, si fermò infine davanti al cratto, si chinò su di lui e l’osservò, a lungo e spietatamente. Il vento gli faceva fremere l’ossuto collare e gli occhi scintillarono di scoperta e maligna soddisfazione di fronte alle evidenti sofferenze d’una creatura in procinto di tirare il calzino. Il puzzo di ammoniaca ed etere, di zolfo e petrolio, di acido prussico ed essenza cadaverica penetrò come un fascio d’aghi affilati nel sensibile nasino di Eco, ma lui non si spostò d’un dito.
«Mi fa la carità, signor accalappiastreghe municipale?» gnaulò miserevolmente. «Ho una fame tremenda».
Lo sguardo di Malfrosto s’accese di lampi ancor più demoniaci, e un largo ghigno gli comparve sulla facciaccia pallida. Sfoderò l’indice lungo e secco per solleticare le costole sporgenti di Eco. «Sai parlare?» domandò. «Dunque non sei un gatto qualunque, ma un crattino. Uno degli ultimi esemplari della tua specie».
Gli occhi di Malfrosto si strinsero quasi impercettibilmente.
«Che ne diresti di vendermi il tuo grasso?»”
Finalmente un pò di sano fantasy senza il solito elfo impegnato in qualche oscura ricerca che coinvolge una sgangherata compagnia di eroi. Solo per questo “Laccalappiastreghe” si è conquistato un posto di favore nella classifica delle mie future letture

















