Archive for the ‘Recensioni’ Category

Recensione: The Selection

Prefazione alla recensione:
Salve, sono il principe Maxon ed essendo la mia presenza totalmente inulfluente per tutto il libro (di cui potete sapere tutto andando QUI) mi è stato chiesto  di non apparire nemmeno nella recensione. Quindi complici alcuni impegni improrogabili (contarmi i peli del petto, girarmi i pollici, cercare di scoprire come tutte le volte i ribelli riescano puntualmente ad entrare nel mio palazzo dalla porta principale, essere cornificato ripetutamente, evitare in qualsiasi modo di rendermi utile, piangere sulle mie tante miserie ecc. ecc.) mi perderò questo lieto evento. Spero che voi tutti possiate comprendermi. Ci vediamo nel prossimo libro…Spero…Sniff…Sniff…(si odono singhiozzi in sottofondo)

….

E va bene! Puoi partecipare, ma cerca di fare come nel libro e di “non pervenire” in alcun modo, ok?

Grazie! Ci puoi contare! Sono anni che nessuno mi caga nemmeno di striscio benchè sia principe!

Recensione…più o meno:

C’era una volta, in un tempo non troppo lontano nel futuro, un povero principe sfigato che non era mai uscito con una ragazza (Hey! Aspetta un attimo! Non è mica colpa mia se qui di ragazze non ne passano. E se io nonostante figlie di dignitari, cameriere compiacenti e quant’altro ho la libido di un formichiere castrato e sedato!) Fortunatamente per lui la consuetudine prevedeva che si svolgesse una gara tra giovani e avvenenti fanciulle per impalmarlo (Sai che fortuna! 35 sgalletate arrampicatrici sociali che vogliono solo infilarsi nei miei pantaloni…L’ho già detto che la mia carica sessuale è andata in vacanza permanente qualche anno fa?) Naturalmente molte fanciulle volevano solo una corona in testa e il titolo di futura regina

Evvai! Ora sarò regina! E chi se ne frega se mi devo sposare quella sottospecie di principe!

(Ma non è così! Tutte mi amano alla follia! Vero? VERO?!?!)
Ma per America non era così. Lei, fanciulla pura abituata a rotolarsi in comode casette sull’albero con strafighi di una classe sociale imbarazzante che portano l’improbabile nome di esclusive località sciistiche, voleva solo allontanarsi per un pò dal suo amore perduto e perdente e farsi qualche pasto degno di tale nome.

Oh si, baby siiiiiii!!!

Nel palazzo le ragazze erano tante e la competizione piuttosto feroce. Ma America che era lì solo per mangiare…(Se aspetti un mio commento indignato puoi scordartelo! Tanto lo sapevo già che quelle mirava solo ai miei pasticcini!) non se ne preoccupava e decise di aiutare una ragazza che era diventata sua amica a conquistare il principe.

“Prenditelo tu il principe! “
“Eh no, prenditelo pure tu!”

(Ecco perchè continuava a sbattermi in faccia quella bionda!)
Ma i ribelli con le loro feroci incursioni costrinsero il principe a rispedire a casa loro molte concorrenti per tenerle al sicuro. (Ci hai veramente creduto? Era per togliermi buona parte di quelle petulanti e piangenti galline di torno. Non crederesti a quanto mi costavano in vestiti, servitù e gioielli!)
Pian piano i sentimenti di America per il bel principe cambiarono e lei si ritrovò ad apprezzare sempre più la compagnia del gentile giovane.
(Veramente credo che a furia di mangiare alla ragazza sia venuta una brutta indigestione che le ha confuso il cervello…Comunque grazie per il gentile e bello. Vedo che inizi ad apprezzarmi, finalmente!)
Ma proprio quando tutto sembrava volgere al meglio ecco che a palazzo arrivò l’antico amore di America, nei nuovi panni di una guardia di palazzo.
(COSA!!! E quella brutta st%&*a non mi ha detto niente?!? Ma io la faccio decapitare!!!)
America si trovò così di fronte ad un terribile dilemma: continuare ad abbuffarsi indisturbata o rotolarsi nel letto in piena notte con il suo vecchio amore sperando di non essere scoperti e quindi giustiziati?
(Ora li sistemo io quei due! Voglio proprio vedere stò poveraccio che mi vuole portare via una delle poche concorrenti che piace anche a mammà!)



(Ok, forse sono stato troppo duro con America. In fondo è giusto ampliare i propri orizzonti…Ti chiami Aspen, non è vero? Vieni andiamo a conoscerci meglio…Mooolto meglio!)

Sarà lui la mia futura regina!

E fu così che il principe iniziò a capire chi sarebbe potuto diventare l’amore della sua vita e, nonostante il pericolo di una trilogia incombente e di una serie tv in preparazione, tutti vissero felici e contenti…Tranne America, naturalmente… e noi poveri lettori con lei!

Mi sei rimasto solo tu, gelatino mio!!!

FINE!

Recensione (animata): Riflessi di Te

Consapevole del fatto che è meglio prevenire che curare, ecco come mi sono preparata alla lettura del nuovo “capolavoro” (di cui potete trovare ogni pericolosa informazione QUI) della Day

Col senno di poi forse avrei dovuto aprire anche una seconda bottiglia…

Comunque, dopo aver cercato di anestetizzarmi al meglio delle mie possibilità, ho dovuto immergermi nuovamente nella problematica vita di “mandrillo 1″ (conosciuto ai più come Gideon Cross) e “mandrilla 2″ (aka Eva Tramell). Inutile dire che per buona parte dei capitoli i due ci danno giù come ricci strafatti di viagra. A nulla valgono gli avvertimenti del terapista di calmarsi un pò e magari passare una serata senza trombare all’impazzata. I nostri due eroi sono ormai assuefatti l’uno all’altra che paiono incollati con super attack e non si staccano un attimo. Però una nube aleggia all’orizzonte: gli ex dei nostri piccioncini.
Ma non preoocupatevi, Eva agguerrita come non mai riesce a prendersi una bella rivincita sulla mora stalker di Gideon

Ecco quello che la nostra Eva avrebbe voluto fare…Poi si è limitata ad una bella chiacchierata grondante veleno

Mentre Gideon sfoggia mosse alla Bruce Lee contro il rockettaro ex di Eva, colpevole di averle baciata e di esistere in generale… Il poveretto verà smontato e rimontato tipo libreria dell’ikea. Stessa sorte ma con esiti ben più mortali capiterà al fratellastro abusivo e pedofilo di Eva. Naturalmente l’unica parte del libro che mi sarebbe interessata (sono pur sempre una fan sfegatata della vendetta) e che mi avrebbe reso Gideon un pò più simpatico non viene nemmeno accennata. Pazienza… Per me la faccenda si è svolta più o meno così:

Vai Gideon! Che tanto sei ricco e in galera non ti mettono!

Naturalmente prima di darsi all’omicidio Gideon si prepara un bell’alibi e tenta anche di staccarsi da quella cozza di Eva che non ne vuole proprio sapere. Tanto che inizia a dirne di cotte e di crude a tutti quelli che se la sono presa con il suo pupattolino ipersessuato (si parte dall’ex pediatra, per arrivare alla madre che si scopre particolarmente stronza o stupida, per finire con il fratello che invece è solo geloso del perfettissimo, ricchissimo, fighissimo fratello…il tutto trattato in 10 pagine totali scarse…In fondo si doveva lasciare spazio al “tromba tour”dei nostri due eroi!). L’incredibile è che il piano di Gideon funziona e lui la fa franca senza processo o nulla. E la detective che doveva trovare l’assassino decide di prendersi una pausa permanente dal suo cervello e dalla sua deontologia professionale spifferando tutto ad Eva e invitandola a correre dal suo bel principe psicotico e mandrillone. Fantascienza allo stato puro che ha strappato l’approvazione di personaggi esperti nel campo.

Però! Questa Day potrebbe farci da sceneggiatrice tanto le spara grosse!

Alla fin fine, dopo diversi brividi di ribrezzo per gli accenni agli abusi subiti da Eva e Gideon (l’immaginazione è la mia più grande debolezza e pure la Day riesce a mettermela in moto) e dopo la ricomparsa dell’amico bisessuale di Eva (così stereotipato che le legnate dispensategli dal fratellastro di Eva sembrano l’unica cosa giusta mai fatta nella sua vita di maniaco), ho chiuso con un sospiro di sollievo il libro e, visto che svuotare la bottiglia di grappa non mi era servito, ho trovato un altro metodo per dimenticare lo scempio letterario che mi ha visto vittima.

A mali estremi, estremi rimedi! Banzai!!!!

Ultimo consiglio ai possibili lettori di questo “dark harmony travestito”: se qualcuno ve lo regala o se un amico ve lo consiglia ecco la risposta più logica e corretta a tali nefandi e nefasti gesti

Col cavolo!!!

Blood Noir: Recensione

Ok, Anita la sterminatrice di vampiri più feroce del Nord/Sud/Ovest/Est, nonché risvegliante di zombie e ninfomane non proprio conclamata, ha paura degli aerei…Non dei cattivoni tutti denti, artigli e magia nera o degli stalker psicotici che appena incontrata se la vogliono spupazzare (e non sempre in senso positivo), no la nostra Anita teme i viaggi in aereo (altro sintomo di una galoppante mania di controllo? Si, baby, si!) tanto che si ritrova a stritolare la manina del povero Jason suo compagno di avventure in questo libro dove di avventure se ne vedono ben poche. Improntato principalmente sul concetto “gli uomini sono tutti machi senza cervello che sottovalutano la povera piccola Anita ”, Blood Noir (e qui ci sarebbe da chiedersi il perchè del titolo che francamente non ho capito…Se avete lumi fatemelo pure sapere) è un po’ un toccasana per le povere menti stanche di noi fan della Hamilton ormai annaspanti tra orge e angst soprannaturale. Si, d’accordo che anche in questo libro mammina cara si fa risentire e costringe la “povera” Anita a violentare qualche innocente tigre mannara (aggiungendo il poco incisivo Crispin alla collezione di spogliarellisti della cara sterminatrice), ma in confronto ai precedenti qui siamo praticamente in convento. E visto che nei libri della Hamilton accade sempre qualcosa che spinge i maschi più virili a trasformarsi in casalinghe disperate (vedi Micah e Nathaniel dalle fluenti chiome, anche se quest’ultimo pare essersi finalmente dato alla dominazione), pure Jason che a quanto pare ha avuto una fanciullezza piuttosto movimentata in una cittadina dove tutti si somigliano parecchio (pure Jason ha 2 cloni, figli di un senatore in profumo di presidenza, uno dei quali gli creerà parecchi problemi) e il sospetto di incesto pare lo sport più praticato, batte chiodo ben poco e si ritrova invece a parlare tanto, piangere parecchio e rivalutare, grazie al potere traumaturgico dell’ ardeur, il suo stile di vita. In più, per quanto io continui a pregare per la sua dipartita, Richard si fa vedere anche in questo libro, mentre il povero J.C. è ormai relegato al ruolo di mero addetto al call center. Ormai Anita sembra sempre più incastrata tra uomini che la vogliono presentare alla famiglia (pure J.C. se potesse lo farebbe e Micah ci sta facendo un pensierino), conversazioni a cuore aperto (perlopiù telefoniche) a cui sembra allergica e possessività testosteronica di dubbia utilità. Se fossi in lei inventerei una App per trovare gli uomini destinati a diventare carne da ardeur e mi dirigerei nella direzione opposta. Il troppo stroppia anche se si tratta di strafighi mezzi nudi…Ok, pensandoci meglio…;-)

Tra le braccia della notte: Recensione

Niente di peggio delle aspettative deluse. L’idea della Singh di accostare arcangeli, vampiri e cacciatori è senz’altro buona, peccato che le cose, dal primo libro fino a questo terzo, siano sensibilmente peggiorate. Se all’inizio Elena, cacciatrice della corporazione, col suo passato tormentato, una famiglia stile Borgia e incubi alla Arancia Meccanica era convincente e avvincente, col passare del tempo e con lo spuntare delle sue ali ha perso via via di credibilità. In questo terzo libro ritroviamo la “nuova pennuta” in fase transitoria. Tra una rotolata e l’altra tra coltri lussuose col suo superfigo arcangelo (la meccanica dell’atto che coinvolge ali spiegate da entrambe le parti e posizioni alla kamasutra potrebbe tenere impegnati per anni ingegneri e fisici), deve fare i conti col suo ritorno al lavoro, e a quanto pare è piuttosto difficile “annusare” in giro stile segugio da punta (non è una metafora, lo fa veramente e il povero lettore si chede perchééééé?!? L’autrice non poteva limitarsi a suggerire l’idea delle tracce olfattive, doveva proprio schiaffare la testa della protagonista ad altezza cadavere e farla sniffare perbenino?)  quando ci si deve trascinare dietro un paio di mastodontiche ali, e con l’incombrante risveglio della suocera psicopatica (una simpaticona che dovrebbe fare una chiacchierata col padre di Elena: sarebbero anime gemelle). Ninete da dire circa le descrizioni dei crimini e l’intreccio investigativo, peccato che lo spazio concesso a questa parte della narrazione non sia sufficiente e che tutto venga sbrigato un pò troppo in fretta. Per non parlare degli arcangeli che paiono tutti pazzi strafatti compreso Raphael che quando reincontra quella che ha cercato di ucciderlo e di far fuori Elena si limita a conversare piacevolmente. Mah?! Misteri della diplomazia alla Singh. Ad un certo punto si rimpiange quasi la scrittura fiume della Hamilton quando concedeva un pò della sua attenzione anche ai personaggi secondari. Forse la Singh si è accorta di questo deficit perchè il prossimo libro non sarà più incentrato su Elena e Raphael ma sul bel e crudele vampiro Dmitri. Speriamo che l’autrice riesca a tirare fuori qualche coniglio dal cappello perchè, da come la serie è messa ora, pare proprio che la “luna di miele” con la sottoscritta sia agli sgoccioli. Altro che crisi del settimo anno, sono vittima della crisi del 3 libro ^_^

A nudo per te: Recensione

Anche i ricchi piangono!?! Che sia un’affermazione o una domanda ho sempre trovato questa frase una pia illusione da parte di noi “poveracci” normali che non ci possiamo permettere di pasteggiare quotidianamente a caviale e Cristal e che ci dobbiamo accontentare della solita pasta coi ceci. Si, si, c’è tutta quella faccenda degli ultimi saranno i primi, ma nessuno mi toglie dalla testa che anche lì ci sia sotto una qualche bella campagna “teniamo buone le masse insoddisfatte” con un più che percettibile sentore di fregatura in sottofondo. Evidentemente, però, la signora Day autrice diA nudo per tecrede che anche ai belli, ricchi e giovani qualche super-sfiga, degna della più truce tragedia greca, debba pur arrivare. Così affligge i suoi protagonisti (e noi poveri lettori di conseguenza) con traumi e ferite psicologiche che schiferebbero pure quelli che hanno sceneggiato Hostel 1 e 2! Ora, tenendo conto che i LUI e LEI di turno continuano a rimanere bellissimi, intelligentissimi e corteggiatissimi da qualunque bipede respirante, mi stranisce un po’ pensare a loro come vittime sventurate. Per carità la verosimiglianza psicologica c’è , ma non è del tutto coerente. Avrei preferito un po’ meno assalti sessuali (una ninfomane sarebbe meno eccitabile) e fughe (di LEI) e un po’ più paranoia (se il mio violentatore pedofilo fosse ancora a piede libero vorrei sapere dov’è 24 su 24!). In compenso la ragazzotta si ritrova con non uno ma ben due stalker (prendi questo signora James): la madre (che secondo me sarebbe più utile e funzionale se impasticcata di ansiolitici dalla testa ai piedi) e naturalmente “Mr Tenebroso e Fatale /fulgido esempio di virilità” (parole della Day, non mie) i cui traumi per ora rimangono misteriosi (mica scema l’autrice: se ci deve uscire una trilogia meglio tirarla un po’ per le lunghe!) Inutile dirvi che le dinamiche già sopportate in “50 sfumature” si ripetono aggiungendo poco o nulla ai meccanismi relazionali. Al posto dell’amica coinquilina c’è l’amico coinquilino bisessuale traumatizzato e dedito ad occasionali orge scacciapensieri. Al posto del capo ufficio maniaco c’è il fratello perverso e geloso di LUI. Senza dimenticare le ex di Tenebroso e Fatale: tutte ancora innamoratissime e scodinzolanti al suo passaggio. ..Possibile che certe autrici debbano mortificare in questo modo l’intelligenza femminile? Mah?!? Un punto alla Day per non aver spiattellato subito vita, morte e miracoli di comprimari (la famiglia di LUI promette proprio bene!) e non aver inserito pubblicità occulte come la James . 100 punti in meno per aver scopiazzato (ha pure il coraggio di dichiararlo apertamente nei ringraziamenti) le famigerate “50 sfumature”. La signora, già autrice di altri libri, non poteva “rinnovare” qualche altro libercolo più meritorio di attenzione?


In ultimo ammetto sconfitta che la lettura di questa pseudo letteratura erotica mi prova emotivamente più di una cura canalare senza anestesia. Altro che guilty pleasure…Qui le colpe ci sono tutte, il piacere un po’ meno.

Recensione: Minaccia dal profondo

Intono contrita un mea culpa, mi cospargo il capo di cenere e invoco il perdono di tutti i poveri libri abbandonati per un motivo o per l’altro. Perchè? Perchè devo confessare che sapendo della dipartita di un bel succhiasangue biondo a capo di un certo casato vampirico di Chicago ho deciso di non leggere “Il gioco si fa duro“. Si lo ammetto, sono una vigliacca. Odio dal più profondo del mio cuoricino sognatore tutti quegli autori che hanno l’ardire di uccidere in modo barbaro e sconsiderato uno dei loro personaggi principali. Lo so, lo so: a volte è necessario, la drammaticità vende, si tiene desto l’interesse del lettore e bla bla bla…Con me la cosa non funziona. Perciò ho scartato a priori il 4° libro della serie Chicagoland Vampires (Vampiri di Chicago) e ho deciso di abbandonare la saga. Questo finchè non ho saputo che nel 5° volumeMinaccia dal profondole cose sarebbero drasticamente cambiate. E allora eccomi ancora una volta ad immergermi nel magico mondo di Chloe Neill e dei suoi vampiri, maghi, ninfe e mutaforma.
Non voglio spoilerarvi il finale o gli eventi principali che daranno una drastica virata alla storia della neo vampira Merit e dei suoi amici, ma qualche accenno lo devo pur fare! ^_^
Inizio col dire che Merit è una delle poche vampire che apprezzo veramente. Non è una macchietta, non si attacca alla prima giugulare che passa, non ha superpoteri che la rendano poco credibile e la sua umanità non dà cenno di voler scomparire in un mare di sete di vendetta o autocommiserazione…Nemmeno dopo la morte del suo adorato (diciamo pure amato) maestro e la successiva decisione dell’autorità a capo di tutti i vampiri di mettere sotto controllo il suo casato. Merit continua a voler aiutare la sua nuova famiglia e tra una barretta di dolci e l’altra, tra un panino super imbottito e l’altro (non può fare a meno di compiacersi di non doversi più preoccupare, grazie al vampirismo,  di mettere su peso…e noi lettrici un pò invidiose non riusciamo a non sorridere al suo genuino entusiasmo in materia di “morte alla dieta”) ci riesce quasi del tutto.
Una lode alla Neill per aver trovato la giusta formula di tradimenti e voltafaccia per tenere il lettore sempre sul “chi va là?” senza però mandare allo sfacelo la coerenza dei suoi personaggi. Certo, alcune svolte possono sembrare anche prevedibili, ma lo restano per poco. Impagabile poi la rissa tra le ninfe e la storia di come venga scelta una donna per diventare sirena. Un libro la cui mitologia risulta interessante e divertente e che mi porta a fare questa promessa: NON ABBANDONERO’ PIU’ QUESTA SAGA…succeda quel che succeda ;)

Se volete saperne di più su Minaccia dal Profondo (Collana Odissea Paranormal, Pagine: 312, Prezzo: 15.90 euro in versione cartacea e 7.99 in versione ebook), quinto libro dopo “Alcune ragazze mordono” , “Le ragazze mordono il venerdì notte“, “Secondo Morso” e Il gioco si fa duro) appena uscito per la Delos, eccovi in breve la

TRAMA:

Le nubi si vanno addensando sul Casato Cadogan, e la vampira Merit non riesce a determinare se si tratti dell’oscurità che annuncia l’alba o se sia invece la calma che precede la tempesta. Con la città in subbuglio per la presenza degli esseri soprannaturali e lo Stato che minaccia di varare una legge per la loro registrazione, la situazione non è mai stata tanto precaria per i vampiri.
Se solo potessero passare inosservati per un po’…
Poi la magia solleva minacciosa la testa quando il Lago Michigan si tinge di nero. Il sindaco assicura che non è nulla di cui preoccuparsi, ma Merit sa che il panico sta per diffondersi. Dovrà rivolgersi a vecchi e nuovi amici per scoprire chi si cela dietro a tutto questo e fermarlo, prima che sia troppo tardi sia per i vampiri, sia per gli umani.

 

Harlequin: Recensione

Davvero?!? Davvero la Hamilton ha deciso di bardare con maschere della commedia dell’arte dei sicari vampiri imbattibili che nel tempo libero si dedicano alla caccia selvaggia? Tanto valeva che gli schiaffasse in viso le riproduzioni in gomma delle facce dei nostri politici: avrebbero fatto più paura…anzi avrebbero seminato il terrore!

Di positivo c’è (se non siete ninfomani assatanate ^_^) che la parte in cui, come immancabilmente purtroppo succede da tempo nei libri dedicati alla sterminatrice, Anita si da alla pazza gioia con qualunque cosa indossi i pantaloni si è un pò attenuata. In compenso l’incontro soft-lesbo con Belle Morte poteva decisamente essere evitato. Se comunque vi aspettavate una qualsivoglia parvenza di attività investigativa, lasciate perdere.

Su quel fronte ho perso le speranze. °_O

Unico raggio di sole, in cotanta desolazione di idee, il ritorno del mio sicario preferito Edward. La “morte che cammina” si porta dietro il pargolo adottivo (ma che bravo paparino) e lo psicopatico stalker di Anita (cosa farà mai questa donna agli uomini!). Romanticissima la scena in cui lui e la nostra sterminatrice sfilano a mani intrecciate il cuore dal petto del solito vampirastro cattivo: chi ha bisogno di un regalo di San Valentino quando può fare quello che preferisce fare, con tanto di mani grondanti sangue, con la ragazza del suo cuore? Resta solo una domanda: perchè la Hamilton continua a propinarci quella specie di chiwawa lamentoso (mi rifiuto di credere che un essere così inutile possa trasformarsi veramente in lupo) di Richard? Non sarebbe ora che Anita ritrovasse una buona volta il buon senso e ne facesse carne tritata? Secondo me i suoi leopardi mannari sarebbero più che lieti di farsi una pasto completo e bilanciato come quella specie di ipocrita, supponente e vigliacco omuncolo.
Sempre sul fronte maschietti (se Richard può essere ritenuto tale) Nathaniel, purtroppo, risulta quasi non pervenuto in questo libro. A parte quando si palesa la minaccia a noi lettori di doverci preparare ad un50 sfumature versione mannara con tanto di Anita fustigatrice. Tu quoque Nathaniel?!? Non puoi accontentarti delle bordate verbali con cui la sterminatrice sferza abbondantemente i suoi maschietti? Ti ci vogliono proprio le corde, le molette e chissà cos’altro?
Chissà se la torazina ha effetto sui licantropi… Spero di si per il bene di noi poveri lettori refrattari a qualsiasi improbabile “sfumatura”.
E che Anita, con le sue pistole e coltelli, ce la mandi buona.

Heaven Texas – Un posto nel tuo cuore: Recensione

L’ozio è il padre dei vizi e la noia la madre delle scelte discutibili,ma forse, e dico forse, questa volta non mi è andata poi così male. O magari dopo le 50 sfumature anche il libro più insulso, che però non contenga frustini e mollette da bucato, mi pare un capolavoro.
In Heaven Texas (harmony sotto mentite spoglie e figlio di quell’austerity letteraria declinata al contrario, tipica dell’editoria italiana, che ti fa pagare di più per avere di meno) ritroviamo il solito personaggio femminile alla “mary sue“, una incasinata 30enne, goffa, con un gusto terribile per i vestiti e con una madre che a quanto pare fin dalla tenera età di 6 anni ha contribuito alla sua autostima con frasi del tipo “discendi da una lunga stirpe di donne bruttine, Gracie Snow. Accetta il fatto che non sarai mai carina e ti sentirai molto più felice”, roba che nemmeno Medea al suo peggio è riuscita a tirar fuori. Naturalmente la nostra povera “bruttina stagionata” è vergine e pure repressa (e vorrei ben vedere!),cosa che si evince fin dalle prime pagine, quando piombata nella casa del protagonista durante un party selvaggio se ne esce con queste filosofiche riflessioni:
“… non poteva soffocare la flebile speranza che stesse per aver luogo una specie di orgia. Non che lei avrebbe mai preso parte a una cosa simile-anche ammesso che qualcuno potesse chiederglielo-ma sarebbe stato interessante osservarla.”
Con sommo scorno della virginale depravata Gracie, nessuna orgia si palesa di fronte ai suoi avidi occhietti, in compenso ecco farsi avanti lui: il prototipo dell’eroe da romanzetto in versione riveduta e corretta. Si perché, per quanto Bobby Tom (nome che mi ha provocato attacchi di comprensibile ridarella durante la lettura di tutto il libro) sia “una scintillante creatura sovrannaturale, posta sulla terra da un dio perverso per ricordare alle donne bruttine come lei che alcune cose erano semplicemente irraggiungibili”, ha anche la maturità emotiva del pupazzo di Ken e la perspicacia di un nocciolo di pesca. In compenso il bellone sa fare soldi manco avesse il tocco di Mida (mistero che nemmeno Lucarelli riuscirebbe a dirimere viste le poche cellule celebrali che B.T esibisce in tutte le altre attività della sua vita), è capace di rincitrullire qualunque donna dagli 0 ai 90 anni in meno di 2 nanosecondi ed è piuttosto preoccupato di trovare l’asfissiante Gracie sessualmente attraente. Cosa che ha preocupato anche me per un pò, poi mi sono ricordata che Bobby Tom per lavoro ha preso più colpi in testa di una pignatta alla festa di compleanno di un bambino (faceva il giocatore di Football) e tutto è diventato chiaro. Da bravo principe azzurro strafigo e muscoloso, Bobby Tom ha anche escogitato un metodo per trovare la sua donna ideale: un quiz sul football (ricordate, il poverino ha preso parecchi colpi in testa). Assalito in ogni dove da donne armate di oscure statistiche sullo sport, il nostro novello “Bongiorno” è costretto a inventarsi domande sempre più complicate per evitare di essere impalmato. Situazione che peggiora considerevolmente quando torna nella sua città natale per girare un film. Ed è qui che la storia diventa fonte di incontenibili ed involontarie risate. Tra femmine assatanate impregnate di feromoni cui nemmeno Alien riuscirebbe a sfuggire, sceriffi monosopraccigliati dalla personalità neanderthaliana, parucchiere alla Dolly Parton che pur vivendo in provincia fanno tagli che potrebbero rivaleggiare con quelli di Vidal Sassoon, una co-protagonista in pieno allattamento che lo cosparge ad ogni scena di latte materno e una madre alle prese con la sua prima cotta post vedovanza, il povero B.T. scopre di essere innamorato della “bruttina” Gracie e prima di darsi all’alcol (cosa comprensibile) decide di dichiararsi pubblicamente (cosa incomprensibile). Il resto farete fatica ad immaginarlo o almeno lo spero per la salute dei vostri neuroni. Concludo limitandomi a consigliare questo libro a chi ama i personaggi freak e le situazioni assurde. Riderete e piangerete in egual misura e alla fine sperete, pur non ammettendolo mai, nell’esistenza di un posto come Heaven Texas…O forse no. ;)

Caccia alle Fate: Recensione

Le fate non hanno le ali ma una spiccata tendenza omicida: i pixie sono sporchi, feroci e tendono a mordere; le sirene non hanno nè chiome fluenti nè tantomeno reggiseni di conchiglia; i vampiri non sberluccicano e sono solo dei cadaveri rianimati che perdono pezzi. E gli unicorni puzzano. Insomma Evie è un pò stufa di tutto quello che è paranormale. Certo, lavorare in un locale in cui il tema centrale è la mucca, in cui le cameriere sono costrette ad indossare gonnelloni anni 50, per di più pezzati, e con una scorbutica cuoca gnoma impegnata a bollire chissà quali intrugli in cucina non è il massimo… Ma almeno la tiene impegnata e non le fa pensare alla scuola dove la virago professoressa di ginnastica attenta continuamente (con i suoi allennamenti) alla sua vita e dove l’unica cosa che assomigli anche solo vagamente alla spregiudicata e eccitante vita vista e sognata tante volte nella sua soap-teen-drama preferita Easton Heights sono gli armadietti. Certo c’è sempre il suo ragazzo, figlio di una elementale dell’acqua e di un umano, Preston che però è immortale senza saperlo e troppo impegnato con l’università, mentre lei rimane sempre il solito scherzo di natura creato da quelle “bip” delle fate, una ragazza triste, vuota e dagli occhi come neve che si scioglie al sole (parole di quell’altro “bip” fatato del suo ex). Unica speranza recuperare il suo amato teser rosa e tornare in pista ad arrestare paranormali cattivi.
Ma nessuno ha detto alla cara Evie che la sua storia è una trilogia e che per la legge non scritta di tali “strutture infernali e sadiche” il secondo libro pare sempre un riempitivo in cui fioccano accenni che nessun autore si prende la briga di esplorare in pieno e dove tutti i lettori si ritrovano a naufragare insoddisfatti. Ammiro chi riesce ad attendere la pubblicazioni di un intero ciclo prima anche di solo dare un’occhiata alla copertina del primo libro. Io non ci riesco e mi ritrovo così in balia di sottotrame abbandonate, spunti promettenti massacrati sul nascere e personaggi di contorno arrivati e partiti in un batter d’occhio. Se poi ci aggiungiamo l’incomprensibile scelta del titolo (cosa in cui le case editrici italiane sono maestre di nonsense) ecco che si scopre che la fantomatica “caccia alle fate” c’entra poco o nulla col libro. Il finale poi è quello dell’ormai collaudato “tarallucci e vino”. Se prima uscire da un sentiero delle fate era impossibile, ora ad Evie basta concentrasi sul suo Preston (più inutile che mai in questo volume) ed ecco che tutto va bene…Potenza della mancanza di idee dell’autrice °_O
Comunque resta l’annoso dilemma se leggere o meno il terzo capitolo di questa saga ironica e molto sconclusionata. Per gli amanti della pura logica il “no” è secco ma, visto che io con la logica ci ho sempre fatto a pugni, mi sa che io ed Evie ci rivedremo un’ultima volta…E che sia quella buona!

Per scoprire tutto sul libro, trama e dove trovarlo compresi, fatevi un favore e andate QUI dove ne ho parlato ^_^

La Città delle Tenebre: Recensione

Visto che fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio, ho deciso, memore dello scherzetto che la Hamilton ha giocato a tutti noi fan della principessa fairy più copulante della storia sopprimendola dai suoi progetti, di iniziare a guardarmi intorno nel caso in cui l’infingarda autrice decida di abbandonare al suo destino anche l’amorosamente sociopatica, in parecchie relazioni vigorosamente affacendata, Anita. Specificando che della signorina Blake amo soprattutto i casini soprannaturali in cui riesce a ficcarsi e che quindi rimestare tra veri e propri pornazzi spacciati per letteratura romance/fantasy mi ha solo gettata in uno sconforto letterario che manco ai tempi di “3 metri sopra il cielo” ho vissuto, sono lieta di annunciarvi che forse ho trovato il clone casto della nostra amica sterminatrice.

Kate Daniels, il clone in questione nonchè protagonista del libro di cui vedete la bella copertina a fianco e di cui vi ho già parlato QUI, è una mercenaria magica dalla spada facile (gode come un riccio ad infilzare ogni vampirastro che le si para davanti). La sua mitologia narra che oltre ad avere poteri che non vuole svelare (diciamo solo che il padre biologico non è certo un pezzo da poco), sia lieta di indossare stivaloni e pantaloni cargo, abbia un solo vestito da sera in tutto l’armadio e che le piaccia parecchio far imbestialire tutti i cattivoni in un raggio di 100km dalla sua dimora. Vi ricorda qualcuno prima della svolta ninfomane? Diamine, a me si! Questa Linda Hamilton versione Terminator2 (diciamo solo che il suo fisico è piuttosto pompato) sembra capace di dare del filo da torcere a un bel po’ di tronfi bonazzi licantropi e di sterminare qualunque creatura non le vada troppo a genio. Certo, le sue investigazioni non sono delle più rigorose se pensiamo che passa quasi tutto il tempo a colpire un inerme sacco da boxe con mosse degne di Jean Claude Van Damme, ma non si può avere tutto da un clone. Così, se temete di rimanere orfani della sterminatrice per eccellenza avete in Kate una papabile eredeSenza dimenticare il machissimo capo dei licantropi della città che pare mooooolto promettente ;)

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