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This is the end

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Sono passati ben 5 anni dall’apertura del blog

e tante storie vi hanno dimorato.

Ora sento che è giusto porre fine

a questa splendida avventura.

Ringrazio tutti voi lettori e tutti gli autori che

ci hanno concesso la loro fiducia.

Spero che ricorderete sempre con affetto

Pane e Paradossi.

Buona Vita!

Letto e Bloggato: Palindra – La stirpe di Inanna

Eccoci sempre golosi di nuove letture a presentarvi un nuovo appuntamento con Letto e Bloggato. Questa settimana abbiamo deciso di dedicare il nostro spazio a “Palindra” (Pagine 322, Prezzo per la versione cartacea 15 Euro, Prezzo per la versione ebook 2.99 Euro), primo volume dalla trilogia “La stirpe di Inanna” e romanzo d’esordio di Elena Ticozzi Valerio.

Sul Libro:
Palindra, archeologa scozzese specializzata in storia russa, è da sempre una ragazza pragmatica. Un incontro imprevisto le svelerà una nuova realtà del mondo e la porterà a stringere amicizia con due esseri eccezionali: Viktor, un guerriero cosacco, e Tybaerius, un lord misterioso. I protagonisti viaggeranno dalla moderna Edimburgo alla sabbiosa Uruk, dalla magica Islanda fino alle lande ghiacciate delle isole Svalbard. Lotteranno per salvare i loro affetti più cari venendo in contatto con riti antichissimi, manufatti magici e le tradizioni di un popolo di cui nessuno serba più il ricordo. Le loro nature diverse dovranno allearsi per sconfiggere un alchimista che ha smarrito la via della luce e la sua diabolica moglie, disposti a tutto pur di raggiungere il loro scopo.

La mia opinione:
Esoterismo, antichità, testi o manufatti misteriosi perduti e poi ritrovati: tutti ingredienti che caratterizzano un buon thtiller storico a cui, in questo caso, si uniscono immortali, vampiri e persino goblin. Equilibrando efficacemente immaginazione e razionalità, Elena Ticozzi Valerio immerge i lettori in una storia che, oltre ad indagare le sorprendenti trame il destino, fa risuonare le corde di sentimenti ed emozioni capaci di travolgere tutto e tutti. Per tutto il libro, passato e presente si alternano dando forma ad un’avventura che cambierà la vita di molti dei protagonisti del romanzo. In un infinito e ben congegnato puzzle fatto di accadimenti storicamente accertati, dimensioni mitologiche e culturali create ad hoc (va dato merito all’autrice per l’accurato lavoro compiuto nel creare un popolo dal nulla e dotarlo di lingua e costumi credibilissimi) e plausibili apifanie esistenziali, tutti i fatti trovano prima o poi la loro perfetta collocazione. Con eleganza, utilizzando un linguaggio efficace e veloce e senza perdere di vista i destini dei suoi personaggi, l’autrice dà corpo ad un libro lussureggiante di mistero e misticismo. Una lettura affascinante e completa (utilissime le varie appendici esplicative alla fine del volume) che non mancherà di invogliare i lettori a leggere anche il seguito.

E ora l’intervista con l’autrice:

"Una delle mie passioni sono le penne"

“Una delle mie passioni sono le penne”

Ciao Elena, grazie della tua disponibilità e benvenuta su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinata alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Grazie a Voi per l’opportunità! Dare una definizione di se stessi è sempre difficile ma direi che sono una persona innamorata della vita, anche se conosco bene il sapore amaro che può avere. Ho avuto la grande fortuna di incontrare sulla mia strada alcune anime preziose che mi fanno apprezzare ogni giorno il cammino, primi fra tutti mio marito Giulio e mia “sorella” Patrizia. Adoro ascoltare le persone e la loro storia e credo che questo si percepisca visto che mi capita molto spesso, anche nelle situazioni più incredibili, che estranei mi raccontino i loro pensieri. A volte si creano problemi oggettivi, come con l’anziana signora che mi ha parlato nella metropolitana di Seul in coreano per più di mezz’ora, ma è stato piacevole anche solo ascoltare il suono della sua voce. Ho iniziato a scrivere seriamente molto tardi perché avevo un lavoro impegnativo e non avevo il tempo necessario per farlo, ma è la cosa che mi rende più felice. Adesso se per molto tempo non riesco a scrivere sento una mancanza quasi “fisica”.

Come nasce “Palindra”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo e all’idea della trilogia fantasy che ne deriverà?
Ho iniziato a scrivere Palindra in segreto e mentre avevo quasi completato il primo capitolo è successa una cosa stranissima. Mia suocera, Ada, che vive con noi e che è la persona che mi sopporta di più al mondo, cosa non facile, senza aver la ben che minima idea del fatto che io stessi scrivendo un romanzo è arrivata una mattina a colazione emozionatissima. Mi ha raccontato di aver sognato che io avevo pubblicato un libro il cui titolo era Palindra, nome quanto mai strano. Io avevo già ben in mente Viktor, da cui è nato tutto, ma stavo ancora riflettendo sul nome più adatto per la mia protagonista e così ho realizzato un sogno. La storia si basa su un fatto realmente accaduto: la conquista della Siberia da parte dell’atamano cosacco Ermak Timofeevič e la sua morte terribile avvenuta in un agguato. Fra i vari racconti dell’accaduto ne ho trovato uno in cui si narrava che solo un cosacco era sopravvissuto al massacro. Ho immaginato che fosse Viktor, tornato all’accampamento indenne perché immortale.

"Saersina, quasi un angioletto... "

“Saersina, quasi un angioletto… “

Da dove è nata la caratterizzazione degli affascinanti personaggi che popolano il tuo libro? Da dove hai tratto l’ispirazione per crearli? Come hai bilanciato la ‘quota’ autobiografica e quella di pura invenzione?
La Scozia è stata per me una scelta naturale. Edimburgo è uno dei posti al mondo a cui sono più legata per ragioni di amicizie famigliari, che mi hanno portato a trascorrervi numerose vacanze estive fin da bambina. Ho avuto la fortuna di visitare quasi tutti i luoghi di cui parlo, come la Norvegia dove sono stata più volte nelle diverse stagioni e le isole Svalbard: le aurore boreali sono uno degli spettacoli più incredibili della natura. Per quanto riguarda invece lo studio dei Sumeri e di tutta la parte di storia antica devo questa mia passione a mio padre, entusiasta archeologo non professionista. E’ stato per me molto divertente anche creare il Tukcin per dare al popolo dei Tukcinzi, da me inventato, una lingua propria, con grammatica e dizionario, e uno sfondo socio-culturale proprio con un loro peculiare pantheon. Tutto questo è in parte un omaggio al grande prof. Tolkien e in parte una necessità: alcuni personaggi si ostinavano a parlarmi in questa strana lingua e io dovevo ben capire cosa mi stessero dicendo! Il carattere dei protagonisti si è formato in modo del tutto spontaneo mentre scrivevo, ma hanno richiesto in seguito un lavoro serio di ricerca storica, in particolare Viktor per il quale ho dovuto reperire il poco materiale disponibile in italiano sulla cultura e sulle tradizioni dei cosacchi, affidandomi anche alle traduzioni in inglese di alcune enciclopedie russe. Non scrivo mai sapendo già tutti i personaggi che faranno parte della storia e le situazioni che si andranno a creare; ho in mente un canovaccio dell’intera trilogia, ma è una cosa fluida, in continuo divenire. I personaggi principali sono un riflesso di me su un vetro smerigliato: in ognuno di loro c’è qualcosa della mia personalità e delle mie esperienze.

Questo è il tuo primo libro. Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
Scrivere questo romanzo è stata anzitutto una sfida con me stessa e un’avventura, che mi ha permesso di approfondire la complessità delle emozioni umane, che spero di essere riuscita a far filtrare attraverso le pagine del libro. Volevo trasmettere, sia pur attraverso una connotazione esplicitamente fantasy, la mia sensazione di quanto sia difficile non giudicare a priori gli altri basandosi sulle proprie convinzioni politiche, religiose, sull’aspetto esteriore o sulle convenzioni sociali. Siamo spesso pronti a giustificare le nostre azioni senza renderci conto veramente di quanto queste influiscano sulla vita degli altri. E’ il punto di vista a cambiare l’intera visione delle cose e il compromesso è un’arte che lascia cicatrici profonde: non è facile sapere e fare ciò che è giusto. Amo i libri fantasy perché solitamente i protagonisti affrontano il male più terribile ma alla fine il bene trionfa sempre. In questi libri il destino, come nella vita, ti cambia in maniera dolorosa, costringendoti a fare i conti prima di tutto con te stesso; purtroppo però nella vita reale non sempre vince la luce, a volte ci si deve accontentare di un grigio chiarore.

Hai scelto di auto-pubblicare “Palindra” grazie a Youcanprint. Ci vuoi raccontare i motivi di questa tua decisione? È stato tutto come ti aspettavi? Lo consiglieresti anche ad altri giovani autori? Com’è il mondo dell’editoria visto con gli occhi di un’autrice esordiente?
Prima di iniziare a scrivere pensavo che il mondo dell’editoria fosse una specie di paradiso dei meritevoli. Purtroppo ho scoperto, anche attraverso le esperienze di persone che frequentano questo ambiente da anni, che non è così. Ho scelto di auto-pubblicarmi perché dopo aver spedito il mio manoscritto a numerose case editrici cominciavo a disperare di ricevere una risposta: avevo paura che sarebbe stato pubblicato postumo! A parte gli scherzi, sicuramente la mia natura un po’ irrequieta mi ha portato a scegliere questa opportunità, che consente a chiunque di vedere il proprio lavoro realizzato e quindi di essere giudicato direttamente dai lettori, ma implica anche un impegno gravoso. Si deve essere pronti ad affrontare in prima persona, anche economicamente, tutti i passaggi che la pubblicazione di un libro comporta, in particolare per un autore esordiente, il doversi creare un pubblico disposto a leggere il proprio lavoro. Qualcuno mi ha detto: “ci sono più persone che scrivono, che persone che leggono”: purtroppo è vero! Bisogna essere disposti a mandar giù tanti bocconi amari, ma ad ogni piccola conquista c’è la gioia di averla ottenuta con le proprie forze. Bisogna ringraziare i blog come Pane e Paradossi-Letto e Bloggato disposti a dar voce a noi illustri sconosciuti, senza case editrici alle spalle, ma con una immensa voglia di scrivere!

"Sembra impossibile ma ritrovo sempre tutto!"

“Sembra impossibile ma ritrovo sempre tutto!”

Hai delle tecniche narrative, dei trucchi, dei riti o luoghi che ti conciliano meglio il processo creativo a cui non riesci a rinunciare quando scrivi? Insomma, come ti rapporti alla pagina bianca?
Il luogo dove preferisco scrivere è il piccolo studio in casa mia, circondata dal mio ordinatissimo caos. Per fortuna riesco a concentrarmi abbastanza facilmente, il vero problema è che quando comincio a scrivere mi estraneo completamente: potrebbe andare a fuoco la casa e io probabilmente non me ne accorgerei. Quello di cui ho bisogno è un bel silenzio, ma è praticamente impossibile!

Raymond Chandler, in alcune sue lettere, affermava: “Tre leggi per scrivere a mio uso: non seguire alcun consiglio, non mostrare mai il lavoro svolto, evitare i critici.” E tu quali tre leggi forgeresti a tuo uso?
Spero di aver almeno un pochino della fortuna che ebbe Chandler visto che anche lui è stato un esordiente “attempato”! Io direi che le tre leggi andrebbero leggermente cambiate: “Scegli bene a chi chiedere consiglio, a chi mostrare il tuo lavoro, e a chi chiedere una critica”. Il confronto è non solo utile, ma necessario, bisogna però trovare persone che siano in grado di dare un giudizio distaccato e sereno, sia sulla forma che sul contenuto del manoscritto.

Da dove parte la tua storia di lettrice? Quali generi letterari ti affascinano? I primi tre libri della tua biblioteca ideale?
Il primo libro che ricordo è la Divina Commedia che mio padre mi leggeva da piccola, una scelta piuttosto insolita come lettura per una bambina, ma penso che abbia influito sul mio amore per il fantasy: in fondo la Divina Commedia è il libro fantasy più famoso della Storia. Ops… penso di aver sentito lo schianto di un paio di critici caduti dalle sedie… Gli altri due sono sicuramente “Il signore degli anelli” per la capacità incredibile di creare un mondo “reale” in cui immergersi, e “Dracula” di Bram Stoker, che definirei una splendida e vivida autopsia dei sentimenti umani.

A quando il sequel di “Palindra”? Qualche succosa anticipazione? Altri progetti di cui dovremmo essere informati?
Il secondo libro, che si intitolerà Viktor, è già a buon punto, posso anticipare che il mio “povero” cosacco dovrà fare i conti con un nuovo personaggio che ha deciso di scoprire tutto su di lui e con il suo passato che tornerà prepotentemente a farsi vivo. In tutto questo rimarranno coinvolti Tybaerius – la sua nutrita famiglia – e Palindra, alle prese con la difficile “convivenza” con il suo nuovo potere.
Per quanto riguarda altri progetti, diversi dalla trilogia “La stirpe di Inanna”, sto partecipando con una poesia al concorso per l’antologia “Sono una strega”, bandito da “Il giornale del libro” e sto scrivendo una breve storia per bambini.
Grazie per aver il tempo che mi avete dedicato! A presto o meglio AFALOT!

Grazie a te Elena! Vorrei infine segnalare una nuova iniziativa per disegnatori, illustratori e fotografi, legata al  libro: tutte le informazioni QUI!

Ed anche per questa volta è tutto. Ringraziando ancora una volta tutti gli autori che ci hanno mandato le loro opere e voi instancabili lettori che ci avete seguito fedelmente, vi lascio con booktrailer del libro e auguro a tutti una Buona Lettura!

The Hunt

Vi manca l’atmosfera adrenalinica e un pò claustrofobica di Hunger Games? I temi distopici sono il vostro pane? Non potete fare a meno dei vampiri e vorreste il tutto unito in unico imperdibile libro? Allora tenetevi forte perchè è in uscita oggi, 15 maggio, per le edizioni Il Castoro, “The Hunt” (Pagine: 336, Prezzo: 14.90 €) di Andrew Fukuda, primo romanzo (in USA è già uscito il secondo intitolato The Prey) di una trilogia distopica e paranormale/romance che potrà attirare gli amanti di tutti e tre i generi.

La razza umana sta per estinguersi. I vampiri (piuttosto particolari visto che non ridono, non manifestano nessun sentimento, non sudano, temono il sole e sono preda dalla perpetua sete di sangue) hanno quasi preso il soppravvento sulla Terra e i pochi umani rimasti devono lottare per rimanere in vita. In questo scenario si muove il protagonista, Gene, un ragazzo di 17 anni che ha sempre vissuto a contatto con i vampiri. Lui però è diverso da loro: il suo corpo resiste alla luce del sole senza sforzi, ha una particolare predilezione per il cibo cotto, sente il bisogno di ridere e di condividere le proprie emozioni.
Insomma, Gene è umano. Lui non ha mai incontrato altri come lui e non conosce altro mondo al di fuori di quello dei vampiri dove la sua diversità è per lui un grave problema. Per non fare una brutta fine lui si finge da sempre vampiro, peccato che all’improvviso si ritrova scelto come Leader per uno show televisivo chiamato la Grande Caccia, in cui i vampiri succhieranno tutto il sangue degli ultimi umani rimasti.
Qui Gene si troverà a lottare per la propria sopravvivenza, ma anche per la sopravvivenza della propria specie: gli umani.
Costretto a far parte della “fazione” sbagliata, quella degli assassini, il protagonista dovrà venire a patti con la propria natura e vedersela anche con un sentimento mai provato: l’amore.

TRAMA:
Non sudare. Non ridere. Non attirare l’attenzione. E soprattutto, qualunque cosa succeda, non innamorarti di una di Loro.
Gene è diverso da tutti quelli che lo circondano. Non è in grado di correre come un fulmine, la luce del sole non lo ferisce, non ha un insaziabile desiderio di sangue. Gene è umano, e conosce le regole. La verità deve rimanere segreta. E’ l’unico modo per rimanere vivi in un mondo notturno – un mondo in cui gli umani sono considerati una prelibatezza e vengono cacciati senza tregua. Quando Gene è fra i prescelti che parteciperanno alla grande Caccia degli ultimi umani sopravvissuti, la sua vita di regole comincia a sgretolarsi – preso fra una ragazza che gli fa sentire cose che non aveva mai provato prima e uno spietato manipolo di cacciatori che sospettano sempre di più la verità sul suo conto. Ora che Gene ha finalmente trovato qualcosa per cui combattere, il suo desiderio di sopravvivere è più forte che mai. Quale tributo sarà costretto a pagare?

Una nuova serie molto originale, dallo stile cupo e ironico insieme. Non lasciatevi scoraggiare da alcune particolarità presenti in questo primo volume. E’ opinione generale, nei paesi dove anche il secondo volume è già statao pubblicato, che tutto alla fine combacierà perfettamente regalando al lettore un’avventura sorprendente in un mondo oscuro ma affascinante.

Eccovi il booktrailer del libro uscito per l’edizione inglese. Enjoy! ;)

Inferno

“Io sono l’Ombra. Attraverso la città dolente, io fuggo. Attraverso l’eterno dolore, io prendo il volo”… E’ questa la parafrasi delle parole del sommo poeta che, in modo piuttosto inquietante, fa da incipit ad “Inferno” (Pagine:600, Prezzo € 25.00) ultimo libro di Dan Brown in uscita, in contemporanea con l’Inghilterra e gli USA, il 14 maggio per la Mondadori.
Dieci anni dopo il successo mondiale de “Il Codice da Vinci” (80 milioni di copie) torna Robert Langdon, il professore di storia dell’arte simbologia di Harvard gia’ protagonista degli altri bestseller dell’autore. Questa volta Langdon si troverà in Italia e precisamente a Firenze e la sua avventura investigativa sarà incentrata su uno dei capolavori piu’ complessi e abissali della letteratura di ogni tempo: l’Inferno dantesco.

TRAMA:
Una bolgia infernale in un pozzo senza fondo dove aleggia ”una donna velata”, che corre verso un fiume rosso di sangue in cui sono immersi corpi in agonia vittime di violenze inimmaginabili. E’ l’incubo dal quale si risveglia di colpo Robert Langdon, ricoverato in un ospedale italiano. “Dove sono? Cosa mi è successo?“ Langdon non ricorda, neppure davanti al dottor Marconi e alla dottoressa Sienna Brooks che lo curano in un letto d’ospedale sconosciuto a 6.500 chilometri di distanza dalla sua casa in Massachussets. Oltre che con una leggera amnesia, Langdon combatte anche contro un terribile e macchiavellico avversario e affronta un misterioso enigma che lo proietta in uno scenario fatto di arte classica, passaggi segreti e scienze futuristiche. Addentrandosi nelle oscure pieghe del poema dantesco, Langdon si lancia alla ricerca di risposte e deve decidere di chi fidarsi prima che il mondo cambi irrimediabilmente.

E così Dan Brown mescola efficacemente ancora una volta storia, arte, codici e simboli, con un richiamo esoplicito alla prima cantica della ”Divina Commedia” di Dante Alighieri. Vedremo se anche questa ultima fatica dello scrittore sarà all’altezza dei suoi precedenti lavori.
Nel frattempo, potete leggere il Primo Capitolo del libro andando QUI!

E gustarvi un divertente video di come i poverti traduttori del libro siano stati “imprigionati” per un pò. Enjoy! ;)

Letto e Bloggato: Come un batter d’ali

Continua l’immancabile appuntamento settimanale con la rubrica Letto e Bloggato. Questa volta abbiamo deciso di dedicare il nostro spazio a “Come un batter d’ali” (Pagine: 198, Prezzo: 12.00€ per la versione cartacea, Prezzo Ebook: 0.99€), romanzo d’esordio di Tiziana Galofaro, in arte Mew Notice, edito dalla Sesat Edizioni.

Sul Libro:
Se solo si potessero evitare certe scelte disperate, forse una giovane donna innamorata non avrebbe preferito la morte come forma di ricongiungimento con la propria anima gemella, allontanata brutalmente. Ma Melody è pronta a seguire il suo Tobias ovunque lui sia, tanto da diventare un Angelo Nero, con l’unica certezza di tentare gli altri esseri umani per ottenere il suo scopo: rivedere, anche solo per attimi, quell’angelo che lei ha sempre amato… Tobias.

Più di 150 anni dopo, Mia e Noir si incontrano. Provengono da mondi e realtà differenti ma, nonostante i loro diciotto anni, non ci mettono molto a capire quel che provano l’uno per l’altra. Una forza travolgente guiderà i loro cuori e li spingerà a sormontare tutte le insidie che il destino, o forse Melody, porrà sul loro cammino. In un turbinio avvolgente di emozioni, paure e segreti, Noir e Mia affronteranno pregiudizi e difficoltà, scoprendo insieme il gusto dolce e, allo stesso tempo, aspro della parola amore.

La mia opinione:
Dove le coordinate del tempo paiono venir meno,  due voci, due presenze dell’altrove, di un passato finito nel sangue e nel delirio di vendetta, si sovrappongono, s’ibridano e accavallano ai due giovani protagonisti di questo libro fino a segnarne l’incerto destino. Ne nasce un’inconsueta storia dove protagonista immancabile resta l’amore, ma dove tutto sembra giocare a sfavore di questo tenero sentimento. Persino i personaggi secondari creano intorno ai protagonisti un humus favorevole alla sciagura. Da questa tensione sottintesa (accentuata dal contrasto  e confronto incompiuto tra un amore spezzato e uno nascente), presente per tutto il libro, scaturisce anche una riflessione su come le apparenze, le opinioni altrui, le maschere che ci fanno indossare o che ci costringiamo ad indossare, ci influezino senza motivo e a nostro discapito. Un romanzo dalla struttura agile in cui l’autrice dà il meglio più nella caratterizzazione dei personaggi che nei colpi di scena. Un libro coinvolgente che tiene il lettore avvinto fino all’ultima pagina.

E ora l’intervista con l’autrice:

Ciao Mew aka Tiziana, grazie della tua disponibilità e benvenuta su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato . Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinata alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Ciao a tutti, mi chiamo Tiziana Marie Galofaro, sono prima di tutto una mamma, una moglie e una prof che ama scrivere usando uno pseudonimo, Mew Notice. Ho iniziato a scrivere da sempre ma senza mai pensare di pubblicare i miei lavori. La scrittura è parte fondamentale della mia vita. Scrivo soprattutto di notte, quando sono sola, quando le mie bambine dormono e quando mio marito, è un militare, presta servizio notturno. È un isolamento scelto, desiderato per allontanare lo stress della vita quotidiana e rifugiarmi nella vita dei miei tanti personaggi non mi fa sentire sola.
Da quasi un anno sono redattrice di una rubrica, “Genitori e figli”, che tratta argomenti pertinenti alla vita di tutti i gironi che devono affrontare tanti genitori. Do consigli, avvertimenti e altro ancora su Lovvy.it

"La casa al mare dei miei genitori in Sicilia, luogo che mi è servito per ambientare il racconto delle vacanze della famiglia di Noir"

“La casa al mare dei miei genitori in Sicilia, luogo che mi è servito per ambientare il racconto delle vacanze della famiglia di Noir”

Come nasce “Come un batter d’ali”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo?
Come un batter d’ali prende vita il 26 febbraio del 2008 dopo il rientro da un viaggio a Parigi. Sicuramente la mia fantasia ha giocato un ruolo fondamentale ma, aver visto le due coppie di innamorati: Mia e Noir sulla Torre Effeil e Melody e Tobias nel Residence dove alloggiavo, mi è stato di molto aiuto. Forse erano reali, forse erano immaginari (entrambe le coppie scomparvero inspiegabilmente come un vero battito d’ali nel nulla) ma certamente sono stati l’input per iniziare la storia, una storia che si snoda in più libri. Attualmente sto lavorando alle modifiche del secondo libro. Ma la storia è già tutta scritta. Noir e Mia sono due semplici ragazzi alle prese con le inquietudini adolescenziali ma cambieranno. Mia da fragile e disorientata ragazza maturerà. Noir capirà tante cose della vita e i due Angeli si faranno un’eterna guerra che li porterà sempre a scontrarsi ma anche ad amarsi. Nel libro sono presenti i miei amici ed anche i miei alunni. Le storie si articolano in più luoghi ma sono sempre località che ho visitato e che amo: la Sicilia, la Francia, il Piemonte fino a giungere in America.

" Il foglio originale dove avevo appuntato i nomi dei protagonisti del libro, poi è caduto del succo di mela e la macchia ha quasi cancellato tutto. Una macchia nera e così il nome di Noir. Poi si legge bene Mia e così il nome della protagonista femminile."

” Il foglio originale dove avevo appuntato i nomi dei protagonisti del libro, poi è caduto del succo di mela e la macchia ha quasi cancellato tutto. Una macchia nera e così il nome di Noir. Poi si legge bene Mia e così il nome della protagonista femminile.”

Melody e Tobias, Mia e Noir: due coppie, dal rapporto complicato, messe al confronto dal destino. Che legame hai con loro? Da dove è nata l’ispirazione nell’idearli e nel descriverli al lettore?
Come ho detto prima i miei personaggi hanno sempre molti tratti presi da amici e soprattutto dai miei alunni. Essendo una prof i ragazzi mi circondano a tutte le ore del giorno e sovente ascolto le loro prime gioie e le loro incertezze. Poi mi piace inserire anche gli amici e naturalmente l’Arma dei Carabinieri, tutta colpa di mio marito, gioca un ruolo importante in tutti i libri, ma questo si scoprirà piano piano.
Ho ricevuto tante recensioni per il libro e molti mi hanno chiesto cosa e chi è veramente Noir. La mia risposta? Noir è speciale, non è solo bello e intelligente, lui è qualcosa di più. Ma il mio personaggio preferito rimane e sarà sempre Tiziano detto Sabbia. Con lui ho un legame particolare e se nel primo libro ha solo un piccolo inserimento, negli altri avrà un ruolo importante. Lui mi ricorda la mia terra, il sole la spensieratezza…
Il personaggio femminile Mia assomiglia tantissimo nella descrizione fisica e nel suo modo di fare (ripete continuamente: “Perfetto, perfetto, perfetto”) a una mia ex alunna. All’apparenza può sembrare debole e ingenua ma crescerà e la vita le riserverà tante sorprese.
Melody ha molto di me. Lei è arrabbiata con la vita, con il destino, con tutto l’universo. Ha perso una persona che ama moltissimo, io ho perso mio fratello. Melody ha fatto dei sacrifici ma poi si sono rivelati inutili. Melody cerca solo la pace, l’amore e forse alla fine del libro riuscirà ad ottenerlo. Non sono poi così pessimista!
Tobias è uno splendido ragazzo con la pelle ambrata. Ha gli occhi profondi come il suo amore per Melody, ma si trova ad essere il suo peggior nemico. Ma si può eclissare un sentimento forte e potente come il loro amore?

Questo è il tuo primo libro. Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
Scrivere Come un batter d’ali è stato fantastico. La sera non riuscivo a smettere di scrivere e la mattina, quando a scuola avevo delle ore buche, lo rileggevo e abbozzavo le parti che avrei poi completato la notte.
Il momento più importante è stato la scelta dei nomi dei due protagonisti, ho ancora conservato il foglio con la lista dei vari nomi che mi piacevano ma poi la scelta finale è caduta su Noir (causa riversamento succo di frutta e conseguente macchia nera sul foglio) e di conseguenza l’unica vera parola leggibile, Mia.
Con il libro Come un batter d’ali ho cercato di valorizzare i sentimenti dei ragazzi. Per noi adulti possono sembrare cotte adolescenziali e di poco valore, ma per loro sono emozioni indimenticabili. Forse dovremmo ogni tanto ricordarci come e cosa provavamo all’età di diciassette anni.

Il “calvario” con cui tutti gli autori devono prima o poi confrontarsi: la ricerca di un editore. Vuoi raccontarci qualcosa dei passi che hai dovuto fare per vedere finalmente pubblicato “Come un batter d’ali”? È stato tutto come ti aspettavi? Com’è il mondo dell’editoria visto con gli occhi di autrice esordiente?
Appena terminati i libri mio marito ha iscritto il primo volume di Come un batter d’ali a un Torneo Letterario. Sono stata bocciata ma è stato anche il modo per iniziare a capire cosa volesse dire: scrivere e cercare un editore. Dopo due mesi ero finalista a un premio letterario, sono arrivata seconda e ciò mi ha dato fiducia; così ho iniziato a spedire la copia di Come un batter d’ali a varie case editrici NoAPa (no a pagamento). Molte mi dicevano che non erano interessate all’Urban Fantasy, altre che preferivano un libro completo. Poi ho incontrato la redazione della Sesat Edizioni e loro erano interessati al mio libro proprio perché aveva un seguito e così è nata una collaborazione che dura da più di un anno.
La Sesat è una casa editrice giovane e con tante idee. Con loro ho pubblicato un racconto breve: “Il cuore tra le onde” e un’antologia di racconti noir “Noctis Umbrae”. Sono soddisfatta del risultato che ho ottenuto e mi ritengo fortunata di non essere capitata con editori che chiedono soldi per realizzare un sogno. Ma la vita di uno scrittore emergente è sempre molto in salita e difficile. Le librerie anche se accettano di ricevere il tuo libro, sovente lo lasciano negli scatoloni e senza dargli spazio. Preferiscono autori noti e famosi.

"il mio pc, la lampadina e la tazza di infuso che non deve mancare mai."

“il mio pc, la lampadina e la tazza di infuso che non deve mancare mai.”

Hai delle tecniche narrative, dei trucchi, dei riti o luoghi che ti conciliano meglio il processo creativo a cui non riesci a rinunciare quando scrivi? Insomma, come ti rapporti alla pagina bianca?
Io scrivo sempre al passato e in prima persona. Mi sembra più coinvolgente e, come ho detto prima, è come se vivessi le vite dei miei personaggi. Ho un angolo apposito per il computer e non scrivo se non sorseggio degli infusi aromatici al mirtillo, alla mela, ai gusti mediterranei, alla malva e al tè verde. Ho bisogno di calore e silenzio. Amo la notte e la luce soffusa della lampadina. Mai avuto il problema della pagina bianca. Purtroppo sono una che scrive tantissimo per la gioia delle mie colleghe che leggono in anteprima i miei libri, per mio marito che li usa come sonnifero per conciliare il sonno, per il mio migliore amico che oramai ha esaurito tutta la sua pazienza e per la mia mamma che mi fa sempre la solita domanda: MA TU NON DORMI MAI?

Raymond Chandler, in alcune sue lettere, affermava: ”Tre leggi per scrivere a mio uso: non seguire alcun consiglio, non mostrare mai il lavoro svolto, evitare i critici.” E tu quali tre leggi forgeresti a tuo uso?
Io mi sento una ladra: rubo, assimilo ed elaboro le vite altrui.

Da dove parte la tua storia di lettrice? Quali generi letterari ti affascinano? I primi tre libri della tua biblioteca ideale?
Io leggo tantissimo per passione. Amo i classici inglesi e i sonetti di Shakespeare. Divoro i romanzi gotici e quelli fantasy.
Tre libri… è una scelta difficile. Al primo posto metto Frankenstein di Mary Shelley (tesi di laure e prima esperienza di collaborazione con un docente universitario), al secondo posto Cime Tempestose e al terzo tutti i libri di Lisa J. Smith ( ricordo della mia infanzia e primi libri in inglese con conseguente apprezzamento per una scrittrice sconosciuta qualche tempo fa e ritornata alla ribalta grazie a una serie televisiva: Il Diario del Vampiro).

So che è previsto un sequel di “Come un batter d’ali”. Ce ne vuoi parlare? Qualche succosa anticipazione? Altri progetti di cui dovremmo essere informati?
Come un batter d’ali ha un sequel e sto quasi terminando la correzione degli ultimi capitoli. Nel secondo Tobias sarà più presente e Melody sempre più arrabbiata e conseguentemente le vite di Noir e Mia si avvicineranno e si allontaneranno come l’andirivieni del mare. Si capirà qualcosa di più su cosa è effettivamente Noir e … beh, non posso svelare molto.
Altri progetti? Ho scritto un romanzo di fantascienza con un amico e stiamo partecipando al famoso Torneo dove sono stata bocciata con Come un batter d’ali. Mi sono divertita tantissimo a scriverlo e a immaginare il futuro del nostro pianeta.
Mi piace sperimentare sempre nuovi generi e collaborare con scrittori emergenti. Condividiamo tutti la stessa passione: l’amore per la lettura e la scrittura.

Ed anche per questa volta è tutto. Ringraziando ancora una volta tutti gli autori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, vi lascio con il booktrailer del libro, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato che, anche se non accetta più adesioni, continuerà puntuale come sempre!

Tra la notte e il cuore

Voglia di leggere qualcosa di interessante? Se si, potete tenere in considerazione “Tra la notte e il cuore” (Collana Narratori Moderni, Pagine: 364, Prezzo: 18.60 euro) esordio di successo dell’americana Julie Kimbler, in uscita questo 9 maggio per la Garzanti. Ammetto che la trama mi ha subito conquistata e quindi non ho saputo reistere alla tentazione di suggerirvelo ;)

TRAMA:

Non ho saputo proteggerti.

Ma adesso tutto può cambiare.

E saremo ancora insieme.

È mattina presto, e Miss Isabelle si ferma per un attimo sulla soglia di casa ad ammirare la luce dell’alba che colora di rosa i tetti della cittadina di Arlington, Texas. Come ogni lunedì sta aspettando Dorrie, la sua giovane parrucchiera, che per lei è diventata come una figlia. Da dieci anni è la sua cliente speciale, da dieci anni la sua richiesta è sempre la stessa: domare la sua vaporosa chioma in ordinati riccioli argentati. Ma non questo lunedì. Oggi Miss Isabelle sa che la sua vita fatta di piccoli riti e abitudini sta per essere rivoluzionata. Il passato è tornato a tormentarle l’anima e niente potrà più essere come prima.
Con tutta la forza d’animo che riesce a raccogliere dopo novant’anni di vita, Miss Isabelle presenta la sua richiesta d’aiuto a Dorrie. Ed è una richiesta sconvolgente.
Un viaggio. Un lunghissimo viaggio in macchina verso Cincinnati, dalla parte opposta degli Stati Uniti, e bisogna partire subito. Senza spiegazioni.
Dorrie esita, ma le basta uno sguardo negli occhi della vecchietta per capire che non può rifiutare.
Mentre l’orizzonte inghiotte l’asfalto e il rosso del tramonto si dissolve in un cielo buio senza stelle, Miss Isabelle stringe tra le mani un antico ditale d’argento e sente il proprio cuore riaccendersi, come una notte di settant’anni prima, nel 1939. La notte in cui, mentre l’odio e la violenza dilagavano come un’epidemia, due occhi gentili avevano illuminato l’oscurità come un fulmine. Due occhi scuri che facevano paura a tutti, ma non a lei, che nella loro carezza aveva trovato la forza e il coraggio di sfidare il mondo e le sue convenzioni. Ma tutto l’amore non è bastato e gli anni hanno intessuto un groviglio di segreti e silenzi che si è annidato nel profondo dell’anima e che ora deve essere districato.

E l’unico modo è percorrere gli ultimi chilometri che separano la notte dal suo cuore… E dalla verità.

Questa è la storia di come la vita ci concede una seconda occasione. La storia di una donna che cerca la libertà del suo cuore. Perché questo è il momento di far crescere di nuovo la speranza.

Farà piacere sapere a chi amerà questo libro che l’autrice sarà anche presente al salone del libro di Torino.

Intanto eccovi il booktrailer del libro :) Enjoy!

La Casa

Confesso che l’originale, ai suoi tempi, mi aveva traumatizzato parecchio (l’immagine della strega posseduta che faceva capolino da sotto la botola è stata una presenza disturbante in parecchi dei miei incubi infantili) e che, almeno in parte, anche questo “non sequel” e “non reboot al 100%” ambientato 30 anni dopo, nella versione del giovane esordiente uruguayano Fede Alvarez (prodotto, voluto e supervisionato sia da Sam Raimi che da Bruce Campbell)  si è rivelato parecchio inquietante. Certo è  che questa nuova “La Casa“, in uscita in tutti cinema questo 9 maggio, non si cura di ricalcare fedelmente le regole del primo film. Pur mantenendo intatta la mitologia di fondo (il libro maledetto che porta il male su questa terra)  non teme di eliminare del tutto quell’aria un pò ironica che permeava l’originale.

Alvarez sceglie la strada della serietà assoluta e fa un puro film di possessione demoniaca dove orrore e gore (secchiate di sangue, stupri vegetali e quant’altro) la fanno decisamente da padrone. Pur seguendo quasi in toto la trama del film originale (il finale resta una sorpresa),  questa nuova “La Casaporta letteralmente in terra un inferno convincente, dove i peccatori (si percepisce una certo sottofondo moralistico sia nella figura della ragazza drogata che in quella delllo studioso che nonostante gli avvertimenti apre e legge il libro) subiscono punizioni esemplari.

Una lotta all’ultimo sangue per non finire negli inferi di 5 ragazzi sicuramente non perfetti ma nemmeno meritevoli di tali torture. Un film senza mezze misure che abbandona del tutto  l’abitudine di questi ultimi tempi di mischiare horror  e citazionismo fine a se stesso. 

I fanatici dell’originale potranno adorarlo o detestarlo, ma dovranno comunque ammirare il coraggio del regista e dei produttori di aver voluto proprorre un prodotto coraggioso nella sua purezza senza compromessi.

TRAMA:
Mia (Jane Levy), una ragazza la cui vita è segnata dal lutto e dalla tossicodipendenza, chiede al fratello David (Shiloh Fernandez), a Natalie, la ragazza di lui ( Elizabeth Blackmore) e agli amici d’infanzia Olivia (Jessica Lucas) ed Eric (Lou Taylor Pucci) di unirsi a lei nel vecchio cottage di famiglia per aiutarla a liberarsi dei suoi demoni e dalla sua dipendenza dalla droga. Una volta arrivati sul posto, Mia distrugge davanti a tutti l’ultima dose di droga in suo possesso e giura che smetterà per sempre di usarla. I ragazzi scoprono con orrore che qualcuno è entrato nella casa abbandonata e che la cantina è stata trasformata in un grottesco altare circondato da decine di animali mummificati. Poi Eric trova un antico libro e ne resta affascinato. Soggiogato completamente dal misterioso contenuto, legge alcuni passi a voce alta, ignaro delle spaventose conseguenze che sta per scatenare.

Resta solo una domanda: perchè negli horror c’è sempre il fesso di turno che nonostante sia scritto a lettere cubitali di non leggere un libro lo fa lo stesso? Potere della prevedibilità delle sceneggiature che ormai hanno detto tutto quello che era possibile dire o semplice conoscenza della contraddittorietà natura umana?

Pensateci mentre vi godete il trailer del film e un breve commento del regista e di Sam Raimi. Enjoy!

Letto e Bloggato: Intagliatore

E’ sempre un piacere ricevere come ospite uno scittore già apparso nella nostra rubrica Letto e Bloggato . Ed è appunto per questa ragione che questa settimana dedichiamo il nostro spazio a “Intagliatore“(Pagine:68, Prezzo: 1,99 euro), ultimo lavoro (dopo Coincidenze d’inverno già recensito nel blog) di Cristiano Mocciola, edito dalla Lettere Animate.

Sul Libro:
La felicità è benefica per il corpo ma solo il dolore sarà in grado di sviluppare i poteri della mente. Gianni Tunda, l’intagliatore, lo capirà muovendosi in un’Italia d’inizio ‘800, un’Italia sulla strada dell’unificazione. E sviluppare i poteri della mente vorrà dire arrendersi alla voce del proprio cuore, a quell’Amore che conosce ragioni che la ragione non conosce. E sarà attraverso il proprio estro che l’intagliatore lo inseguirà. Comprenderà che l’amare e l’essere amati non è un qualcosa che capita, ma è un’arte creativa che si cerca di portare avanti in un’infinità di modi. Il bisogno d’amore verrà appagato quando sarà realmente intenzionato a imparare il modo migliore per donare se stesso. Per Gianni Tunda questo si sintetizzerà nell’essere utile agli altri, metabolizzando i fallimenti in possibilità di crescita, accettando il fatto che qualsiasi cosa gli impedisca di crescere non dovrà essere assolutamente difesa. Il non essere amati sarà allora una semplice e temporanea sfortuna. Lui lotterà per evitare la vera disgrazia, ossia il non riuscire ad amare.

La mia opinione:
In bilico tra la leggerezza fugace dell’episodico e la solidità del romanzo, seguendo i codici dell’anima prima di quelli della fede, Cristiano Mocciola dà vita alla storia di un uomo, della sua arte, della sua famiglia e nello stesso tempo a una riflessione sul senso dell’amore e dell’appartenenza. In un Italia che non è ancora tale, dove sbocciano e prosperano i primi moti nazionalistici, si muove Gianni, personaggio di una certa purezza non elaborata o censoria, un eterno viandante dall’animo gentile che nella sua straordinaria arte trova consolazione e un magico artificio per difendersi dall’incomprensione del mondo. In un crescendo di eventi più spirituali e psicologici che spettacolari, il protagonista, pur non abbandonando mai il suo fortissimo legame con la natura e la montagna, crescerà in un’altra versione di se, assorbendo cose nuove, viaggiando ed incontrando infine un’anima affine con cui stabilirà una sorta di specularità d’intenti e convinzioni. Dando ampio respiro a concetti quali coesistenza e senso di estraneità e mostrando quanto le connessioni che stabiliamo con luoghi e persone possano determinare il corso della nostra vita, Mocciola crea un romanzo, dai toni e dallo stile convincenti, che fa sognare e riflettere. Un’ avventura dell’anima.

E ora l’intervista con l’autore:

Bentornato su Pane e Paradossi – Letto e Bloggato, Cristiano! Che ne dici di raccontarci come è nato “Intagliatore”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo?
Ciao e grazie nuovamente per lo spazio che mi dedicate. L’idea di “Intagliatore” ha origine dalla frase che apre il romanzo. E’ un detto aborigeno che fa chiaro riferimento allo scopo terreno dell’essere umano e ci fa intuire che per quanto ci sforziamo o cerchiamo all’esterno ciò che ci fa stare bene, l’unica cosa che conta alla fine di tutto, alla fine della vita, l’unica cosa che ci porteremo via, sarà l’esperienza dell’amore che siamo stati in grado di fare, esperienza volta alla comprensione di questa energia che nutre e feconda ogni cosa nell’universo. Quando ho deciso di scrivere il romanzo avevo come punto fermo un unico obiettivo: far vivere ai protagonisti, attraverso la ricerca, la comprensione (per quanto possibile) di quest’energia.

Il tuo libro è ambientato nell’Italia di inizio ‘800, un’Italia sulla strada dell’unificazione. Ci vuoi raccontare delle ragioni che ti hanno spinto ad ambientare ”Intagliatore” in quella precisa epoca storica e di narrare, di conseguenza, la storia di Gianni, della sua arte ormai perduta e della sua ricerca d’amore?
I primi dell’800 con successiva unificazione del nostro bel paese mi sembrava un periodo adatto allo scopo che mi ero prefissato. Mi piaceva l’idea di mettere in risalto un periodo storico importante e allo stesso tempo intrecciarlo con la vita dei protagonisti. La storia di Gianni è stato lo sviluppo principale del testo sulla quale ho poi cucito la storia che ha portato all’unificazione dell’Italia. La scelta poi dell’arte alla quale si doveva approcciare è stata facile: avevo bisogno che Gianni si dedicasse al proprio sviluppo interiore attraverso un’abilità che nasce prima di tutto dall’immaginazione e che si concretizza in manifatture tangibili ai sensi. Ogni arte nasce sì dalla nostra fantasia, ma ho pensato che l’arte dell’intaglio e della lavorazione del legno calzasse a pennello sulla figura di Gianni, uomo solitario, solito ritirarsi nel suo bosco, circondato quasi sempre da elementi presenti solo in natura. La ricerca dell’amore e la sua comprensione, accompagnata da questo estro, appare quindi come ciò che realmente è: un’arte creativa alla quale bisogna applicarsi perché l’amore, come l’arte in genere, migliora solamente con la propria dedizione.

Da dove è nata la caratterizzazione dei personaggi che popolano il tuo libro? Da dove hai tratto l’ispirazione per crearli? Come hai bilanciato la ‘quota’ autobiografica e quella di pura invenzione?
Ogni personaggio è nato in base alle esigenze che richiedeva il protagonista. Ognuno di essi doveva svolgere il compito di maestro per colmare le lacune nell’esperienza dell’intagliatore. A parte i personaggi storici che intervengono nella storia, dei quali ho cercato di riportare con esattezza le imprese veramente compiute, gli altri, tutti di mia invenzione, hanno avuto funzione di lubrificante per far girare l’intero ingranaggio narrativo. L’ispirazione per crearli mi è venuta mentre cercavo la collocazione storica per l’intagliatore. Ri-studiando la storia dei primi 800 ho cercato di inserirmi, con non poca difficoltà, nel tessuto socio-politico che c’era, immaginando e facendo ricerche su qualsiasi cosa mi sarebbe potuta tornare utile nella stesura del romanzo (vestiti, odori, malattie, tecnologie, colori, ecc… ). La fantasia gioca un ruolo importante nella vicenda ma non posso negare il fatto che di autobiografico c’è quasi tutto ciò che prova il protagonista. L’unica cosa che ci differenzia è che lui, forse, è arrivato a un fine, mentre io, temo di avere ancora moltissima strada da compiere prima di afferrare e fare mie certe nozioni. L’intagliatore è stato il pionere del mondo sconosciuto in cui mi sono avventurato.

Com’è stato scrivere “Intagliatore? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
Scrivere “Intagliatore” è stato come fare una profonda apnea dentro me, è stato un allontanamento da tutto, è stato un incontro con i protagonisti che volevano vivere attraverso il romanzo. Quando sono riemerso a prendere fiato, il romanzo era completato. Successivamente mi sono limitato a correggerlo, cercando di modificarlo il meno possibile e mantenendo così la genuinità della storia che era nata. Gli aspetti, che spero di essere riuscito a mettere in evidenza, sono le piccole e semplici soluzioni da adottare per riuscire a vivere meglio, in pace con se stessi e con gli altri. Punto cardine di tutta la storia rimane l’Amore, a volte incomprensibile, ma pur sempre l’unica via per raggiungere una reale e sincera umanità.

Amore, dolore e perdono. Da cosa si impara di più?
L’Amore racchiude in sé dolore e perdono. Il dolore serve per iniziare la sua ricerca, il perdono serve per accoglierlo. Da cosa si impara di più? Penso che vivendo siamo obbligati a scontrarci con questa energia, e siamo obbligati a imparare. Conoscerla e viverla presuppone il fatto che accettiamo il dolore come qualcosa di utile per la nostra crescita e il perdono come mezzo per amarci e portare pace nel nostro cuore. L’Amore è unità e nell’unità troviamo tutto ciò che ci serve per poter portare a compimento il nostro divenire. Accettare questa unità vuol dire anche accettare il fatto che nessun dolore è negativo ma necessario.
E se analizziamo il perdono capiamo che si tratta di un gesto profondamente egoistico. Noi non perdoniamo per fare del bene agli altri, ma prima di tutto perdoniamo per portare amore dentro noi. Chi odia, discrimina o perde tempo a giudicare, vive di tumulti e non capisce che fa del male solo a se stesso. Chi perdona lo fa per vivere quel senso di pace che solo chi ama può provare. Il perdono e l’amore sono strettamente legati. Ma con l’amore facciamo del bene anche agli altri, con il perdono lo facciamo principalmente a noi. Di solito è chi viene perdonato che passa dei brutti momenti con se stesso. Quindi l’Amore non può esistere senza dolore e senza perdono.

Progetti per il futuro di cui vuoi darci qualche anticipazione?
Come già detto nella precedente intervista preferisco non svelare niente riguardo al futuro, anche perché non sempre il domani è come pensiamo che sia. Una cosa è certa però, se avrete ancora voglia e tempo da dedicarmi, sarò lieto di farmi risentire. Vi ringrazio nuovamente per lo spazio che mi avete concesso, vi faccio i complimenti per il blog che migliora sempre più, e vi mando un caloroso saluto.

Ed anche per questa volta è tutto. Ringraziando ancora una volta tutti gli autori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato che, anche se non accetta più adesioni), continuerà puntuale come sempre!

L’ambasciatore di Marte alla corte della Regina Vittoria

Genere ancora sottovalutato in Italia, ma dalle grandi potenzialità, lo steampunk può contare ora su una nuova succulenta uscita targata Delos Books. E’ infatti disponibile “L’ambasciatore di Marte alla corte della Regina Vittoria” (Collana: Odissea fantascienza, Pagine:288, Prezzo: 14.90 euro) di Alan K. Baker, primo volume di un ciclo chiamato Blackwood & Harrington già arrivato al terzo libro.

TRAMA:
Londra, 1899.
Sono ormai passati sei anni dalla scoperta di vita intelligente su Marte e le relazioni tra i due mondi si stanno sviluppando rapidamente. Ma i rapporti amichevoli e pacifici tra l’Impero Britannico e il Pianeta Rosso rischiano di essere gravemente compromessi quando Lunan R’ondd, ambasciatore marziano presso la corte di San Giacomo, muore improvvisamente durante un banchetto ufficiale. La scoperta di una strana, microscopica larva nel suo apparato respiratorio induce la Regina Vittoria a sospettare che sia stato vittima di un bizzarro delitto.
Il Parlamento di Marte non è affatto contento: è la prima volta che un marziano viene ucciso sulla Terra, per di più in circostanze così sospette. È il momento di far entrare in azione Thomas Blackwood, investigatore speciale per l’Ufficio Affari Clandestini di Sua Maestà. Insieme a Lady Sophia Harrington, Blackwood viene incaricato di risolvere il mistero della morte dell’Ambasciatore R’ondd prima che i marziani decidano di prendere in mano la situazione, col rischio di causare una guerra interplanetaria.

Se amate i gialli sui generis dotati di una poderosa e innovativa vena steampunk che richiama in chiave fantascientifica le atmosfere dei romanzi di sir Arthur Conan Doyle, avete trovato il libro che fa per voi. Io sono molto curiosa di leggerlo ^_^

Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe

Torna il filone fantaludico in cui le favole assumono nuovi vesti dark, il tutto al servizio di un cinema che sembra un pò a corto di idee. Questa volta è il turno di “Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe“, in uscita questo 1 maggio, di Tommy Wirkola, rivisitazione in chiave steampunk (anche se siamo decisamente in anticipo coi tempi vista l’ambientazione medievale) della fiaba dei fratelli Grimm Hänsel e Gretel.

TRAMA:
Quindici anni dopo essere stati svegliati nel cuore della notte, abbandonati nel bosco dal padre, rapiti e tenuti prigionieri in una casa fatta di marzapane da una strega, i fratelli Hansel (Jeremy Renner) e Gretel (Gemma Arterton) sono diventati cacciatori di taglie, impegnati proprio nella caccia delle streghe. I due sono molto abili nel loro lavoro, anche perché, per un motivo sconosciuto, incantesimi oscuri e maledizioni non hanno effetto contro di loro.
Un giorno il sindaco di Augusta affida ai fratelli di liberare la città e le vicine foreste dalla congrega di streghe comandate dalla malvagia Muriel (Famke Janssen), che sta progettando di sacrificare molti bambini al raduno di streghe che avrà luogo due giorni dopo. Oltre alle streghe i due dovranno fare i conti anche con il brutale sceriffo Berringer ( Peter Stormare), che ha preso il potere ad Augusta e utilizza modi spietati per la caccia alle streghe.
Ma la cosa più dura sarà dover ricordare un passato che nessuno dei due è ancora riuscito a superare:perchè i genitori li hanno abbandonati? Chi erano? Perchè sono sopravvissuti alla prima strega e la magia non ha effetto su di loro?

Sfoderando i toni tipici della graphic novel e miscelando il tutto con tocchi anacronistici forse un pò troppo arditi (mitragliatrici, iniezioni anti diabete e quant’altro), “Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe” risulta un pò caotico ma certamente pieno di azione. L’alchimia tra i due personaggi principali c’è, anche se la loro interazione è lasciata molto (forse troppo) all’intuizione del pubblico. Un film per molti versi godibile, ma non aspettatevi molto di più.

Se siete curiosi eccovi l’immancabile trailer:

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