Esce a breve, il 10 Ottobre, nelle sale cinematografiche italiane il nuovo film, tratto da un racconto di Stephen King, “The Mist“.
I racconti del re hanno sempre fatto scuola e quello da cui è tratto il film è forse uno tra i più riusciti, ciò nonostante la pellicola diretta dal talentuoso Frank Darabont, già regista dei più che accettabili “Le ali della libertà” e “Il miglio verde” (“figli” anch’essi di opere di King), risulta forse persino migliore dell’opera madre.
David Drayton (Thomas Jane) e suo figlio Billy (Nathan Gamble) fanno parte di un numeroso gruppo di abitanti di una piccola città, terrorizzati e intrappolati in un supermercato da una strana nebbia soprannaturale. David è il primo ad accorgersi che qualcosa si aggira nella nebbia …qualcosa di letale e spaventoso …creature di un altro mondo. La sopravvivenza dipende dall’unione di tutti quelli che si trovano nel supermercato… ma, data la natura umana, sarà possibile? Mentre la razionalità va in pezzi davanti alla paura e al panico, David comincia a chiedersi cosa lo spaventi di più: i mostri fuori nella nebbia o quelli dentro il supermercato, il genere umano, le persone che fino a quel momento sono stati i suoi amici e i suoi vicini? In questo leggendario racconto del terrore scritto dal maestro Stephen King, il sottile strato di vernice del vivere civile viene graffiato via, la maschera viene tolta e il vero orrore si rivela in noi stessi.
Come potete vedere tornano i temi tanto cari a King. La quieta cittadina di provincia, un evento inspiegabile e l’orrore che l’imponderabile porta nella vita di tutti. Naturalmente, per i soliti limiti di tempo, la psicologia dei personaggi nel film non è approfondita quanto quella nel racconto, ciò, comunque, non limita la pellicola, la cambia solamente facendo emergere un orrore molto più “solido” e apparentemente inarrestabile.
La buona qualità degli effetti visivi e la claustrofobica ambientazione nel supermercato aggiungono tensione ad un film che varia per pochi tratti dal percorso già segnato dal racconto. Unica sorpresa sarà il finale (piuttosto controverso per i fan del Re) ideato dal regista e approvato da King che la ritenuto forse migliore del suo.
Da un idea più che azzeccata (la nebbia come metafora delle emozioni e dei pensieri più o meno “sani” che ognuno di noi cela in se stesso) è nato un film che pur non potendo contare su un budget eccezionale regalerà qualche sano brivido. Unico rimpianto la possibilità di creare un vero capolavoro se solo qualcuno ci avesse investito un pò di più (e avesse scelto attori più “in parte”)
Purtroppo, non si può avere tutto dalla vita, no?



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