Archive for Ottobre, 2008

Dolcetto o Morsetto?

Per festeggiare con stile la magica notte di Halloween il canale STEEL (digitale terrestre) ha deciso di regalare a tutti gli estimatori del genere una nuova serie televisiva dedicata all’affascinante figura del vampiro.

Da questa sera alle 21, e poi tutti i venerdì, andrà infatti  in onda  Moonlight. La serie  narra le vicende di un vampiro, Mick St. John (Alex O’Loughlin, già apprezzato in The Shield), che, vampirizzato contro la sua volontà dalla moglie Caroline la sua prima notte di nozze, decide di usare le sue speciali doti per aiutare i bisognosi imponendosi di non bere mai il sangue di donne e bambini. Diventato investigatore privato a Los Angeles, durante un caso, Mick riincontra Beth Turner (Sophia Myles, vista in Underworld) una bellissima e ambiziosa reporter investigativa. I due si erano già conosciuti quando Mick aveva salvato Beth bambina dalle grinfie della sua odiata moglie Caroline. In quell’occasione Mick era stato costretto a uccidere la moglie anche se, come presto scopriremo, la dipartita della bella e crudele vampira non è poi stata così definitiva. La bruna succhiasangue infatti riapparirà proprio quando le cose tra Mick e Beth(che in un primo tempo non conosce la vera natura dell’uomo) iniziano a prendere la tanto sospirata piega romantica.

La serie, ideata da Ron Koslow (candidato a 2 Emmy Awards per la serie TV Beauty and the Beast) e Trevor Munson, vede tra i suoi autori David Greenwalt, nome che spicca tra i fan di Buffy essendo uno degli autori delle avventure della “cacciatrice”, creatore, insieme a Joss Whedon di Angel e co-produttore di X-Files.

Moonlight risulta interessante sopratutto perchè viene presentata la figura del vampiro in una veste ben diversa da quella tradizionale o da quella dataci da serie tv come Angel o Buffy.

Mick e i suoi simili nel telefilm appaiono  abbastanza ben inseriti nel tessuto sociale(a  parte rari casi) e capaci di vivere(con qualche difficoltà) anche alla luce del sole. Inoltre, pur essendo il loro corpo più “resistente” di quello di un umano qualsiasi, esso si deteriora comunque, tanto da costringere questi particolari esseri a “dormire” in freezer customizzati, così da rallentare il deterioramento in maniera criogenica.

Ritorna comunque il tema del vampiro visto come creatura fondamentalmente solitaria che gode nella sua lunga esistenza di ben pochi momenti di pura felicità. La serie, pur avendo avuto un buon successo in America è stata interrotta alla fine della prima stagione. Una vera ingiustizia a cui milioni di fan hanno chiesto un rimedio. Speriamo che qualche altro Network decida di investire in questo progetto che credo meriti una seconda chance.

Se siete curiosi eccovi un piccolo assaggio di quello che la serie propone:

E per festeggiare questo Halloween eccovi un secondo imperdibile video:

Sanctuary: un nuovo inizio.

A volte dalla volontà di artisti e produttori coraggiosi nascono piccoli gioielli. E’ quello accaduto con Sanctuary, serie fantasy-fantascientifica creata per essere divulgata gratuitamente sul web. Dopo un pilot spezzettato in 8 webisode, i suoi diritti sono stati acquistati da Sci-Fi Channel che ha deciso di ripartire da zero nella narrazione girando ben 13 episodi. Protagonista e produttrice della serie la talentuosa Amanda Tapping (il geniale colonello Carter delle varie serie Stargate). In Sanctuary la Tapping interpreta la enigmatica scienziata Helen Magnus (la cui età anagrafica si avvia sui 157 anni) resa immortale da una qualche misteriosa creatura (lei considera questo una maledizione più che un dono visto che continua a cercarne la cura) la cui missione è cercare, aiutare e proteggere creature sovrannaturali. E ‘ aiutata nel suo difficile compito da una riluttante figlia (avuta da Jack lo squartatore) e da un giovane assistente (Robin Dunne nella parte di Will Zimmerman) .

La stessa attrice ha parlato del passaggio dal web all schermo durante la presentazione dei programmi del network tenutasi a New York: “il progetto si sta gia evolvendo. Il pilot che stiamo per girare è molto diverso da quanto visto sul web, ma Magnus, il mio personaggio, è ancora decisamente folle, sexy e ostinata.” Nella versione televisiva saranno mantenuti sia il cast originale che i costi contenuti che hanno permesso al programma di vivere sul web: viene utilizzata infatti la tecnica definita Virtual stage, ovvero far recitare gli attori davanti a un fondo blu (o verde, come si usa recentemente) per poi aggiungere le ambientazioni totalmente in computer grafica, come già visto in Sin City, 300 e Sky Captain.  Se tutto questo non bastasse, aggiungiamo che  la webserie e la sua evoluzione televisiva sono create da Damian Kindler e Martin Wood, che sono anch’essi veterani delle due serie di Stargate. [tratto da Tv & Telefilm]

Accedere ora ai webisode gratuiti è quasi un impresa ma se avete Vuze ce la potrete fare.

Agli altri, invece, non resta che sperare che la serie approdi al più presto in Italia ;)

Questa volta non è “Un gioco da ragazze”.

Si fa un gran parlare di quanto il cinema italiano, nonostante i grandi talenti di cui dispone e i mirabolanti festival che si inventa ogni anno, sia in crisi.

Non entro nel merito di tale opinione perchè sarebbe troppo lungo (e un pò ipocrita) smentirla o confermarla.

Quello che invece mi va di sottolineare è che il cinema non dovrebbe essere controllato e vidimato alla stregua di un biglietto per il treno. Esistono film e situazioni che meritano di una chiave di lettura più profonda e attenta da parte di chi “censura”.

Questo è il caso di “Un gioco da ragazze” film italiano, sceneggiato da Teresa Ciabatti e Sandrone Dazieri per la regia del venticinquenne Matteo Rovere, presentato al festival del cinema di Roma, che è  stato collocato dalla censura di stato nell’ “elitaria” fascia del vietato ai minore di 18 anni.

Ciò significa che il target a cui il film mira non potrà vederlo. Non potranno essere trasmessi spot in tv nè essere affisse al cinema locandine che lo riguardano.

Sorge spontanea la domanda: di cosa parlerà mai questo film? E’ forse un film hard?

No, non lo è.

Il film, brutto o bello che sia (non l’ho ancora visto e quindi non mi pronuncio), vuole essere una “fotografia” scevra di ogni buonismo, di tre ragazze di buona famiglia ” sensuali, molto intelligenti,con un notevole potere sociale” (cito il regista) ma prive di ogni senso morale, “frutto inquietante di un’esistenza edulcorata, minata dal vuoto”(sempre del regista).

Elena, Alice e Michela (interpretate da Chiara Chiti, Nadir Caselli e Desirée Noferini tutte attrici non professioniste) portano avanti per tutto il film un gioco seduttivo e crudele (non mancano scene di bullismo e intimidazione), che proseguendo si fa sempre più estremo fino a raggiungere un climax sanguinario che travolge tutto e tutti, perfino “l’illuminato e idealista”  professor Mario Landi (Filippo Nigro).

“Tutto è raccontato attraverso gli occhi di Elena, leader del gruppo: di lei mostro la crudeltà, ma anche la solitudine e la fragilità.” (Il regista Matteo Rovere).

Purtroppo questo film, pur non avendo la pretesa di stigmatizzare una generazione (si limita a descrivere il comportamento di solo alcuni “esemplari” di tale categoria) si ritrova ora a pagarne il prezzo. Perchè in Italia, come tutti sanno, ma nessuno vuole ammetterlo, le magagne, le brutture si ha l’abitudine di “spazzarle sotto il tappeto” al sussurro di ” meno se ne parla meglio è.”

Io qui, invece, ne voglio parlare e vorrei che anche questo film avesse la possibilità di farlo.

In una sala cinematografica aperta ai maggiori di 14 anni.

Censura permettendo, naturalmente *__*

Sedotta dalla luna.

Dopo innumerevoli e incomprensibili problemi col blog e con il mio collegamento internet, mi consolo ricordandomi che appena avrò un attimo libero potrò fiondarmi in libreria e procurarmi il terzo libro della serie che la scrittrice Laurell K. Hamilton ha dedicato al personaggio di Merry Gentry. Già autrice dell’amatissimo ciclo dedicato alla “Sterminatrice” Anita Blake, la Hamilton propone in questa sua seconda antologia un mondo del tutto diverso.

Meredith Gentry principessa, erede del più oscuro trono faerie, quello della corte Unseelie, per sfuggire al giogo della sua crudele zia, la regina  Andais, e ai ripetuti attentati alla sua, purtroppo, non immortale vita ha deciso di abbandonare per sempre il regno fatato. Costretta a nascondersi tra gli umani  e a dissimulare la propria identità, da più di 3 anni si è trasferita a Los Angeles, si fa chiamare Merry Gentry, lavora in un’agenzia investigativa specializzata in crimini soprannaturali e conduce un’esistenza relativamente normale.Tutto cambia quando viene rintracciata dalle guardie di sua zia che a sorpresa non vuole più sbarazzarsi di lei ma offrirle di regnare al posto suo. Peccato che l’altro erede designato, il principe Cel figlio di Andais, sia disposto a tutto per impedirlo. Ai due pretendenti al trono, Andais impone un’ unica condizione: il primo dei due che fornirà un erede alla corte ne diverrà di diritto il regnante.

Ma generare un erede non è così semplice.  Le fey di sangue reale, infatti, hanno pochi figli e quindi la stirpe rischia di estinguersi. Perciò Merry non può limitarsi a un unico partner: sono cinque i sidhe prescelti cui si concede ogni notte, finché uno di loro non riuscirà a metterla incinta, ottenendo così il permesso di sposarla e di diventare re.

Da qui riprende la storia il terzo volume della serie, da pochissimo uscito in libreria per le edizioni Nord intitolato: Sedotta dalla luna.

Trama: Una notte, dopo aver sognato una donna ammantata di luce che le porge un calice d’argento, Merry si sveglia e scopre che quell’oggetto prezioso si è materializzato accanto a lei. Da questo momento, la donna si ritrova non solo a doversi difendere da Taranis, sovrano della Luce e delle Illusioni, che vuole impadronirsi del calice per mantenere il suo dominio sulla Corte Seelie, ma anche dai misteriosi poteri che il calice risveglia in lei, poteri che a stento riesce a controllare.

Confesso che il personaggio di Merry mi intriga molto più di quello di Anita a parer mio troppo duro e sopra le righe. Ho atteso con ansia questa nuova avventura della mortale faerie e non vedo loro di dar finalmente sfogo alla mia curiosità ;)

WALL-E: quando l’ultimo essere umano è un robot.

Siamo 700 anni nel futuro e il genere umano ha abbandonato la Terra. Sul nostro pianeta è rimasto solo un abitante, il diligente robottino, alimentato ad energia solare, WALL•E (che sta per Waste Allocation Load Lifter Earth-Class – Sollevatore terrestre di carichi di rifiuti)che continua indefessamente a compiere il dovere per cui è stato programmato e cioè ripulire il pianeta dai suoi rifiuti. Ma WALL-E ha anche sviluppato nel tempo un piccolo errore di programma, un’anomalia.

Una personalità.

Inizia così a collezionare oggetti che lui ritiene particolarmente interessanti o curiosi e a vedere e rivedere una scena del film Hello Dolly che gli piace tanto ma che lo fa sentire un pò solo. Fortunatamente per lui sbarca sul pianeta un sofisticato robottino ricognitore di nome EVE. La cosa più bella che WALL-E pensa di aver mai visto. Il piccolo robot pulitore si rende subito conto di aver trovato nell’amicizia di EVE un nuovo scopo per la sua vita e deciso a conquistarla ad ogni costo si imbarca con lei sulla sua nave ipertecnologica. Naturalmente le cose si complicheranno, ma come dovrete aspettare di scoprirlo al cinema ;)

Nuovo lungometraggio della mitica PIXAR, WALL-E (ultimo nato dai creatori de “Gli Incredibili“e”Ratatuille” e dal regista di “Alla ricerca di Nemo“) è  quasi esclusivamente incentrato sulle immagini. Pensato come una sorta di film muto ipertecnologico, WALL-E può contare su ben poche battute (a parte i simpatici suoni emessi dai robot) ma su una mimica che rende così splendidamente la trama da non aver bisogno d’altro per essere capito.

Adatto ai bambini, ma comunque indirizzato anche ad un pubblico adulto, WALL-E descrive il lento deteriorarsi e impigrirsi di un’amanità in cui il benessere è diventato così assoluto da spegnere quella scintilla di curiosità e originalità che dovrebbe contraddistinguere ogni essere umano.

Unici depositari del sapere nel film sembrano essere i robot, divenuti vere e proprie guide per questi umani impigriti e regrediti ad uno stato di perenne letargia intellettuale.

E forse solo WALL-E potrà riuscire con la sua “umanità” a riportare sulla retta via i suoi antichi costruttori.

Un film da vedere assolutamente, non fosse altro per l’originalità dell’idea e per la simpatia del “protagonista” ;)

L’ACCALAPPIASTREGHE: Romanzo Orrorifico-Fantasy-Culinario

E’ uscito da poco in libreria, edito dalla Salani, il nuovo romanzo del fantasioso e originale  scrittore tedesco Walter Moers.

L’Accalappiastreghe” è il quinto libro dedicato al pazzo regno di Zamonia, popolato di creature a dir poco bizzarre ( e anche parecchio pericolose) questo volume, come i precedenti, fa dell’impossibile un opzione praticabile e della noia solo un fugace ricordo.

Ricco di tagliente umorismo e di trovate a dir poco “originali”, sempre in bilico tra l’orrido, il grottesco e la risata, L’Accalappiastreghe, con il suo parodiare il classico (e un pò frusto) genere fantasy, non può che ricordare l’antologia del “Mondo Disco” di Terry Pratchett.

La “quarta”:

Se Mefistofele si trasferisse a Zamonia, lì tra pellestrelli e uova
ponzanti, scarpolufi saccenti e shockkie innamorate fantasmi cotti e
mummie ciclopiche, lupi fogliosi e vedove candide, quasi sicuramente assumerebbe le sembianze di succubio malfrosto, l’accalappiastreghe municipale. E il sinistro figuro, eccellente alchimista e signore
incontrastato della desolata città di Sledwaya, dove “chi è malato è
sano e chi è cattivo è buono” forse cercherebbe di prendere per la gola eco, novello Faust,
cratto talentuoso ma sul punto di morir di stenti, promettendo al suo
palato i paradisi dell’arte culinaria, in cambio, semplicemente, del
suo…. grasso.

Eccovi un breve estratto del libro:

“Malfrosto venne sempre più vicino, si fermò infine davanti al cratto, si chinò su di lui e l’osservò, a lungo e spietatamente. Il vento gli faceva fremere l’ossuto collare e gli occhi scintillarono di scoperta e maligna soddisfazione di fronte alle evidenti sofferenze d’una creatura in procinto di tirare il calzino. Il puzzo di ammoniaca ed etere, di zolfo e petrolio, di acido prussico ed essenza cadaverica penetrò come un fascio d’aghi affilati nel sensibile nasino di Eco, ma lui non si spostò d’un dito.

«Mi fa la carità, signor accalappiastreghe municipale?» gnaulò miserevolmente. «Ho una fame tremenda».

Lo sguardo di Malfrosto s’accese di lampi ancor più demoniaci, e un largo ghigno gli comparve sulla facciaccia pallida. Sfoderò l’indice lungo e secco per solleticare le costole sporgenti di Eco. «Sai parlare?» domandò. «Dunque non sei un gatto qualunque, ma un crattino. Uno degli ultimi esemplari della tua specie».

Gli occhi di Malfrosto si strinsero quasi impercettibilmente.

«Che ne diresti di vendermi il tuo grasso?»”

Finalmente un pò di sano fantasy senza il solito elfo impegnato in qualche oscura ricerca che coinvolge una sgangherata compagnia di eroi. Solo per questo “Laccalappiastreghe” si è conquistato un posto di favore nella classifica delle mie future letture ;)

Eli Stone: avvocato e profeta a tempo perso.

Mi sorge il dubbio che gli americani (o almeno gli sceneggiatori americani) abbiano la segreta convinzione che gli avvocati siano tutti pazzi. Altrimenti come spiegare il fatto che in quasi tutte le serie televisive dedicate “all’arte forense” almeno uno o più appartenenti al tanto vituperato ordine mostra chiari segni di eccentricità? Si era iniziato con “Ally McBeal“, per poi proseguire con “Boston Legal” ed approdare adesso a “Eli Stone“. Ora, per quanto in buona parte mi possa trovare d’accordo sulla tesi che gli avvocati siano tutti un pò “pazzi”, mi sembra che si stia esagerando abbastanza.

Certo, Eli Stone almeno ha una giustificazione medica per le sue crisi di “originalità”, non che questo lo aiuti, comunque.

Eli (Jonny Lee Miller),Infatti, è  un cinico ed ambizioso avvocato che lavora per un importante studio legale di San Francisco. Fidanzato con Taylor Wethersby (Natasha Henstridge) la figlia del suo capo (interpretato dal bravissimo Victor Garber già visto in Alias), Eli è indiscutibilmente sulla cresta dell’onda. Tutto però cambia all’improvviso quando l’uomo, dopo essere stato vittima di strane e bizzarre allucinazioni (si ritrova a vedere il cantante George Michael che si esibisce nel suo salotto), scopre di avere un aneurisma al cervello (“ereditato” probabilmente dal padre che lui aveva sempre considerato, per le sue stranezze, un alcolizzato). Quello che poteva sembrare un evento tragico, verrà interpretato da Eli e dal suo amico agopunturista mistico il Dr. Chen (James Saito) come un segno del destino e cambierà radicalmente la sua vita, vedendo le cose in maniera diversa e affrontando la professione di avvocato con uno spirito più umano ed altruistico visto che Eli è ormai convinto di essere diventato, suo malgrado, una sorta di profeta, strumento di Dio.

Questa serie televisiva creata da Greg Berlanti e Marc Guggenheim ha debuttato sulla ABC il 31 Gennaio di quest’anno e va in onda in Italia tutti i venerdì in prima serata sul canale satellitare Fox.

Consigliato caldamente gli appassionati di Ally McBeal viste le tante cose che accomunano le due serie è però anche un buon modo per passare qualche ora di svago godendosi le mirabolanti disavventure di un avvocato a cui ne capitano veramente di tutti i colori. Un’occasione da non perdere, quindi ;) Il divertimento è assicurato!

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