Archive for Settembre, 2010

Oscuri piaceri

Se avete voglia di fare una bella incursione in libreria e non vi viene in mente nulla da comprare eccovi un suggerimento:

il 30 Settembre esce l’attesissimo seguito di di “Dark Love“, “Dark Pleasure” edito sempre dalla promettente Leggereditore (costola in versione femminile della Fanucci). Secondo volume della saga degli Immortali, scritta dalla brava e innovativa Kresley Cole, il libro riprende alcuni personaggi già incontrati nel primo volume.

Trama: “Dark Pleasure” è la storia di un pericoloso vampiro che vive tra le ombre e della splendida valchiria incaricata di ucciderlo prima che possa far del male agli innocenti. Secoli fa, Sebastian Wroth è stato trasformato in un vampiro, contro la sua volontà. Da allora, vive come in un incubo: oppresso dall’odio e dalla solitudine, sente di non avere alcun motivo per vivere. Un giorno si presenta a lui una creatura bizzarra e al tempo stesso bellissima: è Kaderin Cuore di Ghiaccio. Da quando ha perso le sue due sorelle, uccise per mano di un vampiro, non è più stata capace di provare sentimenti. Il compito di eliminare Sebastian dovrebbe essere per lei una semplice formalità, ma quando i due si trovano faccia a faccia succede qualcosa di inaspettato, che cambierà per sempre le vite di entrambi. Il cuore di Sebastian riprende a battere, chiaro segno che Kadarin è la sua Sposa. E quando si ritroveranno coinvolti in una leggendaria caccia, che si svolge ogni 250 anni, il cui premio è la possibilità di tornare indietro nel tempo due volte per poter cambiare così le cose ( Kadarin potrebbe salvare le sorelle) e nella quale saranno rivali, dovranno scegliere tra i loro sentimenti e un destino che sembra ineluttabile…

Se volete leggere un breve estratto potete andare QUI.

Dato che ho amato il primo libro della serie, sicuramente non mi lascerò scappare questo seguito, anche perchè verrà introdotto il personaggio di Bowen. protagonista del libro seguente. Se amate il soprannaturale non scontato e le storie d’amore complicate “Dark Pleasure” fa decisamente al caso vostro!

;)

Nuovi Autori (5)

Sono quasi commossa dal seguito che questa piccola rubrica sta raccogliendo. Vi ringrazio tutti, autori e lettori. Ora, però, bando alle ciance e presentiamo l’esordiente di oggi. ;)

Luca Moricca, 36enne di Torino, è in libreria con “Poker Faces“, volume edito da DGS3 Editrice.
Ecco una breve sinossi del libro:
Simone Baldi, giovane e serio, lavoratore, ha una passione segreta che gli fa’ perdere il sonno la notte: il gioco del poker.
L’inaspettata vincita di un torneo on-line gli dà l’opportunità di partecipare al più importante torneo della stagione di Texas Hold’em, nelle sale del Casinò della Vallè a Saint Vincent.
Quasi contemporaneamente, Milano viene scossa dalla notizia del cruento assassinio di un giovane VIP. Il Commissario Giovanni Maglione e la criminologa Mascia Campisi, si trovano a seguire le indagini di quello che sembra e sarà, il primo di una serie di efferati omicidi, resi ancora più inquietanti da macabri rituali. la squadra investigativa si imbatterà in un killer astuto, camaleontico e spietato.

Ho sempre pensato che leggere fosse un po’ come entrare in case sconosciute. Ti ritrovi invitato a varcare soglie che non ti saresti mai aspettato di attraversare e a scoprire chi vive in quelle dimore la cui facciata ti aveva, magari, colpito. Esplori le stanze, conosci gli inquilini, forse ti innamori di alcuni di loro o prendi a odiarne visceralmente altri. Nel tempo ricorderai alcune stanze più di altre o troverai somiglianze tra le diverse case. “Entrando” in Poker Faces si ha la sensazione di trovarsi in un luogo famigliare. La bravura dell’autore nel scegliere di raccontare la sua storia utilizzando personaggi “normali”, lasciando da parte la moda di rivolgersi a “eroi” non convenzionali e super-perfetti per portare avanti una trama, aiuta il lettore a “sprofondare” subito nel libro. Quelli di Luca Moricca non sembrano personaggi da romanzo, ma personaggi che potresti incontrare ogni mattina sul treno o sull’autobus che ti porta al lavoro. Ragazzi comuni, professionisti impegnati, mariti devoti e qualche “famoso”, specchio dei fragili miti di questi tempi, tutti alle prese con l’imponderabile, con l’inaspettato. Si, perchè in questo libro la presenza della “sorte”, di quella bendata signora che può distruggerti o favorirti, pesa su ogni pagina. Un thriller venato di giallo con trovate simboliche veramente azzeccate. Forse un po’ “telefonato” il legame tra il killer e l’ultima vittima ma, comunque, un libro apprezzabile nella sua interezza, soprattutto le parti in cui vengono descritte le varie regole e fasi degli scontri di Texas Hold’em. Un esordio che fa ben sperare.

Ed ora l’intervista all’autore:

Parlaci un po’ di te.
Ho 36 anni e vivo a Torino, lavoro come responsabile dell’ufficio tecnico di un’azienda meccanica e so bene quello che tutti pensano quando dico questo: “ Certo che dalla meccanica alla letteratura ne passa!! ” e come darvi torto…
Gli studi che ho portato a termine erano incentrati su materie scientifiche, quella per la letteratura è una passione che ho scoperto dopo, quando ho potuto iniziare a leggere ciò che piaceva a me e non quello che mi imponeva l’insegnante.
Oltre alla letteratura amo la musica, il cinema, la tecnologia, lo sport, le moto e tutto quello che ha a che fare con il mistero, la suspance, il noir.
 
Com’è maturata in te la visione che ha portato alla stesura di Poker Faces?
Avevo appena terminato di leggere “Io uccido” di Giorgio Faletti, quando una sera ritrovandomi con alcuni amici abbiamo iniziato a discutere del Texas hold’em.
Erano alcune settimane che questi ragazzi giocavano on-line ingenti somme con alterne fortune e mi hanno convinto a tentare la sorte.
Dopo alcune sere trascorse a giocare fino a notte fonda con risultati altalenanti ho appreso che non ero portato per il gioco, ma al contempo ho avuto questa illuminazione “ E se provassi a fondere questa mia passione per la letteratura, quella per i thriller, e questa recente per il poker in un solo romanzo?? ”
Era da tempo che avevo in mente di cimentarmi nell’avventura di scrivere, ma non trovavo gli argomenti giusti, una trama convincente e plausibile, fino a quella sera in cui in un solo attimo si è materializzata nella mia mente la vicenda narrata in Poker Faces.
 
 
Psicologia dei serial killer, moderni metodi di investigazione e il gioco del poker. Elementi eclettici per un bacino di ricerche sicuramente ampio. E’ stato difficile scrivere Poker Faces e quanto hai impiegato?
Devo ammettere che le difficoltà maggiori le ho incontrate dopo aver finito di scrivere il romanzo e molte le incontro ancora oggi.
Tutto ciò che è descritto in Poker Faces in maniera così minuziosa e dettagliata è frutto di una ricerca molto accurata su Internet.
Il web è una risorsa strepitosa, basta saperla sfruttare ed avere il tempo e la voglia di farlo.
Posso sicuramente asserire che ho trascorso più tempo in cerca di informazioni che non per la stesura del testo, in tre mesi il 90% di Poker Faces ha preso vita, ho poi atteso la bellezza di sei mesi per trovare un finale plausibile e coinvolgente, non banale, che lasciasse il lettore incollato al libro fino all’ultima pagina perché, a mio modo di vedere, il finale è sempre quello che fa pendere l’ago della bilancia verso un giudizio positivo o negativo.
 
Il protagonista del libro è un ragazzo normale che si ritrova ad avere l’occasione di una vita grazie al gioco d’azzardo. Ci sono elementi autobiografici nel libro? Sei un giocatore o la maestria con cui descrivi le varie partite di poker è solo frutto di accurate ricerche?
Qualche cenno autobiografico c’è, anche io come Simone, il protagonista, sono figlio di genitori separati, come lui ho una vita sicuramente tranquilla e come lui sono innamorato della mia fidanzata, purtroppo l’occasione della vita non mi è ancora capitata, chissà che Poker Faces non sia un trampolino di lancio…
Come ho già accennato non sono un giocatore professionista, ma mi diletto a giocare qualche euro con gli amici nei tornei on-line quando capita, questo ha sicuramente contribuito a far sì che le partite siano descritte in maniera pratica, comprensibile sia da un giocatore esperto sia da chi non ne capisce assolutamente nulla.
Il mio primo pensiero è stato quello di non tediare chi non ama il poker, e di far appassionare chi invece lo apprezza.
 
La scrittura è stata per te una scoperta a posteriori o è una passione che ti accompagna da sempre?
Risale a quando avevo circa vent’anni il primo tentativo di scrivere un libro, fallito clamorosamente in quanto non riuscii a completare neanche la prima pagina…
Intorno ai trent’anni riprovai, con un’idea che per me era straordinaria, al tempo volevo esprimere la mia passione per la tecnologia in un romanzo che doveva spaziare dai videogame al thriller. Era la storia di un programmatore che creava un codice per un videogame che portava i giocatori all’interno del videogame stesso, con il problema che se morivano nel gioco morivano anche nella via reale.
Dopo aver scritto una quarantina di pagine uscì al cinema un film praticamente identico che mi fece letteralmente cadere le braccia e decisi così di mollare tutto.
Nel 2009 decisi di riprovare, questa volta con un piglio diverso, ero convinto che in un modo o nell’altro Poker Faces avrebbe visto la luce, e così è stato.  
 
Come ti trovi, nella veste di scrittore?

Innanzi tutto ti ringrazio per l’appellativo, ma come dico sempre ai miei amici che mi prendono in giro bonariamente chiamandomi in questo modo, per me scrittore è chi di scrittura vive.
Non mi ritengo ancora tale ed ho solo da imparare, spero che Poker Faces abbia un discreto seguito così da invogliare me a scrivere ancora, ed il mio editore, la DGS3 di Roma che ringrazio infinitamente per la grande opportunità datami, a pubblicarmi ancora.
 
Prova a fornire qualche indicazione  in merito alle tue letture, agli autori sui quali ti sei formato.
I primi scrittori che mi hanno attratto sono stati Stefano Benni e Daniel Pennac, che tutto scrivono tranne thriller e gialli ma hanno un umorismo tale da incatenare il lettore ai loro racconti come pochi sanno fare.
Con gli anni ho cambiato genere passando a Wilbur Smith, Ken Follet, Gary Jennings, quindi un genere più avventuroso e storico.
Negli ultimi anni hanno preso il sopravvento maestri del calibro di Giorgio Faletti, Dan Brown, Jaffrey Deaver, alimentando in me la voglia di cimentarmi in un genere, quello dei thriller, davvero difficile perché devi riuscire a catturare l’attenzione dei lettori dalle prime pagine e mantenere la tensione alta per tutta la durata del romanzo.
Spero davvero di essere riuscito nell’intento.
 
Un tuo messaggio ai nostri lettori.
Lottate per ciò in cui credete, troverete sicuramente qualcuno pronto a scommettere su di voi, a volte i sogni si realizzano: Poker Faces ne è la prova.
Se mi è concesso vorrei infine ringraziare la redazione di Letto e Bloggato per l’opportunità concessami ed ancora una volta la DGS3 editrice per aver creduto ed investito su di me.

Se siete curiosi e volete saperne di più eccovi un gustoso Booktrailer:

Morire, dormire, sognare forse…


Se voglio gustarmi un film esagerato, intrigante e elegantemente splatter mi rivolgo a Quentin Tarantino. Se, invece, ho voglia di adrenalina pura, sparatorie a ripetizione e effetti speciali esagerati mi dedico a Michael Bay. Infine, se è arrivata l’ora di un film curato, immaginifico e spettacolarmente elegante ecco il turno di Christopher Nolan.
Dopo il suo meraviglioso “Il Cavaliere Oscuro”, il regista inglese torna a incantarci con il sognante “Inception”, film scritto, prodotto e diretto proprio da lui.
Nato da un’idea che girava nella mente del regista da anni, “Inception” narra di una tecnologia capace di rubare le idee delle persone quando queste dormono, cioè quando la loro mente è più vulnerabile. Specialista in queste operazioni è il tormentato Dom Cobb (Leonardo DiCaprio) che, ricercato dai suoi vecchi datori di lavoro e impossibilitato per motivi giudiziari a tornare in America e a rivedere i suoi figli, si ritrova ad accettare la proposta di un suo ex-bersaglio (Ken Watanabe) che lo ingaggia per una missione impossibile. Per la prima volta Cobb non dovrà rubare dalla mente di qualcuno qualcosa, ma inserire un’idea in quella mente. Aiutato da una squadra di esperti nel campo come l’amico Arthur (Joseph Gordon Levitt), il farmacologo Yusuf (Dileep Rao), il tuttofare Heames (Tom Hardy) e la giovane ma talentuosa Ariadne (Ellen Page già apprezzata in Juno ), Cobb tenterà di portare a termine la missione ad ogni costo, pur di poter riabbracciare i figli. In un crescendo di visioni oniriche, incomprensibili slittamenti tra sogno e veglia, Nolan ci trasporta in un mondo dove nulla è certo e dove il tuo peggior nemico può indossare la tua stessa faccia o il viso di chi hai più amato.
Impossibile non trovare intrigante questo film. Strati e strati di trame che si sovrappongono fino ad un esito finale decisamente elegante.
Doveroso, inoltre, elencare gli altri grandi attori presenti nella pellicola come Cillian Murphy (Batman Begins), Marion Cotillard (Nemico Pubblico), Michael Caine e Tom Berenger.
Insomma un film che rivedrò (me lo sono già gustata in lingua originale) con piacere da questa sera sul grande schermo.

Se siete curiosi, eccovi un bel trailer:

MTV all’attacco!


E’ Settembre e sta per iniziare l’offensiva di MTV alla programmazione televisiva. Su cosa a puntato il seguitissimo canale musicale? Ma sui vampiri, naturalmente!
Oltre a mandare in onda per la prima volta in chiaro la prima stagione di True Blood, MTV, dal 24 Settembre, allieterà tutti noi con la visione della miniserie Valemont.
Chi segue il canale di MTV in rete si è già gustato i 32 mini- episodi di 2/3 minuti. Per gli altri invece andranno in onda sul canale televisivo 5 episodi di 30 minuti ciascuno.
La serie mi è piaciuta parecchio. Misteri a profusione, tensione quanto basta e attori di sorprendente bravura.
Eccovi quello che riporta il sito di MTV sulla serie:
Valemont è la nuova frontiera delle serie tv, un mix tra Lost e Twilight, ai quali è accomunato da una sapiente scrittura e da una grande dose di suspance .
Selezionato con sei nomination agli Atreamy Awards come “Original Web Video”, Valemont ha già riscosso un notevole successo di pubblico e critica in America tanto da essere definito da Variety come “Uno dei migliori serial mai visti per scrittura e struttura drammatica, arrivando ad essere accostato a serie cult americane come “The Bannen Way” and “The Guild”.
La storia inizia con il brutale assassinio di Eric Gracen (Eric Balfour), uno studente della prestigiosa Valemont University. Sua sorella Sophie (Kristen Hager), ragazza problematica abituata a cavarsela da sola e non sempre con mezzi leciti, superato lo shock iniziale di aver ritrovato cadavere il fratello che anni prima l’aveva abbandonata, decide di agire per scoprire cosa sia realmente accaduto ad Eric.
Attraverso il cellulare ritrovato accanto al corpo del fratello, Sophie si infiltra nell’ universita’ (“compra” da una ragazza la sua identità) e comincia da li’ le ricerche che la porteranno a scoprire che le varie confraternite del campus nascondono degli oscuri segreti.
Sin dai primi minuti sarete sommersi da domande. Le risposte arriveranno ma, come in ogni telefilm che si rispetti, col contagocce. Una nuova serie intrigante e ben confezionata.
Se poi sarete presi dalla Valemont mania potrete anche andare su www.valemontu.com spazio in cui potrete trovare gadget, curiosità e un reality game.

Eccovi un assaggio:

Nuovi Autori (4)


Eccoci all’ennesimo appuntamento con “Letto e Bloggato” che grazie a voi sta riscuotendo un successo insperato.
E ora parliamo di “Necrophylia”, edito dalla MJM editore, libro d’esordio di Francesco Scardone giovane autore nostrano.

Sinossi:
Un viaggio nella mente malata di un uomo qualunque. Potrebbe essere il tuo compagno di banco, un tuo collega, un vicino, comunque uno nascosto dietro la maschera della normalità. Potrebbe essere il riflesso che ti osserva dallo specchio quando ti fai la barba. A cavallo tra la più nera follia e la più irrequieta lucidità. Un’immagine quotidiana vissuta tra vita e morte. Si ha sempre l’impressione di non vivere ma di sudare l’esistenza. Un romanzo che mostra le due facce della stessa medaglia.

Iniziamo col dire che se siete i tipi che al cinema, davanti ad un bel film horror- splatter, con sangue e interiora che volano un po’ ovunque, si coprono gli occhi schifati e che dopo, per un mese almeno, sentono il bisogno di dormire con la luce accesa, questo libro non fa per voi. Potete provarci, certo, ma a vostro rischio e pericolo. Il titolo vi da già l’idea di cosa tratta il volume. E no, l’horror non c’entra, ma se vi fanno schifo un paio di innocue secchiate di sangue finto, Necrophylia non vi aiuterà a non lasciare accesa quella luce.
Questo è un libro che non esito a definire potente. Una scrittura matura e complessa (sorprendente vista la giovane età dell’autore) al servizio di un intrigante incrocio tra commedia macabra e volume di formazione. Scomodo, disturbante, sincero, quasi filosofico e assolutamente “politically incorrect”. Un feuilleton di morte in cui le certezze si ribaltano, i personaggi sono tutto il contrario di quello che ci si aspetta che siano (scordatevi la nonnina stile Mulino Bianco) e dove il lettore, nel bene o nel male, si sente chiamato in causa. Lettore che sì, sentirà il bisogno, finito il volume, di una sorta di “decompressione” da questa articolato abisso di realtà scomode, ma che non si pentirà della scelta fatta. Un esordio coraggioso che riserva non poche sorprese.

E ora l’intervista all’autore:

Raccontaci qualcosa di te.

Sono un ventenne della provincia di Napoli. La prima cosa che mi viene in mente pensando alla mia infanzia è un mio tema delle elementari in cui dicevo di voler fare lo scrittore. E’, quindi, chiaro quali siano state le mie aspirazioni già da bambino.
Necrophylia è il mio primo romanzo, scritto a 18 anni.
La letteratura è la prima delle mie passioni, e definirla solo passione forse è riduttivo. Tra le altre mie passioni il cinema e, in parte, la musica.

“Necrophylia”. Un titolo che è, in un certo senso, un avvertimento. Avvertimento che si ripete anche nelle prime pagine del volume quando il protagonista si rivolge direttamente al lettore. Che accoglienza ti aspettavi al momento della stesura e ti aspetti ora, dal lettore medio?

In verità quando scrivo non penso molto all’impressione che potrei dare ad un mio eventuale lettore, non nego che ci sia, a volte, nella mia scrittura, una certa voglia di provocare e di mettere in discussione qualsiasi cosa(prima di tutto, però, cerco di mettermi in discussione io), scardinare qualsiasi certezza e portare l’altro ad interrogarsi anche sulle cose sulle quali ha più certezze. Ma, come dicevo prima, il mio primo scopo, quando scrivo, non è rivolgermi al lettore ma cercare di mostrarmi, di scoprirmi il quanto più sinceramente possibile. 
Amo dire che scrivere è come vomitare: si deve buttare fuori tutto quello che abbiamo dentro, fino ai succhi gastrici!

Molti scrittori affermano che l’idea per un libro la devono ad un’immagine, un personaggio, una situazione. Qual’è il seme che ha fatto germogliare “Necrophylia”?

Non ricordo precisamente da cosa ho cominciato Necrophylia. La maggior parte delle volte quello che scrivo parto da un’immagine(come dicevi tu nella domanda)(solitamente cerco immagini forti, macabre, grottesche affini alla mia “scura” fantasia) e poi da lì cerco di imbastire qualcosa. E’ tutto quello che so sul processo della scrittura. 

Si avverte in “Necrophylia” una sorta di solitudine controllata, cercata dal protagonista. Molti scrittori coltivano l’abitudine alla riservatezza. Tu come ti confronti con gli altri?

Non si direbbe dai toni con cui è scritto Necrophylia e dalle tematiche che tratta, ma di solito sono il “simpaticone” del gruppo, quello sempre con la battuta pronta. In ogni caso, anche essendo abbastanza socievole, non amo la compagnia di molte persone, le comitive sono la cosa peggiore che possa capitare ad un ragazzo eheh, e molto spesso amo stare da solo. Però amo stare in mezzo alle persone, non nel senso che amo tantissimo la loro compagnia ma nel senso che amo osservarle, starle a guardare e a sentire. Non a caso amo molto i treni e viaggio spesso sia in Italia che all’estero.

Il tuo protagonista ad un certo punto afferma di essere “un vanitoso della parola”. E’ così che ti senti tu?

Beh, credo che ogni scrittore, in fondo, lo sia. Che sia chiaro, io non voglio insegnare niente a nessuno quando scrivo, non è tra i miei obiettivi quello di comunicare un messaggio, bello o brutto che sia. Se scrivo lo faccio perchè, in primo luogo, “devo farlo”(non so se sono chiaro). Però è innegabile che quando una persona sceglie di raccontare qualcosa e, soprattutto, di farla uscire dall’hard disk del suo pc o dai fogli della sua macchina da scrivere, beh, è innegabile che quella persona pensi di aver scritto qualcosa di interessante e che sia degno di essere letto. 

C’è un posto dove preferisci scrivere? Uno studio? Una panchina nel parco?

Solitamente scrivo nella mia camera(che divido con il mio cane). Di solito scrivo di notte, tra la mezzanotte e le tre-quattro del mattino. D’inverno mi capita di scrivere anche ad altri orari(prediligendo sempre la notte). Quando sono in mezzo alla gente al massimo riesco a prendere qualche appunto. Di solito scrivo da solo. L’unica eccezione erano le soporifere ore delle spiegazioni di latino e greco, di un paio di anni fa, durante le quali anche riuscivo a scrivere qualcosina.

Quali scrittori ti hanno maggiormente influenzato?

In primis Dostoevskij, lui ha detto tutto quello che si doveva dire sull’uomo, l’ha capovolto, esplorato, sondato, ribaltato come un calzino. Poi prediligo la letteratura americana contemporanea o del novecento(Kerouac, Ellis, Palahniuk, Dennis Cooper), che a livello stilistico e di temi anche mi influenza. 

Qualche nuovo progetto in lavorazione?

Ho da alcuni mesi terminato il mio secondo romanzo, titolo provvisorio Schegge, che ora è in valutazione presso diversi editori. E’ una storia, proprio come Necrophylia, al limite tra il grottesco ed il macabro, che trasuda sofferenza e mal di vivere. Poi sto lavorando alla sceneggiatura di Necrophylia e a quella di un piccolo corto con il quale mi vorrei confrontare anche come regista.

Insomma, un’altro autore da tenere d’occhio ;)
E non perdetevi il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato!

Novità in libreria

Se siete come me, non vedete l’ora di entrare in libreria e scoprire qualche novità appena arrivata. In piena caccia al tesoro vi inoltrate nei meandri di ogni scaffale, la testa piegata a leggere i vari titoli dei tanti volumi.
Per facilitarvi il compito ecco due libri da poco arrivati o in arrivo.

A fine Settembre potrete trovare, edito dalla Longanesi, “I diari dell’angelo custode” romanzo d’esordio dell’autrice irlandese Carolyn Jess-Cooke.
Una vera e propria anteprima, dato che persino in patria il libro non vedrà la luce se non nel 2011, su cui la Longanesi punta molto, vista l’attuale “moda” dei volumi dedicati agli angeli.
Trama:«Ci sono coloro che tornano sotto forma di angeli, con il compito di proteggere i propri familiari, i propri figli, le persone che avevano più care, io invece sono stata destinata a proteggere me stessa. Sono il mio angelo custode. Ed è così che oggi mi ritrovo a incespicare nei miei stessi ricordi, nel turbinio di una storia che non so se sarò in grado di cambiare.» Chi parla è Ruth, un angelo custode. Il particolare sorprendente è che Ruth è l’angelo custode di se stessa. Da viva si chiamava Margot Delacroix. Dopo la sua morte violenta, avvolta nel mistero, Margot è diventata Ruth e ha ora il compito di guidare una se stessa più giovane, che ha ancora tutta la vita davanti, che ha ancora tutte le scelte possibili, anche quelle giuste stavolta. Ma il destino si può cambiare?


E’ invece uscito il 13 settembre, edito da Sperling & Kupfer, “Eternity” primo volume della trilogia YA (Young-adult ) urban fantasy e gotica, Vampire Queen scritta dall’esordiente Rebecca Maizel.
Ancora una volta una storia di vampiri anche se vista attraverso un’ottica particolare e con un rovesciamento piuttosto interessante di quelle che sono le solite trame del genere.
Trama:
Lenah apre gli occhi dopo un lunghissimo sonno e si accorge di trovarsi immersa in uno squarcio di luce; crede dunque che la sua ora sia giunta. Perché in realtà è una potente e sanguinaria regina vampiro. Istintivamente grida il nome del suo amato Rhode, che la trasformò in vampiro cinque secoli prima, e lo vede seduto davanti a lei. Lui le rammenta l’antica promessa di riportarla in vita, e le dice di essere pronto a compiere il rituale magico. Ora Lenah ricorda tutto: il suo desiderio di tornare umana era stato più forte della paura. Ma ricorda anche che il rituale richiede una vita in cambio. Lenah è viva e sta per compiere sedici anni. Lenah inizia la sua nuova vita a Wickham: una casa, nuovi amici, ma anche la costante paura e certezza del ritorno della Congrega, il gruppo di vampiri che lei stessa aveva creato, i più potenti e crudeli, vissuti con lei fino al 1910 nella casa di Hathersage, in Inghilterra, con il compito di proteggerla e adorarla e con cui avrebbe avuto un legame magico e indissolubile. E quel legame col passato rischia di distruggere tutto ciò che di tenero e vitale Lenah ha appena cominciato a conoscere.

Si, l’autunno sta decisamente arrivando e con lui una miriade di novità. Non perdetevi la prossima esplorazione ;)

Chi non muore si rivede.


Lo so, lo so. E’ il solito filmetto americano con zombie, scene rallenty e naturalmente l’ormai onnipresente 3D.
Che ci posso fare? Mi piacciono anche i film così. Giusto per evadere. Giusto per immaginarmi a volteggiare senza peso scaricando fiumi di piombo incandescente addosso ai super cattivi di turno, sempre vestiti di nero e sempre perdenti. Non esistono mezze misure in queste pellicole. I confini sono tracciati e l’indecisione non è un’opzione praticabile. Qualche esplosione qui, qualche esplosione là, decapitazioni e spade katana che si sfilano in un nanosecondo. Alice è tornata. La Umbrella è tornata e il mondo non è più quello di un tempo.
In “Resident Evil:Afterlife” gli zombie sono ormai la specie dominante, Alice pensa solo a distruggere le roccaforti sotterranee in cui i leader della Umbrella continuano a nascondersi e a vivere indisturbati, mentre l’umanità è ridotta a pochissimi superstiti e ad una voce alla radio che offre protezione, cibo e, soprattutto, un rifugio libero dall’ormai famigerato virus T.
Arcadia, questo è il nome del luogo che promette salvezza. Quell’ Arcadia che già nel precedente film , Resident Evil Extinction, basato sulla popolare serie di videogiochi, diventava meta dei pochi sopravvissuti capitanati dalla battagliera Claire( Ali Larter già apprezzata in Heroes).
Alice (l’inossidabile Milla Jovovich), alla testa di una truppa di suoi cloni, riesce a smantellare ancora una volta una delle basi Umbrella. Purtroppo il super cattivo di turno (Shawn Roberts) riesce a fuggire e ad iniettarle una sorta di cura per il suo virus T mutato. Alice ora non è più super forte né super veloce. Niente più poteri telecinetici per lei. E così eccola a cercare la tanto mitizzata Arcadia, per poi finire assediata con altri sopravvissuti in una vecchia prigione. Ci saranno nuovi incontri (tra tutti l’ambiguo Chris (Wentworth Miller di Prison Break) e riunioni con vecchi amici, il tutto condito da combattimenti supercoreografati e secchiate di sangue.
Paul W.S. Anderson mette in scena il solito action-movie, senza curarlo più di tanto, ma portando avanti ancora una volta una saga a cui è difficile dire di no.

Se siete curiosi, beccatevi il trailer:

Nuovi Autori (3)


Cresce sempre più il consenso per questa rubrica. Continuo a ringraziare tutti i volenterosi e, soprattutto, talentuosi autori che mi hanno contattato per avere uno spazio in “Letto e Bloggato“. State tranquilli, tutti voi sarete accontentati, basta avere un pò di pazienza ;)
E ora passiamo all’autrice della settimana.
Cira Veneruso,giovane autrice partenopea, ci presenta “Kaarina Ever“, il suo libro d’esordio pubblicato tramite la Booksprint Edizioni.
Eccovi una breve sinossi del volume:
2035, Kuusamo (Finlandia), Leena vive in orfanotrofio da quando era poco più di una bambina. La tetra foresta che circonda la sua casa ed una vecchia canzone patriottica la condurranno ad un imprevedibile epilogo.
Kaarina Ever ʚϊɞ è la storia di una scelta, tra il bene e il male, la vita e la morte, che guiderà la protagonista alla scoperta di un passato ignoto e alla consapevolezza di dover affrontare un futuro già scritto.
Scopri anche tu il tetro e misterioso mondo delle farfalle dalle ali dorate.

Sono fortunata. Benchè questa rubrica sia nata da poco, continuano ad arrivarmi opere sempre più interessanti. E’ senza dubbio il caso di “Kaarina Ever”, un libro che incanta e commuove, che ti “costringe” ad arrivare alla fine. Un esordio folgorante, di una maturità e complessità che ti aspetteresti solo da un autore già navigato. Nonostante qualche imprecisione e qualche difficoltà nei dialoghi forse troppo schematizzati, questo romanzo riesce dove molti altri, magari tecnicamente perfetti, falliscono. Rende viva la storia. Una scrittura “umana” che coinvolge il lettore e lo fa piangere e ridere insieme ai vari personaggi, tratteggiati in istantanee di quieta normalità dove non appaiono mai forzati. Il tutto senza trascurare la trama, assolutamente ben congegnata, e l’ evolversi di un intrigante mistero che, fortunatamente, non cade nel solito facile ricorso al paranormale. L’originalità , il vivido affresco emozionale e l’insolita ambientazione fanno di Kaarina Ever un libro che difficilmente si può rimpiangere di aver letto.

E ora una breve intervista all’autrice:

Raccontaci qualcosa di te.
 
Non sono molto brava a parlare di me sinceramente … posso dire che sono una scrittrice che qualcuno potrebbe giudicare “anomala” in quanto la mia occupazione principale è studiare per diventare un ingegnere meccanico. Fin da piccolissima vivo di pane e motori. Fortunatamente però, i miei genitori, ed in particolar modo mio padre, mi hanno trasmesso la capacità di provare interesse per tutto quello che mi circonda, in primis per tutte le forme di arte, quindi oltre che per la scrittura e lettura, anche per la musica, la fotografia…
Sicuramente sono una ragazza particolare, una che non molla mai e Kaarina Ever ne è la prova, è una piccola, ma grande rivincita.

Come e quando ti sei avvicinata alla scrittura?
 
Praticamente scrivo da una vita. Ho iniziato a scrivere diari e brevi racconti già quando avevo otto anni e quando non scrivevo mi piaceva immaginare storie, personaggi, locations. Se c’è una cosa che non mi manca è la fantasia, anche se puntualmente la mescolo alla realtà. Prendo sempre spunto dagli innumerevoli libri che ho letto ed anche dai film che ho visto, dalle canzoni che ascolto … Mi piace scrivere per trasmettere un messaggio, un ideale, per intrappolare un ricordo, un’emozione …

Kaarina Ever ha un insolita ambientazione, la Finlandia. Da dove ti è nata l’idea , l’ ispirazione per quest’ opera?
 
Qualcuno ha criticato la scelta della Finlandia dicendo che è un paese poco noto a noi italiani e menzionando luoghi comuni poco appropriati. La mia passione per la Finlandia scaturisce da quella per i motori.  Per quest’opera avevo bisogno di un luogo che potesse essere misterioso, soprattutto freddo, ma allo stesso tempo incantevole per i paesaggi e la Finlandia era decisamente perfetta! In più non nego che era mia ferma volontà far finalmente conoscere ed apprezzare questo paese, guardando ai suoi difetti, ma anche ai suoi pregi. Spero di esserci riuscita.

Moravia si autodisciplinava scrivendo ogni giorno. Quale è stata la tua metodologia di lavoro durante la scrittura di Kaarina Ever?

Kaarina Ever è stato scritto in tre mesi. Ho cominciato a scriverlo nel mese di agosto del 2009, poi l’ho dovuto interrompere per seguire i corsi universitari e l’ho ripreso a fine novembre. Il 9 gennaio del 2010 era finito e pronto per essere stampato. Durante la pausa, comunque, continuavo a cercare informazioni e prendere nota di ciò che volevo scrivere … soprattutto ho sempre cercato di immaginare le vicende che andavo a descrivere, perchè pensavo che se fossi riuscita a vederle, anche i miei lettori ci sarebbero riusciti. Scriverlo è stata davvero la cosa più semplice di questo mondo.

Quali generi di libri ti affascinano e quali sono gli autori a cui sei più affezionata?
 
Mi affascinano i thriller e i romanzi classici. Adoro Isabelle Allende ed Emily Bronte. Con le loro opere mi hanno letteralmente stregata. Comunque in generale adoro leggere tutto, scelgo i libri non tanto in base all’autore, ma alla trama e al disegno di copertina. E se nella trama c’è del thriller, allora il libro sarà sicuramente mio.

Visto l’ eccellente risultato ottenuto con Kaarina Ever, continuerai la tua avventura con la scrittura? Ci sono nuovi progetti in preparazione?

Sicuramente continuerò. Ho in preparazione un paio di progetti, in primis il seguito di Kaarina Ever, poi un romanzo ambientato in un luogo visitato quest’estate, che pochi conoscono, ma non vi dirò qual’ è, e poi mi piacerebbe riuscire a completare un racconto iniziato cinque anni fa e che non sono più riuscita a portare a termine.
E se volete leggere gratuitamente i primi 3 capitoli di Kaarina Ever potete andare QUI
Intanto godetevi il book-trailer:

Anormali normalità


Già ai tempi di Twin Peaks avevamo capito che spesso le accoglienti e linde cittadine possono nascondere oscuri e terribili segreti. Ce ne dà conferma “Happy Town” il nuovo mistery drama , creato da Josh Appelbaum,Andre Nemec e Scott Rosemberg, prodotto dall’americana ABC e in onda in Italia, tutti i lunedì in prima serata, su Sky Fox.
Per colpa di un’errata scelta di programmazione, il telefilm in patria non ha ottenuto il successo sperato (tanto da far decidere alla rete di mandare in onda gli ultimi due episodi solo sul web), un vero peccato visto che i primi due episodi mi sono piaciuti parecchio.
A Haplin, piccola cittadina in Minnesota, tutto sembra andare nel migliore dei modi. Il grande panificio, che sparge ovunque un delizioso profumo di pane appena sfornato, va a gonfie vele. Lo sceriffo (M.C.Gainey), aiutato dal suo vice nonché figlio (Geoff Stults, già visto in October Road e Settimo cielo) , tiene a bada il crimine (praticamente inesistente) e da ben 5 anni “l’uomo magico”, colui che ogni anno per sette anni è stato responsabile della sparizione di onesti cittadini di Haplin, sembra essersi dileguato. Che importa se alcuni cittadini chiedono ancora giustizia per i loro cari scomparsi? La città ha deciso di dimenticare. Peccato che all’improvviso, in una baracca sul lago ghiacciato, venga rinvenuto il corpo massacrato del guardone del paese. Peccato che lo sceriffo decida proprio in quel momento di impazzire e di tagliarsi ad accettate una mano. Peccato che suo figlio sia costretto, dalla ricca proprietaria del panificio e di buona parte del paese, a prendere il posto del padre. Peccato che riesca a scoprire chi è l’ assasino del guardone. Peccato che risulti essere il suo migliore amico (convinto che il guardone fosse l’uomo magico). Peccato che lui decida di proteggerlo. Eh si, per Haplin o Happy Town come viene carinamente chiamata dai suoi abitanti, non si prospettano tempi facili. Nel delirio lo sceriffo dichiara che l’uomo magico tornerà dato che è stato versato del sangue e l’arrivo in città di una ragazza ,Henley (Lauren German) che non è chi dice di essere e che nasconde sulla spalla il marchio (un punto interrogativo sormontato da un’aureola) dell’uomo magico sembra dargli ragione. Chi è veramente la giovane? E il misterioso proprietario del negozio di memorabilia cinematografiche (Sam Neill) perchè la aiuta? Perchè un uomo che si presente al vicesceriffo come un poliziotto arrivato da fuori per aiutare a risolvere il caso del guardone ucciso, ha drogato e abbandonato una ragazza del luogo nel covo dei 3 fratelli delinquenti del paese? Ma, sopratutto, chi è l’uomo magico?
Enigmi su enigmi che, tra martelli rituali con caproni incisi e aquile che si schiantano impensabilmente sui parabrezza delle macchine, sarà difficile risolvere.
Se siete curiosi eccovi un bel trailer:

Nuovi Autori (2)

Eccoci al secondo appuntamento con “Letto e Bloggato”. Ringrazio tutti gli autori che mi stanno contattando. Non credevo che sareste stati in tanti!!
Felicissima del successo dell’iniziativa, passo ora a presentarvi un altro giovane scrittore.

Stefano Pìtino, milanese, classe 1980, è uscito in libreria col suo primo romanzo “Strokes” edito da ZONA Editrice .
Ecco una breve sinossi del libro:

Tre stanze bianche. Vuote. Senza via d’uscita: una dimensione parallela. È il regno di un maestoso Orologio a pendolo nero: la Morte.
È qui che l’Orologio ha trasportato dodici ragazzi. C’è chi non crede più nell’Amore e chi lo sta cercando. Chi usa il denaro e chi la forza. Chi crede troppo in se stesso e chi per nulla. Chi usa la testa e chi il cuore.
Allo scoccare di ogni ora uno di loro è convocato dinanzi all’Orologio. È messo di fronte al suo vero io. Ha una sola possibilità di salvarsi: trovare l’unica chiave che batte la Morte.
È una frenetica lotta contro il tempo. Un confronto. Uno scontro. Un vortice di azioni incalzanti e vertiginosi colpi di scena. Un susseguirsi di tentativi di fuga, avventure, lotte, flirt.
Ma soprattutto una grande favola d’amore, un sogno, una magia, un inno alla speranza e alla vita, alla luce dell’Amore che vince le tenebre.

Cercare di incasellare in un particolare genere (thriller, noir, fantasy) questo libro ne svilirebbe la natura complessa e la forza immaginifica. Poliedrico come il suo autore (che è regista, drammaturgo, animatore, scrittore), “Strokes” arpiona il lettore componendo, riga dopo riga, un mosaico di sentimenti e un ritratto intenso e impietoso della nostra società. Davanti alla grande “livella” tutto si svela, le maschere cadono e così le ipocrisie di cui ci facciamo forti. Emotivamente generosa, questa “favola noir morale”, ricca di simboli e allegorie, grazie alla scelta dell’autore di gestire il libro come un copione (condizione che potrebbe intimidire,a torto, alcuni lettori) e di ambientare il tutto in un microcosmo asettico, pone in primo piano l’essere umano e il mistero che cela. Giocando su questa immediatezza, eliminando ogni filtro che si possa creare tra i personaggi e il lettore, “Strokes” si trasforma in un libro “visivo” sulla ricerca di sé. Il tutto utilizzando personaggi evoluti da topoi narrativi già esplorati in letteratura. Ritmi serrati, tensioni quasi mai stemperate e poetici passaggi carichi di lirismo culminano in un finale/non finale che lascia sorpresi e pieni di speranza. Un buon esordio narrativo, di potente originalità.

E ora una breve intervista all’autore:

Da dove ti è nata l’ idea, l’ ispirazione per “Strokes”?
 
“Strokes”, nasce e si basa sul binomio dell’antichità classica Eros e Thanatos, Amore e Morte, ripreso da me in una chiave moderna, attuale e surreale. E’ una sfida tra la Morte, nelle sembianze di un maestoso orologio a pendolo nero, e 12 ragazzi, metafora di tutta la nostra società e delle varie sfaccettature della vita. È uno scontro al potere dilagante e devastante del “Nero”, del “Nulla”, che distrugge sogni e speranze, che spezza la Vita.  Ed è un grande inno ai sogni, alla magia e alla favola del Vero Amore, come forza superiore, come luce accecante e colorata, che penetra nel buio della Tenebra. Mai smettere di sognare, di credere, di sperare, di amare, di volare. Non c’è luce al mondo se c’è buio in se stessi. Quando smettiamo di fare ciò, il “Nulla”, il “Nero” atrofizza le nostre ali, penetra nelle nostre anime, nei nostri cuori “uccidendoci” sempre di più, proprio come l’Orologio a pendolo nero, la “Morte”, uccide i 12 ragazzi. Il Vero Amore è per sempre ed ha il potere di ridare all’Arcobaleno quei colori che ogni giorno la vita deruba, facendoci sprofondare nell’abisso. Mai rinunciare alla fantasia, al sogno, alla favola. Mai fermarsi. Nessuno può fermare chi ama davvero.
 
 
Scrittore, drammaturgo, modello ,animatore, come si sono combinati i tuoi talenti per creare quest’ opera?
 
Ho cercato solo di dare il meglio di me stesso, impegnandomi al massimo, come sono solito fare nella mia vita. Non importa poi la vittoria o il successo, l’importante è fare una cosa, qualunque cosa, mettendoci dentro il cuore e l’anima, dando tutto, credendoci fino in fondo, sempre e comunque. Questo è già essere vincitori. L’importante, ripeto, è crederci. Non c’è luce al mondo se c’è buio in se stessi.
 
Tanti personaggi, tanti caratteri e “maschere”. Chi di loro ti somiglia di più o sono tutti una parte di te? E’ un caso che Stefan (e il nome non mi sembra una coincidenza), colui che da tutto per amore, sia uno scrittore come te?
 
Indubbiamente ho molto in comune con Stefan, scrittore romantico disilluso, che crede ancora segretamente alle favole ed ai sogni ed aspetta la sua Virgy per viverli insieme a lei e trovare quel Vero Amore che è la chiave di tutto nella vita. Comunque in tutti i personaggi c’è qualcosa di me. Ognuno di loro… è una parte di me. Ho preso 12  aspetti del mio carattere, 12 sfaccettature della mia anima ed ho costruito attorno ad ognuno di esse un personaggio, “umanizzandolo”, dandogli vita, sogni, desideri, emozioni e sensazioni.
 
Cosa hai pensato quando hai riletto per la prima volta “Strokes”?
 
“Spero veramente che possa entrare nel cuore di qualcuno, che possa accendere anche una piccola candela, che possa far ritornare la voglia di amare e sognare.”
 
Tu hai una solida formazione di base (corsi di scrittura creativa, drammaturgia e sceneggiatura), quale è, secondo te, l’ aspetto più importante della scrittura ?
 
Credo che la cosa sia duplice. Avere un’ottima preparazione manualistico-teorica, dunque conoscere bene le regole e le leggi che sono alla base della narrazione, tripartizione in 3 atti, arco di trasformazione del personaggio, obiettivi, conflitto, climax, risoluzione, personaggi di contorno etc. E dall’altra parte, allo stesso tempo, liberare ogni catena alla propria fantasia, lasciarsi andare, scrivere con l’anima… e con il cuore.
 
A cosa stai lavorando ora? Che progetti hai per il futuro?
 
Io lavoro sempre per il teatro, insegno drammaturgia, scrittura creativa e regia e scrivo e dirigo spettacoli teatrali. Allo stesso tempo sto già buttando giù diverse idee interessanti per il mio prossimo libro. Credo che presto ne sentirai parlare…
 
Lasciaci con una citazione da “Strokes”
 
“Oltre il candore delle nuvole… volare. Dove nient’altro c’è. Perduto nel sogno… insieme con te.”

Per i curiosoni, eccovi il Book-Trailer del libro:

E se non vi basta potete andare qui.

Ora vi saluto e vi do appuntamento al prossimo autore ospite di “Letto e Bloggato”.

E ricordate che se siete autori esordienti appena pubblicati e volete partecipare a questa iniziativa basta contattarmi. A presto!

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