Archive for Maggio, 2011

Tutto è iniziato da una X


A quanto pare la X difficilmente stanca. Prima i fumetti, poi i cartoon, dopo la trilogia classica versione film (X-Men, X-Men 2, X-Men – Conflitto finale) e ancora il prequel dedicato a Wolverine. Insomma, un gran bel pacchetto di storie e superpoteri. E ora, dall’ 8 Giugno in tutti i cinema, ecco arrivare X-Men l’inizio, nuovo prequel, questa volta dedicato al racconto di come i primi mutanti si siano incontrati e poi divisi.
Alla regia di X-Men L’inizio, pellicola targata Marvel e prodotta dalla 20th Century Fox nata da un’idea di Bryan Singer e sceneggiato da Jane Goldman, Ashley Miller, Zack Stentz e Jamie Moss, troviamo Matthew Vaughn, mentre nel cast ci sono James McAvoy, Michael Fassbender, January Jones, Jennifer Lawrence, Kevin Bacon, Rose Byrne, Jason Fleming e Nicholas Hoult.
Ma andiamo con ordine… Prima di tutto la storia:
Prima che il mondo conoscesse l’esistenza dei mutanti e che Charles Xavier (James McAvoy) e Erik Lensherr (Michael Fassbender) prendessero i nomi di Professor X e Magneto, vediamo due giovani ragazzi che scoprono i loro poteri per la prima volta. I due, che diventeranno nemici giurati, sono amici che lavorano insieme con altri mutanti (alcuni già conosciuti al pubblico, altri nuovi) per fermare l’Armageddon. Ma in questo percorso, tra di loro nasce un contrasto, che scatena l’eterna guerra tra la Confraternita di Magneto e gli X-Men del Professor X.
Notizie un pò scarne, non è vero? Sembra che, per sapere altro, non ci resti che goderci il film…Ma visto che sono buona ;) eccovi qualche altra notiziola:
nel film appariranno anche storici characters della saga tipo Hank McCoy / Bestia (Nicholas Hoult ), un ex scienziato che si è trasformato in un mutante dall’aspetto terrificante che però ha un cuore d’oro; Sean Cassidy / Banshee (Caleb Landry Jones) un mutante irlandese che ha l’abilità di emettere un urlo sonico; Raven Darkholme / Mistica (Jennifer Lawrence), la pericolosa mutante mutaforma; Sebastian Shaw (Kevin Bacon), il leader di una società segreta chiamata Hellfire Club che vuole impadronirsi del mondo; Armando Munoz / Darwin (Edi Gathegi), un mutante con il potere di “evolvere a reazione” che gli permette di adattarsi a qualsiasi situazione o ambiente; Azazel (Jason Flemyng ), il padre di Nightcrawler che ha l’abilità di teletraportarsi; la scienziata Moira MacTaggert (Rose Byrne), un’autorità sulla mutazione genetica e la donna di cui è innamorato Xavier; l’uomo in nero (Oliver Platt), un non-mutante; Emma Frost / White Queen (January Jones), una mutante telepate che può trasformare in diamante il suo corpo ed è un membro dell’Hellfire Club; Angel Salvadore (Zoe Kravitz), un mutante dall’aspetto simile ad un insetto; Alex Smmers / Havok (Lucas Till), il fratello di Ciclope che ha l’abilità di assorbire colpi d’energia; Janos Quested / Riptide (Álex González), un mutante con l’abilità di girare il suo corpo ad altissima velocità.
Non vi basta?!?! E allora eccovi il trailerBuona Visione!

Letto e Bloggato: L’imbroglio dell’anima


Bentornati ad un nuovo e atteso appuntamento con l’ormai sempre più richiesta rubrica Letto e Bloggato. Questa settimana incontriamo Debora De Lorenzi che ci propone il suo secondo romanzo (dopo “Maledetto Libero Arbitrio” edito da Statale 11) intitolato “L’imbroglio dell’anima” ed edito dalla casa editrice Butterfly Edizioni.

Sul Libro:
Un’antica profezia introduce alla lettura di questo romanzo in stile fantasy.
La narratrice, Charlotte Mcdonnell, un’affascinante giovane Irlandese, si trova proiettata in Italia, ai giorni nostri, senza riuscire a ricordare nulla del suo passato, se non immagini e sensazioni di luoghi tremendamente affascinanti.
Strani ed inspiegabili eventi caratterizzano la sua attuale esistenza, così come innumerevoli misteri, convincendola a rifiutare la parvenza di “normalità” che le viene imposta, e decidere di ritrovare se stessa e la sua storia. L’Irlanda è la chiave, il punto di partenza da cui lanciarsi a capofitto verso un mirabolante ed inimmaginabile destino. Il ritmo è incalzante, la storia appassionante e avvincente, dove l’intrecciarsi di eventi e personaggi unici e misteriosi coinvolge ed emoziona.

La mia opinione:
Molti pensano che il fantasy italiano non osi abbastanza, che si sia arenato sui soliti cliché del genere, in una brutta imitazione dei miti già usurati che il mercato internazionale continua a sfornare. Che si parli di angeli, demoni, vampiri, licantropi, mutaforma o quant’altro, il continuo afflusso di opere non sempre di qualità pone ormai il lettore di fronte alla necessità obbligata di una scelta severa dei libri che meglio riescono a esprimere il genere. A parer mio, comunque, se di passi indietro si può parlare, è ancora più importante dare fiducia alla capacità immaginifica di tanti giovani autori e invogliarli a esplorare nuovi orizzonti o almeno a trattare argomenti già rodati spostando un po’ più avanti quei paletti che hanno confinato, fino ad ora, il genere. Debora De Lorenzi, con il suo “L’imbroglio dell’anima” s’immerge nei registri della narrativa fantastica, già esplorata da Anne Rice con la sua trilogia dedicata alla streghe Mayfair, arricchendo la narrazione di nuove e diverse texture. Strato su strato, in un insieme ricco ed vibrante di straordinarie figure femminili, di personaggi irresistibilmente intriganti e di convincente spessore, l’autrice tesse una trama non innovativa, ma così ben narrata e calibrata da rendere la lettura del libro un viaggio completamente diverso da quello che ti aspetteresti. I cambi di ritmo, di prospettiva, di voce narrante, danno respiro e vigore ad una tensione narrativa onesta e vitale che non scade mai nell’inerzia o nella mediocrità dell’esigenza di un facile lieto fine. “L’imbroglio dell’anima” raccontando la magia, gli antichi riti di comunione con la natura, le tematiche familiari e,soprattutto, riproponendo la figura femminile nella sua antica veste misterica e sacerdotale, riesce a trascinare il lettore in un’ avventura che vale sicuramente la pena di essere letta. Un fantasy italiano al passo coi tempi che ci permette di amare il genere senza buonismi o sotterranei sensi di colpa.

E ora l’intervista all’autrice

Parlaci un po’ di te.
Caspita, rischio di annoiarvi! ah ah ah
A parte gli scherzi, non c’è molto da dire: conduco una vita essenzialmente tranquilla, sono molto amata e decisamente molto innamorata: di mio marito, dei miei figli, degli amici… ma parliamo del libro…
 
Qual è stata la genesi de “L’imbroglio dell’anima”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo?
Diversamente da Maledetto libero arbitrio, per il quale avevo già una traccia di storia, L’imbroglio dell’anima è nato da un’ insieme di sensazioni. Una mattina, mentre mi trovavo ”fisicamente” bloccata nel traffico, nel tentativo di entrare in città, mi sono lasciata distrarre da un boschetto alla mia destra… E’ bastato uno sguardo e un milione di domande ed impressioni si sono impossessate di me senza lasciarmi speranza… Appena raggiunto il mio Pc, ho trasportato su carta le mie percezioni: è così che è “nato” Damien, e da lui il resto del libro.
 
Confesso di aver sviluppato un’insana passione per i tuoi personaggi. Vividi e così ben caratterizzati da sembrare pronti a balzare fuori dalla pagina. Da dove nasce la tua ispirazione nel crearli? Sono del tutto frutto di fantasia, hanno connotazioni autobiografiche o magari la loro genesi si deve all’osservazione di persone reali?
Grazie, mi fa davvero piacere sentirlo. I personaggi sono nati per caso, nel corso della narrazione senza alcuna premeditazione, anche se a posteriori mi sono resa conto che una certa attinenza con la realtà che mi circonda c’è. Soprattutto per quanto riguarda Blaine, (anche io ho la fortuna di avere una NONNA il cui nome merita le maiuscole, anche se non è una strega…) e Sofia che ”abbraccia” fisicamente e caratterialmente quel che più apprezzo di  due tra le mie amiche più care…
 
Questo è il tuo secondo romanzo, dopo “Maledetto Libero Arbitrio”, e si può classificare, come il precedente, come fantasy. Una tua scelta consapevole di genere o ti sei limitata a seguire l’ispirazione?
Questa è una domanda che mi sono sentita rivolgere spesso ultimamente, “perchè il genere fantasy ?”
Non c’è un motivo, né una scelta preventiva. Io inizio a scrivere e poi quel che ne esce sorprende anche me! Evidentemente ho un animo fantasy.
 
Trovi che ci siano differenze, se si quali, tra il fantasy “nostrano” e quello americano che ha invaso e continua a spopolare, riempiendo i cataloghi delle maggiori case editrici italiane, dopo la “bomba” Twilight?
Qualche differenza effettivamente c’è…
“Twilight” e “New moon” mi sono piaciuti, ho trovato la scrittura della Meyers decisamente scorrevole ed emozionante. E di solito è quello che cerco in un libro fantasy: non grossi paroloni ma EMOZIONI.
Ho letto parecchi altri libri ”di genere” americani, ma a parte “L’Ora delle streghe” di Anne Rice, e la Saga dei Vampiri della Hamilton, nessuno mi ha particolarmente intrigato: per la maggior parte un tantino stereotipati, rivolti ad un lettore più giovane rispetto ai miei criteri di apprezzamento. Per quanto riguarda gli scrittori Fantasy italiani ho letto e apprezzato  soltanto Buggio e Tarenzi per ora. Hanno quel “sapore” Gotico che io preferisco allo stile americano.
 
Che cosa fai di solito quando scrivi? Segui un processo speciale? Alcuni “riti”, tecniche o luoghi ti conciliano meglio il processo creativo?
Isolamento e musica di solito, anche se sono il tipo che riesce ad estraniarsi anche in una folla! ah ah ah Ma per il resto nessun rito e nessuna tecnica. Quando sento la necessità di scrivere lo faccio, a getto. Poi abbandono riprendo e rileggo e riscrivo migliaia di volte. Difficilmente il concetto da cui sono partita sopravvive… ma è servito per iniziare ed ha il suo valore per me.
 
Quali sono i tuoi autori feticcio, quelli che ami leggere e rileggere? E qual è il libro (o i libri) senza il quale non andresti da nessuna parte?
Shakespeare è il mio autore preferito in assoluto, l’unico che di tanto in tanto vado a rileggere perché adoro quel modo di esprimersi, tipico del tardo 500′ , ma tra gli autori moderni adoro la Allende, Cohelo e Zafon, la Fallaci, la Maraini… inoltre non giro mai senza il libro di turno nella borsa.  Appena ne ho la possibilità mi metto a leggere (in attesa negli uffici pubblici, in treno… e quando non scrivo: la notte)
Un libro dal quale non potrei mai separarmi è il Vangelo. Al di là della fede che è insindacabile ed indiscutibile per ognuno, trovo in Gesù una buona guida per quanto mi riguarda.
 
Raymond Chandler, in alcune sue lettere, affermava :”Tre leggi per scrivere a mio uso:non seguire alcun consiglio, non mostrare mai il lavoro svolto, evitare i critici.” E tu quali tre leggi forgeresti a tuo uso?
Durante la prima stesura direi tutti e tre. Detesto essere influenzata o distratta o criticata durante il primo getto d’ inchiostro. Poi, quando la traccia della storia ha preso vita, allora mi affido ad un paio di persone che stimo, le cui critiche e gli eventuali consigli, sono importanti. Il confronto per me è necessario prima dell’ impatto con il lettore.
 
Domanda che ogni lettore si porrà dopo aver letto il tuo libro: avrà un seguito? Visto il finale piuttosto aperto, avremo occasione di ritrovare
Charlotte, Damien e Manuel?

No, nessun seguito. Io non amo le saghe, detesto dover attendere un anno per leggere il continuo di una storia, non voglio sottoporre i miei lettori allo stesso tormento. Il finale effettivamente è piuttosto aperto, ma le parole di Damien ad un certo punto del libro, sono molto indicative sulle possibilità… ed io sono di natura positiva…
 
Stai lavorando ad altri progetti attualmente? C’è qualche novità in arrivo?
Sto producendo scorie a volontà con il mio terzo romanzo “Un fiore d’ ombra”… ah ah ah 
L’ avevo terminato un paio di mesi fa, e così l’ avevo abbandonato per iniziare un nuovo lavoro… ma nel corso d’ opera mi sono venuti in mente un paio di stravolgimenti… e così lo sto ancora manipolando oltre ad aver riscritto interamente l’ inizio e la fine… ma sostanzialmente ci siamo.

E per questa volta è tutto ^__^ Vi lascio con il Booktrailer del libro ;)
Auguro a tutti una Buona Lettura e non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato! ;)

Ruggiti a Bangkok


Dopo una notte dimenticabile e dimenticata nella città del peccato per eccellenza, la sfavillante Las Vegas, i nostri cari cuccioloni già più che sbronzi in “Una notte da Leoni si ritrovano ancora una volta sul pavimento, appena svegli, con un mal di testa da record e la solita amnesia post addio al celibato. E dire che l’idea era di festeggiare morigeratamente con una sola bottiglia di birra, qualche marshmallow e un coreografico quanto innocuo falò sulla spiaggia. E invece eccoli di nuovo nei guai! Due anni dopo la tigre rinchiusa nel bagno di una suite semi-distrutta, l’incontro con un improbabile gangster cinese gay imprigionato nel bagagliaio dell’auto e la visita di Mike Tyson, i nostri “leoni”, primo tra tutti il mite Stu (Ed Helms), futuro sposo di una ragazza del luogo, si ritrovano ancora una volta a dover fare i conti con un addio al celibato finito male.
Tenendo conto che Doug (Justin Bartha) ha smaltito l’esperienza e vive tranquillo con sua moglie, Phil (Bradley Cooper) ha avuto un altro figlio, Alan (Zach Galifianakis) continua a vivere con i suoi genitori e ad essere preda delle sue simpatiche paranoie e che nessuno di loro vorrebbe ripetere l’esperienza di Las Vegas, potete immaginare cosa pensano i nostri eroi a risvegliarsi rintronati sul pavimento sporco di una baracca,con il fratello della sposa sparito e una scimmia spacciatrice svenuta di fianco.
Un altro divertente disastro annunciato, un’altra folle notte da ricostruire e un amico da ritrovare. In Una notte da leoni 2 (che debutta oggi, 25 Maggio, nelle sale italiane) la formula vincente e già collaudata da Todd Phillips (questa volte oltre che regista anche co-sceneggiatore) non cambia e speriamo che i risultati siano come i precedenti; tante risate e situazioni indimenticabili…A questo proposito, la scimmietta mi pare promettente, voi che ne dite? ^_^

Viaggi Temporali


Visto che oggi è la festa del libro e che il motto del giorno è “Se mi vuoi bene, regalami un libro” eccovi alcuni suggerimenti riguardanti un genere di cui non ho ancora trattato, ma che ultimamente ha iniziato ad intrigarmi parecchio.
Tutto è iniziato con la mia solita esplorazione del web alla ricerca disperata di qualche avventura interessante da gustarmi. E’ così che sono approdata a “Lost in Austen“, serie televisiva britannica in 4 episodi del 2008 (inedita, purtroppo, in Italia…se però volete ugualmente gustarvela con tanto di sottotitoli potete andare QUI). La serie parla della passione di una giovane londinese per il classico “Orgoglio e Pregiudizio” di Jane Austen. Questo suo amore viscerale per le atmosfere e i costumi dell’epoca farà si che un giorno nel suo bagno approdi proprio quella testarda Elizabeth Bennet di cui tante volte ha letto. Ingannata dal personaggio del libro, la moderna ragazza si ritroverà a vivere come ospite in casa Bennet e, contro ogni trama prestabilita, a far innamorare di se l’orgoglioso e sfuggente lord Darcy.
Ho amato così tanto questa serie da iniziare ad apprezzare i tanti romanzi che trattano l’epoca regency (dal 1790 al 1830 circa) e anche quei pochi che ricalcano in qualche modo il viaggio nel tempo.
Fortunatamente sono riuscita a scovare un libro che sembra quasi la costola della già citata serie britannica che ha dato il via a tutto. Sperando di invogliare anche voi all’esplorazione di nuovi orizzonti eccovi quello che ho scovato:


è in libreria In viaggio con Jane Austen (Rude Awakenings of a Jane Austen Addict, 2009), edito dalla Sperling & Kupfer della scrittrice Laurie Viera Rigler.
Il libro racconta di Jane Mansfield, nobildonna che vive in Inghilterra nell’anno 1813 e che mal sopporta tutte le rigide regole e convenzioni in vigore nel suo tempo e nel suo ambiente.
Un giorno, scoperto il tradimento del fidanzato e in preda a un comprensibile turbamento, monta a cavallo per una galoppata furiosa. Cade rovinosamente a terra e al suo risveglio, sorpresa, si ritrova in un ambiente totalmente estraneo, circondata da macchine strane e da persone vestite in maniera a dir poco eccentrica.
La mente di Jane Mansfield ha compiuto un balzo nel futuro e ora si trova nella Los Angeles del 21° secolo e nel corpo dell’americana Courtney. Risvegliandosi si trova tra due donne, vestite in maniera molto succinta, capelli tinti, che poco rispettosamente le danno del tu dichiarandosi sue amiche.
Alla povera protagonista non piaceva molto la sua epoca, però ora in fondo la rimpiange insieme alle precise regole che governavano il suo mondo; sarà una dura e difficile esperienza abituarsi a tutte le novità del nuovo secolo e chissà se riuscirà a tornare indietro.


Se l’idea di una nobildonna del 19° secolo catapultata ai giorni nostri vi intriga, vi farà piacere sapere che della stessa autrice è già uscito un altro libro, Shopping con Jane Austen, che ricalca (forse anche un pò troppo) il già citato “Lost in Austen” e che racconta, specularmente rispetto a In viaggio con Jane Austen, le avventure di Courtney, moderna ragazza londinese amante di Orgoglio e pregiudizio,
che crede di aver trovato nel fidanzato Frank il suo signor Darcy. Peccato che proprio il giorno prima delle nozze, Courtney sorprende Frank con un’altra donna e lo lascia. Disperata, la ragazza affoga il suo dolore nell’alcol e poi sprofonda in un sonno consolatorio. Quando si risveglia, non è più nella sua bella casa di Los Angeles nel XXI secolo, ma in una magione inglese di inizio Ottocento. Si ritrova così a vivere nel mondo di Jane Austen e a fare i conti con una realtà molto diversa da quella che si era immaginata…

Se però non amate Jane Austen e gli amori romantici alla regency non vi appassionano più di tanto, eccovi un ultimo suggerimento, sempre sulla falsa riga dei viaggi temporali e dei grandi romanzi:


Delirio di una notte di mezza estate, di David Safier, edito dalla Sperling & Kupfer,racconta le vicissitudini di un’insoddisfatta Bridget Jones contemporanea, la trentenne Rosa che, a un certo punto, dopo una disavventura amorosa e grazie all’opera di un sedicente mago, si ritrova catapultata nel corpo e nella mente (in complicatissima, “dialogante” e divertente condivisione) niente meno che di William Shakespeare, bloccata lì – in un arretrato, ma affascinante 16esimo secolo – finché non avrà capito cos’è il vero amore.
Tra ironia, dialoghi geniali e tanti colpi di scena, eccovi un libro che vi farà amare ancora di più il famoso bardo.

E per stuzzicarvi l’appetito eccovi un video di “Lost in Austen

Un reality pieno di…mordente


Mai del tutto spariti dai nostri cuori e, soprattutto, dalle nostre librerie, tornano a stuzzicarci i nostri immancabili succhiasangue. Prosegue, quindi, dopo l’esordio col fortunato e divertente “Come sposare un vampiro milionario” la saga urban fantasy ironica per adulti Love at Stake ,di Kerrelyn Sparks, con il secondo volume, sempre edito dalla Delos, “Vampiri & the city“.
Questa volta i due protagonisti della storia saranno la vampira Darcy e l’agente della CIA Austin, entrambi già incontrati nel libro precedente rispettivamente come: l’una appartenente all’ex harem vampirico di Roman (le cui concubine sono state gentilmente dimissionate dalla sua nuova compagna fissa Shanna) e l’altro come agente speciale dotato di una resistenza naturale alle malie vampiriche e membro del reparto speciale della CIA comandato dall’integralista padre di Shanna e dedicato al segreto (gli umani non sanno dei vampiri), quanto arbitrario, sterminio dei succhiasangue (Operazione Sorveglianza), senza distinzione tra vampiri buoni (che convivono con gli umani e bevono sangue sintetico) e vampiri cattivi (gli Inappagati/I Puri, che bramano la caccia e bevono dagli umani).
In “Vampiri & the city” seguiremo le avventure di Darcy, ex giornalista TV (prima della vampirizzazione) e ora vampira scontenta, che, dopo l’abbandono dell’harem, viene assunta presso la RDV, la televisione vampirica e che, per evitare il licenziamento, lancia l’idea di uno show, L’uomo più sexy della Terra.
A chi sarà dichiarato vincitore, tra i bellissimi partecipanti, andranno milioni di dollari e l’incasinato ex-harem di Roman (temporaneamente accampato presso il disperato Gregori). Darcy, però, decide di aggiungere un pò di pepe allo show includendo segretamente alcuni umani. Quale migliore occasione, per la cellula CIA anti-vampiri, di infiltrarsi tra i nemici?
E Austin, superfigo, sarà il prescelto, insieme a Garrett (ma alla CIA entrano solo i belli??!). Naturalmente e ben poco inaspettatamente, dovrei aggiungere, Austin rimane folgorato da Darcy che scambia per umana. Da qui partirà una serie di avvenimenti divertenti e molto hot (la Sparks non lesina sull’erotismo), con tanta azione (la minaccia degli Inappagati si farà di nuovo avanti) e investigazione (Austin indaga su Darcy e sulla sua sparizone di 4 anni prima, epoca della sua vampirizzazione) che, oltre a intaccare qualche equlibrio, porterà i due innamorati sulla strada dell’amore… [trama tratta da Booksblog]
Pur sguazzando ormai nel fantasy-soprannaturale, ammetto che titoli come questo, dove l’humor la fa da padrone, mi attraggano sempre più. In fondo prendere un pò in giro i cari e sempre super-belli vampiri non può che dare un pò di verve in più ad una categoria ormai sfruttata fino all’eccesso.
E speriamo che il libro mantenga le promesse ;)

Altre menti criminali


Dato che i criminali non finiscono mai, ecco arrivare sui nostri schermi Criminal Minds: Suspect Behaviour, lo spin-off del già rodato e seguitissimo Criminald Minds.
In onda dal 19 Maggio sul canale satellitare Fox Crime, la nuova serie, di cui abbiamo avuto una sorta di anteprima nell’episodio 18 della 5° stagione di Criminal Minds, racconta le vicende di una nuova squadra di profiler dell’Unità di Analisi Comportamentale dell’FBI, una delle cosiddette Red Cells, ovvero squadre di pronto intervento che operano al di fuori della burocrazia di Quantico, e che rispondono del loro operato soltanto al direttore del Bureau. Il capo della squadra Sam Cooper ( il premio Oscar Forest Whitaker) e i suoi uomini fanno affidamento su metodi d’indagine alternativi e controcorrente, e su tattiche d’azione decisamente aggressive, per scavalcare gli intoppi e le lungaggini che bloccano e rallentano le indagini tradizionali. Inoltre il team, a differenza della seria madre, lavora al di fuori delle strutture di Quantico, pur facendo affidamento sulle risorse tecnologiche e non (come l’aiuto sempre prezioso dell’esperta informatica dalla verve inconfondibile Penelope Garcia -Kirsten Vangsness, che rappresenta un elemento di continuità con l’originale, in quanto presente anche nella serie madre) del Bureau.
Il restante gruppo di profilers è composto da Mick Rawson (Matt Ryan), ex soldato speciale inglese; Jonathan Sims (Michael Kelly), poliziotto condannato per aver ucciso un molestatore di bambini, unitosi al gruppo dopo aver scontato la pena; Beth Griffith (Janeane Garofalo), new entry del team, e Gina La Salle (Beau Garrett), agente con un ottimo spirito di osservazione.
La serie, composta da 13 episodi, è creata da Chris Mundy ed Ed Bernero, si prospetta più incentrata sui caratteri carismatici dei personaggi e sulle loro particolarità della serie madre.
Per toglierci ogni curiosità non ci resta che aspettare il 19 Maggio e intanto goderci un bel Promo ;)

Dei gran bei diavoli!


In un periodo di stanca, in cui mi ritrovo a non aver voglia di leggere quasi nulla (si, lo so! Ha dell’incredibile! ;) ), sono comunque irresistibilmente attratta da tutte le novità che presto faranno bella mostra di se nella vetrina del mio libraio di fiducia.
Tra queste, in uscita il 19 Maggio per la Fanucci, il tanto atteso “Danza con il Diavolo“, quarto capitolo della seguitissima serie “Dark Hunter” della scrittrice americana Sherrilyn Kenyon.
La serie, incentrata sulle avventure di un gruppo di Cacciatori oscuri, i Dark Hunters appunto, avrà questa volta come protagonista il ferocissimo e instabile Zarek, già introdotto nel romanzo precedente “L’abbraccio della notte“.
Prima di svelarvi la trama di questo nuovo libro vorrei però cercare di spiegare, almeno in parte, la vastissimo e particolareggiato Dark-Universe della Kenyon.
I cosiddetti “cacciatori oscuri” non sono altro che antichi guerrieri ( e per antichi intendo veri pezzi di antiquariato tipo greci, spartani, celti e perfino un atlantideo) che hanno venduto la loro anima alla Dea greca Artemide per un unico atto di vendetta. Ora sono condannati all’eterna giovinezza (che schifo eh!?!), a vivere nell’oscurità e a proteggere l’umanità dai Daimons, detti anche Gli Apolliti , membri di una razza maledetta dal Dio Apollo, che non possono vivere alla luce del Sole, devono nutrirsi di altro sangue apollita, e che, all’età di ventisette anni, muoiono di una morta lenta e dolorosa a meno che non decidano di trasformarsi in Daimon e inizino a succhiare anime dai poveri e indifesi umani.
Naturalmente esistono anche altri tipi di guerrieri e alleati dei nostri Dark Hunters, tipo i Dream-Hunters: Dei del sonno che furono maledetti dagli dei greci e che per questo non possono provare emozioni. Oppure i Were hunters che originalmente facevano parte del popolo degli Apolliti, ma il cui DNA si è fortuitamente unito a quello di alcuni animali, facendone dei mutaforma ora in guerra fra loro.
Complicato, vero?
Tranquilli, non scoraggiatevi subito. La serie Dark Hunter, anche se un pò affollata di personaggi e sotto-trame, merita sicuramente più di una visitina e forse potreste iniziare proprio dando un’occhiata a Danza con il Diavolo.
Eccovi la trama del libro:
Zarek è il più pericoloso di tutti i Cacciatori oscuri: in grado di eseguire perfettamente gli ordini ed è considerato violento e folle dai suoi compagni. Ha trascorso gli ultimi novecento anni in esilio in Alaska – prigioniero e isolato in mezzo al nulla e incapace di sopportare il sole senza ardere vivo –, e anche per un Dark Hunters abituato al peggio questa, come punizione, non è niente male. Liberato dal suo esilio per combattere i demoni che infestano New Orleans, con la sua cattiva condotta Zarek porta all’esasperazione Artemide, la dea che lo ha creato, che decide di averne avuto abbastanza di lui. Archeron, il leader dei Cacciatori oscuri, convince Artemide a concedere un giusto processo a Zarek prima di condannarlo: sarà Astrid, una ninfa nota per la sua crudeltà, a giudicarlo. E mentre Astrid lotta per mantenere la sua imparzialità di fronte alla crescente attrazione per Zarek – sospettoso, scontroso e rude, ma anche profondamente ferito –Artemide ha già inviato un carnefice per giustiziare il ribelle. Il giorno del verdetto si avvicina e Artemide è pronta a tutto pur di portare a termine la sua vendetta, anche se questo può voler dire distruggere il mondo intero.
Se covate una passione segreta per gli antieroi tormentati e cupi, direi che Zarek ha buone chance di rubarvi il cuore, quindi…Buona Lettura! ;)

Non più umani, troppo umani


Che si tratti della serie inglese del 2009 o di quella made in USA del 2011 (da mercoledì 11 maggio alle ore 21.50 in onda su AXN Sci-Fi, canale 133 di Sky) il succo resta lo stesso: un vampiro, licantropo e un fantasma che convivono in cerca della loro, perduta, normalita…O meglio, umanità.
Ammetto di non aver ancora dato uno sguardo alla serie inglese che, a quanto ho sentito, è veramente bella. Per ora mi sono concentrata su quella americana e, ingenuità a parte (tipiche dei serial incentrati un pò troppo sul soprannaturale), Being Human non si presenta troppo male. Al di là dei soliti intrighi tra vampiri, delle difficoltà di un mannaro che vive in città e che deve trasformarsi una volta al mese, e di una ragazza fantasma che non vuole “andare verso la luce”, il telefilm parla soprattutto dell’anelito alla normalità che un gruppo di creature straordinarie continua inesorabilmente a sentire e cercare.
Mentre chiunque di noi farebbe carte false per tramutarsi in un bel vampiro immortale o in un fortissimo licantropo (ammetto un pò meno in un fantasma ;) ) questi tre “anormali” vorrebbero tanto vivere delle vite comuni e noiose.
L’erba del vicino è sempre più verde? Probabile, ma non per questo quel prato resta meno desiderabile ;)
Il cast di Being Human è composto da giovani attori già noti al piccolo schermo: Sam Witwer (Smallville, Battlestar Galactica) interpreta Aidan (il vampiro), Meaghan Rath (The Assistants) nei panni di Sally, Sam Huntington (Cavemen, Superman Returns) in Josh (il licantropo), e Mark Pellegrino (Lost, Supernatural) in Bishop.
Quindi, se volete gustarvi una storia che parla di vera amicizia, che si rivela più forte d’incompatibilità apparentemente insormontabili e delle difficoltà che i giovani vivono nella loro quotidianità: la discriminazione, il bisogno di farsi accettare, la convivenza, l’amore, l’amicizia, le prime esperienze, la lotta contro se stessi e contro il male, con l’aggravante che per i tre protagonisti “essere umani” è davvero difficile, questo è il telefilm che fa per voi!

E, giusto per invogliarvi un pò, eccovi un bel trailer:

Letto e Bloggato: Il rifugio


Giusto per omaggiare in qualche modo l’apertura del Salone Internazionale del Libro di Torino, eccomi a presentarvi un nuovo appuntamento con la rubrica Letto e Bloggato.
Questa settimana incontriamo Linda Bertasi, già ospite di questo spazio con il suo “Destino di un amore“, che ci propone il suo secondo romanzo “Il rifugio” edito da La Caravella Editrice.

Sul Libro:
Possono vite diverse incontrarsi e confondersi al punto da somigliarsi, nella medesima esperienza di sofferenza e di felicità? Dimensioni temporali opposte che tornano a viaggiare sulla stessa frequenza, quasi a beffare una realtà già scontata e rivista. Con l’autentica possibilità di cambiamento e di riscatto. Anna e Mary, nelle confidenze di una soffitta chiusa al mondo, quasi a scambiarsi comparse e impegni in un vissuto ancora da decidere.
Un romanzo al confine tra il sogno e il reale, tra mistero e rivelazione.

La mia opinione:
Contro l’abuso del soprannaturale ( vampiri che sbucano da ogni angolo, branchi di licantropi e creature mitologiche redivive), contro cervellotiche dissertazioni intimiste e conseguente deriva nell’oscuro regno della non-trama, Linda Bertasi oppone con “Il Rifugio” un romanzo in cui ghost-story, sentimento e avventura arrivano a coabitare armoniosamente.
Senza scadere nella tipica e quasi asettica rivisitazione dell’ormai usurata storia di fantasmi all’inglese, scarna di ogni emotività superflua, ne “ Il Rifugio” ci troviamo immersi in un racconto dove presente e passato si intrecciano inesorabilmente e dove il destino oppone un netto rifiuto alla razionalità. Giocando abilmente sull’orlo del confine tra romanzo sentimentale e paranormal, l’autrice consegna al lettore diversi livelli di lettura e personaggi (anche secondari) dalla invidiabile caratterizzazione. Con una prosa sofistica e allo stesso tempo semplice, la Bertasi suscita nel lettore un’insopprimibile partecipazione e lo invoglia ad “abitare”, come fa la protagonista, le memorie di un passato pieno di misteri e terribili tradimenti, al punto da ritrovarsi a vivere quei personaggi(che non sembrano più solo intessuti di parole stampate), ad accompagnarli nelle loro scoperte e a sostenerli nei loro dubbi . Un libro dalla trama certamente interessante e ben calibrata, in cui la tensione non scema mai del tutto se non nel salvifico finale. Perso l’alone fragile e ingenuo che caratterizza solo gli esordi, Linda Bertasi si conferma, con questa sua seconda opera, una scrittrice da tenere sicuramente d’occhio.

E ora l’intervista all’autrice (trovate quella precedente QUI):

Qual’ è stata la genesi de “Il Rifugio”? Qual’ è stato l’input che ha dato il via alla creazione del romanzo?
Una canzone. Precisamente la canzone ‘Ti voglio bene’ di Tiziano Ferro. Può sembrare assurdo, ma ricordo che la davano alla radio e, nonostante l’avessi già sentita un migliaio volte, ha creato un immagine nella mia mente, precisamente la frase’ quante principesse hai rinchiuso nel castello’. Da lì è iniziata.

Come ci preannunciavi nella precedente intervista, questo tuo secondo romanzo, Il Rifugio, si discosta abbastanza nel genere dal tuo precedente “Destino di un amore” e in comune rimane solo il protagonista occulto ma onnipresente; l’ amore. Perché questa scelta di cambiare genere? E’ stata una decisione consapevole o , semplicemente, non potevi fare a meno di narrare questa storia così particolare?
Come ricorderai dalla precedente intervista, mi sono avvicinata al mondo della letteratura con le opere di Jane Austen. Ho sempre amato il diciannovesimo secolo. Le storie di Conti, Duchesse, l’amor cortese. La mia vera natura è questa, è il 1800. In realtà credo sia questo il romanzo che più mi rappresenta, pur avendolo intriso un po’ di contemporaneo. Ho sempre amato scrivere di dame e cavalieri, di un tempo e di un’epoca a me più congeniali.

A differenza del tuo primo romanzo “Destino di un amore” ne il “Rifugio” hanno basilare importanza per la narrazione concetti come la reincarnazione, la natura delle anime gemelle e il soprannaturale in generale. Hai trovato difficoltà nella ricerca di fonti che trattassero l’ argomento o la ricerca si è rivelata più facile e interessante del previsto?
La ricerca è stata molto lunga e approfondita, trattando temi sì delicati e non sempre facili. E’ stato un percorso molto interessante, coinvolgente, ho scoperto un mondo nuovo, affascinante, trascinante.

Come vivi l’ inflazione di urban fantasy e paranormal romance che sta invadendo l’Italia in questa era post-Twilight?
Personalmente, credo che non scriverò mai una storia di vampiri o di streghe. Non perchè non ami questo genere di storie, tutt’altro, ma non sono competente in materia e, come dico sempre, è meglio scrivere di ciò che si ama e si conosce, piuttosto che addentrarsi in campi ostici solo per il gusto di creare un prodotto commerciale, per di più già visto e rivisto.

Qual’ è la tua destinazione di narratrice? Lo scopo ultimo del tuo lavoro, così come lo concepisci? Insomma, perché scrivi e continuerai a farlo?
Scrivo perchè non potrei immaginare la mia vita senza farlo. Nei miei scritti posso esprimere me stessa senza freni, senza remore. Poche cose al mondo possono darti una simile ebbrezza e appagamento, almeno nel mio caso. Mi piace scandagliare l’animo umano nelle sue mille sfacettature, sono convinta che non esista il bianco o il nero ma molteplici variazioni di grigio come i miei personaggi. Non ci sono buoni o cattivi, solo esperienze di vita che ne modificano il carattere e incontri che possono contribuire ad una seppur minima redenzione.

Altri progetti in cantiere di cui puoi darci qualche anticipazione?
Qualche idea, ma niente di definito. Di sicuro continuerò a parlare d’amore e di libri e chissà che entrambi non siano il soggetto per il mio nuovo scritto.

E anche per questa volta è tutto ^__^
Auguro a tutti una Buona Lettura, vi raccomando di partecipare al Giveaway del sito e non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato! ;)

O capitano! Mio Capitano!


No, decisamente non se ne può fare a meno…O, semplicemente, io non ci riesco. Non posso proprio dire di no al ritorno del pirata più sconclusionato, barcollante, geniale e combinaguai, detto anche Capitano (ci tiene parecchio al titolo ;) ) Jack Sparrow (il mitico e sempre bravissimo Johnny Depp) .
Dopo averci deliziato con un tesoro maledetto (Pirati dei Caraibi-La maledizione della prima luna), un bel faccia a faccia con un affettuoso Cracken (Pirati dei Caraibi- La maledizione del forziere fantasma) e un acceso scambio di opinioni con un se stesso moltiplicato e un’ostinata nocciolina (Pirati dei Caraibi- Ai Confini del mondo) , il nostro Jack dovrà ora fare i conti la mitica fonte dell’eterna giovinezza (e sembra che Deep l’abbia davvero trovata, visto come si presenta) e con il pirata cattivone per eccelenza, il terribile Barbanera( Ian Mcshane).
Pirati dei Caraibi- Oltre i confini del mare porta non poche novità ad una saga che ormai ha fatto storia; prima tra tutte l’abbandono di Orlando Bloom, Keira Knightley e Gore Verbinski, regista dei primi tre film, a favore del nuovo Rob Marshall (Chicago, Nine…Che vogliano far cantare e ballare il nostro Johnny?!?), per non parlare del fatto che ritroviamo il nostro Jack, per la prima volta, non in mare o su qualche isola (con la sua fidata bottiglia di Rum), ma, niente di meno, che in piena Londra.
Grande attesa, poi, per la relazione amore-odio che vedrà il nostro Jack alle prese con un’antica e mai spenta fiamma, tale Angelica (la caliente Penelope Cruz), macchiavellica figlia del già citato nuovo villain del film, Barbanera.
Insomma per Jack si prennunciano le solite assurde avventure, ma è così che piace a lui e a noi. Non ci resta che sbarcare ai cinema il 18 Maggio e goderci il ritorno del nostro Capitano preferito ;)

E ora beccatevi il trailer:

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