Archive for Gennaio, 2012

Spiegare le ali

Sulla mia scrivania ormai sommersa da un quadruplo strato di libri, cartelle e cartacce devo assolutamente trovare lo spazio per “La carezza del buio di Nalini Singh, edito dalla Nord, disponibile in libreria a partire dal 2 Febbraio.
Per chi ha apprezzato “Il profumo del sangue“, libro con cui la Singh ha esordito in Italia e primo della pluripremiata serie paranormal romance Guild Hunter, questo secondo volume è certamente imperdibile.
Avevamo lasciato la bella e ribelle Elena Devereaux, cacciatrice di vampiri professionista, quasi morta per le ferite riportate nella lotta contro l’oscuro arcangelo ribelle Uram.
Sì, perché in un mondo governato dagli angeli, esseri sovrannaturali potenti e bellissimi, chi abbandona la retta via deve essere ridotto all’impotenza e così Elena si era ritrovata ingaggiata dall’arcangelo Raphael e coinvolta, suo malgrado, in una lotta contro potenze superiori alle forze di qualunque mortale. Ma Elena aveva trovato in se risorse insperate, prima tra tutte l’amore, ricambiato, per Raphael. “La carezza del buiodovrebbe riannodare fili lasciati in sospeso, e gettare uno sguardo nuovo su ciò che significa avere fra le mani un potere difficile da controllare. Perché anche Elena, adesso, è un angelo. Tanti gli interrogativi a cui si dovrà far fronte tipo:
come farà Elena a conciliare la sua nuova natura con la sua missione di cacciatrice? E soprattutto, si può lottare contro chi si ama e ci ha donato nuova vita?
Trama:
Dopo essere rimasta in coma per quasi un anno, Elena Deveraux si risveglia con un bellissimo paio di ali blu: un miracolo reso possibile dall’amore di Raphael, che l’ha trasformata in un angelo. Pur essendo diventata immortale, Elena non ha perso la capacità di fiutare la brama di sangue e non vede l’ora di tornare a dare la caccia ai vampiri ribelli. Tuttavia deve ancora imparare a volare e a controllare i suoi nuovi, straordinari poteri, perciò Raphael l’accompagna al Rifugio, il luogo in cui vengono addestrati gli angeli bambini. Ma persino quell’oasi di pace e serenità viene sconvolta da una serie di sventure: all’inizio si tratta solo di scherzi crudeli e piccoli furti, ma poi tutto cambia: un ragazzino viene rapito e un altro viene brutalmente aggredito e ferito con un coltello regolamentare da cacciatore di vampiri. Elena capisce subito che qualcuno vuole incastrarla e decide d’indagare per smascherare il vero colpevole ed evitare che Raphael dia credito alle voci che circolano nel Rifugio. Se si convincesse di essere stato ingannato dalla donna che ama, infatti, l’arcangelo non esiterebbe a condannarla alla tortura eterna…

Impensabile perderselo! Resta solo il dilemma di quando trovare un pò di tempo per goderselo ;)

Adrenalina a mille

A quanto pare anche per le spie è difficile andare in pensione. Ne sa qualcosa il nostro Ethan Hunt (Tom Cruise) che aveva annunciato le sue dimissioni dall’IMF al termine del terzo capitolo della saga. Motivo? Aveva deciso di accasarsi, non senza qualche problema logistico condito da inseguimenti, rapimenti e pallottole vaganti, con la bella Julia (Michelle Monaghan). Da stasera però con “Mission: impossible- Protocollo fantasma” , in tutte le sale cinematografiche, ritroviamo il nostro eroe senza paura e che non soffre assolutamente di vertigini (questa volta invece di passare le vacanze scalando pareti rocciose si diletta “solo” ad arrampicarsi sul grattacielo più alto del mondo) di nuovo catapultato nel vivo dell’eterno gioco di spie quando la sua agenzia viene accusata di aver fatto saltare in aria niente di meno che il Cremlino. Il governo americano viene quindi costretto a rendere inoperativa l’IMF e ad attivare il cosìdetto “protocollo fantasma”: ultima risorsa secondo la quale tutti gli agenti sono rimossi dalle loro cariche e costretti ad agire senza copertura…Se falliscono non possono contare su nessuno e finirebbero accusati di alto tradimento.
Ethan deve quindi scoprire chi c’è veramente dietro l’attentato in Russia e può fare affidamento solo su una squadra di colleghi, che non si è scelto e che deve addestrare, tra cui: il geek Benji Dunn (un effervescente Simon Pegg che torna con un ruolo più corposo rispetto a quello interpretato nello scorso capitolo della saga), l’ambiguo Brandt (Jeremy Renner già apprezzato in The Hurt Locker) e la seducente Paula Patton che interpreta Jane Certer.
Da sottolineare la presenza del bravo Michael Nyqvist (protagonista della serie Millenium versione svedese) qui alle prese con un ruolo a dir poco luciferino e la regia affidata all’insospettabile Brad Bird conosciuto fino ad ora “solo” come regista da Oscar di pellicole animate come Ratatouille e Gli Incredibili.
Se siete fan delle spy story tutte intrighi, adrenalina e tradimenti impossibile lasciarsi sfuggire questo nuovo film sempre più impossibile ;)

E ora godetevi un bel trailer:

Letto e Bloggato: Sogni tra i fiori

Ebbene si, Letto e Bloggato è ancora qui. La famigerata “pausa” che ci siamo presi riguarda solo l’invio alla redazione di nuove adesioni. Ci sono arrivati così tanti libri da leggere e da farvi conoscere che passerà qualche tempo prima di riuscire a metterci in pari ;) Voi autori dovrete portare pazienza, mentre per i fortunati lettori del blog non cambierà nulla. Gli appuntamenti con Letto e Bloggato non si fermeranno, tranquilli ^_^
Questa settimana parliamo di “Sogni tra i fiori” libro d’esordio di Mariagrazia Buonauro, edito dalla CSA Editrice.

Sinossi del libro:
Laura, una donna dolce e riflessiva, dopo aver cavalcato la tempesta per la fine di un amore e la vendita della casa, recupera la gioia di vivere. Quando la sua vita prende un nuovo corso, canta la sua storia che narra d’amore, magia, sogni e speranze in uno stile immaginifico e vibrante che tocca le corde più intime del cuore.

La mia opinione:
Definirei “Sogni tra i fiori” un romanzo contemporaneo dall’anima antica, una commistione particolare tra una storia d’amore e di vita. Una narrazione tutta al femminile, distillata prima al gelo della disillusione, poi al tepore delle piccole serenità. Servendosi di una struttura linguistica riccamente barocca, straripante di minuziose descrizioni, di ben riusciti siparietti colloquiali e a volte con un pizzico di troppo di manierismo, l’autrice scolpisce una trama semplice in cui qualunque lettore può riconoscere qualcosa di sè e del suo vissuto profondo.
Sentimenti, eventi, scelte si dipanano placidamente, forse troppo, in un confronto in cui identità geografica ed esistenziale si evolvono di pari passo.
Un romanzo d’esordio che, seppur viziato da qualche ridondanza, non cela il generoso impegno dell’autrice a condividere e comunicare la forza e la dolcezza della sua visione: la speranza che tutto possa cambiare in meglio e che l’amore vinca sempre.

E ora l’intervista all’autrice:

Innanzitutto che ne diresti di parlarci un po’ di te? È da molto che scrivi? Come hai iniziato?
Ciao, Barbara e grazie. Mi fa molto piacere essere ospitata nel tuo blog e sono onorata di rispondere alle tue domande. Ecco, adesso, parlo un po’ di me. Vivo a Marigliano, in provincia di Napoli e insegno Materie letterarie alle scuole superiori. Amo la scrittura, la lettura, la musica, i viaggi, il giardinaggio, gli animali, soprattutto i gatti, e l’arte in generale. Sono una donna moderna, molto socievole e aperta a tutte le novità.
Scrivere rappresenta per me un hobby che risale ai tempi lontani della scuola media, quando mi piaceva mettere sulla carta le idee, le riflessioni e i progetti da realizzare; ho sempre tenuto un diario personale, poi ho scritto poesie e racconti brevi che non ho non ho mai avuto l’arroganza di pubblicare. Quegli anni sono stati come una palestra di allenamento per me.
“Sogni tra i fiori” è la mia prima fatica letteraria che, una volta terminata, mi è sembrata adatta per essere pubblicata e presentata al pubblico dei lettori.
La mia passione per la scrittura viene da quella per i libri. Sono sempre stata un’assidua lettrice, ho trascorso tutta l’adolescenza a leggere, divorare romanzi, anche perché, a quell’età, avevo più tempo per me stessa. In seguito, gli impegni personali e professionali hanno preso molto delle mie energie, ma non ho mai smesso di leggere, ho dovuto solo rallentare un po’ il ritmo.

Qual è stata la genesi di “Sogni tra i fiori”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo?
Mi hanno ispirato il mio mondo, le persone che conosco, alcuni film e libri che mi avevano colpito e l’immagine che, un giorno, è nata nella mia mente di questa donna dolce e romantica. Era una storia che mi stava a cuore e che volevo raccontare, mettendo sulla carta i personaggi creati con la fantasia. Avevo alcune idee e queste, dopo un ragionevole periodo d’incubazione, hanno preso forma, per cui, quando ho cominciato a rielaborarle, ho sentito impellente il bisogno di scrivere l’intera vicenda che si è snodata con naturalezza un po’ per volta.

Parliamo del titolo suggestivo, quasi agreste, del tuo libro. Perché questa scelta?
Laura ama le piante, i fiori e i profumi della campagna. Lì, nella pace e tranquillità della sua nuova casa immersa nel verde, nutre, accarezza e intende realizzare i suoi sogni.

In “Sogni tra i fiori” racconti di un amore romantico, quieto e maturo che “vince” su un sentimento fatto di passione irresponsabile. Una scelta atipica visto che di solito, nei romanzi, accade l’esatto contrario. Ce la vuoi spiegare?
Penso che l’amore turbolento, sconvolgente, la passione folle, non duri a lungo e fa soffrire, mentre l’amore quieto, compassato, regali serenità, pace, sicurezza e stabilità al rapporto di coppia.

Per Tabucchi “sono i luoghi a chiamarci, a sceglierci” ed è impossibile leggendo “Sogni tra i fiori” non accorgersi dell’amore che hai per la tua terra d’origine. Com’è stato poterla descrivere nel tuo libro?
La mia terra la porto nel cuore e mi sento molto legata alle mie radici. Amo la Campania, dove vivo ed esercito la mia professione. Sono cresciuta nella provincia di Napoli che è molto simile a quella descritta nel libro, dove sono ritratti i miei ricordi, le esperienze e la mia gente. È stato facile scrivere delle cose che conosco. Penso che potrei trasferirmi anche in capo al mondo, ma so benissimo che sentirei sempre la mancanza e la nostalgia dei miei luoghi.

“Sogni tra i fiori” è il tuo primo romanzo. Vuoi raccontarci qualcosa dei passi che hai dovuto fare per vederlo finalmente pubblicato? È stato tutto come ti aspettavi? In base alla tua esperienza, qual é lo stato di salute dell’editoria italiana?

“Sogni tra i fiori”è il mio romanzo d’esordio. Terminata la stesura, il vero problema è stato trovare un editore che lo pubblicasse. In questa ricerca, non mi aspettavo tante difficoltà da affrontare, diverse porte sbattute in faccia, moltissime delusioni. Dopo varie e mail inviate e un mucchio di telefonate fatte agli editori, ho firmato il contratto che più mi soddisfaceva. A essere onesta, devo dire che non penso bene dell’editoria italiana, perché mi è sembrato un mondo impervio, disonesto e assai difficile da esplorare. Innanzitutto, non mi piacciono gli editori che pubblicano grazie ai contributi degli autori e non distribuiscono i libri, inoltre, condanno pure le case editrici blasonate che non prendono assolutamente in considerazione gli autori esordienti, che, anzi, scansano come fossero degli appestati, e pubblicano solo autori già noti e affermati, anche se i loro libri sono mediocri e scadenti.

Che tipo di scrittrice sei? Tra istinto e ragione quale sponda ti attrae di più?
Devo dire che mi attraggono entrambe. Io amo scrivere anche poesie e nelle composizioni in versi sono più emotiva, più sciolta e istintiva. Nello scritto in prosa devo un po’ frenare l’impulsività, cercando di essere più razionale perché l’opera deve essere compresa, ma non per questo trascuro l’esigenza, per me importantissima, di usare parole che destano la meraviglia, lo sconvolgimento, l’emozione nel lettore. Lo scrittore non deve tralasciare la sfera emotiva che è di fondamentale importanza per arrivare al cuore dei lettori.

Quali scrittori o quali libri annovereresti tra le tue “guide” al buon scrivere? Che cosa hanno cambiato o risvegliato in te?
Ho amato e apprezzato i classici della letteratura italiana e straniera, ma io sono una lettrice onnivora che assapora tutto, poesie, saggi e romanzi di autori appartenenti a qualsiasi genere e a qualunque epoca. Tutti i libri che ho letto mi hanno lasciato qualcosa, un pensiero, una frase, un’idea e la mia narrativa è costruita su uno stile personale che è sicuramente la sintesi e il mosaico degli stili di tutti gli autori che ho letto e riletto appassionatamente.

Stai lavorando ad altri progetti attualmente? C’e’ qualche novità in arrivo?

Sì, sto scrivendo il mio secondo romanzo, ma non posso dare anticipazioni sulla trama. Scrivo ogni giorno e ci sto mettendo davvero l’anima, perché la storia mi ha preso e non riesco a lasciarla. Inoltre, ho delle idee anche per il terzo libro e penso che continuerò su questa strada, cercando di migliorare, quanto più è possibile, la mia scrittura.

E anche per questa volta è tutto ;)
Ringraziando gli infaticabili autori per la pazienza e, naturalmente, tutti voi fedeli lettori del blog e della rubrica, vi saluto, auguro a tutti una Buona Lettura e vi raccomando di non perdere il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato! ;)

Una famiglia…magica!

Quando lessi “L’emporio degli incanti” di Tanya Huff (già apprezzata per la saga urban fantasy-investigativa incentrata su Vicky Nelson, da cui è stata tratta la serie tv Blood Ties) ne rimasi incantata. La storia, icentrata principalmente sulle avventure di Alysha “Allie” Gale che, ereditato il negozio di chincaglierie della nonna (per nulla morta ma piuttosto “introvabile”), si ritrovava ad avere a che fare con stregoni malvagi, draghi in grado di tramutarsi in uomini e creature soprannaturali di ogni tipo, non poteva che attrarre ogni lettore di fantasy/urban fantasy degno di questo nome. Se poi si pensa che, alla trama già piuttosto complicata, l’autrice aveva deciso di aggiungere la famiglia Gale (matriarcale crogioco di magia in cui gli uomini se troppo potenti vengono ridotti all’impotenza o impazziscono),introducendo zie potentissime, paurose, dominatrici, immoralmente manipolatrici,piuttosto vivaci e decise a piegare chiunque al loro volere, pare comprensibile che arrivata alla fine del libro mi sia rammaricata che non ce ne fosse un seguito…Giusto per “conoscere” meglio questa stramba e potente famiglia. ^_^
Ora sono lietissima di informarvi che il mio desiderio è stato esaudito e che a fine Gennaio uscirà grazie alla Delos, nella sua collana Odissea Streghe, “Potere Selvaggio” seguito (ma anche no, visto che i due libri si possono leggere l’uno indipendentemente dall’altro) de “L’emporio degli incanti”.
Questa volta la trama si concentra sulla cugina Charlotte “Charlie” Gale che, benchè dotata come le altre donne della famiglia del Potere Selvaggio, non lo ha mai esercitato perché la sua unica ambizione è quella di suonare in un complesso di Rock Celtico.
Decisa a stare il più lontano possibile dalle ingombranti zie, Charlie organizza un tour col suo gruppo musicale, da Calgary, dove vive la famiglia Gale, alla Nuova Scotia. Mossa a pietà dalle evidenti difficoltà che il povero adolescente Jack, ibrido drago/stregone che abbiamo conosciuto nel precedente libro, trova nel vivere in una casa piena di donne invadenti di ogni età, carattere e potere, Charlie decide di portarlo con se e di fagli assaggiare un pò di vita vera.
Capita, però, che la ragazza di un membro del gruppo sia una selkie, una creatura mitologica che, come le leggende irlandesi, scozzesi e islandesi narrano, può trasformarsi da foca a donna; se la pelle viene rubata la creatura è costretta a rimanere donna e lontana dalla sua vera casa, il mare. E, naturalmente, alla selkie in questione è stata proprio rubata la pelle. Da chi? Ma niente di meno che da un’altra Gale, Catherine Gale, che si è alleata a una compagnia petrolifera che vuole trivellare proprio in una zona in cui vivono le foche. Per contrastarla e così evitare il disastro ambientale, Charlottèè costretta a usare il suo Potere Selvaggio, ed imparare cosa significhi davvero essere una Gale.
Inutile dire che le cose si complicheranno all’inverosimile e che vedremo comparire creature soprannaturali d’ogni tipo (selkie, brownie, draghi, goblin, Dei… altri membri della famiglia Gale) che si mescoleranno/scontreranno con direttrici e funzionari d’azienda, politici, musicisti, ambientalisti e porteranno avanti storie di spionaggio industriale, gare di musica, percorsi di formazione, romance e avventure d’ogni tipo, umano e magico. [Trama tratta in parte da Bookblog]
Un libro che non posso assolutamente lasciarmi scappare ;)

Oscure vocazioni

Perché negarlo? Ci è mancato. La mano sinistra di Dio (che è anche il titolo del libro di Jeff Lindsay da cui è stata tratta l’idea della serie) più famosa del piccolo schermo sta per tornare e nulla sarà più come prima.
Dal 26 Gennaio, sul canale satellitare Fox Crime, andranno in onda, in prima visione, le nuove puntate della sesta stagione diDexter
Avevamo lasciato il nostro “serial killer di serial killer”, nonché amorevole padre, fratello comprensivo e diligente dipendente del dipartimento di polizia di Miami, sereno ma un pò addolorato dalla partenza della tormentata Lumen (Julia Stiles) sua pupilla/amante.
Ora Dexter (Michael C.Hall) vede la sua vita, ok diciamo pure la sua doppia vita, tornare alla normalità. Di giorno è il solito competente tecnico ematologo, di notte, guidato dal suo onnipresente passeggero oscuro, va in caccia dei cattivi della città.
In questa sesta stagione, di svolta viste le premesse, Dexter, che vuole a tutti i costi non influenzare con la sua “oscurità” la vita del figlio Harrison, cerca di trovare qualcosa di positivo da trasmettergli e si ritrova a considerare…una scuola cattolica!
Nel frattempo alcuni efferati omicidi a sfondo religioso creano subbuglio nella Squadra omicidi di Miami che subirà diversi stravolgimenti.  La nostra Debra Morgan (Jennifer Carpenter), sorella adottiva di Dexter, infatti, si ritrova a succedere nel ruolo di tenente a LaGuerta (Lauren Vélez) dopo che quest’ultima, a suon di ricatti, riesce ad ottenere una più prestigiosa poltrona. Le indagini del nostro killer di fiducia, infine, si concentrano su 3 sospettati: il noto professore di storia religiosa Geller (Edward James Olmos), il suo allievo Travis (Colin Hanks), restauratore che lavora al dipartimento di antichità del Museo di Maimi, e Padre Sam (Mos Def), ex galeotto che ha trovato la sua missione di vita aiutando gli altri ex detenuti. Come al solito la corsa al vero colpevole, un folle che è convinto di poter evocare l’apocalisse tramite vari omicidi, vedrà un testa a testa tra il giustiziere solitario Dexter e i suoi ignari colleghi. Secondo voi chi arriverà prima?
Una sesta stagione, composta da 12 episodi, non molto amata dalla critica per la discutibile svolta religiosa del personaggio, ma che nel finale apre sicuramente nuove prospettive per i futuri sviluppi della settima stagione che si annuncia assolutamente da non perdere.

Vi lascio con un bel promo e un augurio di Buona Visione! ;)

Risveglio soprannaturale

Inutile dire che vedere contrapposti, in una lotta secolare, vampiri e licantropi è il sogno di ogni amante dell’horror/fantasy. Io, come avrà ormai capito chi segue il blog, non faccio eccezione e non mi sono persa una tappa della saga cinematografica di “Underworld, di cui potremo gustarci il 4 episodio al cinema a partire dal 20 Gennaio, fin dal suo primo capitolo nel lontano 2003.  Tra alti e bassi, eventi un pò sconclusionati, prequel e sequel non sempre riusciti, la battaglia tra i selvaggi Lycan e gli aristocratici vampiri non ha avuto pause.
In “Underworld: Il risveglioritroviamo la vampira ribelle Selene (Kate Beckinsale) tenuta prigioniera in una cella criogenica. Sono trascorsi quindici anni da quando Selene e il suo amore, Michael, un ibrido umano-Lycan, hanno sconfitto l’Anziano Marcus, ma da allora il genere umano ha scoperto l’esistenza sia dei Vampiri sia dei Lycan e ha scatenato una guerra senza quartiere per sterminarli. Selene (che nel secondo film Underwolrd Evolution, bevendo il sangue di Alexandre Corvinius, vampiro immortale, ha guadagnato nuovi poteri e soprattutto la possibilità di restare esposta alla luce del sole senza conseguenze), catturata durante il genocidio, si risveglia dopo oltre dieci anni e si ritrova prigioniera in un laboratorio di Antigen, una potente compagnia biotech impegnata a sviluppare un vaccino contro i virus che hanno creato Vampiri e Lycan. Mentre la vampira guerriera continuamente braccata, cerca di ricomporre i pezzi perduti della sua vita e salvare i resti delle due specie soprannaturali in via di estinzione, viene sorprendentemente a conoscenza del fatto di avere una figlia, Eve (India Eisley), ibrido come il padre tra vampiro e Lycan, che assomma i poteri di entrambi e che potrebbe essere quindi l’arma migliore contro gli umani.
Visto che il film vanta l’ormai immancabile 3D, due nuovi registi, gli svedesi Måns Mårlind e Björn Stein, parecchi nuovi personaggi e nuovi luoghi da esplorare (l’azione si sposta anche in superficie e di giorno visto che Selene ormai può resistere al sole), pare che questo nuovo capitolo della saga sarà da non perdere, almeno per noi aficionados. ;)

Se siete curiosi eccovi qualche bel trailer:

Una Londra magica

Questo Gennaio 2012 continua a stupire e a  farmi saccheggiare la mia libreria di fiducia praticamente ogni giorno. Inutile dire che i libri si stanno accumulando, anche grazie alle sempre più numerose adesioni a Letto e Bloggato, il mio portafoglio svuotando e che il mio librario appena mi vede va in brodo di giuggiole. Ma bando alle ciance e iniziamo con qualche interessante (spero) suggerimento per le letture di questo mese.  Il 25 uscirà, per la Rizzoli,  “Il circo della notte”, opera d’esordio di Erin Morgenstern. Libro attesissimo visto il successo che ha avuto all’estero (inoltre ne sono già stati opzionati i diritti cinematografici) Il circo della notte è un romanzo dalle atmosfere magiche e surreali che, benchè rientri nel famigerato genere YA (young adult), spicca per l’originalità dell’ambientazione (trascinerà noi lettori all’interno dei tendoni di un circo decisamente fuori dall’ordinario nell’Inghilterra di fine ‘800), il ritorno al tanto amato dai Potteriani tema della magia mescolato con una storia d’amore alla Romeo e Giulietta.

Londra, 1886: il circo compare all’improvviso, senza annunci. Gli spettacoli cominciano al calar della notte e finiscono all’alba, quando il cancello chiude i battenti e i tendoni bianchi e neri spariscono alla vista. È Le Cirque des Rêves, il circo dei sogni, seguito da un esercito di appassionati disposti a tutto per vedere le sue straordinarie attrazioni: acrobati volanti, contorsioniste, l’albero dei desideri, il giardino di ghiaccio… Ma dietro le quinte due maghi, da sempre rivali, si sfidano per mezzo di due giovani allievi, Celia e Marco, scelti e addestrati al solo scopo di stupire e umiliare l’avversario. Contro ogni regola e aspettativa, i due si scoprono irresistibilmente attratti l’uno dall’altra: il loro amore è una corrente di elettricità più forte di qualsiasi magia e minaccia di travolgere i piani dei loro maestri e di distruggere il delicato equilibrio di forze a cui il circo deve la sua stessa esistenza.

E visto che ci troviamo nella fumosa ma suggestiva Londra, perchè abbandonarla?
Altro interessante e “magico” libro tutto da esplorare, in uscita per la Fanucci il 19 Gennaio, è “I fiumi di Londra“, dell’inglese Ben Aaronovitch, primo volume di una serie che mira ad unire fantasy e investigazioni.
Protagonista della serie è Peter Grant, un aspirante agente del famigerato Metropolitan Police Service di Londra, che sembra avere solo due preoccupazioni: evitare la prospettiva di un noioso lavoro d’ufficio e ottenere i favori della spregiudicata Leslie May. Nel corso di un’inchiesta, Grant riesce a ottenere la testimonianza di una vittima, morta ma estremamente loquace, e a richiamare su di sé l’attenzione dell’enigmatico ispettore Nightingale, l’ultimo mago d’Inghilterra, a capo di un’unità segreta e a diventarne l’apprendista. Grant si troverà quindi impegnato a studiare magia, a far progredire i propri poteri e a indagare sui misteri di Londra che vanno oltre il naturale.
Naturalmente dovrà fare i conti con spettri vendicativi che portano alla morte (è il caso che dovrà trattare Grant in questo primo libro), vampiri, creature soprannaturali tipiche del folclore anglosassone e niente di meno che veri e propri Dei visto che i fiumi Tamigi & Figli hanno deciso di prendere forma umana.
Insomma, a quanto pare, le strade di Londra sono veramente magiche.
Se volete potete leggere le prime 26 pagine del romanzo andando QUI.

E con la prospettiva di questi due gioiellini tutti da leggere, vi lascio e mi fiondo a prenotarli ;)
Alla prossima!

Letto e Bloggato: Ti dipingo il mio colore addosso

Bentornati ad un nuovo e atteso appuntamento con l’ormai sempre più richiesta rubrica Letto e Bloggato. Questa settimana incontriamo Maria Stella Cingolo che ci propone, dopo la sua precedente raccolta poetica
Farfalle Bagnate di Sole (casa editrice Il Filo), il suo romanzo d’esordio “Ti dipingo il mio colore addosso” edito dalla casa editrice Butterfly Edizioni

Sinossi del libro:
Quando non sai cosa accade, chi sei. Puoi solo decidere di stare sul confine e provare a volare. Babsi e Viola. Dai messaggi su Facebook a quelli del cuore. Loro due, amiche per sempre.
“Se l’Amore doveva esistere in qualche modo e per forza davvero, allora era quello.
Non era né uomo né donna, non doveva possedere un inizio neppure una fine.
Ma aveva un colore.
Semplicemente era viola.”
Un racconto delicato, dolce, poetico, elegante ed intenso. Dove le parole sembrano dipingerti addosso un sogno.

La mia opinione:
E’ difficile incasellare in un genere questo romanzo “non romanzo” caratterizzato da una prosa lirica ai limiti del poetico. Declinando sulla pagina le incertezze, i dubbi, le fragilità e la forza delle due protagoniste, Maria Stella Cingolo trasporta il lettore nella vita di due giovani raccontandone l’amicizia e l’amore che diventano presto facce di una stessa medaglia.
Risaltano nella lettura le doti di eleganza linguistica dell’autrice che, con un uso attento e vario della prosa e alternando momenti di profonda sensibilità a dialoghi mancati, desideri inascoltati e affogati nel dubbio, è capace di “mostrare” sensazioni lievi e ardite allo stesso tempo.
Il lettore avverte, sin dalle prime righe, il desiderio di cogliere fino in fondo la personalità delle due protagoniste e il fatto che la struttura sincopata e complessa del libro freni in qualche modo una lettura veloce e distratta, aiuta ad esplorare meglio e più approfonditamente i due microcosmi femminili. Il risultato è un lavoro di atmosfera appassionato e carico di promesse. Un arioso progetto narrativo sicuramente di buon auspicio per opere future.

E ora l’intervista all’autrice:

Innanzitutto che ne diresti di parlarci un po’ di te? È da molto che scrivi? Come hai iniziato?

Io? Sono solo una incantatrice di api. Se voglio il miele canto e allora le api non mi pungono.
Non c’è una data precisa in cui ho iniziato a scrivere, diciamo che lo faccio e che mi piace. Mi piace scrivere molto più di parlare.

Qual è stata la genesi de “Ti dipingo il mio colore addosso”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo?
L’idea c’era nella mia testa da tanto tempo, avevo provato a scrivere la sceneggiatura di un cortometraggio. Avevo parlato di sesso furibondo e di droga. Il nome di una delle protagoniste, Babsi, non è scelto a caso: è il nome della più giovane ragazza morta di eroina a Berlino nel libro di Christiane F. Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino.
Soltanto due anni fa però la mia Babsi ha iniziato a raccontarsi davvero. Sentiva il bisogno di purezza. E la sua droga è diventata qualcos‘altro, una metafora di vita. Poi il cielo stellato in un posto fantastico con un‘amica speciale hanno trasformato tutta la rabbia in poesia. Ed è nato il libro.

L’accenno alle incantatrici di api che fai nella pagina riservata alla dediche mi ha incuriosita molto. Vuoi parlarci un po’ di loro?
È vero, ci si aspetta di trovarle nel racconto e invece queste incantatrici di api non arrivano mai. “Incantatrice di api” è il soprannome di Idgie, una delle protagoniste del film Pomodori Verdi Fritti alla Fermata del Treno. È un film che racconta una bellissima storia d’amicizia tra due donne. Idgie non la ferma nessuno, il suo canto ammalia le api, lei può rubare loro il miele. Io penso che nel mondo ci siano tante Idgie che amano con coraggio e purezza e a loro anche ho voluto dedicare la mia storia.

“Ti dipingo il mio colore addosso ”è un viaggio all’interno dell’amore, sulla necessità di amare e di sentirsi amati. Quanto è difficile raccontare l’amore?
Non penso sia difficile, possono farlo tutti, ma è vero, solo dopo averLo incontrato e non tutti purtroppo Lo incontrano. Ognuno Lo sperimenta in modo personale e unico e può raccontare solo il “suo qualcosa” di questo Immenso. Ognuno, se vuole, può essere goccia in questo Immenso. Poi Amore è anche un fiore, una viola per esempio. Così, anche a nominarla soltanto, abbiamo descritto l’Amore.

Babsi e Viola. So che gli scrittori di solito dicono di amare i personaggi che creano nello stesso identico modo, ma se dovessi dire qual è quello in cui ti riconosci maggiormente quale sarebbe? O hanno entrambe qualcosa di te?
È vero le amo entrambe, ma forse voglio più bene a Viola, perché lei ha il coraggio di amare senza volere nulla in cambio e perché riesce a salvare Babsi, a donarle di nuovo la vita, come fa una madre con sua figlia. Io non sono né Viola né Babsi ma sono entrambe, entrambe insieme appiccicate da un Bacio.

In quale momento della giornata ami scrivere? Scrivi di getto o preferisci rielaborare i tuoi lavori? Ci sono “riti”, tecniche o luoghi che ti conciliano meglio il processo creativo?
No no, nessun rito e tecnica, non sono quasi mai io che decido. Tante volte muoio dalla voglia di scrivere e non succede proprio niente. Quando invece arrivano le parole mi metto a scrivere al computer sul letto in camera mia. Se invece sono altrove o devo fare altro le conservo dentro o me le segno. Non scrivo mai di getto: ascolto, poi provo a rendere l’immagine che mi è venuta e se qualcosa “stona” ci ritorno su e la rielaboro. Cerco il suono. Ma a volte anche il suo contrario. E il colore. Vorrei non usare mai le parole solo per narrare dei fatti, vorrei somigliassero alla pittura. Non appena qualcosa spunta fuori cerco di lasciarle la freschezza della spontaneità ma mi impegno a donarle subito anche un bel vestitino.

“Ti dipingo il mio colore addosso” è il tuo primo romanzo dopo la raccolta di poesie “Farfalle Bagnate di Sole” . Com’è stato passare dalla poesia alla narrativa? Vuoi raccontarci qualcosa dei passi che hai dovuto fare per vedere finalmente pubblicato “Ti dipingo il mio colore addosso”?
Non è stato un passaggio traumatico perché in fondo anche questo libro è un po’ una poesia, soprattutto non racconto una storia con un intreccio sviluppato e una trama avvincente, né ho avuto bisogno di documentarmi e raccogliere materiale. È stato come scrivere poesia, ma più bello. Una lunga poesia a puntate. E io scompaio completamente davanti ai personaggi di questo libro, alla loro storia. La mia editrice Argeta ha reso tutto il resto semplice e naturale, lei è più unica che rara, come il suo nome.

A quali scrittori ti senti più vicina? Quali ti hanno ispirato e continuano a farlo e hanno contribuito maggiormente a formare il tuo stile?
Tanti scrittori mi sono piaciuti e mi piacciono, non riesco a farne un inventario o a sceglierli, anche perché ogni periodo della mia vita è caratterizzato dall‘amore per un libro in particolare o per un autore. Per esempio ho scoperto da poco Isabella Santacroce, e a lei ho anche dedicato il libro. Le mie protagoniste, rispetto alle sue, sono la risposta differente ad uno stesso bisogno ancestrale, quello di sentirsi amate e accettate.

Stai lavorando ad altri progetti attualmente? C’e’ qualche novita’ in arrivo?
Sì, sto scrivendo un‘altra storia. Ci saranno tre donne. Tre vite parallele che cercano, attraverso tre modi di reagire diversi, di affrontare lo stesso disagio (non anticipo quale). Non so di preciso dove mi porteranno le protagoniste, sicuramente a sognare. E spero che sognerete anche voi con loro. Grazie.

E anche per questa volta è tutto ;)
Ringraziando gli infaticabili autori che continuano a mandarci le loro opere e, naturalmente, tutti voi fedeli lettori del blog e della rubrica, vi saluto, auguro a tutti una Buona Lettura e vi raccomando di non perdere il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato! ;)

Tutto ma non Bond

Mi ci voleva proprio un bel film carico di suspence, misteri, giochi di specchi, atmosfere algide e spie. E questa volta non ci sarà nessun Bond e nessuna donnina procace pronta ad immolarsi all’altare del macho tutto “agitato non mescolato“. Le spie che “La talpa“, nei nostri cinema a partire da questo 13 Gennaio, ci fa conoscere sono quelle dell’Inghilterra degli anni Settanta in piena Guerra Fredda. George Smiley (Gary Oldman) è un ex agente del MI6 ormai in pensione, alle prese con la nuova vita fuori dai servizi segreti. Uomo anonimo in tutto e per tutto, capace di confondersi o meglio, come afferma la moglie scherzando, capace di adattare la sua temperatura corporea a quella della stanza in cui entra, Smiley viene informato da un agente caduto in disgrazia della presenza di una probabile infiltrazione sovietica nei servizi segreti inglesi, una talpa appunto, ed è quindi costretto a rientrare nel torbido mondo dello spionaggio. Incaricato di scoprire quale tra i suoi ex colleghi abbia deciso di tradire lui e il paese, Smiley si fa affinacare da un giovane talento dell’agenzia al di sopra di ogni sospetto (Benedict Cumberbatch, il giovane Sherlock Holmes dell’attuale serial inglese) e restringe la ricerca ad alcuni possibili sospetti: Tinker/Stagnaio (Toby Jones), Taylor/Sarto (Colin Firth), Soldier/Soldato (Ciaran Hinds) e Poor Man/ il Povero(David Dencik), nomi in codice dei possibili delatori.
Tratto dal celebre romanzo di John Le Carrè del 1974, “La talpaè un ottimo thriller diretto dal sempre eccellente Tomas Alfredson (già apprezzato per il suo suggestivo “Lasciami Entrare“). Pur risultando impossibile non citare la vecchia serie tv in cui Smiley era interpretato dall’immenso Alec Guinness, il film di Alfredson si discosta decisamente da quella visione, proponendoci una storia dove quello che viene celato, non detto, diventa più importante di quello che viene rivelato. Visivamente suggestivo, con le sue atmosfere fumose e male illuminate, il film mostra una delicatezza insospettabile visto l’argomento trattato. La talpa non è solo un film di spie. E’ la storia di persone che amano e soffrono senza mai poterlo esprimere in pieno, che si fidano e vengono tradite, che vivono e muiono in segreto.
Un esercizio di stile narrativo e visivo che non mi lascerò scappare ;)

E se siete curiosi, eccovi il trailer:

Voli Nostalgici

Altro che hippie strafumati e capelloni alla ricerca di una causa per cui combattere, in questi ultimi anni la televisione ci ha mostrato i tanto decantati anni 60 in ben altre vesti. Prima c’è stato Mad Man con i suoi gaudenti/fedigrafi e alquanto tormentati pubblicitari newyorkesi, poi è arrivato lo sfortunato Playboy Club (in cui si tentava di parlare di donne ma si finiva sempre a uomini allegrotti e litri di superacolici), a quanto pare ora è arrivato il momento di puntare un pò di più l’obbiettivo sul ruolo della donna in quel periodo.
Da oggi, infatti,in prima serata su Fox Life ci potremo godere “Pan Am“, period drama che racconta le avventure di quattro protofemministe hostess (non preoccupatevi c’è anche qualche bel maschietto vestito da pilota) all’inizio degli anni Sessanta, quando volare era un privilegio sofisticato, l’America sognava la grandezza e tempi migliori con John Kennedy, e le donne iniziavano a pensare con la loro testa.
Conosciamo quindi Maggie Ryan (la ritrovata Christina Ricci), ragazzina sveglia e decisa ad usare il suo lavoro per girare il mondo; Kate Cameron, interpretata da Kelli Garner, che a bordo dei jet diventa addirittura una spia della Cia (siamo in pieno URSS Vs. USA); sua sorella Laura Cameron, l’attrice emergente australiana Margot Robbie, che scappa dal proprio matrimonio per sposare invece la vita glamour delle hostess; e Colette Valois, ossia la canadese Karine Vanasse, che sfugge alla morte dei genitori nella Francia della Seconda Guerra Mondiale, inseguendo l’amore romantico tra le nuvole. E poi due uomini: il capitano Dean Lowrey (Mike Vogel), e il vice Ted Vanderway (Michael Mosley), che per una volta fanno da spalle alle nostre ragazze volanti.
Mentre in America si attendono lumi sul destino di questa serie in bilico (la ABC vorrebbe cancellarla ma i critici la sostengono) a noi inermi spettatori non resta che concederci di avere per un pò “la testa tra le nuvole” e immergerci nella nostalgia di quegli anni ingenui e allo stesso tempo feroci in cui si credeva che tutto fosse ancora possibile e raggiungibile.

Eccovi in anteprima i primi minuti dell’episodio pilota:

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