L’estate avanza e con lei la voglia di vacanze. Cosa c’è di meglio che rilassarsi al mare o in montagna e magari passare qualche ora di quiete immergendosi in un bel libro?
Eccoci dunque, ancora una volta, con la nostra rubrica Letto e Bloggato a parlarvi di libri e autori nostrani da tenere d’occhio.
Questa settimana dedichiamo un pò di spazio a “Sotto il cielo di Hale-Bopp“, romanzo di Riccardo Angiolani (già autore della raccolta di poesie “Discordia”, del romanzo “Profezia di Palazzo”, attualmente giornalista nella redazione di Vogue Italia), pubblicato da Foschi Editore nella collana I Narratori curata da Eraldo Baldini.
Se volete un’anteprima del libro potete andare QUI.
Sul Libro:
Il vento di una primavera ancora fredda fa rabbrividire Ancona, agita l’Adriatico e rende terso il cielo in cui, vivida, enigmatica e inquietante, brilla la cometa di Hale‐Bopp, indifferente alle peripezie e agli equivoci che i singolari “eroi” di questo romanzo affrontano in un pirotecnico susseguirsi di azioni dal tono tragicomico.
Un romanzo nuovo, originale e irresistibile da gustare pagina dopo pagina, irretiti dalla vorticosa dinamica degli eventi e dalla caratura mai banale dei personaggi, tutti eroicamente e irrimediabilmente perdenti di fronte alla forza beffarda del destino.
La mia Opinione:
Impossibile negare che l’originalità, ormai così rara sugli scaffali delle librerie, abbonda in questa picaresca avventura dalla visionarietà quasi felliniana. Con gagliarda fierezza i personaggi di Agiolani si gettano, forse nel rigurgito di una ribellione giovanile senza scopo ma mai del tutto estinta, in un labirinto di nefandezze e caos. Decisi a combattere la loro realtà stagnante, dove il disagio è la norma, si abbandonano ad una mal indirizzata volontà di riscatto espressa attraverso mezzi di comodo se non del tutto illeciti. Ecco dunque Joe Delirio, deejay della vecchia guardia, ideare con l’amico trans di 2 metri Berto/Berta e con il traffichino Pascal l’incursione nella casa della nonna per recuperare quel mitico “naso d’oro” tesoro di famiglia. E forse per il rovinoso passaggio della cometa Hale- Bopp o per un semplice destino beffardo e crudele, le cui avvisaglie si erano già mostrate al nonno di Joe, tutto va in malora. E allora perfino un ragazzino, che trova meraviglia nei racconti di un vecchio lupo di mare, può diventare chiave di volta per la rovina di sé e di molti. “Sotto il cielo di Hale-Bopp” si dimostra un libro sia rotondo ( la narrazione procede a onde concentriche in cui ora il lettore viene portato avanti ora trascinato indietro nell’inseguimento di avvenimenti tutti generati dal lancio di quel metaforico “sasso” che tutto ha generato) che acuto (per lo stile penetrante e per le asperità di certi accadimenti). Belle pagine che non concedono un salvifico finale, ma che regalano al lettore momenti di puro e politicamente scorretto divertimento.
Ed ecco l’intervista all’autore:
Per Luis Sepúlveda la peggiore domanda che si possa porre a un autore è “Lei chi è?”. Sperando che tu la prenda meglio del grande scrittore cileno, ti chiedo: “Chi è Riccardo Angiolani?” Raccontaci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinato alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Mi piacerebbe rispondere come certe celebrities del cinema, dello spettacolo o dell’arte e dire: «Fin da bambino ho sempre amato leggere e scrivere… ecc ecc». E invece no: io da bambino, e anche da adolescente, non leggevo un libro neanche se mi puntavi una pistola. Certo, intorno ai 14 anni ho cominciato a tenere un diario su cui riportavo quotidianamente quello che facevo durante la giornata: non riflessioni, quanto, piuttosto, fatti, accadimenti. Per esempio il nome della fidanzatina di turno e ciò che ci “avevo fatto”, per intenderci. Solo più tardi, poco prima dei vent’anni, ho cominciato a interessarmi alla letteratura. E’ successo, stranamente, a scuola, ma per via della mia passione per la musica, nello specifico per quella che viene genericamente definita dark. Ho cominciato a leggere le traduzioni dei testi delle mie band preferite (Cure, Sister of Mercy, Bauhaus, Joy Division, solo per citarne alcune) e ho scoperto che erano molto poetici. Ecco allora il mio avvicinamento alla poesia e la mia simpatia per letteratura, anche quella che studiavo a scuola. Ma molto anche devo alle mie scelte personali, concentrate in prima battuta sulla lettura dei decadenti francesi e degli scapigliati milanesi (Boito e Praga su tutti). Di lì a poco sono passato alla scrittura delle mie prime poesie, fino a pubblicare, nel 1990, il libello “Discordia”. Questo è il mio primo inizio. Il secondo arriva ancora qualche anno più tardi, quando, con gli studi universitari, scopro un autore come Luciano Bianciardi: il suo romanzo “La vita agra” mi fulmina e mi fa avvicinare alla narrativa. Comincio a scrivere racconti e poi faccio il salto al romanzo. Comunque i racconti restano la forma n arrativa a me più vicina, sia come letture che come scrittore. Oltre alla letteratura, nella mia vita ha ruolo fondamentale la musica: nei panni di dj e in quelli di cantante per la band Stardom, con la quale, entro la fine dell’anno (Maya permettendo), pubblicherò il secondo album per l’etichetta indipendente Danze Moderne.
Personaggi grotteschi, originali, assolutamente (e piacevolmente) sopra le righe e avvenimenti in bilico tra commedia degli orrori, racconto splatter e soap-drama: da dove è nata l’ispirazione che ha dato vita a “Sotto il cielo di Hale-Bopp”? In questo caso sono nati prima i personaggi o la trama?
Potrei dire che è nata prima la storia. Ma non è del tutto corretto: diciamo che per prima cosa è nata un’idea, e cioè quella di mettere in piedi una vicenda assurda, ma credibile, per le vie di una città dove non accade mai nulla. Quindi ho pensato a un furto di un oggetto ridicolo, ma che avesse una sua importanza per i protagonisti (da qui l’idea di una parte anatomica buffa del nostro corpo qual è il naso; ma potevo anche scegliere un piede); e ho pensato che questo stupido furto di un oggetto pazzesco dovesse scontrarsi, creando attrito e comicità, con uno scenario tragico, fino alla soglia dello splatter. I protagonisti? Li ho immaginati subito come degli enti sgangherati. Ho cominciato a scrivere con queste prime idee in testa. Ma subito la storia ha cominciato a correre, i personaggi a prendere vita e a fare scelte; e io non ho fatto altro che inseguirli e descriverli nelle loro gesta pazzesche. Con molto divertimento e sorpresa. Alla fine, nel giro di pochi mesi il romanzo era scritto. Almeno in una sua prima stesura, non molto lontana, nei suoi gangli essenziali, da quella definitiva.
Come ambientazione temporale del tuo romanzo hai scelto gli anni Novanta, riproponendo efficacemente al lettore le nascenti contraddizioni sociali e ideologiche di quel periodo. Perchè proprio quegli anni?
Ho scelto gli anni Novanta, per la precisione l’incipit della primavera del 1997, perché è in quell’anno che il romanzo è stato scritto. Quello che oggi può apparire anche come una romanzo che indaga nella storia di un passato recente è nato, invece, come presa diretta sulla realtà contemporanea. Poi, per varie ragioni, “Sotto il cielo di Hale-Bopp” se ne stato al calduccio in un hard disk. Di tanto in tanto lo andavo a riprendere, a rileggere, a riscrivere. Ho deciso di mandarlo in lettura ad alcune case editrici circa un anno fa, o poco più. Dopo alcuni rifiuti, come è ovvio che sia, è arrivato l’interessamento di Eraldo Baldini, che cura la collana “I Narratori” di Foschi, ed è diventato un libro.
Joe Delirio, uno dei protagonisti, definito «l’ultimo dj di quella gotica stirpe che negli anni Ottanta regnava su tutti i locali underground» sembra avere molto in comune con te e con la tua passione per la musica. Che rapporto hai con i tuoi personaggi? Come hai bilanciato la ‘quota’ autobiografica e quella di pura invenzione nell’idearli e nel descriverli al lettore?
Ho distribuito me stesso, in dosi diverse, un po’ in tutti i personaggi e i protagonisti del romanzo. Me stesso e molte altre persone che conosco. Certo, il Joe Deliro dj e aspirante scrittore concide, per quell’aspetto, con me; ma io sono anche un po’ in Pascal, in Berto-Berta, in Niccolò, e poi molto nel vecchio marinaio e quasi in scala 1:1 nel giovane scrittore con i capelli alla Carmelo Bene. Insomma, la dimensione autiobiografica c’è solo considerando un mood generale, un sapore, poi la storia narrata è totalmente fiction.
Hale-Bopp: la cometa dalle due code foriera di sventura. Di sicuro non ha portato bene ai tuoi personaggi. Ma a te come scrittore cosa ha portato? Vuoi parlarci delle tue impressioni nello scrivere e nel vedere poi pubblicato “Sotto il cielo di Hale-Bopp”? E’ stato tutto come ti aspettavi?
“Sotto il cielo di Hale-Bopp” non è la mia prima pubblicazione. Ma stringere fra le mani la propria creatura è sempre emozionante. La stesura del romanzo, vista la sua struttura temporale smontata e la presenza di moltissimi personaggi, mi ha costretto a un lavoro di alta precisione. Ricordo, infatti, le pareti della mia stanza tappezzate di fogli: la cartina topografica di Ancona; la piantina dell’appartamento, con la disposizione esatta degli arredi, dove si svolge parte della vicenda; l’identik dei personaggi, data di nascita, spostamenti, parentele, tic e manie; l’albero genealogico della famiglia protragonista della storia e tanti, tantissimi appunti. Oggi vedere tutto questo lavoro in libro e sapere che c’è un pubblico che lo legge è molto gratificante.
Nel tuo romanzo appare anche la figura dell’innominato Editore con tanto di suoi due autori al seguito. Caratterizzazione piuttosto irriverente, ma purtroppo fin troppo precisa, di un certo ambiente letterario. Qual è, secondo te, lo stato di salute dell’editoria italiana? Trovi che la sempre più crescente diffusione degli ebook o la decisione di Amazon di pubblicare autori tagliando fuori dall’equazione gli editori possano in qualche modo dare nuova linfa allo stagnante e un po’ troppo autoreferenziale panorama letterario italiano?
Non so dire quale sia lo stato dell’editoria italiana, situazione troppo complessa. Ma il discorso di Amazon e degli ebook mi interessa e apre a molti riflessioni. Proprio in questi giorni è uscito un bellismo articolo sulla questione a firma di Raffaella Venarucci (scrittrice conosciuta con il nome di Raffaella Krismer; chi volesse può leggere qui: http://blog.vanityfair.it/2012/06/rivoluzione-digitale-e-la-fine-del-libro-come-lo-conosciamo). Una parte di me saluta positivamente, in nome della libertà e della fiducia nel pubblico nel saper scremare il buono dal cattivo testo, la possibilità di pubblicazioni (di libri elettronici) senza passare per i carboni ardenti dell’establishment editoriale. Un’altra parte di me, invece, riflette sul fatto che, soprattutto vista la situazione italiana dove tutti scrivono e pochissimi leggono, l’assenza di un editore/editor sarebbe un danno per la qualità delle pubblicazioni. In altre parole, io credo che entrambi i sistemi possano convivere. E’ giusto che non si debba dipendere per forza dalla scelta di qualcun altro per vedere il proprio testo pubblicato e si possa avere la possibilità di assumersi in prima persona la responsabilità di mettersi in mostra; ma va bene anche che alcuni testi invece escano per un editore, che ne garantisce la qualità (se ha fatto un buon lavoro). Poi sarà il lettore a scegliere di chi fidarsi.
Da Manzoni in poi la massima “se prima non leggi, non metterti a scrivere” è diventata più che un consiglio un mantra. Quali sono gli autori e i libri che hanno in qualche modo influenzato il tuo lavoro e il tuo modo di rapportarti allo scrivere?
Un autore cui spesso guardo, anche se può sembrare lontanissimo da questo mio romanzo, è Raymond Carver: asciutto e secco nella narrazione, capace di raccontarti storie quotidiane con un potente humour nero. Altro nome è Italo Calvino, che apprezzo per la sua lucidità intellettuale e per il suo concetto di narrativa cone gioco, come progetto, come architettura (in proposito consiglio la lettura di “Cibernetica e fantasmi” nella raccolta di saggi “Una pietra sopra”; e poi, naturalmente, le “Lezioni americane”). Infine c’è un autore che amo per la sua forte carnalità: Cesare Pavese. Questi tre sono i nomi di riferimento, quelle a cui penso quando scrivo. Poi ci sono molti altri libri fondamentali nella mia formazioni. Potrei citare quasi tutti gli autori del minimalismo americano, e poi Bret Easton Ellis, la fantascienza di Asimov, Ballard, William Gibson e Philip K. Dick; ma anche Poe e Lovecraft, la “Madame Bovary” di Flaubert, i racconti di Guy de Maupassant… Mi fermo qui, perché l’elenco sarebbe lunghissimo. Mi limito solo a consigliare un autore contemporaneo molto bravo, appena uscito per Feltrinelli: Piersandro Pallavicini e il suo “Romanzo per signora”.
Raymond Chandler, in alcune sue lettere, affermava: ”Tre leggi per scrivere a mio uso: non seguire alcun consiglio, non mostrare mai il lavoro svolto, evitare i critici.” E tu quali tre leggi forgeresti a tuo uso?
Delle tre leggi, quella che mi sento di condividere, ma modificandola, è la seconda: non mostrare mai il lavoro svolto, finché non lo hai terminato. Tutte le volte che ho fatto leggere qualcosa che non avevo ancora portato a termire, ho rischiato di lasciarlo poi a metà. Talvolta, anzi, è proprio successo. E’ come se la tensione narrativa che c’era dentro di me, all’improvviso, si fosse allentata e il mio bel castello di carte si fosse afflosciato su se stesso. Per questo non parlo quasi mai, nel dettaglio, dei testi su cui sto ancora lavorando. Le altre due regole non le condivido: i consigli sono sempre ben accetti, poi sta a chi li riceve decidere se seguirli o meno; quanto ai critici, fanno il loro mestiere, se non li si vuol sentire o non si legge ciò che scrivono o non si pubblica ciò che si scrive.
Novità in arrivo o progetti per il futuro di cui ti va di parlarci?
Sto portando a termine una raccolta di racconti iniziata molto tempo fa, un po’ rivedendo ciò ho scritto e in parte scrivendo nuovi pezzi. Ma qui scatta, nella mia versione modificata, la legge numero due…
Ed anche per questa volta è tutto. Ringraziando ancora una volta tutti gli autori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato!
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