Archive for Giugno, 2012

Il libro di Jade: recensione

Ogni promessa è debito e quindi eccomi a riparlarvi de “Il libro di Jade” (il post precedente lo potete trovare QUI  compresa la trama e qualche informazione sul libro) che ho letto in tutte le sue 586 pagine…Ma bando alle ciance e godetevi la

RECENSIONE

Confesso di essere affetta da “fascettofobia”. Se mi inbatto in un libro a cui la brava casa editrice di turno ha affibiato la sgargiante fascetta “successo dell’anno” “…copie vendute!” e altre amenità del genere, mi si incrociano gli occhi e vengo presa dall’insano desiderio di girare al largo da tale “capolavoro”.
Con questo libro è successo lo stesso, ma armata di leonino coraggio ho tolto la fascetta di mezzo e mi sono immersa nella lettura. Le prime pagine non mi hanno aiutato. La tizia protagonista (che, per amor di cronaca, non si chiama Jade…Il titolo fa riferimento ha un diario che compare in 3 paginette scarse…E visto che la traduzione è letterale non posso che dare la colpa all’autrice per tale triste trovata) è perfetta. Immaginate Madre Teresa nel corpo di Megan Fox con il guardaroba di Paris Hilton…Ecco appunto, siamo già nel pieno fantasy e non si è acora visto un vampiro.  Beh, la tizia in questione va matta per le, testuali parole, “fighetterie”. Ha una BMWdecapottabile, borsette firmate e il cellulare Motorola, in serie limitata e pure dorato, firmato Dolce&Gabbana…Se all’autrice non sono entrati soldi per le varie pubblicità fatte, le marche sopracitate si possono tranquillamente rivolgere a me per un libero contributo…>_<
Tornando alla tizia, basti sapere che amerete odiarla. Si, perchè la bellona non si limita a parlare fluentemente non so quante lingue ma, come scopriremo in seguito, è pure il più attraente e unico esemplare di ibrido Vanir/Bersecker (vampiri che non bevono sangue umano e Licantropi incaricati dagli antichi dei del Nord di proteggere gli umani dal cattivissimo Loki e dai vampiri cattivi e lupi mannari al suo servizio) esistente sul pianeta! Naturalmente la bellona incontra la sua anima gemella, un testosteronico simil modello di GQ, e si riparte con gli ormai collaudati stereotipi “made in Harmony”:
1)Lui la tratta di schifo (ma è attratto da lei)
2)Lei non lo perdona (ma è attratta da lui)
3)I due si ingelosiscono per qualunque fighetto/a che si avvicina a meno di 3 metri dall’altro
4)Praticano il Kamasutra, litigano, ripraticano il Kamasutra e dopo mille peripezie scoprono di amarsi e riesono pure a dirselo!
Naturalmente il tutto condito da canini allungati, forza smisurata e cattivissimi sempre in agguato.
Ammetto che la trama non si discosta per nulla da quello che ormai siamo abituati a leggere del genere e che i riferimenti alla mitologia norrena sono alquanto interessanti. Certo è che non c’è niente di nuovo sotto il sole…chiedo scusa ai vampiri sopracitati…non c’è niente di nuovo sotto la copertina (la quale, benchè meglio dell’originale, c’azzecca poco o niente col contenuto del libro, visto che di schiene tatuate non se ne vede nemmeno l’ombra e che l’unico tatuaggio presente è un nodo celtico…Che qualcuno volesse indurre le lettrici della Ward a farsi un’escursione anche nel mondo dei Vanir?)
Se vi piaccioni i sottoprodotti stileLa confraternita del pugnale nero” (meno curati) amerete questo libro. Da parte mia l’ho trovato perdibile in più di un senso…Vedremo il prossimo…O anche no ;)

The Amazing Spider-Man

Lo so, lo so…Ci siamo già passati. Il supereroe dalla ragnatela facile ci è gia noto e stranoto grazie ai tre filmoni (per il budget, mica per altro) che ci siamo dovuti sbolognare grazie alla trilogia firmata Raimi.
Ma a quanto pare l’argomento “uomo che saltella tra i palazzi e lotta contro i cattivoni” non era ancora stato sviscerato abbastanza, così eccoci ancora una volta, a partire da questo 4 Luglio, ad avere a che fare con il caro Peter Parker e il suo immancabile ragno radiattivo. Si vedrà qualcosa di nuovo? Da quello che raccontano i vari trailer e soliti beninformati, sembra di si…O almeno lo sperano la Columbia Pictures e l’immancabile Marvel visto i soldoni che ci hanno speso. Grazie alla mano del regista Marc Webb con “The Amazing Spider-Manla storia riparte dalle origini (nel vero senso del termine) e assistiamo così all’abbandono del piccolo Peter da parte dei genitori che lo affidano agli storici zio Ben (Martin Sheen) e zia May(Sally Field).
Passano gli anni e il nostro futuro scalatore di muri ormai liceale (Andrew Garfield già visto in The social network) non è esattamente lo sfigato, con una cotta impossibile per la rossa vicina di casa Mary-Jane, che tutti i fan si aspettano.
Webb lo ha trasfromato in una specie di genietto snob ribelle che considera i soliti atleti pompati degli stupidi da compatire più che da temere. Innamorato, ricambiato,  della bella e intellegente Gwen Stacy (Emma Stone) (e chi ha letto il fumetto originale sa che la biondina in questione è stata veramente la prima ragazza del nostro Peter) figlia del capo della polizia (Denis Leary) Peter resta ossessionato  dal misterioso destino toccato in sorte ai genitori. Quando Peter scopre una strana valigetta che apparteneva a suo padre, inizia una ricerca per capire il perché della scomparsa dei genitori – e questo lo porta direttamente a Oscorp e al laboratorio del Dr. Curt Connors (Rhys Ifans già visto in Notting Hill), il vecchio socio del padre. Sarà proprio nel laboratorio di Connors che Peter, andato là più per cercare guai che altro (si appanna molto l’immagine dell’incidente in questa versione della storia), verrà morso dal ragno radioattivo e si tramuterà in Spider-Man. Si perchè il caro Connors, e così il padre di Peter, pare facessero esperimenti sull’ibridazione delle specie animali e sulla combinazione DNA animale e DNA umano. Niente segreti tra Peter e Gwen che aiuta il fidanzato a gestire i suoi nuovi poteri e la sua vita da supereroe…Anche contro le ingerenze del padre poliziotto che crede che Spider-Man sia solo un vigilantes senza controllo da fermare ad ogni costo. Ma la città ha bisogno del nostro novello “ragnone”, soprattutto quando il dottor Connors decide di iniettarsi in vena un siero ricavato dal DNA di una lucertola e si tramuta nel bestiale Lizard.
La fine si può intuire e la saga pare dietro l’angolo…Di nuovo!
Di buono c’è che questo “The Amazing Spider-Man” (in 3D niente meno! Agli infernali occhialetti non si sfugge ^_^) pare meno fumettizzato dell’altro e più rivolto all’attualizzazione della storia. Perchè si “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, ma ci vuole anche un pò di sano divertimento per un eroe ancora non del tutto intaccato dal dolore e dalla perdita.

Ne volete un assaggio? Allora godetevi il trailer:

Letto e Bloggato: Sotto il cielo di Hale-Bopp

L’estate avanza e con lei la voglia di vacanze. Cosa c’è di meglio che rilassarsi al mare o in montagna e magari passare qualche ora di quiete immergendosi in un bel libro?
Eccoci dunque, ancora una volta, con la nostra rubrica Letto e Bloggato a parlarvi di libri e autori nostrani da tenere d’occhio.
Questa settimana dedichiamo un pò di spazio a “Sotto il cielo di Hale-Bopp“, romanzo di Riccardo Angiolani (già autore della raccolta di poesie “Discordia”, del romanzo “Profezia di Palazzo”, attualmente giornalista nella redazione di Vogue Italia), pubblicato da Foschi Editore nella collana I Narratori curata da Eraldo Baldini.
Se volete un’anteprima del libro potete andare QUI.

Sul Libro:

Il vento di una primavera ancora fredda fa rabbrividire Ancona, agita l’Adriatico e rende terso il cielo in cui, vivida, enigmatica e inquietante, brilla la cometa di Hale‐Bopp, indifferente alle peripezie e agli equivoci che i singolari “eroi” di questo romanzo affrontano in un pirotecnico susseguirsi di azioni dal tono tragicomico.
Un romanzo nuovo, originale e irresistibile da gustare pagina dopo pagina, irretiti dalla vorticosa dinamica degli eventi e dalla caratura mai banale dei personaggi, tutti eroicamente e irrimediabilmente perdenti di fronte alla forza beffarda del destino.

La mia Opinione:
Impossibile negare che l’originalità, ormai così rara sugli scaffali delle librerie, abbonda in questa picaresca avventura dalla visionarietà quasi felliniana. Con gagliarda fierezza i personaggi di Agiolani si gettano, forse nel rigurgito di una ribellione giovanile senza scopo ma mai del tutto estinta, in un labirinto di nefandezze e caos. Decisi a combattere la loro realtà stagnante, dove il disagio è la norma, si abbandonano ad una mal indirizzata volontà di riscatto espressa attraverso mezzi di comodo se non del tutto illeciti. Ecco dunque Joe Delirio, deejay della vecchia guardia, ideare con l’amico trans di 2 metri Berto/Berta e con il traffichino Pascal l’incursione nella casa della nonna per recuperare quel mitico “naso d’oro” tesoro di famiglia. E forse per il rovinoso passaggio della cometa Hale- Bopp o per un semplice destino beffardo e crudele, le cui avvisaglie si erano già mostrate al nonno di Joe, tutto va in malora. E allora perfino un ragazzino, che trova meraviglia nei racconti di un vecchio lupo di mare, può diventare chiave di volta per la rovina di sé e di molti. “Sotto il cielo di Hale-Bopp” si dimostra un libro sia rotondo ( la narrazione procede a onde concentriche in cui ora il lettore viene portato avanti ora trascinato indietro nell’inseguimento di avvenimenti tutti generati dal lancio di quel metaforico “sasso” che tutto ha generato) che acuto (per lo stile penetrante e per le asperità di certi accadimenti). Belle pagine che non concedono un salvifico finale, ma che regalano al lettore momenti di puro e politicamente scorretto divertimento.

Ed ecco l’intervista all’autore:
Per Luis Sepúlveda la peggiore domanda che si possa porre a un autore è “Lei chi è?”. Sperando che tu la prenda meglio del grande scrittore cileno, ti chiedo: “Chi è Riccardo Angiolani?” Raccontaci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinato alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Mi piacerebbe rispondere come certe celebrities del cinema, dello spettacolo o dell’arte e dire: «Fin da bambino ho sempre amato leggere e scrivere… ecc ecc». E invece no: io da bambino, e anche da adolescente, non leggevo un libro neanche se mi puntavi una pistola. Certo, intorno ai 14 anni ho cominciato a tenere un diario su cui riportavo quotidianamente quello che facevo durante la giornata: non riflessioni, quanto, piuttosto, fatti, accadimenti. Per esempio il nome della fidanzatina di turno e ciò che ci “avevo fatto”, per intenderci. Solo più tardi, poco prima dei vent’anni, ho cominciato a interessarmi alla letteratura. E’ successo, stranamente, a scuola, ma per via della mia passione per la musica, nello specifico per quella che viene genericamente definita dark. Ho cominciato a leggere le traduzioni dei testi delle mie band preferite (Cure, Sister of Mercy, Bauhaus, Joy Division, solo per citarne alcune) e ho scoperto che erano molto poetici. Ecco allora il mio avvicinamento alla poesia e la mia simpatia per letteratura, anche quella che studiavo a scuola. Ma molto anche devo alle mie scelte personali, concentrate in prima battuta sulla lettura dei decadenti francesi e degli scapigliati milanesi (Boito e Praga su tutti). Di lì a poco sono passato alla scrittura delle mie prime poesie, fino a pubblicare, nel 1990, il libello “Discordia”. Questo è il mio primo inizio. Il secondo arriva ancora qualche anno più tardi, quando, con gli studi universitari, scopro un autore come Luciano Bianciardi: il suo romanzo “La vita agra” mi fulmina e mi fa avvicinare alla narrativa. Comincio a scrivere racconti e poi faccio il salto al romanzo. Comunque i racconti restano la forma n arrativa a me più vicina, sia come letture che come scrittore. Oltre alla letteratura, nella mia vita ha ruolo fondamentale la musica: nei panni di dj e in quelli di cantante per la band Stardom, con la quale, entro la fine dell’anno (Maya permettendo), pubblicherò il secondo album per l’etichetta indipendente Danze Moderne.

Personaggi grotteschi, originali, assolutamente (e piacevolmente) sopra le righe e avvenimenti in bilico tra commedia degli orrori, racconto splatter e soap-drama: da dove è nata l’ispirazione che ha dato vita a “Sotto il cielo di Hale-Bopp”? In questo caso sono nati prima i personaggi o la trama?
Potrei dire che è nata prima la storia. Ma non è del tutto corretto: diciamo che per prima cosa è nata un’idea, e cioè quella di mettere in piedi una vicenda assurda, ma credibile, per le vie di una città dove non accade mai nulla. Quindi ho pensato a un furto di un oggetto ridicolo, ma che avesse una sua importanza per i protagonisti (da qui l’idea di una parte anatomica buffa del nostro corpo qual è il naso; ma potevo anche scegliere un piede); e ho pensato che questo stupido furto di un oggetto pazzesco dovesse scontrarsi, creando attrito e comicità, con uno scenario tragico, fino alla soglia dello splatter. I protagonisti? Li ho immaginati subito come degli enti sgangherati. Ho cominciato a scrivere con queste prime idee in testa. Ma subito la storia ha cominciato a correre, i personaggi a prendere vita e a fare scelte; e io non ho fatto altro che inseguirli e descriverli nelle loro gesta pazzesche. Con molto divertimento e sorpresa. Alla fine, nel giro di pochi mesi il romanzo era scritto. Almeno in una sua prima stesura, non molto lontana, nei suoi gangli essenziali, da quella definitiva.

Come ambientazione temporale del tuo romanzo hai scelto gli anni Novanta, riproponendo efficacemente al lettore le nascenti contraddizioni sociali e ideologiche di quel periodo. Perchè proprio quegli anni?
Ho scelto gli anni Novanta, per la precisione l’incipit della primavera del 1997, perché è in quell’anno che il romanzo è stato scritto. Quello che oggi può apparire anche come una romanzo che indaga nella storia di un passato recente è nato, invece, come presa diretta sulla realtà contemporanea. Poi, per varie ragioni, “Sotto il cielo di Hale-Bopp” se ne stato al calduccio in un hard disk. Di tanto in tanto lo andavo a riprendere, a rileggere, a riscrivere. Ho deciso di mandarlo in lettura ad alcune case editrici circa un anno fa, o poco più. Dopo alcuni rifiuti, come è ovvio che sia, è arrivato l’interessamento di Eraldo Baldini, che cura la collana “I Narratori” di Foschi, ed è diventato un libro.

Joe Delirio, uno dei protagonisti, definito «l’ultimo dj di quella gotica stirpe che negli anni Ottanta regnava su tutti i locali underground» sembra avere molto in comune con te e con la tua passione per la musica. Che rapporto hai con i tuoi personaggi? Come hai bilanciato la ‘quota’ autobiografica e quella di pura invenzione nell’idearli e nel descriverli al lettore?
Ho distribuito me stesso, in dosi diverse, un po’ in tutti i personaggi e i protagonisti del romanzo. Me stesso e molte altre persone che conosco. Certo, il Joe Deliro dj e aspirante scrittore concide, per quell’aspetto, con me; ma io sono anche un po’ in Pascal, in Berto-Berta, in Niccolò, e poi molto nel vecchio marinaio e quasi in scala 1:1 nel giovane scrittore con i capelli alla Carmelo Bene. Insomma, la dimensione autiobiografica c’è solo considerando un mood generale, un sapore, poi la storia narrata è totalmente fiction.

Hale-Bopp: la cometa dalle due code foriera di sventura. Di sicuro non ha portato bene ai tuoi personaggi. Ma a te come scrittore cosa ha portato? Vuoi parlarci delle tue impressioni nello scrivere e nel vedere poi pubblicato “Sotto il cielo di Hale-Bopp”? E’ stato tutto come ti aspettavi?
“Sotto il cielo di Hale-Bopp” non è la mia prima pubblicazione. Ma stringere fra le mani la propria creatura è sempre emozionante. La stesura del romanzo, vista la sua struttura temporale smontata e la presenza di moltissimi personaggi, mi ha costretto a un lavoro di alta precisione. Ricordo, infatti, le pareti della mia stanza tappezzate di fogli: la cartina topografica di Ancona; la piantina dell’appartamento, con la disposizione esatta degli arredi, dove si svolge parte della vicenda; l’identik dei personaggi, data di nascita, spostamenti, parentele, tic e manie; l’albero genealogico della famiglia protragonista della storia e tanti, tantissimi appunti. Oggi vedere tutto questo lavoro in libro e sapere che c’è un pubblico che lo legge è molto gratificante.

Nel tuo romanzo appare anche la figura dell’innominato Editore con tanto di suoi due autori al seguito. Caratterizzazione piuttosto irriverente, ma purtroppo fin troppo precisa, di un certo ambiente letterario. Qual è, secondo te, lo stato di salute dell’editoria italiana? Trovi che la sempre più crescente diffusione degli ebook o la decisione di Amazon di pubblicare autori tagliando fuori dall’equazione gli editori possano in qualche modo dare nuova linfa allo stagnante e un po’ troppo autoreferenziale panorama letterario italiano?
Non so dire quale sia lo stato dell’editoria italiana, situazione troppo complessa. Ma il discorso di Amazon e degli ebook mi interessa e apre a molti riflessioni. Proprio in questi giorni è uscito un bellismo articolo sulla questione a firma di Raffaella Venarucci (scrittrice conosciuta con il nome di Raffaella Krismer; chi volesse può leggere qui: http://blog.vanityfair.it/2012/06/rivoluzione-digitale-e-la-fine-del-libro-come-lo-conosciamo). Una parte di me saluta positivamente, in nome della libertà e della fiducia nel pubblico nel saper scremare il buono dal cattivo testo, la possibilità di pubblicazioni (di libri elettronici) senza passare per i carboni ardenti dell’establishment editoriale. Un’altra parte di me, invece, riflette sul fatto che, soprattutto vista la situazione italiana dove tutti scrivono e pochissimi leggono, l’assenza di un editore/editor sarebbe un danno per la qualità delle pubblicazioni. In altre parole, io credo che entrambi i sistemi possano convivere. E’ giusto che non si debba dipendere per forza dalla scelta di qualcun altro per vedere il proprio testo pubblicato e si possa avere la possibilità di assumersi in prima persona la responsabilità di mettersi in mostra; ma va bene anche che alcuni testi invece escano per un editore, che ne garantisce la qualità (se ha fatto un buon lavoro). Poi sarà il lettore a scegliere di chi fidarsi.

Da Manzoni in poi la massima “se prima non leggi, non metterti a scrivere” è diventata più che un consiglio un mantra. Quali sono gli autori e i libri che hanno in qualche modo influenzato il tuo lavoro e il tuo modo di rapportarti allo scrivere?
Un autore cui spesso guardo, anche se può sembrare lontanissimo da questo mio romanzo, è Raymond Carver: asciutto e secco nella narrazione, capace di raccontarti storie quotidiane con un potente humour nero. Altro nome è Italo Calvino, che apprezzo per la sua lucidità intellettuale e per il suo concetto di narrativa cone gioco, come progetto, come architettura (in proposito consiglio la lettura di “Cibernetica e fantasmi” nella raccolta di saggi “Una pietra sopra”; e poi, naturalmente, le “Lezioni americane”). Infine c’è un autore che amo per la sua forte carnalità: Cesare Pavese. Questi tre sono i nomi di riferimento, quelle a cui penso quando scrivo. Poi ci sono molti altri libri fondamentali nella mia formazioni. Potrei citare quasi tutti gli autori del minimalismo americano, e poi Bret Easton Ellis, la fantascienza di Asimov, Ballard, William Gibson e Philip K. Dick; ma anche Poe e Lovecraft, la “Madame Bovary” di Flaubert, i racconti di Guy de Maupassant… Mi fermo qui, perché l’elenco sarebbe lunghissimo. Mi limito solo a consigliare un autore contemporaneo molto bravo, appena uscito per Feltrinelli: Piersandro Pallavicini e il suo “Romanzo per signora”.

Raymond Chandler, in alcune sue lettere, affermava: ”Tre leggi per scrivere a mio uso: non seguire alcun consiglio, non mostrare mai il lavoro svolto, evitare i critici.” E tu quali tre leggi forgeresti a tuo uso?
Delle tre leggi, quella che mi sento di condividere, ma modificandola, è la seconda: non mostrare mai il lavoro svolto, finché non lo hai terminato. Tutte le volte che ho fatto leggere qualcosa che non avevo ancora portato a termire, ho rischiato di lasciarlo poi a metà. Talvolta, anzi, è proprio successo. E’ come se la tensione narrativa che c’era dentro di me, all’improvviso, si fosse allentata e il mio bel castello di carte si fosse afflosciato su se stesso. Per questo non parlo quasi mai, nel dettaglio, dei testi su cui sto ancora lavorando. Le altre due regole non le condivido: i consigli sono sempre ben accetti, poi sta a chi li riceve decidere se seguirli o meno; quanto ai critici, fanno il loro mestiere, se non li si vuol sentire o non si legge ciò che scrivono o non si pubblica ciò che si scrive.

Novità in arrivo o progetti per il futuro di cui ti va di parlarci?
Sto portando a termine una raccolta di racconti iniziata molto tempo fa, un po’ rivedendo ciò ho scritto e in parte scrivendo nuovi pezzi. Ma qui scatta, nella mia versione modificata, la legge numero due…

Ed anche per questa volta è tutto. Ringraziando ancora una volta tutti gli autori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato!

La città delle Tenebre

Si sono di nuovo qui a tormentarvi, spero piacevolmente, con le nuove uscite letterarie di cui le case editrici ci stanno innondando. Inutile dire che la nostra estate da bravi lettori compulsivi sarà sicuramente piena ;)
Uscita da tenere d’occhio, per la Nord Edizioni, è “La città delle tenebre” (Collana Narrativa Nord, Pagine 320, al prezzo di 16 Euro) in libreria dal prossimo 5 luglio, primo romanzo della serie urban fantasy dedicata al persoanggio di Kate Daniels scritta da Ilona Andrews (pseudonimo dietro il quale ci sono in realtà due coniugi, Ilona Andrews e il ​​marito Gordon).

Le chiamano «ondate di magia». Quando si abbattono sulla città di Atlanta, tutti gli strumenti tecnologici smettono all’improvviso di funzionare e le creature della notte riacquistano i loro poteri soprannaturali: durante quel periodo, sono i mercenari della magia gli unici in grado di arginare la violenza e di proteggere la popolazione inerme. Naturalmente solo dietro adeguato compenso. Per Kate Daniels, non è quindi una sorpresa ricevere la visita di Ghastek, il temibile capo dei vampiri. Lo è invece la notizia che lui le riferisce: Greg Feldman, mentore e amico della giovane mercenaria, è stato assassinato, insieme con una delle creature al servizio del Padrone dei Morti. Sconvolta, Kate decide subito d’indagare e, in breve tempo, i suoi sospetti si concentrano su un membro della comunità dei mutaforma di Atlanta, da sempre in lotta contro Ghastek e i suoi servi. Trascinata in un’oscura rete d’intrighi e tradimenti, Kate dovrà quindi fare appello a tutto il suo coraggio, se vorrà vendicare la morte di Greg e scongiurare la sanguinosa guerra che sta per scoppiare tra vampiri e mutaforma, una guerra che rischia di distruggere l’intera città…

Una serie che conta già diversi volumi, che continua tutt’ora, e che include elementi di mistero, fantasy, horror e paranormale tecnologizzato.

Inutile dire che mi prudono già le mani dalla voglia di averlo! ;)

Il libro di Jade

Continua la carrelata di suggerimenti per le vostre tanto agognate letture estive. Torniamo a buon vecchio Paranormal Romance a tinte fantasy con una proposte che dovrebbe attirare la vostra attenzione.
Uscirà il 28 giugno per la FanucciIl libro di Jade” (Collana Tif Extra, Pagine 592, al prezzo di 11,90 euro), primo volume della serie paranormal romance per adulti Vanir scritta dall’autrice spagnola Lena Valenti.
E indovinate un pò…Ci saranno dei vampiri! ^_^
Quindi, amanti di J.R. Ward o di Lara Adrian, pare che sia arrivata l’ora di innamorarsi di una nuova saga e di nuovi potenti e seducenti personaggi.

Caleb è un uomo tormentato. Un Vanir, un essere immortale creato dagli dèi per proteggere gli umani da qualsiasi minaccia e dagli esseri accecati di sangue e potere. Ora è a Barcellona, con lo scopo di smascherare l’organizzazione che da anni perseguita e uccide quelli della sua stirpe. Ma è anche in cerca di vendetta, e il suo obiettivo principale è rapire Aileen, la figlia dello scienziato che sta usando i corpi della sua gente per esperimenti dolorosi e mortali. E lei dovrà dargli le risposte che cerca se vorrà sopravvivere. Ma Caleb non ha fatto i conti con il destino. Non può immaginare che la ragazza diventerà la sua più grande fonte di sensuale perdizione… Aileen ha una vita normale, senza grandi scosse; ma quando viene rapita dall’affascinante e terribile Caleb, viene trascinata in un mondo del quale non sospetta l’esistenza: un mondo fatto di magia e rituali sacri, di legami scritti nel destino e di una sensualità che va oltre ogni umana immaginazione. Lasciarsi andare non è mai stato così facile…

Il volume è già nelle mia impazienti mani (grazie alla Fanucci) e forse riuscirò anche a postare una recensione…Con tutti i libri che ho da leggere è un grande forse *_*

50 Sfumature di Grigio

Ne hanno parlato tutti e tanti continuano a farlo, quindi mi sono dovuta immolare (la curiosità uccise il gatto) e ho letto “50 Sfumature di Grigio” di E.L. James (primo di 3 volumi che dovrebbero raccontare una storia d’amore tra bondage e sadomasochismo di cui sono già stati venduti i diritti cinematografici), uscito poco tempo fa per la Mondadori nella sua collana Omnibus. Sempre per la Mondadori uscirà il 26 GiugnoCinquanta sfumature di Nero“, mentre l’ultimo capitolo della trilogia, “Cinquanta sfumature di Rossosarà in libreria a partire dal 17 luglio.

RECENSIONE:

- Fascette stringi-tubi
- Corda di fibra naturale
- Nastro adesivo di carta

Ok, cara signora E. L. James, capisco che io ne so poco (nulla, in effetti) di bondage, sadomasochismo e affini, ma era proprio necessario che il lettore (nello specifico una marea di pruriginose casalinghe americane tutte casa e chiesa) si ritrovasse, ad un certo punto, dal ferramenta? Non bastava esibire quelle innocue, quasi rassicuranti, manette morbidose di pelo rosa che siamo ormai abituati a vedere in ogni catalogo che si voglia spacciare per osè?
A quanto pare no. Non bastava nemmeno che la tizia protagonista, capace di cadere/vomitare su qualunque essere vivente, abbia, nonostante ciò, l’ incredibile facoltà (e qui la trama vira nella fantascienza) di attrarre frotte di uomini manco fosse Gisele Bundchen, nonchè la discutibile qualità di sentire le voci (l’una che le dà della puttana se accetta regali costosi, l’altra, detta “dea interiore”, che si scatena in balli orgiastici non appena il tizio in grigio le si avvicina) stile Giovanna D’arco solo con meno pire punitive?
Per non parlare poi della parte maschile di questa storia d’amore e frustini (datemi retta, ne vedrete di più scandalose seguendo il palio di Siena):un dominatore indeciso, stalker per vocazione e con la fissa di firmarsi nelle email personali, con la tizia sopracitata, quale amministratore delegato della sua azienda (l’abbiamo capito alla prima… che abbia dei problemucci di identità oltre che di autostima?) che a ogni piè sospinto si liscia i capelli innervosito (se continua così arrivato al terzo libro sarà calvo) o si stupisce perchè la tizia A) si mette le sue mutande, B) non si mette nessuna mutanda, C)è in grado di alzare gli occhi al cielo (lo farete anche voi lettori e più di una volta prima di finire il libro, ve lo assicuro) ecc. ecc…
Forse l’autrice voleva davvero andare un pò più a fondo con la faccenda e sfornare il capolavoro erotico del 21 secolo, ma ahimè è stata capace solo di lanciare un sassolino (veramente piccolo visto che ho letto degli Harmony più spinti) e di ritirare subito dopo la mano.
Vediamo come andrà con il secondo e il terzo volume…Ma se cercate un manuale di erotismo spinto mi sa che dovrete battere altre strade…Non letteralmente, vi prego! ^_^

Comunque eccovi la Trama del libro:
Quando Anastasia Steele, graziosa e ingenua studentessa americana di 21 anni, incontra Christian Grey, giovane imprenditore miliardario, si accorge di essere attratta irresistibilmente da quest’uomo bellissimo e misterioso e di volerlo a tutti i costi. Incapace a sua volta di resisterle, anche lui deve ammettere di desiderarla, ma alle sue condizioni. Presto Anastasia scoprirà che Grey ha gusti erotici e pratiche sessuali decisamente singolari ed è un uomo tormentato dai suoi demoni e consumato dal bisogno di controllo. Nello scoprire l’animo enigmatico di Grey, Anastasia conoscerà per la prima volta i suoi più oscuri desideri.

Se volete potete leggere il primo capitolo del libro QUIPoi, però, non dite che non vi avevo avvertito! ^_^

Per notizie e recensione  di “50 Sfumature di Nero” invece potete andare QUI! e per “50 Sfumature di Rosso” invece potete andare QUI!

Falling Skies: La seconda stagione

Sono di nuovo tra noi. Gli alieni cattivissimi di Steven Spielberg, che con DreamWorks Television e TNT Productions è il produttore della serie, rifanno la loro inquietante comparsa sui nostri schermi televisivi a partire dal 3 luglio 2012 alle ore 21.00 in prima visione assoluta su FOX (canale 111 di Sky) con la seconda stagione inedita di FALLING SKIES. Per chi non conoscesse l’argomento della serie, di cui vi ho già parlato QUI, eccovi un breve riassunto:
6 mesi dopo che un’inarrestabile invasione aliena ha quasi decimato l’umanità (l’80% degli esseri umani è stato polverizzato) e dopo che gli alieni hanno distrutto ogni forma di comunicazione, ogni forma di tecnologia e ogni esercito, continua la strenua resistenza di un gruppo di sopravvissuti.
A guidare alcuni di loro è l’ex-professore di storia Tom Mason (Noah Wyle,il Dottor Carter di E.R.) che aiutato dalla dottoressa Anne Glass (Moon Bloodgood), medico con la quale Tom stringe un forte legame d’amicizia, ha liberato alcuni bambini, tra cui anche il suo secondo genito (Ben , interpretato da Connor Jessup) di cui aveva preso le tracce durante un attacco in cui la moglie era rimasta uccisa, dall’impianto biotecnologico che gli alieni hanno impaintato hai bambini per controllarli e farli schiavi. Purtroppo nessuno conosce gli effetti a lungo termine di questa rimozione e molti ragazzi manifestano comportamenti strani e ancor più strani poteri. Nella prima stagione Tom, insieme al filgio maggiore Hal (Drew Roy) aveva scoperto che esisteva anche un’altra razza di alieni che sembrava controllare la prima. Tom per salvare il figlio si offre volontariamente come ostaggio a questi alieni e alla fine della prima stagione scompare con loro.

Questa nuova seconda stagione, che parte a tre mesi di distanza dagli eventi dell’ultimo episodio della prima, si apre con il ritorno di Tom che dovrà rendersi presto conto di quanto il reggimento in sua assenza abbia subito soatanziali modifiche, tra cui l’abbandono di alcuni componenti. Il professor Mason è sempre più intenzionato a fermare l’invasione e soprattutto a scoprire cosa si cela dietro di essa, seppur assalito da forti incertezze riguardo la propria capacità di leadership generate dagli incubi che lo assillano. In questi sogni, lentamente affiorano i ricordi dei tre mesi di tempo trascorsi con gli alieni che lo portano a sospettare che questi abbiano manipolato in qualche modo la sua mente.

La nuova stagione, ancora più ricca di azione e colpi di scena della precedente, vedrà il ritorno sullo schermo di uno degli attori televisivi più emblematici della serialità televisiva degli ultimi anni: Terry O’Quinn (Locke in Lost), che, negli episodi finali della stagione, interpreterà Arthur Manchester, professore e mentore di Tom.

Per colmare l’attesa prima del ritorno sugli schermi delle avventure di FALLING SKIES, a partire dal 22 luglio in esclusiva sul suo sito web (foxtv.it/falling-skies) FOX regala a tutti i fan della serie il fumetto LA BATTAGLIA DI FITCHBURG, le cui tavole raccontano gli avvenimenti accaduti tra la prima e la seconda stagione.

Pare che questa seconda imperdibile stagione voglia finalmente rispondere alle tante domande poste nella prima stagione e scoprire, una volta per tutte, cosa si nasconde dietro l’invasione e cosa gli alieni vogliano veramente.

Se siete curiosi eccovi un bel promo:

Letto e Bloggato: Tocchi di Stile

Come tutti noi lettori compulsivi sappiamo, non si vive di soli romanzi. Così per questo nuovo appuntamento con Letto e Bloggato ho deciso di ospitare la raccolta poetica “Tocchi di Stile“, dell’esordiente Simona Salvatore,edita da Edizioni Galassia Arte.

Sul Libro:
“Tocchi di Stile” abbraccia 50 poesie dalle differenziate tematiche, che si rinnovano nei loro susseguirsi svelando segreti prima taciuti. Scontrarsi nel mondo e con il mondo per salvare sé stessi, dopo aver duellato per scoprirlo e combattuto per detenere una lucidità vitale contro l’accerchiamento di un esercito di infiniti condizionamenti. Una guerra quotidiana che nell’animo genera sentimenti assoluti intagliati in questa raccolta stillante di essenzialità. La vita e i suoi interrogativi, la disperazione e la felicità, il tempo e i ricordi, l’abbandono e la gelosia, la follia e il mescolarsi dei sensi si uniscono in un coro di voci indipendenti tra loro. Lo stile ricercato, elegante, incisivo, pregnante scandisce la musicalità dei versi, che nel componimento diventa parte integrante dello stesso.

La mia opinione:

Il sentire poetico dell’autrice di Tocchi di Stle si snoda lungo corde emozionali radicate tra memoria (interiormente rivissuta) e l’incontro col sé e con la natura. 50 poesie in grado di aprirsi ad esplorazioni stilistiche (il titolo non mente) di lirica sobrietà, dove il senso della contemplazione e l’essenzialità, uniti al gusto per la musicalità della parola, danno senso e scopo all’analisi personale. Presto però il lettore viene catturato e lo scavo che l’autrice compie sulla propria intimità, sulla storia di sé, diviene riflesso di quella altrui. Elaborando lingua e stile, scandendo i moti dell’animo e contrapponendoli ad un vivido senso di corporeità, il tutto utilizzando un versificare conciso e ritmato, l’autrice confeziona un libro che non lascia indifferenti. 50 poesie da assaporare con calma (leggendole magari ad alta voce per apprezzarne l’altalenante, prima dolce poi aspro, suono delle parole) e sulle quali, volentieri, ritornare.

L’intervista all’utrice:

Ciao Simona, benvenuta su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinata alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Ciao Barbara, per prima cosa ci tengo a ringraziati per avermi permesso di godere della tua gentile ospitalità sul blog Pane e Paradossi.
Di me posso raccontarti che sono una donna semplice, non scontata, e che soprattutto non dà nulla per scontato. Amo respirare i dettagli, soffermarmi su di loro, approfondirli, sviscerarli.

Era lì da sempre, poi ha fatto un passo verso di me, mi ha toccato la mano e abbiamo iniziato a camminare insieme. E’ avvenuto così, non saprei come descrivere meglio il nostro incontro: quello mio con la scrittura.
Gli atti all’Ufficio Anagrafe testimoniano che quel giorno avevo 13 anni.

Non posso dirti che ruolo abbia nella mia vita la scrittura. E’ come se mi si chiedesse che ruolo ho io nella mia vita…

Come nasce questa tua raccolta? Ci puoi illustrare il percorso artistico che ha dato vita ad “Tocchi di Stile”?
Inaspettatamente, rileggendo lo stile grezzo e immaturo di poesie scritte in un tempo lontano su un diario, che tutt’ora custodisco, ho sentito l’esigenza di “riscriverle” in un presente in cui la mia mano le ha raffinate nella forma e rinnovate nel contenuto, dando così voce a delle liriche nuove, che evocano quel percorso evolutivo mio personale che si rispecchia, inevitabilmente, anche nella scrittura.
Ecco spiegato anche il titolo “Tocchi di Stile”: i “tocchi” della mia mano celebrano nello “stile” il mio percorso evolutivo.

Come definiresti la tua poetica?Come si pone, nel tuo comporre, la parola in rapporto alla poesia?
La mia poetica è prettamente di natura emozionale.

La parola, nel mio comporre, si pone in rapporto alla poesia come il colore si pone in rapporto a un dipinto.

“Tocchi di Stile” è il tuo primo libro. Cosa ti ha entusiasmato e cosa ti ha deluso di questa tua avventura nell’ insidioso mondo della pubblicazione?
Fonte di entusiasmo è stata, indubbiamente, ottenere una pubblicazione pulita da compromessi.
Non mi ha deluso, invece, nulla.
Prima di intraprendere questa mia avventura nell’insidioso mondo della pubblicazione mi ero fatta ampiamente un’idea di cosa potesse significare.
Ero preparata a quello che sarei andata incontro, nel bene e nel male.

Entriamo nel merito del mercato commerciale della poesia. Cosa penalizza, secondo te, questo genere letterario, rispetto al romanzo? Il solito preconcetto, valido anche per i racconti, del tipo “Si dice tutto e non si dice niente”? Qual è lo “stato di salute” della poesia in Italia?
Potrebbe soprattutto derivare dalla mancanza di un’educazione al gusto della poesia e per la poesia.
Inoltre, aggiungerei come il disinteresse verso questo genere letterario potrebbe essere altresì generato dal fatto che l’arte poetica non sia sempre immediata o di come, in alcuni casi, esista una privazione di gusto data dall’assenza della poesia nella poesia.

Il solito preconcetto potrebbe avere un fondamento nella misura in cui non sia un preconcetto.
Premesso questo e accertato che la “malizia” non sia negli occhi di chi legge, non escludo l’esistenza di autori che effettivamente scrivono “dicendo tutto e non dicendo niente”.

In Italia lo stato di salute della poesia è in “prognosi riservata”.

C’è un momento della giornata in cui prediligi scrivere o luoghi che ti “conciliano” l’ispirazione? Come aspetti che si accenda una scintilla e come la tieni accesa?
Non c’è un momento della giornata in cui prediligo scrivere e tantomeno non ci sono luoghi che mi “conciliano” l’ispirazione. Necessito solo di silenzio.

In un certo senso mi limito ad aspettare. Poi, una volta che si accende quella scintilla non c’è nulla di particolare che io faccio per tenerla accesa.
Lei divampa, mi scotta e a quel punto l’incendio si consuma soltanto scrivendo. Trovo pace unicamente nel momento in cui ho dato l’esatta voce a tutto quel fuoco.

Keats sostiene che il timone della poesia è l’immaginazione, la fantasia le vele, e l’invenzione la stella polare. Cosa aggiungeresti?
Niente da aggiungere, piuttosto – se posso – rispettosamente discorderei con Keats.

Per me la poesia non è immaginazione, fantasia o invenzione. Pertanto, se dovessi reinventare quello che lui sostiene, affermerei sulla “falsa riga” della sua stessa citazione che:
il timone della poesia è il proprio sentire, l’estro le vele, e la parola la stella polare.

Quali sono i tuoi autori preferiti e di quali libri non riusciresti mai a separarti?
I miei autori “preferiti” sono tutti coloro che hanno saputo regalarmi attraverso le loro opere un qualcosa che ho fatto mio. Questo qualcosa può essere un’emozione, una conferma o una scoperta di “verità di vita”, una buona scrittura, la magia di una storia, la capacità di tenermi abboccata alla lenza della curiosità o, semplicemente, strapparmi un sorriso…

Insomma ti potrei fare i nomi più disparati: Fabio Volo, Aldo Moscatelli, Silvia Obici, Leo Buscaglia, Pirandello, Calvino, Paulo Coelho, Pablo Neruda, Alda Merini, Sergio Bambarèn, James Redfield, Alexandre Dumas, Muriel Barbery, Antoine de Saint-Exupéry, Oscar Wilde, Susanna Tamaro, Isabella Allende, Topolino, Paperino, Kierkegaard, Maeve Binchy , Andrea Camilleri, Allen Carr…

Ho difficoltà a separarmi da tutti i libri che ho letto.

Progetti per il futuro?
Mi piacerebbe molto poter pubblicare altre mie opere, ma per il momento è prematuro parlarne.

E per oggi, il nostro viaggio nella poesia si conclude qui. Ringraziando ancora una volta tutti gli autori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato!

Il sangue dei vivi, il sangue dei morti

Maniaci della lettura, mentre tutto il mondo si prepara per la tanto attesa e paventata prova costume, noi adoratori della pagina scritta iniziamo a fare l’elenco delle letture per questa infuocata e, si spera, rilassante estate.
Eccovi un paio di suggerimenti che potrebbero interessarvi   ;)
In uscita il 21 giugno per la Newton ComptonLa cella del male” (Dominance) di Will Lavender.

Che il gioco abbia inizio…
1994. Nel buio della sua cella il professor Richard Aldiss parla davanti a una telecamera: sta tenendo un corso di letteratura che non ha precedenti nella storia. Aldiss è stato condannato all’ergastolo per duplice omicidio. Nel 1982 due studentesse della Dumant University sono state massacrate a colpi d’ascia. Sui loro corpi martoriati c’erano dei libri, sui loro volti le opere di Paul Fallows, celebre autore che nessuno però ha mai visto. L’obiettivo delle lezioni è indagare sull’identità segreta di Fallows. Alexandra Shipley, studentessa dell’ultimo anno, è tra i nove partecipanti e ha un altro obiettivo: vuole capire se Richard Aldiss sia veramente colpevole degli omicidi, e se il vero assassino sia in qualche modo collegato all’autore misterioso.
Quindici anni dopo Alex insegna a Harvard, ma è ancora ossessionata da quelle lezioni che hanno cambiato la sua vita. E il passato riemerge prepotente quando è costretta a tornare al suo vecchio college: Michael Tanner, ex compagno del corso, è stato trovato morto. Il modus operandi del killer è orribilmente identico a quello di tanti anni prima: Tanner è stato massacrato con un’ascia, il corpo ricoperto di libri, sul volto le opere di Fallows. E Alex sa che solo Richard Aldiss è in grado di aiutarla a venire a capo di questo inquietante enigma…

Un thriller, bestseller del New York Times, che vi terrà col fiato sospeso fino all’ultima pagina e vi farà scoprire il pericolo nascosto nel piacere di perdersi tra le pagine di un libro. Non potrete mai più vedere gli scrittori sotto la stessa luce.
Potete scaricare un estratto del libro QUI

Altra uscita interessante prevista per il 28 giugno, sempre per la Newton Compton, è “Anna vestita di sangue” (Anna dressed in blood) di Kendare Blake.

Cas Lowood ha ereditato una strana vocazione: uccidere i morti…

Suo padre lo faceva prima di essere ucciso dal fantasma che stava cercando di annientare. E ora Cas, armato del misterioso pugnale athame, continua la missione: viaggia di città in città insieme alla madre, una strega, e al suo gatto fiuta-fantasmi, alla ricerca di spiriti malvagi. Quando arrivano a Thunder Bay per eliminare quella che la gente del posto chiamaAnna vestita di sangue”, Cas non si aspetta nulla di diverso dal solito. Si trova invece di fronte a una ragazzina posseduta dalla rabbia e vittima di maledizioni, uno spirito diverso da quelli che è abituato a distruggere. Indossa ancora il vestito che aveva quando fu assassinata, nel 1958. Dal giorno della sua morte, Anna uccide chiunque osi entrare nella dimora vittoriana vecchia e cadente in cui un tempo viveva. Gli spiriti delle sue vittime penetrano il legno marcio delle pareti, strisciano sul pavimento ammuffito e viscido delle cantine, senza trovare pace… Per qualche strano motivo però, Anna non uccide Cas. Anzi, si rivela l’unica in grado di aiutarlo a trovare il fantasma maligno che lo ha privato del padre. Così, insieme agli altri strani amici del giovane, streghe e stregoni in erba, formeranno una squadra disposta ad affrontare ogni pericolo. Ma Cas dovrà risolvere un problema ancora più difficile di questo: quale sarà infatti il destino di Anna?

Cupa e avvincente. Una storia di sangue e d’amore molto originale e coinvolgente.

Potete leggere un estratto del libro QUI

Allora che ne dite? La caccia alle letture estive è ufficialmente aperta? ;)

Beck: poliziesco che mette i brividi

Per tutti gli appassionati del thriller, del poliziesco e del giallo arriva, da questa sera in prima visione assoluta italiana ogni sabato alle 21:00 sul canale satellitare FoxCrime (117), Beck, serial televisivo (durato complessivamente 4 stagioni) nato dalla trasposizione sul piccolo schermo del ciclo di dieci romanzi (in patria ha avuto un tale successo da meritarsi l’istituzione di un premio letterario in suo onore, il Martin Beck Award), scritto tra gli anni ’60 e ’70, che i coniugi svedesi Maj Sjöwall e Per Wahlöö hanno dedicato al personaggio di Martin Beck, ispettore capo della squadra omicidi di Stoccolma, dal carattere duro, disilluso, quasi cinico. Veri e propri precursori del poliziesco nordico, Maj Sjöwall e Per Wahlöö hanno creato un personaggio che sarà difficile dimenticare.
Ogni episodio sarà un vero e proprio film dalla durata di 90 minuti
in cui seguiremo le vicende della Squadra Investigativa Omicidi di Stoccolma, capitanata dall’investigatore capo Martin Beck (Peter Haber,già visto nella trasposizione cinematografica di Uomini che odiano le donne, dalla acclamata trilogia Millennium di Stieg Larsson) e dal suo secondo, Gunvald Larrson (Mikael Persbrandt sarà nella imminente saga Lo Hobbit di Peter Jackson). Due persone profondamente diverse, anche nell’approccio ai casi che devono risolvere: il primo è conosciuto nell’ambiente per l’indole disillusa con cui fa fronte alle diverse situazioni, il secondo invece sfoggia un atteggiamento sicuro e deciso nell’affrontare i criminali.
Le algide atmosfere del nord saranno protagoniste al parti dei personaggi e lo spettatore sarà testimone della fusione tra processo investigativo (soprattutto verrà messo in evidenza quanto sia logorante per un detective entrare in contatto con le molte forme del male), i pensieri del cupo ispettore Beck e le inavitabili analisi sociali di un nord europa che da anni sta riscuotendo sempre più interesse in noi italiani.

Già dal primo episodio Buried Alive – Sepolti vivi, la storia entra nel vivo e troviamo Beck e il suo team alle prese con un caso di omicidi seriali avvenuti a Stoccolma. In un parco giochi viene ritrovato il corpo di un famoso procuratore distrettuale, Annika Runfelt (Jessica Zandén), che poco prima stava indagando su alcune gang di spericolati motociclisti. Da principio, la ricerca del colpevole porta alla banda di motociclisti fino a quando Beck intuisce che dietro ai vari casi si nasconde un serial killer che lascia messaggi ben precisi. In un’altra puntata vedremo invece un operaio impiegato presso un inceneritore che trova il cadavere di un uomo bruciato all’interno di un forno. Della vittima non resta nulla. Il caso viene affidato a Beck, il quale deve cercare di scoprire chi possa essere l’autore di questo efferato e brutale delitto. Il detective non sa da dove cominciare, anche perchè non ha il corpo, non conosce il motivo del delitto e non ha una scena del crimine sulla quale cominciare a fare le dovute indagini. Anche le pochissime tracce non sembrano portare a nulla. Grazie al suo intuito e alla perseveranza Beck riesce a risolvere il caso con in mano soltanto qualche dente della vittima e un misterioso indirizzo internet.

Una serie che nessun vero appassionato di gialli può lasciarsi sfuggire!

Eccovi 2 bei promo per stuzzicare un pò la vostra sete di mistero:

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