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Letto e Bloggato: Anime e Sangue

Bentornati! La rubrica Letto e Bloggato si arrichisce di un nuovo ospite! Prima di presentarvelo vorrei però ringraziare ancora una volta tutti gli autori (sempre più talentuosi) che hanno deciso di aderire all’iniziativa e ,naturalmente, tutti voi fedeli lettori. Ma veniamo al sodo ;) Questa settimana parliamo di “Anime e Sangue” (di cui potete leggere un’anteprima QUI) del modenese Francesco Grimandi (già autore di Affresco Veneziano per la Arduino Sacco editore) ed edito da la 0111Edizioni. Vorrei segnalare che acquistando l’ebook del libro avrete in omaggio anche l’audiobook.

Sul Libro:
Bologna, autunno 1325. Una serie di efferati omicidi, un dilemma che inchioda chi è chiamato a investigare, un mistero non facile da risolvere. In una città al culmine del suo periodo d’oro, in scontro perenne con Modena, eterna rivale, conflitti e tensioni si delineano sullo sfondo del confronto personale tra l’assassino e Jacopo Lamberti, uomo di giustizia dai molti dubbi. In un duello a distanza contro tutto e tutti, Jacopo dovrà scoprire chi si cela dietro il misterioso assassino che colpisce di notte e infierisce sulle sue vittime senza motivo apparente. In una corsa contro il tempo tenterà di fermarlo, ma le conseguenze saranno imprevedibili.

La mia opinione:
E’ un detective in difficoltà Jacopo Lamberti. Nella Bologna del 1325 non può fare affidamento su nessuna tecnica forense degna di questo nome, deve vedersela con l’odio e la diffidenza che la popolazione ha verso la guardia cittadina,non può contare sull’appoggio dei superiori che mirano solo a elevare il loro prestigio e a tenersi buoni i nobili influenti e, come se non bastasse, è tormentato da lancinanti dolori al petto. Il suo spaesamento, la nostalgia di tempi migliori, la percezione sempre più forte di sradicamento dalla normalità e il crescente conflitto interiore, divengono efficace intercalare per atroci delitti e miserie umane. Con una scrittura ricca ma incalzante, che ben si adatta all’epoca in cui si svolge la narrazione, Grimandi ricama una trama in cui non è solo il mistero a giganteggiare ma anche l’umanità, la fallibilità dei suoi personaggi e la pietas per i poveri e i disadattati. Pur nella sua brevità (devo ammettere che avrei voluto più pagine in cui “affondare i denti”) Anime e sangue rimane un libro soddisfacente in cui poco è come sembra e dove i tanti e particolareggiati riferimenti storici fanno scoprire al lettore un mondo dimenticato, ma non per questo meno interessante. Sicuramente un’opera ben costruita e ben scritta che fa desiderare di leggere altro del promettente autore.

E ora l’intervista all’autore:

Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinato alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?

Innanzi tutto grazie per l’intervista. E per la domanda, che mi permette di parlare della mia bibliofilia acuta! La mia passione per i libri nasce essenzialmente nelle prime fasi della vita. Ricordo che da bambino ero un lettore quasi maniacale, divoratore di libri di qualunque genere. Non ne faccio la lista, perché non finirebbe più. Dico soltanto che alcuni li ho letti e riletti; altri li ho semplicemente dimenticati. Il fascino per le storie narrate mi ha sempre accompagnato. E dopo anni e anni di letture, si è affacciata in me una voglia potente di raccontare. Raccontare cose non banali, ma avventure coinvolgenti. Così sono partito dalle storie che più mi erano piaciute e su queste ho iniziato a creare i primi intrecci. Devo dire che è stata una lunga marcia di avvicinamento; tuttavia la soddisfazione che si ricava alla fine ripaga di ogni sforzo e sacrificio. Tuttora ciò ha un peso preponderante nella mia esistenza. E in quella di chi mi vive accanto.

Come nasce “Anime e Sangue”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione di quest’opera?
Era da tempo che mi frullava in mente questo progetto. A mio parere, Bologna era un luogo che si prestava perfettamente all’ambientazione di una storia di questo tipo, noir, misteriosa e medievale. Non c’è un’altra città al mondo che possieda un passato paragonabile al capoluogo emiliano. Basti pensare che, nell’epoca in cui è ambientato “Anime e sangue”, Bologna rappresentava un polo universitario di eccellenza non solo in Italia, ma in tutta Europa. Cultura, quindi progresso. E dal progresso conseguono benessere, opulenza e trasgressione. Il tessuto sociale era tra i più moderni e avanzati, tanto che se ne conservano tuttora tracce evidenti. In quanto a Modena e alle dispute che hanno sempre opposto le due città sarebbe troppo lungo parlare. Alcuni fanno risalire le prime contese per i confini all’epoca dell’occupazione Longobarda da un parte e Bizantina dall’altra. Ma forse sono più ancora antiche, ed è meglio lasciare a chi ne ha le competenze la divulgazione di queste informazioni. Ciò che invece premeva al sottoscritto, in quanto narratore, era la ricerca di uno sfondo ideale per la vicenda. A rischio di sembrare esagerato, senza l’antica Bologna non avrei potuto scrivere “Anime e sangue”.

”Anime e Sangue” è un giallo storico ambientato nella Bologna del 1325. Ci vuoi raccontare come sei approdato a questo genere così poco praticato dagli autori nostrani e delle ragioni che ti hanno spinto ad ambientare il libro in quella precisa epoca storica?
Partendo a rispondere dalla fine, devo sottolineare che la data in cui si dipana la vicenda gioca un ruolo fondamentale e si scoprirà solo verso la fine del romanzo il motivo di questa scelta, dettata da esigenze di carattere storico. Quindi, ribadisco, nella narrazione vengono trattati fatti ipotetici che tuttavia si inquadrano in un contesto reale. Premesso questo, penso sia stato il genere letterario a scegliere me e non il contrario. Sto scherzando! La mia passione per i bestseller e i saggi storici è stata decisiva nel farmi intraprendere questa strada. L’idea di base, o meglio il cortocircuito propulsivo, è scaturito quando ho pensato di fondere i due temi. Un monumento irraggiungibile in tal senso resta per me “Il nome della rosa”, l’opera che tutti conoscono. Ora, non volendomi assolutamente raffrontare a un simile mostro sacro, ritengo che Eco abbia tracciato la rotta verso qualcosa di nuovo che riserva molti aspetti da scoprire. Il fascino per i tempi passati, e la suspense del genere thriller, possono legarsi magnificamente insieme. E insieme fornire ottimi spunti per storie straordinarie, capaci di sedurre i lettori di ogni età.

Il tuo romanzo è ricco di riferimenti storici e di particolari che danno credibilità all’impianto narrativo. Com’è stato lavorare al romanzo, tenendo conto della mola di ricerche che avrai sicuramente dovuto compiere?
Sì, è vero, è stata una cosa abbastanza impegnativa, anche se la conoscenza della maggioranza degli aspetti che descrivo deriva da esperienze dirette. Per le ricerche dei particolari che non conoscevo, mi sono invece affidato allo strumento principe in questo campo, ovvero Internet. É stato necessario confrontare più fonti, perché non sempre le informazioni erano complete o del tutto affidabili. Ciò nonostante è stato possibile raggiungere un valido approfondimento. Se mi fossi spinto oltre, la mole di dettagli mi avrebbe obbligato a comporre un saggio storico e non un’opera narrativa. Pur rispettando il contesto, l’ambientazione e la natura dei personaggi, la narrativa deve però procedere per emozioni. Ed è questo l’obiettivo che mi sono dato. Ma non dimentico che l’incongruenza può essere sempre lì, in agguato. E i lettori, che di norma sono molto scrupolosi e preparati, non la perdonerebbe mai.

Com’è il mondo dell’editoria visto con gli occhi di un giovane autore ?Vuoi raccontarci qualcosa dei passi che hai dovuto fare per vedere finalmente pubblicato “Anime e Sangue ”? È stato tutto come ti aspettavi?
Al contrario. Proprio per questo preferirei non parlare di questo mondo parallelo, a meno di non esserne costretto sotto tortura. Sottolineo solo l’assoluta passione che deve avere un autore per imbarcarsi in un’impresa del genere: se non si nutre un vero amore per ciò che si scrive è meglio lasciar perdere. Al momento, l’unica salvezza sono alcuni piccoli editori che hanno ancora il coraggio di credere negli scrittori esordienti. Ma sono realtà molto isolate e, purtroppo, in via di estinzione.

Mi ha fatto molto piacere sapere che il tuo libro è disponibile anche in versione audiobook. Un metodo originale e vincente per rivolgersi ad un pubblico più ampio. Qual’è, secondo te, lo stato di salute dell’editoria italiana? Trovi che la sempre più crescente diffusione degli ebook o la decisione di Amazon di pubblicare autori tagliando fuori dall’equazione gli editori possano in qualche modo dare nuova linfa allo stagnante e un po’ troppo autoreferenziale panorama letterario italiano?
Da quelli che sono i miei ritorni, l’editoria sta attraversando uno dei suoi periodi peggiori. I piccoli editori come il mio tentano coraggiosamente di aprire nuovi fronti; tuttavia si tratta di una scommessa alquanto rischiosa. Vuoi per la crisi economica, vuoi perché la gente legge sempre meno. È un dato di fatto. I fattori ebook e Amazon sono alternative affascinanti, se non l’ultima spiaggia, viste le premesse. Però non bisogna illudersi. Dietro al successo di un pugno di autori che si pubblicano in proprio, si cela una moltitudine di altri scrittori che non riesce a ritagliarsi la necessaria visibilità. Oltre che per la mancanza di mezzi economici, anche per le difficoltà intrinseche delle nuove tecnologie. A parte questo, una volta superati i primi scogli, resta comunque il problema di far conoscere la propria opera ai lettori. Sono convinto che il passaparola sia l’unica arma vincente. E Internet, in questo caso, è uno strumento molto potente.

Le prime e fondamentali letture che ti hanno avviato sulla strada dello scrivere?
Quali sono i tuoi autori feticcio, quelli che ami leggere e rileggere? E qual è il libro (o i libri) senza il quale non andresti da nessuna parte?

Be’, ho iniziato a leggere presto, dal momento che ho sempre avuto parecchi libri a mia disposizione, disseminati per casa. E questo ha rappresentato un fortissimo stimolo verso la lettura. Tra i primi libri che ho avuto per le mani, ricordo in modo particolare i Gialli per ragazzi della Mondadori; poi sono passato ai romanzi della serie Urania. Il salto successivo ha riguardato una folta pattuglia di autori inglesi e americani. Autori di bestseller. Ma non disdegnavo i saggi storici, soprattutto quelli attinenti il Medioevo. Non ho autori feticcio, ma se dovessi citarne alcuni ai quali sono affezionato più di altri direi Valerio Massimo Manfredi per gli italiani, e Ken Follett per gli stranieri. Tuttavia, come avevo anticipato, “Il nome della rosa” resta per me l’esempio del libro intramontabile. Lo lessi da ragazzo e ricordo che mi appassionò moltissimo. Al di là dei fiumi d’inchiostro che sono stati spesi per descriverlo, trovo che Eco abbia saputo miscelare in modo incredibile l’opera colta con l’intrattenimento. Il risultato è un libro perfetto, sotto ogni profilo.

3 imprescindibili regole per scrivere bene.
Silenzio, solitudine, concentrazione.

Qualche progetto per il futuro di cui ti va di parlarci?
Dunque, vediamo… Sto concludendo la prima stesura di un nuovo romanzo, di genere thriller. Mi trovo alle battute finali, e chi ne ha letto alcuni capitoli l’ha trovato molto intrigante. Se la fortuna mi assisterà, spero che la pubblicazione arrivi entro una data non lontanissima. Diversamente, vedremo. Incrocio le dita.

Grazie Francesco!
E per questa volta è tutto.Auguro, come sempre, a tutti una Buona Lettura e non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato! ;)

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