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Iron Man 3

A quasi un anno esatto dall’uscita di The Avengers, questo 24 aprile, in tutte le sale cinematografiche sbarcherà “Iron Man 3” cinecomic attessissimo proprio perchè sancisce il ritorno sul grande schermo di uno dei supereroi Marvel più amati.
Lasciata da parte l’ironia che ha contraddistinto il secondo (e più deludente) capitolo della saga dedicata all’eroe in armatura, il regista Shane Black  (che aveva già diretto Downey Jr. in Kiss Kiss Bang Bang) raccoglie il testimone da Jon Favreau e riporta Tony Stark e il suo alter ego corazzato alle origini del loro incontro. Non esattamente in quella caverna afgana dove il geniale miliardario concepì l’idea che l’avrebbe salvato dalla prigionia, ma in un luogo altrettanto pri di supertecnologie e nascosto.

Ma andiamo con ordine: dopo la battaglia di New York contro l’armata aliena guidata da Loki (Tom Hiddleston), Tony Stark (Robert Downey Jr. ) playboy redento, genio, miliardario e occasionalmente salvatore del mondo, non riesce a dormire. Gli ultimi eventi hanno sradicato la sicurezza dell’uomo nelle sue capacità senza la corazza di Iron Man. Stark, in piena crisi post-traumatica e spaventato dalla propria vulnerabilità, dedica sempre più tempo alla progettazione di nuovi e più sofisticati modelli di armatura che lo mettano in grado di rendere la sua simbiosi con Iron Man ancora più profonda. Ed è proprio in questo clima di incertezza che si profila all’orizzonte l’arrivo di un nuovo e pericoloso antagonista: il Mandarino (Ben Kingsley), capo spietato dell’organizzazione terroristica dei “Dieci Anelli”deciso a far capire al mondo una volta per tutte che gli eroi non esistono. Stark si ritrova così sotto attacco. La sua mega villa viene bombardata, Pepper (Gwyneth Paltrow ), la sua fidanzata storica, quasi uccisa e lui è costretto a distruggere tutte le sue armature pur di non farle finire in mano al pericoloso nemico. Sarà questa la fine di Iron Man?  Certo che no!  Ormai abbiamo imparato che Tony Stark ha mille risorse.  Facendo affidamento solo sulle proprie forze, su quello che si può trovare in un negozio di ferramenta in Tennessee e fidandosi solo del proprio ingegno e istinto,  Tony  (più umano che mai) farà di tutto per proteggere le persone che ama e farla pagare al suo nemico. E finalmente Stark troverà la risposta alla domanda che lo ha sempre segretamente perseguitato: è l’uomo che fa l’armatura o è l’armatura che fa l’uomo?

Trama dai toni più dark e a fortissimo impatto emotivo per un terzo capitolo che promette più che bene e che prende spunto anche dalla saga Extremis, scritta da Warren Ellis e pubblicata negli Stati Uniti in sei albi tra il 2005 e il 2006. Entrerà infatti in scena un certo virus Extremis ( che dona agli esseri umani particolari livelli di forza e capacità di recupero utilizzando anche la nanotecnologia) creato dal  dr. Aldrich Killian (Guy Pearce)  scienziato che contenderà a Tony l’affetto della bella Pepper.
Ma anche per Stark si profila all’orizzonte una interessante tentazione con il ritorno della sua vecchia fiamma, la superscienziata  Maya Hansen (Rebecca Hall), anch’essa creatrice di Extremis.  Inutile dire che anche Stark si ritroverà a dover fare i conti con questa nuova arma potenziante che su di lui avrà effetti a dir poco straordinari.
Buone notizie anche per chi non vede l’ora di scoprire tutte le nuove armature del film. Rivedremo infatti Jim “Rhodey” Rhodes (Don Cheadle), alias “War Machine”, migliore amico di Tony , in una nuova e patriottica armatura, la “Iron Patriot”,  il cui look richiama i colori della bandiera americana.

Insomma, un film che promette sempre più azione, dramma e la caduta e rinascita di un eroe che si scoprirà, fortunatamente e soprattutto, “solo” un uomo.

Non ho potuto resistere a quasti spettacolari trailer quindi ho un pò abbondato in quantità, ma ne vale la pena. Enjoy!!! ^_^

Oblivion

Voglia di sci-fi post-apocalittico con più di un tocco di distopia? Allora siete fortunati visto che esce in tutti i cinema, distribuita da Universal questo 11 Aprile, “Oblivion” l’ultima fatica del regista di Tron Legacy, Joseph Kosinski. Per quest’ultimo la pellicola sarà “un omaggio ai film di invasione aliena degli anni Settanta“. Scopriamo qualcosa di più…

TRAMA:
In un futuro apocalittico, gli esseri umani vivono al di sopra delle nuvole, scacciati dal loro stesso pianeta da terribili alieni, noti come gli Scavengers (o Scav), che non sono riusciti a sterminare gli umani ma che hanno comunque occupato la Terra in rovina. Un giorno, Jack (Tom Cruise) un ex soldato e uno degli ultimi riparatori di droni atti all’estrazione di risorse vitali dal pianeta (in ratica e un wall-e in carne e ossa ^_^) ritrova un’astronave distrutta. Al suo interno giace in una capsula di stasi una misteriosa donna, Eve (Olga Kurylenko) che lui non conosce ma che ha visto nei suoi sogni. Deciso contro ogni ordine a salvarla, Jack mette in discussione tutto ciò che credeva di sapere sul suo mondo, sulla sua missione e su se stesso. In un inseguimento per terra, aria e spazio, Jack farà di tutto per conoscere la verità e per preservare il destino dell’umanità ora nelle sue sole mani.

Girato con una sorprendente risoluzione digitale 4K, il film, oltre ad incredibili effetti speciali può vantare, a sentire quelli della Universal, uno dei migliori script degli ultimi anni.
Sfruttando la classica dinamica della dicotomia mondo di sopra (avanzato, sicuro e comodo, ma asettico)/mondo di sotto (decadente, pericoloso e sfruttato ma ancora vitale), “Oblivion vuole mettere a confronto due diverse facce della natura umana: l’una razionale e assolutamente “fredda” l’altra più istintiva e guidata dai sentimenti.
Rammentando sempre che anche se la vecchia Terra è ormai solo un ricordo, resta comunque “ un ricordo per cui vale la pena di combattere“.

Se siete curiosi di seguito potrete gustarvi il Trailer del film e una interessante featurette su come sia nata la Bubble -ship del film. Enjoy!

Il cacciatore di giganti

Vi avevo annunciato che l’ondata di new-fantasy al cinema non si era ancora conclusa e così eccovi la celebre favola di “Jack e il fagiolo magico” riveduta e corretta nel classico stile hollywoodiano. Esce il 28 Marzo in tutti i cinema l’action fantasy “Il cacciatore di giganti” versione ipertecnologica, firmata Bryan Singer (X-Men l’inizio), in cui vedremo una lotta alla Davide contro Golia, il tutto naturalmente condito da principesse in pericolo, eroi improbabili e giganti davvero…GRANDI!

TRAMA:
Un’antica guerra riaffiora il giorno in cui il giovane contadino Jack (Nicholas Hoult, visto recentemente in Warm Bodies) apre involontariamente una porta tra il nostro mondo e quello di una spaventosa razza di giganti. Liberi di vagare sulla Terra per la prima volta da centinaia di anni, i giganti reclamano i territori un tempo perduti, costringendo il giovane Jack, a prendere parte alla battaglia della sua vita per fermarli. Lottando per un regno, per i suoi abitanti e per l’amore di Isabelle principessa coraggiosa e ribelle (Eleanor Tomlinson), Jack si ritrova faccia a faccia con questi inarrestabili guerrieri che credeva esistessero solo nelle leggende, ed ha l’occasione di diventare egli stesso una leggenda.

Notevole impatto visivo, effetti speciali che si sprecano, l’utilizzo del 3D ormai canonico e moltissime battute e situazioni ironiche. In più un cast di tutto rispetto in cui spiccano Stanley Tucci, nel ruolo di Lord Roderick, e Ewan McGregor, che interpreta Elmont, il capo affascinante e coraggioso dei cavalieri, che ha il gravoso compito di proteggere la principessa.
Un film fantasy che, al contrario di altri derivati da favole, non si prende troppo sul serio e punta più sulla fame di avventura e divertimento del pubblico. Vedremo se la scommessa pagherà ;)

 

La Madre

Torna a far danni ^_^ Guillermo Del Toro, uno dei miei cineasti preferiti, questa volta però solo in veste di produttore. Innamoratosi di un breve corto intitolato “Mamà” di Andres Muschietti e di sua sorella Barbara, Del Toro ha deciso di produrre un film ispirato a quel breve filmato (lo potete trovare a fine post con tanto di sottotitoli) che ne conservasse il forte impatto emotivo e l’originalità visiva pur approfondendone la trama appena accennata.
Il film in questione, che esce nelle nostre sale cinematografiche questo 21 Marzo, si intitola La Madre (Mama) e devo ammettere che visto in lingua originale mi ha abbastanza terrorizzato. “L’amore di una madre è per sempre” recita la locandina del film e mai promessa (o minaccia) fu più vera. Come scoprirete…

TRAMA:
Un uomo, vittima della crisi, in preda ad un raptus omicida uccide prima i suoi due soci al lavoro poi, recatosi a casa, uccide la moglie e carica in macchina le sue due figliolette di 3 e 1 anno. Disperato e senza una meta l’uomo accelera fino a sbandare su un tornante. L’incidente non uccide nè lui nè le figlie e i 3 si incamminano in un bosco innevato. Trovata fortunosamente una vecchia baracca, l’uomo vi si intrufola e accende un fuoco, poi ancora preda dei suoi demoni interiori decide di uccidere le figlie e poi uccidersi. Ma quando sta per sparare alla figlia maggiore qualcosa intervienePassano cinque anni  e non si hanno notizie nè dell’uomo nè  delle sue due figliolette Victoria e Lilly.  Contro ogni previsione lo zio dell bambine, Lucas (Nikolaj Coster-Waldau già visto nello splendido Game of Thrones dove interpreta Jaime Lannister) pittore di dubbio successo che convive con la fidanzata rockettara Annabel (la candidata all’Oscar Jessica Chastain) ,  continua a sovvenzionare la ricerca delle nipoti.  Incredibilmente le bambine vengono ritrovate vive. Per 5 anni hanno vissuto sole in un rifugio fatiscente in piena montagna. Desideroso di avere con se le nipoti Lucas accetta di trasferirsi insieme alla fidanzata e alle bambine, traumatizzate e regredite ad uno stato quasi bestiale, in una casa messa a disposizione dal terapeuta delle piccole. Presto Annabel, che non ha mai desiderato essere madre, si ritrova a dover badare alle piccole che mostrano sempre più strani comportamenti e che parlano di una certa “mama” con cui avrebbero vissuto nel bosco. Ma con loro non c’era nessuno, di questo tutti sono convinti…o forse no? Presto strani sussurri iniziano ad echeggiare per la casa e una terribile presenza si fa sempre più concreta. Una madre non abbandona mai i suoi figli…

Se volete un consiglio, durante la visione tenete d’occhio le farfalle (le simbologie si sprecano)…Commento estemporaneo: la cara Mama non mi ha spaventato quanto la piccola di casa. Dovrebbero darle l’Oscar tanto dava i brividi *_*

 

Il grande e potente Oz

Preparatevi a un’ondata di new fantasy cinematografici, ispirati ai vecchi classici letterari, come non se ne è mai vista. Maghi, streghe, giganti ed ex-bambini sperduti divenuti temuti cacciatori stanno per invadere i nostri cinema e ad aprire la strada sarà, questo 7 Marzo, “Il grande e potente Oz“. Diretto dall’eclettico Sam Raimi il film si presenta come il prequel de “Il mago di Oz“, capolavoro di Victor Flaming, ispirato ai libri scritti a inizio ’900 da L. Frank Baum.
La nuova vicenda racconta, in versione più dark, l’universo in cui si muovono scimmie volanti, streghe buone e cattive e personaggi strani e bizzarri.

TRAMA:

Quando Oscar Diggs (James Franco), truffaldino illusionista di un piccolo circo, sale a bordo di una mongolfiera e viene trascinato via da un tornado finendo trasportato dal polveroso Kansas nel fantastico Regno di Oz, pensa di aver vinto alla lotteria: fama e fortuna a sua completa disposizione. In quel magico mondo tutti lo credono un mago e perfino alcune persone che lui conosceva hanno degli strani doppioni (il suo assistente è diventato una scimmietta, mentre una ragazza sulla sedia a rotelle è una deliziosa bambola di porcellana vivente). Tutto sembra andare liscio finché non incontra tre streghe, Theodora (Mila Kunis), Evanora (Rachel Weisz) e Glinda (Michelle Williams), non del tutto convinte che lui sia il grande mago che tutti credono. Coinvolto suo malgrado nei conflitti del Regno di Oz e dei suoi abitanti, Oscar deve capire chi è buono e chi è cattivo prima che sia troppo tardi. Grazie alle sue arti magiche e con un po’ di illusione, ingenuità e perfino stregoneria, Oscar si trasforma non solo nel grande e potente Mago di Oz ma anche in un uomo migliore.

Un viaggio fantasmagorico che non sembra voler essere solo una “fiaba”. Cast favoloso, sceneggiatura, fotografia e costumi da urlo e colonna sonora affidata a Mariah Carey. Non so se il successo è assicurato, ma certamente Raimi e company ci hanno provato ^_^

Warm Bodies

Sono soli, sono perduti…Sono dei poveri zombie che nel profondo, oltre ad un comprensibile (per loro) desiderio di cervelli freschi e succulenti, vogliono solo essere accettati e ritrovare un pò della loro vita passata.
Insomma, non provare più nulla, non ricordare nemmeno il proprio nome o il lavoro che si faceva un tempo nè i propri parenti o amici può essere alquanto estraniante. E poi non è che si possa dire tanto rantolando o grugnendo, quindi anche la comunicazione tra simili non è al meglio.
Scordatevi gli zombie assetati di sangue e interiora varie. Certo qualche spuntino c’è sempre e così anche il classico disastro apocalittico che ha lasciato il mondo in preda ai barcollanti (e annoiati) non morti, ma le somiglianze con i classici zombie-movie finiscono qui.Warm Bodies“, dal 7 Febbraio al cinema, stravolge il ruolo degli zombie e li fa divenatre protagonisti di una storia d’amore alla Romeo e Giulietta ;)

R (Nicholas Hoult) è un ragazzo in piena crisi esistenziale: è uno zombie. Si chiama solo con la prima lettera di quello che era il suo nome perchè non riesce più a ricordarlo, la vita da morto vivente gli ha gradualmente prosciugato la memoria e tolto l’entusiasmo verso qualsiasi cosa che non siano i bisogni primari della sua razza: ciondolare e cibarsi dei cervelli dei pochi umani rimasti. Però nutre molti sogni. La sua capacità di comunicare col mondo è ridotta a poche, stentate sillabe, ma dentro di lui sopravvive un intero universo di emozioni.
Un giorno, in una razzìa di gruppo ai danni di alcuni ragazzi in cerca di medicine, mentre ne divora il cervello, R assaggia i ricordi di un ragazzo. Di lì a poco R incontra Julie (la ragazza della sua vittima) e ha un colpo di fulmine, il primo sentimento che prova nella sua vita da zombie. Un’esplosione di colori nel paesaggio grigio e monotono che lo circonda. Perché l’amore per lei lo trasformerà in un uomo (e in un morto) diverso, più combattivo e consapevole. Peccato che Julie (Theresa Palmer), sia non solo viva, ma anche figlia del generale (John Malcovich) che guida la resistenza contro i morti viventi. Ma R è disposto a tutto per la sua amata anche ad iniziare una guerra feroce contro i suoi compagni d’un tempo. Sarà l’avvio di una rinascita dalle conseguenze inimmaginabili.

Tratto dall’omonimo bestseller di Isaac Marion, uscito per la Fazi (Collana Lain, pagine: 280, prezzo in libreria: € 14,50) “Warm Bodies” viene presentato come l’erede di Twilight e fulgido esempio dei teen movie fantasy/sentimentali che stanno per invadere le nostre sale cinematografiche.
Senza snaturare del tutto le regole e i codici fissati in decenni di cinema dei morti viventi e anzi aggiungendo qualche idea originale ( tipo che gli zombie vanno ghiotti di cervelli perchè masticandoli vivono i ricordi delle persone cui appartenevano, provando così una parvenza di sentimenti), Jonathan Levine prova e rendere bello e romantico uno zombie (i necrofili gioiranno ;) ) Certo non una delle imprese più facili! Se il libro poteva avvalersi dell’immaginazione del lettore per attenuare certe situazioni raccapriccianti, per il film uscire dagli schemi non sembra funzionare sempre. Resta saldo il tema del disagio giovanile incarnato proprio in R che nella sua esistenza anestetizzata e senza scopo desidera solo ritrovare un posto nel mondo.
Per non parlare del sottotesto della storia (presente sia nel libro che nel film) che sottolinea come a renderci umani non sia solo la forza vitale ma solo e unicamente i sentimenti che riusciamo a provare.
Ammetto che pur non avendo letto il libro (rimedierò presto) sono curiosa di godermi il film e questo zombie innamorato. Speriamo comunque che non sia la fine di un’epoca fatta di barcollanti cadaveri affamati ^_^

Looper – In fuga dal passato

Suggestioni alla Philip K. Dick e atmosfere labirintiche alla Blade Runner (crisi economica e decadenza sociale) con tanto di paradossi temporali: è così che si presenta “Loopernoir fantascientifico in uscita nelle sale italiane questo 31 gennaio.
Vero e proprio fenomeno apprezzato sia dalla critica che dal pubblico d’oltreoceano, Looper, scritto e diretto da Ryan Johnson, è uno di quei rari film in cui lo spettatore si ritrova a analizzare ogni scena cercando di capirne il sottotesto (fidatevi ne troverete  parecchio ^_^), le implicazioni e domandandosi come la storia potrà evolversi.

TRAMA:
Anno 2044: vicino ad un campo di grano, in piena campagna, un giovane uomo è in piedi da solo e continua a consultare un vecchio orologio da taschino. Nell’altra mano tiene un fucile. Di fronte a lui, a terra, è steso un lenzuolo bianco. All’improvviso su quel lenzuolo si materiallizza un uomo legato ed incappucciato. Senza sprecare un istante il giovane gli spara e lo uccide. L’assassino si chiama Joe (Joseph Gordon-Levitt truccato per assomigliare al suo older ater ego Bruce Willis) ed è un sicario di professione al servizio della malavita che controlla ormai tutte le città. Lui fa parte dei looper, killer a cui la mafia del futuro (nell’anno 2074 è stato inventato il viaggio nel tempo subito però messo fuori legge ma sfruttato in forma occulta dai malavitosi) si rivolge quando vuole liberarsi di qualche indesiderato. Il malcapitato di turno viene infatti inviato indietro nel tempo (farcito di un bel pò di lingotti d’argento che pagheranno ironicamente la sua esecuzione) dove lo attende un looper e quindi la sua fine. Complicato? Molto di più se pensate che la carriera di un looper si conclude quando dopo aver ucciso il bersaglio trova in pagamento al posto dei soliti lingotti d’argento quelli d’oro. Significa che ha appena ucciso il se stesso del futuro e che è ora di smettere e farsi una vita per il tempo che gli rimane. Ma a Joe non importa del futuro. Lui pensa al presente, fa una vita piuttosto disordinata fra donne e droghe senza farsi scrupoli di nessun genere neanche a tradire un amico che non ha avuto il coraggio di uccidere il suo viaggiatore nel tempo quando si è accorto di essere lui stesso dopo trent’anni. Peccato però che presto Joe si troverà nella stessa situazione, occhi negli occhi con un se stesso invecchiato (intepretato da Bruce Willis) ma molto più ricco di esperienza e di umanità. L’uomo è tornato al 2044 per eliminare un bambino che dopo trent’anni sarà il responsabile dell’uccisione dell’adorata moglie e di tutti i looper ancora in vita e chiede al giovane se stesso di aiutarlo, di cambiare, di capire.

Tra colpi di scena, flashforeward e scenari inquietanti proprio perchè plausibili, Looper fa parte di quel tipo di fantascienza capace di intrecciare le inquietudini del presente e del futuro (sicuramente distopici in questo caso) con le situazioni e i sentimenti che legano i protagonisti in un gioco di specchi e di rimandi, in cui solo comprendendo e correggendo gli errori del passato si può avere un futuro. Forte anche di una presenza femminile salvifica determinante, questo film coniuga efficacemente azione, scavo psicologico e tensione dando vita ad una di quelle storie che etichettare come mera fantascienza sarebbe riduttivo.

Cogan – Killing Them Softly

Torna Brad Pitt in versione killer. Dopo “L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford” il bello e bravo di Hollywood dà di nuovo fiducia al regista neozelandese Andrew Dominik e diventa protagonista (nonchè produttore) di “Cogan – Killing Them Softlyin uscita nelle nostre sale cinematografiche a partire dal 18 Ottobre.

TRAMA:
Jackie Cogan (Brad Pitt) è un killer a pagamento che non ama troppo ammazzare da vicino: “Urlano e chiamano la mamma, non è dignitoso”. Insomma non è un bel vedere e un bel morire. Lui preferisce l’eliminazione con dolcezza (da qui il titolo). I suoi particolari servigi si rendono necessari quando viene chiamato a sostituire Dillon (Sam Shepard), un «collega» malato di cui di solito la mafia locale si serve per regolare i conti. In una bisca clandestina, durante una partita di poker protetta dalla mafia, infatti, due ragazzi sbandati, hanno rapinato tutti provocando il collasso dell’economia criminale locale. Jackie dovrebbe ora fare fuori quattro bersagli: il primo, Markie Trattman (Ray Liotta) è il gestore della bisca rapinata: va punito perché comunque si è fatto fregare e perché poi, già in passato, fu proprio lui a organizzare una rapina a mano armata nel suo locale. Erano altri tempi, tempi più ricchi, e benchè Markie non avesse confessato subito, per poi rivendicare sfacciatamente la cosa anni dopo, era stato lasciato in pace. Ora per lui è arrivato il tempo di pagare i vecchi e i nuovi conti. Gli altri tre sono un ex carcerato trafficone, Johnny Amato (Vincent Curatola), e i due balordi che ha convinto a fare il colpo: Frankie (Scott McNairy), che ha conosciuto in carcere, e Russell (Ben Mendelsohn), un tossico che campa rubando cani e sognando un futuro da spacciatore e da consumatore. Pesci piccoli, certo, ma comunque ben quattro uccisioni da caricarsi sul groppone e si deve fare in fretta per riportare gli affari alla normalità. È per questo che Cogan subaffitta l’eliminazione di Trattman a un altro collega, Mikey (James Gandolfini), con cui in passato ha lavorato. Ma Mikey ingrassato, depresso e ormai alcolizzato si rivela inaffidabile e Cogan deve fare tutto da solo per poi dover trattare anche sul prezzo a lavoro finito.

Tratto daCogan’s Trade” (Uscito in Italia col titolo di Cogan per la Einaudi) opera di George V. Higgins, ex procuratore aggiunto di Boston, “Cogan – Killing Them Softly lascia immutati i dialoghi pungenti, ma rielabora il contesto in cui la storia si svolgeva in origine. Ora siamo nella Luisiana del post Bush. Obama sta per essere eletto, l’economia è in profonda crisi (perfino quella mafiosa!) e i debiti vanno riscossi con gli interessi.Non siamo una nazione, siamo un business» replica Jackie Cogan (Brad Pitt) a Driver (Richard Jenkins), il commercialista della mafia che vorrebbe trattare sul prezzo a lavoro già eseguito, metafora piuttosto esplicita della situazione in cui tutt’ora ci troviamo. I truffatori e i criminali non sono meglio di chi governa o delle banche…Non si dovrebbe dire il contrario?!?
Una crime story di tutto rispetto che riesce anche a fare riflettere. Ditemi se è poco! ^_^

The Words

Un film sullo scrivere? Ad alcuni potrebbe sembrare piuttosto noioso, ma The Words, in uscita il 21 Settembre, è anche e soprattutto altro. E’ un film sulle scelte che si fanno e sulle conseguenze che queste scelte hanno sulle vite nostre e degli altri.

TRAMA:
Clay Hammond (Dennis Quaid) è un celebre scrittore corteggiato da una seducente dottoranda (Olivia Wilde) che vorrebbe carpire la verità dentro e dietro il suo ultimo romanzo. Avvicinato durante una lettura pubblica, Clay si limita a leggere i primi capitoli del libro,la storia dello scrittore Rory Jansen (Bradley Cooper), autore senza troppo talento che sogna il libro della vita. Frustrato per la sua incapacità di scrivere come vorrebbe, Rory viene sostenuto nella sua ambizione letteraria solo dalla moglie Dora (Zoe Saldana). Quando si vede rifiutato l’ennesimo manoscritto da un agente letterario, Rory si rende finalmente conto che non diventerà mai un autore di successo. Le sue aspettative professionali ed economiche sono destinate a crollare miseramente e anche la presenza degli amici benestanti gli diventa insopportabile, come se tutto gli rinfacciasse il suo fallimento. Ma il terrore per il futuro si arresta bruscamente quando l’uomo scopre in un robivecchi di Parigi una vecchia ventiquattrore con un misterioso manoscritto ingiallito chiuso all’interno. Anni dopo Rory è uno degli scrittori più richiesti del momento. Il suo primo libro ha vinto prestigiosi premi, gli ha fruttato tanti soldi ed è adorato dai critici. Ma tutto questo però rischia di essere messo a rischio quando alla sua porta si presenta un misterioso Vecchio (Jeremy Irons) che gli rivela di essere il vero autore del suo romanzo…

Rimasto in “gestazione” per 10 anni prima di concretizzarsi, The Words, film d’esordio degli sceneggiatori Brian Klugman e Lee Sternthal, è un thriller parecchio fuori dagli schemi. L’unico misfatto è il furto di un’idea, di una vita. Tutto si concentra sulla descrizione di cosa l’animo umano sia capace di progettare e compiere per trovare un’effimera soddisfazione. Il tradimento della fiducia e perfino dell’arte scandiscono una riflessione impietosa sulla creatività e la responsabilità delle proprie scelte morali. Affollato di personaggi con la “necessità” della scrittura, The Words toglie l’aura di magia di cui spesso viene soffuso l’atto del narrare e lo pone nudo e crudo di fronte allo spettatore. Il tormento, l’insoddisfazione, il piacere e il tradimento delle parole: tutto si fa indistinto, anche chi sia il vero narratore, chi stia raccontando la storia e quanto in essa sia vero. Un film sulla vita e sui diversi modi di raccontarla.

Prometheus

Ad un certo punto della vita si sente sempre la necessità di tornare alle origini. E’ quello che ha provato a  fare Ridley Scott con il suo “Prometheus”. Dopo mesi di attesa (in America è uscito a Giugno) finalmente il 14 Settembre il film prequel (ma non solo) di quel mitico Alien, che tanti ha stregato,uscirà nelle nostre sale. A trentatré anni di distanza sapremo, almeno in parte, chi era il misterioso e gigantesco pilota della navicella spaziale carica di uova di alien che la sfortunata nave mineraria Nostromo ha trovato sul suo cammino nella prima pellicola della saga fantascientifica ormai cult.

TRAMA:
Una coppia di archeologi Elizabeth Shaw (Noomi Rapace),fervente cattolica, e Charlie Holloway (Logan Marshall-Green), ateo convinto, scopre, in una grotta, una pittura preistorica. Rappresenta dei Giganti che indicano agli umani una mappa stellare; la mappa è già apparsa in altre e lontane culture. I due studiosi ritengono che i giganti, gli “Ingegneri”, ritratti siano i progenitori della vita sulla terra. Verso quella costellazione parte allora la nave spaziale dal nome, appunto, Prometheus,un veicolo esplorativo finanziato da un gruppo di capitalisti (i testa a tutti il miliardario Weyland, deus ex-machina industriale della spedizione). Elizabeth e Charlie, decisi a trovare indizi che confermerebbero la loro tesi della nascita di origine extraterrestre del nostro mondo, sono sulla nave. L’equipaggio viaggia in ibernazione, monitorato dall’androide David (un Michael Fassbender in stato di grazia), che passa il tempo guardando film del passato (si identifica nel Peter O’ Toole di Lawrence d’Arabia) o sbirciando i sogni dei suoi “ospiti” fanno. Il Prometheus raggiunge un pianeta sconosciuto e lontano all’alba del 21 dicembre del 2093. Il pianeta sembra deserto, ma presto i nostri esploratori scopriranno indizi fondamentali al sostegno della loro tesi. Peccato che non tutto sia come sembra, che non tutti i membri dell’equipaggio siano venuti per la mera ricerca e che gli scopi di alcuni non si riveleranno, nella loro tragica chiarezza, se non troppo tardi.

Rivolta o evoluzione, scienza o fede? Il film di Scott è infarcito di simboli e contraddizioni. Nulla appare certo, men che meno le vere intenzioni degli “ingegneri”. La sottile linea che separa l’uomo dall’androide si fa, scena dopo scena, sempre più sottile ed indistinguibile. Gli egoismi o i grandi gesti d’amore o di incredibile ed infantile innocenza, così ben incarnati in David, trovano eco e risonanza in quelli di alcuni umani dell’equipaggio. Scott continua a raccontare, attraverso la fantascienza, l’essere umano in tutta la sua forza e la sua debolezza. Ed è sempre una donna (le figure femminili sono costantemente al centro delle storie di Scott nel loro essere veicolo di vita, sia essa più o meno terrestre) che non fa morire del tutto la speranza per il futuro.
Un film che non piacerà del tutto a chi vuole solo pura fantascianza o azione, ma che regalerà agli spettatori più attenti infinite ed interessanti chiavi di lettura.

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