Ritorna la mia vampira con la mania dello shopping preferita! Elizabeth Taylor, per noi e per tutti quelli che non vogliono un pugno in testa semplicemente Betsy, approda per la quarta volta nelle nostre librerie (dopo Non-morta e nubile, Non morta e disoccupata e ” Non morta e incompresa“), sempre grazie alla Delos Books, con “Non-Morta senza ritorno”(Pagine: 204, Prezzo: ebook già disponibile a 7.99 euro, mentre per la versione cartacea dovrete aspettare il 30 Aprile) della sempre brava e spiritosa MaryJanice Davidson.
Tralasciando il fatto che la traduzione, come al solito, non mi convince del tutto e non scorre come dovrebbe, questa The undead Series (in USA siamo già al 11° volume e ad Agosto uscirà il 12°) si rivela ad ogni libro sempre più esilarante, vivace e imprevedibile.
TRAMA:
Come se avesse bisogno di scuse per fare shopping, la Regina dei Vampiri Betsy Taylor sta organizzando il matrimonio perfetto con il vampiro Eric Sinclair, bello da morire, e bazzecole come la morte e il sangue non le metteranno di certo i bastoni fra le ruote. Ma la sua vita non è tutta feste e bouquet di fiori, poiché Betsy viene perseguitata da fantasmi che invocano il suo aiuto per rimediare ai danni commessi in passato.Come se non bastasse un serial killer, che combinazione prende di mira donne alte e bionde proprio come Betsy, si aggira indisturbato per le strade della città.C’è poi il piccolo problema di avere una sorellastra figlia del diavolo che, per quanto disgustosamente carina e dolce, quando si arrabbia evoca spadoni infuocati e infilza il primo malcapitato che le passi a tiro.Che dire poi del suo nuovo fratellino fresco fresco di nascita che ha la sfortuna di essere figlio della sua matrigna/megera Antonia (già in precedenza posseduta dal demonio quando era incinta) o del vampiro mostro chiuso in cantina intento ad imparare l’uncinetto?Insomma, per Betsy i problemi sembrano sempre moltiplicarsi…Fortunatamente è quasi tempo di shopping natalizio.
Come resistere alla curiosità di cosa ancora combinerà la regina dei vampiri più incasinata della storia degli urban fantasy?Lo scopriremo solo leggendo! ^_^
Regalo di compleanno un pò in ritardo per la sottoscritta da parte della Fanucci che fa uscire in contemporanea questo 21 Marzo ben 2 volumi (il settimo e l’ottavo) della serie paranormal romance per adultiDark Hunters scritta dalla brava Sherrilyn Kenyon (per maggiori informazioni sulla saga potete anche andare QUI).
TRAMA:
Figlio di un senatore romano, a soli ventidue anni Valerius Magno è diventato un potente generale. Da essere umano ha condotto campagne in Grecia, Gallia e Britannia. Ma adesso è un Cacciatore oscuro, e i suoi natali gli procurano l’odio e il rancore della maggior parte dei colleghi, che fanno di tutto per tenerlo lontano da Kyrian, Kell, Zarek e Zoe. La situazione è complicata, ma potrebbe peggiorare… Il pericolo, questa volta, ha fattezze sexy e si chiama Tabitha Devereaux. Tabby fa parte di una nuova generazione di Cacciatori che ha dimostrato il proprio valore senza rinunciare alla propria anima, e ha il potere dell’intuizione.Proprio per questo è l’unica che riesce ad avvertire le emozioni e la grande solitudine di Val, a capire che il suo atteggiamento altezzoso è soltanto una facciata, una difesa che ora Tabby intende abbattere… Ma non è il momento di innamorarsi, una sanguinosa battaglia è appena cominciata e ben presto lei e Valerius si troveranno a combattere fianco a fianco contro il demone più pericoloso di tutti, capace di tornare dal regno dei morti e mettere fuori combattimento persino il grande Acheron.
TRAMA: Cosa succede quando la fiducia incondizionata accordata ad Acheron, unico difensore del genere umano, viene meno?Stryker, leader degli Spathi, un antico ordine di demoni guerrieri, sta seminando il malcontento tra i Cacciatori oscuri del Mississippi. Questi ultimi, contravvenendo al proprio codice morale, stanno nutrendosi di uomini e hanno iniziato a collaborare con i demoni invece che combatterli.Acheron decide di assegnare al suo braccio destro, Alexion, il compito di investigare, giudicare e, se necessario, eliminare i ribelli: dieci giorni in tutto per compiere sulla Terra una missione che si preannuncia più che ardua. Seppur razionale, spietato, e abituato a prendere le distanze dalle proprie emozioni dopo aver vissuto per secoli in totale isolamento, Alexion non potrà negare a un vecchio amico, scoperto a capo dei ribelli, l’ultima possibilità di redenzione. E che dire del fatale incontro con Danger, Cacciatrice oscura il cui aiuto si rivelerà per lui indispensabile? Legati a doppio filo da un’irrefrenabile attrazione, vittima e boia dovranno condividere i propri intenti, e infine, la sorte.
Stendendo un velo pietoso sulle copertine dei due volumi che non mi entusiasmano troppo, sono anche un pò sconcertata dal fatto che la Fanucci abbia deciso di far uscire questi due libri in contemporanea. Avrei preferito magari uscite più ravvicinate per tutta la saga piuttosto che questa soluzione forse un pò troppo “cara” per noi lettori compulsivi in tempo di crisi (anche se la casa editrice ha abbassato il solito prezzo di 12.90 euro portandolo a 9.90 euro). Comunque, restano due uscite irrinunciabili per tutti i fan della saga e valgono qualche sacrificio
Inauguriamo questo Marzo 2013 con un nuovo appuntamento con l’ormai irrinunciabile rubrica Letto e Bloggato. Questa settimana dedichiamo il nostro spazio a”Zeroventicinque“, ultima fatica letteraria di Fiorella Carcereri(che abbiamo già incontrato nel presentarvi la sua raccolta di aforismi “La vita in sintesi”), edito dalla Aletti Editore.
Sul Libro:
Arriva un momento dell’esistenza in cui ci si sente pronti a fare dei bilanci e si trovano il coraggio e la pazienza per rovistare nella propria vita alla ricerca di fatti mai del tutto dimenticati, emozioni cristallizzate nel tempo ma ancora vive e pulsanti nel cuore, fermi immagine di ricordi incancellabili. La presente raccolta è scaturita da un lavoro di scavo interiore e di ricomposizione dei frammenti che sono venuti via via alla luce, una sorta di viaggio a ritroso della memoria negli scaffali polverosi, ma ancora pregni di vita, della biblioteca dei ricordi. Ciascuno dei quarantadue racconti della raccolta si focalizza su di un episodio diverso ma è legato a doppio filo a tutti gli altri e ogni storia ha segnato un momento di svolta nella vita dell’autrice stessa. Come intuibile dal titolo proposto per la raccolta, l’autobiografia copre il periodo che va dall’infanzia alle prime esperienze della vita adulta, passando per un’adolescenza, spesso dolorosa, con la quale i conti sembrano non essere ancora in pari.
La mia opinione:
Raccontare la propria vita per scoprire o svelare quelle degli altri è quanto fa e continuerà a fare, che ne sia consapevole o meno, ogni narratore destreggiandosi nello spazio intermedio a cavallo tra autobiografia e romanzo o , come in questo caso, raccolta di racconti. Fiorella Carcereri in questi 42 frammenti di vita, tra speranza e disincanto, animati da un forte senso di giustizia, disegna un cerchio perfetto dentro il quale racchiude cronache di memorie che si fanno universali destando nel lettore il desiderio all’immedesimazione e lo stimolo a riconoscersi in certe situazioni narrate. Contando su di un io narrante schietto e che fa piovere lungo le pagine episodi privati e non, il volume scorre rapido e profondo. La narrazione della Carcereri dimostra brio e maturità non perdendo l’occasione per raccontare l’Italia del recente passato e i cambiamenti che il nostro paese, e noi con lui, ha subito. Un libro interessante che si fa bilancio e riflessione di un percorso intessuto di luce e oscurità. Una conferma per un’autrice da tenere d’occhio.
E ora l’intervista con l’autrice:
Ciao Fiorella, bentornata su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare parlandoci di “Zeroventicinque” e di come è nata l’idea per il libro?
Innanzitutto grazie per avermi nuovamente ospitata sul Vostro blog.
“Zeroventicinque” è un libro-non libro, nel senso che, come intuibile da titolo scelto ed ancor meglio leggendo la sinossi, rappresenta una sorta di diario delle tappe principali della prima parte della mia vita, dall’infanzia all’età di venticinque anni. Non ho mai avuto l’abitudine di tenere un diario ma, ad un certo punto della mia vita, ho sentito il bisogno di andare a rovistare nei cassetti polverosi della mia memoria per cercare di ricostruirne uno a posteriori. Pur essendo una donna proiettata nel futuro e con mille idee e progetti da realizzare, sono sempre stata molto legata ai ricordi e alla memoria perché, come dice Oliver Sacks, “la nostra memoria è la nostra coerenza, la nostra ragione, il nostro sentimento, persino il nostro agire”. “Zeroventicinque” copre l’arco temporale di due decenni importanti della nostra storia, gli Anni Settanta e Ottanta, anni in cui molti, leggendo il mio libro, si potranno forse riconoscere. Spero di essere riuscita a trasmettere ai miei lettori, insieme allo spirito di quegli anni, emozioni, sorrisi ed anche un po’ d’ironia.
Per qualunque autore è sempre difficile dare “in pasto” al pubblico la propria opera, soprattutto se, come nel tuo caso, ha profonde connotazioni biografiche. Vuoi raccontarci come sei giunta a questa decisione?
“Dare in pasto” è una parola grossa, anche se scrivere opere autobiografiche può a volte risultare imbarazzante o complicato. Personalmente, non ho trovato grandi difficoltà perché la scrittura proiettata su di me e sulle mie personali esperienze è quella che mi riesce meglio. Permettimi di citare, al riguardo, la grande Susanna Tamaro che nel suo recentissimo romanzo autobiografico “Ogni angelo è tremendo” afferma a tale riguardo: “Scrivere vuol dire andare a fondo alle cose, con lucidità, crudeltà, senza farsi abbagliare da niente…Tutti i miei libri attraversano l’oscurità, non per il compiacimento di farlo, ma per scoprire il punto in cui, a un tratto, il buio misteriosamente si può trasformare in luce…Soltanto nel momento in cui si accetta l’inquietudine come dato fondante, si entra davvero nell’umanità”.
Com’è stato scrivere questo libro? Quali sono stati i momenti più importanti e quelli più difficili?
Si tratta di quarantadue racconti scritti in momenti diversi e solo successivamente riuniti per formare la raccolta. Non ho incontrato particolari difficoltà, il flusso emozionale non si è mai interrotto durante la scrittura. Vi sono stati solo due o tre momenti di dolore e rabbia raccontando di fatti che hanno segnato in particolar modo il mio cammino, ma quando si sceglie di parlare di sé è implicito che si debbano affrontare anche queste situazioni.
Per Calvino “scrivere è sempre nascondere qualche cosa in modo che poi venga scoperto.” Cosa vorresti che i lettori scoprissero con la lettura del tuo libro?
I fatti sono raccontati in mondo molto semplice, come pure le emozioni, positive o negative, che ho provato. Lascio ad ogni singolo lettore la fantasia e la libertà di immedesimarsi o meno nelle mie storie. Mi auguro che, leggendomi, ognuno possa scoprire qualcosa di più di se stesso e della propria anima oppure riconciliarsi con il proprio passato se vi sono ancora dei conti che non tornano, come nel mio caso. Il mio libro non nasconde nulla, o forse tutto. Dipende dall’interpretazione che ciascuno ne potrà dare.
Progetti per il futuro di cui ti va di darci qualche anticipazione?
Dopo due ebook, “La vita in sintesi” (Libro Aperto Edizioni) e “Zeroventicinque” (Aletti Editore), finalmente in uscita a marzo/aprile 2013 i miei primi due libri cartacei.
Si tratta della raccolta di poesie dal titolo “Senza rete” edita da Edizioni Ensemble (Roma) e del romanzo “Amore latitante” che sarà pubblicato da Edizioni Arpeggio Libero (Lodi).
Vi do appuntamento a presto con tutte le mie novità e di nuovo grazie!
E anche per questa settimana è tutto ^__^
Ringraziando ancora una volta tutti gli autori e gli editori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura, vi lascio con il booktrailer del libro e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato!
Sul Libro:
Hurik Van Gotten è stato proclamato generale, ed ora sta vagando per l’accampamento, controllando lo schieramento. É il giorno che precede una battaglia che si rivelerà epica tra l’esercito Imperiale, campione della fede, e le oscure forze dell’Antagonista. Un romanzo dai tratti ucronici ambientato in un sorprendente medioevo tecnologico.
La mia opinione:
Fa sempre piacere concedersi un pò di eroic fantasy (con un pizzico di sword and sorcery in questo caso) nell’attuale panorama letterario ormai invaso da tutte le creature soparranturali possibili e immaginabili. Anche in “Come nasce un cavaliere” fanno la loro bella comparsa nani, elfi e orchi,ma la storia resta fedele ai topoi classici del genere
senza scendere a mercenari compromessi. Utilizzando una struttura serpentina che mescola storie, rimandi e avvii, Romeo narra le origini e la storia di un indomito avventuriero, impaziente combattente e un pò rude cavaliere sui generis che, mentre cerca il suo posto in un mondo diviso tra adoratori del Sommo Drago Celeste (i buoni) ed emissari del Drago del Profondo (i cattivi), trova insegnanti e insegnamenti nei posti più strani. Si srotolano così tante storie satellite che, come è giusto e auspicabile per il libro d’avvio di una trilogia, ampliano la narrazione e presentano al lettore semi di futuri e intriganti sviluppi. Interessanti il congegno e lo stile narrativo che, con l’ampio utilizzo di massime, saggi ammonimenti e digressioni storiche circa l’universo che fa da cornice alla storia, intrattengono il lettore offrendogli un puzzle divertente da mettere insieme. Un buon esordio che si discosta parecchio da quella che ormai è diventata l’abitudine al fantasy. Un libro a cui non manca inventiva e stile.
E ora l’intervista con l’autore: Ciao Diego, benvenuto su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinato alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Sono nato a Napoli (in un certo senso lì dimora il mio cuore come si può notare anche dal mio romanzo) ma all’età di 6 anni mi sono trasferito a Roma, per motivi legati al lavoro di mio padre. Qui sono cresciuto, ho studiato e mi sono formato. Qui ho imparato ad amare la cultura latina, altro elemento fortemente presente nel mio romanzo, qui ho capito che a Roma non ci si viene per caso e che essere romano, anche solo d’adozione, è una grande responsabilità. Nel 1994 mi sono unito ad un’Organizzazione cattolica e ho scoperto il fascino e la bellezza del “diverso” del “distante” (anche questi sono dei temi molto presenti nel mio romanzo). Ho passato la mia adolescenza e la mia maturità fra stranieri, disabili, Rom e poveri, anziani, adulti e bambini. Da loro ho appreso che cosa è la vita, la gioia e il senso di gratitudine. Mi sono laureato nel 2002 in Lettere e Filosofia, indirizzo storico religioso. Lavoro come impiegato e sono sposato con una donna meravigliosa di nome Sophie e ho due bellissimi bambini, Elena di 5 anni ed Alessandro di 3, che mi riempiono di gioia e di amore. Amo dipingere miniature (alcuni dei miei pezzi migliori li potete trovare sulla pagina FB di Lande Percorse), cucinare e leggere. Mi sono avvicinato alla scrittura in un certo senso per gioco. Fin da quando avevo 13 anni scrivevo delle piccole storie per giochi di ruolo con i miei amici. Con il tempo le storie si sono fatte sempre più complesse ed articolate, fino a quando 5 anni fa, quasi per gioco, ho iniziato a scrivere la prima bozza (molto diversa dalla forma attuale del testo del mio romanzo). Quale il ruolo della scrittura nella mia vita è ancora da definire, vedrò se avrà seguito oppure no. Una cosa è certa: è un modo per evadere e per sognare. Scrivo quello che vorrei essere o vorrei fare.
Come nasce “Racconti delle Lande Percorse Libro I – Come nasce un cavaliere”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo e all’idea della trilogia fantasy che ne deriverà?
Racconti della Lande Percorse è nato un po’ per gioco: non c’è stato un vero e proprio input, non ho visto per esempio l’immagine di un bambino con una cicatrice a forma di saetta riflessa sul finestrino del treno, ma è stato più il concretizzarsi di un percorso. Hurik è stato uno dei miei principali personaggi di gioco. Nato su una scheda di D&D, si è sviluppato e definito sempre più: alla fine, dato che avevo smesso di giocare per una serie di circostanze, ho sentito il bisogno di non abbandonarlo e di iniziare a scrivere una storia che lo riguardasse. Alla fine è nato il libro.
Hurik Van Gotten, il protagonista del libro, non è certo quel che si dice il classico Cavaliere. Commette sbagli e ha un carattere non proprio “facile”, un po’ come i suoi originali “Maestri”. Da dove è nata la caratterizzazione dei personaggi che popolano il tuo libro? Da dove hai tratto l’ispirazione per crearli? Come hai bilanciato la ‘quota’ autobiografica e quella di pura invenzione?
La caratterizzazione dei mie personaggi è un mosaico di tutto quello che mi piaceva di tanti personaggi della Storia, dei romanzi e dei film. Si potrebbe dire che non vi è nulla di originale nei miei personaggi, e forse è così, ma a mio avviso la loro originalità (ammesso che ne debbano avere per forza una) sta nel giusto dosaggio di tante piccole parti prese da altri caratteri, che a loro modo li rendono unici (almeno a mio avviso, ma questo lo potranno dire solo i lettori). Come le vetrate delle chiese gotiche, che sono diverse una dall’altra, pur essendo disegnati più o meno con le stesse forme geometriche creano armonie di colori stupefacenti e sempre nuove. Basta calibrare sapientemente i materiali a disposizione. L’ispirazione è nata dal desiderio di avere dei compagni d’avventura come quelli. Provo a spiegarmi meglio. Quando scrivo mi immedesimo in prima persona nelle avventure che narro. Hurik è molto simile a me, anche nella sua evoluzione: i suoi amici sono molto simili agli amici che vorrei in avventura. Un pensiero contorto, ma molti scrittori lo sembrano per definizione! In effetti non ho bilanciato affatto la parte autobiografica con quella d’invenzione. Hurik è al 99% così come mi vedo (poteri e titolo a parte) sia dal punto di vista caratteriale che formativo. Spero sia andata bene così ad entrambi!
Questo è il tuo primo libro. Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
È stata sicuramente una bellissima avventura che mi ha emozionato molto, soprattutto quando alla fine ho visto il prodotto finale in forma di libro stampato. Un’emozione veramente unica! Il momento fondamentale è stato quando ho fatto leggere il mio manoscritto ad un amico revisore di bozze per procedere alla correzione del testo. Con entusiasmo sincero mi ha detto che aveva apprezzato il manoscritto, anche se non era proprio il suo genere (non aveva mai letto fantasy). La parte che ho cercato di valorizzare maggiormente, anche se il romanzo è incentrato interamente sulla preparazione di una battaglia, è proprio l’assurdità della guerra, e le sue conseguenze. Per citare un motto efficacissimo “La guerra è la madre di tutte le povertà”.
Il “calvario” con cui tutti gli autori devono prima o poi confrontarsi: la ricerca di un editore. Vuoi raccontarci qualcosa dei passi che hai dovuto fare per vedere finalmente pubblicato “Racconti delle Lande Percorse Libro I – Come nasce un cavaliere”? È stato tutto come ti aspettavi? Com’è il mondo dell’editoria visto con gli occhi di un autore esordiente?
A mio modesto parare il vero scoglio con cui un autore emergente si deve confrontare in Italia non è tanto la ricerca di un editore (è cinico ammetterlo ma alla fine si trova, e spesso con il sistema dell’auto-pubblicazione basta pagare) ma piuttosto la promozione e la distribuzione del proprio libro. Per questo consiglio a tutti di mettere ben in chiaro, e soprattutto per iscritto, questi due aspetti del contratto che un autore esordiente andrà poi a firmare. All’inizio il mondo dell’editoria può sembrare favoloso, perché ci sono moltissimi piccoli editori che ti corteggiano per pubblicare (specialmente se a pagamento). Poi, una volta ricevuto il bonifico e proceduto alla stampa delle copie sottoscritte, tutto il lavoro di promozione e di distribuzione (specie quando ancora sei un perfetto sconosciuto) è lasciato sulle tue spalle. Mi sento di dare un ultimo consiglio. Usate il web! La rete è piena di gente generosa (come voi) che crea blog gratuiti, uno spazio vitale per gli autori emergenti. Una volta entrati in questo giro sarà poi il lettore a decretare se il romanzo vale o no.
Raymond Chandler, in alcune sue lettere, affermava: ”Tre leggi per scrivere a mio uso: non seguire alcun consiglio, non mostrare mai il lavoro svolto, evitare i critici.” E tu quali tre leggi forgeresti a tuo uso?
Sinceramente nessuna delle tre. Anche perché ho fatto l’esatto contrario. Ovvero ho chiesto tanti consigli per la stesura definitiva del mio libro e per fare ciò ho mostrato la mia opera a tanta gente e per finire ho cercato i critici per vedere come potevo aggiustare il tiro. Sono convinto che nessuno nasce già qualcuno, e anche quando hai un “talento innato” devi comunque imparare molto, crescere e formarti. Per fare ciò devi in primo luogo studiare, poi confrontarti con tanti e chiedere consiglio. Solo così, almeno a mio avviso, si riesce ad arrivare ad una padronanza della materia (letteraria, artistica o scientifica). Considero questa mia opera prima un’opera corale perché mi sono avvalso dell’aiuto di tante persone, che ringrazio di cuore.
C’è un genere, una forma letteraria, con i quali vorresti cimentarti e che non hai ancora affrontato?
Mi piacerebbe la poesia, ma ho capito che è un talento così grande che per quanto ci si possa sforzare o è davvero innato oppure si rimane nella mediocrità, una mancanza inammissibile in quel campo.
Da dove parte la tua storia di lettore? Quali generi letterari ti affascinano? Quali sono i tuoi autori feticcio, quelli che ami leggere e rileggere?
L’amore per la lettura è nato nella vita che ho fatto negli ultimi venti anni. Vivere con tanti amici speciali mi ha trasmesso l’amore per il libro e la cultura: da qui è iniziato tutto. Oltre al fantasy i generi letterari preferiti sono la spiritualità e la geopolitica, anche se non disdegno un buon romanzo soprattutto se è storico. Oltre all’intramontabile Tolkien, ho molti altri autori che seguo con passione: Martini, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Riccardi, Paglia, Jean Vanier, Oliver Sacks e molti altri.
Progetti per il futuro di cui vuoi darci qualche anticipazione? A quando il secondo volume de “Racconti delle Lande Percorse”?
Al momento sto lavorando già a due progetti, ma non anticipo nulla perché non vendo mai la pelle dell’orso prima di averlo ucciso. Per il secondo volume spero invece che per il prossimo Natale sia in distribuzione.
E anche per questa settimana è tutto ^__^
Ringraziando ancora una volta tutti gli autori e gli editori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato!
Stanchi dell’inverno e del freddo? Potete sempre consolarvi con qualche lettura interessante. Questa settimana, nell’ormai immancabile appuntamento con Letto e Bloggato, vi parliamo de “Il cristallo di Necros” (di cui potete leggere le prime 52 pagine andando QUI) opera d’esordio di Paolo Parente, primo libro di una saga fantasy, edita grazie ad Amazon (Pagine 362, disponibile in formato ebook a 2,99 euro e in versione cartacea a 15.30 euro).
Sul Libro:
In un mondo fantasy incredibilmente ricco e dettagliato, quattro giovani avventurieri scopriranno di essere parte di un complicato disegno del destino. Un druido, uno stregone, e due mezzelfi dal difficile passato, uniranno le proprie forze per scongiurare un pericolo che giunge direttamente dalle storie del passato. Una minaccia strisciante e invisibile, affonda i propri artigli tra le pianure di un regno apparentemente pacifico e privo di pericoli.
La mia opinione:
Il bianco è bianco, il nero è nero; i cattivi vogliono solo distruggere e dominare, mentre i buoni sono candidi e puri come gigli. Nessuna ambiguità, nessun dubbio o incertezza…Sbagliato!
Scordatevi i soliti eroi senza macchia o paura, ne “Il cristallo di Necros” si scontrano due compagnie di avventurieri non così diverse, ma schierate in opposte fazioni. Spicca fin dall’inizio la grande capacità di Parente di tenere sempre all’erta chi legge. Nessun personaggio è intoccabile. Nessuno dei tanti protagonisti consegna la certezza al lettore che rimarrà fino alla fine del libro senza soccombere, prima o poi, sotto i colpi del fato o del macchiavellico intreccio messo in atto dall’autore. E questa incertezza, che porta nuova linfa ad una storia dai retroscena interessanti (la nascita della magia come conseguenza di un cataclisma) e dalla narrazione ben calibrata che non perde mai di vista il fascino dell’avventuroso, si percepisce fin dall’inizio quando quello che ogni lettore penserebbe essere il protagonista diventa solo un comprimario…o forse no? (Avrà miglior fortuna nei libri seguenti?) Insomma, Parente riesce nella non facile missione di coinvolgere il lettore e tenerlo incollato al libro dalla prima all’ultima pagina, invogliandolo a scoprire nei libri seguenti come si evolverà la storia. Un fantasy impegnativo e per questo certamente interessante.
E ora l’intervista col l’autore:
Ciao Paolo, benvenuto su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinato alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Inizio con il salutare tutti i lettori e ringraziando per il tempo e lo spazio dedicato al “Cristallo di Necros”.
Per quanto mi riguarda sono nuovo nel mondo dell’editoria, anche se ho coltivato anni e anni di passione fantasy di ogni genere.
Questo libro è il mio primo passo verso i nuovi orizzonti che l’auto pubblicazione permette di raggiungere, cercando, con il tempo, di migliorare e di portare i lettori verso una nuova visione del romanzo fantasy, nella speranza di avvicinare anche coloro che nutrono diffidenza in questo tipo di lettura.
Ma partiamo dall’inizio: purtroppo l’attività da scrittore non è quella primaria della mia vita, ma sono prima di tutto un programmatore/consulente informatico residente in provincia di Milano, per la precisione ad Abbiategrasso, e ho 35 anni.
Lavorare nell’informatica mi da’ delle buone soddisfazioni lavorative, ma anche fuori dagli uffici non sono mai riuscito a stare con le mani in mano.
Mi sono imbarcato in numerosi progetti personali, senza però riuscire a concretizzarli veramente, fino a quando decisi di scrivere un libro.
La storia narrata nella trilogia di cui fa parte “Il Cristallo di Necros”, è qualcosa che avevo in testa già da molto tempo, e molti miei amici ne erano già a conoscenza.
Potrei dire che furono loro a spingermi a fare il grande passo, ma la realtà è che l’idea mi frullava in testa già da molto tempo, e loro aggiunsero solo dei nuovi incentivi.
La partenza fu lenta e piena di difficoltà.
Pensare di scrivere un libro è ben diverso dal farlo, e ricordo che il primo giorno in cui aprii il primo foglio su cui scrivere, rimasi a fissarlo per circa un’ora senza sapere come iniziare.
Quando infine completai il primo capitolo e lo passai nelle mani di un amico per sapere cosa ne pensava, me lo restituì pieno di scritte in rosso; sembrava un compito corretto dalla maestra di quinta elementare.
Mi scoraggiai un po’, ma ero solo all’inizio. Mi documentai un po’ su internet, provai diversi stili di scrittura, imparai dai miei errori, così, capitolo dopo capitolo, il mio stile migliorava, cresceva e maturava.
Ammetto che al completamento del libro tornai a rileggerlo almeno altre due volte, comprendendo sulla mia stessa pelle quanta acqua era passata sotto i ponti.
Potevo dire di essere divenuto uno scrittore?
Forse, ma il pubblico sarebbe stato il mio giudice, e ad oggi posso dire di sentirmi soddisfatto per il traguardo raggiunto, parlando ovviamente del mio piccolo.
Come nasce “Il cristallo di Necros”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo e all’idea della trilogia fantasy che ne deriverà?
Per rispondere a questa domanda è necessario fare una premessa.
Come dicevo, il mio passato è ricco di cultura fantasy di ogni genere. Molti dei libri che leggo sono di questo tipo, ma più di ogni altra cosa che ha contraddistinto questa mia passione, è un particolare hobby che penso abbiano molti altri colleghi autori che scrivono questo tipo di romanzo. Si tratta dei GDR, o più comunemente chiamati Giochi di Ruolo.
Non si tratta di videogiochi o di altri passatempi digitali, ma di incontri con amici intorno ad un tavolo, dove, con la birra in una mano, e i dadi in un’altra, si da’ vita a queste storie che spesso rimangono dimenticate nel tempo.
Ora immagino che molti storceranno il naso pensando “ecco un altro nerd che vuole propinarci un fantasy fatto con lo stampino”.
Ma credetemi quando dico che il mio romanzo vi stupirà con situazioni originali e mai viste in un libro di questo genere.
Ricordo ancora il giorno in cui nacquero i protagonisti di questo libro.
Un amico mi disse: “Formiamo un nuovo gruppo di gioco, però sono stanco di avventure epiche dove gli eroi rifulgono dentro le loro armaturine perfette, e dove i draghi cadono come mosche intorno a loro. Voglio qualcosa di cinico, con degli anti-eroi opportunisti.”
Ovviamente la storia del “Cristallo di Necros” mantiene un filo conduttore buonista per amor della trama, ma viene visto comunque attraverso gli occhi di personaggi che riescono a portare una ventata di aria fresca in questo genere, dandovi il piacere di affezionarvi a ciascuno di loro, nella buona o nella cattiva sorte.
La storia si svolge nel mondo di Clivecraft, un mondo originale creato a quattro mani da te e da un amico di “avventura”. Ci vuoi parlare un po’ Clivecraft e della sua continua evoluzione?
Esatto, Clivecraft fa parte di un progetto di più ampio respiro che ha, tra le sue componenti, la trilogia stessa di cui vi sto parlando.
Clivecraft è un mondo fantasy che non è limitato alle sole pagine del “Cristallo di Necros”, ma viene ampliato, discusso e descritto in ogni singolo dettaglio nelle pagine web di un blog di cui sono amministratore.
“Il Cristallo di Necros” concede solo una piccola finestra verso questo incredibile mondo, curato da me e un amico che, tra le righe, è l’anima di uno dei protagonisti principali del romanzo, più precisamente il mezzelfo Syn.
Nel blog vengono accuratamente descritte le razze, le Ere, i segreti della magia e dei Cristalli catalizzatori che fanno da sfondo alla storia del mio libro.
Viene aggiornato quasi quotidianamente con curiosità, racconti, delucidazioni e immagini.
Tutta la cura che sto dando a questo progetto dovrebbe essere una chiara dimostrazione che il “Cristallo di Necros” non è solo il fuoco di paglia di un insoddisfatto giocatore di ruolo, ma una vera e propria nuova ambientazione Fantasy, che vuole emergere dalla massa e che vuole farsi conoscere agli amanti del genere.
Questo è il tuo primo libro. Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
Sarei bugiardo se dicessi che è stata una passeggiata.
All’inizio di tutto vi era soltanto una pagina bianca e una tastiera con la quale riempirla. Poi arrivarono le complicazioni associate a un qualunque nuovo percorso che si intende provare a percorrere. Molti sassolini lungo la strada, come la scelta delle collaborazioni, deludenti nella maggior parte delle volte.
Ci si rende conto che sono ben poche le persone che credono veramente in quello che ti appresti a fare, e quando capisci che fare qualcosa per conto tuo, piuttosto che chiedere l’aiuto di qualcuno che col tempo si dimostra svogliato, è di gran lunga meglio, anche se non ne sei capace.
Così mi è capitato di dovermi arrangiare con le letture incrociate, le correzioni, le promozioni, ecc. acquisendo sempre più esperienza, ma prosciugando ogni forza residua che mi restava.
Infine giunse anche il momento dei primi impegni finanziari.
Il panorama editoriale è tutt’oggi un campo minato, ci si deve destreggiare in un ambiente in cui ci si sente Pinocchio mentre viene raggirato dal Gatto e la Volpe.
Anche in questo caso si inventano stratagemmi, scorciatoie, favori e promesse…
Conclusa questa lunga premessa, cosa posso dire?
Che è meglio leggere che scrivere? Assolutamente no!
E’ un’esperienza che ti cambia, e più scrivo, più mi viene voglia di scrivere, è diventato un piacere, e ancora di più lo è quando le persone che leggono le tue opere lo considerano un lavoro positivo, e te lo dicono con la sincerità negli occhi.
E’ appagante.
Tornando agli aspetti che ho cercato di valorizzare, posso dire che sono stati l’avventura, l’azione e la dinamicità. Sono sempre stato un appassionato dei film che, per queste qualità, ti fanno uscire dal cinema con un’espressione compiaciuta. Anche nel mio libro voglio lasciare questa sensazione.
Ogni capitolo vuole colpire il lettore con sorprendenti colpi di coda, situazioni bizzarre e soluzioni ancora più fantasiose. Ma il mio meglio ho tentato di darlo nelle scene di combattimento, sempre diverse l’una dall’altra, e sempre movimentate, elaborate, e originali.
Hai scelto di auto-pubblicare “Il cristallo di Necros” . Ci vuoi raccontare i motivi di questa tua decisione? È stato tutto come ti aspettavi? Lo consiglieresti anche ad altri giovani autori? Com’è il mondo dell’editoria visto con gli occhi di un autore esordiente?
Credo che chiunque entri a far parte del mondo editoriale dalla porta di servizio come ho fatto io, si debba ritrovare necessariamente nella mia stessa situazione.
Una volta concluso il libro ho contattato numerose case editrici, ricevendo tre tipologie di risposta:
“Ci dispiace, ma il suo libro non rientra tra i target delle nostre collane”. Di questo tipo sono state ben poche, e una di queste è una CE tra le più famose, che aveva una porta di ingresso solo nella collana ragazzi.
“Il suo libro mi piace molto, e vorremmo stringere una collaborazione”. Ne ho ricevute molte di queste risposte, quindi perché rifiutare? Inutile dire che dietro questa accondiscendenza vi era un trattamento con contributo da parte dell’autore. Non sono schizzinoso, ma preferisco ricevere una risposta di questo tipo da qualcuno che non nasconda i propri veri interessi dietro a un pagamento anticipato.
“Ci dispiace ma non siamo interessati”. Ho ricevuto solo una risposta di questo tipo, poiché chi non rientra in queste tre categorie, di solito non risponde proprio. Ad oggi sto attendendo ancora la valutazione di più case editrici, ma visto che le tempistiche sono dai sei mesi in su, ho preferito portarmi avanti con l’auto pubblicazione.
Per mia fortuna ho trovato in rete il supporto di molti altri selfpublisher con cui sostenersi a vicenda, e ora le cose stanno andando abbastanza bene.
Tutte le difficoltà che ho dovuto superare le ho trascritte poco alla volta sul mio blog, così, se qualcuno dovesse trovarsi nelle mie situazioni, potrà avere un piccolo aiuto.
Hai delle tecniche narrative, dei trucchi, dei riti o luoghi che ti conciliano meglio il processo creativo a cui non riesci a rinunciare quando scrivi? Insomma, come ti rapporti alla “famigerata” pagina bianca?
Hai detto bene, quando scrivo ho le mie regole, i miei luoghi e i miei tempi.
Ho scoperto di riuscire ad ottenere degli ottimi risultati nel week end, il sabato e la domenica mattina, quando mi metto comodo nel soggiorno di casa mia con della bella musica in sottofondo.
In queste condizioni riesco a scrivere in modo fluido e piacevole, complice anche i ragionamenti che faccio nel resto della settimana per capire come incastrare ogni ingranaggio della trama.
Così, quando sono davanti alla pagina bianca, riesco a scrivere con facilità. Tuttavia mi impongo un preciso numero di pagine da scrivere ogni giorno, per due ragioni.
La prima è per scrivere il necessario, per avere degli obiettivi da poter conseguire, che fungono molto bene come incentivo.
Il secondo motivo è per non scrivere troppo, poiché quando la stanchezza avanza, è meglio interrompere, così da scrivere sempre al meglio delle condizioni.
C’è un genere, una forma letteraria, con i quali vorresti cimentarti e che non hai ancora affrontato?
Amo anche i thriller, dove c’è sempre qualcuno dalla mente machiavellica che stimola la mente del lettore.
Anche nelle mie storie fantasy cerco di mettere questo tipo di ingrediente, ma spesso mi devo limitare, poiché a volte rischio di intricare un po’ troppo le cose.
Ad oggi, però, non ho progetti di cambio genere, anche perché il mondo di Clivecraft mi terrà impegnato per molto tempo ancora.
Da dove parte la tua storia di lettore? Quali generi letterari ti affascinano? Quali sono i tuoi autori feticcio, quelli che ami leggere e rileggere?
Per i Thriller mi piace leggere Dan Brown, ma anche molti altri scrittori poco conosciuti.
Ma la maggior parte dei libri che leggo sono di stampo fantasy. Sono cresciuto con i libri di R.A.Salvatore e il mondo di Forgottem Realms, ma ultimamente ho aperto la mia mente all’infinito ambiente del selfpublishing, dove condivido la lettura con molti libri di scrittori emergenti.
Progetti per il futuro di cui vuoi darci qualche anticipazione? A quando il secondo libro de “ La Trilogia dei Cristalli” ?
I miei progetti sono fortunatamente a lungo termine.
La Trilogia dei Cristalli è solo la prima in ordine di pubblicazione. Ho in mente un secondo ciclo narrativo, in cui scrivere un nuovo filo conduttore che influenzerà di nuovo le vite dei protagonisti della prima trilogia.
Infine un terzo ciclo di libri, dove prenderò a piene mani l’ambientazione di Clivecraft, che a quel punto sarà dettagliata in ogni punto, e farò un tuffo nel passato di quest’ambientazione per scrivere di una nuova Era.
Come vedi, Clivecraft farà parte della mia vita per molto tempo, sperando che con il tempo crescano anche i fans al suo seguito.
E anche per questa settimana è tutto ^__^
Ringraziando ancora una volta tutti gli autori e gli editori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura, vi lascio con il booktrailer del libro e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato!
Ammetto di aver sviluppato una certa dipendenza verso i tanti libri che arrivano quotidianamente alla redazione di Letto e Bloggato. Tante storie, tanti autori e tanti modi di scrivere diversi. Come si fa a non amare la varietà e non apprezzare l’originalità che ogni autore cerca di imprimere nella propria opera? Quindi continuate pure a scriverci e sostenerci perchè da noi l’amore per la lettura non si spegnerà mai ^_^ Ma veniamo al sodo: questa settimana dedichiamo il nostro spazio a “Il diario di Isabel” (Pagine 444, Prezzo 1.99 euro per l’edizione digitale) opera d’esordio di Isabel C. Halley autopubblicata tramite Amazon. Potete leggere i primi capitoli del libro andando QUI!
Sul Libro:
Un ragazzo può vestire tante maschere, nel corso del tempo. Può mostrarsi come uno studente universitario, di cui poco conosci e di cui nulla vuoi approfondire. Può diventare un vicino di casa enigmatico, a tratti oscuro nelle attenzioni che rivolge all’improvviso nei tuoi confronti. Ma poi la maschera cade e il ragazzo si rivela essere uno spietato aguzzino, a cui poco importa del mondo se non del proprio personale divertimento.
Quando lo vedevo tra i suoi amici, lontano anni luce dal mio interesse, non avrei mai potuto immaginare la verità su Andrea. L’ho compresa solo quando lui si è presentato davanti a me con il suo modo spietato, assetato del mio sangue e della mia ingenua passione.
Mi sono lasciata sottomettere, nella speranza che il destino avesse pietà di me. Ma Andrea, quel demone vestito di perfezione, ha fatto della mia vita un giocattolo per il suo piacere. Ha compiuto atti imperdonabili e mi ha fatto aprire gli occhi su un mondo notturno di magia e orrore, di vampiri lussuriosi ed egoisti.
Potevo abbandonarmi alla disperazione, ma ho scelto di reagire. Ora esigo vendetta. Voglio riscattare la mia libertà, voglio riprendermi il cuore e la vita che Andrea mi ha rubato, distrutto e gettato al vento.
Questa è la storia di una cacciatrice.
Questa è la storia di Isabel Cariani.
La mia opinione:
L’alchimia amorosa vampiro-fanciulla richiama, come abbiamo ormai imparato viste le tante storie dedicate all’argomento, omicidi, misteri se non vere e proprie cacce con tanto di paletti appuntiti e/o canini snudati. E “Il diario di Isabel” non si discosta dalla tradizione. Dal semplice incontro tra la protagonista e un suo misterioso e affascinante (almeno all’apparenza) compagno di corso, l’autrice fa discendere una catena di eventi che porteranno Isabel a confrontarsi con scomode verità sull’amore, sulla realtà che la circonda condite da lotte e non poche disillusioni. Utilizzando l’espediente del diario e quindi della sempre diffcile narrazione in prima persona, l’autrice riesce a bilanciare efficacemente ironia ed emozione. Gli incontri amorosi di Isabel con i suoi partner oltre che vere e proprie avventure dei sensi diventano anche epicentri emotivi da cui partono riflessioni sotterranee che portano impressi echi di una condizione femminile fin troppo reale e attuale. Ad alleggerire la tensione ci pensano alcuni riuscitissimi siparietti picareschi (ho adorato la caccia al boggart) e l’introduzione di personaggi di contorno vivi e credibili. In conclusione un libro che non tradisce le aspettative e anzi le supera.
E ora l’intervista con l’autrice: Ciao Isabel, benvenuta su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinata alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Grazie mille Barbara per avermi ospitato sul tuo blog. È per me un grande piacere essere qui!
Sono una persona molto semplice, che si lascia trasportare dalle emozioni e che tende a fantasticare forse un po’ troppo spesso. Adoro leggere, uscire con gli amici e dilettarmi con lavoretti di grafica.
Il mio avvicinamento alla scrittura è avvenuto in modo automatico. Fin da quando ho imparato a scrivere, ho riempito le pagine dei miei diari con fiumi di parole, un’unione di fantasia e realtà per spaziare oltre la vita quotidiana, trasformando gli avvenimenti positivi in valanghe di emozioni e quelli negativi in sfide da affrontare.
Come nasce “Il Diario di Isabel”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo?
“Il Diario di Isabel” nasce proprio dalle pagine dei miei diari. Provengono da lì i miei pensieri e le sensazioni trasmesse dal cuore alla carta; come dicevo nella domanda precedente, è un misto tra realtà e fantasia. Perciò il libro non nasce da una singola situazione o da una singola persona, ma da più avvenimenti messi insieme, che con il tempo hanno contribuito a dar vita alle avventure di Isabel Cariani, l’apprendista cacciatrice di vampiri.
“ Il Diario di Isabel “ è il tuo primo romanzo e appartiene chiaramente al genere fantasy / paranormal romance. Rivolgerti a questo genere è stata una tua scelta consapevole o semplice frutto dell’ispirazione del momento? Trovi che ci siano differenze, e se si quali, tra il modo di scrivere fantasy nostrano e quello degli autori nordamericani?
Riguardo alla prima parte, ho sempre orientato le mie letture sul genere fantasy e paranormal, vampiri in particolare, quindi parlare di queste creature nel mio Diario è venuto naturale.
Sulle differenze tra gli autori nostrani e quelli nordamericani è difficile parlare. Ogni autore, indipendentemente dalla nazione da cui proviene, ha uno stile proprio che lo contraddistingue dalla massa. Difficile è anche paragonare i due tipi di pubblicazione perché fanno parte di due mondi diversi. Gli scritti americani arrivano da noi dopo due passaggi editoriali: quello che negli Stati Uniti li ha portati al grande pubblico e quello della traduzione italiana, che inevitabilmente cambia, anche se di poco, lo stile dell’originale. Quelli italiani, soprattutto nei generi fantasy e paranormal, spesso sono autopubblicati o pubblicati da piccoli editori, in cui il lavoro di editing è minore.
Questo è il tuo primo libro. Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
Scrivere il Diario è stata una sfida. Ho voluto portare ai lettori la realtà dei fatti, nei dettagli anche più espliciti. Volevo vedere fin dove riuscissi a spingermi attraverso la scrittura, mescolando su carta le più diverse emozioni. Sembra strano dirlo ma tutti i pezzi del libro mi appaiono come importanti, perché ognuno ha qualcosa da esprimere e lo fa in modo diverso rispetto agli altri. Per lo stesso motivo, ho voluto valorizzare tutti gli aspetti del testo alla stessa maniera.
Hai scelto di auto-pubblicare “Il Diario di Isabel” in formato digitale tramite Amazon. Ci vuoi raccontare i motivi di questa tua decisione? È stato tutto come ti aspettavi? Lo consiglieresti anche ad altri giovani autori? Com’è il mondo dell’editoria visto con gli occhi di un’ autrice esordiente?
Ho scelto di autopubblicare il romanzo per svolgere un esperimento, tant’è che non l’ho neanche mandato agli editori per tentare la strada della pubblicazione classica. Volevo capire fin dove possano arrivare gli sforzi di un singolo autore, grazie ai mezzi che la rete mette oggi a disposizione per gli scrittori emergenti. Ho scelto prima Amazon perché è immediato e ben gestibile poi, dato che i lettori mi richiedevano anche altri formati di lettura, ho reso disponibile il libro anche in ePub e cartaceo.
Consiglierei l’autopubblicazione ad altri giovani autori, perché permette di dare uno sguardo più dall’interno al mondo editoriale e ai gusti delle persone (mi sto rendendo conto effettivamente quanto i pensieri dei lettori siano incredibilmente vari). Se l’autore è intraprendente e mette tanto impegno nel proprio progetto, con pochi mezzi può raggiungere ottimi risultati, restando sempre con i piedi per terra e mantenendo l’umiltà.
Dal mio punto di vista, credo che il mondo dell’editoria sia strano. Su quello italiano ne sento dire di ogni: chi si lamenta per il poco spazio dato agli esordienti italiani, chi denuncia la poca cura delle pubblicazioni, chi è contro all’eap, chi non sostiene alcune scelte commerciali non proprio popolari. Raccapezzarsi in questo labirinto è molto complicato. È difficile andare d’accordo con alcune decisioni portate avanti dagli editori (ultima in ordine cronologico quella di fare uscite alcuni libri soltanto in ebook), ma bisogna anche comprendere il loro lato imprenditoriale, che come azienda deve trovare un equilibrio tra vendite e costi. È come la questione dei gusti letterari: mettere d’accordo tutti è praticamente impossibile!
C’è un genere, una forma letteraria, con i quali vorresti cimentarti e che non hai ancora affrontato?
Più che un diverso genere letterario, mi piacerebbe avventurarmi nella scrittura di canzoni. La vedo piuttosto complicata, perché bisogna unire il lato tecnico della musicalità a quello emozionale della poesia. Chissà. Un giorno potrei anche provarci seriamente.
Da dove parte la tua storia di lettrice? Quali generi letterari ti affascinano? Quali sono i tuoi autori feticcio, quelli che ami leggere e rileggere?
La mia storia di lettrice nasce dalla mia mamma, che quando ero piccola mi portava in biblioteca per regalarmi grandissime avventure. Come accennavo prima, sono una grande amante del genere fantasy in tutte le sue forme, dal classico allo urban, dallo young all’adult. Adoro alla follia Cassandra Clare e Colleen Gleason, perché le loro storie sono un puro concentrato delle più varie emozioni, dalla gioia all’amarezza, dalla suspence all’amore.
Visto che si è parlato tanto della catastrofista (e per fortuna errata ^_^) previsione Maya ti andrebbe di rivelare ai nostri lettori quale libro salveresti dalla fine del mondo ?
Salverei “Il Signore degli Anelli” di J. R. R. Tolkien, perché è un classico della letteratura fantasy che comunque resta sempre moderno. Inoltre ha utilizzato una cura nel proprio lavoro che deve essere premiata.
Progetti per il futuro di cui vuoi darci qualche anticipazione? Ci sarà un seguito alla storia di Isabel?
Seguiremo certamente le avventure di Isabel in un nuovo libro. Al momento sto lavorando su un racconto che coinvolge Isabel e il vampiro Lorenzo; sarà disponibile al pubblico gratuitamente e si posizionerà cronologicamente tra il primo e il secondo libro.
E anche per questa settimana è tutto ^__^
Ringraziando ancora una volta tutti gli autori e gli editori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura e , mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato!
Avete presente la bionda e di azzurro vestita Alice che a tempo perso inseguiva conigli bianchi, ruzzolava in strani buchi che la portavano in realtà alternative piuttosto meravigliose con tanto di bruchi strafumati e gatti ridanciani? Beh, ora è arrivata una nuova Alice più agguerrita, armata fino ai denti e in caccia di…Zombie! Esce infatti questo 23 dicembre, grazie alla Harlequin Mondadori, Alice in Zombieland (per adesso solo in formato ebook al prezzo di 6.99 euro), primo volume della serie The White Rabbit Chronicles nonchè rivisitazione in chiave fantasy-horror del capolavoro di Lewis Carrol, scritto dalla famosa e apprezzatissima Gena Showalter (Angels of the dark, Atlantis, Lords of the Underworld).
TRAMA:
Non avrò pace finché non avrò rispedito nella tomba tutti i morti che camminano. Per sempre. Se qualcuno mi avesse detto che la mia vita sarebbe cambiata in un momento, sarei scoppiata a ridere. E invece è proprio quello che è accaduto. Un attimo, un secondo, il tempo di un respiro, e tutto ciò che amavo è sparito. Mi chiamo Alice Bell, e la notte del mio sedicesimo compleanno ho perso la madre che adoravo, la mia sorellina e il padre che non ho mai capito finché non è stato troppo tardi.Quella notte ho scoperto che lui aveva ragione: i mostri esistono veramente. Gli zombie mi hanno portato via tutto. E adesso non mi resta che la vendetta…
Per realizzare i suoi propositi, Alice dovrà imparare a combattere contro i non-morti e fidarsi del peggiore dei cattivi ragazzi della scuola,Cole Holland.Ma lui nasconde dei segreti. E quei segreti potrebbero rivelarsi persino più pericolosi degli zombie.
Un biglietto da Alice…
Se qualcuno mi avesse detto che la mia vita sarebbe cambiata in un momento, sarei scoppiata a ridere. Dalla beatitudine alla tragedia, dall’innocenza alla rovina? Ma per favore. E invece è andata proprio così. Un atti- mo, un secondo, il tempo di un respiro, e tutto ciò che conoscevo e amavo è sparito. Il mio nome è Alice Bell e la notte del mio sedicesimo compleanno ho perso la madre che amavo, la sorellina che adoravo e il padre che non ho mai capito finché non è sta- to troppo tardi. Fino a quell’istante, quando tutto il mio mondo è crollato e uno nuovo ha preso forma intorno a me. Mio padre aveva ragione. I mostri cam- minano in mezzo a noi. Di notte questi morti viventi, questi… zombie escono dalle loro tombe e brama- no ciò che hanno perduto. La vita. Si nutriranno di voi. Vi infetteranno. E poi vi uccideranno. Se questo accadrà, anche voi uscirete dalla tomba. È un cerchio senza fine, come un topo che corre all’interno di una ruota di filo spinato: sanguina e muore lentamente mentre le punte acuminate gli penetrano sempre più nella carne, ma non ha modo di fermare lo slancio letale. Gli zombie non conoscono la paura, non conoscono il dolore, ma hanno fame. Oh, se hanno fame. C’è un solo modo per fermarli, ma non posso spiegarvelo. Ve lo devo mostrare. Ciò che posso dirvi è che dobbiamo combattere gli zombie per renderli inoffensivi. Per combatterli, dobbiamo avvicinarci a loro. E per farlo, dobbiamo essere un po’ coraggiosi e molto folli. Ma la volete sapere una cosa? Preferisco che il mondo mi consideri pazza mentre cado combattendo, invece di trascorrere il resto della vita nascondendomi dalla verità. Gli zombie sono reali. Sono là fuori. Se non state in guardia, prenderanno an- che voi. E dunque, sì, avrei dovuto ascoltare mio padre. Mi aveva ripetuto mille volte di non uscire mai di notte, di non avvicinarmi mai a un cimitero e di non fidarmi mai, per nes- sun motivo al mondo, di qualcuno che vo- lesse farlo. Avrebbe dovuto seguire i suoi stessi consigli… Invece si è fidato di me e io l’ho convinto a fare entrambe le cose. Se potessi tornare indietro, farei migliaia di cose in modo diverso. Direi di no a mia sorella. Non chiederei a mia madre di par- lare con papà. Non piangerei. Mi sigillerei le labbra e ingoierei quelle parole odiose. E a parte questo, abbraccerei mia sorella, mia madre e mio padre un’ultima volta. Di- rei loro che li amo.
Vorrei… oh, come lo vorrei.
Ammetto che l’idea di “rimodernare” un pò la cara vecchia Alice mi intriga parecchio. Quindi eccovi un’altro libro da aggiungere alla vostra lista dei desideri…Povera me e poveri voi! ^_^
Impossibile non trascinarvi di nuovo negli ormai vasti meandri della sempre più ricca rubrica Letto e Bloggato. Questa settimana dedichiamo il nostro spazio a “Ambrosia” (Pagine:234, Prezzo: 14 euro cartaceo; 4,99 euro ebook), paranormal romance e terza pubblicazione (dopo “Luna Cremisi” e “Mabel”) dell’autrice ed editor Deborah Fasola, pubblicato dalla Libro Aperto Edizioni.
Sul Libro:
Ambrosia è un’allieva di Jeet Kune Do, antica arte marziale e filosofia di vita e, insieme ai suoi compagni: ‘I Nove’, persevera sulla via dell’insegnamento e della disciplina. Ma quando il loro Maestro gli confida di aver perso la moglie per via di un essere sovrannaturale, per i ragazzi dell’Accademia tutto cambia. Quali nuovi pericoli si celano dietro questa rivelazione? Quanto c’è di vero nell’antica profezia divina e nell’eterno ritorno dell’identico? È follia visionaria o realtà?Sarà Ambrosia a doverlo scoprire, con il rischio di perdere la vita e anche il cuore.
La mia opinione:
Nel microcosmo di una palestra, luogo di rifugio protezione e istruzione per 8 ragazzi che si sentono outsider nella loro realtà quotidiana, si dipana la storia di una giovinezza perplessa, disorientata ma coraggiosa nella sua ricerca di verità. Ambrosia, la protagonista, ne è la portabandiera. Delineata con mano lieve ma sicura dall’utrice che la
muove tra incerte partiture sentimentali, la giovane e moderna guerriera si troverà a fare i conti con l’unica cosa che non può battere: l’amore. Lei che ha sempre e solo creduto in se stessa, nel suo maestro e nei suo compagni, si trova a provare un sentimento terribile e totalizzante proprio per quell’angelo con “licenza” di punizione-salvazione venuto ad ucciderla perchè non “crede” abbastanza. Ma sarà l’angelo alla fine a cambiare e a credere in qualcosa di diverso per lui e la ragazza. L’autrice delinea così, in modo emozionante, due personaggi, due voci indimenticabili, che lottano per l’anima di un’unica storia, di un unico fato. I dadi che il destino ha lanciato non si possono truccare ne cambiare, si può solo accettarne il risultato. Un plauso alla Fasola che non cade nel facile trabocchetto di “consolare” il lettore. La storia che ci racconta con “Ambrosia” rimane forte e coerente dalla prima all’aultima riga, con buon equilibrio tra azioni e intensità dei personaggi. Apprezzabile anche il finale dove emergono in tutta la loro potenza sia la luce che le tenebre in lotta per tutta l’opera. In sintesi una lettura interessante e ben costruita che non lascia insoddisfatti.
E ora l’intervista con l’autrice:
Ciao Deborah, benvenuta su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinata alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Ciao e grazie a te e a tutti per l’attenzione, grazie per la recensione e questo spazio nel blog che seguo di più in assoluto! Raccontare di me è sempre difficile perché ritengo ci sia ben poco da dire d’interessante, ma ci proverò. Ho 34 anni e sono principalmente una mamma felice, ho due bambini, una casa con i muri rossi e delle gradi passioni ormai non più tanto nascoste, tra queste appunto la scrittura. Principalmente leggo, scrivo, mi dedico ai miei figli e al lavoro per la casa editrice per la quale collaboro.
Alla scrittura mi sono avvicinata moltissimi anni fa, per bisogno d’inventare storie o sfogare stati d’animo, facevo soltanto le scuole superiori allora e presa dal suo vortice affascinante, questa non mi ha più lasciato andare, tutt’oggi ha quindi un ruolo oserei dire fondamentale nella mia vita, tant’è che se non scrivo e creo per periodi troppo lunghi, sto male.
Come nasce “Ambrosia”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo?
Ambrosia nasce da un sogno, un sogno vivido che, fatto due anni fa, mi lasciò addosso una sensazione impossibile da scrollare via. Vorrei raccontarvelo: nel sogno che tuttavia ricordo ben poco ormai, sedevo su un davanzale e guardavo le macerie di una città sotto ai miei piedi ma molto più in basso; accanto a me c’era un uomo, un ragazzo anzi. Aveva i capelli scuri, gli occhi azzurri come ghiaccio fuso e mi raccontava una storia: la sua, quella del suo amore e delle mille prove che ha dovuto superare. Quel ragazzo mi colpì al punto che al risveglio mi misi a raccontarla davvero quella sua storia. Così è nato il mio libro più caro, quello che più sento dentro, nonostante risalga ad alcuni anni fa e nel tempo il mio stile e il mio approccio ai romanzi siano mutati.
“ Ambrosia “ è il tuo terzo romanzo e come “Luna Cremisi” prima e “Mabel” poi appartiene chiaramente al genere fantasy / paranormal romance, corrente cui gli scrittori italiani, seguendo l’esempio di quelli d’oltreoceano, si stanno dedicando con sempre più impegno e passione. Trovi che ci siano differenze, e se si quali, tra il modo di scrivere fantasy nostrano e quello degli autori nordamericani?
Trovo che ci siano differenze tra gli scrittori più che in base alla loro nazionalità. In questo campo, qualunque sia il genere che scrivi, o sei bravo o non lo sei, non ci sono vie di mezzo; sicuramente il paranormal romance d’oltreoceano è più gradito da molti e spesso il nostrano viene svalutato senza neppure offrirgli l’occasione di colpire. Io leggo molto urban e paranormal italiano, leggo in generale molti autori della nostra terra e anche molti esordienti, e trovo che alcuni non abbiano nulla da invidiare ai grandi autori americani o esteri.
Io sì, scrivo principalmente Urban e paranormal perché è ciò che amo di più leggere (sebbene non mi privi di tutto il resto, ovviamente…) ma mi sono cimentata anche in altro, ultimamente pubblicando una raccolta di racconti erotici e due manuali simpatici, sempre per la Libro Aperto Edizioni.
Quella di Ambrosia e del suo abbandonarsi all’amore nonostante un destino contrario è una storia piena di coraggio, dolore e speranza. Cosa vorresti che i lettori imparassero o conservassero nel cuore del percorso che hai tracciato per lei?
Sicuramente il messaggio che volevo arrivasse al lettore è proprio quello che tu delinei nella tua domanda; Ambrosia è soprattutto una storia d’amore perché per una volta ho voluto basare una trama quasi del tutto soltanto sul grande amore impossibile, tema che mi è molto caro. E vorrei che appunto passasse e si comprendesse come questo romanzo voglia essere un invito a non mollare mai, ad avere coraggio e a fare delle scelte, perché l’amore merita tutte le lotte, le sofferenze e il dolore che forse causerà scegliendo e proseguendo ascoltando la voce del cuore.
Ecco quello che cerco di dire parlando della mia Ambrosia: se trovate l’amore, lottate per esso. Anche se vi sembra sbagliato e il destino vi pare avverso, anche se vi dicono che è peccato, amate senza limiti né misure e fatelo per sempre!
Oltre che autrice sei anche editor quindi godi di una posizione privilegiata per “ascoltare” il polso della nostra editoria dove troppi scrivono e pochi leggono. Come vanno, secondo te, le cose? L’avvento di nuove piattaforme per il self-publishing , come ad es. Amazon, o la crescita dell’offerta di ebook credi stiano cambiando, e se si come, il panorama editoriale italiano?
Essere autrice (e quindi scrivere) ed editor non è per niente facile, perché a forza di leggere e dedicarmi (seppur per lavoro) ai testi altrui, la voglia per seguire il mio sentiero da scrittrice è sempre più flebile, questo perché il tempo che il lavoro mi porta via m’impedisce di occupare il restante sul pc, ma nonostante questo non mollo e non demordo, perché è il mio destino… scrivere. Tornando alla tua domanda, io credo che sicuramente il panorama editoriale sta cambiando, nel mondo come qui da noi, sebbene qui siamo sempre così restii ad accettare le novità, che andiamo a rilento.
Sicuramente approvo e apprezzo l’avvento del digitale che permette una serie infinita – secondo me – di migliorie non da poco: il ridotto prezzo, così come lo spazio che si risparmia in casa, la comodità di avere tutti i libri sempre con noi, il risparmio di denaro, quindi , e anche meno carta e meno alberi tagliati!
Di contro non approvo moltissimo il self e non perché non stimi o mal veda chi se ne avvale, ma perché secondo me serve la figura dell’editore che sceglie i testi, che li legge, li valuta e mette sul mercato soltanto i migliori, per una garanzia a lettori; quindi assolutamente aboliti nella mia mente anche tutta la fetta enorme ormai di editoria a pagamento della quale ho una bruttissima impressione.
Aggiungendo che la situazione editoriale italiana non è florida come un tempo, ma incontra a sua volta la crisi che c’è ovunque, posso solo dire che mi auguro che vengano tempi migliori anche in questo campo, che sicuramente se lo merita.
Hai un sogno nel tuo cassetto di autrice? C’è un genere, una forma letteraria, con i quali vorresti cimentarti e che non hai ancora affrontato?
Un sogno nel cassetto, no. Non rispondo così perché io non ne abbia ma se ti dicessi un editore grande o la traduzione all’estero sarei ovvia, chi non sogna queste cose? In verità credo di aver raggiunto già ora la realizzazione del mio sogno più grande: dopo l’esordio nel 2011 ho pubblicato altri due romanzi, due manuali e una raccolta di racconti, credo che tutto questo vada ben oltre quello che mi sono sempre immaginata. E sono felice, tanto felice, anche per la risposta positiva da parte dei mie lettori, sono cose che scaldano l’animo e che incitano a continuare. Un genere letterario che amo terribilmente ma che non riesco a scrivere è quello horror, mi sono limitata a qualche racconto ma scrivere un romanzo sarebbe il mio sogno, eppure non ci riesco, quindi sì, vorrei cimentarmi in questo genere e farcela, questo forse è un sogno ancora nel cassetto, in effetti!
Raymond Chandler, in alcune sue lettere, affermava: ”Tre leggi per scrivere a mio uso: non seguire alcun consiglio, non mostrare mai il lavoro svolto, evitare i critici.” E tu quali tre leggi forgeresti a tuo uso?
Io credo che sarebbero quelle che mi dico spesso: fantasia, umiltà e scrivere, scrivere, scrivere! Senza questi tre requisiti a mio avviso si fa poca strada: senza la fantasia che guida, l’umiltà che frena e che ti consente di osservare il tuo lavoro e capire quando proprio non va e, soprattutto, l’allenamento costante che è anche lettura, sì, ma soprattutto scrivere quanto più è possibile per migliorarsi. Non sono del tutto d’accordo con Chandler, invece, per esempio credo che le critiche servano e che mostrare a persone fidate il lavoro, sia meglio.
Da dove parte la tua storia di lettrice? Quali generi letterari ti affascinano? Quali sono i tuoi autori feticcio, quelli che ami leggere e rileggere? C’è un libro dei libri?
Io leggo di tutto e da sempre. Cominciai con “Il piccolo principe” e poi non mi fermai più e prima ancora leggevo libri per bambini; sin da piccina sorridevo di più se mi veniva regalato un libro che un giocattolo e ancora oggi è così!
Come dicevo leggo davvero di tutto ma i miei generi preferiti sono appunto il fantasy e tutti i suoi sottogeneri e l’horror.
Non c’è un libro dei libri, ma amo tanto autori come Zafón, Cooper, Sparks, Showalter ma anche tutti gli autori classici che mi hanno sempre accompagnato.
Progetti per il futuro di cui vuoi darci qualche anticipazione?
Attualmente sono alle prese con la revisione di due romanzi a cui tengo particolarmente e che mi auguro possano vedere la luce. Ho scritto molto nel corso degli anni e ora mi sto dedicando all’editing di tutto ciò che ho prodotto, anche se di scrivere non vorrei fermarmi mai, per questo direi che uno dei progetti che sto organizzando mentalmente è proprio un altro romanzo di cui cominciare la stesura.
Quindi tra scrittura ed editing, tra lavoro e lettura, credo che avrò il mio bel da fare in questo campo che tanto amo!
Vorrei ringraziare Letto e bloggato e anche a te per la recensione e l’intervista in questo splendido blog, grazie di cuore e saluti a tutti!
Grazie a te Deborah ^_^
E anche per questa settimana è tutto ^__^
Ringraziando ancora una volta tutti gli autori e gli editori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura e vi lascio con in Booktrailer di “Ambrosia” e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato!
Se per il nuovo anno avete fatto voto di leggere di più siete senza dubbio capitati nel posto giusto ^_^ Anche questa settimana siamo pronti a presentarvi un nuovo appuntamento con la sempre seguitissima rubrica Letto e Bloggato. Questa volta dedichiamo il nostro spazio a “Petali di Sangue” (Pagine: 216, Prezzo: 1.99 versione ebook e 11.86 per la versione cartacea),libro d’esordio di Emma K. Clarke, edito grazie ad Amazon.
Sul Libro:
L’armonia del mondo si conserva negli anni grazie al delicato equilibrio che si è generato tra immortali, umani, creature sovrannaturali e magiche. Questa pacifica convivenza giungerà al termine quando alcuni immortali verranno assassinati nella dimora del loro sovrano Henry Carter, vampiro dal XVII secolo. A indagare su quanto accaduto sarà Giosy Mc Grey, “Amministratrice nazionale degli affari pubblici tra umani e creature immortali magiche”, capo del Distretto di Polizia della città e ultima discendente della più antica stirpe di streghe della nazione.
“Petali di sangue” è un romanzo incredibile, lo sfondo perfetto per una storia romantica quanto intrigante e misteriosa, che permetterà ai nostri giovani protagonisti di comprendere non solo il presente, ma anche il loro passato; un passato oscuro e crudele che separò le loro anime e i loro cuori per molti anni, aiutandoli ad accettare l’inevitabile destino.
La mia opinione:
Giosy, amministratrice degli affari pubblici tra umani e creature immortali-magiche, non ha grande fiducia in lupi mannari, vampiri e affini e anche se il bel vampiro Henry Carter, più di tre secoli di vita con ancora una certa nostalgia della sua vita da umano, la corteggia ormai da anni e la crede una strega lei non ha nessuna intenzione di cedere. Naturalmente non è mai saggio andare contro la propria natura.
Petali di sangue è uno di quei fantasy che rivisita efficacemente la mitologia soprannaturale combinandola con lo schema ormai classico del romanzo rosa (schermaglie che portano all’amore, ostacoli a questo amore, superamento degli ostacoli fino all’osanna finale), il tutto condito da qualche buona trovata thriller e da diverse riuscite increspature ironiche. La trama trova inoltre il suo fulcro centrale nell’indagine, in chiave metaforica, della condizione sofferta e alienante della “diversità” e del rifiuto (almeno iniziale) di questa condizione.
Azzeccata anche la trovata di alternare, capitolo dopo capitolo, il punto di vista della narrazione spartendolo in egual misura tra i due protagonisti. Purtroppo tutte queste buone qualità vengono messe quasi in ombra dalle troppe goffaggini, troppe mescolanze di tempi verbali (credetemi autori: la consecutio temporum è necessaria a noi poveri lettori) presenti nel testo che ne deficitano funzionalità e fluidità. Un intervento più attento e consistente nella correzione e revisione delle bozze avrebbe fatto miracoli. Detto questo il libro si lascia leggere e, nonostante mostri tutta l’inesperienza dell’autrice, porta in se i semi di futuri miglioramenti.
E ora l’intervista con l’autrice:
Ciao Emma (aka Silvia ^_^), benvenuta su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinata alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Mi chiedi cosa amo fare… domanda difficile, molto difficile. Amo fare tantissime cose: scrivere, cucinare, cantare, leggere e un po’ meno studiare. Mi sono avvicinata alla scrittura circa quattro anni fa, dopo un burrascoso, non troppo tenero, rapporto odi et amo con i libri. Durante le superiori, forse per via della sensazione di costrizione, non ho mai letto libri che non fossero prettamente scolastici (alcuni di questi non li ho nemmeno letti a dire il vero). Con la fine delle scuole mi sono avvicinata al mondo della letteratura e dei romanzi, innamorandomene perdutamente. Con il tempo i soldi divennero sempre meno, così per gioco iniziai a scrivere. Fu così che la mia avventura cominciò. Per il momento la scrittura rimane una bella passione, ma con il tempo spero di farla diventare anche un lavoro. Mai dire mai!
Come nasce “Petali di sangue”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo?
Non penso ci sia stato un personaggio o una situazione che ha dato il via alla stesura del romanzo. Di solito inizio a scrivere e lascio che l’istinto mi trasporti almeno per una decina di pagine, poi mi fermo. Rileggendo l’inizio, stillo una trama che abbia un minimo di senso. Ovviamente la trama non rimarrà la stessa fino alla fine. Via via che scrivo i capitoli, si modifica anche quest’ultima, però un minimo di filo logico lo devo seguire. Se fosse stato per i miei personaggi, avrebbero preso carta e penna e avrebbero scritto ben altro alla conclusione del libro.
“ Petali di sangue “ è il tuo primo romanzo è appartiene chiaramente al genere fantasy / paranormal romance. Rivolgerti a questo genere è stata una tua scelta consapevole o semplice frutto dell’ispirazione del momento? Trovi che ci siano differenze, e se si quali, tra il modo di scrivere fantasy nostrano e quello degli autori nordamericani?
Scrivere un genere fantasy/paranormal romance è una scelta pienamente consapevole. La verità è che non riesco a scrivere una storia senza infilarci un pizzico di magia, sarà che manca nella vita di tutti i giorni… in un certo senso attraverso i miei libri cerco di trasformare il mondo attuale plasmandolo a mio piacimento. Oltretutto non penso che ci siano grandi differenze fra gli autori fantasy nostrani e gli autori nordamericani. Credo semplicemente che loro abbiano più opportunità di noi per emergere e farsi conoscere. Uno scrittore se scrive bene, scrive bene, punto. Non importa se è italiano o americano. Abbiamo tantissimi autori fantasy bravi anche nella nostra nazione, solo che spesso non si conoscono, soprattutto per via della scarsa visibilità nelle librerie.
Questo è il tuo primo libro. Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
Scrivere “Petali di sangue” è stato emozionante. In ogni pagina c’è un piccolo pezzo dell’autrice e della sua vita. Penso che ogni scrittore, volente o non volente, nei suoi romanzi inserisca le proprie emozioni, anche in base all’umore. Credo che, inconsciamente, nella mia storia abbia voluto dimostrare quanto un amore impossibile possa trasformarsi in qualcosa di realizzabile. Forse l’ho scritto proprio per dimostrare a me stessa quanto, anche nella realtà, due persone completamente diverse possano trovare una strada comune, da poter percorrere assieme. Personalmente vado molto fiera dei miei personaggi. Nessuno di loro è completamento buono o cattivo, esclusione fatta per Selene. Tutti hanno un movente per andare avanti con le loro azioni e i loro progetti e quasi sempre sono spinti dall’amore.
Hai scelto di auto-pubblicare “Petali di sangue” in formato digitale tramite Amazon. Ci vuoi raccontare i motivi di questa tua decisione? È stato tutto come ti aspettavi? Lo consiglieresti anche ad altri giovani autori? Com’è il mondo dell’editoria visto con gli occhi di un’ autrice esordiente?
Ho auto-pubblicato questo romanzo perché ogni editore dice che l’autore dev’essere il primo a credere nella propria opera. “Petali di sangue” è il terzo libro che ho scritto, ma l’unico che sento di poter difendere e in cui credo. Ho aspettato quattro anni prima di decidere e alla fine ho scelto la mia strada. Certo, qualcuno potrebbe dirmi che avrei potuto aspettare di più, ma gli risponderei che è l’esperienza che conta.
Il mondo dell’editoria è tanto vasto e dispersivo, quindi consiglio questa strada solo agli autori che sono pronti a metterci l’anima, tempo e tanto impegno per sponsorizzare la loro opera. Servono sempre nuove idee per non arenarsi. Nessuno ti regala niente. Bisogna essere disposti ad accettare le critiche e farne buon uso: in fondo auto-pubblicarsi non significa “esser arrivati”. Io ho sempre il solito sogno nel cassetto: trovare una casa editrice. Se non dovesse succedere continuerò su questa via, ma sarebbe tutto più facile con qualcuno che ti supporta e che si accolla la maggior parte del lavoro, come la pubblicità e l’editing.
C’è un genere, una forma letteraria, con i quali vorresti cimentarti e che non hai ancora affrontato?
Direi che l’unica forma letteraria che mi sentirei d’affrontare adesso è il romanzo puro e semplice, diciamo alla Nicholas Sparks. Non mi sento portata per l’horror e nemmeno per la fantascienza, però non posso risponderti con sicurezza adesso. Chi avrebbe pensato che mi sarei messa a scrivere e pubblicare un libro cinque anni fa? Solo il tempo potrà rispondere alla tua domanda. Io viaggio con il vento e con le idee del momento.
Da dove parte la tua storia di lettrice? Quali generi letterari ti affascinano? Quali sono i tuoi autori feticcio, quelli che ami leggere e rileggere?
Confesso, la mia storia di lettrice è iniziata con Harry Potter e Twilight. Bisogna essere onesti e accreditargli il merito d’aver avvicinato tanti giovani e ragazzi alla lettura e quindi ai libri, me inclusa. Attualmente i miei generi preferiti sono i romance, i thriller, gli urban fantasy e i paranormal romance. Non ho autori feticci che leggo e rileggo, ma ho degli autori favoriti come Nicholas Sparks, Maria V. Snyder, Colleen Gleason, Laurell K. Hamilton, Jeffery Deaver e Cecilia Randall.
Visto si è parlato tanto della catastrofista (e per fortuna errata ^_^) previsione Maya ti andrebbe di rivelare ai nostri lettori quale libro salveresti dalla fine del mondo ?
Devo per forza salvarne uno solo? Mi hai messa in difficoltà con questa domanda. È come chiedermi quale dei tanti libri che ho sulla libreria salverei da un incendio… per me sono tutti come piccoli bambini da accudire con tanto amore. Pensa che faccio fatica a prestare i miei libri e non li venderei per nulla al mondo, nemmeno per urgenza di spazio. Piuttosto butto fuori dalla camera l’ultimo paio di scarpe che si è comprata mia sorella. Scherzi a parte, penso che salverei “Nodo di sangue” della Hamilton, perché leggendolo mi sono immedesimata nel personaggio di Anita e mi sono sentita sicura di me stessa per un bel po’ di giorni. Così non avrei paura ad affrontare la fine del mondo…
Progetti per il futuro di cui vuoi darci qualche anticipazione?
Tutti mi chiedono un continuato di “Petali di sangue” anche se inizialmente è nato come libro autoconclusivo. Beh, dovranno aspettare un po’ perché prima ho intenzione di pubblicare un altro libro a cui sono particolarmente affezionata, che si chiama “La chiave dei sogni”. E’ il primo libro in assoluto che ho scritto, ma lo sto riprendendo in mano e riscrivendo capitolo per capitolo… non avete idea degli errori che si fanno nei primissimi libri che si scrivono!
Indicativamente spero di riuscire a pubblicare “La chiave dei sogni” per estate o autunno prossimo, ma su facebook c’è già una pagina dedicata al libro e ogni tanto esce qualche novità. Posso garantire che per il prossimo libro ce ne saranno tante… mi sto già organizzando.
Spero inoltre di poter progettare qualche presentazione per il libro “Petali di sangue” perché la pubblicità non è mai troppa, soprattutto se si è autori esordienti presenti solo sul web e non nelle librerie. Insomma, ho tantissimi progetti per il futuro, quindi se volete restare informati potete iscrivervi alla pagina facebook di “Petali di sangue” o quella nuova de “La chiave dei sogni”. Io vi aspetto e ringrazio il blog per questa intervista. Un abbraccio a tutti. Silvia/Emma.
E anche per questa settimana è tutto ^__^
Ringraziando ancora una volta tutti gli autori e gli editori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato!
Conformandomi al pensiero del Vate secondo cui pronunciare il fatidico 13 non porta molta fortuna (lui per indicare il 1913 si limitava a dire 1912+1) vi auguro ancora una volta uno splendido 2012+1 ^_^ con un nuovo appuntamento con la sempre più richiesta rubrica Letto e Bloggato. Questa settimana dedichiamo il nostro spazio a “Luna” (Pagine:433, Prezzo:7.84 in formato digitale suAmazon), libro pubblicato in formato e-book da Smashwords Editions, di Francesca Verginella.
Sul libro:
Luna nacque in una notte molto particolare, una notte importante. Importante per tutte le Famiglie, per tutti i Mondi. Non era infatti solo la vigilia del giorno in cui suo padre Ledon, generale dell’esercito di Deos, avrebbe condotto le truppe riunite di tutte le razza libere alla battaglia decisiva contro Cron: le stelle indicavano che quella notte sarebbe nata la prescelta.
Di tutto ciò però Narciso non conservava alcun ricordo conscio. La sua vita, la sua famiglia, il suo lavoro non avevano assolutamente nulla al di fuori dall’ordinario. Gli unici momenti fuori dagli schemi erano quelli passati con Ares, un amico che si dilettava a dipingere paesaggi fantastici, ma incredibilmente vicini a quelli che lei spesso vedeva nei suoi sogni. Fu in maniera brusca quanto improvvisa che un uomo, incontrato apparentemente per caso, le disse che l’ora era giunta, che doveva tornare, ricordare, abbandonare tutto, uccidere Narciso e far risorgere Luna.
Le parole dell’uomo, lacerandola dentro, riuscirono alla fine a convincerla a tornare a Solamia, il continente su cui era nata in un altro tempo, in un altro mondo.
Il ritorno non fu però affatto piacevole: la grande Deos, di cui le aveva parlato l’uomo, era in rovine, così come il resto di quella terra, caduta sotto il giogo di Cron. Cominciò a questo punto per Luna un difficile percorso alla riscoperta di sé stessa, dei suoi poteri e della sua coscienza.
Ad aiutarla in questa impresa ci sarà Arat, un giovane guerriero conosciuto tra i sopravvissuti alla guerra, ed un gruppo di “eroi” ed “antieroi” che si unirono a loro strada facendo.
La mia opinione:
E’ facile desiderare che la tua vita cambi, che succeda qualcosa di inaspettato che ti costringa a trovare nuovi scopi e nuove emozioni, quando il tran tran quotidiano sembra tarparti le ali e soffocarti ogni giono di più. Ed è così per Narciso che, sebbene abbia una famiglia che la ama e tanti amici, si sente sempre di più alla ricerca di nuovi orizzonti tra cui perdersi. Ma come avverte il proverbio “Attenzione a ciò che si desidera perchè potrebbe avverarsi”. Così Narciso/Luna si ritrova a fare i conti col suo destino di “prescelta” di salvatrice di un mondo da cui proviene ma che non conosce se non nei suoi sogni. A cavallo tra esistenzialismo e nichilismo il romanzo si sviluppa tra chiaroscuri e contrapposizioni quasi meditative che lasciano emergere fin da subito il tema fondamentale della non appartenenza e dell’estraneità incarnato un pò in tutti i personaggi ma soprattutto nella protagonista Luna che,nella sua fragilità piena di dubbi, subisce col procedere della narrazione una costante e per nulla scontata crescita interiore. Sotto il fraseggiare chiaro, continuativo in tutto il romanzo, spicca la ben calibrata calligrafia emotiva che tratteggia ogni avvenimento e ogni protagonista. Con un occhio al più puro heroic fantasy e l’altro al più moderno e disilluso urban, l’autrice, con necessaria e conveniente convergenza mitologica, da vita ed anima ad un mondo cupo, doloroso ma bellissimo. Chiuso da un finale non banamente consolatorio (spicca efficacemente il riconoscimento/odio che trascina Luna e il suo avversario oscuro in un vortice distruttivo), “Luna” si è rivelato un fantasy elegante e sorprendente che fa desiderare di leggere altro di questa autrice.
E ora l’intervista con l’autrice:
Ciao Francesca, benvenuta su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinata alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Ciao Barbara. Di me posso dirti che sono la mamma di due bambini e che faccio la casalinga. Di tempo ne ho davvero poco, ma se riesco a trovarne qualche briciola la sfrutto per cucire e ricamare per i miei bimbi e per i figli dei nostri amici. Quello che mi rilassa di più è creare orecchini e bijoux, anche usando materiale riciclato (tappi di metallo, falconi di plastica, ecc.). In questo momento devo dire di non aver molto tempo per scrivere, ma ci provo. Quando ho incontrato la scrittura avevo 19 anni: ero giovane e non sapevo che quello che avevo iniziato sarebbe diventata una fantastica avventura. La scrittura per me è una grande valvola di sfogo, un luogo in cui incanalare tutta la mia fantasia e l’energia che nella vita reale a volte non riesco ad esprimere totalmente.
Come nasce “Luna”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo?
Tutto è nato con Luna, la protagonista. Stavo seguendo una lezione di chimica all’Università quando ho cominciato, quasi per caso, a scarabocchiare qualche frase su un foglio: era l’inizio del romanzo, anche se ancora non lo sapevo. Subito dopo, spontaneamente, è nata Luna. Il romanzo si è poi sviluppato naturalmente, tutti i pezzi ed i personaggi sono andati al loro posto abbastanza in fretta.
Luna, la protagonista del romanzo, forte ma allo stesso tempo insicura del suo destino e del suo posto in un mondo che non riconosce del tutto come “suo”, è catalizzatrice di fondamentali cambiamenti che però sembrano spaventarla. Da dove hai tratto l’ispirazione per creare lei e il variegato manipolo di personaggi che intersecano il suo non facile destino? Come hai bilanciato la ‘quota’ autobiografica e quella di pura invenzione?
Come dicevo, Luna è nata quasi da sola nella mia mente: lei è una specie di trasposizione di me stessa in cui ho riunito parte di ciò che sono (o, meglio, che ero), parte di ciò che non voglio essere e parte di quello che vorrei essere se fossi catapultata nel suo mondo. Ecco allora che Luna è una ragazza semplice che nel quotidiano non riesce però a esprimersi completamente, un po’ come mi sentivo io ai tempi in cui scrissi il romanzo. E’ però una figura positiva: pur nella paura del cambiamento non esita a darsi da fare per cercare di migliorare le cose. Per i personaggi che la accompagnano e per quelli che si contrappongono a lei ho invece spesso drammatizzato ed esaltato alcuni tratti del carattere dei miei amici e dei miei “nemici”. La “quota” di pura invenzione nel libro è però certamente altissima.
Com’è stato scrivere questo libro? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
“Luna” è stato scritto in un momento per me molto significativo: il primo vero distacco dalla famiglia (anche se non completo), il costante dubbio di non riuscire, il timore di sbagliare… Nel libro c’è tutto questo mio malessere e quindi scriverlo è stato quasi terapeutico. I momenti più importanti della storia sono infatti proprio quelli in cui la protagonista scopre cose di sé che prima ignorava. Per quanto riguarda la trama, ho cercato di valorizzare soprattutto i momenti in cui Luna entra in relazione con i diversi popoli di Solamia: viene infatti a contatto con civiltà e culture diverse e deve rapportarsi con diversi sistemi di pensiero, organizzazione sociale e politica, così come dovrebbe essere in mondo “reale” e non stereotipato.
Hai scelto di pubblicare “Luna” in formato digitale tramite Smashwords Editions. Ci vuoi raccontare i motivi di questa tua decisione? È stato tutto come ti aspettavi? Lo consiglieresti anche ad altri giovani autori? Com’è il mondo dell’editoria visto con gli occhi di una giovane autrice?
All’inizio della mia “carriera” (cioè dopo aver scritto i miei primi due romanzi) ho cercato di contattare qualche casa editrice e, visto che al tempo quelle più conosciute spesso non accettavano manoscritti presentati spontaneamente, qualche agenzia letteraria. Le risposte erano di solito positive, ma accompagnate da richieste di denaro. Siccome per principio ho sempre rifiutato di pagare per pubblicare (se un testo ha davvero delle potenzialità, non vedo perchè l’editore debba chiedere dei soldi per pubblicarlo!), ho riposto i due romanzi nel cassetto ed ho continuato a scrivere per piacere personale. Dopo molti anni ho riprovato a contattare qualche casa editrice (per lo più quelle minori, dove pensavo forse avrei potuto trovare più facilità di contatto). La situazione però non era cambiata: i testi erano interessanti ma bisognava contribuire. Qualche mese fa ho infine scoperto il mondo degli e-book e del self-publishing, è così ho deciso di pubblicare alcuni dei miei scritti su Smashwords prima e su Amazon poi. Non sapevo cosa aspettarmi, ma devo dire che è stato tutto molto semplice. Sicuramente mi sento di consigliare l’uso di questi strumenti anche ad altri giovani autori, soprattutto se amano fortemente le loro creature e vogliono condividerle con altri. Sul mondo dell’editoria, non so che dirti… certamente quella a pagamento non mi trova favorevole. Quella “normale” mi lascia invece abbastanza spiazzata: se da un lato le case editrici hanno sicuramente l’esperienza per cogliere la validità di un testo in senso oggettivo (e in un’ottica di mercato), dall’altro si vede come alle volte vengano pubblicati dei prodotti molto scadenti (trame con salti logici, ecc.) anche da case editrici molto importanti…
C’è un genere, una forma letteraria, con i quali vorresti cimentarti e che non hai ancora affrontato? Hai un sogno nel tuo cassetto di autrice?
Sono molto attratta dal thriller/horror, qualcosa come i classici di Stephen King o Dean Koontz. Ammetto però di non essere certa di riuscire a scriverne uno. Il mio sogno nel cassetto è quello di riuscire a terminare il romanzo tratto dalle “intreviste” fatte a mio nonno riguardo la sua gioventù durante la Seconda Guerra Mondiale che sto lentamente scrivendo.
Quale titolo ha acceso la passione per la lettura? Quali generi letterari ti affascinano? Quali sono i tuoi autori feticcio, quelli che ami leggere e rileggere?
Ho iniziato a leggere quando ero alle elementari: Salgari (“il Corsaro Nero”), Carrol (“Le Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie”), e così via. Crescendo sono arrivati Asimov, Shakespeare, Tolstoj, Dostoevskij, le sorelle Brönte, George Eliot, Virginia Woolf, Balzac, Zola, Verne, Mann, ed autori contemporanei come Stephen King, Umberto Eco, Ken Follet, ecc. Come vedi i generi che leggo sono molto vari. Non ho un autore che preferisco su tutti gli altri: sono tutti diversi e, in modo diverso, mi soddisfano come lettrice.
Se dovessi diventare una donna-libro, come nel romanzo di Bradbury “Fahrenheit 451”, quale libro saresti e perché?
Sicuramente “Cime Tempestose” di Emily Brönte, il mio libro preferito in assoluto. Oltre a essere scritto molto bene, racconta una storia davvero appassionante che mi ha rapita ed affascinata dalla prima pagina. E’ un libro che non bisogna perdere.
Progetti per il futuro di cui vuoi darci qualche anticipazione?
Attualmente sto tentando di terminare due romanzi fantasy, intitolati provvisoriamente “Il Castello” e “Draghi”, di cui il primo dovrebbe avere più o meno la consistenza di “Luna” mentre il secondo si annuncia assai più corposo. Sarà comunque un libro unico ed autoconclusivo: non ho mai sopportato la divisione fittizia in più libri (nel 99% dei casi: tre) di una storia che, alle volte, faticherebbe a riempirne uno (scusa lo sfogo, ma una cosa erano le saghe vecchia maniera, un’altra sono certe trilogie attuali). Sto poi cercando di portare a termine il romanzo biografico sulla Seconda Guerra Mondiale di cui accennavo prima. Il tempo a disposizione al momento è davvero poco, così non so dire quando riuscirò nei miei propositi.
E anche per questa settimana è tutto ^__^
Ringraziando ancora una volta tutti gli autori e gli editori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato!