James Bond? Antico.
Mission impossible? Fin troppo “possible”.
Torna sul grande schermo una delle saghe più cupe e inclementi (i governi non sono certo dipinti nella loro luce migliore) sullo spionaggio moderno.
Figlio del franchise cinematografico basato sui romanzi di Robert Ludlum,The Bourne Legacy( in uscita in tutte le sale il 7 Settembre) , quarto capitolo della saga, diretto per la prima volta da Tony Gilroy che fino ad ora è stato lo sceneggiatore di tutti gli altri film su Bourne (The Bourne Identity, The Bourne Supremacy, The Bourne Ultimatum), ci lascia orfani di Jason Bourne (Matt Damon) che rimane solo nel titolo e ormai nella più completa clandestinità e ci regala un nuovo eroe: Aaron Cross (Jeremy Renner già visto in versione spy in Mission: Impossible – Protocollo Fantasma ).
TRAMA:
Dopo lo smascheramento dell’operazione Blackbriar e la fuga di Jason Bourne (Matt Damon) è ormai imperativo per il governo americano eliminare ogni traccia dei programmi di addestramento segreti fino ad ora portati avanti. Per questo Cross (Jeremy Renner), agente operativo black ops reclutato per il programma segreto Outcome (altro “tentacolo” della famigerata Treadstone, la compagnia che si occupa del lavaggio del cervello ai soggetti più idonei per essere trasformati in implacabili assassini, simili a delle macchine, manipolabili secondo le esigenze delle operazioni sul campo), durante una missione di addestramento sul campo viene improvvisamente attaccato da un drone Predator, un aereo pilotato a distanza. Riuscito a sfuggire all’attacco, Cross si rende conto che i suoi superiori hanno ordinato il suo assassinio e pertanto si estrae dalla coscia il dispositivo di tracciamento e lo fa ingoiare ad un lupo. Il drone Predator uccide il lupo e così Eric Kramer Byer (Edward Norton), un ex colonnello dell’Aeronautica incaricato di sovrintendere alle operazioni clandestine CIA, da cui è partito l’ordine, si convince di aver finalmente eliminato ogni agente del programma.
Ma la strage deve continuare. Devono essere tolti di mezzo anche tutti gli scienziati che hanno messo a punto i farmaci per il potenziamento (fisico e mentale) dei soldati che hanno aderito al progetto. L’unica a salvarsi è la dottoressa Marta Shearing (Rachel Weisz). Braccata dalla CIA, la dottoressa viene salvata da Cross che, purtroppo per lui, per sopravvivere è costretto ad assumere ancora le pillole che gli venivano somministrate dal governo. I due sono così forzati a fare tappa in una delle fabbriche adibite alla produzione del farmaco…Inutile dire che le cose andranno a complicarsi ancora di più.
Paranoia condita da una buona dose di cospirazioni ed ecco servito un nuovo Bourne post-Ultimatum in uno spin-off (non è un sequel visto che l’azione si pone quasi in contemporanea con Bourne Ultimatum) dedicato ad un nuovo superagente.
I fan saranno entusiasti di ritrovarsi ancora una volta a fare i conti con misteriose organizzazioni governative e con un villain (Norton) spietato e deciso a fare di tutto per “il bene del suo paese”, mentre i neofiti della saga si potranno godere un personaggio a tutto tondo (al contrario di Bourne, Cross ricorda tutto della sua vita passata ed è entrato volontariamente nel progetto) deciso a sopravvivere e a mantenere le super-caratteristiche che il governo gli ha “gentilmente” donato.
A noi entusiasti spettatori non resta che esclamare davanti allo slogan del film (“Non ce n’è mai stato uno solo”) : “Meno male!” ^_^

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Questo è l’atto finale, l’ultimo.
Sono forti (muscolacci più o meno tonici che spuntano da attillate magliette e canottiere varie), armati fino ai denti e praticamente indistruttibili.
Una rosa sbocciata nonostante il rigido inverno e tre gocce di sangue sparse sulla neve che fanno nascere nel cuore della regina buona un desiderio: avere una figlia con pelle bianca come la neve, labbra rosse come il sangue, capelli neri come l’ebano e forte come quella rosa sbocciata nonostante tutto.
Lo so, lo so…Ci siamo già passati. 

