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Letto e Bloggato: Palindra – La stirpe di Inanna

Eccoci sempre golosi di nuove letture a presentarvi un nuovo appuntamento con Letto e Bloggato. Questa settimana abbiamo deciso di dedicare il nostro spazio a “Palindra” (Pagine 322, Prezzo per la versione cartacea 15 Euro, Prezzo per la versione ebook 2.99 Euro), primo volume dalla trilogia “La stirpe di Inanna” e romanzo d’esordio di Elena Ticozzi Valerio.

Sul Libro:
Palindra, archeologa scozzese specializzata in storia russa, è da sempre una ragazza pragmatica. Un incontro imprevisto le svelerà una nuova realtà del mondo e la porterà a stringere amicizia con due esseri eccezionali: Viktor, un guerriero cosacco, e Tybaerius, un lord misterioso. I protagonisti viaggeranno dalla moderna Edimburgo alla sabbiosa Uruk, dalla magica Islanda fino alle lande ghiacciate delle isole Svalbard. Lotteranno per salvare i loro affetti più cari venendo in contatto con riti antichissimi, manufatti magici e le tradizioni di un popolo di cui nessuno serba più il ricordo. Le loro nature diverse dovranno allearsi per sconfiggere un alchimista che ha smarrito la via della luce e la sua diabolica moglie, disposti a tutto pur di raggiungere il loro scopo.

La mia opinione:
Esoterismo, antichità, testi o manufatti misteriosi perduti e poi ritrovati: tutti ingredienti che caratterizzano un buon thtiller storico a cui, in questo caso, si uniscono immortali, vampiri e persino goblin. Equilibrando efficacemente immaginazione e razionalità, Elena Ticozzi Valerio immerge i lettori in una storia che, oltre ad indagare le sorprendenti trame il destino, fa risuonare le corde di sentimenti ed emozioni capaci di travolgere tutto e tutti. Per tutto il libro, passato e presente si alternano dando forma ad un’avventura che cambierà la vita di molti dei protagonisti del romanzo. In un infinito e ben congegnato puzzle fatto di accadimenti storicamente accertati, dimensioni mitologiche e culturali create ad hoc (va dato merito all’autrice per l’accurato lavoro compiuto nel creare un popolo dal nulla e dotarlo di lingua e costumi credibilissimi) e plausibili apifanie esistenziali, tutti i fatti trovano prima o poi la loro perfetta collocazione. Con eleganza, utilizzando un linguaggio efficace e veloce e senza perdere di vista i destini dei suoi personaggi, l’autrice dà corpo ad un libro lussureggiante di mistero e misticismo. Una lettura affascinante e completa (utilissime le varie appendici esplicative alla fine del volume) che non mancherà di invogliare i lettori a leggere anche il seguito.

E ora l’intervista con l’autrice:

"Una delle mie passioni sono le penne"

“Una delle mie passioni sono le penne”

Ciao Elena, grazie della tua disponibilità e benvenuta su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinata alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Grazie a Voi per l’opportunità! Dare una definizione di se stessi è sempre difficile ma direi che sono una persona innamorata della vita, anche se conosco bene il sapore amaro che può avere. Ho avuto la grande fortuna di incontrare sulla mia strada alcune anime preziose che mi fanno apprezzare ogni giorno il cammino, primi fra tutti mio marito Giulio e mia “sorella” Patrizia. Adoro ascoltare le persone e la loro storia e credo che questo si percepisca visto che mi capita molto spesso, anche nelle situazioni più incredibili, che estranei mi raccontino i loro pensieri. A volte si creano problemi oggettivi, come con l’anziana signora che mi ha parlato nella metropolitana di Seul in coreano per più di mezz’ora, ma è stato piacevole anche solo ascoltare il suono della sua voce. Ho iniziato a scrivere seriamente molto tardi perché avevo un lavoro impegnativo e non avevo il tempo necessario per farlo, ma è la cosa che mi rende più felice. Adesso se per molto tempo non riesco a scrivere sento una mancanza quasi “fisica”.

Come nasce “Palindra”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo e all’idea della trilogia fantasy che ne deriverà?
Ho iniziato a scrivere Palindra in segreto e mentre avevo quasi completato il primo capitolo è successa una cosa stranissima. Mia suocera, Ada, che vive con noi e che è la persona che mi sopporta di più al mondo, cosa non facile, senza aver la ben che minima idea del fatto che io stessi scrivendo un romanzo è arrivata una mattina a colazione emozionatissima. Mi ha raccontato di aver sognato che io avevo pubblicato un libro il cui titolo era Palindra, nome quanto mai strano. Io avevo già ben in mente Viktor, da cui è nato tutto, ma stavo ancora riflettendo sul nome più adatto per la mia protagonista e così ho realizzato un sogno. La storia si basa su un fatto realmente accaduto: la conquista della Siberia da parte dell’atamano cosacco Ermak Timofeevič e la sua morte terribile avvenuta in un agguato. Fra i vari racconti dell’accaduto ne ho trovato uno in cui si narrava che solo un cosacco era sopravvissuto al massacro. Ho immaginato che fosse Viktor, tornato all’accampamento indenne perché immortale.

"Saersina, quasi un angioletto... "

“Saersina, quasi un angioletto… “

Da dove è nata la caratterizzazione degli affascinanti personaggi che popolano il tuo libro? Da dove hai tratto l’ispirazione per crearli? Come hai bilanciato la ‘quota’ autobiografica e quella di pura invenzione?
La Scozia è stata per me una scelta naturale. Edimburgo è uno dei posti al mondo a cui sono più legata per ragioni di amicizie famigliari, che mi hanno portato a trascorrervi numerose vacanze estive fin da bambina. Ho avuto la fortuna di visitare quasi tutti i luoghi di cui parlo, come la Norvegia dove sono stata più volte nelle diverse stagioni e le isole Svalbard: le aurore boreali sono uno degli spettacoli più incredibili della natura. Per quanto riguarda invece lo studio dei Sumeri e di tutta la parte di storia antica devo questa mia passione a mio padre, entusiasta archeologo non professionista. E’ stato per me molto divertente anche creare il Tukcin per dare al popolo dei Tukcinzi, da me inventato, una lingua propria, con grammatica e dizionario, e uno sfondo socio-culturale proprio con un loro peculiare pantheon. Tutto questo è in parte un omaggio al grande prof. Tolkien e in parte una necessità: alcuni personaggi si ostinavano a parlarmi in questa strana lingua e io dovevo ben capire cosa mi stessero dicendo! Il carattere dei protagonisti si è formato in modo del tutto spontaneo mentre scrivevo, ma hanno richiesto in seguito un lavoro serio di ricerca storica, in particolare Viktor per il quale ho dovuto reperire il poco materiale disponibile in italiano sulla cultura e sulle tradizioni dei cosacchi, affidandomi anche alle traduzioni in inglese di alcune enciclopedie russe. Non scrivo mai sapendo già tutti i personaggi che faranno parte della storia e le situazioni che si andranno a creare; ho in mente un canovaccio dell’intera trilogia, ma è una cosa fluida, in continuo divenire. I personaggi principali sono un riflesso di me su un vetro smerigliato: in ognuno di loro c’è qualcosa della mia personalità e delle mie esperienze.

Questo è il tuo primo libro. Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
Scrivere questo romanzo è stata anzitutto una sfida con me stessa e un’avventura, che mi ha permesso di approfondire la complessità delle emozioni umane, che spero di essere riuscita a far filtrare attraverso le pagine del libro. Volevo trasmettere, sia pur attraverso una connotazione esplicitamente fantasy, la mia sensazione di quanto sia difficile non giudicare a priori gli altri basandosi sulle proprie convinzioni politiche, religiose, sull’aspetto esteriore o sulle convenzioni sociali. Siamo spesso pronti a giustificare le nostre azioni senza renderci conto veramente di quanto queste influiscano sulla vita degli altri. E’ il punto di vista a cambiare l’intera visione delle cose e il compromesso è un’arte che lascia cicatrici profonde: non è facile sapere e fare ciò che è giusto. Amo i libri fantasy perché solitamente i protagonisti affrontano il male più terribile ma alla fine il bene trionfa sempre. In questi libri il destino, come nella vita, ti cambia in maniera dolorosa, costringendoti a fare i conti prima di tutto con te stesso; purtroppo però nella vita reale non sempre vince la luce, a volte ci si deve accontentare di un grigio chiarore.

Hai scelto di auto-pubblicare “Palindra” grazie a Youcanprint. Ci vuoi raccontare i motivi di questa tua decisione? È stato tutto come ti aspettavi? Lo consiglieresti anche ad altri giovani autori? Com’è il mondo dell’editoria visto con gli occhi di un’autrice esordiente?
Prima di iniziare a scrivere pensavo che il mondo dell’editoria fosse una specie di paradiso dei meritevoli. Purtroppo ho scoperto, anche attraverso le esperienze di persone che frequentano questo ambiente da anni, che non è così. Ho scelto di auto-pubblicarmi perché dopo aver spedito il mio manoscritto a numerose case editrici cominciavo a disperare di ricevere una risposta: avevo paura che sarebbe stato pubblicato postumo! A parte gli scherzi, sicuramente la mia natura un po’ irrequieta mi ha portato a scegliere questa opportunità, che consente a chiunque di vedere il proprio lavoro realizzato e quindi di essere giudicato direttamente dai lettori, ma implica anche un impegno gravoso. Si deve essere pronti ad affrontare in prima persona, anche economicamente, tutti i passaggi che la pubblicazione di un libro comporta, in particolare per un autore esordiente, il doversi creare un pubblico disposto a leggere il proprio lavoro. Qualcuno mi ha detto: “ci sono più persone che scrivono, che persone che leggono”: purtroppo è vero! Bisogna essere disposti a mandar giù tanti bocconi amari, ma ad ogni piccola conquista c’è la gioia di averla ottenuta con le proprie forze. Bisogna ringraziare i blog come Pane e Paradossi-Letto e Bloggato disposti a dar voce a noi illustri sconosciuti, senza case editrici alle spalle, ma con una immensa voglia di scrivere!

"Sembra impossibile ma ritrovo sempre tutto!"

“Sembra impossibile ma ritrovo sempre tutto!”

Hai delle tecniche narrative, dei trucchi, dei riti o luoghi che ti conciliano meglio il processo creativo a cui non riesci a rinunciare quando scrivi? Insomma, come ti rapporti alla pagina bianca?
Il luogo dove preferisco scrivere è il piccolo studio in casa mia, circondata dal mio ordinatissimo caos. Per fortuna riesco a concentrarmi abbastanza facilmente, il vero problema è che quando comincio a scrivere mi estraneo completamente: potrebbe andare a fuoco la casa e io probabilmente non me ne accorgerei. Quello di cui ho bisogno è un bel silenzio, ma è praticamente impossibile!

Raymond Chandler, in alcune sue lettere, affermava: “Tre leggi per scrivere a mio uso: non seguire alcun consiglio, non mostrare mai il lavoro svolto, evitare i critici.” E tu quali tre leggi forgeresti a tuo uso?
Spero di aver almeno un pochino della fortuna che ebbe Chandler visto che anche lui è stato un esordiente “attempato”! Io direi che le tre leggi andrebbero leggermente cambiate: “Scegli bene a chi chiedere consiglio, a chi mostrare il tuo lavoro, e a chi chiedere una critica”. Il confronto è non solo utile, ma necessario, bisogna però trovare persone che siano in grado di dare un giudizio distaccato e sereno, sia sulla forma che sul contenuto del manoscritto.

Da dove parte la tua storia di lettrice? Quali generi letterari ti affascinano? I primi tre libri della tua biblioteca ideale?
Il primo libro che ricordo è la Divina Commedia che mio padre mi leggeva da piccola, una scelta piuttosto insolita come lettura per una bambina, ma penso che abbia influito sul mio amore per il fantasy: in fondo la Divina Commedia è il libro fantasy più famoso della Storia. Ops… penso di aver sentito lo schianto di un paio di critici caduti dalle sedie… Gli altri due sono sicuramente “Il signore degli anelli” per la capacità incredibile di creare un mondo “reale” in cui immergersi, e “Dracula” di Bram Stoker, che definirei una splendida e vivida autopsia dei sentimenti umani.

A quando il sequel di “Palindra”? Qualche succosa anticipazione? Altri progetti di cui dovremmo essere informati?
Il secondo libro, che si intitolerà Viktor, è già a buon punto, posso anticipare che il mio “povero” cosacco dovrà fare i conti con un nuovo personaggio che ha deciso di scoprire tutto su di lui e con il suo passato che tornerà prepotentemente a farsi vivo. In tutto questo rimarranno coinvolti Tybaerius – la sua nutrita famiglia – e Palindra, alle prese con la difficile “convivenza” con il suo nuovo potere.
Per quanto riguarda altri progetti, diversi dalla trilogia “La stirpe di Inanna”, sto partecipando con una poesia al concorso per l’antologia “Sono una strega”, bandito da “Il giornale del libro” e sto scrivendo una breve storia per bambini.
Grazie per aver il tempo che mi avete dedicato! A presto o meglio AFALOT!

Grazie a te Elena! Vorrei infine segnalare una nuova iniziativa per disegnatori, illustratori e fotografi, legata al  libro: tutte le informazioni QUI!

Ed anche per questa volta è tutto. Ringraziando ancora una volta tutti gli autori che ci hanno mandato le loro opere e voi instancabili lettori che ci avete seguito fedelmente, vi lascio con booktrailer del libro e auguro a tutti una Buona Lettura!

Letto e Bloggato: Come un batter d’ali

Continua l’immancabile appuntamento settimanale con la rubrica Letto e Bloggato. Questa volta abbiamo deciso di dedicare il nostro spazio a “Come un batter d’ali” (Pagine: 198, Prezzo: 12.00€ per la versione cartacea, Prezzo Ebook: 0.99€), romanzo d’esordio di Tiziana Galofaro, in arte Mew Notice, edito dalla Sesat Edizioni.

Sul Libro:
Se solo si potessero evitare certe scelte disperate, forse una giovane donna innamorata non avrebbe preferito la morte come forma di ricongiungimento con la propria anima gemella, allontanata brutalmente. Ma Melody è pronta a seguire il suo Tobias ovunque lui sia, tanto da diventare un Angelo Nero, con l’unica certezza di tentare gli altri esseri umani per ottenere il suo scopo: rivedere, anche solo per attimi, quell’angelo che lei ha sempre amato… Tobias.

Più di 150 anni dopo, Mia e Noir si incontrano. Provengono da mondi e realtà differenti ma, nonostante i loro diciotto anni, non ci mettono molto a capire quel che provano l’uno per l’altra. Una forza travolgente guiderà i loro cuori e li spingerà a sormontare tutte le insidie che il destino, o forse Melody, porrà sul loro cammino. In un turbinio avvolgente di emozioni, paure e segreti, Noir e Mia affronteranno pregiudizi e difficoltà, scoprendo insieme il gusto dolce e, allo stesso tempo, aspro della parola amore.

La mia opinione:
Dove le coordinate del tempo paiono venir meno,  due voci, due presenze dell’altrove, di un passato finito nel sangue e nel delirio di vendetta, si sovrappongono, s’ibridano e accavallano ai due giovani protagonisti di questo libro fino a segnarne l’incerto destino. Ne nasce un’inconsueta storia dove protagonista immancabile resta l’amore, ma dove tutto sembra giocare a sfavore di questo tenero sentimento. Persino i personaggi secondari creano intorno ai protagonisti un humus favorevole alla sciagura. Da questa tensione sottintesa (accentuata dal contrasto  e confronto incompiuto tra un amore spezzato e uno nascente), presente per tutto il libro, scaturisce anche una riflessione su come le apparenze, le opinioni altrui, le maschere che ci fanno indossare o che ci costringiamo ad indossare, ci influezino senza motivo e a nostro discapito. Un romanzo dalla struttura agile in cui l’autrice dà il meglio più nella caratterizzazione dei personaggi che nei colpi di scena. Un libro coinvolgente che tiene il lettore avvinto fino all’ultima pagina.

E ora l’intervista con l’autrice:

Ciao Mew aka Tiziana, grazie della tua disponibilità e benvenuta su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato . Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinata alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Ciao a tutti, mi chiamo Tiziana Marie Galofaro, sono prima di tutto una mamma, una moglie e una prof che ama scrivere usando uno pseudonimo, Mew Notice. Ho iniziato a scrivere da sempre ma senza mai pensare di pubblicare i miei lavori. La scrittura è parte fondamentale della mia vita. Scrivo soprattutto di notte, quando sono sola, quando le mie bambine dormono e quando mio marito, è un militare, presta servizio notturno. È un isolamento scelto, desiderato per allontanare lo stress della vita quotidiana e rifugiarmi nella vita dei miei tanti personaggi non mi fa sentire sola.
Da quasi un anno sono redattrice di una rubrica, “Genitori e figli”, che tratta argomenti pertinenti alla vita di tutti i gironi che devono affrontare tanti genitori. Do consigli, avvertimenti e altro ancora su Lovvy.it

"La casa al mare dei miei genitori in Sicilia, luogo che mi è servito per ambientare il racconto delle vacanze della famiglia di Noir"

“La casa al mare dei miei genitori in Sicilia, luogo che mi è servito per ambientare il racconto delle vacanze della famiglia di Noir”

Come nasce “Come un batter d’ali”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo?
Come un batter d’ali prende vita il 26 febbraio del 2008 dopo il rientro da un viaggio a Parigi. Sicuramente la mia fantasia ha giocato un ruolo fondamentale ma, aver visto le due coppie di innamorati: Mia e Noir sulla Torre Effeil e Melody e Tobias nel Residence dove alloggiavo, mi è stato di molto aiuto. Forse erano reali, forse erano immaginari (entrambe le coppie scomparvero inspiegabilmente come un vero battito d’ali nel nulla) ma certamente sono stati l’input per iniziare la storia, una storia che si snoda in più libri. Attualmente sto lavorando alle modifiche del secondo libro. Ma la storia è già tutta scritta. Noir e Mia sono due semplici ragazzi alle prese con le inquietudini adolescenziali ma cambieranno. Mia da fragile e disorientata ragazza maturerà. Noir capirà tante cose della vita e i due Angeli si faranno un’eterna guerra che li porterà sempre a scontrarsi ma anche ad amarsi. Nel libro sono presenti i miei amici ed anche i miei alunni. Le storie si articolano in più luoghi ma sono sempre località che ho visitato e che amo: la Sicilia, la Francia, il Piemonte fino a giungere in America.

" Il foglio originale dove avevo appuntato i nomi dei protagonisti del libro, poi è caduto del succo di mela e la macchia ha quasi cancellato tutto. Una macchia nera e così il nome di Noir. Poi si legge bene Mia e così il nome della protagonista femminile."

” Il foglio originale dove avevo appuntato i nomi dei protagonisti del libro, poi è caduto del succo di mela e la macchia ha quasi cancellato tutto. Una macchia nera e così il nome di Noir. Poi si legge bene Mia e così il nome della protagonista femminile.”

Melody e Tobias, Mia e Noir: due coppie, dal rapporto complicato, messe al confronto dal destino. Che legame hai con loro? Da dove è nata l’ispirazione nell’idearli e nel descriverli al lettore?
Come ho detto prima i miei personaggi hanno sempre molti tratti presi da amici e soprattutto dai miei alunni. Essendo una prof i ragazzi mi circondano a tutte le ore del giorno e sovente ascolto le loro prime gioie e le loro incertezze. Poi mi piace inserire anche gli amici e naturalmente l’Arma dei Carabinieri, tutta colpa di mio marito, gioca un ruolo importante in tutti i libri, ma questo si scoprirà piano piano.
Ho ricevuto tante recensioni per il libro e molti mi hanno chiesto cosa e chi è veramente Noir. La mia risposta? Noir è speciale, non è solo bello e intelligente, lui è qualcosa di più. Ma il mio personaggio preferito rimane e sarà sempre Tiziano detto Sabbia. Con lui ho un legame particolare e se nel primo libro ha solo un piccolo inserimento, negli altri avrà un ruolo importante. Lui mi ricorda la mia terra, il sole la spensieratezza…
Il personaggio femminile Mia assomiglia tantissimo nella descrizione fisica e nel suo modo di fare (ripete continuamente: “Perfetto, perfetto, perfetto”) a una mia ex alunna. All’apparenza può sembrare debole e ingenua ma crescerà e la vita le riserverà tante sorprese.
Melody ha molto di me. Lei è arrabbiata con la vita, con il destino, con tutto l’universo. Ha perso una persona che ama moltissimo, io ho perso mio fratello. Melody ha fatto dei sacrifici ma poi si sono rivelati inutili. Melody cerca solo la pace, l’amore e forse alla fine del libro riuscirà ad ottenerlo. Non sono poi così pessimista!
Tobias è uno splendido ragazzo con la pelle ambrata. Ha gli occhi profondi come il suo amore per Melody, ma si trova ad essere il suo peggior nemico. Ma si può eclissare un sentimento forte e potente come il loro amore?

Questo è il tuo primo libro. Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
Scrivere Come un batter d’ali è stato fantastico. La sera non riuscivo a smettere di scrivere e la mattina, quando a scuola avevo delle ore buche, lo rileggevo e abbozzavo le parti che avrei poi completato la notte.
Il momento più importante è stato la scelta dei nomi dei due protagonisti, ho ancora conservato il foglio con la lista dei vari nomi che mi piacevano ma poi la scelta finale è caduta su Noir (causa riversamento succo di frutta e conseguente macchia nera sul foglio) e di conseguenza l’unica vera parola leggibile, Mia.
Con il libro Come un batter d’ali ho cercato di valorizzare i sentimenti dei ragazzi. Per noi adulti possono sembrare cotte adolescenziali e di poco valore, ma per loro sono emozioni indimenticabili. Forse dovremmo ogni tanto ricordarci come e cosa provavamo all’età di diciassette anni.

Il “calvario” con cui tutti gli autori devono prima o poi confrontarsi: la ricerca di un editore. Vuoi raccontarci qualcosa dei passi che hai dovuto fare per vedere finalmente pubblicato “Come un batter d’ali”? È stato tutto come ti aspettavi? Com’è il mondo dell’editoria visto con gli occhi di autrice esordiente?
Appena terminati i libri mio marito ha iscritto il primo volume di Come un batter d’ali a un Torneo Letterario. Sono stata bocciata ma è stato anche il modo per iniziare a capire cosa volesse dire: scrivere e cercare un editore. Dopo due mesi ero finalista a un premio letterario, sono arrivata seconda e ciò mi ha dato fiducia; così ho iniziato a spedire la copia di Come un batter d’ali a varie case editrici NoAPa (no a pagamento). Molte mi dicevano che non erano interessate all’Urban Fantasy, altre che preferivano un libro completo. Poi ho incontrato la redazione della Sesat Edizioni e loro erano interessati al mio libro proprio perché aveva un seguito e così è nata una collaborazione che dura da più di un anno.
La Sesat è una casa editrice giovane e con tante idee. Con loro ho pubblicato un racconto breve: “Il cuore tra le onde” e un’antologia di racconti noir “Noctis Umbrae”. Sono soddisfatta del risultato che ho ottenuto e mi ritengo fortunata di non essere capitata con editori che chiedono soldi per realizzare un sogno. Ma la vita di uno scrittore emergente è sempre molto in salita e difficile. Le librerie anche se accettano di ricevere il tuo libro, sovente lo lasciano negli scatoloni e senza dargli spazio. Preferiscono autori noti e famosi.

"il mio pc, la lampadina e la tazza di infuso che non deve mancare mai."

“il mio pc, la lampadina e la tazza di infuso che non deve mancare mai.”

Hai delle tecniche narrative, dei trucchi, dei riti o luoghi che ti conciliano meglio il processo creativo a cui non riesci a rinunciare quando scrivi? Insomma, come ti rapporti alla pagina bianca?
Io scrivo sempre al passato e in prima persona. Mi sembra più coinvolgente e, come ho detto prima, è come se vivessi le vite dei miei personaggi. Ho un angolo apposito per il computer e non scrivo se non sorseggio degli infusi aromatici al mirtillo, alla mela, ai gusti mediterranei, alla malva e al tè verde. Ho bisogno di calore e silenzio. Amo la notte e la luce soffusa della lampadina. Mai avuto il problema della pagina bianca. Purtroppo sono una che scrive tantissimo per la gioia delle mie colleghe che leggono in anteprima i miei libri, per mio marito che li usa come sonnifero per conciliare il sonno, per il mio migliore amico che oramai ha esaurito tutta la sua pazienza e per la mia mamma che mi fa sempre la solita domanda: MA TU NON DORMI MAI?

Raymond Chandler, in alcune sue lettere, affermava: ”Tre leggi per scrivere a mio uso: non seguire alcun consiglio, non mostrare mai il lavoro svolto, evitare i critici.” E tu quali tre leggi forgeresti a tuo uso?
Io mi sento una ladra: rubo, assimilo ed elaboro le vite altrui.

Da dove parte la tua storia di lettrice? Quali generi letterari ti affascinano? I primi tre libri della tua biblioteca ideale?
Io leggo tantissimo per passione. Amo i classici inglesi e i sonetti di Shakespeare. Divoro i romanzi gotici e quelli fantasy.
Tre libri… è una scelta difficile. Al primo posto metto Frankenstein di Mary Shelley (tesi di laure e prima esperienza di collaborazione con un docente universitario), al secondo posto Cime Tempestose e al terzo tutti i libri di Lisa J. Smith ( ricordo della mia infanzia e primi libri in inglese con conseguente apprezzamento per una scrittrice sconosciuta qualche tempo fa e ritornata alla ribalta grazie a una serie televisiva: Il Diario del Vampiro).

So che è previsto un sequel di “Come un batter d’ali”. Ce ne vuoi parlare? Qualche succosa anticipazione? Altri progetti di cui dovremmo essere informati?
Come un batter d’ali ha un sequel e sto quasi terminando la correzione degli ultimi capitoli. Nel secondo Tobias sarà più presente e Melody sempre più arrabbiata e conseguentemente le vite di Noir e Mia si avvicineranno e si allontaneranno come l’andirivieni del mare. Si capirà qualcosa di più su cosa è effettivamente Noir e … beh, non posso svelare molto.
Altri progetti? Ho scritto un romanzo di fantascienza con un amico e stiamo partecipando al famoso Torneo dove sono stata bocciata con Come un batter d’ali. Mi sono divertita tantissimo a scriverlo e a immaginare il futuro del nostro pianeta.
Mi piace sperimentare sempre nuovi generi e collaborare con scrittori emergenti. Condividiamo tutti la stessa passione: l’amore per la lettura e la scrittura.

Ed anche per questa volta è tutto. Ringraziando ancora una volta tutti gli autori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, vi lascio con il booktrailer del libro, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato che, anche se non accetta più adesioni, continuerà puntuale come sempre!

Letto e Bloggato: Intagliatore

E’ sempre un piacere ricevere come ospite uno scittore già apparso nella nostra rubrica Letto e Bloggato . Ed è appunto per questa ragione che questa settimana dedichiamo il nostro spazio a “Intagliatore“(Pagine:68, Prezzo: 1,99 euro), ultimo lavoro (dopo Coincidenze d’inverno già recensito nel blog) di Cristiano Mocciola, edito dalla Lettere Animate.

Sul Libro:
La felicità è benefica per il corpo ma solo il dolore sarà in grado di sviluppare i poteri della mente. Gianni Tunda, l’intagliatore, lo capirà muovendosi in un’Italia d’inizio ‘800, un’Italia sulla strada dell’unificazione. E sviluppare i poteri della mente vorrà dire arrendersi alla voce del proprio cuore, a quell’Amore che conosce ragioni che la ragione non conosce. E sarà attraverso il proprio estro che l’intagliatore lo inseguirà. Comprenderà che l’amare e l’essere amati non è un qualcosa che capita, ma è un’arte creativa che si cerca di portare avanti in un’infinità di modi. Il bisogno d’amore verrà appagato quando sarà realmente intenzionato a imparare il modo migliore per donare se stesso. Per Gianni Tunda questo si sintetizzerà nell’essere utile agli altri, metabolizzando i fallimenti in possibilità di crescita, accettando il fatto che qualsiasi cosa gli impedisca di crescere non dovrà essere assolutamente difesa. Il non essere amati sarà allora una semplice e temporanea sfortuna. Lui lotterà per evitare la vera disgrazia, ossia il non riuscire ad amare.

La mia opinione:
In bilico tra la leggerezza fugace dell’episodico e la solidità del romanzo, seguendo i codici dell’anima prima di quelli della fede, Cristiano Mocciola dà vita alla storia di un uomo, della sua arte, della sua famiglia e nello stesso tempo a una riflessione sul senso dell’amore e dell’appartenenza. In un Italia che non è ancora tale, dove sbocciano e prosperano i primi moti nazionalistici, si muove Gianni, personaggio di una certa purezza non elaborata o censoria, un eterno viandante dall’animo gentile che nella sua straordinaria arte trova consolazione e un magico artificio per difendersi dall’incomprensione del mondo. In un crescendo di eventi più spirituali e psicologici che spettacolari, il protagonista, pur non abbandonando mai il suo fortissimo legame con la natura e la montagna, crescerà in un’altra versione di se, assorbendo cose nuove, viaggiando ed incontrando infine un’anima affine con cui stabilirà una sorta di specularità d’intenti e convinzioni. Dando ampio respiro a concetti quali coesistenza e senso di estraneità e mostrando quanto le connessioni che stabiliamo con luoghi e persone possano determinare il corso della nostra vita, Mocciola crea un romanzo, dai toni e dallo stile convincenti, che fa sognare e riflettere. Un’ avventura dell’anima.

E ora l’intervista con l’autore:

Bentornato su Pane e Paradossi – Letto e Bloggato, Cristiano! Che ne dici di raccontarci come è nato “Intagliatore”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo?
Ciao e grazie nuovamente per lo spazio che mi dedicate. L’idea di “Intagliatore” ha origine dalla frase che apre il romanzo. E’ un detto aborigeno che fa chiaro riferimento allo scopo terreno dell’essere umano e ci fa intuire che per quanto ci sforziamo o cerchiamo all’esterno ciò che ci fa stare bene, l’unica cosa che conta alla fine di tutto, alla fine della vita, l’unica cosa che ci porteremo via, sarà l’esperienza dell’amore che siamo stati in grado di fare, esperienza volta alla comprensione di questa energia che nutre e feconda ogni cosa nell’universo. Quando ho deciso di scrivere il romanzo avevo come punto fermo un unico obiettivo: far vivere ai protagonisti, attraverso la ricerca, la comprensione (per quanto possibile) di quest’energia.

Il tuo libro è ambientato nell’Italia di inizio ‘800, un’Italia sulla strada dell’unificazione. Ci vuoi raccontare delle ragioni che ti hanno spinto ad ambientare ”Intagliatore” in quella precisa epoca storica e di narrare, di conseguenza, la storia di Gianni, della sua arte ormai perduta e della sua ricerca d’amore?
I primi dell’800 con successiva unificazione del nostro bel paese mi sembrava un periodo adatto allo scopo che mi ero prefissato. Mi piaceva l’idea di mettere in risalto un periodo storico importante e allo stesso tempo intrecciarlo con la vita dei protagonisti. La storia di Gianni è stato lo sviluppo principale del testo sulla quale ho poi cucito la storia che ha portato all’unificazione dell’Italia. La scelta poi dell’arte alla quale si doveva approcciare è stata facile: avevo bisogno che Gianni si dedicasse al proprio sviluppo interiore attraverso un’abilità che nasce prima di tutto dall’immaginazione e che si concretizza in manifatture tangibili ai sensi. Ogni arte nasce sì dalla nostra fantasia, ma ho pensato che l’arte dell’intaglio e della lavorazione del legno calzasse a pennello sulla figura di Gianni, uomo solitario, solito ritirarsi nel suo bosco, circondato quasi sempre da elementi presenti solo in natura. La ricerca dell’amore e la sua comprensione, accompagnata da questo estro, appare quindi come ciò che realmente è: un’arte creativa alla quale bisogna applicarsi perché l’amore, come l’arte in genere, migliora solamente con la propria dedizione.

Da dove è nata la caratterizzazione dei personaggi che popolano il tuo libro? Da dove hai tratto l’ispirazione per crearli? Come hai bilanciato la ‘quota’ autobiografica e quella di pura invenzione?
Ogni personaggio è nato in base alle esigenze che richiedeva il protagonista. Ognuno di essi doveva svolgere il compito di maestro per colmare le lacune nell’esperienza dell’intagliatore. A parte i personaggi storici che intervengono nella storia, dei quali ho cercato di riportare con esattezza le imprese veramente compiute, gli altri, tutti di mia invenzione, hanno avuto funzione di lubrificante per far girare l’intero ingranaggio narrativo. L’ispirazione per crearli mi è venuta mentre cercavo la collocazione storica per l’intagliatore. Ri-studiando la storia dei primi 800 ho cercato di inserirmi, con non poca difficoltà, nel tessuto socio-politico che c’era, immaginando e facendo ricerche su qualsiasi cosa mi sarebbe potuta tornare utile nella stesura del romanzo (vestiti, odori, malattie, tecnologie, colori, ecc… ). La fantasia gioca un ruolo importante nella vicenda ma non posso negare il fatto che di autobiografico c’è quasi tutto ciò che prova il protagonista. L’unica cosa che ci differenzia è che lui, forse, è arrivato a un fine, mentre io, temo di avere ancora moltissima strada da compiere prima di afferrare e fare mie certe nozioni. L’intagliatore è stato il pionere del mondo sconosciuto in cui mi sono avventurato.

Com’è stato scrivere “Intagliatore? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
Scrivere “Intagliatore” è stato come fare una profonda apnea dentro me, è stato un allontanamento da tutto, è stato un incontro con i protagonisti che volevano vivere attraverso il romanzo. Quando sono riemerso a prendere fiato, il romanzo era completato. Successivamente mi sono limitato a correggerlo, cercando di modificarlo il meno possibile e mantenendo così la genuinità della storia che era nata. Gli aspetti, che spero di essere riuscito a mettere in evidenza, sono le piccole e semplici soluzioni da adottare per riuscire a vivere meglio, in pace con se stessi e con gli altri. Punto cardine di tutta la storia rimane l’Amore, a volte incomprensibile, ma pur sempre l’unica via per raggiungere una reale e sincera umanità.

Amore, dolore e perdono. Da cosa si impara di più?
L’Amore racchiude in sé dolore e perdono. Il dolore serve per iniziare la sua ricerca, il perdono serve per accoglierlo. Da cosa si impara di più? Penso che vivendo siamo obbligati a scontrarci con questa energia, e siamo obbligati a imparare. Conoscerla e viverla presuppone il fatto che accettiamo il dolore come qualcosa di utile per la nostra crescita e il perdono come mezzo per amarci e portare pace nel nostro cuore. L’Amore è unità e nell’unità troviamo tutto ciò che ci serve per poter portare a compimento il nostro divenire. Accettare questa unità vuol dire anche accettare il fatto che nessun dolore è negativo ma necessario.
E se analizziamo il perdono capiamo che si tratta di un gesto profondamente egoistico. Noi non perdoniamo per fare del bene agli altri, ma prima di tutto perdoniamo per portare amore dentro noi. Chi odia, discrimina o perde tempo a giudicare, vive di tumulti e non capisce che fa del male solo a se stesso. Chi perdona lo fa per vivere quel senso di pace che solo chi ama può provare. Il perdono e l’amore sono strettamente legati. Ma con l’amore facciamo del bene anche agli altri, con il perdono lo facciamo principalmente a noi. Di solito è chi viene perdonato che passa dei brutti momenti con se stesso. Quindi l’Amore non può esistere senza dolore e senza perdono.

Progetti per il futuro di cui vuoi darci qualche anticipazione?
Come già detto nella precedente intervista preferisco non svelare niente riguardo al futuro, anche perché non sempre il domani è come pensiamo che sia. Una cosa è certa però, se avrete ancora voglia e tempo da dedicarmi, sarò lieto di farmi risentire. Vi ringrazio nuovamente per lo spazio che mi avete concesso, vi faccio i complimenti per il blog che migliora sempre più, e vi mando un caloroso saluto.

Ed anche per questa volta è tutto. Ringraziando ancora una volta tutti gli autori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato che, anche se non accetta più adesioni), continuerà puntuale come sempre!

Letto e Bloggato: Zeroventicinque

Inauguriamo questo Marzo 2013 con un nuovo appuntamento con l’ormai irrinunciabile rubrica Letto e Bloggato. Questa settimana dedichiamo il nostro spazio a”Zeroventicinque“, ultima fatica letteraria di Fiorella Carcereri (che abbiamo già incontrato nel presentarvi la sua raccolta di aforismi “La vita in sintesi”), edito dalla Aletti Editore.

Sul Libro:
Arriva un momento dell’esistenza in cui ci si sente pronti a fare dei bilanci e si trovano il coraggio e la pazienza per rovistare nella propria vita alla ricerca di fatti mai del tutto dimenticati, emozioni cristallizzate nel tempo ma ancora vive e pulsanti nel cuore, fermi immagine di ricordi incancellabili. La presente raccolta è scaturita da un lavoro di scavo interiore e di ricomposizione dei frammenti che sono venuti via via alla luce, una sorta di viaggio a ritroso della memoria negli scaffali polverosi, ma ancora pregni di vita, della biblioteca dei ricordi. Ciascuno dei quarantadue racconti della raccolta si focalizza su di un episodio diverso ma è legato a doppio filo a tutti gli altri e ogni storia ha segnato un momento di svolta nella vita dell’autrice stessa. Come intuibile dal titolo proposto per la raccolta, l’autobiografia copre il periodo che va dall’infanzia alle prime esperienze della vita adulta, passando per un’adolescenza, spesso dolorosa, con la quale i conti sembrano non essere ancora in pari.

La mia opinione:
Raccontare la propria vita per scoprire o svelare quelle degli altri è quanto fa e continuerà a fare, che ne sia consapevole o meno, ogni narratore destreggiandosi nello spazio intermedio a cavallo tra autobiografia e romanzo o , come in questo caso, raccolta di racconti. Fiorella Carcereri in questi 42 frammenti di vita, tra speranza e disincanto, animati da un forte senso di giustizia, disegna un cerchio perfetto dentro il quale racchiude cronache di memorie che si fanno universali destando nel lettore il desiderio all’immedesimazione e lo stimolo a riconoscersi in certe situazioni narrate. Contando su di un io narrante schietto e che fa piovere lungo le pagine episodi privati e non, il volume scorre rapido e profondo. La narrazione della Carcereri dimostra brio e maturità non perdendo l’occasione per raccontare l’Italia del recente passato e i cambiamenti che il nostro paese, e noi con lui, ha subito. Un libro interessante che si fa bilancio e riflessione di un percorso intessuto di luce e oscurità. Una conferma per un’autrice da tenere d’occhio.

E ora l’intervista con l’autrice:

Ciao Fiorella, bentornata su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare parlandoci di “Zeroventicinque” e di come è nata l’idea per il libro?
Innanzitutto grazie per avermi nuovamente ospitata sul Vostro blog.
“Zeroventicinque” è un libro-non libro, nel senso che, come intuibile da titolo scelto ed ancor meglio leggendo la sinossi, rappresenta una sorta di diario delle tappe principali della prima parte della mia vita, dall’infanzia all’età di venticinque anni. Non ho mai avuto l’abitudine di tenere un diario ma, ad un certo punto della mia vita, ho sentito il bisogno di andare a rovistare nei cassetti polverosi della mia memoria per cercare di ricostruirne uno a posteriori. Pur essendo una donna proiettata nel futuro e con mille idee e progetti da realizzare, sono sempre stata molto legata ai ricordi e alla memoria perché, come dice Oliver Sacks, “la nostra memoria è la nostra coerenza, la nostra ragione, il nostro sentimento, persino il nostro agire”. “Zeroventicinque” copre l’arco temporale di due decenni importanti della nostra storia, gli Anni Settanta e Ottanta, anni in cui molti, leggendo il mio libro, si potranno forse riconoscere. Spero di essere riuscita a trasmettere ai miei lettori, insieme allo spirito di quegli anni, emozioni, sorrisi ed anche un po’ d’ironia.

Per qualunque autore è sempre difficile dare “in pasto” al pubblico la propria opera, soprattutto se, come nel tuo caso, ha profonde connotazioni biografiche. Vuoi raccontarci come sei giunta a questa decisione?
“Dare in pasto” è una parola grossa, anche se scrivere opere autobiografiche può a volte risultare imbarazzante o complicato. Personalmente, non ho trovato grandi difficoltà perché la scrittura proiettata su di me e sulle mie personali esperienze è quella che mi riesce meglio. Permettimi di citare, al riguardo, la grande Susanna Tamaro che nel suo recentissimo romanzo autobiografico “Ogni angelo è tremendo” afferma a tale riguardo: “Scrivere vuol dire andare a fondo alle cose, con lucidità, crudeltà, senza farsi abbagliare da niente…Tutti i miei libri attraversano l’oscurità, non per il compiacimento di farlo, ma per scoprire il punto in cui, a un tratto, il buio misteriosamente si può trasformare in luce…Soltanto nel momento in cui si accetta l’inquietudine come dato fondante, si entra davvero nell’umanità”.

Com’è stato scrivere questo libro? Quali sono stati i momenti più importanti e quelli più difficili?
Si tratta di quarantadue racconti scritti in momenti diversi e solo successivamente riuniti per formare la raccolta. Non ho incontrato particolari difficoltà, il flusso emozionale non si è mai interrotto durante la scrittura. Vi sono stati solo due o tre momenti di dolore e rabbia raccontando di fatti che hanno segnato in particolar modo il mio cammino, ma quando si sceglie di parlare di sé è implicito che si debbano affrontare anche queste situazioni.

Per Calvino “scrivere è sempre nascondere qualche cosa in modo che poi venga scoperto.” Cosa vorresti che i lettori scoprissero con la lettura del tuo libro?
I fatti sono raccontati in mondo molto semplice, come pure le emozioni, positive o negative, che ho provato. Lascio ad ogni singolo lettore la fantasia e la libertà di immedesimarsi o meno nelle mie storie. Mi auguro che, leggendomi, ognuno possa scoprire qualcosa di più di se stesso e della propria anima oppure riconciliarsi con il proprio passato se vi sono ancora dei conti che non tornano, come nel mio caso. Il mio libro non nasconde nulla, o forse tutto. Dipende dall’interpretazione che ciascuno ne potrà dare.

Progetti per il futuro di cui ti va di darci qualche anticipazione?
Dopo due ebook, “La vita in sintesi” (Libro Aperto Edizioni) e “Zeroventicinque” (Aletti Editore), finalmente in uscita a marzo/aprile 2013 i miei primi due libri cartacei.
Si tratta della raccolta di poesie dal titolo “Senza rete” edita da Edizioni Ensemble (Roma) e del romanzo “Amore latitante” che sarà pubblicato da Edizioni Arpeggio Libero (Lodi).
Vi do appuntamento a presto con tutte le mie novità e di nuovo grazie!

E anche per questa settimana è tutto ^__^
Ringraziando ancora una volta tutti gli autori e gli editori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura, vi lascio con il booktrailer del libro e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato! ;)

Letto e Bloggato: Patto con il vampiro

Mentre il conto alla rovescia per il Natale continua, con tutte le aspettative del caso, eccomi come sempre a resentarvi un nuovo appuntamento con Letto e Bloggato. Questa settimana dedichiamo il nostro spazio a “Patto con il vampiro” (Collana: J. R. R. Tolkien, Pagine:149, Prezzo cartaceo: 12.00 Promozione Natale -30% ora a soli 8.40 euro, Prezzo eBook: 3.99), secondo libro, dopo “Voltare pagina” di cui vi ho già parlato QUI, di Tiziana Cazziero edito grazie alla Libro Aperto Edizioni.

Sul Libro:
Sonia vive apparentemente una vita tranquilla, è una giornalista che ama il suo lavoro e che punta al successo e alla carriera. Il suo passato però è ombrato da un vecchio episodio che ha gettato del mistero sulle sue origini e la sua esistenza. Comincia così un percorso a ritroso nel tempo, dove si ritroverà a scoprire le sue vere origini.

Una storia ricca di magia che vive la sua realtà nell’era moderna. Un segreto avvolto nel mistero che potrebbe essere la soluzione di tutto. Un amore impossibile e condannato dal mondo magico, una storia destinata a finire ancor prima di iniziare.

La mia opinione:
Sonia, ormai adulta e divenuta giornalista affermata, non rammenta nulla della notte di Halloween di tanti anni prima durante la quale la sua migliore amica è scomparsa senza lasciare traccia. Da quel giono molte altre giovani hanno trovato la stessa sorte in quella “notte delle streghe” che tutt’ora la inquieta. Così Sonia decide di scoprire una volta per tutte cosa si celi veramente dietro agli strani eventi che continuano inspiegabilmente a mietere vittime innocenti. In una riuscita contaminazione tra mistery e fantasy, Tiziana Cazziero da un bel calcio al classico canovaccio dei fantasy-paranormal dei nostri giorni, tutto vampiri luccicanti e damigelle in pericolo, offrendoci un rinfrescante cambio di rotta fatto di potentissime streghe, tormentate creature della notte e adrenaliniche battaglie magiche. Il bene e il male si sfumano trovando una nuova dimensione dove tutto può succedere e nulla rimane immutabile e dove il mito tocca la terra della normalità quotidiana. Sfruttando appieno la flessibilità narrativa che offre il genere, l’autrice da vita, grazie anche ad una certa immediatezza linguistica e alla sintonia dei personaggi, ad atmosfere cupe e misteriose che anche nell’ultima parte del libro non vengono meno. Scartando l’idea del solito finale buonista, la Cazziero resta coerente anche nell’ultima parte del romanzo regalando ai lettori una conclusione piena di possibiltà. “Patto con il vampiro” risulta quindi un avvincente e piacevole romanzo che mantiene le aspettative nate dalla lettura del libro d’esordio dell’autrice.

E ora l’intervista con l’autrice:

Ciao Tiziana, bentornata su Pane e Paradossi –Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci la genesi di “Patto con il vampiro”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo?
Ciao e grazie a te per essere sempre così disponibile. Patto con il Vampiro è nato per caso, o forse dovrei dire per una sfida che ho lanciato a me stessa. L’input è arrivato dall’invito a partecipare ad un concorso letterario a tema indetto da una casa editrice nel 2010, Giovani Holden, il titolo del concorso era : Streghe e Vampiri – . In quel periodo mi ero lanciata all’inseguimento dei concorsi letterari, e quello era il terzo che affrontavo in pochi mesi. Vidi che mancava poco alla scadenza del suddetto concorso e sul momento non sapevo cosa fare anche perché non mi ero mai sperimentata nel fantasy prima di quel momento. Decisi di cogliere l’esperimento e comincia a scrivere. Ricordo che ho gettato questo libro in meno di un mese, scrivevo ogni mattina, e in ogni altro momento che riuscivo a raccogliere durante la giornata. Il primo personaggio che ha preso vita nelle prime pagine che correvano è quello della protagonista Sonia. Non sapevo se concentrarmi sulle streghe e o sui vampiri, c’era libertà di azione in questo senso, potevo incentrare la storia o sull’uno o sull’altro tipo di personaggio o tema; decisi che entrambe queste due categorie avrebbero fatto parte del mio manoscritto. Mi piaceva che questi due mondi opposti del fantasy paranormale s’incontrassero. In verità si legge molto di vampiri negli ultimi anni e relativamente poco di streghe. Ero affascinata dall’idea di narrare la vita di una strega nei tempi moderni. Quando comincio a scrivere non so mai dove andrò a finire e che corso prenderà la trama che getto giù davanti al mio computer; come sempre accade per quello che mi riguarda, la trama prende vita da sola, nei giorni che seguono man mano che i personaggi e le vicende nascono spontanee e senza preavviso nella mia mente. Sonia, la protagonista del libro è il personaggio che ha dato vita a tutto.

“Patto con il vampiro” rappresenta il tuo esordio nel fantasy/paranormal romance, genere cui gli scrittori italiani, seguendo l’esempio di quelli d’oltreoceano, si stanno dedicando con sempre più impegno e passione. Rivolgerti a questo genere è stata una tua scelta consapevole o semplice frutto dell’ispirazione del momento? Trovi che ci siano differenze, e se si quali, tra il modo di scrivere fantasy nostrano e quello degli autori nordamericani?
Come accennavo prima, la scelta di scrivere questo genere di romanzo è stata dettata direi dalla casualità del momento. Un lavoro che mi ha dato soddisfazione perché mi classificai al secondo posto e ricevetti la prima proposta di pubblicazione per questo libro. Proposta che in quel momento rifiutai. Io non sono mai stata una grande fans di questo genere in passato; è una scoperta che è arrivata gradualmente con il tempo e soprattutto dopo aver letto alcuni fantasy che mi sono entrati proprio nel cuore. Ho avuto modo di leggere alcuni fantasy italiani e precisamente di alcuni scrittori emergenti, trovando delle storie affascinanti e sicuramente ricche di spirito d’iniziativa, solo che ho sempre trovato qualche riferimento al genere che imperversa nelle librerie negli ultimi anni e in televisione proveniente da oltreoceano come dici tu. Come te sono diventata una grande lettrice della scrittrice Sherrilyn Kenyon, ha scritto e creato dal nulla una saga sui Dark Hunters, i cacciatori oscuri. Una scrittrice che ha venduto 15 milioni di libri la cui scrittoria è stata elogiata da molte riviste di settore e definita, “arguta, ironica, sexy, quasi geniale” dal Boston Globe. Io credo che la differenza sia nella narrazione naturale degli eventi; mi spiego. Credo che lo scrittore italiano per arrivare al lettore spesso si faccia sedurre da parole e frasi costruire, che non segua il vero percorso delle vicende, che tende a raccontare con molta enfasi, e questo ci sta, ma con una certa caricatura. Forse in parte dipende anche dallo stile ma, è una caratteristica che ho notato in diversi autori. Invece il fantasy romance paranormal d’oltreoceano ha la tendenza ad arrivare direttamente al lettore, esponendo i fatti così come accadrebbero nella vita normale. Trovo molta ironia e frasi dirette che si userebbero davvero nella vita e nel linguaggio reale, colloqui che coinvolgono chi legge e che lo fanno sentire partecipe di quanto sta accadendo nel libro. Quando leggi e ti trovi a sorridere di uno e di quell’episodio ed inoltre a dire – a sì vero – direi che lo scrittore ha fatto un ottimo lavoro.

Ho notato che per pubblicare “Patto con il vampiro” hai lasciato la casa editrice con cui avevi collaborato per la stampa del tuo primo libro “Voltare Pagina”. Una scelta pensata in base alle specifiche qualità del tuo libro o semplice frutto delle circostanze? Come vanno, secondo te, le cose nel difficile e contradditorio mondo dell’editoria? L’avvento di nuove piattaforme per il self-publishing, come ad es. Amazon, o la crescita dell’offerta di ebook (formato che anche tu hai deciso di utilizzare) credi stiano cambiando, e se si come, il panorama editoriale italiano?
La scelta della casa editrice diversa è stata una causalità direi. Ho conosciuto l’editor della Libro Aperto Edizioni e chiesto di poter sottoporre alla sua attenzione il mio libro scritto nel 2010 in occasione del concorso cui accennavo prima. E’ stato dimostrato dell’interesse e così è arrivata la proposta di pubblicazione e il contratto che prevedeva sia il formato cartaceo e digitale, ebook, il tutto senza richiesta di contributo né obbligo di acquisto copie. La prima proposta di pubblicazione arrivata dalla casa editrice del concorso dopo il verdetto finale che conclamava i finalisti, fu con richiesta di “contributo”; non sono mai stata interessata a questo genere di pubblicazione, rifiutai. Non mi è mai piaciuta l’idea di dover uscire dei soldi, questo apre la grande discussione che da anni imperversa nel web, tra i vari blog, siti e forum, sulla pubblicazione a pagamento: pagare sì o no? Io sono contraria; per questo non mi sento di condannare chi lo fa, purtroppo mi spiace che questi autori debbano uscire generose, anzi generosissime cifre in denaro o acquisto copie, per poter pubblicare il loro manoscritto e vedere realizzato il loro piccolo sogno: vedere il proprio libro pubblicato. Lo fanno magari pensano che possa essere un valoroso investimento per il futuro, essendo dei perfetti sconosciuti per il mondo dell’editoria, si convincono che questa sia la strada giusta, una prassi, che debba essere questo l’inizio; in fondo la letteratura insegna che alcuni scrittori pagarono per vedere le proprie prime opere pubblicate, ma questa forse è una giustificazione. Si dovrebbe conoscere meglio l’argomentazione e convalidarne bene prima tutti i punti. Una casa editrice è un’azienda e come tale, dovrebbe scegliere solo il materiale che ritiene degno di attenzione e possibile precursore di guadagni. Lo scrittore è “l’inventore – l’ideatore”, colui che ha realizzato qualcosa, che se di valore, potrebbe dare i suoi frutti; questo ultimo aspetto non dovrebbe interessare l’autore, o meglio, dovrebbe essere solo un aspetto secondario, anche se poi non è per tutti così. L e case editrici che chiedono un contributo spesso non fanno cernita, pubblicano tutti e tutto. Il denaro richiesto copre le loro eventuali spese e costi, oltre a concretizzare per loro una fonte di guadagno. Credo che se si debba pagare qualcuno, allora sia il caso di rivolgersi ai diversi siti imprenditoriali che si occupano di self publishing, pagare per stampare. Questo consente di vedere pubblicato il tuo libro, e in molti casi anche di ottenere l’assegnazione di un codice ISNB, molto importante per il riconoscimento del tuo libro. Con una cifra davvero esigua puoi pubblicare il tuo manoscritto, scegliere una copertina ed entrare nel mondo dell’editoria italiana. Certo è che manca il lavoro di editing, ma diciamo la verità, pochissime case editrici eseguono bene questo lavoro, devi essere sempre tu che devi curare ogni cosa, magari ti affidi a loro perché ti aspetti e ti illudi che eseguano il preciso compito di verificare che non ci siano almeno sbavature e o errori di distrazione e simili… invece… Accade che questo aspetto sia del tutto sottovalutato, che i libri non siano nemmeno letti e mandati in stampa così come sono dopo aver ricevuto il loro pagamento. Questo immette nel mercato dei libri che andrebbero rivisti. Le recensioni negative aiutano l’autore a crescere e a valutare i punti critici e verificare che cosa poteva forse essere cambiato, però quando la sintassi ed errori di distrazione rovinano quello che potrebbe essere un libro di qualità, il rischio non è solo per l’autore che viene colpito da una incalcolabile delusione, tutta l’editoria e la letteratura moderna viene colpita, questo è un vero peccato. Come hai sottolineato, per entrambi i miei libri ho scelto di pubblicare anche in formato elettronico, anche per quelli come me che sono gli eterni romantici legati al cartaceo devono prendere atto che i libri digitali sono una realtà in espansione e aggiungo anche molto comoda. Forse non potrai assaporare l’odore della carta sulle dita, ma con gli ebook puoi avere a portata di click in ogni momento il tuo libro preferito, per non parlare dei costi, i prezzi sono notevolmente inferiori in ebook. Inoltre vogliamo ricordare l’ambiente. Si risparmia in carta e in risorse naturali del pianeta, è un aspetto che merita attenzione e rispetto. Il futuro è negli ebook e se le case editrici non cambiano il loro aspetto ambiguo di agire, o meglio la maggior parte di esse, il self publishing potrebbe levare loro molto lavoro.

Hai un sogno nel tuo cassetto di autrice? C’è un genere, una forma letteraria, con i quali vorresti cimentarti e che non hai ancora affrontato?
Il mio sogno nel cassetto è già stato realizzato. Sono una praticante della scrittura, è così che mi piace definirmi al momento invece che scrittrice; scrivo ogni giorno, ho pubblicato due romanzi di genere diverso, ho ricevuto il consenso del pubblico, molti messaggi, commenti ed e mail in cui diversi lettori dicevano di aver apprezzato ciò che scrivevo. Colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che si sono espressi sui miei libri, tal volta anche con fare critico, tutto è sempre ben accetto purchè avvenga in maniera costruttiva ed in modo educativo. Sì in questo momento sto lavorando a diversi progetti che spero possano essere realizzati nel 2013. Una forma letteraria diversa è quella dei racconti; nel mio blog – http://voltarepaginaditizianacazziero.blogspot.it/ – creato per ilo mio primo romanzo mi occupo anche di pubblicizzare gli autori esordienti che come me hanno trovato tutte le difficoltà del caso; adesso ho aperto anche una nuova rubrica dedicata ai racconti. Raccolgo racconti di vita vera, vissuti, che facciano parte dei nostri ricordi. Se riceverò un riscontro positivo, mi piacerebbe racchiudere diversi autori in questo progetto e creare un’antologia i cui proventi o meglio parte di questi, siano devoluti in beneficenza. Colgo l’occasione se mi permetti di invitare quanti siano interessati a scrivermi per saperne di più: tiziana.cazziero@gmail.com. Spero un giorno di poter vivere della mia scrittura.

Progetti per il futuro di cui vuoi darci qualche anticipazione?
Come detto c’è la realizzazione di questa antologia sui racconti natalizi di vita vera ma soprattutto, sto lavorando ad un altro libro, qualcosa di autobiografico che narra un qualcosa di molto importante della mia vita; un diario dove sono racchiusi sogni e speranze ma… non voglio anticipare troppo al momento.

E anche per questa settimana è tutto ^__^
Vi lascio con il booktrailer del libro, auguro, come al solito, a tutti una Buona Lettura e non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato! ;)

Letto e Bloggato: Volo per te

Bentornati! Da bravi fedeli lettori spero che non vogliate perdervi un nuovo “succulento” appuntamento con Letto e Bloggato . Questa settimana ho deciso di dedicare un pò di spazio a “Volo per te” (Pagine: 82, Prezzo: euro 12,00), romanzo d’esordio di Maria Mancusi, pubblicato da La Riflessione-Davide Zedda Editore.

Sul libro:
Apro la finestra affinché la mia musica possa arrivarle e il vento mi porta il profumo di lei. È vicina…
… Nel cuore si agita un nuovo segreto: la felicità è non tradire se stessi, mai.

Un viaggio dell’anima e del corpo quello di Bruno: ritornare, dopo anni di assenza, al proprio paese d’origine, con l’illusione di rimediare agli errori del passato, di riappropriarsi dei sogni dell’adolescenza, di recuperare il progetto di vita immaginato per sé è l’unica motivazione che lo spinge a tollerare il vuoto della sua esistenza. Nella casa paterna rivive i momenti della sua vita e l’episodio che lo ha irrimediabilmente segnato…
Sul filo dei ricordi si dipana una storia di perdono e redenzione. Ma soprattutto di speranza.

La mia opinione:
Esiste una parola: lìtost. E’ una parola della lingua cèca di difficile traduzione. Per Kundera è uno “stato doloroso suscitato dallo spettacolo della nostra miseria, scoperta all’improvviso”. Una malinconia, un rimorso, una nostalgia, un rimpianto che in “Volo per te” vengono lievemente scanditi dalla voce interiore del protagonista. Arrivato alla maturità Bruno deve fare i conti con le scelte fatte. Con la consapevolezza di aver visto, giorno dopo giorno, affondare malinconicamente i propri ideali, soffocati nelle spire di una vita mai decisa ma solo subita. In una dolente, intima e ben condotta analisi si palesano al lettore le asperità e le crepe di un’esistenza in cui l’amore (per la vita, per la famiglia, per la musica e per una donna) sfiorisce senza sbocciare mai completamente. Con notevole maturità narrativa e profonda intensità emozionale l’autrice riesce a tratteggiare il ritratto di un uomo solo che ha fatto a meno di tutti (anche di se stesso) e che ora non può fare a meno di venire a patti con le sue fragilità (svelando insieme ad esse anche quelle del lettore) fino alla catarsi finale. Un libro che convince e a tratti commuove dalla prima all’ultima pagina.

E ora l’intervista all’autrice:

Ciao Maria, benvenuta su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinata alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Cosa amo fare? Leggere. Più di tutto. E scrivere quando un’emozione mi pungola. Mi sono avvicinata alla scrittura da bambina, un po’ per inclinazione – credo naturale – un po’ perché ho avuto insegnanti che mi hanno stimolata molto; oggi, questa passione mi permette di capire, di interessarmi alla vita e alla sensibilità degli altri.

Come nasce “Volo per te”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo? Com’è stato scrivere questo libro? Quali sono stati i momenti più importanti?
Ho scritto “Volo per te” negli anni universitari. Il confronto con gli altri colleghi, le inquietudini della mia generazione sono stati l’input che ha dato avvio all’idea del romanzo. Scrivere questo libro è stato complesso, per certi versi doloroso. Bisognava che il protagonista rispondesse con la sua vita alla domanda più importante che oggi si ci possa porre: quale spazio ha la vita di tutti, in un mondo che dimostra di non avere spazio per le vite di tutti, per i sogni di tutti. Spero di essere riuscita in questo.

Ho molto apprezzato la vivida caratterizzazione del tuo protagonista e l’efficace approfondimento psicologico che hai utilizzato per descriverlo al lettore. Da dove hai tratto l’ispirazione per crearlo? Come hai bilanciato la ‘quota’ autobiografica e quella di pura invenzione?
Bruno, il protagonista, è assolutamente un personaggio di pura invenzione, come del resto tutta la trama. La sua “quota autobiografica” è tutta, se così si può dire, nel percorso intimo, attraverso cui raccontando se stesso, Bruno racconta le ansie dei nostri tempi. Come ti dicevo prima, l’ispirazione per crearlo è venuta ascoltando e vivendo le aspettative della mia generazione.

Per Calvino “scrivere è sempre nascondere qualche cosa in modo che poi venga scoperto.” Cosa vorresti che i lettori scoprissero con la lettura del tuo libro?

Vorrei tanto che “Volo per te” divenisse per i lettori un’occasione per porsi delle domande sul senso della vita, per trovare lo stimolo a creder in se stessi, a non tradirsi.

Il “calvario” con cui tutti gli autori devono prima o poi confrontarsi: la ricerca di un editore. Vuoi raccontarci qualcosa dei passi che hai dovuto fare per vedere finalmente pubblicato “Volo per te”? È stato tutto come ti aspettavi?
In verità, la pubblicazione è arrivata, per me, quasi per caso. Non l’ho cercata. A un certo punto ho solo deciso di mettermi in gioco e da allora il passo è stato breve.

Si fa un gran parlare della profonda crisi che sta attraversando il mondo dell’editoria: troppi che scrivono e pochi che leggono. Come vanno, secondo te, le cose? L’avvento di nuove piattaforme per il self-publishing, come ad es. Amazon, o la crescita dell’offerta di ebook credi stiano cambiando, e se si come, il panorama editoriale italiano?
Lo stanno cambiando, ma forse ancora non ne abbiamo percezione. Di sicuro lo cambieranno tantissimo. In più di un senso. Per un verso, infatti, sarà possibile a testi e autori che diversamente rimarrebbero sommersi farsi conoscere e apprezzare, dall’altro, ancora una volta, i meccanismi della rete e la sua viralità, che non sempre fanno emergere cose degne di nota, non garantiscono sul fatto che la letteratura del futuro sarà migliore di quella presente o passata. Cambierà probabilmente il sistema di selezione, non più e non solo affidato agli editor delle case editrici, ma anche e direttamente a un pubblico più vasto ed eterogeneo, e se fino a oggi si è temuta la scure dei pochi che decidevano le sorti di un testo, domani dovremmo domandarci che cosa farà un testo gradito al popolo della rete e soprattutto che cosa ne condizionerà il successo. Non credo solo ed esclusivamente la sua qualità. Sinceramente e da idealista, mi piacerebbe vedere la letteratura sganciarsi dal concetto di “prodotto”.

Da dove parte la tua storia di lettrice? Quali generi letterari ti affascinano? Quali sono i tuoi autori feticcio, quelli che ami leggere e rileggere? C’è un libro dei libri?
Non ho un libro feticcio. Mi piace leggere generi diversi e autori diversi, ma ho un’affezione particolare per Saramago, Garcia Marquez, Calvino, Pessoa.

Progetti per il futuro di cui vuoi darci qualche anticipazione?
Ovviamente scrivere ancora. Ho in progetto un testo diverso da “Volo per te”, in cui tento di scandagliare i mille volti della femminilità. Spero sia pronto presto, sono un po’ pigra nella scrittura, forse perché mi piace gustare ogni parola scelta.

Ed anche per questa volta è tutto. Ringraziando ancora una volta tutti gli autori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato che, anche se temporaneamente in pausa (le adesioni sono al momento sospese), continuerà puntuale come sempre!

Letto e Bloggato: Anime impure – La rivelazione

In questa inizio Ottobre particolarmente “umido” vi propongo, giusto per tirarvi un pò su il morale (almeno spero ^_^) un nuovo appuntamento con Letto e Bloggato . Tra le tante adesioni ricevute, questa settimana ho deciso di dedicare un pò di spazio a “Anime Impure – La rivelazione (disponibile a 0,89 Euro su Amazon o gratuitamente sia sul sito dell’autore che su ebookgratis.net)  opera prima di Cristino Signorino e primo libro di una trilogia di cui è già disponibile il secondo volume “Anime Impure- L’esilio delle ombre”.

Sul libro:
E’ per affrontare le difficoltà che combatto. E’per dimenticare la paura che io amo. E’ per sollevare dal dolore chi mi è accanto che uccido. Grazie alla sofferenza io vivo.

Gabriel è giovane, avrebbe tutta la vita davanti, ma non crede più in niente; ha perso tutto: la donna che amava, i genitori e anche se stesso. Prigioniero della droga, ha preso una terribile decisione. Ma l’incontro con una donna misteriosa e affascinante di nome Gill sconvolgerà la sua esistenza, trascinandolo in un mondo oscuro, abitato da creature fantastiche e potenti..

La mia opinione:
Nell’aria sporca di una città crespuscolare un eroe-antieroe randagio, dall’anima divisa, deve fare i conti con l’insoddisfazione divorante.
Le disillusioni di ogni giorno, i dolori insanabili, si accumulano fino a trasformarsi in abissi di fragilità da cui è impossibile guarire. Si spegne perfino la necessità di far rotolare i dadi avuti in sorte e la belva affamata di pace e oblio  che il giovane protagonista si sente ruggire dentro  diventa sprone all’autodistruzione. E così il male di vivere cambia faccia, si tramuta in un altro tipo di insondabile tenebra. Si trasforma in qualcosa di accettabile, forse persino di desiderato, attraversando la linea invisibile che esiste tra il quotidiano e lo straordinario. Manipolando abilmente tematiche morali e attualissime difficoltà sociali, l’autore ingloba con successo nella narrazione incubi notturni, macabre apparizioni e rituali esoterici riuscendo a tenere il tutto in equilibrio senza scadere mai nel già visto o nello sproporzionato. Un buon romanzo dove il mito, il fantasy e la suspance risultano importanti quanto i sentimenti e la sensualità. Impossibile non desiderare leggere il seguito.

Ed ora l’intervista all’autore:

Ciao Cristiano, benvenuto su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinato alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Ciao e grazie per avermi accolto sul vostro blog.
Ti confesso che ho sempre avuto qualche difficoltà a raccontare di me. Per farla breve, credo che la cosa più importante da sapere sul mio conto è che sono un sognatore. Tutto il resto è, in un modo o nell’altro, una diretta conseguenza. La scrittura, probabilmente, è la principale di queste conseguenze.
Ho iniziato a scribacchiare qualcosa, attorno ai diciotto o diciannove anni. Allora si trattava per lo più di pagine di quaderno, usate a mo’ di diario, a cui affidavo idee, emozioni, riflessioni e brevi racconti. La scrittura era una silenziosa confidente e un modo di tenere in ordine i miei pensieri.
Soltanto di recente, circa una decina di anni fa, mi sono avvicinato alla scrittura creativa, realizzando un paio di brevi scritti sperimentali. Il 2008 è stata la volta della prima opera complessa, ovvero: Anime impure. La rivelazione

Come nasce “Anime Impure – La rivelazione”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo e al progetto della trilogia urban fantasy che ne deriverà?
Come ho accennato prima, la scrittura è sempre stata un po’ la mia confidente. Negli anni immediatamente precedenti alla pubblicazione del romanzo attraversai un gran brutto periodo e per superarlo cercai aiuto nella scrittura. Scrissi moltissimo per mesi e mesi. Scrissi su di me, sugli altri e, più in generale, su tutto ciò che mi passava per la testa. Mi fermai soltanto quando riuscii a cogliere in tutte quel pensare e scrivere una sorta di “personalissima interpretazione della realtà”, a cavallo tra il mondo fisico e quello metafisico. A quel punto, mi resi conto, mutaforma, folletti, spettri, demoni e altre creature iniziarono a danzare nella mia immaginazione, evocando un mondo affascinante, doppio del mondo reale. Una sorta di oscuro Attraverso lo specchio.
Come non scriverci su una storia?

Quali sono stati gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
Principalmente, il travaglio interiore del protagonista, Gabriel, e la sua battaglia per affrontare il disagio. Allo stesso tempo, però, ho cercato di gettare le basi per la descrizione una realtà “alternativa” con il suo popolo, le sue leggi e tradizioni.

“Anime Impure – La rivelazione” è il tuo primo libro, nonché primo volume di una saga dark fantasy. Rivolgerti a questo genere è stata una tua scelta consapevole o semplice frutto dell’ispirazione del momento? Trovi che ci siano differenze, e se si quali, tra il modo di scrivere fantasy nostrano e quello degli autori nordamericani? Infine ci vuoi parlare un po’ del progetto per questa tua trilogia?
Per via della particolare genesi, Anime impure. La rivelazione, o meglio, la realtà in cui il romanzo è ambientato è nata già come parte di un universo dark fantasy. Da questo punto di vista, credo si possa affermare che sia stato più frutto di ispirazione e non di una mia scelta consapevole.

Rispondere a una domanda del genere richiederebbe fiumi di inchiostro. Certamente, oggi, alcuni autori nordamericani influenzano tanto (forse troppo) alcuni scrittori nostrani. Durante il boom del fantasy ho letto molti romanzi, alcuni pubblicati e altri ancora in nuce, che ricordavano da vicino i best-seller fantasy del momento.
Il progetto “trilogia” è nato durante la scrittura del romanzo. Forse perché ero, e sono, ancora alle prime armi con la scrittura creativa, non sono stato in grado di creare un’unica opera in cui raccontare la storia per intero. Da qui l’idea di suddividere la narrazione in tre volumi. A oggi, ho già scritto e completato anche il secondo volume della serie, Anime impure. L’asilo delle ombre. Il terzo, e quasi sicuramente ultimo romanzo della saga, è ancora allo stadio embrionale. Spero vivamente, una volta concluso questo progetto, di essere almeno andato vicino all’intento di creare “un mondo dietro il mondo” e di aver dato ai lettori la chiave per interpretare le metafore disseminate lungo la narrazione.

Questo è il tuo primo romanzo e hai scelto, dopo una prima pubblicazione a pagamento, di
auto-pubblicarlo in formato digitale tramite Amazon. Ci vuoi raccontare i motivi di questa
tua decisione? È stato tutto come ti aspettavi? Lo consiglieresti anche ad altri giovani autori?
Com’è il mondo dell’editoria visto con gli occhi di un autore esordiente?

Una volta scaduto il contratto che mi legava alla casa editrice, non volevo rassegnarmi al “pensionamento” della mia opera e ho vagliato varie opportunità per mantenere il mio romanzo disponibile alla lettura. Da subito, ho scelto di evitare la pubblicazione a pagamento sia perché non avevo risparmi da investire nell’operazione; sia perché, già pochi mesi dopo la pubblicazione di Anime impure. La rivelazione a opera del vecchio editore, mi ero reso conto della sproporzione tra esborso e relativa promozione letteraria.
La prima soluzione presa in considerazione è stata quella di rivolgermi ad alcune case editrici che non richiedevano il contributo dell’autore ma dopo aver atteso quasi un anno sia La rivelazione che L’asilo delle ombre non avevano ricevuto altro che rifiuti. A spingermi definitivamente sulla strada del’auto-pubblicazione sono state proprio le motivazioni di questi rifiuti. I miei romanzi erano state respinte perché aver pubblicato il primo romanzo della saga con una casa editrice rendeva l’intera serie poco commerciabile per le altre. Come autore, ho trovato queste spiegazioni talmente odiose da lasciare perdere case editrici e leggi di mercato e fare tutto da me. Da qui la decisione di realizzare gli ebook e di pubblicarli sul mio sito web e su altre piattaforme. In fondo ciò che conta è scrivere ed essere letti. Tutto quello che gira intorno a questo assunto di basa conta poco o nulla.
Per rispondere alle restanti domande, se permettete, citerei un breve estratto del componimento E così vorresti fare lo scrittore di Charles Bukowski (di cui consiglio la lettura integrale) che capita spesso di leggere sui forum e sui blog che riguardano gli scrittori esordienti:

E così vorresti fare lo scrittore?
Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo
a meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.

se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.

se lo fai solo per soldi o per fama,
non farlo [...]

Hai delle tecniche narrative, dei trucchi, dei riti o luoghi che ti conciliano meglio il processo creativo a cui non riesci a rinunciare quando scrivi? Insomma, come ti rapporti alla “famigerata” pagina bianca?
Un paio di volte, in effetti, ammetto di aver pensato di innalzare un piccolo altare a Calliope, giusto per scongiurare il pericolo del blocco scrittore ma ho sempre finito col desistere dall’intento.
Non ho una formazione “stutturata” da scrittore e quindi il mio scrivere è un continuo sperimentare. L’unico strumento cui finora ho sempre fatto ricorso è stato quello di schematizzare la narrazione secondo un particolare paradigma. Si tratta di un “trucco” da sceneggiatori che ho letto in Screenplay di Syd Field. Trovo che il paradigma suggerito da Field per le sceneggiature non si adatti perfettamente alla composizione di un romanzo ma permette comunque di esaminare in maniera accorta le linee generali della narrazione.
Per il resto quello che serve è una gran dose di pazienza perché, spesso, una storia viene scritta solo quando è lei a voler essere raccontata.

Da dove parte la tua storia di lettore? Quali sono i tuoi autori feticcio, quelli che ami leggere
e rileggere? C’è un libro dei libri?

Ho letto il mio primo romanzo tra gli otto e i dieci anni: Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne. Mi piacque tantissimo. Col passare degli anni continuai a leggere in maniera discontinua ma il fantasy divenne da subito il mio genere letterario d’elezione.
A conti fatti, se dovessi scegliere un unico autore e un unico romanzo, la mia scelta cadrebbe su Neil Gaiman e il suo American Gods. Credo di aver letto romanzi con trame anche più avvincenti, ma American Gods rappresenta una perfetta sintesi di quanto possa rendere davvero bello e interessante un romanzo.

3 imprescindibili regole per scrivere bene.
Più che regole, per scrivere bene credo sia opportuno avere tre caratteristiche fondamentali:
la pazienza necessaria a costruire una trama ben sviluppata;
l’umiltà di riconoscere i propri errori e i propri limiti;
la fantasia per cercare di scrivere trame originali e accattivanti.

Progetti per il futuro di cui vuoi darci qualche anticipazione?
Sicuramente la precedenza va alla conclusione della saga di Anime impure. Per il resto, non ho altri impegni letterari impellenti. Credo comunque che, come già è accaduto per questa trilogia, nel momento in cui incontrerò uno storia che vorrà essere raccontata, da bravo scrittore mi metterò alla scrivania e inizierò pazientemente a mettere tutto nero su bianco.

Ed anche per questa volta è tutto. Ringraziando ancora una volta tutti gli autori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato che, anche se temporaneamente in pausa (le adesioni sono al momento sospese), continuerà puntuale come sempre!

Letto e Bloggato: Blado 457

Dopo un appuntamento mancato (chiedo umilmente venia ^_^) torna Letto e Bloggato. Questa volta ri-ospitiamo con piacere Erika Corvo, autrice che avevamo già incontrato per l’uscita del suo avvincente “Fratelli dello spazio profondo” (potete andarvi a leggere la recensione e l’intervista QUI), che ci presenta il suo nuovo romanzo “ Blado 457” (Pagine 268, Prezzo versione cartacea: 14 Euro, Prezzo Ebook: 6.99 Euro) edito in versione cartacea e digitale dalla Youcanprint Edizioni e da Epubblica in versione esclusivamente digitale.

Il libro descritto dalla stessa autrice::
E’ il primo di una serie di quattro racconti ambientati in un futuro post atomico. Come ho scritto nella premessa di “Blado 457”, se l’argomento è stato utilizzato dagli scrittori di fantascienza fino alla nausea, non è detto che non si possa ancora scrivere qualcosa di valido in proposito, e soprattutto, qualcosa di inconsueto. I miei personaggi non sono mai i classici “eroi”. Sono persone talvolta insicure, che agiscono d’istinto invece che seguendo la logica e il dovere, che hanno dubbi, ripensamenti, e sentimenti contrastanti. In Blado 457, lui aveva una missione da portare a termine e rischia di rovinare tutto per un’azione compiuta d’impulso; lei preferirebbe morire piuttosto che vivere in un futuro che si presenta sotto forma di quello che ha sempre rifiutato. Il tutto è condito da colpi di scena, combattimenti, mostri, invasioni, in un ritmo veloce e coinvolgente. E poi basta, leggetevelo. Se vi racconto tutto io, che senso ha?

La mia opinione:
Il mondo come lo conosciamo è finito. Si è spento nella poco fantasiosa ma fin troppo plausibile cacofonia di scoppi atomici. Gli umani sono sopravvissuti. Decimati, malridotti, preda di mutazioni e separati in opposte fazioni. L’una aggrappata all’idea di tenere in vita ad ogni costo un passato ormai dimenticato e l’altra che vede nel ritorno alla natura, nella sua accezione più primitiva, un nuovo inizio. Due mondi chiusi nella loro ottusa e ottundente convinzione che rappresentano efficacemente l’insoluto conflitto natura vs tecnologia.
Tra apologia classica dell’umana natura e critica sociale (su tutto spicca il ruolo della donna come peculiare e limitato strumento riproduttivo), utilizzando una forma originale e matura di realismo, Erika Corvo riesce a sviscerare concetti sociali e morali complessi con la massima naturalezza, evolvendoli al servizio della narrazione e descrivendo un mondo che è il nostro e allo stesso tempo non lo è, ed invitando chi legge a riflettere e a guardare in faccia il presente.
Grazie a un linguaggio essenziale ma allo stesso tempo figurativo, l’autrice dimostra una ricchezza di argomentazioni e di inventiva che non può che catturare il lettore e renderlo partecipe di una storia intrigante e piena di sorprese. Tra scene d’azione ben costruite, personaggi vividi e indomiti, “Blado 457″ adempie allo scopo che ogni buon libro di fiction dovrebbe tenere sempre presente: far esistere il pensato e l’immaginato…Almeno fino all’ultima pagina.

Ed ora l’intervista all’autrice:

Ciao Erika, bentornata su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato.
Che ne dici di iniziare parlandoci un po’ di questo tuo nuovo romanzo? Com’è nato “Blado 457”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del libro?

Ho la strana abitudine di “dedicare” tutti i miei racconti a qualche luogo che mi ha colpito particolarmente, a qualche situazione particolare, o a qualcuno. Per diciassette anni ho fatto vendita porta a porta, vagabondando su e giù per tutta la Lombardia. Completamente sola da mattina a sera, pioggia, sole, neve, vento, e due bambini a casa. E mentre sei in macchina, a che pensi? Inventi storie, amici immaginari che ti tengano compagnia, e che ti rassicurino dicendoti che anche quella sera tornerai a casa sana e salva e con qualche soldo in tasca. Perché fino a quando loro riusciranno a districarsi dai guai, potrò farlo anch’io.
Ero dalle parti di Bollate, ferma davanti ad un passaggio a livello, e su un muretto c’era il tag di un writer (ovvero un nickname scritto con le bomboletta di vernice spray), appunto Blado, seguito da un numero. Non avevo ancora inventato nessuna storia, quel giorno. Come è nata la storia? Da tutte le riflessioni davanti al tag e al passaggio a livello chiuso.
Blado. Chi potrebbe essere uno che si chiama Blado? Sembrerebbe il nome di un guerrigliero, da Blade, lama. E il numero? Sarà un guerrigliero post-atomico, dove la gente ha i numeri al posto del nome. E perché dovrebbero avere dei numeri? Non ce l’hanno un padre e una madre? Evidentemente, no. Non ce li hanno, perché non ci sono più donne, e i bambini vengono allevati dalla comunità. Che comunità del cavolo è, che non permette ai bambini di conoscere la loro mamma? Una roba aberrante, da cui scappare. E dove scappa, allora? Via, lontano. Cerca di creare qualcosa di più umano, lontano dalle radiazioni, visto che è un mondo post-atomico… Beh, insomma, tutta una concatenazione di idee, una dietro l’altra. E come dice Vasco, “a noi non resta che scriverle in fretta, perché poi svaniscono, e non si ricordano più…” Quando si è alzata la sbarra del passaggio a livello, Blado 457 esisteva.
Quando scrivo ho bisogno di nomi, e visto che tutto è partito da un tag, ho usato i nomi dei writers per i personaggi del racconto. I loro tag variopinti e fantasiosi hanno foraggiato la mia inventiva, e hanno riempito questo ed altri racconti: Noce, Pongo, Enk, Fly Soul, Robin, i Bor Clan, e tutti gli altri.
Sarebbe bello, un giorno, rispondere al telefono e sentirmi dire: ciao, sono Noce.
Per amore di cronaca, bisogna dire che Blado non è il primo racconto della serie post-atomica, ad essere stato scritto. Prima di questo, ho scritto “La leggenda di Taman Shoudy”, “Dvostruk”, e “Tutti i Doni del Buio”. I primi due racconti sono stati dedicati alla ex Yugoslavia, e quasi tutti i nomi dei personaggi sono in serbo croato. Il terzo è dedicato alla Grecia, e i personaggi hanno nomi greci o dal suono greco. L’ultimo racconto post-atomico che ho scritto, è “Shadir, i guerrieri ombra”, che ho dedicato al mondo del wrestling. Ogni personaggio è un wrestler, e sarà un bel gioco, per gli appassionati, riuscire a riconoscerli e identificarli tutti.
Ogni storia è incentrata su un particolare tipo di razza mutante: i Grandi alati per Taman Shoudy e Dvostruk, gli Shakars per I Doni del Buio, e gli Shadir per i Guerrieri Ombra. Ma ad un certo punto mi sono posta un problema: un mondo post-atomico, sì… ma da dove era nato, tutto questo? Da dove era iniziata, l’era del Dopo Bomba? Da qualche parte e in qualche maniera, doveva pur essere iniziato tutto quanto! Blado è nato per dare un senso a tutto l’insieme: il conflitto nucleare, e il passaggio dal vecchio mondo al nuovo; la nascita delle razze mutanti, il regresso della razza umana, decimata e tornata ad una civiltà rurale, e l’avvento di una nuova religione.

In “Blado 457” ci troviamo in un futuro post- apocalittico e il libro sembra appartenere alla nuova rinascita del genere “distopico” che, dopo le narrazioni fantapolitiche antitotalitarie della prima metà del Novecento, si sta ritagliando sempre più spazio nelle nostre librerie. So che tu hai scritto il libro molto prima che la rinascita di questa corrente prendesse piede nel nostro paese. Come ti trovi ora ad aver precorso in maniera così profetica i tempi? Trovi che ci siano differenze, e se si quali, tra il modo di scrivere sci-fi nostrano e quello degli autori nordamericani?
Va bene che sono vecchia, ma dici che il distopico è nato a metà del Novecento e io ho scritto Blado prima di questa corrente, anzi, molto prima…. mi hai presa per Rita Levi Montalcini, che ha passato i cent’anni? Ne ho solo 53, anche se tra poco diventeranno 54. Beh, in effetti ho qualche annetto più di voi, e le cose le vedo sotto un punto di vista decisamente diverso. Io non ho precorso i tempi, io ho vissuto quando per voi era ancora il medio evo! Voi lo chiamate futuro distopico, io lo chiamo passato prossimo. Quando sono nata io, la tv si andava a vederla al bar, perché nessuno ce l’aveva in casa. Sempre che ci fosse un bar con la televisione, perché mica tutti i bar potevano averla! Il telefono era una scatola nera appesa al muro, e la linea bisognava dividerla tra due famiglie. Nelle case di ringhiera, ogni dieci famiglie c’era un cesso alla turca, altro che il bagno in casa! Se di notte ti scappava, dovevi uscire, o c’era il pitale. Nelle case c’era una stufa a legna o a carbone nella stanza principale, e tutte le altre erano gelide; per scaldare i letti c’era il telaio di legno con le braci. Il negozio più fornito aveva dieci cose in tutto, e per fare la spesa si doveva girare mezzo quartiere, di bottega in bottega. Oppure andavi nel prato e raccoglievi il tarassaco, che allora si chiamava “insalata matta”, e si metteva nel risotto. Se stavi male, le nonne conoscevano tutte le erbe e i decotti per guarire: non c’era mica il dottore per tutti: costava! Le donne non portavano il burka, ma il fazzoletto sulla testa e la gonna fino alle caviglie, sì, ed era praticamente un obbligo, se non volevi passare per una “poco di buono”, come si diceva allora. Sapete una cosa che vi farà ridere? Tutte quelle cose obsolete, noi le chiamamvamo meraviglie della civiltà. Per quelli della mia generazione, era tanto. Io ho soltanto preso dei pezzi del passato e gli ho dato nome “futuro”. La vera fantascienza consiste nel fatto che ci siate cascati; avete creduto davvero, che io abbia descritto un futuro distopico, piuttosto che un passato prossimo! La casa di una mia zia aveva davvero le nicchie nei muri con uno straccio davanti, come armadietti. L’avrò detto mille volte, che gli psicologi sanno che per quanto si sforzi, uno scrittore possa soltanto raccontare se stesso.
Differenze tra gli scrittori nostrani e quelli d’oltre oceano? La differenza che noto di più, è che in America scrivono cose dinamiche: azione, movimento, ritmo incalzante, drammaticità, violenza, forza, passioni…
A parte rare eccezioni, libri o film, in Italia si vedono solo faccende da pippe nel cervello di gente che non ha nessun problema e allora se li inventa, tanto per far finta di fare del dramma. Le sole cose d’azione sono sulla mafia. I personaggi della letteratura e della filmografia italiana (a parte poche eccezioni, ripeto) sono: lui, lei e l’amante. Tette, culi, e ragazze sotto la doccia. (Non sono affatto puritana, ma è la realtà, non si vede altro.) Pierino. Il prete. Il carabiniere. Il mafioso. Il dottore (già molto raro, i dottori in tv sono praticamente tutti americani, quelli italiani si limitano a dire “Si spogli” alla Fenech). Straordinario pensare che con tutta la nostrana passione calcistica, non ci siano film italaiani “cazzuti” sul calcio (gli unici sono le commedie di Lino Banfi, con “L’allenatore nel pallone”), quando all’estero si vedono film tostissimi su ogni sport. Gli scrittori italiani “tosti”, all’americana, intendo, che scrivano roba movimentata e brillante, si contano ancora sulle dita di una mano. I film italiani “tosti”, idem. Non per osannare l’America, ma per criticare la povertà dei temi trattati nei film italiani, che nei cinepanettoni esprimono il massimo. Piccole perle tricolori che posso citare? Mi perdonino quelli involontariamente esclusi dall’elenco, ma così su due piedi, le perle sono ancora quelle del dopoguerra, con la Loren, Anna Magnani, Gino Cervi, Fernandel, Tognazzi, e di recente, Benigni e Tornatore. Che altro abbiamo, di interessante? Riguardo la fantascienza, poi, mi vengono in mente solo nomi americani. Mi dispiace, ma di italiano, non mi viene in mente proprio nessuno, sia per la letteratura che per il cinema.
Recentemente, alcuni giovani aspiranti attori e registi, hanno fatto un esperimento: riuscire a girare un cortometraggio sufficientemente valido da poter tranquillamente passare in tv, girandolo all’Ikea, all’insaputa di tutti, compresi i gestori e i commessi dello store. Ci sono riusciti benissimo. Non è che ci voglia molto…

Nel tuo libro le donne vengono ritenute sia meri strumenti di riproduzione e di salvaguardia della purezza della specie che nuove dee della fertilità e delle vita capaci di portare stabilità e saggezza ad una tribù. Visioni diametralmente opposte, ma con inaspettati punti di contatto. Come viene percepito oggi, secondo te, il ruolo e lo status della donna nella nostra società sempre più proiettata verso una mercificazione della femminilità?
Mah, che vi devo dire, la vedo tuttora piuttosto grigia! Per i baldi maschietti, noi donne siamo ancora oggetti che si buttano dopo averli usati. Non posso neanche dire “ che si comprano e si buttano”, perché non devono neanche comperarci. Voglio dire, dove le donne si comprano, quando le vuoi sposare, almeno hanno un valore, che ne so, di tre cammelli e due capre. Qui non devono neanche comprarci. Pensano di aver acquisito diritto di vita e di morte su una donna solo per aver loro offerto due volte la cena e andati al cinema tre volte. Dopodiché, se li vuoi lasciare, ti sgozzano. Se hai figli, fanno fuori anche quelli. Se hai parenti che cercano di difenderti, prendono il fucile e fanno una strage.
Se vuoi fare qualcosa nella vita, dai maschi devi solo difenderti. Se sei abbastanza gnocca, tutti vogliono portarti a letto. Se non lo sei, che vuoi, da loro? Non sei neanche buona da fottere! A parte che anche se sei un cesso, vai bene lo stesso, finché respiri; e magari anche se non respiri più ma sei ancora calda.
Magari sono così disillusa perché le mie esperienze con gli uomini sono state un tantino “movimentate”, diciamo. Ma dopo due mariti che cercano di farti fuori, non mi è rimasta molta simpatia per il genere maschile. Da giovane ero molto bellina; non avete idea di quanto me la stia godendo, ora che sono vecchia e brutta! Che liberazione!
Qualunque rivendicazione abbiano ottenuto le donne, l’hanno ottenuta a prezzi altissimi, e non certo col benestare dei loro mariti. Ed è l’unica strada percorribile, purtroppo. Combattere.
In Blado 457, la donna è vista da posizioni diametralmente opposte. Ma da ambo le parti, senza donne non c’è futuro. Che ci mettano in catene o sull’altare, in qualunque modo ci vedano, in qualunque modo ci trattino, fantascienza o realtà, senza donne non c’è futuro. Forse ce l’hanno tanto con noi, perché lo sanno.

C’è un genere, una forma letteraria, con i quali vorresti cimentarti e che non hai ancora affrontato?
Ho già in mente un altro racconto da scrivere su di un fantasma, praticamente psicologia pura: i viventi visti dal punto di vista di uno spirito. Ma dovrei avere tempo per scrivere, devo ancora copiare tutti i romanzi che ancora sono scritti a mano, e sono tanti…

Sperando di leggere al più presto un tuo prossimo romanzo, ti andrebbe di anticiparci i tuoi progetti per il futuro?
“Tutti i doni del buio”, della serie post-atomica, è pronto, appena trovo un po’di tempo lo mando a qualche editore. “Black Diamond” è ancora da rivedere un attimino, ma in definitiva è pronto anche quello. Sentirete presto parlare dei miei amici immaginari… sperando possano diventare anche amici vostri!

Grazie infinite per lo spazio che mi avete concesso e per la qualità delle domande, decisamente non banali e non scontate. Voi fate pubblicità a me, io la farò a voi, potete starne certi! Tutti sono capaci di fare domande. Perché siano domande intelligenti, ci vogliono persone sopra le righe, e voi lo siete.
Baci a tutti. Erika Corvo.

Ringraziando Erika per essere stata ancora una volta nostra graditissima ospite, non mi resta che salutare voi tutti fedeli lettori e ricordarvi di non perdere il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato, che anche se “in pausa” continua a mietere vittime e a proporvi nuovi autori in cerca di lettori! ;)

Letto e Bloggato: Il ragazzo del Destino

Tornati tutti dalla già rimpianta pausa estiva? Mi sa di si ^_^ Per quelli che non ci hanno potutto seguire in vacanza, andate a repurerarvi gli ultimi appuntamenti con il nostro Letto e Bloggato di cui non abbiamo mancato nemmeno un aggiornamento.
Per chi è già in pari con le letture, eccovi un nuovo libro da scoprire: Il Ragazzo del Destino (Pagine: 336, Prezzo: €. 17,00), libro d’esordio di Maria Elena Gattuso, edito da Il Ciliegio Edizioni.Per saperne di più potete visitare il sito: illragazzodeldestino.jimdo.com

Sul Libro:
Il Destino, un insieme di eventi inevitabili e non solo. Nelle sue molteplici forme diviene umano possessore di corpi quasi assenti. Attorno ad esso, la vita di Rebecca, dolce e pensierosa, mossa da una inavvertita voglia di cambiamento. Tra i due un patto. Quest’ultima la parola chiave che lega immaginazione e calamità ad un breve arco di tempo: sette giorni alla protagonista per poter sconfiggere il fato. In lei, una domanda catartica, l’attrazione per le cosiddette coincidenze e un susseguirsi di prove che rendono instabile e lacunoso il suo cammino di trasformazione. Tra le pagine, l’Amore, inteso come cuore pulsante che recita realtà e desideri, lontano da spiegabili eventi e vicino a tipiche suggestioni giovanili. Eppure, il fulcro del romanzo resta la volontà. Ciò che muove il mondo è il non arrendersi anche quando scompare un ultimo spiraglio.

“Quel giorno sarei dovuta morire. Quel giorno sarei andata direttamente al Creatore. O forse me la sarei cavata con un trauma cranico e un paio di costole rotte. E invece no. Il Destino aveva altri progetti per me. Voi credete nel Destino? Io lo combatto, o almeno ci provo. Ma per quanto mi sforzi è tutto inutile. Mi sconfigge sempre.
E questo fatto mi brucia da morire.
Mi chiamo Rebecca Laida e all’epoca avevo sedici anni.
Lasciate che vi racconti la mia storia…”

La mia Opinione:

Molte persone scelgono passiviamente di percorrere il cammino designato per loro dalle esperienze vissute, dagli incontri fatti e chiamano queste variabili destino. Altri capiscono che il libero arbitrio è un dono che non si sa mai come usare, fino a quando non si lotta per ottenerlo. L’autrice, volendo far partecipe il lettore di questa contrapposizione di vedute, incarna il destino, gli da voce, sentimenti ed intenzioni e gli oppone una onesta e ostinata liceale, convinta che tutto possa essere cambiato, anche il destino, soprattutto quando sembra voler prendere di mira il ragazzo di cui è innamorata. E così la giovane si trova a fare i conti con amici e nemici “manovrati” da un destino non beffardo come ci si aspetterebbe ma quasi protettivo pur nella sua implacabilità. Presto la protagonista si renderà conto che la risposta ai suoi problemi non consiste nel contrastare il destino, ma nel viaggio che si intraprende per cercare di farlo. Utilizzando un linguaggio fluido e semplice e quindi sempre realistico, la Gattuso non limiti la narrazione alla solita storia d’amore adolescenziale contrastata dagli eventi, ma scava in conflittualità famigliari e generazionali fornendo un ritratto non proprio lusinghiero dei giovani d’oggi (si salva forse solo la protagonista) impegnati a bere, fumare a essere vittime o carnefici di un bullismo ormai imperante. Unica nota stonata la reazione della protagonista a due schiaffi ricevuti da due diversi personaggi maschili e accettati quasi fossero dovuti. Non trovo molto educativo far passare il messaggio che una qualsivoglia forma di violenza, anche se lieve, su una donna possa trovare giustificazioni di sorta. Viviamo in un mondo dove la figura femminile viene già fin troppo vilipesa, meglio evitare di dare discolpa a certi atti.
“Il ragazzo del destino” resta comunque un libro godibile dalle tematiche attuali e dalla trama avvincente. Certamente un più che soddisfacente esordio.

Ed ora l’intervista all’autrice:

Ciao Maria Elena, benvenuta su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinata alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Ciao! Innanzi tutto grazie per lo spazio che mi hai dedicato. Quando mi chiedono di raccontare qualcosa di me di solito non so mai cosa dire! Mi piace leggere, trovare il tempo per leggere, scrivere, trovare il tempo per scrivere e come ultima cosa, ma non meno importante, mi piace il teatro. Mi sono avvicinata alla scrittura da bambina… Ricordo che l’insegnante di italiano alle scuole elementari diceva che avevo molta fantasia nei temi. Così avevo iniziato a scrivere storie, in seguito cestinate, eppure mi divertivo. Molto spesso le vicende erano ambientate in un altro mondo, oppure in un futuro, nello spazio e sui pianeti. Mi divertivo così e scrivere mi faceva stare bene, come adesso, anche se col tempo si acquisisce una maggiore padronanza del linguaggio e rischiando di perdere la naturalezza. Da una parte meglio eh, anche perché lo stile de “Il Ragazzo del Destino” è un po’ lontano da quello attuale, dato che ho iniziato a scrivere la storia a sedici anni.

Come nasce “Il ragazzo del destino”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo?
E’ stata una situazione bizzarra a dare vita al romanzo. Un ragazzo ha impedito che mi investissero, distraendomi in un modo insolito. Io non lo conoscevo, né l’ho mai conosciuto, però lo ringrazio davvero tanto. La stessa scena viene raccontata nel libro per filo e per segno da Rebecca. Beh, se ogni volta che rischio di essere investita mi viene in mente una storia…

Ci puoi parlare di com’è stato scrivere il tuo primo libro? Quali sono stati i momenti più importanti?

In realtà prima di ideare la storia de Il Ragazzo del Destino stavo lavorando a un fantasy che purtroppo ho interrotto. Ero arrivata a 200 pagine circa. Chissà se un giorno lo riprenderò, ero molto affezionata a quella storia. Inoltre mandavo i vari capitoli a mio cugino e ai miei amici per avere le loro impressioni, che per me erano fonte di crescita oltre che di coraggio. Scrivere il Ragazzo del Destino ha richiesto molti anni, anche perché per me era un hobby, sebbene desiderassi un giorno la sua pubblicazione, quindi posso dire di essere cresciuta assieme al libro e questo è stato molto bello. Il romanzo è stato terminato a luglio del 2008, quindi quattro anni fa. Ricordo solamente che ero felice e che non ci credevo!

Quali sono gli aspetti più importanti per te in una tua storia, quelli che cerchi di valorizzare e far emergere maggiormente?
Mi piace dare spazio ai dialoghi, quanto basta per far emergere il carattere di un personaggio. Nel libro Il Ragazzo del Destino i personaggi sono tanti, ma molti sono di contorno. Spero di aver dato la giusta importanza a quelli principali e di essere riuscita a trasmettere una parte della loro anima ai lettori. Gli aspetti per me importanti di una storia, oltre alla trama e all’intreccio, sono le psicologie dei personaggi, le loro reazioni ed emozioni. Tutto il resto è noia!

Ne ”Il ragazzo del destino” è forte la connotazione paranormal romance, genere a cui gli scrittori italiani, seguendo l’esempio di quelli d’oltreoceano, si stanno dedicando con sempre più impegno e passione. Rivolgerti a questo genere è stata una tua scelta consapevole o semplice frutto dell’ispirazione del momento? Trovi che ci siano differenze, e se si quali, tra il modo di scrivere fantasy nostrano e quello degli autori nordamericani?
Quando mi sono approcciata alla trama che avevo in mente, quindi ben 8 anni fa, ignoravo completamente l’esistenza del genere Paranormal Romance, un termine che a dire il vero ho scoperto soltanto qualche mese fa, dopo aver pubblicato il libro. Ero a conoscenza che il romanzo fosse ambientato nella realtà seppur dotato di un elemento fantastico ovvero il Destino. Ai “miei tempi” c’era Harry Potter, che via via si è affermato come uno dei classici della letteratura per ragazzi e non. Non sono mai stata una fan di Twilight, non ho letto i libri della Meyer e non posso giudicarli in quanto a stile. Per questo quando ho saputo che il genere che più lo identificava era il Paranormal Romance, lo stesso di Twilight, ho storto un po’ il naso. Il libro non ha niente a che fare con lupi, demoni e vampiri, eppure viene catalogato nello stesso genere. Si tratta di un romanzo (romance) con dei caratteri fantastici, paranormali ovvero di Tutto ciò che non rientra nei fenomeni fisici e psichici normali, scientificamente spiegabili. Inoltre credo che, seguendo il filone della Meyer, molti autori si stiano tuttora lanciando in storie assurde da cronaca rosa, in scopiazzature di Twilight che tuttavia sembrano far breccia nel pubblico giovanile o almeno vengono presentati come capolavori classici dalle case editrici. Non capisco perché autori italiani e americani imitino la Meyer se non per cavalcare l’onda del mercato. Non dico che bisogna leggere solo classici, ci mancherebbe, ma l’originalità è un concetto che al giorno d’oggi rischia di svanire. Il mio non sarà di certo un capolavoro letterario, è un libro per ragazzi, ma almeno ho cercato di mandare un messaggio che spero arrivi ai destinatari senza dover cavalcare nessuna onda.

Il “calvario” con cui tutti gli autori devono prima o poi confrontarsi:la ricerca di un editore. Vuoi raccontarci qualcosa dei passi che hai dovuto fare per vedere finalmente pubblicato “Il ragazzo del destino”? È stato tutto come ti aspettavi?
L’editoria italiana si divide in due settori: casi editrici a pagamento e case editrici non a pagamento. Io ho sempre cercato un editore che credesse in me e nella mia opera, per questo ho rifiutato tutte le proposte a pagamento che mi sono arrivate. La casa editrice Il Ciliegio a volte chiede il contributo e a volte no… Io sono stata fortunata. Era un anno che cercavo un editore, avevo mandato il manoscritto a diverse case editrici e le risposte negative non sono mancate. Poi è arrivata la manna dal cielo. Credere in una scrittrice emergente, mai pubblicata, con un libro di 300 e passa pagine, non è facile. E invece loro ci hanno creduto e non li ringrazierò mai abbastanza per questo. La parte cruciale è quella che avviene dopo la pubblicazione. Non è facile far conoscere la propria opera, le case editrici maggiori occupano la stragrande fetta del mercato, pubblicità e distributori compresi. Per questo sono grata a chi, nel bene o nel male, mi permette di far conoscere un qualcosa che ho scritto.

Da dove parte la tua storia di lettrice? Quali generi letterari ti affascinano? Quali sono i tuoi autori feticcio, quelli che ami leggere e rileggere? C’è un libro dei libri?
Leggevo fin da bambina. Mi è sempre piaciuto. Oltre ai libri della Rowling, ero fanatica della serie Animorphs di K.A. Applegate, ma soprattutto di Eoin Colfer e dei suoi libri (tutta la saga di Artemis Fowl e la Lista dei desideri). Consiglio vivamente i classici, come Il Ritratto di Dorian Grey, Cime Tempestose, Jane Eyre, Madame Bovary, Orgoglio e Pregiudizio e Ritratto di Signora. Ma anche 1984 di Orwell, Uomini e topi di Steinbeck, Spirito d’Amore di Daphne du Maurier, i thriller di Dean Koontz, ma anche letture più leggere come alcuni libri di Nicholas Sparks, Paulo Coelho oppure Il Diario di Bridget Jones. Un libro dei libri? Sono indecisa tra L’Alchimista di Coelho e Il gioco dell’angelo di Zafòn. A proposito, io adoro Zafòn anche se i suoi finali non mi piacciono mai.

Progetti per il futuro di cui vuoi darci qualche anticipazione?
Sto scrivendo qualcosa che ha a che fare in qualche modo con il Fato, ma in maniera molto diversa e spero che possa essere indirizzato anche a un pubblico più adulto.

Ci lasci con una citazione dal tuo libro?
Certo, volentieri!
“Michea si avvicino ancora di più, i nostri sguardi si incrociarono com’erano ormai soliti fare; il suo, oscuro ma incredibilmente sincero e il mio, spaurito e al tempo stesso irato, probabilmente deluso dalle sue azioni.
≪Spero che un giorno capiti anche a te≫ mi disse affranto ≪cosi almeno saprai cosa si prova nell’essere impotenti dinnanzi alla forza delle cose≫ detto questo si dileguò anch’egli nelle tenebre, lasciandomi sola con un’inspiegabile senso di colpa.”

Ed anche per questa volta è tutto. Ringraziando ancora una volta tutti gli autori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato che, anche se temporaneamente in pausa (le adesioni sono al momento sospese), continuerà puntuale come sempre!
E godetevi il bel Booktrailer de Il Ragazzo del Destino.

Letto e Bloggato: Coincidenze d’Inverno

Mentre, come me, cercate di riadattarvi alla solita routine post-vacanziera, fatta di ritorni al lavoro o a scuola e del moltiplicarsi degli impegni, spero di darvi un pò di incoraggiamento con un nuovo appuntamento con Letto e Bloggato . Tra le tante adesioni ricevute, questa settimana ho deciso di dedicare un pò di spazio a “Coincidenze d’Inverno” (Collana: Gli orizzonti,Pagine: 148,Prezzo: 15,00 Euro), edito dalla Montag Edizioni, di Cristiano Mocciola (già autore di Stop).

Sul Libro:
Tecla e Valentino. Protagonisti di una storia unica, impareranno a conoscere loro stessi e a comprendere il significato del dono più grande che ci è stato fatto: quello dell’amore. A gestire le fila della storia c’è la vita, che mette alla prova la capacità di resistenza e la caparbietà di entrambi. E sarà sempre la vita che si svelerà in tutta la sua potente bellezza al termine di mille disavventure, dolori e sofferenze. Ma l’amore ripaga sempre coloro che con totale fiducia gli si concedono.

La mia opinione:
Coincidenze che si verificano ogni giorno intorno a noi e di cui non ci accorgiamo neanche. Le lasciamo andare, passarci davanti senza notarle, senza renderci conto di quanto abbiano cambiato la nostra vita. In “Coincidenze D’inverno” l’autore si fa cronista di questi piccoli segnali misteriosi che il destino a volte ci mette davanti e li dipana delicatamente, fotogramma per fotogramma, conducendo i suoi protagonisti per gli irti sentieri di un’esistenza che trattiene a fatica poche illusioni di felicità e che sembra aver irrimediabilmente prosciugato i sogni dell’infanzia. Forte di un realismo tutto italiano, la narrazione procede tra ombre e luce. Pagina dopo pagina cresce il senso di smarrimento e inappartenenza e l’ambientazione urbana, vilipesa e un po’ logora, oltre che divenire riflessione sul provincialismo e sulla crisi di questi tempi, si fa metafora del sofferto immobilismo dei protagonisti. Un libro ricco di elementi emotivi convincenti, con una buona caratterizzazione dei personaggi. Nonostante qualche forzatura descrittiva di troppo, Mocciola non delude, dando prova di una padronanza del linguaggio e di un controllo narrativo vividi ed equilibrati, con buona soddisfazione del lettore.

Ed ora l’intervista all’autore:

Ciao Cristiano, benvenuto su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinato alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Ciao e grazie per lo spazio che mi state dedicando. Parlare di sé risulta spesso la cosa più difficile. Si rischia di annoiare chi legge. Dovrei dire chi sono, cosa faccio, o ciò che faccio rappresenta chi sono? Penso di essere prima di tutto un individuo a cui piace la libertà. Mi piace sentirmi libero di appartenere all’umanità. Libero di pensare. Libero di esprimermi, libero di amare. Detesto i limiti che l’essere umano si pone. Credo nel potenziale nascosto del genere umano e nella sua bontà verso il prossimo. Provo pena per chi si fa del male, ammiro coloro che ce la mettono tutta per riuscire a volare. Mi piace sbagliare per imparare e così costruire la mia esperienza, il mio unico e vero tesoro. Scrivere, come qualsiasi altra forma d’arte, è una bella occasione per poter esprimere tutto questo.

Come nasce  “Coincidenze d’inverno”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo?
Ero seduto nel caldo della mia camera. Fuori nevicava. La noia mi faceva compagnia così decisi di sacrificarla, arrestando quel momento e rendendolo un eterno presente. Così nasce “coincidenze d’inverno”.

Nel tuo libro spicca un forte senso di fatalismo tanto che  molti eventi paiono figli di  un destino in via di compimento. Incontri fortuiti, connessioni improbabili e coincidenze si fondono fino a creare la trama di un arazzo che raffigura e intreccia le vite di ogni personaggio. Per Benjamin Disraeli (Vivian Grey, 1826) “Un uomo coerente crede nel destino, un uomo capriccioso nel caso”. E tu in cosa credi?
Ho la ferma convinzione che ognuno di noi sia responsabile di ciò che attira nella propria vita (persone, occasioni, oggetti, ….) . L’essere umano è l’estensione perfetta di un universo in continua espansione. E lui stesso è vita in espansione. Ogni cosa è nata prima sotto forma di idea. Ogni idea, se mantenuta viva da un impegno costante, arriva al suo compimento nel mondo fisico. A nessuno viene preclusa quest’opportunità di creazione. Basta accettare questa legge fisica e lasciare che ogni cosa faccia il suo corso. Fidarsi del proprio ruolo in questo mondo vuol dire ascoltare i propri desideri e combattere per farli avverare, credere che essi vengano esauditi, consci di essere i fautori del proprio destino, sicuri di essere cullati dall’Amore che ci ha generato e ci mantiene in vita. Credo che ognuno di noi non sia altro che un mezzo attraverso il quale l’universo possa esprimersi. La voce dentro noi è la sua. Se mettessimo a tacere la ragione e accettassimo questo, cominceremmo a scorgere attorno a noi tutti quei segnali (coincidenze) che ci rammentano chi siamo e dove andiamo.

Quali sono gli aspetti più importanti per te in una tua storia, quelli che cerchi di valorizzare e far emergere maggiormente?
Personalmente credo che una storia con il solo fine di intrattenere sia di poca utilità. Ciò che cerco di valorizzare sono punti cardini dell’essere umano, quali emozioni forti, positive o negative che siano, processi mentali nei quali chiunque possa incappare, conflitti interiori da risolvere con annesse soluzioni.

Il “calvario” con cui tutti gli autori devono prima o poi confrontarsi:la ricerca di un editore. Vuoi raccontarci qualcosa dei passi che hai dovuto fare per vedere finalmente pubblicato “Coincidenze d’inverno”? È stato tutto come ti aspettavi?
Ho ricevuto molti NO all’inizio. Ma la pazienza ripaga sempre. L’editore Montag mi propose subito un contratto di pubblicazione senza contributo. E’ vero sì che due miei racconti sono inseriti nelle loro antologie, e forse questo mi ha aiutato. Ma comunque non lo davo per scontato di poter essere pubblicato da loro.

Si fa un gran parlare della profonda crisi che sta attraversando il mondo dell’editoria: troppi che scrivono e pochi che leggono. Come vanno, secondo te, le cose? L’avvento di nuove piattaforme per il self-publishing, come ad es. Amazon, o la crescita dell’offerta di ebook  credi stiano cambiando, e se si come, il panorama editoriale italiano?
Credo che il piacere di scrivere non debba essere intaccato da questioni burocratiche e commerciali. Se il self-publishing può aiutare a far sentire la propria voce, ben venga! Il gusto di leggere poi è talmente personale che non mi sento di condannare un certo tipo di piattaforma piuttosto che un’altra. Io preferisco sempre il buon vecchio libro di carta comunque. Sul fatto che c’è poca gente che legge, poi, temo tu abbia ragione, anche se in questi ultimi anni si è visto un crescere delle vendite dei libri. Rimango fiducioso e ottimista sul fatto che tutto cambia, sempre, e in meglio.

Hai delle tecniche narrative, dei trucchi, dei riti o luoghi che ti conciliano meglio il processo creativo a cui non riesci a rinunciare quando scrivi? Insomma, come ti rapporti alla “famigerata” pagina bianca?
Non ho né trucchi né riti e nemmeno luoghi. Dentro me ho tutto quello che mi serve. Devo giusto riuscire a trovare il modo per arrivare a prenderlo, impresa non sempre facile. E poi non potrei mai svelare la via per arrivarci. Sarebbe come far vedere a tutti come sia possibile che un albero viva e metta foglie. Dovrei scavare la terra e scoprirgli le radici per mostrare come faccia a nutrirsi e crescere. Ma il risultato sarebbe che l’albero perirebbe. Non mi sembra una grande idea. Meglio non sapere alle volte.

Raymond Chandler, in alcune sue lettere, affermava: ”Tre leggi per scrivere a mio uso: non seguire alcun consiglio, non mostrare mai il lavoro svolto, evitare i critici.” E tu quali tre leggi forgeresti a tuo uso?
Racconta quello che senti più che quello che pensi, arresta il tempo quando puoi e scrivilo, fai una lunga passeggiata in silenzio.

Da Manzoni in poi la massima “se prima non leggi, non metterti a scrivere” è diventata più che un consiglio un mantra. Quali sono gli autori e i libri che hanno in qualche modo influenzato il tuo lavoro e il tuo modo di rapportarti allo scrivere? Da dove parte la tua storia di lettore? C’è un libro dei libri?
Fare una lista degli autori che hanno forgiato il mio modo di approcciarmi allo scrivere è inutile. Credo che ognuno di loro mi abbia influenzato in qualche modo. Ognuno ha da insegnare qualcosa, ognuno è una fabbrica di pregi e difetti dal nostro punto di vista. Sta a noi prendere quello che più ci piace e mescolarlo per creare qualcosa di nuovo.
Il libro dei libri è un saggio di Wayne Dyer,  “Il tuo sacro io”, a cui devo molto. Non dico niente a riguardo ma lo consiglio a tutti coloro che sono alla Ricerca.

Progetti per il futuro di cui vuoi darci qualche anticipazione?
Scrivo per puro piacere e se mai dovessi ritenere idoneo alla pubblicazione qualche altro mio scritto non mancherò di farlo sapere. I progetti sono desideri che vorremmo vedere esauditi. E la saggezza del profeta di cui Rumi narra ci consiglia così: la realizzazione dei desideri arride a colui che sa meglio nascondere i suoi più profondi pensieri. La segreta essenza dei semi che giacciono sotto terra è quella che dà vita al verde dei giardini.
Vi ringrazio nuovamente per lo spazio concessomi, augurandovi buone cose per il futuro. Ciao.

Ed anche per questa volta è tutto. Ringraziando ancora una volta tutti gli autori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato che, anche se temporaneamente in pausa (le adesioni sono al momento sospese), continuerà puntuale come sempre!

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