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Letto e Bloggato: Palindra – La stirpe di Inanna

Eccoci sempre golosi di nuove letture a presentarvi un nuovo appuntamento con Letto e Bloggato. Questa settimana abbiamo deciso di dedicare il nostro spazio a “Palindra” (Pagine 322, Prezzo per la versione cartacea 15 Euro, Prezzo per la versione ebook 2.99 Euro), primo volume dalla trilogia “La stirpe di Inanna” e romanzo d’esordio di Elena Ticozzi Valerio.

Sul Libro:
Palindra, archeologa scozzese specializzata in storia russa, è da sempre una ragazza pragmatica. Un incontro imprevisto le svelerà una nuova realtà del mondo e la porterà a stringere amicizia con due esseri eccezionali: Viktor, un guerriero cosacco, e Tybaerius, un lord misterioso. I protagonisti viaggeranno dalla moderna Edimburgo alla sabbiosa Uruk, dalla magica Islanda fino alle lande ghiacciate delle isole Svalbard. Lotteranno per salvare i loro affetti più cari venendo in contatto con riti antichissimi, manufatti magici e le tradizioni di un popolo di cui nessuno serba più il ricordo. Le loro nature diverse dovranno allearsi per sconfiggere un alchimista che ha smarrito la via della luce e la sua diabolica moglie, disposti a tutto pur di raggiungere il loro scopo.

La mia opinione:
Esoterismo, antichità, testi o manufatti misteriosi perduti e poi ritrovati: tutti ingredienti che caratterizzano un buon thtiller storico a cui, in questo caso, si uniscono immortali, vampiri e persino goblin. Equilibrando efficacemente immaginazione e razionalità, Elena Ticozzi Valerio immerge i lettori in una storia che, oltre ad indagare le sorprendenti trame il destino, fa risuonare le corde di sentimenti ed emozioni capaci di travolgere tutto e tutti. Per tutto il libro, passato e presente si alternano dando forma ad un’avventura che cambierà la vita di molti dei protagonisti del romanzo. In un infinito e ben congegnato puzzle fatto di accadimenti storicamente accertati, dimensioni mitologiche e culturali create ad hoc (va dato merito all’autrice per l’accurato lavoro compiuto nel creare un popolo dal nulla e dotarlo di lingua e costumi credibilissimi) e plausibili apifanie esistenziali, tutti i fatti trovano prima o poi la loro perfetta collocazione. Con eleganza, utilizzando un linguaggio efficace e veloce e senza perdere di vista i destini dei suoi personaggi, l’autrice dà corpo ad un libro lussureggiante di mistero e misticismo. Una lettura affascinante e completa (utilissime le varie appendici esplicative alla fine del volume) che non mancherà di invogliare i lettori a leggere anche il seguito.

E ora l’intervista con l’autrice:

"Una delle mie passioni sono le penne"

“Una delle mie passioni sono le penne”

Ciao Elena, grazie della tua disponibilità e benvenuta su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinata alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Grazie a Voi per l’opportunità! Dare una definizione di se stessi è sempre difficile ma direi che sono una persona innamorata della vita, anche se conosco bene il sapore amaro che può avere. Ho avuto la grande fortuna di incontrare sulla mia strada alcune anime preziose che mi fanno apprezzare ogni giorno il cammino, primi fra tutti mio marito Giulio e mia “sorella” Patrizia. Adoro ascoltare le persone e la loro storia e credo che questo si percepisca visto che mi capita molto spesso, anche nelle situazioni più incredibili, che estranei mi raccontino i loro pensieri. A volte si creano problemi oggettivi, come con l’anziana signora che mi ha parlato nella metropolitana di Seul in coreano per più di mezz’ora, ma è stato piacevole anche solo ascoltare il suono della sua voce. Ho iniziato a scrivere seriamente molto tardi perché avevo un lavoro impegnativo e non avevo il tempo necessario per farlo, ma è la cosa che mi rende più felice. Adesso se per molto tempo non riesco a scrivere sento una mancanza quasi “fisica”.

Come nasce “Palindra”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo e all’idea della trilogia fantasy che ne deriverà?
Ho iniziato a scrivere Palindra in segreto e mentre avevo quasi completato il primo capitolo è successa una cosa stranissima. Mia suocera, Ada, che vive con noi e che è la persona che mi sopporta di più al mondo, cosa non facile, senza aver la ben che minima idea del fatto che io stessi scrivendo un romanzo è arrivata una mattina a colazione emozionatissima. Mi ha raccontato di aver sognato che io avevo pubblicato un libro il cui titolo era Palindra, nome quanto mai strano. Io avevo già ben in mente Viktor, da cui è nato tutto, ma stavo ancora riflettendo sul nome più adatto per la mia protagonista e così ho realizzato un sogno. La storia si basa su un fatto realmente accaduto: la conquista della Siberia da parte dell’atamano cosacco Ermak Timofeevič e la sua morte terribile avvenuta in un agguato. Fra i vari racconti dell’accaduto ne ho trovato uno in cui si narrava che solo un cosacco era sopravvissuto al massacro. Ho immaginato che fosse Viktor, tornato all’accampamento indenne perché immortale.

"Saersina, quasi un angioletto... "

“Saersina, quasi un angioletto… “

Da dove è nata la caratterizzazione degli affascinanti personaggi che popolano il tuo libro? Da dove hai tratto l’ispirazione per crearli? Come hai bilanciato la ‘quota’ autobiografica e quella di pura invenzione?
La Scozia è stata per me una scelta naturale. Edimburgo è uno dei posti al mondo a cui sono più legata per ragioni di amicizie famigliari, che mi hanno portato a trascorrervi numerose vacanze estive fin da bambina. Ho avuto la fortuna di visitare quasi tutti i luoghi di cui parlo, come la Norvegia dove sono stata più volte nelle diverse stagioni e le isole Svalbard: le aurore boreali sono uno degli spettacoli più incredibili della natura. Per quanto riguarda invece lo studio dei Sumeri e di tutta la parte di storia antica devo questa mia passione a mio padre, entusiasta archeologo non professionista. E’ stato per me molto divertente anche creare il Tukcin per dare al popolo dei Tukcinzi, da me inventato, una lingua propria, con grammatica e dizionario, e uno sfondo socio-culturale proprio con un loro peculiare pantheon. Tutto questo è in parte un omaggio al grande prof. Tolkien e in parte una necessità: alcuni personaggi si ostinavano a parlarmi in questa strana lingua e io dovevo ben capire cosa mi stessero dicendo! Il carattere dei protagonisti si è formato in modo del tutto spontaneo mentre scrivevo, ma hanno richiesto in seguito un lavoro serio di ricerca storica, in particolare Viktor per il quale ho dovuto reperire il poco materiale disponibile in italiano sulla cultura e sulle tradizioni dei cosacchi, affidandomi anche alle traduzioni in inglese di alcune enciclopedie russe. Non scrivo mai sapendo già tutti i personaggi che faranno parte della storia e le situazioni che si andranno a creare; ho in mente un canovaccio dell’intera trilogia, ma è una cosa fluida, in continuo divenire. I personaggi principali sono un riflesso di me su un vetro smerigliato: in ognuno di loro c’è qualcosa della mia personalità e delle mie esperienze.

Questo è il tuo primo libro. Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
Scrivere questo romanzo è stata anzitutto una sfida con me stessa e un’avventura, che mi ha permesso di approfondire la complessità delle emozioni umane, che spero di essere riuscita a far filtrare attraverso le pagine del libro. Volevo trasmettere, sia pur attraverso una connotazione esplicitamente fantasy, la mia sensazione di quanto sia difficile non giudicare a priori gli altri basandosi sulle proprie convinzioni politiche, religiose, sull’aspetto esteriore o sulle convenzioni sociali. Siamo spesso pronti a giustificare le nostre azioni senza renderci conto veramente di quanto queste influiscano sulla vita degli altri. E’ il punto di vista a cambiare l’intera visione delle cose e il compromesso è un’arte che lascia cicatrici profonde: non è facile sapere e fare ciò che è giusto. Amo i libri fantasy perché solitamente i protagonisti affrontano il male più terribile ma alla fine il bene trionfa sempre. In questi libri il destino, come nella vita, ti cambia in maniera dolorosa, costringendoti a fare i conti prima di tutto con te stesso; purtroppo però nella vita reale non sempre vince la luce, a volte ci si deve accontentare di un grigio chiarore.

Hai scelto di auto-pubblicare “Palindra” grazie a Youcanprint. Ci vuoi raccontare i motivi di questa tua decisione? È stato tutto come ti aspettavi? Lo consiglieresti anche ad altri giovani autori? Com’è il mondo dell’editoria visto con gli occhi di un’autrice esordiente?
Prima di iniziare a scrivere pensavo che il mondo dell’editoria fosse una specie di paradiso dei meritevoli. Purtroppo ho scoperto, anche attraverso le esperienze di persone che frequentano questo ambiente da anni, che non è così. Ho scelto di auto-pubblicarmi perché dopo aver spedito il mio manoscritto a numerose case editrici cominciavo a disperare di ricevere una risposta: avevo paura che sarebbe stato pubblicato postumo! A parte gli scherzi, sicuramente la mia natura un po’ irrequieta mi ha portato a scegliere questa opportunità, che consente a chiunque di vedere il proprio lavoro realizzato e quindi di essere giudicato direttamente dai lettori, ma implica anche un impegno gravoso. Si deve essere pronti ad affrontare in prima persona, anche economicamente, tutti i passaggi che la pubblicazione di un libro comporta, in particolare per un autore esordiente, il doversi creare un pubblico disposto a leggere il proprio lavoro. Qualcuno mi ha detto: “ci sono più persone che scrivono, che persone che leggono”: purtroppo è vero! Bisogna essere disposti a mandar giù tanti bocconi amari, ma ad ogni piccola conquista c’è la gioia di averla ottenuta con le proprie forze. Bisogna ringraziare i blog come Pane e Paradossi-Letto e Bloggato disposti a dar voce a noi illustri sconosciuti, senza case editrici alle spalle, ma con una immensa voglia di scrivere!

"Sembra impossibile ma ritrovo sempre tutto!"

“Sembra impossibile ma ritrovo sempre tutto!”

Hai delle tecniche narrative, dei trucchi, dei riti o luoghi che ti conciliano meglio il processo creativo a cui non riesci a rinunciare quando scrivi? Insomma, come ti rapporti alla pagina bianca?
Il luogo dove preferisco scrivere è il piccolo studio in casa mia, circondata dal mio ordinatissimo caos. Per fortuna riesco a concentrarmi abbastanza facilmente, il vero problema è che quando comincio a scrivere mi estraneo completamente: potrebbe andare a fuoco la casa e io probabilmente non me ne accorgerei. Quello di cui ho bisogno è un bel silenzio, ma è praticamente impossibile!

Raymond Chandler, in alcune sue lettere, affermava: “Tre leggi per scrivere a mio uso: non seguire alcun consiglio, non mostrare mai il lavoro svolto, evitare i critici.” E tu quali tre leggi forgeresti a tuo uso?
Spero di aver almeno un pochino della fortuna che ebbe Chandler visto che anche lui è stato un esordiente “attempato”! Io direi che le tre leggi andrebbero leggermente cambiate: “Scegli bene a chi chiedere consiglio, a chi mostrare il tuo lavoro, e a chi chiedere una critica”. Il confronto è non solo utile, ma necessario, bisogna però trovare persone che siano in grado di dare un giudizio distaccato e sereno, sia sulla forma che sul contenuto del manoscritto.

Da dove parte la tua storia di lettrice? Quali generi letterari ti affascinano? I primi tre libri della tua biblioteca ideale?
Il primo libro che ricordo è la Divina Commedia che mio padre mi leggeva da piccola, una scelta piuttosto insolita come lettura per una bambina, ma penso che abbia influito sul mio amore per il fantasy: in fondo la Divina Commedia è il libro fantasy più famoso della Storia. Ops… penso di aver sentito lo schianto di un paio di critici caduti dalle sedie… Gli altri due sono sicuramente “Il signore degli anelli” per la capacità incredibile di creare un mondo “reale” in cui immergersi, e “Dracula” di Bram Stoker, che definirei una splendida e vivida autopsia dei sentimenti umani.

A quando il sequel di “Palindra”? Qualche succosa anticipazione? Altri progetti di cui dovremmo essere informati?
Il secondo libro, che si intitolerà Viktor, è già a buon punto, posso anticipare che il mio “povero” cosacco dovrà fare i conti con un nuovo personaggio che ha deciso di scoprire tutto su di lui e con il suo passato che tornerà prepotentemente a farsi vivo. In tutto questo rimarranno coinvolti Tybaerius – la sua nutrita famiglia – e Palindra, alle prese con la difficile “convivenza” con il suo nuovo potere.
Per quanto riguarda altri progetti, diversi dalla trilogia “La stirpe di Inanna”, sto partecipando con una poesia al concorso per l’antologia “Sono una strega”, bandito da “Il giornale del libro” e sto scrivendo una breve storia per bambini.
Grazie per aver il tempo che mi avete dedicato! A presto o meglio AFALOT!

Grazie a te Elena! Vorrei infine segnalare una nuova iniziativa per disegnatori, illustratori e fotografi, legata al  libro: tutte le informazioni QUI!

Ed anche per questa volta è tutto. Ringraziando ancora una volta tutti gli autori che ci hanno mandato le loro opere e voi instancabili lettori che ci avete seguito fedelmente, vi lascio con booktrailer del libro e auguro a tutti una Buona Lettura!

Letto e Bloggato: Come un batter d’ali

Continua l’immancabile appuntamento settimanale con la rubrica Letto e Bloggato. Questa volta abbiamo deciso di dedicare il nostro spazio a “Come un batter d’ali” (Pagine: 198, Prezzo: 12.00€ per la versione cartacea, Prezzo Ebook: 0.99€), romanzo d’esordio di Tiziana Galofaro, in arte Mew Notice, edito dalla Sesat Edizioni.

Sul Libro:
Se solo si potessero evitare certe scelte disperate, forse una giovane donna innamorata non avrebbe preferito la morte come forma di ricongiungimento con la propria anima gemella, allontanata brutalmente. Ma Melody è pronta a seguire il suo Tobias ovunque lui sia, tanto da diventare un Angelo Nero, con l’unica certezza di tentare gli altri esseri umani per ottenere il suo scopo: rivedere, anche solo per attimi, quell’angelo che lei ha sempre amato… Tobias.

Più di 150 anni dopo, Mia e Noir si incontrano. Provengono da mondi e realtà differenti ma, nonostante i loro diciotto anni, non ci mettono molto a capire quel che provano l’uno per l’altra. Una forza travolgente guiderà i loro cuori e li spingerà a sormontare tutte le insidie che il destino, o forse Melody, porrà sul loro cammino. In un turbinio avvolgente di emozioni, paure e segreti, Noir e Mia affronteranno pregiudizi e difficoltà, scoprendo insieme il gusto dolce e, allo stesso tempo, aspro della parola amore.

La mia opinione:
Dove le coordinate del tempo paiono venir meno,  due voci, due presenze dell’altrove, di un passato finito nel sangue e nel delirio di vendetta, si sovrappongono, s’ibridano e accavallano ai due giovani protagonisti di questo libro fino a segnarne l’incerto destino. Ne nasce un’inconsueta storia dove protagonista immancabile resta l’amore, ma dove tutto sembra giocare a sfavore di questo tenero sentimento. Persino i personaggi secondari creano intorno ai protagonisti un humus favorevole alla sciagura. Da questa tensione sottintesa (accentuata dal contrasto  e confronto incompiuto tra un amore spezzato e uno nascente), presente per tutto il libro, scaturisce anche una riflessione su come le apparenze, le opinioni altrui, le maschere che ci fanno indossare o che ci costringiamo ad indossare, ci influezino senza motivo e a nostro discapito. Un romanzo dalla struttura agile in cui l’autrice dà il meglio più nella caratterizzazione dei personaggi che nei colpi di scena. Un libro coinvolgente che tiene il lettore avvinto fino all’ultima pagina.

E ora l’intervista con l’autrice:

Ciao Mew aka Tiziana, grazie della tua disponibilità e benvenuta su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato . Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinata alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Ciao a tutti, mi chiamo Tiziana Marie Galofaro, sono prima di tutto una mamma, una moglie e una prof che ama scrivere usando uno pseudonimo, Mew Notice. Ho iniziato a scrivere da sempre ma senza mai pensare di pubblicare i miei lavori. La scrittura è parte fondamentale della mia vita. Scrivo soprattutto di notte, quando sono sola, quando le mie bambine dormono e quando mio marito, è un militare, presta servizio notturno. È un isolamento scelto, desiderato per allontanare lo stress della vita quotidiana e rifugiarmi nella vita dei miei tanti personaggi non mi fa sentire sola.
Da quasi un anno sono redattrice di una rubrica, “Genitori e figli”, che tratta argomenti pertinenti alla vita di tutti i gironi che devono affrontare tanti genitori. Do consigli, avvertimenti e altro ancora su Lovvy.it

"La casa al mare dei miei genitori in Sicilia, luogo che mi è servito per ambientare il racconto delle vacanze della famiglia di Noir"

“La casa al mare dei miei genitori in Sicilia, luogo che mi è servito per ambientare il racconto delle vacanze della famiglia di Noir”

Come nasce “Come un batter d’ali”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo?
Come un batter d’ali prende vita il 26 febbraio del 2008 dopo il rientro da un viaggio a Parigi. Sicuramente la mia fantasia ha giocato un ruolo fondamentale ma, aver visto le due coppie di innamorati: Mia e Noir sulla Torre Effeil e Melody e Tobias nel Residence dove alloggiavo, mi è stato di molto aiuto. Forse erano reali, forse erano immaginari (entrambe le coppie scomparvero inspiegabilmente come un vero battito d’ali nel nulla) ma certamente sono stati l’input per iniziare la storia, una storia che si snoda in più libri. Attualmente sto lavorando alle modifiche del secondo libro. Ma la storia è già tutta scritta. Noir e Mia sono due semplici ragazzi alle prese con le inquietudini adolescenziali ma cambieranno. Mia da fragile e disorientata ragazza maturerà. Noir capirà tante cose della vita e i due Angeli si faranno un’eterna guerra che li porterà sempre a scontrarsi ma anche ad amarsi. Nel libro sono presenti i miei amici ed anche i miei alunni. Le storie si articolano in più luoghi ma sono sempre località che ho visitato e che amo: la Sicilia, la Francia, il Piemonte fino a giungere in America.

" Il foglio originale dove avevo appuntato i nomi dei protagonisti del libro, poi è caduto del succo di mela e la macchia ha quasi cancellato tutto. Una macchia nera e così il nome di Noir. Poi si legge bene Mia e così il nome della protagonista femminile."

” Il foglio originale dove avevo appuntato i nomi dei protagonisti del libro, poi è caduto del succo di mela e la macchia ha quasi cancellato tutto. Una macchia nera e così il nome di Noir. Poi si legge bene Mia e così il nome della protagonista femminile.”

Melody e Tobias, Mia e Noir: due coppie, dal rapporto complicato, messe al confronto dal destino. Che legame hai con loro? Da dove è nata l’ispirazione nell’idearli e nel descriverli al lettore?
Come ho detto prima i miei personaggi hanno sempre molti tratti presi da amici e soprattutto dai miei alunni. Essendo una prof i ragazzi mi circondano a tutte le ore del giorno e sovente ascolto le loro prime gioie e le loro incertezze. Poi mi piace inserire anche gli amici e naturalmente l’Arma dei Carabinieri, tutta colpa di mio marito, gioca un ruolo importante in tutti i libri, ma questo si scoprirà piano piano.
Ho ricevuto tante recensioni per il libro e molti mi hanno chiesto cosa e chi è veramente Noir. La mia risposta? Noir è speciale, non è solo bello e intelligente, lui è qualcosa di più. Ma il mio personaggio preferito rimane e sarà sempre Tiziano detto Sabbia. Con lui ho un legame particolare e se nel primo libro ha solo un piccolo inserimento, negli altri avrà un ruolo importante. Lui mi ricorda la mia terra, il sole la spensieratezza…
Il personaggio femminile Mia assomiglia tantissimo nella descrizione fisica e nel suo modo di fare (ripete continuamente: “Perfetto, perfetto, perfetto”) a una mia ex alunna. All’apparenza può sembrare debole e ingenua ma crescerà e la vita le riserverà tante sorprese.
Melody ha molto di me. Lei è arrabbiata con la vita, con il destino, con tutto l’universo. Ha perso una persona che ama moltissimo, io ho perso mio fratello. Melody ha fatto dei sacrifici ma poi si sono rivelati inutili. Melody cerca solo la pace, l’amore e forse alla fine del libro riuscirà ad ottenerlo. Non sono poi così pessimista!
Tobias è uno splendido ragazzo con la pelle ambrata. Ha gli occhi profondi come il suo amore per Melody, ma si trova ad essere il suo peggior nemico. Ma si può eclissare un sentimento forte e potente come il loro amore?

Questo è il tuo primo libro. Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
Scrivere Come un batter d’ali è stato fantastico. La sera non riuscivo a smettere di scrivere e la mattina, quando a scuola avevo delle ore buche, lo rileggevo e abbozzavo le parti che avrei poi completato la notte.
Il momento più importante è stato la scelta dei nomi dei due protagonisti, ho ancora conservato il foglio con la lista dei vari nomi che mi piacevano ma poi la scelta finale è caduta su Noir (causa riversamento succo di frutta e conseguente macchia nera sul foglio) e di conseguenza l’unica vera parola leggibile, Mia.
Con il libro Come un batter d’ali ho cercato di valorizzare i sentimenti dei ragazzi. Per noi adulti possono sembrare cotte adolescenziali e di poco valore, ma per loro sono emozioni indimenticabili. Forse dovremmo ogni tanto ricordarci come e cosa provavamo all’età di diciassette anni.

Il “calvario” con cui tutti gli autori devono prima o poi confrontarsi: la ricerca di un editore. Vuoi raccontarci qualcosa dei passi che hai dovuto fare per vedere finalmente pubblicato “Come un batter d’ali”? È stato tutto come ti aspettavi? Com’è il mondo dell’editoria visto con gli occhi di autrice esordiente?
Appena terminati i libri mio marito ha iscritto il primo volume di Come un batter d’ali a un Torneo Letterario. Sono stata bocciata ma è stato anche il modo per iniziare a capire cosa volesse dire: scrivere e cercare un editore. Dopo due mesi ero finalista a un premio letterario, sono arrivata seconda e ciò mi ha dato fiducia; così ho iniziato a spedire la copia di Come un batter d’ali a varie case editrici NoAPa (no a pagamento). Molte mi dicevano che non erano interessate all’Urban Fantasy, altre che preferivano un libro completo. Poi ho incontrato la redazione della Sesat Edizioni e loro erano interessati al mio libro proprio perché aveva un seguito e così è nata una collaborazione che dura da più di un anno.
La Sesat è una casa editrice giovane e con tante idee. Con loro ho pubblicato un racconto breve: “Il cuore tra le onde” e un’antologia di racconti noir “Noctis Umbrae”. Sono soddisfatta del risultato che ho ottenuto e mi ritengo fortunata di non essere capitata con editori che chiedono soldi per realizzare un sogno. Ma la vita di uno scrittore emergente è sempre molto in salita e difficile. Le librerie anche se accettano di ricevere il tuo libro, sovente lo lasciano negli scatoloni e senza dargli spazio. Preferiscono autori noti e famosi.

"il mio pc, la lampadina e la tazza di infuso che non deve mancare mai."

“il mio pc, la lampadina e la tazza di infuso che non deve mancare mai.”

Hai delle tecniche narrative, dei trucchi, dei riti o luoghi che ti conciliano meglio il processo creativo a cui non riesci a rinunciare quando scrivi? Insomma, come ti rapporti alla pagina bianca?
Io scrivo sempre al passato e in prima persona. Mi sembra più coinvolgente e, come ho detto prima, è come se vivessi le vite dei miei personaggi. Ho un angolo apposito per il computer e non scrivo se non sorseggio degli infusi aromatici al mirtillo, alla mela, ai gusti mediterranei, alla malva e al tè verde. Ho bisogno di calore e silenzio. Amo la notte e la luce soffusa della lampadina. Mai avuto il problema della pagina bianca. Purtroppo sono una che scrive tantissimo per la gioia delle mie colleghe che leggono in anteprima i miei libri, per mio marito che li usa come sonnifero per conciliare il sonno, per il mio migliore amico che oramai ha esaurito tutta la sua pazienza e per la mia mamma che mi fa sempre la solita domanda: MA TU NON DORMI MAI?

Raymond Chandler, in alcune sue lettere, affermava: ”Tre leggi per scrivere a mio uso: non seguire alcun consiglio, non mostrare mai il lavoro svolto, evitare i critici.” E tu quali tre leggi forgeresti a tuo uso?
Io mi sento una ladra: rubo, assimilo ed elaboro le vite altrui.

Da dove parte la tua storia di lettrice? Quali generi letterari ti affascinano? I primi tre libri della tua biblioteca ideale?
Io leggo tantissimo per passione. Amo i classici inglesi e i sonetti di Shakespeare. Divoro i romanzi gotici e quelli fantasy.
Tre libri… è una scelta difficile. Al primo posto metto Frankenstein di Mary Shelley (tesi di laure e prima esperienza di collaborazione con un docente universitario), al secondo posto Cime Tempestose e al terzo tutti i libri di Lisa J. Smith ( ricordo della mia infanzia e primi libri in inglese con conseguente apprezzamento per una scrittrice sconosciuta qualche tempo fa e ritornata alla ribalta grazie a una serie televisiva: Il Diario del Vampiro).

So che è previsto un sequel di “Come un batter d’ali”. Ce ne vuoi parlare? Qualche succosa anticipazione? Altri progetti di cui dovremmo essere informati?
Come un batter d’ali ha un sequel e sto quasi terminando la correzione degli ultimi capitoli. Nel secondo Tobias sarà più presente e Melody sempre più arrabbiata e conseguentemente le vite di Noir e Mia si avvicineranno e si allontaneranno come l’andirivieni del mare. Si capirà qualcosa di più su cosa è effettivamente Noir e … beh, non posso svelare molto.
Altri progetti? Ho scritto un romanzo di fantascienza con un amico e stiamo partecipando al famoso Torneo dove sono stata bocciata con Come un batter d’ali. Mi sono divertita tantissimo a scriverlo e a immaginare il futuro del nostro pianeta.
Mi piace sperimentare sempre nuovi generi e collaborare con scrittori emergenti. Condividiamo tutti la stessa passione: l’amore per la lettura e la scrittura.

Ed anche per questa volta è tutto. Ringraziando ancora una volta tutti gli autori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, vi lascio con il booktrailer del libro, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato che, anche se non accetta più adesioni, continuerà puntuale come sempre!

Letto e Bloggato: Intagliatore

E’ sempre un piacere ricevere come ospite uno scittore già apparso nella nostra rubrica Letto e Bloggato . Ed è appunto per questa ragione che questa settimana dedichiamo il nostro spazio a “Intagliatore“(Pagine:68, Prezzo: 1,99 euro), ultimo lavoro (dopo Coincidenze d’inverno già recensito nel blog) di Cristiano Mocciola, edito dalla Lettere Animate.

Sul Libro:
La felicità è benefica per il corpo ma solo il dolore sarà in grado di sviluppare i poteri della mente. Gianni Tunda, l’intagliatore, lo capirà muovendosi in un’Italia d’inizio ‘800, un’Italia sulla strada dell’unificazione. E sviluppare i poteri della mente vorrà dire arrendersi alla voce del proprio cuore, a quell’Amore che conosce ragioni che la ragione non conosce. E sarà attraverso il proprio estro che l’intagliatore lo inseguirà. Comprenderà che l’amare e l’essere amati non è un qualcosa che capita, ma è un’arte creativa che si cerca di portare avanti in un’infinità di modi. Il bisogno d’amore verrà appagato quando sarà realmente intenzionato a imparare il modo migliore per donare se stesso. Per Gianni Tunda questo si sintetizzerà nell’essere utile agli altri, metabolizzando i fallimenti in possibilità di crescita, accettando il fatto che qualsiasi cosa gli impedisca di crescere non dovrà essere assolutamente difesa. Il non essere amati sarà allora una semplice e temporanea sfortuna. Lui lotterà per evitare la vera disgrazia, ossia il non riuscire ad amare.

La mia opinione:
In bilico tra la leggerezza fugace dell’episodico e la solidità del romanzo, seguendo i codici dell’anima prima di quelli della fede, Cristiano Mocciola dà vita alla storia di un uomo, della sua arte, della sua famiglia e nello stesso tempo a una riflessione sul senso dell’amore e dell’appartenenza. In un Italia che non è ancora tale, dove sbocciano e prosperano i primi moti nazionalistici, si muove Gianni, personaggio di una certa purezza non elaborata o censoria, un eterno viandante dall’animo gentile che nella sua straordinaria arte trova consolazione e un magico artificio per difendersi dall’incomprensione del mondo. In un crescendo di eventi più spirituali e psicologici che spettacolari, il protagonista, pur non abbandonando mai il suo fortissimo legame con la natura e la montagna, crescerà in un’altra versione di se, assorbendo cose nuove, viaggiando ed incontrando infine un’anima affine con cui stabilirà una sorta di specularità d’intenti e convinzioni. Dando ampio respiro a concetti quali coesistenza e senso di estraneità e mostrando quanto le connessioni che stabiliamo con luoghi e persone possano determinare il corso della nostra vita, Mocciola crea un romanzo, dai toni e dallo stile convincenti, che fa sognare e riflettere. Un’ avventura dell’anima.

E ora l’intervista con l’autore:

Bentornato su Pane e Paradossi – Letto e Bloggato, Cristiano! Che ne dici di raccontarci come è nato “Intagliatore”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo?
Ciao e grazie nuovamente per lo spazio che mi dedicate. L’idea di “Intagliatore” ha origine dalla frase che apre il romanzo. E’ un detto aborigeno che fa chiaro riferimento allo scopo terreno dell’essere umano e ci fa intuire che per quanto ci sforziamo o cerchiamo all’esterno ciò che ci fa stare bene, l’unica cosa che conta alla fine di tutto, alla fine della vita, l’unica cosa che ci porteremo via, sarà l’esperienza dell’amore che siamo stati in grado di fare, esperienza volta alla comprensione di questa energia che nutre e feconda ogni cosa nell’universo. Quando ho deciso di scrivere il romanzo avevo come punto fermo un unico obiettivo: far vivere ai protagonisti, attraverso la ricerca, la comprensione (per quanto possibile) di quest’energia.

Il tuo libro è ambientato nell’Italia di inizio ‘800, un’Italia sulla strada dell’unificazione. Ci vuoi raccontare delle ragioni che ti hanno spinto ad ambientare ”Intagliatore” in quella precisa epoca storica e di narrare, di conseguenza, la storia di Gianni, della sua arte ormai perduta e della sua ricerca d’amore?
I primi dell’800 con successiva unificazione del nostro bel paese mi sembrava un periodo adatto allo scopo che mi ero prefissato. Mi piaceva l’idea di mettere in risalto un periodo storico importante e allo stesso tempo intrecciarlo con la vita dei protagonisti. La storia di Gianni è stato lo sviluppo principale del testo sulla quale ho poi cucito la storia che ha portato all’unificazione dell’Italia. La scelta poi dell’arte alla quale si doveva approcciare è stata facile: avevo bisogno che Gianni si dedicasse al proprio sviluppo interiore attraverso un’abilità che nasce prima di tutto dall’immaginazione e che si concretizza in manifatture tangibili ai sensi. Ogni arte nasce sì dalla nostra fantasia, ma ho pensato che l’arte dell’intaglio e della lavorazione del legno calzasse a pennello sulla figura di Gianni, uomo solitario, solito ritirarsi nel suo bosco, circondato quasi sempre da elementi presenti solo in natura. La ricerca dell’amore e la sua comprensione, accompagnata da questo estro, appare quindi come ciò che realmente è: un’arte creativa alla quale bisogna applicarsi perché l’amore, come l’arte in genere, migliora solamente con la propria dedizione.

Da dove è nata la caratterizzazione dei personaggi che popolano il tuo libro? Da dove hai tratto l’ispirazione per crearli? Come hai bilanciato la ‘quota’ autobiografica e quella di pura invenzione?
Ogni personaggio è nato in base alle esigenze che richiedeva il protagonista. Ognuno di essi doveva svolgere il compito di maestro per colmare le lacune nell’esperienza dell’intagliatore. A parte i personaggi storici che intervengono nella storia, dei quali ho cercato di riportare con esattezza le imprese veramente compiute, gli altri, tutti di mia invenzione, hanno avuto funzione di lubrificante per far girare l’intero ingranaggio narrativo. L’ispirazione per crearli mi è venuta mentre cercavo la collocazione storica per l’intagliatore. Ri-studiando la storia dei primi 800 ho cercato di inserirmi, con non poca difficoltà, nel tessuto socio-politico che c’era, immaginando e facendo ricerche su qualsiasi cosa mi sarebbe potuta tornare utile nella stesura del romanzo (vestiti, odori, malattie, tecnologie, colori, ecc… ). La fantasia gioca un ruolo importante nella vicenda ma non posso negare il fatto che di autobiografico c’è quasi tutto ciò che prova il protagonista. L’unica cosa che ci differenzia è che lui, forse, è arrivato a un fine, mentre io, temo di avere ancora moltissima strada da compiere prima di afferrare e fare mie certe nozioni. L’intagliatore è stato il pionere del mondo sconosciuto in cui mi sono avventurato.

Com’è stato scrivere “Intagliatore? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
Scrivere “Intagliatore” è stato come fare una profonda apnea dentro me, è stato un allontanamento da tutto, è stato un incontro con i protagonisti che volevano vivere attraverso il romanzo. Quando sono riemerso a prendere fiato, il romanzo era completato. Successivamente mi sono limitato a correggerlo, cercando di modificarlo il meno possibile e mantenendo così la genuinità della storia che era nata. Gli aspetti, che spero di essere riuscito a mettere in evidenza, sono le piccole e semplici soluzioni da adottare per riuscire a vivere meglio, in pace con se stessi e con gli altri. Punto cardine di tutta la storia rimane l’Amore, a volte incomprensibile, ma pur sempre l’unica via per raggiungere una reale e sincera umanità.

Amore, dolore e perdono. Da cosa si impara di più?
L’Amore racchiude in sé dolore e perdono. Il dolore serve per iniziare la sua ricerca, il perdono serve per accoglierlo. Da cosa si impara di più? Penso che vivendo siamo obbligati a scontrarci con questa energia, e siamo obbligati a imparare. Conoscerla e viverla presuppone il fatto che accettiamo il dolore come qualcosa di utile per la nostra crescita e il perdono come mezzo per amarci e portare pace nel nostro cuore. L’Amore è unità e nell’unità troviamo tutto ciò che ci serve per poter portare a compimento il nostro divenire. Accettare questa unità vuol dire anche accettare il fatto che nessun dolore è negativo ma necessario.
E se analizziamo il perdono capiamo che si tratta di un gesto profondamente egoistico. Noi non perdoniamo per fare del bene agli altri, ma prima di tutto perdoniamo per portare amore dentro noi. Chi odia, discrimina o perde tempo a giudicare, vive di tumulti e non capisce che fa del male solo a se stesso. Chi perdona lo fa per vivere quel senso di pace che solo chi ama può provare. Il perdono e l’amore sono strettamente legati. Ma con l’amore facciamo del bene anche agli altri, con il perdono lo facciamo principalmente a noi. Di solito è chi viene perdonato che passa dei brutti momenti con se stesso. Quindi l’Amore non può esistere senza dolore e senza perdono.

Progetti per il futuro di cui vuoi darci qualche anticipazione?
Come già detto nella precedente intervista preferisco non svelare niente riguardo al futuro, anche perché non sempre il domani è come pensiamo che sia. Una cosa è certa però, se avrete ancora voglia e tempo da dedicarmi, sarò lieto di farmi risentire. Vi ringrazio nuovamente per lo spazio che mi avete concesso, vi faccio i complimenti per il blog che migliora sempre più, e vi mando un caloroso saluto.

Ed anche per questa volta è tutto. Ringraziando ancora una volta tutti gli autori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato che, anche se non accetta più adesioni), continuerà puntuale come sempre!

Letto e Bloggato: La società degli spiriti

Continua l’appassionante (spero ^_^) appuntamento settimanale con la rubrica Letto e Bloggato. Questa volta abbiamo deciso di dedicare il nostro spazio a “La società degli spiriti” (Pagine: 52, Prezzo:1.99 euro per la versione ebook), primo episodio della serie Victorian Solstice di Federica Soprani e Vittoria Colella, edito dalla Lite Editions.

Sul Libro:
Jericho è un Medium dei bei salotti. Jonas un investigatore che non crede nel paranormale. Quando Lord Kynaston viene trovato fatto a brandelli nel suo studio chiuso dall’interno, il Medium che parla con i morti e il poliziotto più scettico di Scotland Yard sono costretti a lavorare insieme loro malgrado. Dai bordelli per ricchi annoiati fino alla casa del vizio più pericolosa del West End, una detective story vittoriana oscura e sensuale.

La mia opinione:

Titolo evocativo per una short- story dove gli “spettri” non sono solo quelli che Jericho, uno dei protagonisti, dovrebbe richiamare durante le sue così ben frequentate sedute spiritiche. I veri fantasmi, più presenti e concreti, sono quelli dei brutti ricordi, dei dolori vissuti e mai del tutto sopiti dei due “eroi” dai nervi stanchi che accompagnano il lettore in una Londra vittoriana così contenuta nelle apparenze ma, allo stesso tempo, così seduttiva e decadente nella privacy delle eleganti dimore. Dove miseria e sfarzo si incontrano senza sforzo, Jericho, novello Virgilio, traghetta Jonas alla scoperta di una Londra nascosta e alienata, alla ricerca della spiegazione ad un delitto “impossibile”. Ma non è il pretesto investigativo (che non manca sicuramente di inverntita e originalità) a tener banco. Perno centrale del libro, che giganteggia su tutto il resto, è invece il rapporto, l’alchimia innervata da un sottile turbamento erotico, che va instaurandosi tra i due protagonisti entrambi esiliati (dalla vita, dall’amore) e persi nella consapevolezza che mai conosciamo davvero le persone che amiamo, che i loro veri sentimenti, le loro asprezze e inganni, ci sfuggono.
Così Jericho e Jonas trovano, quasi inconsapevolmente, l’uno nell’altro un qualcuno per cui provare interesse, uno scopo da perseguire per continuare ad esistere. Sinergia di intenti che rispecchia la buona intesa dimostrata dalle autrici che riescono a non far minimamente notare, durante la narrazione, il cambio di mano e ad uniformare il loro stile in un elegante esempio di letteratura sensuale. Un ottimo libro di cui non si può fare a meno di desiderare di avere già in mano il seguito.

E ora l’intervista con le autrici:

"Morgana supervisiona il mio lavoro"

“Morgana supervisiona il mio lavoro”

Inizio ringraziando entrambe per la disponibilità e dandovi il benvenuto su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato . Che ne dite di raccontarci qualcosa di voi, cosa amate fare, come vi siete avvicinate alla scrittura, qual è il suo ruolo nella vostra vita e, soprattutto, com’è nata la vostra collaborazione?
Federica: Grazie a voi, è un onore e un privilegio essere vostre ospiti. Le cose che amo fare sono sempre molto più numerose di quelle alle quali posso dedicarmi, purtroppo. Amo in cinema e le serie televisive. Ho fatto teatro per anni, poi ho ripiegato sui giochi di ruolo dal vivo quando gli impegni di lavoro mi hanno imbrigliata. Mi piace cucinare (e mangiare). Adoro fare lunghe passeggiate, cercando disperatamente di scovare scorci suggestivi e selvaggi tra il grigiume cittadino. Naturalmente mi piace leggere, da sempre, e scrivo da quando ero bambina. All’inizio era un modo per dare spazio e voce ai miei innumerevoli amici immaginari. Poi ho iniziato a scrivere storie per i miei amichetti ‘reali’. E non ho più smesso. Scrivere è la cosa che amo fare di più in assoluto, mi fa stare bene, mi rende felice.
La collaborazione con Vittoria è nata per caso. Ci siamo conosciute su un forum di appassionati di Doctor Who. Io all’epoca avevo appena aperto Victorian Solstice, il Gioco di Narrazione on line, e cercavo players. Sebbene lei avesse ammesso di non aver mai scritto narrativa in vita sua sono rimasta subito folgorata dal suo stile e dalla sua inventiva e ho fatto di tutto per irretirla e portarla verso il lato oscuro. E ci sono riuscita ;)

Comodino:  oltre al caos, il mio amato Kindle, Fumetti di Hellboy e il GAZA 1956 di Joe Sacco, manuale del gioco di ruolo steampunk Castle Falkensteine manuale sulla sessualità vittoriana di Pearsall.

Comodino: oltre al caos, il mio amato Kindle, Fumetti di Hellboy e il GAZA 1956 di Joe Sacco, manuale del gioco di ruolo steampunk Castle Falkensteine manuale sulla sessualità vittoriana di Pearsall.

Vittoria Corella: Io leggo. Molto. Sempre. Comunque. Per dormire, per combattere la tristezza, ma soprattutto per imparare cose nuove, perché imparare per me è sinonimo di felicità. Per motivi mai del tutto chiariti, c’è sempre stato qualcuno che nella mia vita mi ha chiesto “Scrivimi qualcosa!”. Me l’ha chiesto la redazione di un quotidiano, allora ho anche fatto la giornalista per un po’, poi un paio di magazine cartacei ora defunti e anche qualche webzine: “Scrivimi qualcosa!”. Poi è arrivata Federica e mi ha chiesto “vuoi scrivere? “ e io le ho risposto sì. Che altro potevo fare?

Come è nata l’idea de “La società degli spiriti”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo e alle altre cronache della vostra serie Victorian Solstice?
Federica: Per quanto mi riguarda La Società nasce da un sogno. Ho sognato l’omicidio Kynaston qualche anno fa. Ho sognato la Sirena. E nel sogno c’era un Medium senza scrupoli. Avevo buttato giù qualcosa subito, ma poi non ne avevo fatto nulla. Poi, quando nacque Victorian Solstice GDN tirai fuori la storia per un articolo di Orlando Swan sulla Mayfair Gazette. Il caso era ancora irrisolto. Nell’articolo si leggeva che anche il sedicente Medium Jericho Marmaduke Shelmardine aveva preso parte alle indagini. Quando Vittoria ed io abbiamo deciso di iniziare a scrivere gli episodi della serie ho subito proposto questo caso, per scoprire una volta per tutte cosa fosse successo.

VC: Federica, che è più pratica di me, voleva concretizzare qualcosa riguardo all’autentico MARE di storie e personaggi che nel corso di oltre quattro anni di scrittura insieme avevamo accumulato nel nostro immaginario comune, ovvero i Londinesi Vittoriani del nostro Gioco di Narrazione. Suppongo lei abbia scelto Jericho, perché credo sia il Londinese ‘più vecchio’. Io invece ho ideato Jonas proprio per questi racconti e mi sono ispirata ad una faccia che mi piacesse. Lo faccio sempre. Trovo una faccia che mi ispira una storia e poi ricamo. In questo caso mi sono ispirata allo scrittore Falksen.

Jericho e Jonas: così diversi ma così simili nella ricerca di una distrazione al dolore che si portano dietro. Due personaggi affascinanti dal rapporto complicato e ricco di futuri sviluppi. Che rapporto avete con loro? Da dove è nata l’ispirazione nell’idearli e nel descriverli al lettore?
Federica: Amo Jericho, è uno dei primi personaggi che ho creato per l’ambientazione vittoriana. In precedenza lo usavo anche in un altro GDR on line. Il fatto che lo ami tanto mi porta ad infierire particolarmente su di lui. Faccio sempre così con i personaggi che mi piacciono, ho questa mia contorta estetica del dolore che mi porta a credere che a certi personaggi la sofferenza doni enormemente! Ho giocato Jericho su Victorian Solstice GDN per anni, e Vittoria ha creato per lui Cristophe Safire e Valentina Casanova. Confesso che nel GDN, ambientato tre anni prima rispetto ai fatti della serie, era destinato a morire, ma quando si è ventilata la possibilità di scrivere questi racconti ho deciso che lui fosse il candidato migliore come protagonista, e ho deciso di allungargli un po’la vita. E poi per nulla al mondo avrei mancato al suo incontro con Jonas Marlowe! Me ne sono innamorata non appena Vittoria mi ha inviato il primo frammento su di lui. Penso che sia perfetto come controparte del Medium. E anche il Medium lo pensa.

VC: La mia crudeltà nei confronti dei miei personaggi è proverbiale e degna di un Dio dell’Antico Testamento. Non provo particolare coinvolgimento emotivo nei confronti dei miei personaggi: cerco solo di costruire una storia avvincente, credibile, possibilmente ‘bella’ e rendere il più tridimensionale possibile il personaggio. Però quando mi stufo, lo abbatto senza pietà. Jonas è un esperimento di ‘buono senza speranza, non bello e non vincente’. Da piccola preferivo Paperino a Topolino, come quasi tutti.

Siete entrambe creatrici e autrici di un Gioco di Narrazione dedicato alla vostra serie poliziesco-erotica Victorian Solstice ( www.victoriansolstice.forumfree.it) . Ci volete spiegare cos’è e come è nata l’idea?
Federica: In realtà il GDN è precedente, esiste dal 2009, e da esso traiamo gran parte delle idee, dei personaggi e delle situazioni riproposte nei racconti. Jericho, Safire, Re Belial, Sir Davies, così come buona parte dei personaggi che appariranno nei racconti successivi, esistevano e vivevano già nel GDN. Solo Jonas è stato creato appositamente per la serie. Il GDN è ambientato nel 1887 e propone una linea cronologica comune che si snoda in tre diversi ‘blocchi’ sociali (West End, City e East End) attraverso i quali si intrecciano le vicende di numerosi personaggi. Ho sempre creduto molto in questo progetto e ho sempre pensato che, prima o poi, ne avremmo tratto qualcosa di pubblicabile. Aspettavo solo di scoprire cosa.

VC: Il ‘VS’, come lo chiamiamo noi, è una specie di romanzo totale online in cui chiunque abbia voglia di scrivere e leggere e nutra un minimo di interesse per il periodo storico in questione può entrare. C’è una linea narrativa comune e chiunque si può inserire col suo personaggio e interagire con gli altri. Il risultato è un specie di romanzone/gioco di ruolo con diecimila personaggi e diecimila trame diverse che prima o poi si intersecano. Per adesso è in pausa di riflessione, ahimè.

Volete raccontarci qualcosa dei passi che avete dovuto fare per vedere finalmente pubblicato “La società degli spiriti”? È stato tutto come vi aspettavate? Com’è il mondo dell’editoria visto con i vostri occhi?
Federica: E’stato abbastanza facile, in realtà. La curatrice della collana Giallo-Nero della Lite mi chiese se avessi qualcosa da proporle. Ci conoscevamo già e aveva letto altri miei racconti. Io, che non sono mai stata molto portata per il giallo e il poliziesco, ho proposto subito a Vittoria una collaborazione. Lei si è fatta pregare come al solito, ma ho saputo fin da subito che avrebbe capitolato. Abbiamo scritto il primo racconto quasi di getto, lo abbiamo editato e lo abbiamo inviato alla Lite, insieme alla copertina disegnata per noi da Monia Zanetti, la nostra illustratrice ufficiale. Ci è arrivato il contratto e lo abbiamo firmato. Tutto molto semplice. Per quanto riguarda il mondo dell’editoria, personalmente mi confonde e mi atterrisce un po’. Mi ero già resa conto delle tante zone d’ombre cercando di pubblicare il mio romanzo storico (tuttora inedito), ma non ero pronta al sottobosco della case editrici digitali, che con la loro vasta diffusione rendono ancora più difficile tenere le fila dei giochi. Occorre cautela, questo è certo, e occorre umiltà, ma questo l’ho sempre saputo. Bisogna imparare a relativizzare ogni cosa, tanto le lodi quanto le critiche, e rassegnarsi al fatto che, in questo come in tutti gli altri campi, spesso il successo è legato più a simpatie e favoritismi che non ha effettive capacità. Compreso ciò, bisogna cercare di tenersi fuori da clientelismi e compromessi e andare avanti per la propria strada, con coerenza. Scriviamo fondamentalmente perché ci piace. Lo faremmo anche se nessuno ci leggesse, come abbiamo fatto per anni nel GDN. Facciamo del nostro meglio. Il reso deve contare poco.

VC: Il Mondo dell’Editoria NON è come me lo aspettavo. Prossima domanda?

"Fonte di energia indispensabile per il corpo e per la mente."

“Fonte di energia indispensabile per il corpo e per la mente.”

Avete delle tecniche narrative, dei trucchi, dei riti o luoghi che vi conciliano meglio il processo creativo a cui non riuscite a rinunciare quando scrivete? Insomma, come vi rapportate alla pagina bianca?
Federica: No, nulla in particolare. Apro la pagina e se comincio a ‘vedere’ qualcosa significa che è un buon momento per scrivere. Di solito che sta andando bene quando ho l’impressione che le parole appaiano prima che io le abbia scritte, come se le mie dita si muovessero per conto loro. Altre volte parlo sottovoce mentre scrivo, come se seguissi un dettato.

VC: io scrivo ‘a mente’ (cioè letteralmente mi racconto da sola la storia nella mia testa) e lo faccio nel dormiveglia, prima di addormentarmi. Le mie inibizioni si azzerano e spesso sogno le storie come se fossero film. La mattina, se riesco, trascrivo il tutto. Non sempre mi è possibile, allora cerco di riempire il foglio bianco meglio che posso.

Da dove parte la vostra storia di lettrici? Quali generi letterari vi affascinano? Quali sono i vostri autori feticcio, quelli che vi è impossibile abbandonare?
Federica: Ho iniziato a leggere piccolissima, sebbene nessuno nella mia famiglia fosse particolarmente devoto alla lettura. Ciononostante mi hanno sempre incoraggiata molto. Sono sempre stata una lettrice onnivora. Crescendo i miei gusti si sono orientati verso la storia, in particolare Rinascimento e primo Ottocento. Ma ho continuato a lasciami guidare dal mio naso e dalla suggestione del momento. Mi sono appassionata di Storia napoleonica e mi sono laureata con una tesi sui vampiri. Per anni ho creduto di essere la reincarnazione del poeta inglese Percy Shelley (e sospetto che Vittoria lo sia di Lord Byron…). Gli autori che considero tuttora i miei modelli sono una rosa tutta femminile: Emily Bronte (il suo Cime tempestose resiste come mio romanzo preferito dall’età di undici anni), Angel Carter (La camera di sangue è un libro che ho letto fino a consumarne le pagine), Tanith Lee (autrice che ha riscritto per me il significato di ‘fantasy’), Paola Capriolo (La grande Eulalia, Vissi d’amore, e tutta la sua produzione magica e inimitabile). Negli ultimi anni mi sono appassionata ai romanzi di Arturo Pérez-Reverte.

parte di una delle librerie (potete vedere la mia serie di guide di Londra, città che per studio, lavoro e svago visito in media una o due volte all'anno, il dizionario dei Sinonimi & Contrari regalatomi da mio marito che forse voleva dirmi qualcosa con questo dono, libri vari sui serial killer, Philippa Gregory e LE BENEVOLE di Littell)

parte di una delle librerie (potete vedere la mia serie di guide di Londra, città che per studio, lavoro e svago visito in media una o due volte all’anno, il dizionario dei Sinonimi & Contrari regalatomi da mio marito che forse voleva dirmi qualcosa con questo dono, libri vari sui serial killer, Philippa Gregory e LE BENEVOLE di Littell)

VC: Mi hanno spiegato che leggere è vivere molte vite. Mia nonna ci teneva moltissimo, e mi torturava coi classiconi lacrimosi tipo Cuore, Incompreso e Piccole Donne. E’ lì che ho imparato che leggere è un viaggio ed un supplemento di vita. Leggo qualsiasi cosa. Prediligo i romanzi storici, le storie di guerra e odio il fantasy in maniera viscerale.

So che è a breve uscirà il sequel della “La società degli spiriti” e che si intitolerà “La Lega dei gentiluomini rossi”. Ce ne volete parlare? Qualche succosa anticipazione? Altri progetti di cui dovremmo essere informati?
Federica: In realtà noi stiamo già lavorando al quarto racconto, ma meglio non correre troppo! La Lega vedrà ancora insieme Jonas e Jericho collaborare a un altro caso oscuro e misterioso (e sopratutto alle prese l’uno con i fantasmi dell’altro). Emergeranno altri tasselli della vita del Medium: soprattutto il finale aprirà nuovi scenari alquanto sconcertanti su di lui e sul futuro. Altri progetti in comune? Sto cercando di convincere Vittoria a scrivere un romanzo monumentale che dovrebbe coprire un periodo a cavallo tra il 1887 e il 1954 e che riproporrebbe personaggi e situazioni legati a Victorian Solstice. Spero di convincerla!

VC: Jericho e Jonas riveleranno nuovi aspetti nascosti di una Londra piuttosto dark e crudele. Jonas finirà con l’innamorarsi, ma non vi dico di chi.

E anche per questa settimana è tutto ^__^
Ringraziando ancora una volta tutti gli autori e gli editori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato! ;)

Letto e Bloggato: L’origine del Peccato

Non siete ancora stanchi di tutte queste nuove interessanti letture? No, vero? Bene, perchè anche questa settimana eccoci a presentarvi un nuovo appuntamento con Letto e Bloggato. Questa volta abbiamo deciso di dedicare il nostro spazio a “L’origine del peccato” (Pagine: 288, Prezzo: 16,00 €  per la versione cartacea e 2.99 E per l’ebook), primo volume de “la trilogia del peccato“, scritto da Liliana Marchesi già autrice di “Harmattan“.

Sul libro:

Un Giardino paradisiaco abitato da esseri immortali, un albero magnifico tenuto in vita da una linfa misteriosa, e un frutto… che scatenerà il caos!
Angeline, 17 anni e capelli di uno strano colore tendente all’arancio, è sopravvissuta al terribile incendio in cui i genitori hanno perso la vita, e che l’ha privata della memoria del suo passato. Dopo essere stata per mesi in ospedale, al suo risveglio troverà Adam ad attenderla, il fratello maggiore. Insieme si trasferiranno nelle Highlands, per cercare di ricominciare una nuova vita riprendendo gli studi e creando delle nuove amicizie. Ben presto, però, il suo passato tornerà a tormentarla, insinuando nella sua mente dubbi, paure e sensi di colpa. A minacciare ulteriormente la tranquillità di Angeline sarà l’arrivo di Mael, l’affascinante leader di un gruppo di circensi, che attraverso delle visioni indotte le svelerà dei segreti inimmaginabili sul suo passato, costringendo Angeline a riconsiderare la propria esistenza.

La mia opinione:

Si può definire paradiso l’assoluta mancanza di sensazioni sia tattili che emotive? Un’infinita ripetizione dell’uguale, dove il bene diventa illusione concretizzata dal mero fatto che non è possibile concepire altro? Rielaborando creativamente il mito multi-religioso dell’Eden e spogliandolo di ogni apparente perfezione, Liliana Marchesi catapulta il lettore in un’avventura dove passato e presente si rincorrono così come le tante anime e i destini dei vari protagonisti. Descrivendo e non moraleggiando la natura umana, l’autrice mette in pagina il nucleo vivo di tutto quello che ci rende umani e imperfetti nel bene e nel male. Si palesa una certa infinita tenacia d’amore, un’ attaccamento a questa Terra “difettosa“ (il confine tra giusto e sbagliato è sempre così sottile e incerto) dove però i sensi e l’anima si appagano. Si può tornare in paradiso senza perdere la consapevolezza di cosa si è nel profondo? E’ proprio questo smarrimento nei confini dei desideri e dell’autodeterminazione che diventa ossatura di una storia antica e attuale al tempo stesso. Un’idea potente e innovativa, gestita forse con un eccesso di ingenuità nella trama, un po’ carente di grandi sorprese (a parte il finale che prelude a nuove avventure e rivelazioni), ma che rimane capace di ammaliare il lettore fino alla fine e di spingerlo a leggere altro di questa autrice.

E ora l’intervista con l’autrice:

Ciao Liliana grazie della tua disponibilità e benvenuta su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato . Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinata alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Lilly-1 Ciao e grazie a Voi per avermi accolta. Partiamo subito con le domande difficile eh? Se mi chiedi cosa amo fare non posso che risponderti “SCRIVERE”! Ma la mia vita non si limita alla scrittura ovviamente, al primo posto nelle cose che amo fare c’è “l’essere MAMMA e MOGLIE”. Anche se spesso sono costretta a rubare loro del tempo per ultimare un romanzo, o per gestire l’infinità di cose che girano intorno ad un libro una volta pubblicato (pubblicità, recensioni, iniziative, sito internet, pubblicità, pubblicità e ancora pubblicità), mio figlio e mio marito sono e saranno sempre il motivo che mi tiene al mondo. Senza di loro sono certa che avrei trovato un modo per entrare fisicamente nel mio mondo immaginario e restarci.
Non so dirti di preciso in quale momento della mia vita mi sia avvicinata alla scrittura. E’ più probabile che la scrittura si sia avvicinata a me quando sono venuta alla luce, mi abbia guardato e abbia detto:”Credo che mi nasconderò qui dentro per un po’”. Sono passati quasi trent’anni e non è cambiato nulla, la scrittura è ancora lì dentro di me, però adesso so che c’è.
Quale ruolo ha nella mia vita? Non quello che vorrei. Ma a tal proposito ci sto lavorando su parecchio.

Come nasce “L’origine del peccato”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo e all’idea della trilogia fantasy che ne deriverà?
A dire il vero, le storie che scrivono si accendono nella mia testa come lampadine. Un attimo prima non ci sono, e l’attimo dopo eccole lì, fatte e finite per essere scritte. Nel caso della Trilogia però si è trattato di una lampadina a risparmio energetico… si è accesa piano piano, illuminando la stanza poco alla volta, e regalandomi il gusto di scoprire cosa si nascondesse negli angoli bui. A guidarmi inizialmente è stata la protagonista, ma poi le relazione instaurate con gli altri personaggi e gli intrecci sempre più imprevedibili che caratterizzano la storia mi hanno letteralmente trascinata!

Com’è stato scrivere “L’origine del peccato”? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
Scrivere “L’origine del peccato” è stato meraviglioso. Mi ha dato modo di lasciarmi andare, cosa che non avevo fatto con il mio primo romanzo “Harmattan” dove l’inesperienza aveva fatto sì che m’incamminassi lungo questo percorso in punta di piedi. “L’origine del peccato” mi ha guardato dritto negli occhi e mi ha mostrato che dentro di me avevo molto da dare, più di quanto pensassi.
In una storia non bisogna mai sottovalutare nulla. Ogni emozione, luogo o avvenimento ha la sua importanza. I miei romanzi girano intorno ad una storia d’amore, ma non vi è solo quella. Ci deve essere il giusto equilibrio fra i diversi, e tutti essenziali, elementi. Amore, dolore, odio, sofferenza, gioia, umorismo, azione, disperazione, speranza, amicizia, crescita, rinascita. Un po’ come nella vita reale.

Adam, Angeline e Mael: tre anime unite da un (sorprendente) passato in comune e da un incerto futuro. Il loro si prospetta come un lungo cammino irto di ostacoli e dolore e, spero, perdono. Cosa vorresti che i lettori imparassero o conservassero nel cuore del percorso che hai tracciato per loro?
Esatto, questi tre protagonisti hanno davanti a loro un cammino difficile e pieno di insidie (te ne renderai conto ancor di più leggendo il sequel) e il messaggio che vorrei arrivasse ai lettori è che bisogna lottare per ciò in cui si crede e difendere a spada tratta (per modo di dire mi raccomando) ciò che amiamo. Trovate il vostro scopo nella vita e inseguite i vostri sogni, perché se anche non riuscirete a raggiungerli almeno avrete vissuto facendo qualcosa di buono.

Hai scelto di auto-pubblicare “L’origine del peccato” in formato digitale tramite Amazon. Ci vuoi raccontare i motivi di questa tua decisione? È stato tutto come ti aspettavi? Lo consiglieresti anche ad altri giovani autori? Com’è il mondo dell’editoria visto con gli occhi di una giovane autrice?
Quando terminai la stesura di Harmattan non sapevo nulla di come girassero le cose nel mondo dell’editoria. Non che adesso lo sappia, ma posso dire di aver appreso qualcosina in più. Dopo aver inviato il manoscritto ad alcune CE, non avendo fatto un’accurata selezione (all’epoca non sapevo della distinzione fra CE a pagamento e FREE) mi sono ritrovata a fare i conti con contratti non troppo limpidi (o anche detti specchietti per le allodole) che mi sono guardata bene dall’accettare, decidendo di auto pubblicarmi. Infatti la Trilogia del Peccato non hai mai visto nemmeno l’ombra di una CE, è finita dritta in auto pubblicazione.
Ho scelto di auto pubblicarmi perché credo in quello che scrivo. L’auto pubblicazione a molti può sembrare la via più semplice, o il piano di emergenza dopo il rifiuto delle Case Editrici. Non è assolutamente così! Auto pubblicarsi significa prendersi carico di tutto. Dall’editing alla preparazione dei file per l’impaginazione cartacea, la conversione nei vari formati per la pubblicazione digitale, dal montaggio dei video promozionali alla continua (ed estenuante a volte) campagna pubblicitaria, dalla creazione del sito internet al suo stesso mantenimento e aggiornamento. Insomma, vi posso assicurare che non è affatto la via più semplice, anzi, l’auto pubblicazione purtroppo è un’arma a doppio taglio. Ti permette di far arrivare le tue storie e i tuoi personaggi ai lettori, ma molti di loro non riescono a vedere l’impegno che hai messo nella realizzazione del romanzo, e il potenziale che in esso potrebbe essere racchiuso. E non lo vedono perché davanti agli occhi hanno questa enorme etichetta accecante sulla quale c’è scritto “AUTO PUBBLICATA”.
Malgrado tutto ciò però, rifarei tutto da capo. Sono felice di essermi auto pubblicata e invito chiunque a farlo. Sappiate però che non è una strada semplice, perciò armatevi di pazienza, determinazione e preparatevi a fare sacrifici e versare lacrime (anche di gioia).

Hai un sogno nel tuo cassetto di autrice? C’è un genere, una forma letteraria, con i quali vorresti cimentarti e che non hai ancora affrontato?
Nella vita si sa, non c’è mai nulla di certo, però non credo che abbandonerò il genere. Mi piace troppo!
Mentre per quanto riguarda il sogno nel cassetto, bè, poter fare della mia passione il mio lavoro principale. In questo modo avrei molto più tempo da dedicare alla scrittura.

Hai delle tecniche narrative, dei trucchi, dei riti o luoghi che ti conciliano meglio il processo creativo a cui non riesci a rinunciare quando scrivi? Insomma, come ti rapporti alla pagina bianca?
Scrivere mi viene molto naturale. Per me è come respirare. Non faccio altro che riportare su carta ciò che avviene nella mia mente. Nessun trucco, nessun rito, solo io e il mio portatile… o un foglio di carta.

Da dove parte la tua storia di lettrice? Quali generi letterari ti affascinano? I primi tre libri della tua biblioteca ideale? 2013-01-15_125647 La mia storia di lettrice è breve, perché cominciata tardi. C’è voluta la saga di Twilight per farmi capire quale fosse il genere in grado di tenermi con gli occhi inchiodati alle pagine. E proprio perché amo il Paranormal romance, YA, o come caspita si chiama… nella mia libreria non potranno mai mancare i libri di Becca Fitzpatrick (L’angelo caduto), Lauren Kate (Fallen) e Cassandra Clare (Shadowhunters).

So che è già uscito il sequel della “L’origine del peccato” e che si intitola “L’innocenza del peccato”. Ce ne vuoi parlare? Altri progetti di cui vuoi darci qualche anticipazione?L'Innocenza del peccato “L’innocenza del peccato” è il capitolo centrale della Trilogia, ma non è un libro di passaggio, anzi. Se il primo volume è stato in grado di farsi apprezzare, il secondo lo saprà fare ancora meglio, trascinandovi ancor più in profondità alla disperata ricerca della verità.
Al momento, dopo essermi adoperata per far sì che la trilogia fosse disponibile in formato ebook per qualsiasi tipo di lettore, mi sto occupando del capitolo finale della Trilogia “L’ultimo respiro per la redenzione”, del quale pubblicherò i primi 5 capitoli in anteprima sul mio sito a Maggio, insieme al Booktrailer.
Anzi, ne approfitto per invitare tutti coloro che avessero già avuto modo di apprezzare questa trilogia di partecipare all’iniziativa “Pioggia di Pensieri” che vedrà pubblicati proprio i vostri pensieri all’interno del capitolo finale! Per sapere ogni dettaglio andate sul mio sito.
Mentre per quanto riguarda i miei progetti futuri… ci sono già un paio di romanzi in cantiere con le cover già pronte, e molti altri all’orizzonte. Ma per il momento non dico altro.

Vi ringrazio ancora per avermi ospitato, è stata una piacevole chiacchierata!
A presto!

E anche per questa settimana è tutto ^__^
Ringraziando ancora una volta tutti gli autori e gli editori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato! ;)

Letto e Bloggato: Bianco e Nero – Il Potere dei Draghi

Così tanti libri interessanti e così poco tempo per leggerli…Dilemma tipico di noi poveri lettori compulsivi ^_^ Ed è per questo che Letto e Bloggato da brava vetrina di novità letterarie tutte made in Italy non vi abbandona e ad ogni appuntamento vi suggerisce nuove letture tutte da scoprire. Ed è quello che facciamo anche questa settimana proponendovi “Bianco e Nero – Il potere dei draghi” (Pagine: 336, Prezzo: €1,99), primo volume della saga Epic Fantasy “Cronache delle Terre di Arret“  ed esordio narrativo di P. Marina Pieroni.

Sul Libro:

E se il principe non fosse azzurro? Ma nero come la notte?

A questa domanda si troverà a dover rispondere Serenia, giovane principessa delle Terre di Arret.

In un mondo che è fuori dal tempo conosciuto …
In un mondo che è fuori dallo spazio conosciuto …

Arret è una terra dove la magia è scomparsa da venti lunghi anni, e con essa anche i draghi. Nessuno lo ricorda, ad eccezione di poche persone particolarmente dotate, che hanno tentato di celare tutti gli indizi e tutti i riferimenti.
La principessa Serenia vive una vita abbastanza tranquilla, finché sarà costretta a fare i conti con il ruolo che ricopre. Gilbert il principe nero, bello e tenebroso, sceglierà proprio lei come sua sposa, nonostante lei tenti di evitare il matrimonio a tutti i costi.
La prima notte di nozze con Gilbert non è certo di miele, il principe abusa di lei, nonostante la ragazza desideri accontentarlo, e le violenze aumenteranno, portando Serenia in un abisso di disperazione. E’ chiaro alla ragazza che suo marito nasconde un terribile segreto ma impiegherà diverso tempo per scoprire di cosa si tratta.
Il rapporto tra Gilbert e Serenia evolverà di giorno in giorno finché, durante una passeggiata a cavallo, lui sarà costretto a rivelare il suo segreto.
Serenia si accorgerà con stupore di non provare alcuna repulsione, anzi, la scoperta l’attrarrà a lui ancora di più.
Ma sarà proprio la loro unione così forte a liberare i poteri dei draghi rimasti assopiti.
Da quel momento la scena cambia completamente. Serenia sarà costretta a fuggire dal castello e a vagare per le Terre di Arret per imparare ad usare il potere dei draghi.
La magia si insinuerà nel mondo pian piano, fino a dirompere con grande forza.

La mia opinione:
Ribaltando i canoni e le dinamiche della classica fiaba “principe incontra principessa e vissero felici e contenti” questo libro racconta una storia dove la magia, più che portare benefici,  si rivela fonte di sconvolgimenti, contrasti e mancanza di riferimenti. Per la protagonista, abituata ad una vita relativamente tranquilla, venire scelta come sposa, al solo scopo di risanare un’ancestrale frattura tra il Regno Bianco e il Regno Nero, diventa quasi subito un incubo fatto di tormenti e misteri incomprensibili. Il fatto che si abbandoni, nonostante le tante violenze subite, all’amore (poco romantico ma certamente molto carnale) per il mefistofelico marito rappresenta non tanto una qualche rinuncia alla lotta, ma una semplice immersione simbolica nell’età adulta dove i compromessi sono all’ordine del giorno e la divisione del mondo in bianco/nero si sfuma in un grigio uniforme. Nonostante ciò, per buona parte del libro, la dimensione duale “positivo contro negativo” non viene mai del tutto meno, trasformandosi in un diapason emotivo capace di convogliare i vari caratteri dei personaggi verso una certa crescita personale. Utilizzando in maniera equilibrata le varie voci che compongono il libro, l’autrice riesce a tessere efficacemente, con costante tenuta narrativa, una storia non banale e vibrante di luminose e oscure presenze. Ben giocato anche l’utilizzo di sporadici riferimenti culturali al nostro universo (il valzer, i fratelli Grimm ecc.), escamotage che fa familiarizzare maggiormente il lettore con la storia raccontata. Un buon esordio che fa sicuramente desiderare di leggere il seguito del libro.

E ora l’intervista con l’autrice:

Ciao Marina, benvenuta su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinata alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Ciao! E grazie innanzitutto per l’ospitalità. Volete sapere qualcosa di me? Bene! Vi posso dire che per lo più faccio la mamma, poi mi diletto a fare ricerche storiche e studi sui marmi, che mi piacerebbe applicare nel settore turistico. Scrivere mi è sempre piaciuto, anche se non ho mai pensato di fare la scrittrice. Non mi piace stare “sotto i riflettori” (uso per questo lo pseudonimo Marina). Ancora mi ricordo la vergogna che provavo quando i professori a scuola leggevano i miei temi-fiume davanti a tutta la classe! Quanto odiavo questa cosa! E, paradossalmente, penso mi abbia frenato da “mettere su carta” la storia che avevo in mente da anni. Adesso sono veramente contenta di aver iniziato, chissà forse prima i tempi non erano maturi. Nel dicembre 2010 ho comprato un quadernino a quadretti e ho iniziato a buttare giù la storia, poi passata al pc, e non ho più smesso, tra alti e bassi.

Come nasce “Bianco e Nero – Il potere dei draghi”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo e all’idea della saga epic fantasy che ne deriverà?
L’input vero e proprio non lo ricordo. Questo perché la storia è nata quando avevo circa 6-7 anni. Chissà forse mi hanno influenzato film come la “La storia infinita” e “la storia fantastica”. Fatto sta che le Terre di Arret, e soprattutto Bianco e Nero, mi hanno accompagnato quasi ogni sera prima di addormentarmi per quasi 30 anni!!! Immaginate quindi la mia gioia nel vedere veramente “uno dei mie sogni” realizzarsi, in tutti i sensi.

Da dove è nata la caratterizzazione dei personaggi che popolano il tuo libro? Da dove hai tratto l’ispirazione per crearli? Come hai bilanciato la ‘quota’ autobiografica e quella di pura invenzione?

"Il panorama della casa estiva. La Sabina ha ispirato le Terre di Arret."

“Il panorama della casa estiva. La Sabina ha ispirato le Terre di Arret.”

Domanda imbarazzante, perché i protagonisti, Serenia e Gilbert, hanno preso vita proprio da me e mio marito :D , soprattutto lui ha gli stessi occhi, gli stessi capelli, lo stesso nome e molti modi di fare (no, niente addominali a tartaruga e no, non è un cattivone). Serenia ha più o meno il mio stesso carattere. Per il resto le note autobiografiche si fermano qui. Della lunga storia di Arret (considerate che Bianco e Nero l’ho dovuto dividere in due per eccesso di pagine e ho già in mente il seguito) ho ideato molti punti cardine, dall’inizio alla fine del racconto. Per esempio sapevo che usciti dal castello nero si sarebbero dovuti recare ad un Eremo (che esiste davvero) e poi alla città di Shaza (che è un mix tra la città d’argento della Storia infinita, Montmartre a Parigi e Venezia) poi il come avviene un passaggio tra un punto cardine e un altro viene deciso “dai miei stessi personaggi”. Le due sorelle della protagonista e Angher, il suo amico del cuore, sono stati ideati quando ero piccola. Gli altri hanno tutti uno scopo: per esempio Silva è nata perché desiderava un dominatrice del fuoco e una ragazza intelligente che sarà fondamentale soprattutto nella parte due. Ogni volta che creo un personaggio non mi ispiro a niente di reale o quasi ma cerco di “vederlo” e “viverlo” con gli occhi della protagonista.

Questo è il tuo primo libro. Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
Sembrerà strano ma questa storia non è nata per essere pubblicata. Poiché, come ho già detto, era nella mia mente da decenni, ad un certo punto ho pensato di scriverla, perché un giorno forse l’avrei dimenticata e magari io da anziana o i miei figli o i miei nipoti l’avrebbero letta pensando a me. Quindi ho scritto di getto (anche troppo). A volte come una furia, a volte abbandonando per un mese. Quando ho scritto circa 300 pagine mi sono detta: “Ehi, ma questo è un libro!”. Durante la stesura, comunque, ho cercato di mettere su carta le emozioni, dal punto di vista della protagonista. Ogni sensazione ho provato a ricrearla e ad immedesimarmi. Per esempio per scrivere le parti riguardanti il fuoco mi sono avvicinata al fuoco vero il più possibile, sono stata attenta ad odorare le vecchie chiese per capire che profumo avessero. Ho persino valutato quanto era la resistenza di un pezzo di carne mentre cucinavo.

Per presentare “Bianco e Nero – Il potere dei draghi” ai lettori hai scelto la via dell’autopubblicazione attraverso Amazon. Ci vuoi raccontare i motivi di questa tua decisione? È stato tutto come ti aspettavi? Lo consiglieresti anche ad altri giovani autori? Com’è il mondo dell’editoria visto con gli occhi di un autrice esordiente?
Come ho detto prima mi sono resa conto che Bianco e Nero poteva essere una storia letta anche da altri solo a prima parte quasi finita. Allora ho cominciato a fare ricerche web e ho trovato informazioni sull’autopubblicazione su Amazon. Non potevo crederci: era gratis!!! Sapevo che per entrare nell’editoria i tempi sono lunghissimi ed è un mondo difficile. A tutti i costi però volevo impedire di cadere nella rete delle editorie a pagamento. E fino adesso devo dire che sono molto soddisfatta della scelta, soprattutto perché mi ha aiutato ad entrare in contatto con il pubblico e capire un po’ “come funziona”. E’ una strada che consiglio sicuramente, anche se è dura perché gli autori indipendenti devo fare tutto da soli e studiare mille modi di farsi conoscere senza essere invadenti e fastidiosi. Da una parte però devo ammettere che è anche divertente (pensate che ho scartato una piccola casa editrice, che ho contattato di recente, proprio perché non mi lasciava libertà di azione). Non posso dire se è tutto come mi aspettavo perché… non mi aspettavo niente! E il mondo dell’editoria visto da un esordiente può essere davvero complicato. Arrivano proposte come cavallette, difficile riconoscere le perle rare nel mare di imbroglioni.

C’è un genere, una forma letteraria, con i quali vorresti cimentarti e che non hai ancora affrontato?
Le Cronache dalle Terre di Arret per ora sono così ampie che non riesco a “non pensare fantasy”. Però mi piacerebbe affrontare il genere storico. Ma ci vuole un’accuratezza infinita, non so se riuscirò mai a cimentarmi. Solo il tempo lo saprà dire.

Da dove parte la tua storia di lettrice? Quali generi letterari ti affascinano? I primi tre libri della tua biblioteca ideale?

Una piccola sezione della libreria di P. Marina

Una piccola sezione della libreria di P. Marina

La mia storia di lettrice parte da piccolissima. Mio padre mi leggeva i fumetti di Topolino, ma io volevo leggere a tutti i costi da sola. Così ho imparato a 5 anni e non mi sono più fermata. Ovviamente i miei generi preferiti sono i fantasy, preferibilmente di stampo classico, ultimamente mi sono avvicinata anche ai paranormal romance e agli urban fantasy. Adoro anche i romanzi storici. Nella mia biblioteca ideale metterei (e ci sono in realtà) la saga di Harry Potter, Il Signore degli anelli e La storia infinita.

Hai delle tecniche narrative, dei trucchi, dei riti o luoghi che ti conciliano meglio il processo creativo a cui non riesci a rinunciare quando scrivi? Insomma, come ti rapporti alla “famigerata” pagina bianca?

"La postazione sul tavolo della sala, con accanto una tazza di solito colma di latte alla cannella o orzo all'anice."

“La postazione sul tavolo della sala, con accanto una tazza di solito colma di latte alla cannella o orzo all’anice.”

Partiamo dalla seconda domanda. Quando ho una pagina bianca davanti comincio subito dai particolari. Facciamo un esempio: non so bene cosa scrivere ma so che i protagonisti devono raggiungere un determinato posto. Bene! Che tempo è? Il tramonto? Ok, focalizzo nella mente il tramonto e parto nella sua descrizione, tentando di non dilungarmi troppo e andando avanti nell’azione. I protagonisti sono a cavallo? Bene! Gli zoccoli si devono sentire. Stanno attraversando un bosco? OK. Allora sentiranno odore di funghi o di terra bagnata e così via. E così si arriva anche alla prima domanda. Due cose per me sono fondamentali nel mio metodo di scrittura. Per primo i 5 sensi. Tento di mostrare tutto aggiungendo altro oltre la vista: odori, sensazioni tattili, suoni etc. Il secondo è il punto di vista. Mi immagino una telecamera che sta puntata al di fuori (narratore), e che si sposta spesso sulla testa della protagonista e dentro di lei. E descrivo quello che vede l’obiettivo. Infine, la musica è una vera musa ispiratrice. Molte scene hanno una loro colonna sonora (dichiarata o meno), non mentre scrivo, quando esigo il massimo silenzio, ma prima o dopo. Chiudo gli occhi e tramuto le note in scene.

Progetti per il futuro di cui vuoi darci qualche anticipazione? A quando il seguito de “Bianco e Nero – Il potere dei draghi”?
Prima del seguito di Bianco e Nero (parte II – I draghi del potere) uscirà uno spin off dedicato al personaggio di Gilbert. Non mi piace dare date finché non sono certa di poterle rispettare. Anche perché vorrei evitare l’errore della “troppa fretta” che ho compiuto la prima volta. Diciamo che l’uno e l’altro si troveranno alle due sponde dell’estate. Posso anche anticipare che il vero seguito di Bianco e Nero si intitolerà “Bracciali d’oro” e poi chissà cosa altro verrà fuori.

E anche per questa settimana è tutto ^__^
Ringraziando ancora una volta tutti gli autori e gli editori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura vi lascio con lo spot del libro e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato! ;)

Letto e Bloggato: La nemesi dei mondi – La Chiamata del Destino

Fantasy, fantasy e ancora fantasy ^_^ E’ un periodo d’oro per il genere e in redazione siamo sempre lieti di vederci arrivare nuove chicche. Ed è per ciò che in questo nostro immancabile appuntamento con Letto e Bloggato abbiamo deciso di dedicare un pò di spazio a “La nemesi dei mondi – La Chiamata del Destino” (Pagine: 498, Prezzo: per il formato ebook 2.99 euro e 16.20 per la versione in brossura) libro d’esordio di Simone Lari e primo capitolo di una trilogia fantasy.

Sul Libro:
Dopo un lungo periodo di guerre e di carestie, la pace è finalmente tornata nei Regni delle Terre Centrali. Dopo la sconfitta del loro Re, i demoni e i sanguemisto si sono ritirati nelle Wastelands, sotto la guida della loro Regina e dei figli del loro defunto Re. Gli Umani e gli Elfi vivono tranquilli, cercando di ricostruire quanto perduto, ignari che la minaccia più grande che abbia mai gravato su di loro, un male ben diverso da quello che hanno sempre conosciuto, attende pazientemente il momento opportuno per fare la sua mossa. Cinque ragazzi, divisi dalla razza, ma uniti dal destino, si vedranno costretti ad affrontare un’ardua impresa. Per cercare di riuscire a compiere la loro missione, dovranno capire ed accettare il significato dell’amicizia, del dolore, e del sacrificio, ma sarà sufficiente?…

La mia opinione:
Persone normali che si trovano coinvolte in fatti straordinari? No, nulla di ciò. Come in ogni buon epic fantasy, e l’influenza della tadizione del genere si percepisce forte per tutto il libro, in “La chiamata del destino” di persone comuni ve ne sono ben poche, ma di eroi (embrionali o meno) ve ne sono in quantità. Quello che però differenzia la narrazione di Lari da tante altre è la sua scelta di rendere imparzialmente la fallacità di tutti i suoi personaggi: i saggi non sono così saggi, i coraggiosi perdono fiducia, i demoni non sono così disonorevoli come piacerebbe pensare ai più e il destino viene catalizzato, o meglio incarnato, nel più improbabile dei protagonisti. Una manifesta contradditorietà che disegna lo scenario di un mondo fatto di acuti contrasti dove la fede si spegne in puro egotismo, dove la maggior parte delle figure femminili si sacrifica per un bene superiore, dove i pregiudizi (contro i demoni, contro l’anormalità in generale) si sprecano sottolineando il carattere crepuscolare che attraversa tutta la storia. Un sorta di disincanto che impregna anche il finale, coraggioso nella sua originalità priva di compromessi. Piuttosto ardito anche l’utilizzo, per via interposta e come una sorta di deus ex machina oscuro, dei visitatori (alieni assolutamente non pacifici) messi a contrasto/confronto con gli dei. Molti spunti tutti interessanti che però stipati in questo primo volume di trilogia lo rendono un pò caotico. Probabilmente un sommario avrebbe facilitato la lettura. “La chiamata del destino” resta comunque, piccole imprecisioni a parte, un esordio più che promettente capace di generare una forza di attrazione tale da tenere il lettore avvinto alla storia fino alla fine.

E ora l’intervista con l’autore:

Ciao Simone, benvenuto su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinato alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Ciao Barbara, è un piacere essere qua con voi. Ho 34 anni e sono di Grosseto, amo da sempre il cinema e la letteratura fantasy. Fino a qualche tempo fa ero un divoratore di manga e fumetti vari, poi con il passare degli anni ho quasi smesso. Sono anche un grande appassionato di giochi di ruolo, tra tutti Dungeons & Dragons. Ho iniziato a scrivere come semplice passatempo, poi ho cominciato a prenderci gusto, e mi sono cimentato con maggiore impegno e assiduità nella scrittura. Attualmente, considerando che non lavoro da alcuni mesi, è diventato il mio impiego a tempo pieno (come si può notare dalla quantità di titoli che ho pubblicato in poco tempo).

Come nasce “La Nemesi dei Mondi – La Chiamata del Destino”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo e all’idea della saga fantasy che ne deriverà?
Ho cominciato a scrivere la Nemesi quasi per gioco, con l’intento di mettere su carta i personaggi e le avventure vissute da me e dai miei amici durante le nostre sessioni di gioco di ruolo. Poi, la perdita di un caro amico, che da sempre faceva parte del nostro gruppo, mi ha portato a infondere maggiori energie e dedizione per produrre un romanzo meritevole, così da poterlo dedicare a lui. Una volta finita la stesura, mi sono reso conto che avrei voluto continuare a narrare le avventure di personaggi a cui ero molto legato, e ho deciso di farne una trilogia.

“La Nemesi dei Mondi – La Chiamata del Destino “ vanta molte delle caratteristiche del fantasy classico. Da dove nasce la tua passione per questo tipo di letteratura? Cosa pensi del genere fantasy nel contesto editoriale italiano?

"Quello che vedo alzando gli occhi dal monitor."

“Quello che vedo alzando gli occhi dal monitor.”

Il mio genere preferito è sempre stato il fantasy classico (epic o high fantasy che dir si voglia), anche se ultimamente ho sviluppato una certa passione per l’urban fantasy. Ho iniziato, come in molti avranno fatto, leggendo delle pietre miliari quali Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli, però non mi sono fossilizzato a queste letture (seppure una enorme locandina di LOTR troneggi sopra al mio PC, accanto a una spada piuttosto famosa…). Rispetto al fantasy italiano, devo dire che negli ultimi mesi ho letto veramente molti titoli, diversi dei quali li reputo estremamente meritevoli, tutti romanzi scritti da autori italiani autopubblicati.

Com’è stato scrivere questo libro? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
E’ stata un’esperienza molto intensa, a tratti entusiasmante, altre volte decisamente triste. In un paio di occasioni, ammetto che mi è scesa una lacrima mentre scrivevo. Gli aspetti più importanti che ho cercato di sottolineare, sono i valori dell’amicizia, della capacità di accettare persone apparentemente molto diverse, del senso del dovere e del sacrificio. Sono tematiche che spesso vengono affrontate nel fantasy classico, ma spero di averle rese in molto particolare e personale. I sentimenti dei personaggi della Nemesi si evincono non solo dalle loro parole, ma anche dai loro silenzi e, soprattutto, dalle loro azioni.

Per presentare “La Nemesi dei Mondi – La Chiamata del Destino” ai lettori hai scelto la via dell’autopubblicazione attraverso Amazon. Ci vuoi raccontare i motivi di questa tua decisione? È stato tutto come ti aspettavi? Lo consiglieresti anche ad altri autori? Com’è il mondo dell’editoria visto con gli occhi di un giovane autore ?
Ho scelto l’autopubblicazione tramite Amazon in seguito ai consigli insistenti da parte di due buoni amici. Inizialmente ero piuttosto scettico, sia all’idea di autopubblicare, sia al formato ebook. Devo dire però che è un formato molto comodo, e lo dico sia come scrittore che come lettore.
In passato ho avuto una brutta esperienza con un EAP, e ho visto come un bel sogno può trasformarsi facilmente in un incubo a pagamento. Dopo questa esperienza, sono diventato un po’ diffidente verso alcune CE. Le grandi casi editrici hanno tempi di lettura veramente lunghi, mentre le piccole CE, con tutto il rispetto parlando, spesso non sono in grado di assicurare aspetti essenziali come la distribuzione. Con Amazon, sono riuscito a raggiungere molti lettori, offrendo un buon prodotto a basso prezzo, perché diciamoci la verità: in pochi sarebbero disposti a spendere 15-20 euro per il libro di un esordiente sconosciuto, ma 2-3 euro per un ebook, si possono anche rischiare… Nei primi mesi è andata piuttosto bene. La concorrenza è molta e agguerrita, e non sempre leale. Però resto dell’idea che sia un buon banco di prova per un esordiente, un metodo per avere i primi pareri del pubblico. Inoltre non è da escludere la possibilità di essere notati da un editore degno di tale nome, e di venire pubblicati.

Quali sono, secondo te, i principi fondamentali sui quali non scendere mai a compromessi quando si scrive?
Alcuni colleghi sostengono che devi scrivere pensando a cosa può piacere al lettore, e non a cosa piace a te. Io invece sono dell’idea che uno scrittore debba amare e apprezzare lui per primo ciò che scrive, altrimenti non sarà in grado di renderlo godibile per il lettore. Credo che sia una cosa indispensabile scrivere di ciò che ci piace e di ciò che più conosciamo e ci è affine.

Da dove parte la tua storia di lettore? Quali generi letterari ti affascinano? I primi tre libri della tua biblioteca ideale?

"La mia libreria virtuale".

“La mia libreria virtuale”.

La mia storia di lettore parte con “La storia fantastica” e “Lo Hobbit”, per poi approdate ai “Libro Game” e via dicendo… La mia biblioteca ideale? Quella “fisica” sarebbe così composta: “Il Signore degli Anelli”, uno a scelta dei volumi delle “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” di Martin, e al terzo posto… lo terrei libero perché c’è sempre qualcosa di meritevole in attesa dietro al prossimo scaffale. Mentre per quella “virtuale” direi sicuramente “La Guerra dei Grandi Tumuli”, “Forgotten Times, la redenzione dei dannati” e “2017 AD” (l’ultimo dei tre è uno dei pochi romanzi non fantasy che ho veramente apprezzato).

Hai delle tecniche narrative, dei trucchi, dei riti o luoghi che ti conciliano meglio il processo creativo a cui non riesci a rinunciare quando scrivi? Insomma, come ti rapporti alla “famigerata” pagina bianca?

"La mia comoda postazione di scrittura"

“La mia comoda postazione di scrittura”

(Parto facendo una serie di scongiuri assortiti fuori onda) Per il momento devo dire che le idee non mi mancano. La mia tecnica, se così la possiamo definire, consiste nel predisporre una sorta di intelaiatura di base per la storia che intendo scrivere, fissandone i passaggi fondamentali e il finale. Poi aggiungo delle battute che assolutamente voglio inserire nel corso dei dialoghi, e parto a scrivere. Spesso la notte, prima di addormentarmi, mi capita di alzarmi e scribacchiare appunti incomprensibili anche per me sul primo foglio che mi capita sottomano, oppure durante la giornata, di inserire un post-it virtuale sul mio intasatissimo desktop.

So che è già uscito il sequel della “Nemesi dei Mondi” e che si intitola “L’ombra della morte”. Ce ne vuoi parlare? Altri progetti di cui vuoi darci qualche anticipazione?
L’Ombra della Morte (Pagine:382, Prezzo: 2.99 euro per il formato ebook e 13.50 euro per quella in brossura) è uscito i primi di novembre, è un sequel piuttosto particolare, che potrebbe spiazzarvi inizialmente, dato che è ambientato venti anni dopo la fine della Nemesi, e che i personaggi principali sono del tutto nuovi (vedremo poi quali e quante interazioni si svilupperanno nel corso della storia con i personaggi del volume precedente). Sicuramente ha delle atmosfere più cupe rispetto alla Nemesi, e un elemento nuovo: il mistero. Il personaggio di Jerod Masters vi risulterà ambiguo e misterioso fino… beh non ve lo dico fino a che punto.
Il terzo episodio della trilogia, se tutto va bene, sarà pronto per metà maggio. Attualmente è in fase di editing. Non vi posso anticipare molto perché già il titolo potrebbe contenere delle velate anticipazioni. Vi posso dire però, che sarà un epilogo piuttosto interessante, dai risvolti imprevisti e dal finale sorprendente.
I primi di febbraio ho pubblicato il mio primo romanzo urban fantasy: “Nameless – La Notte dei Fuochi”. Un romanzo breve (Pagine: 180, prezzo: 0.99) dove l’umorismo, che si alterna talvolta a situazioni piuttosto crude, la fa da padrone. (a breve uscirà anche in lingua inglese).
Un altro romanzo che ho appena terminato (ebbene sì, mi do molto da fare ultimamente), è un progetto per una serie thriller/paranormal, attualmente in fase di lettura da alcuni fidati beta-tester.

E anche per questa settimana è tutto ^__^
Ringraziando ancora una volta tutti gli autori e gli editori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura, vi lascio con il booktrailer de “La nemesi dei mondi – La Chiamata del Destino” e del suo seguito “L’ombra della morte e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato! ;)

Letto e Bloggato: L’Angelo Nero – Il libro della Profezia

Pur essendo la nostra redazione ancora sommersa da letture in sospeso che attendono pazientemente di essere valutate, eccoci ancora una volta a darvi il benvenuto all’ennesimo appuntamento con la sempre seguita rubrica Letto e Bloggato!
Questa settimana dedichiamo il nostro spazio a “L’Angelo Nero – Il Libro della Profezia“(Pagine: 459, disponibile su Amazon: Prezzo formato ebook 2.68 euro, prezzo formato cartaceo 12.25 euro), primo volume di una nuova trilogia fantasy, scritto da Daniele Tredici.

Sul Libro:
Un’oscura minaccia sta per riversarsi sul Continente.
L’antico e malvagio angelo nero sta tramando la sua vendetta. Egli userà tutto ciò che è in suo potere per devastare una terra un tempo pacifica e prospera.
Un giovane e semplice ragazzo verrà chiamato a contrastare la sua tremenda furia.
Egli si ritroverà in un mondo popolato da saggi maghi, scaltri guerrieri, nani oscuri e mostri d’ogni sorta. Dovrà fronteggiare gli intrighi di un crudele e dispotico impero e si troverà coinvolto nei progetti di un circolo segreto di ribelli in lotta per la libertà.
Riuscirà l’ingenuo ragazzo a compiere il suo fato apparentemente già deciso fra le pagine di un magico libro?
La profezia sarà veritiera oppure tutto precipiterà nelle tenebre?


La mia opinione
:
Sean, novello Bartleby (il refrattario eroe di Melville), diviene ostaggio del destino che lo vuole unico depositario di un libro che potrebbe rappresentare l’unica salvezza contro il nascente dominio del male. Inizia così questo fantasy che, miscelando abilmente la classica storia di formazione (sarà anche il senso di edificazione e maturazione interiore dei diversi protagonisti a decidere il progredire dell’avventura) con i diversi topoi narrativi cari al genere, presto mostra tratti originali travasando il nuovo nella tradizione e viceversa (ho apprezzato la commistione/contaminazione creatasi tra elfi, nani e maghi con angeli, vampiri e zombie). Sfruttando una ammirevole e poderosa cura nei dettagli di ambientazione, l’autore amplifica e vivifica l’impianto espositivo utilizzando svolte inattese ( complice anche l’azzeccato escamotage di spostare il punto di vista della narrazione) e personaggi scevri dal solito eccesso di ricordi o sfumature psicologiche. Questa scelta di non “caricare” troppo i diversi protagonisti riesce a universalizzarli e a renderli, pur con tutte le indispensabili variazioni, più accativanti al lettore mantenendo comunque sempre in primo piano l’avventura che va svolgendosi. Dimostrando qualche esitazione nella fluidità dei dialogni subito compensata da una buona compiutezza linguistica e stilistica nelle descrizioni delle battaglie, Daniele Tredici ci consegna una storia ricca di freschezza e inventiva da cui è diffcile staccarsi. Un esordio promettente che fa desiderare di avere già in mano il seguito del libro.

E ora l’intervista con l’autore:

Ciao Daniele, benvenuto su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinato alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Prima di iniziare voglio ringraziare il blog per lo spazio che mi è stato concesso e per la disponibilità che mi è stata mostrata. Passando alla domanda posso dire che oltre alla scrittura, le mie passioni sono la lettura, la musica e il cinema. L’arte in genere è il mio principale interesse e sono costantemente alla ricerca di forme creative atipiche. Per quanto riguarda la scrittura il primo contatto è avvenuto durante l’adolescenza, quando cominciai a ideare piccole ed acerbe poesie, stralci di pensieri ed emozioni che venivano scritti e subito dopo cestinati. I pezzetti di carta cominciarono a diventare fogli e i fogli interi quaderni, dalle “poesie” passai ai racconti e poi senza quasi accorgersene la scrittura era diventata indispensabile. Il ruolo principale che aveva allora, e che persiste anche oggi, è quello di creare mondi, ideare realtà in cui rifugiarsi e di conseguenza avere un luogo dove sia possibile dar voce a parti di sé che giacciono troppo in profondità per poter emergere in altro modo.

Come nasce “L’angelo nero – Il libro della Profezia”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo e all’idea della saga fantasy che ne deriverà?
L’Angelo Nero nasce, per gioco, tra i banchi di scuola. Con un caro amico eravamo soliti scrivere brevi storie a staffetta. Uno dei due cominciava con una manciata di frasi e l’altro proseguiva in una sorta di scrittura a staffetta, i racconti prendevano pieghe imprevedibili, ed era divertente scoprire come si sarebbe evoluta la situazione iniziale. Una di queste storie ci coinvolse così tanto che decidemmo di proseguirla. Divenne il centro delle nostre conversazioni ed in breve tempo ideammo un vero e proprio mondo, e l’abbozzo di una trama. Finito il periodo scolastico, e questa prima fase, il racconto rimase in attesa su un vecchio quaderno sgualcito fino a che la scintilla, la volontà di scrivere, tornò a farsi sentire. Questa volta, con intenti più seri, ripresi in mano il racconto e cominciò la vera e propria stesura. Le idee erano così tante che mi resi subito conto che la storia poteva diventare consistente, così, dato che l’idea mi affascinava, optai per una trilogia e mi misi al lavoro.

Da dove è nata la caratterizzazione dei personaggi che popolano il tuo libro? Da dove hai tratto l’ispirazione per crearli? Come hai bilanciato la ‘quota’ autobiografica e quella di pura invenzione?
I primi due personaggi ad essere ideati sono stati Tenth e Sid (i due maghi che fanno da maestri al protagonista). Il primo rappresenta la trasposizione in chiave fantasy del mio migliore amico (sopracitato) e il secondo del sottoscritto, gli abbiamo donato caratteristiche che ci appartengono e poi il romanzo ha fatto il resto, forgiando i loro caratteri. Quindi, in questo caso, possiamo parlare di un 50 e 50 fra connessione tra la realtà e pura invenzione. Per quanto riguarda gli altri invece sono praticamente tutti un’emanazione diretta dell’immaginazione, che in particolari situazioni o contesti della storia ti suggerisce chi far entrare in scena e come questo personaggio sarà. Il protagonista invece è stato volontariamente poco caratterizzato. Volevo che il lettore se lo immaginasse come preferiva, fisicamente parlando, mentre caratterialmente egli, nel primo volume, ha solo due tratti distintivi. La curiosità, che è lo spinge a gettarsi all’avventura e a credere alle novità che gli si spalancano davanti e la titubanza che lo porta a mettere in dubbio il suo ruolo e tutto ciò che ruota intorno a lui.

Questo è il tuo primo libro. Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
Scrivere questo libro è stato un lavoro piacevole. Facendolo esclusivamente per passione mi sono preso i miei tempi, scrivendo con calma ogni volta che ne sentivo il bisogno. Veder la propria “creatura” prendere forma è una soddisfazione molto grande e anche farlo leggere e ricevere i primi pareri. Ovviamente vi sono stati anche dei momenti piuttosto frustranti. Le revisioni sono un processo infinito ed ogni volta che il manoscritto pareva essere pronto ecco che compariva qualche imprecisione, una parte che andava risciritta o altre cose di questo tipo, bisognava riprendere in mano il testo e sistemarlo, ma anche questa componente meno entusiasmante diventa infine un parte integrante della scrittura e pian piano la si apprezza per le migliorie che apporta.

Per presentare “”L’angelo nero – Il libro della Profezia” ai lettori hai scelto la via dell’autopubblicazione attraverso Amazon. Ci vuoi raccontare i motivi di questa tua decisione? È stato tutto come ti aspettavi? Lo consiglieresti anche ad altri giovani autori? Com’è il mondo dell’editoria visto con gli occhi di un autore esordiente?
Sono piuttosto pessimista e informandomi sui processi dell’editoria tradizionale ho realizzato ben presto che percorrere quella strada avrebbe richiesto sforzi titanici e risultati scadenti (Pubblicare con un piccolo editore non da molta più visibilità che farlo in modo autonomo, mentre pubblicare con una grande casa editrice e come aspettare di vincere alla lotteria), ho preferito agire subito sfruttando l’opportunità che da la rete e mi sono trovato molto bene. Il serivizio offerto da amazon è impeccabile ed è incredibile il fatto di riuscire ad avere visibilità anche senza farsi pubblicità o spammare in lungo e in largo per il web in cerca di lettori. Il sito ha un tale flusso di visitatori che molte persone capiteranno sulla vostra opera e se questa sarà accattivante al punto giusto e allo stesso tempo con un prezzo adeguato al lavoro di un esordiente, allora potrete ottenere qualche piccola soddisfazione e soprattuto dare l’opportunità ad altri di apprezzare il vostro lavoro!

C’è un genere, una forma letteraria, con i quali vorresti cimentarti e che non hai ancora affrontato?
Oltre al fantasy amo la poesia, in particolar modo quella d’avanguardia e ho ideato un progetto intitolato “Surrealtà” in cui ho tentato di fondere queste poesie, molto particolari, in un unica storia con un filo logico. Perciò, in realtà, mi sono già cimentato in qualcosa che non centra con il fantasy e quindi non sto rispondendo alla tua domanda… ora lo faccio: per ora sono soddisfatto del percorso che sto intraprendendo e fino a che non avrò esaurito tutta la creatività ad esso correlata penso che non mi dedicherò ad altro.

Da dove parte la tua storia di lettore? Quali generi letterari ti affascinano? I primi tre libri della tua biblioteca ideale?

Qualcuno dei libri amato da Daniele ^_^

Qualcuno dei libri amato da Daniele ^_^


Sono un lettore onnivoro e da sempre ho letto tutto ciò che mi capitava a tiro da Shakespeare ai Libri del Battello a Vapore, passando per la saggistica e i romanzi più commerciali, ma dopo essere incappato nel fantasy (qualcuno ha detto “Signore degli Anelli”? Ebbene sì) non ne sono più uscito. Ora continuo a leggere di tutto, ma se trovo una saga che mi appassiona quella prende il sopravvento sul resto. I primi tre libri sono il già citato “Signore degli Anelli”, che oltre ad essere un capolavoro letterario ha per me una sorta di potere magico, riesce a trascinarmi al suo interno con una forza magnetica così forte che devo stare attento a non guardarlo per troppo tempo altrimenti ricomicerei a leggerlo =). Secondo libro l’intera saga della Torre Nera di King, ma visto che me ne hai chiesto solo uno dirò “La Torre Nera”, l’ultimo volume, come rappresentante dell’intera saga. Infine I Fiori del Male di Baudelaire. Il libro che mi ha fatto venir voglia di cominciare a scrivere.

Hai delle tecniche narrative, dei trucchi, dei riti o luoghi che ti conciliano meglio il processo creativo a cui non riesci a rinunciare quando scrivi? Insomma, come ti rapporti alla “famigerata” pagina bianca?

Ecco dove scrive Daniele.

Ecco dove scrive Daniele.


Penso di non aver ancora trovato un luogo ideale in cui scrivere, ora è la mia scrivania ovviamente, ma non ci sono particolarmente legato. Sto cominciando solo da poco ad analizzare il modo in cui scrivo per capire quali sono gli orari e i posti migliori e non ho dei riti particolari a parte una grossa tazza di té nero che mi accompagna spesso durante i miei viaggi nel Continente. Come ho detto prima attendo che la voglia di scrivere mi trascini al computer, quindi una volta lì la pagina bianca incomincia a riempirsi, spesso partendo da una semplice immagine o da un idea che mi permettono di iniziare o continuare la storia a cui sto lavorando.

Progetti per il futuro di cui vuoi darci qualche anticipazione? A quando il seguito de “L’angelo nero – Il libro della Profezia”?
Il seguito dell’Angelo Nero è già pronto, attualmente sto lavorando alla terzo volume e sono a tre quarti del lavoro, ma sto attendendo di completarlo per poter fare un editing più accurato di entrambi e poi pubblicarli. Un’anticipazione? Il titolo del secondo sarà “La Clessidra e il Rabdomante” mentre per il terzo ancora non c’è un titolo. Terminata la saga ho già una nuova idea che mi ispira moltissimo e per cui sto cominciando a raccogliere materiale e fare ricerche. Sarà sempre un fantasy, ma incentrato su un solo personaggio e con un’ambientazione molto più cupa, legata ad un mondo caduto in rovina.

E anche per questa settimana è tutto ^__^
Ringraziando ancora una volta tutti gli autori e gli editori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura, vi lascio con il booktrailer del libro e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato! ;)

Letto e Bloggato: Kyler – Principi Azzurro Sangue

Continuano i seguitissimi appuntamenti con Letto e Bloggato che, seppure in pausa (per ora le nuove adesioni sono sospese), non vi abbandonerà a voi stessi ^_^

Questa settimana dedichiamo il nostro spazio a “Kyler-Principi Azzurro Sangue“, primo libro della saga Principi Azzurro Sangue, scritto da Paola Gianinetto (già autrice di Qui per Te e coatruice di Amore Orgoglio e Pregiudizio , edito dall’interessante Emma Books casa editrice al femminile in digitale.

Sul Libro:
Quando Nia scopre che la sua migliore amica Beth è in realtà un vampiro, lo shock è terribile. Ma dopo lo spavento iniziale decide di accettarla per quel che è e di cominciare a conoscere il suo mondo, di cui fanno parte altri vampiri. Tra loro c’è anche Kyler: pericoloso, affascinante e tremendamente sensuale. E Nia non può far altro che abbandonarsi all’amore. Ma il pericolo incombe su questa passione appena divampata.
Il primo libro della saga Principi Azzurro Sangue, con protagonisti i vampiri di Windhill, vi lascerà con il fiato sospeso, tra incontri travolgenti, imprese emozionanti e un alto tasso di sensualità.

La mia opinione:
L’idea della coppia dicotomica umana-vampiro sembra ormai essere stata sviscerata nella sua interezza letteraria, almeno fino a quando un qualche autore non tira fuori il proverbiale coniglio dal cilindro e racconta una storia simile ma diversa, dalla linfa inquieta, che si dibatte tra nuovo e già visto. Ed è quello che fa la Gianinetto in questo suo libro. Servendosi di ingredinti ben noti (vampiri affascinanti e misteriosi, una ragazza che scopre che il mondo soprannaturale esiste, un amore interspecie,ecc…), l’autrice rimescola il tutto in un nuovo calderone, facendo acquisire alla storia una nuova dimensione immaginaria. Partendo dalla buona idea di far conoscere alla protagonista il soprannaturale grazie all’incontro, non con il solito amante vampiro, ma tramite la sua migliore amica, per poi proseguire infiltrando la realtà nel fantasy (contrariamente a quanto accade di solito) ed infine proponendo un pantheon di personaggi dalla personalità ben costruita e dall’articolato background, la Gianinetto raggiunge e cattura anche il lettore di fantasy più smaliziato. Riuscendo a non abusare della canonica figura del vampiro, “Kyler” mette in evidenza la natura sempre in bilico tra passioni sfrenate e ferocia nascosta di questi esseri, pur mantenendo intatto il carattere romantico della loro figura. Un libro ricco nel senso migliore del termine, dalla prosa chiara e scorrevole, che invoglia sicuramente a leggerne il seguito.

E ora l’intervista con l’autrice:

Ciao Paola, benvenuta su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinata alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Buongiorno a tutti. Vorrei iniziare ringraziando tutti voi dello staff di Pane e Paradossi per l’opportunità che mi avete concesso ospitandomi in questo spazio e per la vostra grande professionalità e gentilezza.
Se vado indietro nel tempo, non riesco a trovare un momento esatto in cui mi sono avvicinata alla scrittura: fa parte di me, fin dall’infanzia. Da piccola scrivevo in continuazione diari, lettere, racconti e bigliettini, era il mio modo preferito di esprimermi e anche da adulta le cose non sono cambiate. Scrivere è sempre stata la mia grande passione e diventare scrittrice il mio unico sogno, ma fino a pochi anni fa lo consideravo un sogno irrealizzabile. Poi, un giorno, ho deciso di provarci. L’ho fatto solo per me, senza altra aspettativa se non quella di capire se ero in grado di mettere nero su bianco una delle tante storie che popolavano i miei sogni a occhi aperti, di scrivere un romanzo tutto intero. Da quel giorno, in ogni momento libero, non ho fatto altro. Ammetto di essere schiava della scrittura, ma è una schiavitù meravigliosa. Ho scoperto che nella vita è davvero possibile trovare qualcosa che ami fare al punto che solo questo basta a renderti felice: è una sensazione straordinaria, qualcosa che augurerei a chiunque.

Come nasce “Kyler – Principi Azzurri Sangue”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo e all’idea della saga che ne deriverà?
Il primo romanzo che ho scritto (anche se è stato pubblicato in seguito, dopo “Kyer”) è stato “Qui per te”, un romance “puro”, la storia d’amore per eccellenza. Sono molto affezionata a questo libro, perché è il mio lavoro d’esordio e contiene tutto l’entusiasmo dell’inizio, della scoperta e del piacere di creare, ma “Principi Azzurro Sangue” è il mio primo vero progetto, la mia creatura, che cresce e matura insieme a me. L’idea della saga è nata dall’unione delle mie due grandi passioni per il fantasy e per le storie d’amore, oltre che dal fascino che la figura del vampiro riveste ai miei occhi. So bene che negli ultimi anni il vampiro nella sua connotazione più romantica è stato ampiamente sfruttato nella letteratura – a volte con ottimi risultati, altre volte un po’ meno, a mio parere – ma nel dare vita alla mia saga non ho voluto lasciarmi guidare da considerazioni legate al mercato editoriale: un po’ perché ero e sono convinta che ci sia sempre spazio per nuove interpretazioni di un genere, e molto perché era quello che sentivo di voler fare e secondo me, quando si tratta di creare, è sempre giusto seguire i propri impulsi.
Per quanto riguarda il personaggio di Kyler in particolare, è nato, come tutti i miei personaggi, dalle storie che mi racconto nella mente da sempre: storie così precise e dettagliate che sono già di per sé dei libri, basta trasferirle sulla pagina.

Personaggi affascinanti (come solo dei bellissimi vampiri possono esserlo ^_^) e ben caratterizzati: che rapporto hai con i tutti loro? Come hai bilanciato la ‘quota’ autobiografica e quella di pura invenzione nell’idearli e nel descriverli al lettore?
Come dicevo, molti dei miei personaggi, specialmente i protagonisti, non sono nati nel momento in cui ho cominciato a scrivere di loro: esistono nella mia mente da molto tempo e quando decido di inserirli nei miei libri prendono forma sulla pagina come se fossero delle vecchie conoscenze. Certo, man mano che scrivo acquisiscono sempre maggior spessore, sfumature che prima non avevano, lati nascosti che la narrazione tira fuori da sola, quasi indipendentemente dal mio volere. Cominciano a vivere di vita propria e io divento loro ostaggio, limitandomi a seguirli nelle loro trasformazioni: ma non mi lamento, perché quasi sempre prendono la giusta direzione.
Qualcosa di autobiografico c’è per forza, ma non è molto: tutto viene piuttosto dalla mia seconda vita, quella fantastica che da sempre conduco nella mia mente e che scorre parallela a quella reale.

“Kyler – Principi Azzurri Sangue” appartiene chiaramente al genere fantasy / paranormal romance. Cosa pensi del genere fantasy nel contesto editoriale italiano?
Amo il genere fantasy, me ne sono innamorata più di vent’anni fa, quando ho scoperto il libro che rimane tuttora il mio preferito: “Il signore degli anelli”, di J.R.R. Tolkien. Credo che negli ultimi anni il mercato editoriale italiano abbia prestato una sempre maggiore attenzione a questo genere (pur considerando le inevitabili limitazioni che la realtà italiana comporta) e questo si riflette anche sul suo sottogenere di carattere più romantico, il paranormal romance. Da Twilight in avanti, i lettori, e in particolare le lettrici, hanno dimostrato di apprezzare sempre di più questo genere, spingendo le case editrici non solo a tradurre testi di scrittrici straniere, ma anche a considerare quelli di autrici italiane, che un tempo non avrebbero avuto alcuna possibilità di essere notate e pubblicate. Certo, credo che la strada sia ancora lunga, ma vedo segni positivi di apertura in tal senso.

Il “calvario” con cui tutti gli autori devono prima o poi confrontarsi: la ricerca di un editore. Vuoi raccontarci qualcosa dei passi che hai dovuto fare per vedere finalmente pubblicato “Kyler – Principi Azzurri Sangue”? È stato tutto come ti aspettavi? Com’è il mondo dell’editoria visto con gli occhi di una giovane autrice?
Devo ammettere di essere stata molto fortunata, nel compiere i primi passi per veder pubblicato il mio romanzo. All’inizio, come dicevo, scrivevo soltanto per me, ma poi, incoraggiata dai commenti entusiasti delle amiche del mio personale “comitato di lettura”, ho cominciato a pensare che forse le mie storie sarebbero potute piacere anche a chi che non mi conosceva personalmente. L’idea di confrontarsi con il pubblico fa sempre un po’ paura, per questo ho avuto bisogno di essere spronata da una cara amica a fare il grande salto, ma poi ho avuto la grande fortuna di riuscire a far leggere “Kyler” a un esperto del mercato editoriale a cui il libro è piaciuto, e di lì le cose si sono messe in moto da sole. Sono approdata alla “Emma Books” senza quasi rendermene conto e quando Maria Paola Romeo, la direttrice editoriale di “Emma”, mi ha comunicato che voleva pubblicare il mio romanzo, non mi sembrava vero: ce l’avevo fatta!
So che spesso le cose non accadono così facilmente e che il mondo dell’editoria può essere difficile e persino crudele, specialmente per un esordiente, ma credo che negli ultimi tempi le possibilità a disposizione di chi vuole farsi conoscere siano aumentate, soprattutto con l’avvento del libro digitale e della diffusione in rete. Anche se il rovescio della medaglia è dato dall’incredibile quantità di titoli a disposizione, che crea inevitabilmente una certa confusione nel lettore.
Personalmente, dopo la pubblicazione mi sono dovuta confrontare con il mondo degli e-book, che in Italia sono ancora poco conosciuti e pochissimo diffusi, rispetto agli Stati Uniti o ad alcuni paesi europei. Ho constatato che in molte persone, anche giovani e “informatizzate”, persiste una sorta di barriera mentale rispetto a questa modalità di fruizione del libro, ma sono certa che questa verrà presto superata, anche grazie a case editrici come “Emma”, che hanno la voglia e il coraggio di investire sul futuro, sia in termini di tecnologia che di nuove voci del panorama letterario. E grazie a forum e blog come Pane e Paradossi, che offrono agli esordienti la possibilità di avere quella “vetrina” che viene a mancare quando il libro di carta non esiste.

C’è un genere, una forma letteraria, con i quali vorresti cimentarti e che non hai ancora affrontato?
Ultimamente mi è capitato spesso di sentirmi dire, da alcune persone amiche e non: «Tu che scrivi cooosì bene, non provi il desiderio di scrivere di “qualcos’altro”»? Il che, tradotto, significa più o meno: «Perché non metti a frutto le tue capacità in qualcosa di più serio e “letterario” dei romanzi rosa?»
Mi viene da sorridere, a questa domanda, perché capisco che queste persone non vogliono farmi una critica, ma piuttosto un grande complimento, e magari anche offrirmi un prezioso consiglio. La mia risposta, di solito, è che credo che ogni scrittore debba scrivere di argomenti che sente davvero e che debba provare piacere nel farlo: da questo punto di vista, non potrei chiedere né desiderare di più.
Questo, ovviamente, non esclude che un giorno non deciderò di cimentarmi in altri generi letterari, ma per ora sono contenta di fare quello che credo di saper fare abbastanza bene e di godermi la gioia che provo nel raccontare le mie storie e le enormi soddisfazioni che mi procurano le prime risposte del pubblico ai miei romanzi.

Hai delle tecniche narrative, dei trucchi, dei riti o luoghi che ti conciliano meglio il processo creativo a cui non riesci a rinunciare quando scrivi? Insomma, come ti rapporti alla “famigerata” pagina bianca?

Ecco dove Paola dà vita alle sue meravigliose storie ; )

Ecco dove Paola dà vita alle sue meravigliose storie ; )

Non vorrei rischiare di apparire presuntuosa, perché a dire la verità non ho alcun merito in questo, ma da quando ho cominciato a scrivere mi è capitato molto di rado di sperimentare il famigerato “blocco da pagina bianca”. Di solito, comincio stendendo una traccia di base di quello che accadrà nel romanzo, perché penso che sapere dove vuoi arrivare sia fondamentale per evitare di lasciarsi prendere da divagazioni che appesantiscono la narrazione. Ma poi, mentre scrivo, la storia si sviluppa autonomamente, si arricchisce e prende direzioni inaspettate, che vengono fuori in modo del tutto naturale. Come ho già detto, i miei personaggi pensano da soli a portare avanti la storia e il più delle volte io mi limito a seguirli.
Certo, ci sono dei momenti in cui hanno bisogno di un piccolo aiuto e sorge quindi la classica domanda: “Che cosa dovrebbe succedere, adesso?” Quando accade, smetto di scrivere e mi sdraio sul divano a occhi chiusi, aspettando che la risposta arrivi da sola. Se non succede, mi metto a leggere un libro o a fare qualcos’altro, in modo da liberare la mente: magari la risposta arriverà leggendo una frase, o più tardi, preparando la cena, o magari quando mi infilerò sotto le coperte. L’importante è non voler forzare le cose e, soprattutto, mai farsi prendere dal panico o dallo sconforto.
Ho un sogno, che credo accomuni molti scrittori: vorrei tanto, un giorno, potermi ritirare per almeno una settimana in una piccola pensioncina con un balcone dal quale si vede il mare e passare tutto il tempo a scrivere con la sola compagnia dei miei personaggi. Chissà, forse prima o poi si avvererà…

Da dove parte la tua storia di lettrice? Quali generi letterari ti affascinano? Quali sono i tuoi autori feticcio, quelli che ami leggere e rileggere?

La libreria di Paola ^_^

La libreria di Paola ^_^

Ho sempre letto moltissimo, fin da bambina. Ricordo quando, esauriti tutti i libri per ragazzi che avevo a disposizione, mi sono buttata su Pavese e Moravia, perché facevano tanto adulto e “vero lettore”, superando “La noia” senza battere ciglio, nonostante dentro di me rimpiangessi i tempi di “Ventimila leghe sotto i mari”. Da quando scrivo, il tempo per leggere scarseggia, perché un giorno continua a durare ventiquattr’ore e oltre ai miei romanzi ci sono il lavoro, la famiglia e gli amici. Ma cerco comunque di leggere il più possibile, perché sono fermamente convinta che scrivere senza leggere sia come cucinare senza aver mai apprezzato il sapore del cibo. Nella vita ho letto un po’ di tutto, dai gialli (svedesi e non) ai romanzi storici, dai classici alla narrativa contemporanea e, naturalmente, tanti fantasy e tante storie d’amore.
I libri che amo rileggere non sono molti, in particolare me ne vengono in mente due: uno è “Il signore degli anelli”, che rileggo più o meno ogni dieci anni, perché ogni volta provo qualche emozione in più e perché leggerlo mi fa pensare a come deve sentirsi uno scrittore quando inventa non una storia, non un genere, ma un intero mondo a sé. Una curiosità: in “Kyler” c’è un piccolo omaggio a Tolkien e al suo romanzo. Il nome della cittadina in cui è ambientata la mia storia è Windhill, traduzione letterale di Colle Vento, uno dei luoghi dell’universo immaginario di Tolkien (che nella versione originale inglese è reso come Weathertop, ovvero “vetta del tempo”).
L’altro libro che non mi stanco mai di rileggere è “Jane Eyre” di Charlotte Brontë. Per tanti motivi, uno dei quali è che penso che Mr. Rochester, in quanto a fascino e mistero, sia quanto di più simile a un vampiro si possa trovare tra gli esseri umani, sebbene di carta.

Progetti per il futuro di cui ti va di darci qualche anticipazione? A quando il secondo romanzo della serie?Il secondo romanzo della serie “Principi Azzurro Sangue” dovrebbe essere pubblicato a breve, al massimo nel giro di un paio di mesi. Dico “dovrebbe” perché l’ultima parola spetta ovviamente agli editori, ma credo che i tempi saranno quelli. Intanto, ho già iniziato il terzo, che ho interrotto soltanto per scrivere “Negli occhi del drago”, un breve racconto inserito nell’antologia “Amore, orgoglio e pregiudizio”, pubblicata da Emma Books per celebrare il bicentenario dell’uscita del capolavoro della Austen, lo scorso 28 gennaio.
Pensando al futuro, posso solo dire che, per quanto mi riguarda, ho già in mente i protagonisti e anche le storie a grandi linee del quarto e del quinto, ma per questo bisognerà vedere quale sarà l’opinione in proposito degli editori e, soprattutto, dei lettori. Nel frattempo, non escludo la possibilità di scrivere un altro romance sull’onda di “Qui per te” e magari, chissà, prima o poi potrei anche decidere di tentare la strada del fantasy in senso stretto, con meno sesso e più draghi…

E anche per questa settimana è tutto ^__^
Ringraziando ancora una volta tutti gli autori e gli editori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato! ;)

Letto e Bloggato: Uccidimi, ti prego!

Eccoci ad un nuovo appuntamento con l’ormai imperdibile rubrica Letto e Bloggato arricchita questa settimana da una piccola novità. Oltre all’usuale intervista con l’autore di turno ho deciso di aggiungere (con la collaborazione della coraggiosa scrittice ospitata che si è prestata all’esperimento) alcune immagini che racconteranno in parte la quotidianità dello scrivere e che faranno da “commento visivo” all’intervista. Non preoccupatevi, capirete meglio non apena viste ^_^. Ma veniamo al dunque: questa settimana dedichiamo il nostro spazio a “Uccidimi, ti prego!” (Pagine:266, Prezzo: 16.00 euro per la versione cartacea e 4.99 per quella ebook) libro d’esordio di Vincenza Lucrezia Vigianello, edito per la Book Sprint Edizioni.

Sul Libro:
Un rapimento. Una violenza. Terribili segreti. Questo è ciò che subisce la sedicenne Ginevra. Una ragazzina costretta a diventare donna troppo in fretta, e poi una donna piena di paure, una donna bisognosa d’aiuto. È proprio per questo motivo che si rivolgerà ad uno psichiatra, che l’aiuterà a superare i traumi del passato. Ma una rivelazione sconcertante la getterà, ancora una volta, nella disperazione più assoluta.

La mia opinione:
Affrontando da un punto di vista sia psicologico che puramente narrativo la dicotomia vittima/carnefice, sfumandone i contorni e livellandone le difformità, il libro racconta al lettore il difficile superamento di un trauma da parte di due giovani vittime di un destino opposto ma analogo fatto di dolore e innocenze infrante.
Mostrando una sensibilità quasi crepuscolare, l’autrice tesse una tela di ragno in cui restano impigliati tutti i personaggi che, quasi cuciti con un filo di tragedia greca, pagina dopo pagina, vengono spogliati di ogni maschera, di ogni segreto e falsa giustificazione. Si mantiene però, quasi caposaldo irrinunciabile, l’istanza universalistica dell’amore, qui sentito come bisogno primario e veicolo verso la salvezza e l’espiazione. Senza pietismo, ma con una certa acerba qualità, risoluta nella sua nitidezza, e liberandosi dei soliti rassicuranti impacci dottrinali o dalla fin troppo facile morbosità, la Vigianello crea un romanzo intenso e sfuggente, che non lascia indifferenti e che smuove i sentimenti del lettore commuovendolo. Un ottimo esordio, coraggioso, che sfrutta appieno le potenzialità di una storia difficile ma ricca di temi universali.

E ora l’intervista con l’autrice arricchita da alcune immagini:

Ciao Vincenza, benvenuta su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinata alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?

Io da piccola, nel terrazzo dei miei nonni ( è lì che ho scritto l'epilogo di "Uccidimi, ti prego!")"

“Io da piccola, nel terrazzo dei miei nonni
(è lì che ho scritto l’epilogo di “Uccidimi, ti prego!”)”


Ciao, Barbara! Innanzitutto volevo ringraziarti per darmi l’opportunità di raccontare del mio libro sul vostro sito! Qualcosa di me? Vediamo… credo che inizierò col raccontarvi della mia prima volta come scrittrice! Avevo poco più di nove anni e già mi reputavo un’accanita lettrice, onnivora ed insaziabile. Mi piaceva da morire leggere (in realtà mi piace tutt’ora, solo che all’epoca avevo molto più tempo da dedicare alle letture rispetto ad oggi) e nutrivo dentro di me la curiosità di sapere cosa si provasse a scrivere dei libri. Un giorno- lo ricordo perfettamente- a mia zia, la stessa zia che mi aveva iniziata alla lettura dei libri, regalarono un Windows ’98 che, a quel tempo, sembrava uno strumento particolarissimo e super-tecnologico. Lo teneva nel soggiorno a casa dei miei nonni e, di tanto in tanto, mi consentiva di utilizzarlo. Io ero al settimo cielo! Avevo scoperto il mondo di Word, potevo scrivere quello che mi pareva! La prima storia che venne fuori dai miei primi timidi esperimenti era la storia di una ragazzina di 10 anni come me, che incontrava Martin, un alieno buffo dalla forma mutante, a cui lei si affezionava, mentre gli insegnava tutte le cose che conosceva del mondo. Mi divertivo tanto a scriverlo! Poi, nel periodo dell’adolescenza, ho sviluppato la convinzione di poter incontrare solo amori di carta, quindi scrivevo storie d’amore, innamorandomi puntualmente del protagonista di turno e quello era il mio modo di vivere una vita parallela, che altrimenti sarebbe stata fatta solo di scuola, interrogazioni e amicizie che cambiavano forma ogni giorno. Oggi la scrittura è una parte importante di me. Come quando ero piccola, rimane uno strumento per sperimentare altre strade, per conoscere nuovi mondi. La scrittura è il mio lasciapassare al mondo della fantasia. Da innamorata dell’arte quale sono, non ne potrei fare a meno. E questa forma d’arte, se così si può chiamare, va a sposarsi all’altra mia grande irrinunciabile passione: quella per il teatro. Ecco, io credo che senza la letteratura e senza il teatro, io non esisterei, o comunque sarei solo l’effimera ombra di me stessa.

Come nasce “Uccidimi, ti prego!”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo?

"Foto del mare di Rossano, luogo in cui mi sento particolarmente ispirata. Molte scene del mio romanzo (soprattutto della seconda parte) sono nate al mare! "

“Foto del mare di Rossano, luogo in cui mi sento particolarmente ispirata. Molte scene del mio romanzo (soprattutto della seconda parte) sono nate al mare! “


“Uccidimi, ti prego!” nasce per caso, in un pigro pomeriggio della mia adolescenza. Per scherzo avevo cominciato a scrivere una sorta di racconto dal titolo “Non uccidermi!” in cui una ragazzina di sedici anni dal nome da definire veniva rapita da quattro loschi individui, che avevano nomi d’animali come nomi in codice. Un esperimento, niente di più. Il problema dei miei esperimenti è che io poi comincio a credere in loro, do fiducia a quella che era solo un’idea. Devo dire che questo romanzo non ha avuto una facile gestazione: ogni volta iniziavo a scriverlo, poi abbandonavo l’idea, ripromettendomi, però, di ritornarci. Poi un giorno- sarà stato meno di due anni fa- ho sperimentato una nuova cosa: il racconto inizia in medias res, senza preamboli, senza antefatti. Chi legge si trova insieme alla ragazzina sotto la botola buia, sente il suo stesso freddo, sente i morsi della fame, è raggelato dalla paura di morire, prova un’amara sensazione di disgusto nei confronti dei rapitori. Da lì l’idea si è sviluppata, nuovi personaggi hanno acquistato voce nel romanzo, nuove storie sono emerse. Non c’era più solo la ragazzina rapita, ma c’erano altri volti, altre voci che volevano dire la loro. Quello che era solo un mio progetto iniziale ha cominciato a svilupparsi e a diventare altro. Il miracolo era accaduto: il romanzo cominciava a parlarmi e io, da ideatrice, diventavo artigiana dell’arte.

Questo è il tuo primo libro. Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
In realtà, ti devo contraddire. Si tratta del mio secondo romanzo! Il primo si chiamava “L’ultima volta”, un romanzo che ho pubblicato quando avevo 18 anni. Ad ogni modo, scrivere “Uccidimi, ti prego!” si è rivelata un’esperienza interessante, sicuramente di crescita. È una mia creazione ed è bello vederlo lì adesso, impaginato, con le parole scritte in nero sulla carta. Fa uno strano effetto, ma è veramente molto piacevole. Non c’era un progetto iniziale in quel senso, non volevo insegnare nulla, solo raccontare una storia che era nata dalla mia fantasia, una fantasia alla quale ho ubbidito ciecamente, senza chiederle mai di svelarmi il suo fine. Adesso che l’ho scritto, adesso che io stessa sono diventata una lettrice del mio romanzo, ti posso dire cosa vedo io: innanzitutto la presenza di un destino che si diverte a scherzare con i miei protagonisti, un destino al quale non si sfugge, un destino che troppo spesso usa una spietata, spietatissima ironia. I miei protagonisti spesso si trovano a scegliere, è vero, spesso scelgono di scappare eppure la vita- o il fato, o dio o chi per lui- li riporta sempre indietro, li costringe a superre i loro ostacoli e loro, a quel punto, non possono far altro che guardare in faccia la realtà. Infine mi sono accorta che, senza volerlo, ho usato due espedienti per far sì che avvenisse questa sorta di “riconoscimento”: da una parte il sogno, dall’altra lo specchio. Il sogno chiarifica, spiega, dà indicazioni, ma soprattutto rivela, diventa il motore dell’intera storia. E’ strettamente collegato alla vita: se i miei protagonisti non sognassero, probabilmente vivrebbero vite statiche e incolori. Analogamente al sogno, anche lo specchio rivela, invia dei messaggi, ma sono più crudeli, più amari. C’è un momento in cui la mia protagonista, Ginevra, si guarda allo specchio e non si riconosce, dice di non sapere chi sia la donna che copia meccanicamente i suoi gesti e allora la colpisce. Beh, solo allora Ginevra capisce di aver superato un limite oltre il quale non può più andare.

Quella di Ginevra e di Alex e del loro lungo cammino verso la guarigione dopo il terribile trauma subito è una storia ricca di coraggio, speranza e perdono. Cosa vorresti che i lettori imparassero o conservassero nel cuore del percorso che hai tracciato per loro?
Mi basterebbe che i miei lettori non chiudessero il libro dopo le prime due pagine! A parte gli scherzi, vorrei che i miei lettori, dopo aver letto l’ultimo rigo dell’ultima pagina, avessero la stessa sensazione che ho io quando termino di leggere un bel libro: quella di voler sapere a tutti i così com’è andata poi la storia, cos’è successo dopo, che fine hanno fatto i protagonisti, vorrei che avessero l’urgenza di sapere ancora e, allo stesso tempo, che avessero timore di abbandonarli. Mi piacerebbe se qualcuno, letto l’epilogo del libro, si chiedesse “e poi?”. E poi che succede? E poi che fine fanno? Insomma, mi piacciono quei libri che lasciano delle domande e mi piacerebbe che il mio fosse uno di quelli. Non pretendo che la storia di Ginevra ed Alex insegni qualcosa, in quanto il suo proposito era il semplice proposito di dilettare come tutte le storie nate dalla fantasia. Non ti nascondo che quando io mi sono congedata dai miei protagonisti avevo il magone, mi veniva quasi da piangere, perché non volevo lasciarli, volevo ancora sapere di loro, pur essendo consapevole che ormai il loro tempo in quelle pagine era finito. Ricordo che era il 15 di agosto, io scrivevo in terrazzo dai miei nonni sul mio pc appena comprato e sapevo bene che avrei messo un punto lì. Che sensazione! Un vero e proprio momento di abbandono. Ma d’altro canto penso che i personaggi nati dalla mente di un autore siano un po’ come figli, che prima o poi bisogna lasciare andare.

Amore, dolore e perdono. Da cosa si impara di più?
La romantica che è in me a questa domanda risponderebbe senza indugio “l’amore!”, con l’aria sognante e gli occhi lucidi. In realtà, credo si impari molto più dal dolore. La triste realtà è che conosci te stesso solo quando soffri, in silenzio e da solo. Alex rimane in silenzio ben quindici anni della sua vita, Ginevra tiene nascosto un segreto per tanto tempo ed entrambi soffrono, entrambi devono misurarsi con i sensi di colpa, le frustrazioni, le paure. Il dolore non lascia loro tregua, li strema, li costringe a prendere decisioni impossibili e, tuttavia, ricche di coraggio. Se Ginevra non avesse alle spalle il passato che ha, probabilmente sarebbe una donnetta scialba e senza colore, anonima nella folla. La Ginevra che non ha sofferto non avrebbe mai bussato alla porta della mia fantasia, ne sono sicura. Il vero momento di crescita dei miei protagonisti, però, avviene quando subentra il perdono: il perdono diventa una molla, un lasciapassare per la felicità. Basta rimorsi, basta rimpianti, basta prendersela col passato, basta sensi di colpa! I miei protagonisti, alla fine, appaiono come sopravvissuti ad una calamità naturale, e tuttavia non hanno smarrito il sorriso nelle macerie. Non si tratta di un lieto fine, perché il dolore ha talmente stravolto i protagonisti di questa storia che parlare di lieto fine suonerebbe strano. Io parlerei piuttosto di nuovo inizio.

Per presentare “Uccidimi, ti prego!” ai lettori hai scelto la via dell’autopubblicazione attraverso la booksprint edizioni. Ci vuoi raccontare i motivi di questa tua decisione? È stato tutto come ti aspettavi? Lo consiglieresti anche ad altri giovani autori? Com’è il mondo dell’editoria visto con gli occhi di un’autrice esordiente?
Pubblicare con la “Bookspint Edizioni” è stata una bellissima esperienza, che vivamente mi sento di consigliare a tutti quelli che, come me, amano scrivere e lo fanno con la mia stessa passione. Il mondo dell’editoria visto da un’autrice esordiente è un mondo difficile, in cui non si riesce a trovare posto. L’editoria oggi ubbidisce alle regole di mercato, esattamente come tutti gli altri settori e spesso toglie all’arte per accontentare un pubblico quanto più vasto possibile (adesso è la lettrice-Vincenza che ti parla!), per cui non ti nascondo che in generale in giro c’è aria di delusione quando si accenna all’editoria oggi. Ma io sono fiduciosa: sono sicura che chi merita veramente alla fine riuscirà a trovare un posticino per raccontare le proprie storie, esattamente com’è successo a me adesso. Sono una sognatrice: io ancora spero che la storia che ho avuto il piacere di raccontarvi, possa piacere a qualche grosso editore, che la faccia conoscere in giro per il mondo!

C’è un genere, una forma letteraria, con i quali vorresti cimentarti e che non hai ancora affrontato?
Sì, credo che mi piacerebbe molto cimentarmi nella forma del noir, per il momento è questa la mia ambizione. Da lettrice adoro i romanzi un po’ cruenti, quei romanzi che raccontano di storie losche, di criminali e di assassini. Un giorno mi piacerebbe essere tra la schiera di quei narratori di questo genere di storie. L’unico problema è che non credo potrei mai rinunciare ad inserire un pizzico del mio romanticismo persino in quelle storie!

Da dove parte la tua storia di lettrice? Quali generi letterari ti affascinano? Quali sono i tuoi autori feticcio, quelli che ami leggere e rileggere? C’è un libro dei libri?

” il primo libro che ho letto nella mia vita.”


La mia storia di lettrice ha inizio da bambina, come ti accennavo sopra. Come a tutti i bambini che si avvicinano alla lettura, anche a me è stato regalato il “Piccolo Principe” e da allora credo di avere sempre avuto un libro sul comodino. Vado molto a periodi: ci sono periodi in cui amo i generi che mi portano lontano dalla realtà quotidiana, in particolar modo il fantasy (sono irresistibilmente attratta da tutto ciò che ha a che fare con la magia!), altri in cui, invece, scelgo libri che si attengano quanto più possibile alla realtà, altri ancora in cui mi vien voglia di recuperare tutto il tempo perduto con i classici. Poi cerco di prendere un po’ da tutti, mi lascio ispirare da molti degli autori che leggo, ma sempre cercando di rimanere fedele a me stessa. Non ti nascondo che le letture che faccio inevitabilmente condizionano molto anche il mio modo di scrivere, le due cose sono collegate, rimangono inscindibili.

Progetti per il futuro di cui vuoi darci qualche anticipazione?

"E' una foto scattata in montagna, in Sila greca... lì mi piacerebbe poter scrivere in solitudine i miei romanzi un giorno!"

“E’ una foto scattata in montagna, in Sila greca… lì mi piacerebbe poter scrivere in solitudine i miei romanzi un giorno!”


Letterari, intendi? Al momento sto scrivendo un racconto di fantasia e in più ho in mente un paio di idee che aspettano solo di essere messe per iscritto. Credo che, appena avrò un po’ di tempo, mi dedicherò anima e corpo ad un tipo diverso di scrittura: scrittura teatrale. Sarebbe il punto di congiunzione tra le mie due grandi passioni: da una parte l’intreccio, la storia, dall’altra la storia che prende vita. Ma credo di non essere ancora totalmente pronta ad affrontare il dramma, mi serve un po’ di tempo! In questi giorni mi sta venendo anche l’ispirazione per un nuovo romanzo, ma sono ancora in fase di progettazione, potrebbe volerci del tempo! Vedremo! Vi terrò aggiornati!

E anche per questa settimana è tutto ^__^
Ringraziando ancora una volta tutti gli autori e gli editori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato! ;)

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