Se non siete a letto come la sottoscritta colpita dalla micidiale “siberiana“, potreste prendere in considerazioni di passare il week-end al cinema e di godervi la visione di due interessanti pellicole in ucita oggi, 17 Febbraio.
Si può nascere malvagi? O il male arriva poco a poco, figlio di una mancanza d’amore sempre avvertita? “E ora parliamo di Kevin” si pone tutte queste domande, ma le risposte latitano, così come le certezze.
Tratto dal controverso romanzo della giornalista e scrittrice americana Lionel Shriver, “E ora parliamo di Kevin” racconta di Eva Khatchadourian (una grandissima e sempre elegantemente androgina Tilda Swinton), una donna armeno-americana, che ritrovatasi incinta decide, viste le pressioni del compagno (John C. Reilly), di portare avanti la gravidenza rinunciando a tutte le sue ambizioni professionali e di lasciare la città per vivere in provincia. Dalla nascita di Kevin (Ezra Miller) la sua vita cambia radicalmente, e tra madre e figlio nasce subito un rapporto conflittuale. Mentre con il padre, Kevin si dimostra un bambino tranquillo, con la madre continua a piangere, passando dal provocatorio mutismo infantile fino alla ribellione adolescenziali agli ordini della madre. Kevin è sgradevole, beffardo, irritante e cattivo. Non ancora sedicenne, Kevin compie una strage, con il suo arco, la sua grande passione, uccide prima il padre e la sorellina per poi recarsi a scuola è uccidere compagni e professori. Mentre Kevin è in carcere, Eva è costretta ad abbandonare il suo quartiere, passando gli anni seguenti nel senso di colpa, interrogandosi sulle proprie responsabilità. Ha mai amato suo figlio? E’ in parte colpevole di ciò che ha fatto Kevin? O il ragazzo è solo il puro male?
La regista scozzese Lynne Ramsay mette in scena, grazie ad un continuo flashforward e flashback, una sorta di puzzle emozionale, giocando con il colore rosso che apare in parecchie scene come monito/avvertimento per la tragedia futura.
Un film affascinante e intenso che attrae e respinge allo stesso tempo lo spettattore. Se avete amato la serie di “Omen” (il piccolo Damien versione anticristo) non potete perdervelo!
Di tutt’altro genere è “In Time” dove ci ritroviamo catapultati in un futuro non troppo lontano ma comunque fantascientifico. Il gene dell’invecchiamento è stato isolato e sconfitto e gli uomini non invecchiano oltre il 25 esimo anno d’età. Per evitare la sovrappopolazione, il tempo è diventato la moneta con cui la gente paga per acquistare beni di prima necessità o di lusso. I ricchi possono vivere per sempre, i poveri, raggiunti i 25 anni si “spengono” dopo un anno e per prolungarsi la vita si arrangiano come possono. Will Salas (Justin Timberlake) operaio del ghetto salva un ricco da un gruppo di ladri. Il facoltoso uomo, ormai stanco della sua lunga vita, dona al ragazzo tutto il suo tempo e poi si getta da un cavalcavia. Per Will questo inaspettato dono si rivelerà una maledizione. Ora è ricco ma è troppo tardi per salvare sua madre dalla morte, inoltre la polizia (i cui membri sono conosciuti con il nome di Guardiani del tempo) crede che sia lui ad aver ucciso il suo misterioso beneffattore e così il ragazzo finisce col ritrovarsi in fuga.
Scritto e diretto da Andrew Niccol, sceneggiatore di The Truman Show e regista di SimOne, il film è ricco di spunti interessanti (il capitalisco sfrenato dove il tempo diviene fisicamente denaro, le sempre più profonde differenze sociali) pur non sfruttandoli mai del tutto. Per carità, la pellicola si lascia guardare ma visti i temi trattati, così profondi e attuali, ci si aspetterebbe qualche sforzo in più.
Se siete curiosi, eccovi gli interessanti trailer dei due film:


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