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Letto e Bloggato: Palindra – La stirpe di Inanna

Eccoci sempre golosi di nuove letture a presentarvi un nuovo appuntamento con Letto e Bloggato. Questa settimana abbiamo deciso di dedicare il nostro spazio a “Palindra” (Pagine 322, Prezzo per la versione cartacea 15 Euro, Prezzo per la versione ebook 2.99 Euro), primo volume dalla trilogia “La stirpe di Inanna” e romanzo d’esordio di Elena Ticozzi Valerio.

Sul Libro:
Palindra, archeologa scozzese specializzata in storia russa, è da sempre una ragazza pragmatica. Un incontro imprevisto le svelerà una nuova realtà del mondo e la porterà a stringere amicizia con due esseri eccezionali: Viktor, un guerriero cosacco, e Tybaerius, un lord misterioso. I protagonisti viaggeranno dalla moderna Edimburgo alla sabbiosa Uruk, dalla magica Islanda fino alle lande ghiacciate delle isole Svalbard. Lotteranno per salvare i loro affetti più cari venendo in contatto con riti antichissimi, manufatti magici e le tradizioni di un popolo di cui nessuno serba più il ricordo. Le loro nature diverse dovranno allearsi per sconfiggere un alchimista che ha smarrito la via della luce e la sua diabolica moglie, disposti a tutto pur di raggiungere il loro scopo.

La mia opinione:
Esoterismo, antichità, testi o manufatti misteriosi perduti e poi ritrovati: tutti ingredienti che caratterizzano un buon thtiller storico a cui, in questo caso, si uniscono immortali, vampiri e persino goblin. Equilibrando efficacemente immaginazione e razionalità, Elena Ticozzi Valerio immerge i lettori in una storia che, oltre ad indagare le sorprendenti trame il destino, fa risuonare le corde di sentimenti ed emozioni capaci di travolgere tutto e tutti. Per tutto il libro, passato e presente si alternano dando forma ad un’avventura che cambierà la vita di molti dei protagonisti del romanzo. In un infinito e ben congegnato puzzle fatto di accadimenti storicamente accertati, dimensioni mitologiche e culturali create ad hoc (va dato merito all’autrice per l’accurato lavoro compiuto nel creare un popolo dal nulla e dotarlo di lingua e costumi credibilissimi) e plausibili apifanie esistenziali, tutti i fatti trovano prima o poi la loro perfetta collocazione. Con eleganza, utilizzando un linguaggio efficace e veloce e senza perdere di vista i destini dei suoi personaggi, l’autrice dà corpo ad un libro lussureggiante di mistero e misticismo. Una lettura affascinante e completa (utilissime le varie appendici esplicative alla fine del volume) che non mancherà di invogliare i lettori a leggere anche il seguito.

E ora l’intervista con l’autrice:

"Una delle mie passioni sono le penne"

“Una delle mie passioni sono le penne”

Ciao Elena, grazie della tua disponibilità e benvenuta su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinata alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Grazie a Voi per l’opportunità! Dare una definizione di se stessi è sempre difficile ma direi che sono una persona innamorata della vita, anche se conosco bene il sapore amaro che può avere. Ho avuto la grande fortuna di incontrare sulla mia strada alcune anime preziose che mi fanno apprezzare ogni giorno il cammino, primi fra tutti mio marito Giulio e mia “sorella” Patrizia. Adoro ascoltare le persone e la loro storia e credo che questo si percepisca visto che mi capita molto spesso, anche nelle situazioni più incredibili, che estranei mi raccontino i loro pensieri. A volte si creano problemi oggettivi, come con l’anziana signora che mi ha parlato nella metropolitana di Seul in coreano per più di mezz’ora, ma è stato piacevole anche solo ascoltare il suono della sua voce. Ho iniziato a scrivere seriamente molto tardi perché avevo un lavoro impegnativo e non avevo il tempo necessario per farlo, ma è la cosa che mi rende più felice. Adesso se per molto tempo non riesco a scrivere sento una mancanza quasi “fisica”.

Come nasce “Palindra”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo e all’idea della trilogia fantasy che ne deriverà?
Ho iniziato a scrivere Palindra in segreto e mentre avevo quasi completato il primo capitolo è successa una cosa stranissima. Mia suocera, Ada, che vive con noi e che è la persona che mi sopporta di più al mondo, cosa non facile, senza aver la ben che minima idea del fatto che io stessi scrivendo un romanzo è arrivata una mattina a colazione emozionatissima. Mi ha raccontato di aver sognato che io avevo pubblicato un libro il cui titolo era Palindra, nome quanto mai strano. Io avevo già ben in mente Viktor, da cui è nato tutto, ma stavo ancora riflettendo sul nome più adatto per la mia protagonista e così ho realizzato un sogno. La storia si basa su un fatto realmente accaduto: la conquista della Siberia da parte dell’atamano cosacco Ermak Timofeevič e la sua morte terribile avvenuta in un agguato. Fra i vari racconti dell’accaduto ne ho trovato uno in cui si narrava che solo un cosacco era sopravvissuto al massacro. Ho immaginato che fosse Viktor, tornato all’accampamento indenne perché immortale.

"Saersina, quasi un angioletto... "

“Saersina, quasi un angioletto… “

Da dove è nata la caratterizzazione degli affascinanti personaggi che popolano il tuo libro? Da dove hai tratto l’ispirazione per crearli? Come hai bilanciato la ‘quota’ autobiografica e quella di pura invenzione?
La Scozia è stata per me una scelta naturale. Edimburgo è uno dei posti al mondo a cui sono più legata per ragioni di amicizie famigliari, che mi hanno portato a trascorrervi numerose vacanze estive fin da bambina. Ho avuto la fortuna di visitare quasi tutti i luoghi di cui parlo, come la Norvegia dove sono stata più volte nelle diverse stagioni e le isole Svalbard: le aurore boreali sono uno degli spettacoli più incredibili della natura. Per quanto riguarda invece lo studio dei Sumeri e di tutta la parte di storia antica devo questa mia passione a mio padre, entusiasta archeologo non professionista. E’ stato per me molto divertente anche creare il Tukcin per dare al popolo dei Tukcinzi, da me inventato, una lingua propria, con grammatica e dizionario, e uno sfondo socio-culturale proprio con un loro peculiare pantheon. Tutto questo è in parte un omaggio al grande prof. Tolkien e in parte una necessità: alcuni personaggi si ostinavano a parlarmi in questa strana lingua e io dovevo ben capire cosa mi stessero dicendo! Il carattere dei protagonisti si è formato in modo del tutto spontaneo mentre scrivevo, ma hanno richiesto in seguito un lavoro serio di ricerca storica, in particolare Viktor per il quale ho dovuto reperire il poco materiale disponibile in italiano sulla cultura e sulle tradizioni dei cosacchi, affidandomi anche alle traduzioni in inglese di alcune enciclopedie russe. Non scrivo mai sapendo già tutti i personaggi che faranno parte della storia e le situazioni che si andranno a creare; ho in mente un canovaccio dell’intera trilogia, ma è una cosa fluida, in continuo divenire. I personaggi principali sono un riflesso di me su un vetro smerigliato: in ognuno di loro c’è qualcosa della mia personalità e delle mie esperienze.

Questo è il tuo primo libro. Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
Scrivere questo romanzo è stata anzitutto una sfida con me stessa e un’avventura, che mi ha permesso di approfondire la complessità delle emozioni umane, che spero di essere riuscita a far filtrare attraverso le pagine del libro. Volevo trasmettere, sia pur attraverso una connotazione esplicitamente fantasy, la mia sensazione di quanto sia difficile non giudicare a priori gli altri basandosi sulle proprie convinzioni politiche, religiose, sull’aspetto esteriore o sulle convenzioni sociali. Siamo spesso pronti a giustificare le nostre azioni senza renderci conto veramente di quanto queste influiscano sulla vita degli altri. E’ il punto di vista a cambiare l’intera visione delle cose e il compromesso è un’arte che lascia cicatrici profonde: non è facile sapere e fare ciò che è giusto. Amo i libri fantasy perché solitamente i protagonisti affrontano il male più terribile ma alla fine il bene trionfa sempre. In questi libri il destino, come nella vita, ti cambia in maniera dolorosa, costringendoti a fare i conti prima di tutto con te stesso; purtroppo però nella vita reale non sempre vince la luce, a volte ci si deve accontentare di un grigio chiarore.

Hai scelto di auto-pubblicare “Palindra” grazie a Youcanprint. Ci vuoi raccontare i motivi di questa tua decisione? È stato tutto come ti aspettavi? Lo consiglieresti anche ad altri giovani autori? Com’è il mondo dell’editoria visto con gli occhi di un’autrice esordiente?
Prima di iniziare a scrivere pensavo che il mondo dell’editoria fosse una specie di paradiso dei meritevoli. Purtroppo ho scoperto, anche attraverso le esperienze di persone che frequentano questo ambiente da anni, che non è così. Ho scelto di auto-pubblicarmi perché dopo aver spedito il mio manoscritto a numerose case editrici cominciavo a disperare di ricevere una risposta: avevo paura che sarebbe stato pubblicato postumo! A parte gli scherzi, sicuramente la mia natura un po’ irrequieta mi ha portato a scegliere questa opportunità, che consente a chiunque di vedere il proprio lavoro realizzato e quindi di essere giudicato direttamente dai lettori, ma implica anche un impegno gravoso. Si deve essere pronti ad affrontare in prima persona, anche economicamente, tutti i passaggi che la pubblicazione di un libro comporta, in particolare per un autore esordiente, il doversi creare un pubblico disposto a leggere il proprio lavoro. Qualcuno mi ha detto: “ci sono più persone che scrivono, che persone che leggono”: purtroppo è vero! Bisogna essere disposti a mandar giù tanti bocconi amari, ma ad ogni piccola conquista c’è la gioia di averla ottenuta con le proprie forze. Bisogna ringraziare i blog come Pane e Paradossi-Letto e Bloggato disposti a dar voce a noi illustri sconosciuti, senza case editrici alle spalle, ma con una immensa voglia di scrivere!

"Sembra impossibile ma ritrovo sempre tutto!"

“Sembra impossibile ma ritrovo sempre tutto!”

Hai delle tecniche narrative, dei trucchi, dei riti o luoghi che ti conciliano meglio il processo creativo a cui non riesci a rinunciare quando scrivi? Insomma, come ti rapporti alla pagina bianca?
Il luogo dove preferisco scrivere è il piccolo studio in casa mia, circondata dal mio ordinatissimo caos. Per fortuna riesco a concentrarmi abbastanza facilmente, il vero problema è che quando comincio a scrivere mi estraneo completamente: potrebbe andare a fuoco la casa e io probabilmente non me ne accorgerei. Quello di cui ho bisogno è un bel silenzio, ma è praticamente impossibile!

Raymond Chandler, in alcune sue lettere, affermava: “Tre leggi per scrivere a mio uso: non seguire alcun consiglio, non mostrare mai il lavoro svolto, evitare i critici.” E tu quali tre leggi forgeresti a tuo uso?
Spero di aver almeno un pochino della fortuna che ebbe Chandler visto che anche lui è stato un esordiente “attempato”! Io direi che le tre leggi andrebbero leggermente cambiate: “Scegli bene a chi chiedere consiglio, a chi mostrare il tuo lavoro, e a chi chiedere una critica”. Il confronto è non solo utile, ma necessario, bisogna però trovare persone che siano in grado di dare un giudizio distaccato e sereno, sia sulla forma che sul contenuto del manoscritto.

Da dove parte la tua storia di lettrice? Quali generi letterari ti affascinano? I primi tre libri della tua biblioteca ideale?
Il primo libro che ricordo è la Divina Commedia che mio padre mi leggeva da piccola, una scelta piuttosto insolita come lettura per una bambina, ma penso che abbia influito sul mio amore per il fantasy: in fondo la Divina Commedia è il libro fantasy più famoso della Storia. Ops… penso di aver sentito lo schianto di un paio di critici caduti dalle sedie… Gli altri due sono sicuramente “Il signore degli anelli” per la capacità incredibile di creare un mondo “reale” in cui immergersi, e “Dracula” di Bram Stoker, che definirei una splendida e vivida autopsia dei sentimenti umani.

A quando il sequel di “Palindra”? Qualche succosa anticipazione? Altri progetti di cui dovremmo essere informati?
Il secondo libro, che si intitolerà Viktor, è già a buon punto, posso anticipare che il mio “povero” cosacco dovrà fare i conti con un nuovo personaggio che ha deciso di scoprire tutto su di lui e con il suo passato che tornerà prepotentemente a farsi vivo. In tutto questo rimarranno coinvolti Tybaerius – la sua nutrita famiglia – e Palindra, alle prese con la difficile “convivenza” con il suo nuovo potere.
Per quanto riguarda altri progetti, diversi dalla trilogia “La stirpe di Inanna”, sto partecipando con una poesia al concorso per l’antologia “Sono una strega”, bandito da “Il giornale del libro” e sto scrivendo una breve storia per bambini.
Grazie per aver il tempo che mi avete dedicato! A presto o meglio AFALOT!

Grazie a te Elena! Vorrei infine segnalare una nuova iniziativa per disegnatori, illustratori e fotografi, legata al  libro: tutte le informazioni QUI!

Ed anche per questa volta è tutto. Ringraziando ancora una volta tutti gli autori che ci hanno mandato le loro opere e voi instancabili lettori che ci avete seguito fedelmente, vi lascio con booktrailer del libro e auguro a tutti una Buona Lettura!

Letto e Bloggato: Come un batter d’ali

Continua l’immancabile appuntamento settimanale con la rubrica Letto e Bloggato. Questa volta abbiamo deciso di dedicare il nostro spazio a “Come un batter d’ali” (Pagine: 198, Prezzo: 12.00€ per la versione cartacea, Prezzo Ebook: 0.99€), romanzo d’esordio di Tiziana Galofaro, in arte Mew Notice, edito dalla Sesat Edizioni.

Sul Libro:
Se solo si potessero evitare certe scelte disperate, forse una giovane donna innamorata non avrebbe preferito la morte come forma di ricongiungimento con la propria anima gemella, allontanata brutalmente. Ma Melody è pronta a seguire il suo Tobias ovunque lui sia, tanto da diventare un Angelo Nero, con l’unica certezza di tentare gli altri esseri umani per ottenere il suo scopo: rivedere, anche solo per attimi, quell’angelo che lei ha sempre amato… Tobias.

Più di 150 anni dopo, Mia e Noir si incontrano. Provengono da mondi e realtà differenti ma, nonostante i loro diciotto anni, non ci mettono molto a capire quel che provano l’uno per l’altra. Una forza travolgente guiderà i loro cuori e li spingerà a sormontare tutte le insidie che il destino, o forse Melody, porrà sul loro cammino. In un turbinio avvolgente di emozioni, paure e segreti, Noir e Mia affronteranno pregiudizi e difficoltà, scoprendo insieme il gusto dolce e, allo stesso tempo, aspro della parola amore.

La mia opinione:
Dove le coordinate del tempo paiono venir meno,  due voci, due presenze dell’altrove, di un passato finito nel sangue e nel delirio di vendetta, si sovrappongono, s’ibridano e accavallano ai due giovani protagonisti di questo libro fino a segnarne l’incerto destino. Ne nasce un’inconsueta storia dove protagonista immancabile resta l’amore, ma dove tutto sembra giocare a sfavore di questo tenero sentimento. Persino i personaggi secondari creano intorno ai protagonisti un humus favorevole alla sciagura. Da questa tensione sottintesa (accentuata dal contrasto  e confronto incompiuto tra un amore spezzato e uno nascente), presente per tutto il libro, scaturisce anche una riflessione su come le apparenze, le opinioni altrui, le maschere che ci fanno indossare o che ci costringiamo ad indossare, ci influezino senza motivo e a nostro discapito. Un romanzo dalla struttura agile in cui l’autrice dà il meglio più nella caratterizzazione dei personaggi che nei colpi di scena. Un libro coinvolgente che tiene il lettore avvinto fino all’ultima pagina.

E ora l’intervista con l’autrice:

Ciao Mew aka Tiziana, grazie della tua disponibilità e benvenuta su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato . Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinata alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Ciao a tutti, mi chiamo Tiziana Marie Galofaro, sono prima di tutto una mamma, una moglie e una prof che ama scrivere usando uno pseudonimo, Mew Notice. Ho iniziato a scrivere da sempre ma senza mai pensare di pubblicare i miei lavori. La scrittura è parte fondamentale della mia vita. Scrivo soprattutto di notte, quando sono sola, quando le mie bambine dormono e quando mio marito, è un militare, presta servizio notturno. È un isolamento scelto, desiderato per allontanare lo stress della vita quotidiana e rifugiarmi nella vita dei miei tanti personaggi non mi fa sentire sola.
Da quasi un anno sono redattrice di una rubrica, “Genitori e figli”, che tratta argomenti pertinenti alla vita di tutti i gironi che devono affrontare tanti genitori. Do consigli, avvertimenti e altro ancora su Lovvy.it

"La casa al mare dei miei genitori in Sicilia, luogo che mi è servito per ambientare il racconto delle vacanze della famiglia di Noir"

“La casa al mare dei miei genitori in Sicilia, luogo che mi è servito per ambientare il racconto delle vacanze della famiglia di Noir”

Come nasce “Come un batter d’ali”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo?
Come un batter d’ali prende vita il 26 febbraio del 2008 dopo il rientro da un viaggio a Parigi. Sicuramente la mia fantasia ha giocato un ruolo fondamentale ma, aver visto le due coppie di innamorati: Mia e Noir sulla Torre Effeil e Melody e Tobias nel Residence dove alloggiavo, mi è stato di molto aiuto. Forse erano reali, forse erano immaginari (entrambe le coppie scomparvero inspiegabilmente come un vero battito d’ali nel nulla) ma certamente sono stati l’input per iniziare la storia, una storia che si snoda in più libri. Attualmente sto lavorando alle modifiche del secondo libro. Ma la storia è già tutta scritta. Noir e Mia sono due semplici ragazzi alle prese con le inquietudini adolescenziali ma cambieranno. Mia da fragile e disorientata ragazza maturerà. Noir capirà tante cose della vita e i due Angeli si faranno un’eterna guerra che li porterà sempre a scontrarsi ma anche ad amarsi. Nel libro sono presenti i miei amici ed anche i miei alunni. Le storie si articolano in più luoghi ma sono sempre località che ho visitato e che amo: la Sicilia, la Francia, il Piemonte fino a giungere in America.

" Il foglio originale dove avevo appuntato i nomi dei protagonisti del libro, poi è caduto del succo di mela e la macchia ha quasi cancellato tutto. Una macchia nera e così il nome di Noir. Poi si legge bene Mia e così il nome della protagonista femminile."

” Il foglio originale dove avevo appuntato i nomi dei protagonisti del libro, poi è caduto del succo di mela e la macchia ha quasi cancellato tutto. Una macchia nera e così il nome di Noir. Poi si legge bene Mia e così il nome della protagonista femminile.”

Melody e Tobias, Mia e Noir: due coppie, dal rapporto complicato, messe al confronto dal destino. Che legame hai con loro? Da dove è nata l’ispirazione nell’idearli e nel descriverli al lettore?
Come ho detto prima i miei personaggi hanno sempre molti tratti presi da amici e soprattutto dai miei alunni. Essendo una prof i ragazzi mi circondano a tutte le ore del giorno e sovente ascolto le loro prime gioie e le loro incertezze. Poi mi piace inserire anche gli amici e naturalmente l’Arma dei Carabinieri, tutta colpa di mio marito, gioca un ruolo importante in tutti i libri, ma questo si scoprirà piano piano.
Ho ricevuto tante recensioni per il libro e molti mi hanno chiesto cosa e chi è veramente Noir. La mia risposta? Noir è speciale, non è solo bello e intelligente, lui è qualcosa di più. Ma il mio personaggio preferito rimane e sarà sempre Tiziano detto Sabbia. Con lui ho un legame particolare e se nel primo libro ha solo un piccolo inserimento, negli altri avrà un ruolo importante. Lui mi ricorda la mia terra, il sole la spensieratezza…
Il personaggio femminile Mia assomiglia tantissimo nella descrizione fisica e nel suo modo di fare (ripete continuamente: “Perfetto, perfetto, perfetto”) a una mia ex alunna. All’apparenza può sembrare debole e ingenua ma crescerà e la vita le riserverà tante sorprese.
Melody ha molto di me. Lei è arrabbiata con la vita, con il destino, con tutto l’universo. Ha perso una persona che ama moltissimo, io ho perso mio fratello. Melody ha fatto dei sacrifici ma poi si sono rivelati inutili. Melody cerca solo la pace, l’amore e forse alla fine del libro riuscirà ad ottenerlo. Non sono poi così pessimista!
Tobias è uno splendido ragazzo con la pelle ambrata. Ha gli occhi profondi come il suo amore per Melody, ma si trova ad essere il suo peggior nemico. Ma si può eclissare un sentimento forte e potente come il loro amore?

Questo è il tuo primo libro. Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
Scrivere Come un batter d’ali è stato fantastico. La sera non riuscivo a smettere di scrivere e la mattina, quando a scuola avevo delle ore buche, lo rileggevo e abbozzavo le parti che avrei poi completato la notte.
Il momento più importante è stato la scelta dei nomi dei due protagonisti, ho ancora conservato il foglio con la lista dei vari nomi che mi piacevano ma poi la scelta finale è caduta su Noir (causa riversamento succo di frutta e conseguente macchia nera sul foglio) e di conseguenza l’unica vera parola leggibile, Mia.
Con il libro Come un batter d’ali ho cercato di valorizzare i sentimenti dei ragazzi. Per noi adulti possono sembrare cotte adolescenziali e di poco valore, ma per loro sono emozioni indimenticabili. Forse dovremmo ogni tanto ricordarci come e cosa provavamo all’età di diciassette anni.

Il “calvario” con cui tutti gli autori devono prima o poi confrontarsi: la ricerca di un editore. Vuoi raccontarci qualcosa dei passi che hai dovuto fare per vedere finalmente pubblicato “Come un batter d’ali”? È stato tutto come ti aspettavi? Com’è il mondo dell’editoria visto con gli occhi di autrice esordiente?
Appena terminati i libri mio marito ha iscritto il primo volume di Come un batter d’ali a un Torneo Letterario. Sono stata bocciata ma è stato anche il modo per iniziare a capire cosa volesse dire: scrivere e cercare un editore. Dopo due mesi ero finalista a un premio letterario, sono arrivata seconda e ciò mi ha dato fiducia; così ho iniziato a spedire la copia di Come un batter d’ali a varie case editrici NoAPa (no a pagamento). Molte mi dicevano che non erano interessate all’Urban Fantasy, altre che preferivano un libro completo. Poi ho incontrato la redazione della Sesat Edizioni e loro erano interessati al mio libro proprio perché aveva un seguito e così è nata una collaborazione che dura da più di un anno.
La Sesat è una casa editrice giovane e con tante idee. Con loro ho pubblicato un racconto breve: “Il cuore tra le onde” e un’antologia di racconti noir “Noctis Umbrae”. Sono soddisfatta del risultato che ho ottenuto e mi ritengo fortunata di non essere capitata con editori che chiedono soldi per realizzare un sogno. Ma la vita di uno scrittore emergente è sempre molto in salita e difficile. Le librerie anche se accettano di ricevere il tuo libro, sovente lo lasciano negli scatoloni e senza dargli spazio. Preferiscono autori noti e famosi.

"il mio pc, la lampadina e la tazza di infuso che non deve mancare mai."

“il mio pc, la lampadina e la tazza di infuso che non deve mancare mai.”

Hai delle tecniche narrative, dei trucchi, dei riti o luoghi che ti conciliano meglio il processo creativo a cui non riesci a rinunciare quando scrivi? Insomma, come ti rapporti alla pagina bianca?
Io scrivo sempre al passato e in prima persona. Mi sembra più coinvolgente e, come ho detto prima, è come se vivessi le vite dei miei personaggi. Ho un angolo apposito per il computer e non scrivo se non sorseggio degli infusi aromatici al mirtillo, alla mela, ai gusti mediterranei, alla malva e al tè verde. Ho bisogno di calore e silenzio. Amo la notte e la luce soffusa della lampadina. Mai avuto il problema della pagina bianca. Purtroppo sono una che scrive tantissimo per la gioia delle mie colleghe che leggono in anteprima i miei libri, per mio marito che li usa come sonnifero per conciliare il sonno, per il mio migliore amico che oramai ha esaurito tutta la sua pazienza e per la mia mamma che mi fa sempre la solita domanda: MA TU NON DORMI MAI?

Raymond Chandler, in alcune sue lettere, affermava: ”Tre leggi per scrivere a mio uso: non seguire alcun consiglio, non mostrare mai il lavoro svolto, evitare i critici.” E tu quali tre leggi forgeresti a tuo uso?
Io mi sento una ladra: rubo, assimilo ed elaboro le vite altrui.

Da dove parte la tua storia di lettrice? Quali generi letterari ti affascinano? I primi tre libri della tua biblioteca ideale?
Io leggo tantissimo per passione. Amo i classici inglesi e i sonetti di Shakespeare. Divoro i romanzi gotici e quelli fantasy.
Tre libri… è una scelta difficile. Al primo posto metto Frankenstein di Mary Shelley (tesi di laure e prima esperienza di collaborazione con un docente universitario), al secondo posto Cime Tempestose e al terzo tutti i libri di Lisa J. Smith ( ricordo della mia infanzia e primi libri in inglese con conseguente apprezzamento per una scrittrice sconosciuta qualche tempo fa e ritornata alla ribalta grazie a una serie televisiva: Il Diario del Vampiro).

So che è previsto un sequel di “Come un batter d’ali”. Ce ne vuoi parlare? Qualche succosa anticipazione? Altri progetti di cui dovremmo essere informati?
Come un batter d’ali ha un sequel e sto quasi terminando la correzione degli ultimi capitoli. Nel secondo Tobias sarà più presente e Melody sempre più arrabbiata e conseguentemente le vite di Noir e Mia si avvicineranno e si allontaneranno come l’andirivieni del mare. Si capirà qualcosa di più su cosa è effettivamente Noir e … beh, non posso svelare molto.
Altri progetti? Ho scritto un romanzo di fantascienza con un amico e stiamo partecipando al famoso Torneo dove sono stata bocciata con Come un batter d’ali. Mi sono divertita tantissimo a scriverlo e a immaginare il futuro del nostro pianeta.
Mi piace sperimentare sempre nuovi generi e collaborare con scrittori emergenti. Condividiamo tutti la stessa passione: l’amore per la lettura e la scrittura.

Ed anche per questa volta è tutto. Ringraziando ancora una volta tutti gli autori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, vi lascio con il booktrailer del libro, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato che, anche se non accetta più adesioni, continuerà puntuale come sempre!

Letto e Bloggato: Intagliatore

E’ sempre un piacere ricevere come ospite uno scittore già apparso nella nostra rubrica Letto e Bloggato . Ed è appunto per questa ragione che questa settimana dedichiamo il nostro spazio a “Intagliatore“(Pagine:68, Prezzo: 1,99 euro), ultimo lavoro (dopo Coincidenze d’inverno già recensito nel blog) di Cristiano Mocciola, edito dalla Lettere Animate.

Sul Libro:
La felicità è benefica per il corpo ma solo il dolore sarà in grado di sviluppare i poteri della mente. Gianni Tunda, l’intagliatore, lo capirà muovendosi in un’Italia d’inizio ‘800, un’Italia sulla strada dell’unificazione. E sviluppare i poteri della mente vorrà dire arrendersi alla voce del proprio cuore, a quell’Amore che conosce ragioni che la ragione non conosce. E sarà attraverso il proprio estro che l’intagliatore lo inseguirà. Comprenderà che l’amare e l’essere amati non è un qualcosa che capita, ma è un’arte creativa che si cerca di portare avanti in un’infinità di modi. Il bisogno d’amore verrà appagato quando sarà realmente intenzionato a imparare il modo migliore per donare se stesso. Per Gianni Tunda questo si sintetizzerà nell’essere utile agli altri, metabolizzando i fallimenti in possibilità di crescita, accettando il fatto che qualsiasi cosa gli impedisca di crescere non dovrà essere assolutamente difesa. Il non essere amati sarà allora una semplice e temporanea sfortuna. Lui lotterà per evitare la vera disgrazia, ossia il non riuscire ad amare.

La mia opinione:
In bilico tra la leggerezza fugace dell’episodico e la solidità del romanzo, seguendo i codici dell’anima prima di quelli della fede, Cristiano Mocciola dà vita alla storia di un uomo, della sua arte, della sua famiglia e nello stesso tempo a una riflessione sul senso dell’amore e dell’appartenenza. In un Italia che non è ancora tale, dove sbocciano e prosperano i primi moti nazionalistici, si muove Gianni, personaggio di una certa purezza non elaborata o censoria, un eterno viandante dall’animo gentile che nella sua straordinaria arte trova consolazione e un magico artificio per difendersi dall’incomprensione del mondo. In un crescendo di eventi più spirituali e psicologici che spettacolari, il protagonista, pur non abbandonando mai il suo fortissimo legame con la natura e la montagna, crescerà in un’altra versione di se, assorbendo cose nuove, viaggiando ed incontrando infine un’anima affine con cui stabilirà una sorta di specularità d’intenti e convinzioni. Dando ampio respiro a concetti quali coesistenza e senso di estraneità e mostrando quanto le connessioni che stabiliamo con luoghi e persone possano determinare il corso della nostra vita, Mocciola crea un romanzo, dai toni e dallo stile convincenti, che fa sognare e riflettere. Un’ avventura dell’anima.

E ora l’intervista con l’autore:

Bentornato su Pane e Paradossi – Letto e Bloggato, Cristiano! Che ne dici di raccontarci come è nato “Intagliatore”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo?
Ciao e grazie nuovamente per lo spazio che mi dedicate. L’idea di “Intagliatore” ha origine dalla frase che apre il romanzo. E’ un detto aborigeno che fa chiaro riferimento allo scopo terreno dell’essere umano e ci fa intuire che per quanto ci sforziamo o cerchiamo all’esterno ciò che ci fa stare bene, l’unica cosa che conta alla fine di tutto, alla fine della vita, l’unica cosa che ci porteremo via, sarà l’esperienza dell’amore che siamo stati in grado di fare, esperienza volta alla comprensione di questa energia che nutre e feconda ogni cosa nell’universo. Quando ho deciso di scrivere il romanzo avevo come punto fermo un unico obiettivo: far vivere ai protagonisti, attraverso la ricerca, la comprensione (per quanto possibile) di quest’energia.

Il tuo libro è ambientato nell’Italia di inizio ‘800, un’Italia sulla strada dell’unificazione. Ci vuoi raccontare delle ragioni che ti hanno spinto ad ambientare ”Intagliatore” in quella precisa epoca storica e di narrare, di conseguenza, la storia di Gianni, della sua arte ormai perduta e della sua ricerca d’amore?
I primi dell’800 con successiva unificazione del nostro bel paese mi sembrava un periodo adatto allo scopo che mi ero prefissato. Mi piaceva l’idea di mettere in risalto un periodo storico importante e allo stesso tempo intrecciarlo con la vita dei protagonisti. La storia di Gianni è stato lo sviluppo principale del testo sulla quale ho poi cucito la storia che ha portato all’unificazione dell’Italia. La scelta poi dell’arte alla quale si doveva approcciare è stata facile: avevo bisogno che Gianni si dedicasse al proprio sviluppo interiore attraverso un’abilità che nasce prima di tutto dall’immaginazione e che si concretizza in manifatture tangibili ai sensi. Ogni arte nasce sì dalla nostra fantasia, ma ho pensato che l’arte dell’intaglio e della lavorazione del legno calzasse a pennello sulla figura di Gianni, uomo solitario, solito ritirarsi nel suo bosco, circondato quasi sempre da elementi presenti solo in natura. La ricerca dell’amore e la sua comprensione, accompagnata da questo estro, appare quindi come ciò che realmente è: un’arte creativa alla quale bisogna applicarsi perché l’amore, come l’arte in genere, migliora solamente con la propria dedizione.

Da dove è nata la caratterizzazione dei personaggi che popolano il tuo libro? Da dove hai tratto l’ispirazione per crearli? Come hai bilanciato la ‘quota’ autobiografica e quella di pura invenzione?
Ogni personaggio è nato in base alle esigenze che richiedeva il protagonista. Ognuno di essi doveva svolgere il compito di maestro per colmare le lacune nell’esperienza dell’intagliatore. A parte i personaggi storici che intervengono nella storia, dei quali ho cercato di riportare con esattezza le imprese veramente compiute, gli altri, tutti di mia invenzione, hanno avuto funzione di lubrificante per far girare l’intero ingranaggio narrativo. L’ispirazione per crearli mi è venuta mentre cercavo la collocazione storica per l’intagliatore. Ri-studiando la storia dei primi 800 ho cercato di inserirmi, con non poca difficoltà, nel tessuto socio-politico che c’era, immaginando e facendo ricerche su qualsiasi cosa mi sarebbe potuta tornare utile nella stesura del romanzo (vestiti, odori, malattie, tecnologie, colori, ecc… ). La fantasia gioca un ruolo importante nella vicenda ma non posso negare il fatto che di autobiografico c’è quasi tutto ciò che prova il protagonista. L’unica cosa che ci differenzia è che lui, forse, è arrivato a un fine, mentre io, temo di avere ancora moltissima strada da compiere prima di afferrare e fare mie certe nozioni. L’intagliatore è stato il pionere del mondo sconosciuto in cui mi sono avventurato.

Com’è stato scrivere “Intagliatore? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
Scrivere “Intagliatore” è stato come fare una profonda apnea dentro me, è stato un allontanamento da tutto, è stato un incontro con i protagonisti che volevano vivere attraverso il romanzo. Quando sono riemerso a prendere fiato, il romanzo era completato. Successivamente mi sono limitato a correggerlo, cercando di modificarlo il meno possibile e mantenendo così la genuinità della storia che era nata. Gli aspetti, che spero di essere riuscito a mettere in evidenza, sono le piccole e semplici soluzioni da adottare per riuscire a vivere meglio, in pace con se stessi e con gli altri. Punto cardine di tutta la storia rimane l’Amore, a volte incomprensibile, ma pur sempre l’unica via per raggiungere una reale e sincera umanità.

Amore, dolore e perdono. Da cosa si impara di più?
L’Amore racchiude in sé dolore e perdono. Il dolore serve per iniziare la sua ricerca, il perdono serve per accoglierlo. Da cosa si impara di più? Penso che vivendo siamo obbligati a scontrarci con questa energia, e siamo obbligati a imparare. Conoscerla e viverla presuppone il fatto che accettiamo il dolore come qualcosa di utile per la nostra crescita e il perdono come mezzo per amarci e portare pace nel nostro cuore. L’Amore è unità e nell’unità troviamo tutto ciò che ci serve per poter portare a compimento il nostro divenire. Accettare questa unità vuol dire anche accettare il fatto che nessun dolore è negativo ma necessario.
E se analizziamo il perdono capiamo che si tratta di un gesto profondamente egoistico. Noi non perdoniamo per fare del bene agli altri, ma prima di tutto perdoniamo per portare amore dentro noi. Chi odia, discrimina o perde tempo a giudicare, vive di tumulti e non capisce che fa del male solo a se stesso. Chi perdona lo fa per vivere quel senso di pace che solo chi ama può provare. Il perdono e l’amore sono strettamente legati. Ma con l’amore facciamo del bene anche agli altri, con il perdono lo facciamo principalmente a noi. Di solito è chi viene perdonato che passa dei brutti momenti con se stesso. Quindi l’Amore non può esistere senza dolore e senza perdono.

Progetti per il futuro di cui vuoi darci qualche anticipazione?
Come già detto nella precedente intervista preferisco non svelare niente riguardo al futuro, anche perché non sempre il domani è come pensiamo che sia. Una cosa è certa però, se avrete ancora voglia e tempo da dedicarmi, sarò lieto di farmi risentire. Vi ringrazio nuovamente per lo spazio che mi avete concesso, vi faccio i complimenti per il blog che migliora sempre più, e vi mando un caloroso saluto.

Ed anche per questa volta è tutto. Ringraziando ancora una volta tutti gli autori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato che, anche se non accetta più adesioni), continuerà puntuale come sempre!

Non-Morta senza ritorno

Ritorna la mia vampira con la mania dello shopping preferita! Elizabeth Taylor, per noi e per tutti quelli che non vogliono un pugno in testa semplicemente Betsy, approda per la quarta volta nelle nostre librerie (dopo Non-morta e nubile, Non morta e disoccupata e ” Non morta e incompresa“), sempre grazie alla Delos Books, con “Non-Morta senza ritorno” (Pagine: 204, Prezzo: ebook già disponibile a 7.99 euro, mentre per la versione cartacea dovrete aspettare il 30 Aprile) della sempre brava e spiritosa MaryJanice Davidson.
Tralasciando il fatto che la traduzione, come al solito, non mi convince del tutto e non scorre come dovrebbe, questa The undead Series (in USA siamo già al 11° volume e ad Agosto uscirà il 12°) si rivela  ad ogni libro sempre  più esilarante, vivace e imprevedibile.

TRAMA:
Come se avesse bisogno di scuse per fare shopping, la Regina dei Vampiri Betsy Taylor sta organizzando il matrimonio perfetto con il vampiro Eric Sinclair, bello da morire, e bazzecole come la morte e il sangue non le metteranno di certo i bastoni fra le ruote. Ma la sua vita non è tutta feste e bouquet di fiori, poiché Betsy viene perseguitata da fantasmi che invocano il suo aiuto per rimediare ai danni commessi in passato.Come se non bastasse un serial killer, che combinazione prende di mira donne alte e bionde proprio come Betsy, si aggira indisturbato per le strade della città. C’è poi il piccolo problema di avere una sorellastra figlia del diavolo che, per quanto disgustosamente carina e dolce, quando si arrabbia evoca spadoni infuocati e infilza il primo malcapitato che le passi a tiro. Che dire poi del suo nuovo fratellino fresco fresco di nascita che ha la sfortuna di essere figlio della sua matrigna/megera Antonia (già in precedenza posseduta dal demonio quando era incinta) o del vampiro mostro chiuso in cantina intento ad imparare l’uncinetto? Insomma, per Betsy i problemi sembrano sempre moltiplicarsi…Fortunatamente è quasi tempo di shopping natalizio.

Come resistere alla curiosità di cosa ancora combinerà la regina dei vampiri più incasinata della storia degli urban fantasy? Lo scopriremo solo leggendo! ^_^

L’eternità della notte e Le colpe della notte

Regalo di compleanno un pò in ritardo per la sottoscritta da parte della Fanucci che fa uscire in contemporanea questo 21 Marzo ben 2 volumi (il settimo e l’ottavo) della serie paranormal romance per adulti Dark Hunters scritta dalla brava Sherrilyn Kenyon (per maggiori informazioni sulla saga potete anche andare QUI).


L’Eternità della Notte
(Collana: Tif Extra, Pagine: 288, Prezzo: 9.90 EURO)

TRAMA:
Figlio di un senatore romano, a soli ventidue anni Valerius Magno è diventato un potente generale. Da essere umano ha condotto campagne in Grecia, Gallia e Britannia. Ma adesso è un Cacciatore oscuro, e i suoi natali gli procurano l’odio e il rancore della maggior parte dei colleghi, che fanno di tutto per tenerlo lontano da Kyrian, Kell, Zarek e Zoe. La situazione è complicata, ma potrebbe peggiorare… Il pericolo, questa volta, ha fattezze sexy e si chiama Tabitha Devereaux. Tabby fa parte di una nuova generazione di Cacciatori che ha dimostrato il proprio valore senza rinunciare alla propria anima, e ha il potere dell’intuizione. Proprio per questo è l’unica che riesce ad avvertire le emozioni e la grande solitudine di Val, a capire che il suo atteggiamento altezzoso è soltanto una facciata, una difesa che ora Tabby intende abbattere… Ma non è il momento di innamorarsi, una sanguinosa battaglia è appena cominciata e ben presto lei e Valerius si troveranno a combattere fianco a fianco contro il demone più pericoloso di tutti, capace di tornare dal regno dei morti e mettere fuori combattimento persino il grande Acheron.

Le Colpe della Notte (Collana: Tif Extra, Pagine:256, Prezzo: 9.90 euro)

TRAMA:
Cosa succede quando la fiducia incondizionata accordata ad Acheron, unico difensore del genere umano, viene meno? Stryker, leader degli Spathi, un antico ordine di demoni guerrieri, sta seminando il malcontento tra i Cacciatori oscuri del Mississippi. Questi ultimi, contravvenendo al proprio codice morale, stanno nutrendosi di uomini e hanno iniziato a collaborare con i demoni invece che combatterli. Acheron decide di assegnare al suo braccio destro, Alexion, il compito di investigare, giudicare e, se necessario, eliminare i ribelli: dieci giorni in tutto per compiere sulla Terra una missione che si preannuncia più che ardua. Seppur razionale, spietato, e abituato a prendere le distanze dalle proprie emozioni dopo aver vissuto per secoli in totale isolamento, Alexion non potrà negare a un vecchio amico, scoperto a capo dei ribelli, l’ultima possibilità di redenzione. E che dire del fatale incontro con Danger, Cacciatrice oscura il cui aiuto si rivelerà per lui indispensabile? Legati a doppio filo da un’irrefrenabile attrazione, vittima e boia dovranno condividere i propri intenti, e infine, la sorte.

Stendendo un velo pietoso sulle copertine dei due volumi che non mi entusiasmano troppo, sono anche un pò sconcertata dal fatto che la Fanucci abbia deciso di far uscire questi due libri in contemporanea. Avrei preferito magari uscite più ravvicinate per tutta la saga piuttosto che questa soluzione forse un pò troppo “cara” per noi lettori compulsivi in tempo di crisi (anche se la casa editrice ha abbassato il solito prezzo di 12.90 euro portandolo a 9.90 euro).
Comunque, restano due uscite irrinunciabili per tutti i fan della saga e valgono qualche sacrificio ;)

Letto e Bloggato: Zeroventicinque

Inauguriamo questo Marzo 2013 con un nuovo appuntamento con l’ormai irrinunciabile rubrica Letto e Bloggato. Questa settimana dedichiamo il nostro spazio a”Zeroventicinque“, ultima fatica letteraria di Fiorella Carcereri (che abbiamo già incontrato nel presentarvi la sua raccolta di aforismi “La vita in sintesi”), edito dalla Aletti Editore.

Sul Libro:
Arriva un momento dell’esistenza in cui ci si sente pronti a fare dei bilanci e si trovano il coraggio e la pazienza per rovistare nella propria vita alla ricerca di fatti mai del tutto dimenticati, emozioni cristallizzate nel tempo ma ancora vive e pulsanti nel cuore, fermi immagine di ricordi incancellabili. La presente raccolta è scaturita da un lavoro di scavo interiore e di ricomposizione dei frammenti che sono venuti via via alla luce, una sorta di viaggio a ritroso della memoria negli scaffali polverosi, ma ancora pregni di vita, della biblioteca dei ricordi. Ciascuno dei quarantadue racconti della raccolta si focalizza su di un episodio diverso ma è legato a doppio filo a tutti gli altri e ogni storia ha segnato un momento di svolta nella vita dell’autrice stessa. Come intuibile dal titolo proposto per la raccolta, l’autobiografia copre il periodo che va dall’infanzia alle prime esperienze della vita adulta, passando per un’adolescenza, spesso dolorosa, con la quale i conti sembrano non essere ancora in pari.

La mia opinione:
Raccontare la propria vita per scoprire o svelare quelle degli altri è quanto fa e continuerà a fare, che ne sia consapevole o meno, ogni narratore destreggiandosi nello spazio intermedio a cavallo tra autobiografia e romanzo o , come in questo caso, raccolta di racconti. Fiorella Carcereri in questi 42 frammenti di vita, tra speranza e disincanto, animati da un forte senso di giustizia, disegna un cerchio perfetto dentro il quale racchiude cronache di memorie che si fanno universali destando nel lettore il desiderio all’immedesimazione e lo stimolo a riconoscersi in certe situazioni narrate. Contando su di un io narrante schietto e che fa piovere lungo le pagine episodi privati e non, il volume scorre rapido e profondo. La narrazione della Carcereri dimostra brio e maturità non perdendo l’occasione per raccontare l’Italia del recente passato e i cambiamenti che il nostro paese, e noi con lui, ha subito. Un libro interessante che si fa bilancio e riflessione di un percorso intessuto di luce e oscurità. Una conferma per un’autrice da tenere d’occhio.

E ora l’intervista con l’autrice:

Ciao Fiorella, bentornata su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare parlandoci di “Zeroventicinque” e di come è nata l’idea per il libro?
Innanzitutto grazie per avermi nuovamente ospitata sul Vostro blog.
“Zeroventicinque” è un libro-non libro, nel senso che, come intuibile da titolo scelto ed ancor meglio leggendo la sinossi, rappresenta una sorta di diario delle tappe principali della prima parte della mia vita, dall’infanzia all’età di venticinque anni. Non ho mai avuto l’abitudine di tenere un diario ma, ad un certo punto della mia vita, ho sentito il bisogno di andare a rovistare nei cassetti polverosi della mia memoria per cercare di ricostruirne uno a posteriori. Pur essendo una donna proiettata nel futuro e con mille idee e progetti da realizzare, sono sempre stata molto legata ai ricordi e alla memoria perché, come dice Oliver Sacks, “la nostra memoria è la nostra coerenza, la nostra ragione, il nostro sentimento, persino il nostro agire”. “Zeroventicinque” copre l’arco temporale di due decenni importanti della nostra storia, gli Anni Settanta e Ottanta, anni in cui molti, leggendo il mio libro, si potranno forse riconoscere. Spero di essere riuscita a trasmettere ai miei lettori, insieme allo spirito di quegli anni, emozioni, sorrisi ed anche un po’ d’ironia.

Per qualunque autore è sempre difficile dare “in pasto” al pubblico la propria opera, soprattutto se, come nel tuo caso, ha profonde connotazioni biografiche. Vuoi raccontarci come sei giunta a questa decisione?
“Dare in pasto” è una parola grossa, anche se scrivere opere autobiografiche può a volte risultare imbarazzante o complicato. Personalmente, non ho trovato grandi difficoltà perché la scrittura proiettata su di me e sulle mie personali esperienze è quella che mi riesce meglio. Permettimi di citare, al riguardo, la grande Susanna Tamaro che nel suo recentissimo romanzo autobiografico “Ogni angelo è tremendo” afferma a tale riguardo: “Scrivere vuol dire andare a fondo alle cose, con lucidità, crudeltà, senza farsi abbagliare da niente…Tutti i miei libri attraversano l’oscurità, non per il compiacimento di farlo, ma per scoprire il punto in cui, a un tratto, il buio misteriosamente si può trasformare in luce…Soltanto nel momento in cui si accetta l’inquietudine come dato fondante, si entra davvero nell’umanità”.

Com’è stato scrivere questo libro? Quali sono stati i momenti più importanti e quelli più difficili?
Si tratta di quarantadue racconti scritti in momenti diversi e solo successivamente riuniti per formare la raccolta. Non ho incontrato particolari difficoltà, il flusso emozionale non si è mai interrotto durante la scrittura. Vi sono stati solo due o tre momenti di dolore e rabbia raccontando di fatti che hanno segnato in particolar modo il mio cammino, ma quando si sceglie di parlare di sé è implicito che si debbano affrontare anche queste situazioni.

Per Calvino “scrivere è sempre nascondere qualche cosa in modo che poi venga scoperto.” Cosa vorresti che i lettori scoprissero con la lettura del tuo libro?
I fatti sono raccontati in mondo molto semplice, come pure le emozioni, positive o negative, che ho provato. Lascio ad ogni singolo lettore la fantasia e la libertà di immedesimarsi o meno nelle mie storie. Mi auguro che, leggendomi, ognuno possa scoprire qualcosa di più di se stesso e della propria anima oppure riconciliarsi con il proprio passato se vi sono ancora dei conti che non tornano, come nel mio caso. Il mio libro non nasconde nulla, o forse tutto. Dipende dall’interpretazione che ciascuno ne potrà dare.

Progetti per il futuro di cui ti va di darci qualche anticipazione?
Dopo due ebook, “La vita in sintesi” (Libro Aperto Edizioni) e “Zeroventicinque” (Aletti Editore), finalmente in uscita a marzo/aprile 2013 i miei primi due libri cartacei.
Si tratta della raccolta di poesie dal titolo “Senza rete” edita da Edizioni Ensemble (Roma) e del romanzo “Amore latitante” che sarà pubblicato da Edizioni Arpeggio Libero (Lodi).
Vi do appuntamento a presto con tutte le mie novità e di nuovo grazie!

E anche per questa settimana è tutto ^__^
Ringraziando ancora una volta tutti gli autori e gli editori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura, vi lascio con il booktrailer del libro e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato! ;)

Letto e Bloggato:Fanfiction club – Uomini belli e altri disastri

Nonostante i bagordi natalizi (credo di aver ormai ragiunto la perfetta forma sferica) eccomi ancora una volta a presentarvi un nuovo appuntamento con Letto e Bloggato, l’ultimo di questo travagliato 2012 ^_^. Questa settimana dedichiamo il nostro spazio a “Fanfiction club – Uomini belli e altri disastri” (Pagine: 263, Prezzo: 2.68 euro), esordio letterario di Criminal Pepper, disponibile in versione ebook su Amazon.

Sul libro:
Si può essere una strega senza saperlo? Mina è pronta a giurare di no, però non è facile sfuggire ad un cacciatore di demoni convinto del contrario, soprattutto se ha l’aspetto e il carattere di Roy. Lei è normale, bassina, rotondetta e non del tutto stupida, quindi sa per certo di dover stare alla larga dalle assurdità sul soprannaturale e soprattutto… da un uomo tanto bello e sfrontato arrivato da chissà dove. Anche le bruttine hanno un onore da difendere! Eppure le basta un’occhiata per non riuscire più a smettere di desiderarlo, forse riuscirebbe a dimenticarlo solo se potesse farlo sparire schioccando le dita. Ecco, se lei fosse realmente una strega allora gli strani sogni che fa su di lui sarebbero veri e le basterebbe tenerli nascosti per lasciarlo morire. O forse potrebbe farlo addormentare profondamente come nelle favole per baciarlo mentre non se ne accorge. Mina fa quel che va fatto in casi di emergenza emozionale: smette di pensare e si tuffa a scrivere fan-fiction sprofondando nella storia di Gilbert De Vries come fosse una vasca di acqua calda. Gilbert invece è freddo come il marmo e seducente come un peccato mortale. Gilbert è splendido quanto Roy ma le appartiene completamente, perché lo ha creato. Gilbert non è umano, è un vampiro… e all’improvviso oltre lo schermo del computer qualcosa sfugge al controllo di Mina sgusciando nel mondo reale. Si può essere una strega senza saperlo? Ora che avverte una presenza inquietante nelle ombre, ora che i suoi amici si comportano in modo sempre più strano e che persino la comunità virtuale FanfictionClub rivela dei segreti allarmanti, Mina non ne è più tanto sicura. Dovrebbe credere ai sogni e mettere in guardia l’unico uomo che potrebbe salvarla? O forse se gli dicesse tutta la verità sarebbe proprio lui ad ucciderla?

La mia opinione:
Se non avete mai letto una fanfiction o non sapete proprio di cosa io stia parlando vi consiglio di colmare al più presto questa lacuna. Nel vasto mare di internet scoverete facilmente materiale più che interessante e vi ritroverete a naufragar dolcemente in non uffciali cronache che proiettano i tanto amati (o odiati) protagonisti di libri, film e serie tv su nuovi inesplorati orizzonti, in un continuo sperimentare dove solo la fantasia rimane il limite. In “Fanfiction club – Uomini belli e altri disastri” a tentare audaci riscritture, in un trionfo di liberatori capovolgimenti, è la irriverente e strabordante protagonista dallo spirito indomito e dalla comprensibile passione per la nutella e i bei ragazzi. Fresca, originale, frizzante e divertente, Mina (io narrante libero da ogni traccia di narcisismo) mischia le carte, cuce storia su storia, traghettando il lettore in un universo fatto di incontri tragicomici con la magia e il mistero. Un pò di fantasy, un pizzico di thriller, una spruzzata di commedia e più di una goccia di golirdia: si sviluppa così il senso genuino e perfetto di questo romanzo che riesce a legare indissolubilmente il lettore alla pagina successiva. Contando su un’ottima caratterizzazione dei protagonisti e su una struttura vibrante, l’autrice ci regala pagine e pagine prive di smagliature dove l’ordine serrato e falsamente caotico degli accadimenti da vita e anima ad un fondale di persoanggi legati tra loro da un labirinto di eventi fantastici, soprannaturali e, in non pochi casi, comicamente deliranti. Uno dei libri più belli e divertenti letti quest’anno.

Ed ora l’intervista con l’autrice:

Ciao Criminal Pepper, benvenuta su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, dell’origine del tuo interessante pseudonimo, di cosa ami fare, di come ti sei avvicinata alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Grazie a te per avermi accolta su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato! Dunque, posso riassumermi così: schiava del pc per lavoro e per svago, un po’ negata per la socializzazione, ingorda di libri, film, telefilm, fumetti, arti figurative in generale… Da bambina ero sempre a caccia di bei racconti e inventavo storie tutte mie, cioè esattamente lo stesso che faccio ora ^_^ L’unica differenza è che ora scrivo ciò che immagino o lo racconto a voce ai miei amici (sono un’alternativa all’autoradio durante i viaggi in macchina ^_^;). Questo pseudonimo pittoresco deriva dal fatto che ho sulla scrivania il libro “Criminal London” di Mark Herber mentre “Pepper” è il personaggio di un romanzo che anni fa ho “rischiato” di pubblicare per una grande casa editrice. Non è successo ma le sono comunque molto affezionata perché tra revisioni, editing e così via abbiamo passato parecchio tempo insieme.

Come nasce “Fanfiction Club – Uomini belli e altri disastri”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo?
L’idea era lì da un po’ di tempo ma a smuovermi sono stati due fatti diversi accaduti nello stesso periodo. Un signore che conoscevo appena mi ha regalato un libro sulla storia del Pontificio Collegio Americano a Grottaferrata (è stato realmente lì fino all’inizio del 900) e intanto io ho guardato la prima stagione del telefilm Supernatural, scoprendo che Dean Winchester somigliava in modo impressionante al personaggio che volevo fosse Roy. Cioè un seduttore nato, un po’ cinico, sfacciato e immerso fino al collo nei guai come l’Indiana Jones di tanti anni fa. Dunque visto che ho un debole per le coincidenze…

Essendo anch’io una “drogata” di fanfiction mi è stato praticamente impossibile non riconoscermi in tanti dei tuoi personaggi amanti di questo fenomeno ormai in costante crescita. Anche tu sei una “fan writers”? Come ti sei avvicinata a questo tipo di letteratura e come pensi che si stia sviluppando e si evolverà in futuro?
Assolutamente sì! ^_^ Ho scritto fanfiction slash su manga e anime e ne leggo un po’ di tutti i tipi. Ogni produzione artistica è una forma di comunicazione e secondo me le fanfiction evidenziano come un libro o un film prendano realmente vita solo nella mente del pubblico, assumendo sfumature diverse da persona a persona. È un processo talmente naturale che un autore ostile alle fanfiction sulla sua opera è un po’ come un fornaio ostile al modo in cui la gente decide di mangiare il suo pane. Nello stesso tempo i fandom sono una fonte d’interesse notevole per chi cerca di creare un trend di successo nel campo dell’intrattenimento. Chi cerca di lanciare il prodotto giusto al momento giusto si ritrova per forza a studiarli, ma con risultati più o meno riusciti visto che un mondo come quello dei “fan writers” è di base un microcosmo abbastanza stratificato. Io nel romanzo ironizzo con affetto su certe situazioni, certi personaggi e certi modi di fare che è facile trovare in molte comunità virtuali. Chissà che cosa penserebbe di noi e in generale delle comunità di fan William Golding, che scrisse Il signore delle mosche ispirato dalla sua “innocua” esperienza di insegnante scolastico!

Devo confessare di aver davvero adorato Mina (Attila ^_^) la protagonista di “Fanfiction Club – Uomini belli e altri disastri” e la divertente e irriverente sfilata di belli e disastrosi con cui si trova a fare i conti . Da cosa hai tratto ispirazione per creare Mina e gli altri ? Come hai bilanciato la ‘quota’ autobiografica e quella di pura invenzione nell’idearli e nel descriverli al lettore?
Sono felice che Mina ti sia piaciuta! Volevo una protagonista non troppo bella e non troppo predestinata che potesse piacere (o non piacere) al lettore a prescindere dalla sua controparte maschile. È stato divertente scrivere i suoi pezzi perché io tendo ad avere pensieri inopportuni e la cosa le calzava bene, per il resto non mi somiglia molto quindi continuavo a rimuginare: “Se fossi stata così alla sua età mi sarei divertita molto di più!”. Di solito costruisco i personaggi sommando dei singoli aspetti estrapolati da persone e contesti vari, ma visto che la stessa caratteristica applicata al buttafuori di una discoteca o ad una soave vecchietta può produrre effetti opposti non è detto che il risultato rispecchi la realtà. Quanto ai belli… beh come puoi immaginare è stata davvero dura guardarsi intorno e farsi ispirare per l’aspetto di ognuno! ^_-

Questo è il tuo primo romanzo e hai scelto di auto-pubblicarlo in formato digitale tramite Amazon. Ci vuoi raccontare i motivi di questa tua decisione? È stato tutto come ti aspettavi? Lo consiglieresti anche ad altri giovani autori? Com’è il mondo dell’editoria visto con gli occhi di un’ autrice esordiente?
Ti dirò la verità: ho fatto una scommessa con l’amica che ha pubblicato materialmente “Fanfiction Club”. Se un certo numero di persone ne vorrà una copia (non un numero astronomico eh! ^_^) ho giurato di scrivere il seguito, come mi chiedono da tempo lei e le altre che leggono di solito i miei romanzi chiusi nel cassetto e che amano Mina e compagni. Vederlo online però mi ha emozionata più di quanto credessi, vorrei avere le impressioni di chiunque ne prenda una copia! Di sicuro rifinire, distribuire e promuovere seriamente un libro è un lavoro da casa editrice, però non è semplice convincere un editore di buon livello ad investire nel proprio romanzo. Oltre al talento occorrono tanta fortuna, testardaggine, a volte anche conoscenze utili. L’auto-pubblicazione permette a chiunque di scavalcare le opinioni di marketing, le scelte commerciali dettate dai gusti della maggioranza, i giudizi di un singolo editor, le montagne di testi che aspettano per anni di essere valutati e così via… Crea un canale alternativo che può mettere in contatto scrittori e lettori senza filtri quindi è un’ottima cosa.

C’è un genere, una forma letteraria, con i quali vorresti cimentarti e che non hai ancora affrontato? Hai un sogno nel tuo cassetto di autrice?
Mi piacerebbe provare a scrivere racconti brevi. Spesso mi riprometto di farlo e invece finisco sempre per imbarcarmi in progetti di “grossa taglia”!

Quale titolo ha acceso la passione per la lettura? Quali generi letterari ti affascinano? Quali sono i tuoi autori feticcio, quelli che ami leggere e rileggere?
I libri di fiabe mi hanno fatto amare la lettura fin da piccolissima e mi piacciono tutt’ora. Il fantasy è il genere che mi ha conquistata da adolescente ma spesso mi piace un libro a prescindere dal genere a cui appartiene. Tra gli autori che mi capita di rileggere ogni tanto ci sono Fedor Dostoevskij, Jane Austen, Anne Rice, Amelie Nothomb …

Se dovessi diventare una donna-libro, come nel romanzo di Bradbury “Fahrenheit 451”, quale libro saresti e perché?
Forse sarei “Matilde” di Roald Dahl. Non perché i miei genitori siano persone orribili ma perché il mondo in cui viviamo mi sembra spesso intollerabile, prepotente e insensato proprio come la maggior parte degli adulti che circondano Matilde.

Progetti per il futuro di cui vuoi darci qualche anticipazione?
Al momento sono alle prese con una storia di ambientazione vittoriana, legata ad un profumo che fa impazzire la gente, un uomo ricco e pericoloso ed una protagonista dall’aspetto incantevole che potrebbe rovinargli la vita da un momento all’altro. Vedremo come andrà a finire! ^_^

E anche per questa settimana è tutto ^__^
Ringraziando ancora una volta tutti gli autori e gli editori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura e un felice anno nuovo e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato! ;)

Letto e Bloggato: Beautiful Sin – Part 01

Nessuna apocalittica esplosione? Nessuna invasione aliena? Piogge di rane e fiumi rosso sangue rimandati? Beh, allora mi sa tanto che mi tocca presentarvi un nuovo appuntamento con Letto e Bloggato ^_^. Questa settimana dedichiamo il nostro spazio a “Beautiful Sin – Part 01” esordio letterario di Violet Nightfall, nonchè primo volume della saga urban fantasy tutta italiana Dark Watchers, edito dalla Narcissus Self Publishing.

Sul Libro:
La prima volta che Maximillian Cox, facoltoso imprenditore di Manhattan, incontra Chanel Smith, giovane e bellissima ereditiera, ne rimane folgorato; da questo preciso istante si prodiga anima e corpo per averla.
Quando però crede di essere riuscito nel suo intento, il mondo che lo circonda frana e crolla: la morte del suo migliore amico, Leon, lo catapulta ancora una volta in un passato fatto di guerre, sangue e creature Immortali.
Un complotto sta minando gli equilibri politici della sua Madrepatria, Ithil, una dimensione parallela sospesa sul mondo Mortale.
Maximillian si riappropria del suo antico nome da guerriero, Thanatos, e si addentra tra gli orrori di un’apocalisse imminente…

La mia opinione:
Più vado avanti nelle mie letture per questa rubrica e più mi rendo conto di quanto a volte fantasy,urban fantasy, paranormal romance e quant’altro stiano diventando etichette limitanti che non riescono a descrivere la sconfinata creatività e lo sforzo evolutivo che si cela dietro il lavoro dei tanti volenteresi autori che si dedicano a questi generi di letteratura così amati dal pubblico e bistrattati dagli editori nostrani che, a quanto pare, amano pubblicare solo storie adolescenziali di vampiri/sirene/angeli made in USA. Beautiful Sin è un buon esempio di questa mia tesi: prendendo spunto da saghe tipo Black Dagger Brotherhood (una fratellanza di guerrieri dediti al mantenimento dell’equilibrio bene/male) o Dark Hunter (l’utilizzo di antiche mitologie), l’autrice del libro, in un intrecciarsi strategico e ben calibrato di eventi e personaggi, rinfresca la narrazione e la storia disegnando diversi itinerari narrativi. Il lettore si trova così ad esplorare un mondo affascinante e originale dove biotecnologia, richiami mistico religiosi e mitologia si incontrano e si amalgamano così naturalmente da dare una solida credibilità alla storia raccontata. Un libro che cattura (anche grazie ai personaggi dalla vivida risonanza e dalla vivace caratterizzazione) e di cui i lettori non vedranno l’ora di leggere il seguito.

E ora l’intervista con l’autrice:

Ciao Violet, benvenuta su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinata alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Salve a tutti! Innanzitutto grazie per questa stupenda opportunità che mi state dando, e grazie anche a chi, grazie a questo, deciderà di leggere il romanzo! Per quanto riguarda la risposta ai vostri quesiti, ho 28 anni, sono laureata in archeologia con tesi in egittologia (l’Egitto mi ha sempre affascinata, fin da bambina!). Oltre alla scrittura ho la passione per l’illustrazione e, da circa una quindicina d’anni amo dedicarmi anche alla grafica, fotoritocco, etc… Sono anche una di quelle che molti definiscono “cantanti da doccia”!! La doccia mi ispira un sacco! La scrittura ha sempre fatto parte di me, fin da piccola, ma penso che la passione vera e propria sia nata verso i 14 anni, grazie a una mia insegnante che come “compito in classe” ci chiese di scrivere un racconto basandoci sul romanzo “Il signore delle mosche”, romanzo stupendo tra l’altro! La scrittura è una valvola di sfogo, un modo per impossessarmi delle mie fantasie e renderle, passatemi il termine, reali o comunque cartacee! Dar loro un’ordine!

Come nasce “Beautiful Sin-1”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo e al progetto della trilogia fantasy che ne deriverà?
Come ogni lavoro che svolgo, BS (lo abbrevio XD) nasce da un sogno, i sogni sono i miei portatori d’ispirazione, oltre alla doccia ah ah! La scintilla, l’origine di BS è avvenuta però qualche anno fa. Dovete sapere che prima scrivevo FanFic, spesso su Twilight, infatti molti mi conoscono per la FanFic intitolata Magnolia, che ora non è più disponibile su internet, che racconta un’ipotetica relazione d’amore tra Jasper e Nessie… a parte questo, la scintilla è scattata quando, all’ennesima FanFic, mi sono detta “perché continuare a raccontare storie di personaggi inventati da altri, quando posso benissimo tentare di crearne dei miei?” E così ecco BS… i personaggi fanno parte di un sogno dal quale ho tratto ispirazione! A parte Phin.. lei è… diciamo che è la mia controparte cartacea!

“ Beautiful Sin-1 “ è il tuo primo romanzo è appartiene chiaramente al genere fantasy / paranormal romance. Rivolgerti a questo genere è stata una tua scelta consapevole o semplice frutto dell’ispirazione del momento? Trovi che ci siano differenze, e se si quali, tra il modo di scrivere fantasy nostrano e quello degli autori nordamericani?
Prima di rispondere a questa domanda vorrei precisare una cosa, io leggo un sacco di Fantasy, o UF, e questo probabilmente ha influito sul romanzo e sulla scelta del genere… inoltre, come ho sottolineato pocanzi, traggo ispirazione dai sogni, ovvero dalla fantasia che, durante la notte, va a briglia sciolta… fin da piccola spesso mi distraevo con sogni a occhi aperti, immaginavo mondi incantati e principesse da salvare… io ero sempre l’eroe della situazione, ah ah! Comunque, si tratta di un’influenza che deriva dalla mia infanzia e dai libri che amo leggere. Per quanto riguarda il modo di scrivere italiano e statunitense purtroppo mi ritrovo a non poter rispondere alla domanda. L’unico libro di questo genere, italiano, che per ora ho letto è stato “Angel” della Despirito, se non sbaglio il nome… ma non credo sia giusto dare un’opinione in merito, non sono una critica letteraria.

L’affascinate e irriverente Max, la capricciosa ma saggia Chanel e i tanti altri personaggi che popolano “Beautiful Sin-1” sono caratterizzati da capacità e modi di essere complessi e piuttosto originali. Da cosa hai tratto ispirazione nel crearli? Come hai bilanciato la ‘quota’ autobiografica e quella di pura invenzione nell’idearli e nel descriverli al lettore?
Max e Channy derivano da una mia fantasia, sono sempre stata molto curiosa di scoprire che genere di relazione potesse nascere tra un’affascinante sciupafemmine e una capricciosa bambolina altolocata, a volte fastidiosa, ma che in realtà nasconde lati che rasentano una saggezza e dolcezza unica. Purtroppo essendo l’autrice credo che finirei per lodare questi personaggi fin troppo, li vedo come miei figli e li amo tutti, perfino i “cattivi”. E’ stato molto difficile dosare immedesimazione ed estraniazione… chi mi conosce infatti troverà molte assonanze tra me e Phinnegard… per quanto riguarda il resto ho semplicemente utilizzato il trucco del “se tu, col suo cervello, fossi in una determinata situazione, che cosa faresti?”. Sì, lo so, è una tecnica del cavolo, però tentavo sempre di cancellare il mio carattere per lasciare entrare i personaggi e riuscire a farli vivere. Per questo spesso dico che “erano loro a muovere le mie dita sulla tastiera, loro che prendevano vita sullo schermo del mio computer”. Poteri, caratteristiche psicosomatiche, tutto è inventato, ho reso su “carta” ciò che avrei voluto leggere.

Questo è il tuo primo romanzo e hai scelto di auto-pubblicarlo in formato digitale tramite la Narcissus Self Publishing. Ci vuoi raccontare i motivi di questa tua decisione? È stato tutto come ti aspettavi? Lo consiglieresti anche ad altri giovani autori? Com’è il mondo dell’editoria visto con gli occhi di un’ autrice esordiente?
Io ho avuto un’esperienza traumatica. Dopo aver dovuto disdire vari contratti che mi avevano proposto, perché non riuscivo a far fronte alle cifre che continuavano a chiedermi, ho deciso di tentare la via dell’editor, ovvero di quella figura che, dopo averti corretto il manoscritto, ti aiuta anche nella ricerca di un editore, possibilmente gratis. Ecco… fate bene attenzione a chi date il vostro manoscritto (io ho trovato l’editor sbagliato che mi ha rallentato un sacco senza aiutarmi, per non parlare dei soldi che mi ha spillato…), alcuni editor sono peggio delle case editrici a pagamento! Narcissus invece è un modo innovativo e semplicissimo per realizzare i propri sogni! Purtroppo bisogna sobbarcarsi di tutta la parte di correzione, come ho fatto io (difatti ho trovato alcuni errori di digitazione e per questo farò una riedizione di BS al più presto! Coloro che hanno comprato e compreranno la vecchia versione potranno contattarmi e avere quella nuova, senza spendere una lira!), di quella pubblicitaria e non è sempre semplice riuscire a fare appassionare le persone a qualcosa!! Per non parlare della parte grafica, se siete illustratori come me andate anche bene ma se siete negati, fatevi aiutare per la copertina! Insomma, Narcissus lo consiglio, ma solo se avete veramente intenzione di pubblicare e se siete consci del fatto che, pubblicare è semplice ma poi il passo successivo è un salto nel buio; non aspettatevi di diventare famosi, però la soddisfazione di vedere il proprio libro negli store on-line… quella non ve la toglierà nessuno e credetemi, è unica!

C’è un genere, una forma letteraria, con i quali vorresti cimentarti e che non hai ancora affrontato?
Il Paranormal romance, ma intendo quello “Hot” XD credo di essere negata, tenterò un giorno! E l’horror, adoro il genere horror; per ora ho scritto solo alcuni racconti di questo genere ma un giorno vorrei provare a scrivere un romanzo!

Da dove parte la tua storia di lettrice? Quali generi letterari ti affascinano? Quali sono i tuoi autori feticcio, quelli che ami leggere e rileggere?
Parte alle medie, da piccola amavo leggere ma solo “piccoli brividi”! Successivamente mi sono avvicinata ai “romanzi classici”, come “il signore delle mosche”, “orgoglio e pregiudizio”, “ragione e sentimento”, oh adoro questi titoli! Purtroppo per mia madre però, ciò che da sempre mi ha affascinata, sono i racconti irlandesi, ho valanghe di libri su leggende irlandesi, scozzesi e, ultimamente, mi sono adoperata per trovare libri che parlassero di cose simili anche in Italia; la Toscana ne è piena, ci sono testi fantastici! Non ho dei veri e propri autori “feticcio”, c’è stato un periodo che leggevo circa 20 libri al mese, ininterrottamente, ma il libro che ho letto di più in assoluto è Seta, fantastico! Riusciva a farmi sognare!

Se dovessi diventare una donna-libro, come nel romanzo di Bradbury “Fahrenheit 451”, quale libro saresti e perché?
Non ho letto quel romanzo e fatico un po’ a rispondere a questa domanda… uhm, non so dare un titolo ben preciso, potrei citarne molti, anche perché ho una personalità abbastanza discordante! Ciò però che in me è più forte è la curiosità e la ricerca continua di “avventure”, spesso ai limiti del possibile (non potete immaginare quante volte mi sia intrufolata in case abbandonate e luoghi simili per provare la fatidica avventura horror) quindi, direi che si potrebbe parlare di romanzi dallo stampo Fantasy-Horror, romanzi per avventurieri. Spero di aver risposto bene a questa domanda XD mi ha colta in contropiede!

Progetti per il futuro di cui vuoi darci qualche anticipazione? A quando la seconda parte di “Beautiful Sin” ?
Allora, partiamo con BS! La seconda parte uscirà verso Maggio/Aprile; è già pronta ma purtroppo ho subito la visita di alcuni ladri in casa che mi hanno rubato il pc. In poche parole devo riscriverlo, copiando il mio manoscritto! Anche il secondo romanzo della saga, che poi diventerà il terzo visto che il primo è stato diviso in due parti, è anch’esso completato, attende solo la revisione! Il terzo invece vive solo nella mia testa xD ancora per poco! Vi posso però dare un’altra anticipazione, verso Gennaio/Febbraio, farò uscire il primo di un’altra saga “The lord of the Death”, del quale sono entusiasta!! Spero piacerà anche a voi!

Un bacio a tutti quanti e grazie ancora per questo spazio!

E anche per questa settimana è tutto ^__^
Ringraziando ancora una volta tutti gli autori e gli editori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato! ;)

Letto e Bloggato: Patto con il vampiro

Mentre il conto alla rovescia per il Natale continua, con tutte le aspettative del caso, eccomi come sempre a resentarvi un nuovo appuntamento con Letto e Bloggato. Questa settimana dedichiamo il nostro spazio a “Patto con il vampiro” (Collana: J. R. R. Tolkien, Pagine:149, Prezzo cartaceo: 12.00 Promozione Natale -30% ora a soli 8.40 euro, Prezzo eBook: 3.99), secondo libro, dopo “Voltare pagina” di cui vi ho già parlato QUI, di Tiziana Cazziero edito grazie alla Libro Aperto Edizioni.

Sul Libro:
Sonia vive apparentemente una vita tranquilla, è una giornalista che ama il suo lavoro e che punta al successo e alla carriera. Il suo passato però è ombrato da un vecchio episodio che ha gettato del mistero sulle sue origini e la sua esistenza. Comincia così un percorso a ritroso nel tempo, dove si ritroverà a scoprire le sue vere origini.

Una storia ricca di magia che vive la sua realtà nell’era moderna. Un segreto avvolto nel mistero che potrebbe essere la soluzione di tutto. Un amore impossibile e condannato dal mondo magico, una storia destinata a finire ancor prima di iniziare.

La mia opinione:
Sonia, ormai adulta e divenuta giornalista affermata, non rammenta nulla della notte di Halloween di tanti anni prima durante la quale la sua migliore amica è scomparsa senza lasciare traccia. Da quel giono molte altre giovani hanno trovato la stessa sorte in quella “notte delle streghe” che tutt’ora la inquieta. Così Sonia decide di scoprire una volta per tutte cosa si celi veramente dietro agli strani eventi che continuano inspiegabilmente a mietere vittime innocenti. In una riuscita contaminazione tra mistery e fantasy, Tiziana Cazziero da un bel calcio al classico canovaccio dei fantasy-paranormal dei nostri giorni, tutto vampiri luccicanti e damigelle in pericolo, offrendoci un rinfrescante cambio di rotta fatto di potentissime streghe, tormentate creature della notte e adrenaliniche battaglie magiche. Il bene e il male si sfumano trovando una nuova dimensione dove tutto può succedere e nulla rimane immutabile e dove il mito tocca la terra della normalità quotidiana. Sfruttando appieno la flessibilità narrativa che offre il genere, l’autrice da vita, grazie anche ad una certa immediatezza linguistica e alla sintonia dei personaggi, ad atmosfere cupe e misteriose che anche nell’ultima parte del libro non vengono meno. Scartando l’idea del solito finale buonista, la Cazziero resta coerente anche nell’ultima parte del romanzo regalando ai lettori una conclusione piena di possibiltà. “Patto con il vampiro” risulta quindi un avvincente e piacevole romanzo che mantiene le aspettative nate dalla lettura del libro d’esordio dell’autrice.

E ora l’intervista con l’autrice:

Ciao Tiziana, bentornata su Pane e Paradossi –Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci la genesi di “Patto con il vampiro”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo?
Ciao e grazie a te per essere sempre così disponibile. Patto con il Vampiro è nato per caso, o forse dovrei dire per una sfida che ho lanciato a me stessa. L’input è arrivato dall’invito a partecipare ad un concorso letterario a tema indetto da una casa editrice nel 2010, Giovani Holden, il titolo del concorso era : Streghe e Vampiri – . In quel periodo mi ero lanciata all’inseguimento dei concorsi letterari, e quello era il terzo che affrontavo in pochi mesi. Vidi che mancava poco alla scadenza del suddetto concorso e sul momento non sapevo cosa fare anche perché non mi ero mai sperimentata nel fantasy prima di quel momento. Decisi di cogliere l’esperimento e comincia a scrivere. Ricordo che ho gettato questo libro in meno di un mese, scrivevo ogni mattina, e in ogni altro momento che riuscivo a raccogliere durante la giornata. Il primo personaggio che ha preso vita nelle prime pagine che correvano è quello della protagonista Sonia. Non sapevo se concentrarmi sulle streghe e o sui vampiri, c’era libertà di azione in questo senso, potevo incentrare la storia o sull’uno o sull’altro tipo di personaggio o tema; decisi che entrambe queste due categorie avrebbero fatto parte del mio manoscritto. Mi piaceva che questi due mondi opposti del fantasy paranormale s’incontrassero. In verità si legge molto di vampiri negli ultimi anni e relativamente poco di streghe. Ero affascinata dall’idea di narrare la vita di una strega nei tempi moderni. Quando comincio a scrivere non so mai dove andrò a finire e che corso prenderà la trama che getto giù davanti al mio computer; come sempre accade per quello che mi riguarda, la trama prende vita da sola, nei giorni che seguono man mano che i personaggi e le vicende nascono spontanee e senza preavviso nella mia mente. Sonia, la protagonista del libro è il personaggio che ha dato vita a tutto.

“Patto con il vampiro” rappresenta il tuo esordio nel fantasy/paranormal romance, genere cui gli scrittori italiani, seguendo l’esempio di quelli d’oltreoceano, si stanno dedicando con sempre più impegno e passione. Rivolgerti a questo genere è stata una tua scelta consapevole o semplice frutto dell’ispirazione del momento? Trovi che ci siano differenze, e se si quali, tra il modo di scrivere fantasy nostrano e quello degli autori nordamericani?
Come accennavo prima, la scelta di scrivere questo genere di romanzo è stata dettata direi dalla casualità del momento. Un lavoro che mi ha dato soddisfazione perché mi classificai al secondo posto e ricevetti la prima proposta di pubblicazione per questo libro. Proposta che in quel momento rifiutai. Io non sono mai stata una grande fans di questo genere in passato; è una scoperta che è arrivata gradualmente con il tempo e soprattutto dopo aver letto alcuni fantasy che mi sono entrati proprio nel cuore. Ho avuto modo di leggere alcuni fantasy italiani e precisamente di alcuni scrittori emergenti, trovando delle storie affascinanti e sicuramente ricche di spirito d’iniziativa, solo che ho sempre trovato qualche riferimento al genere che imperversa nelle librerie negli ultimi anni e in televisione proveniente da oltreoceano come dici tu. Come te sono diventata una grande lettrice della scrittrice Sherrilyn Kenyon, ha scritto e creato dal nulla una saga sui Dark Hunters, i cacciatori oscuri. Una scrittrice che ha venduto 15 milioni di libri la cui scrittoria è stata elogiata da molte riviste di settore e definita, “arguta, ironica, sexy, quasi geniale” dal Boston Globe. Io credo che la differenza sia nella narrazione naturale degli eventi; mi spiego. Credo che lo scrittore italiano per arrivare al lettore spesso si faccia sedurre da parole e frasi costruire, che non segua il vero percorso delle vicende, che tende a raccontare con molta enfasi, e questo ci sta, ma con una certa caricatura. Forse in parte dipende anche dallo stile ma, è una caratteristica che ho notato in diversi autori. Invece il fantasy romance paranormal d’oltreoceano ha la tendenza ad arrivare direttamente al lettore, esponendo i fatti così come accadrebbero nella vita normale. Trovo molta ironia e frasi dirette che si userebbero davvero nella vita e nel linguaggio reale, colloqui che coinvolgono chi legge e che lo fanno sentire partecipe di quanto sta accadendo nel libro. Quando leggi e ti trovi a sorridere di uno e di quell’episodio ed inoltre a dire – a sì vero – direi che lo scrittore ha fatto un ottimo lavoro.

Ho notato che per pubblicare “Patto con il vampiro” hai lasciato la casa editrice con cui avevi collaborato per la stampa del tuo primo libro “Voltare Pagina”. Una scelta pensata in base alle specifiche qualità del tuo libro o semplice frutto delle circostanze? Come vanno, secondo te, le cose nel difficile e contradditorio mondo dell’editoria? L’avvento di nuove piattaforme per il self-publishing, come ad es. Amazon, o la crescita dell’offerta di ebook (formato che anche tu hai deciso di utilizzare) credi stiano cambiando, e se si come, il panorama editoriale italiano?
La scelta della casa editrice diversa è stata una causalità direi. Ho conosciuto l’editor della Libro Aperto Edizioni e chiesto di poter sottoporre alla sua attenzione il mio libro scritto nel 2010 in occasione del concorso cui accennavo prima. E’ stato dimostrato dell’interesse e così è arrivata la proposta di pubblicazione e il contratto che prevedeva sia il formato cartaceo e digitale, ebook, il tutto senza richiesta di contributo né obbligo di acquisto copie. La prima proposta di pubblicazione arrivata dalla casa editrice del concorso dopo il verdetto finale che conclamava i finalisti, fu con richiesta di “contributo”; non sono mai stata interessata a questo genere di pubblicazione, rifiutai. Non mi è mai piaciuta l’idea di dover uscire dei soldi, questo apre la grande discussione che da anni imperversa nel web, tra i vari blog, siti e forum, sulla pubblicazione a pagamento: pagare sì o no? Io sono contraria; per questo non mi sento di condannare chi lo fa, purtroppo mi spiace che questi autori debbano uscire generose, anzi generosissime cifre in denaro o acquisto copie, per poter pubblicare il loro manoscritto e vedere realizzato il loro piccolo sogno: vedere il proprio libro pubblicato. Lo fanno magari pensano che possa essere un valoroso investimento per il futuro, essendo dei perfetti sconosciuti per il mondo dell’editoria, si convincono che questa sia la strada giusta, una prassi, che debba essere questo l’inizio; in fondo la letteratura insegna che alcuni scrittori pagarono per vedere le proprie prime opere pubblicate, ma questa forse è una giustificazione. Si dovrebbe conoscere meglio l’argomentazione e convalidarne bene prima tutti i punti. Una casa editrice è un’azienda e come tale, dovrebbe scegliere solo il materiale che ritiene degno di attenzione e possibile precursore di guadagni. Lo scrittore è “l’inventore – l’ideatore”, colui che ha realizzato qualcosa, che se di valore, potrebbe dare i suoi frutti; questo ultimo aspetto non dovrebbe interessare l’autore, o meglio, dovrebbe essere solo un aspetto secondario, anche se poi non è per tutti così. L e case editrici che chiedono un contributo spesso non fanno cernita, pubblicano tutti e tutto. Il denaro richiesto copre le loro eventuali spese e costi, oltre a concretizzare per loro una fonte di guadagno. Credo che se si debba pagare qualcuno, allora sia il caso di rivolgersi ai diversi siti imprenditoriali che si occupano di self publishing, pagare per stampare. Questo consente di vedere pubblicato il tuo libro, e in molti casi anche di ottenere l’assegnazione di un codice ISNB, molto importante per il riconoscimento del tuo libro. Con una cifra davvero esigua puoi pubblicare il tuo manoscritto, scegliere una copertina ed entrare nel mondo dell’editoria italiana. Certo è che manca il lavoro di editing, ma diciamo la verità, pochissime case editrici eseguono bene questo lavoro, devi essere sempre tu che devi curare ogni cosa, magari ti affidi a loro perché ti aspetti e ti illudi che eseguano il preciso compito di verificare che non ci siano almeno sbavature e o errori di distrazione e simili… invece… Accade che questo aspetto sia del tutto sottovalutato, che i libri non siano nemmeno letti e mandati in stampa così come sono dopo aver ricevuto il loro pagamento. Questo immette nel mercato dei libri che andrebbero rivisti. Le recensioni negative aiutano l’autore a crescere e a valutare i punti critici e verificare che cosa poteva forse essere cambiato, però quando la sintassi ed errori di distrazione rovinano quello che potrebbe essere un libro di qualità, il rischio non è solo per l’autore che viene colpito da una incalcolabile delusione, tutta l’editoria e la letteratura moderna viene colpita, questo è un vero peccato. Come hai sottolineato, per entrambi i miei libri ho scelto di pubblicare anche in formato elettronico, anche per quelli come me che sono gli eterni romantici legati al cartaceo devono prendere atto che i libri digitali sono una realtà in espansione e aggiungo anche molto comoda. Forse non potrai assaporare l’odore della carta sulle dita, ma con gli ebook puoi avere a portata di click in ogni momento il tuo libro preferito, per non parlare dei costi, i prezzi sono notevolmente inferiori in ebook. Inoltre vogliamo ricordare l’ambiente. Si risparmia in carta e in risorse naturali del pianeta, è un aspetto che merita attenzione e rispetto. Il futuro è negli ebook e se le case editrici non cambiano il loro aspetto ambiguo di agire, o meglio la maggior parte di esse, il self publishing potrebbe levare loro molto lavoro.

Hai un sogno nel tuo cassetto di autrice? C’è un genere, una forma letteraria, con i quali vorresti cimentarti e che non hai ancora affrontato?
Il mio sogno nel cassetto è già stato realizzato. Sono una praticante della scrittura, è così che mi piace definirmi al momento invece che scrittrice; scrivo ogni giorno, ho pubblicato due romanzi di genere diverso, ho ricevuto il consenso del pubblico, molti messaggi, commenti ed e mail in cui diversi lettori dicevano di aver apprezzato ciò che scrivevo. Colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che si sono espressi sui miei libri, tal volta anche con fare critico, tutto è sempre ben accetto purchè avvenga in maniera costruttiva ed in modo educativo. Sì in questo momento sto lavorando a diversi progetti che spero possano essere realizzati nel 2013. Una forma letteraria diversa è quella dei racconti; nel mio blog – http://voltarepaginaditizianacazziero.blogspot.it/ – creato per ilo mio primo romanzo mi occupo anche di pubblicizzare gli autori esordienti che come me hanno trovato tutte le difficoltà del caso; adesso ho aperto anche una nuova rubrica dedicata ai racconti. Raccolgo racconti di vita vera, vissuti, che facciano parte dei nostri ricordi. Se riceverò un riscontro positivo, mi piacerebbe racchiudere diversi autori in questo progetto e creare un’antologia i cui proventi o meglio parte di questi, siano devoluti in beneficenza. Colgo l’occasione se mi permetti di invitare quanti siano interessati a scrivermi per saperne di più: tiziana.cazziero@gmail.com. Spero un giorno di poter vivere della mia scrittura.

Progetti per il futuro di cui vuoi darci qualche anticipazione?
Come detto c’è la realizzazione di questa antologia sui racconti natalizi di vita vera ma soprattutto, sto lavorando ad un altro libro, qualcosa di autobiografico che narra un qualcosa di molto importante della mia vita; un diario dove sono racchiusi sogni e speranze ma… non voglio anticipare troppo al momento.

E anche per questa settimana è tutto ^__^
Vi lascio con il booktrailer del libro, auguro, come al solito, a tutti una Buona Lettura e non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato! ;)

Non morta e incompresa

Ammetto senza vergogna di avere un debole per questa serie chick lit in salsa vampirica. Mi piace la protagonista, così lontana dal solito stereotipo dell’eroina vampira superforte e coraggiosa. Mi piace il suo rapporto tutto da ridere con la matrigna “cattiva” e botunilizzata. Mi piace il suo rapporto tempestoso e ormonale con il suo bel consorte. Insomma MaryJanice  Davidson ha dato vita e carattere ad  una saga vampirica (in USA siamo già al 11° volume) diversa dalle altre proprio perchè non si prende troppo sul serio risultando quindi divertente, imprevedibile e provocante.

Qui da noi a fine è da pochissimo uscito in libreria il 3° volume della serie (dopo Non-morta e nubile e Non morta e disoccupata) dal titolo ” Non morta e incompresa” ( Collana Odissea Vampiri e Paletti, Pagine: 192, Prezzo: euro 14,90 versione cartacea e 7.99 euro in versione ebook)  edito come i precedenti dalla Delos Books.  Ritroviamo Betsy, la “riluttante” regina dei vampiri che, dopo essere sopravvissuta ad un paletto nel cuore e all’ennesimo licenziamento, dovrà ora fare i conti con una sorellastra piuttosto “luciferina”.

TRAMA:
Le priorità di Betsy Taylor sono decisamente chiare: mentre la maggior parte delle donne pagherebbe per un titolo nobiliare, secondo Betsy l’incarico di regina dei vampiri comporta più problemi che benefici. Tra l’altro, i dipendenti del suo night club, lo Scratch, le rompono le scatole da quando ha ucciso il loro vecchio capo: certe persone, proprio…
Ma la “vita” di Betsy prende una svolta interessante durante una festa della matrigna cattiva, la quale si lascia sfuggire l’esistenza di una misteriosa sorellastra, ora ventenne che, guarda caso, è figlia del diavolo e destinata a governare il mondo…

Ancora una volta la Davidson promette scintille ed è impossibile resistere alla curiosità su che cosa potrà ancora accadere alla pasticciona e sempre nei guai Betsy  ^_^

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