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Letto e Bloggato: Intagliatore

E’ sempre un piacere ricevere come ospite uno scittore già apparso nella nostra rubrica Letto e Bloggato . Ed è appunto per questa ragione che questa settimana dedichiamo il nostro spazio a “Intagliatore“(Pagine:68, Prezzo: 1,99 euro), ultimo lavoro (dopo Coincidenze d’inverno già recensito nel blog) di Cristiano Mocciola, edito dalla Lettere Animate.

Sul Libro:
La felicità è benefica per il corpo ma solo il dolore sarà in grado di sviluppare i poteri della mente. Gianni Tunda, l’intagliatore, lo capirà muovendosi in un’Italia d’inizio ‘800, un’Italia sulla strada dell’unificazione. E sviluppare i poteri della mente vorrà dire arrendersi alla voce del proprio cuore, a quell’Amore che conosce ragioni che la ragione non conosce. E sarà attraverso il proprio estro che l’intagliatore lo inseguirà. Comprenderà che l’amare e l’essere amati non è un qualcosa che capita, ma è un’arte creativa che si cerca di portare avanti in un’infinità di modi. Il bisogno d’amore verrà appagato quando sarà realmente intenzionato a imparare il modo migliore per donare se stesso. Per Gianni Tunda questo si sintetizzerà nell’essere utile agli altri, metabolizzando i fallimenti in possibilità di crescita, accettando il fatto che qualsiasi cosa gli impedisca di crescere non dovrà essere assolutamente difesa. Il non essere amati sarà allora una semplice e temporanea sfortuna. Lui lotterà per evitare la vera disgrazia, ossia il non riuscire ad amare.

La mia opinione:
In bilico tra la leggerezza fugace dell’episodico e la solidità del romanzo, seguendo i codici dell’anima prima di quelli della fede, Cristiano Mocciola dà vita alla storia di un uomo, della sua arte, della sua famiglia e nello stesso tempo a una riflessione sul senso dell’amore e dell’appartenenza. In un Italia che non è ancora tale, dove sbocciano e prosperano i primi moti nazionalistici, si muove Gianni, personaggio di una certa purezza non elaborata o censoria, un eterno viandante dall’animo gentile che nella sua straordinaria arte trova consolazione e un magico artificio per difendersi dall’incomprensione del mondo. In un crescendo di eventi più spirituali e psicologici che spettacolari, il protagonista, pur non abbandonando mai il suo fortissimo legame con la natura e la montagna, crescerà in un’altra versione di se, assorbendo cose nuove, viaggiando ed incontrando infine un’anima affine con cui stabilirà una sorta di specularità d’intenti e convinzioni. Dando ampio respiro a concetti quali coesistenza e senso di estraneità e mostrando quanto le connessioni che stabiliamo con luoghi e persone possano determinare il corso della nostra vita, Mocciola crea un romanzo, dai toni e dallo stile convincenti, che fa sognare e riflettere. Un’ avventura dell’anima.

E ora l’intervista con l’autore:

Bentornato su Pane e Paradossi – Letto e Bloggato, Cristiano! Che ne dici di raccontarci come è nato “Intagliatore”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo?
Ciao e grazie nuovamente per lo spazio che mi dedicate. L’idea di “Intagliatore” ha origine dalla frase che apre il romanzo. E’ un detto aborigeno che fa chiaro riferimento allo scopo terreno dell’essere umano e ci fa intuire che per quanto ci sforziamo o cerchiamo all’esterno ciò che ci fa stare bene, l’unica cosa che conta alla fine di tutto, alla fine della vita, l’unica cosa che ci porteremo via, sarà l’esperienza dell’amore che siamo stati in grado di fare, esperienza volta alla comprensione di questa energia che nutre e feconda ogni cosa nell’universo. Quando ho deciso di scrivere il romanzo avevo come punto fermo un unico obiettivo: far vivere ai protagonisti, attraverso la ricerca, la comprensione (per quanto possibile) di quest’energia.

Il tuo libro è ambientato nell’Italia di inizio ‘800, un’Italia sulla strada dell’unificazione. Ci vuoi raccontare delle ragioni che ti hanno spinto ad ambientare ”Intagliatore” in quella precisa epoca storica e di narrare, di conseguenza, la storia di Gianni, della sua arte ormai perduta e della sua ricerca d’amore?
I primi dell’800 con successiva unificazione del nostro bel paese mi sembrava un periodo adatto allo scopo che mi ero prefissato. Mi piaceva l’idea di mettere in risalto un periodo storico importante e allo stesso tempo intrecciarlo con la vita dei protagonisti. La storia di Gianni è stato lo sviluppo principale del testo sulla quale ho poi cucito la storia che ha portato all’unificazione dell’Italia. La scelta poi dell’arte alla quale si doveva approcciare è stata facile: avevo bisogno che Gianni si dedicasse al proprio sviluppo interiore attraverso un’abilità che nasce prima di tutto dall’immaginazione e che si concretizza in manifatture tangibili ai sensi. Ogni arte nasce sì dalla nostra fantasia, ma ho pensato che l’arte dell’intaglio e della lavorazione del legno calzasse a pennello sulla figura di Gianni, uomo solitario, solito ritirarsi nel suo bosco, circondato quasi sempre da elementi presenti solo in natura. La ricerca dell’amore e la sua comprensione, accompagnata da questo estro, appare quindi come ciò che realmente è: un’arte creativa alla quale bisogna applicarsi perché l’amore, come l’arte in genere, migliora solamente con la propria dedizione.

Da dove è nata la caratterizzazione dei personaggi che popolano il tuo libro? Da dove hai tratto l’ispirazione per crearli? Come hai bilanciato la ‘quota’ autobiografica e quella di pura invenzione?
Ogni personaggio è nato in base alle esigenze che richiedeva il protagonista. Ognuno di essi doveva svolgere il compito di maestro per colmare le lacune nell’esperienza dell’intagliatore. A parte i personaggi storici che intervengono nella storia, dei quali ho cercato di riportare con esattezza le imprese veramente compiute, gli altri, tutti di mia invenzione, hanno avuto funzione di lubrificante per far girare l’intero ingranaggio narrativo. L’ispirazione per crearli mi è venuta mentre cercavo la collocazione storica per l’intagliatore. Ri-studiando la storia dei primi 800 ho cercato di inserirmi, con non poca difficoltà, nel tessuto socio-politico che c’era, immaginando e facendo ricerche su qualsiasi cosa mi sarebbe potuta tornare utile nella stesura del romanzo (vestiti, odori, malattie, tecnologie, colori, ecc… ). La fantasia gioca un ruolo importante nella vicenda ma non posso negare il fatto che di autobiografico c’è quasi tutto ciò che prova il protagonista. L’unica cosa che ci differenzia è che lui, forse, è arrivato a un fine, mentre io, temo di avere ancora moltissima strada da compiere prima di afferrare e fare mie certe nozioni. L’intagliatore è stato il pionere del mondo sconosciuto in cui mi sono avventurato.

Com’è stato scrivere “Intagliatore? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
Scrivere “Intagliatore” è stato come fare una profonda apnea dentro me, è stato un allontanamento da tutto, è stato un incontro con i protagonisti che volevano vivere attraverso il romanzo. Quando sono riemerso a prendere fiato, il romanzo era completato. Successivamente mi sono limitato a correggerlo, cercando di modificarlo il meno possibile e mantenendo così la genuinità della storia che era nata. Gli aspetti, che spero di essere riuscito a mettere in evidenza, sono le piccole e semplici soluzioni da adottare per riuscire a vivere meglio, in pace con se stessi e con gli altri. Punto cardine di tutta la storia rimane l’Amore, a volte incomprensibile, ma pur sempre l’unica via per raggiungere una reale e sincera umanità.

Amore, dolore e perdono. Da cosa si impara di più?
L’Amore racchiude in sé dolore e perdono. Il dolore serve per iniziare la sua ricerca, il perdono serve per accoglierlo. Da cosa si impara di più? Penso che vivendo siamo obbligati a scontrarci con questa energia, e siamo obbligati a imparare. Conoscerla e viverla presuppone il fatto che accettiamo il dolore come qualcosa di utile per la nostra crescita e il perdono come mezzo per amarci e portare pace nel nostro cuore. L’Amore è unità e nell’unità troviamo tutto ciò che ci serve per poter portare a compimento il nostro divenire. Accettare questa unità vuol dire anche accettare il fatto che nessun dolore è negativo ma necessario.
E se analizziamo il perdono capiamo che si tratta di un gesto profondamente egoistico. Noi non perdoniamo per fare del bene agli altri, ma prima di tutto perdoniamo per portare amore dentro noi. Chi odia, discrimina o perde tempo a giudicare, vive di tumulti e non capisce che fa del male solo a se stesso. Chi perdona lo fa per vivere quel senso di pace che solo chi ama può provare. Il perdono e l’amore sono strettamente legati. Ma con l’amore facciamo del bene anche agli altri, con il perdono lo facciamo principalmente a noi. Di solito è chi viene perdonato che passa dei brutti momenti con se stesso. Quindi l’Amore non può esistere senza dolore e senza perdono.

Progetti per il futuro di cui vuoi darci qualche anticipazione?
Come già detto nella precedente intervista preferisco non svelare niente riguardo al futuro, anche perché non sempre il domani è come pensiamo che sia. Una cosa è certa però, se avrete ancora voglia e tempo da dedicarmi, sarò lieto di farmi risentire. Vi ringrazio nuovamente per lo spazio che mi avete concesso, vi faccio i complimenti per il blog che migliora sempre più, e vi mando un caloroso saluto.

Ed anche per questa volta è tutto. Ringraziando ancora una volta tutti gli autori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato che, anche se non accetta più adesioni), continuerà puntuale come sempre!

Recensione: The Selection

Prefazione alla recensione:
Salve, sono il principe Maxon ed essendo la mia presenza totalmente inulfluente per tutto il libro (di cui potete sapere tutto andando QUI) mi è stato chiesto  di non apparire nemmeno nella recensione. Quindi complici alcuni impegni improrogabili (contarmi i peli del petto, girarmi i pollici, cercare di scoprire come tutte le volte i ribelli riescano puntualmente ad entrare nel mio palazzo dalla porta principale, essere cornificato ripetutamente, evitare in qualsiasi modo di rendermi utile, piangere sulle mie tante miserie ecc. ecc.) mi perderò questo lieto evento. Spero che voi tutti possiate comprendermi. Ci vediamo nel prossimo libro…Spero…Sniff…Sniff…(si odono singhiozzi in sottofondo)

….

E va bene! Puoi partecipare, ma cerca di fare come nel libro e di “non pervenire” in alcun modo, ok?

Grazie! Ci puoi contare! Sono anni che nessuno mi caga nemmeno di striscio benchè sia principe!

Recensione…più o meno:

C’era una volta, in un tempo non troppo lontano nel futuro, un povero principe sfigato che non era mai uscito con una ragazza (Hey! Aspetta un attimo! Non è mica colpa mia se qui di ragazze non ne passano. E se io nonostante figlie di dignitari, cameriere compiacenti e quant’altro ho la libido di un formichiere castrato e sedato!) Fortunatamente per lui la consuetudine prevedeva che si svolgesse una gara tra giovani e avvenenti fanciulle per impalmarlo (Sai che fortuna! 35 sgalletate arrampicatrici sociali che vogliono solo infilarsi nei miei pantaloni…L’ho già detto che la mia carica sessuale è andata in vacanza permanente qualche anno fa?) Naturalmente molte fanciulle volevano solo una corona in testa e il titolo di futura regina

Evvai! Ora sarò regina! E chi se ne frega se mi devo sposare quella sottospecie di principe!

(Ma non è così! Tutte mi amano alla follia! Vero? VERO?!?!)
Ma per America non era così. Lei, fanciulla pura abituata a rotolarsi in comode casette sull’albero con strafighi di una classe sociale imbarazzante che portano l’improbabile nome di esclusive località sciistiche, voleva solo allontanarsi per un pò dal suo amore perduto e perdente e farsi qualche pasto degno di tale nome.

Oh si, baby siiiiiii!!!

Nel palazzo le ragazze erano tante e la competizione piuttosto feroce. Ma America che era lì solo per mangiare…(Se aspetti un mio commento indignato puoi scordartelo! Tanto lo sapevo già che quelle mirava solo ai miei pasticcini!) non se ne preoccupava e decise di aiutare una ragazza che era diventata sua amica a conquistare il principe.

“Prenditelo tu il principe! “
“Eh no, prenditelo pure tu!”

(Ecco perchè continuava a sbattermi in faccia quella bionda!)
Ma i ribelli con le loro feroci incursioni costrinsero il principe a rispedire a casa loro molte concorrenti per tenerle al sicuro. (Ci hai veramente creduto? Era per togliermi buona parte di quelle petulanti e piangenti galline di torno. Non crederesti a quanto mi costavano in vestiti, servitù e gioielli!)
Pian piano i sentimenti di America per il bel principe cambiarono e lei si ritrovò ad apprezzare sempre più la compagnia del gentile giovane.
(Veramente credo che a furia di mangiare alla ragazza sia venuta una brutta indigestione che le ha confuso il cervello…Comunque grazie per il gentile e bello. Vedo che inizi ad apprezzarmi, finalmente!)
Ma proprio quando tutto sembrava volgere al meglio ecco che a palazzo arrivò l’antico amore di America, nei nuovi panni di una guardia di palazzo.
(COSA!!! E quella brutta st%&*a non mi ha detto niente?!? Ma io la faccio decapitare!!!)
America si trovò così di fronte ad un terribile dilemma: continuare ad abbuffarsi indisturbata o rotolarsi nel letto in piena notte con il suo vecchio amore sperando di non essere scoperti e quindi giustiziati?
(Ora li sistemo io quei due! Voglio proprio vedere stò poveraccio che mi vuole portare via una delle poche concorrenti che piace anche a mammà!)



(Ok, forse sono stato troppo duro con America. In fondo è giusto ampliare i propri orizzonti…Ti chiami Aspen, non è vero? Vieni andiamo a conoscerci meglio…Mooolto meglio!)

Sarà lui la mia futura regina!

E fu così che il principe iniziò a capire chi sarebbe potuto diventare l’amore della sua vita e, nonostante il pericolo di una trilogia incombente e di una serie tv in preparazione, tutti vissero felici e contenti…Tranne America, naturalmente… e noi poveri lettori con lei!

Mi sei rimasto solo tu, gelatino mio!!!

FINE!

L’eternità della notte e Le colpe della notte

Regalo di compleanno un pò in ritardo per la sottoscritta da parte della Fanucci che fa uscire in contemporanea questo 21 Marzo ben 2 volumi (il settimo e l’ottavo) della serie paranormal romance per adulti Dark Hunters scritta dalla brava Sherrilyn Kenyon (per maggiori informazioni sulla saga potete anche andare QUI).


L’Eternità della Notte
(Collana: Tif Extra, Pagine: 288, Prezzo: 9.90 EURO)

TRAMA:
Figlio di un senatore romano, a soli ventidue anni Valerius Magno è diventato un potente generale. Da essere umano ha condotto campagne in Grecia, Gallia e Britannia. Ma adesso è un Cacciatore oscuro, e i suoi natali gli procurano l’odio e il rancore della maggior parte dei colleghi, che fanno di tutto per tenerlo lontano da Kyrian, Kell, Zarek e Zoe. La situazione è complicata, ma potrebbe peggiorare… Il pericolo, questa volta, ha fattezze sexy e si chiama Tabitha Devereaux. Tabby fa parte di una nuova generazione di Cacciatori che ha dimostrato il proprio valore senza rinunciare alla propria anima, e ha il potere dell’intuizione. Proprio per questo è l’unica che riesce ad avvertire le emozioni e la grande solitudine di Val, a capire che il suo atteggiamento altezzoso è soltanto una facciata, una difesa che ora Tabby intende abbattere… Ma non è il momento di innamorarsi, una sanguinosa battaglia è appena cominciata e ben presto lei e Valerius si troveranno a combattere fianco a fianco contro il demone più pericoloso di tutti, capace di tornare dal regno dei morti e mettere fuori combattimento persino il grande Acheron.

Le Colpe della Notte (Collana: Tif Extra, Pagine:256, Prezzo: 9.90 euro)

TRAMA:
Cosa succede quando la fiducia incondizionata accordata ad Acheron, unico difensore del genere umano, viene meno? Stryker, leader degli Spathi, un antico ordine di demoni guerrieri, sta seminando il malcontento tra i Cacciatori oscuri del Mississippi. Questi ultimi, contravvenendo al proprio codice morale, stanno nutrendosi di uomini e hanno iniziato a collaborare con i demoni invece che combatterli. Acheron decide di assegnare al suo braccio destro, Alexion, il compito di investigare, giudicare e, se necessario, eliminare i ribelli: dieci giorni in tutto per compiere sulla Terra una missione che si preannuncia più che ardua. Seppur razionale, spietato, e abituato a prendere le distanze dalle proprie emozioni dopo aver vissuto per secoli in totale isolamento, Alexion non potrà negare a un vecchio amico, scoperto a capo dei ribelli, l’ultima possibilità di redenzione. E che dire del fatale incontro con Danger, Cacciatrice oscura il cui aiuto si rivelerà per lui indispensabile? Legati a doppio filo da un’irrefrenabile attrazione, vittima e boia dovranno condividere i propri intenti, e infine, la sorte.

Stendendo un velo pietoso sulle copertine dei due volumi che non mi entusiasmano troppo, sono anche un pò sconcertata dal fatto che la Fanucci abbia deciso di far uscire questi due libri in contemporanea. Avrei preferito magari uscite più ravvicinate per tutta la saga piuttosto che questa soluzione forse un pò troppo “cara” per noi lettori compulsivi in tempo di crisi (anche se la casa editrice ha abbassato il solito prezzo di 12.90 euro portandolo a 9.90 euro).
Comunque, restano due uscite irrinunciabili per tutti i fan della saga e valgono qualche sacrificio ;)

The Selection

Pensando che tanto me la beccherò in qualunque caso (visto che presto la CW manderà in onda un telefim tratto da questa serie di libri) e che i temi distopici sono sempre meglio dei soliti YA tutti vampiri sberluccicosi dall’innamoramento zuccheroso, ho deciso di segnalarvi l’uscita di “The Selection” (Pagine: 312, Prezzo:17.90) di Kiera Cass, primo volume dell’omonima serie distopica romantica YA, in uscita questo 12 Marzo grazie alla Sperling & Kupfer.

TRAMA:
Molti anni dopo la Quarta guerra mondiale, in un Paese lontano, devastato dalla miseria e dalla fame, l’erede al trono sceglie la propria moglie con un reality show. Spettacolare.
Così, per trentacinque ragazze la Selezione diventa l’occasione di tutta una vita. L’opportunità di sfuggire a un destino di fatica e povertà. Di conquistare il cuore del bellissimo principe Maxon, e di sognare un futuro migliore. Un futuro di feste, gioielli e abiti scintillanti. Ma per America Singer è un incubo.
A sedici anni, l’ultima cosa che vorrebbe è lasciare la casa in cui è cresciuta per essere rinchiusa tra le mura di un palazzo che non conosce ed entrare a far parte di una gara crudele. In nome di una corona – e di un uomo – che non desidera. Niente e nessuno, infatti, potrà strapparle dal cuore il ragazzo che ama in gran segreto: il coraggioso e irrequieto Aspen, l’amico di sempre, che vorrebbe sposare più di ogni altra cosa al mondo. Poi, però, America incontra il principe Maxon, e la situazione si complica. Perché Maxon è tutto ciò che Aspen non sarà mai: affascinante, gentile, premuroso e immensamente ricco. E può regalarle un’esistenza che lei non ha mai nemmeno osato immaginare?

Come avrete intuito il libro oltre che romantico e avvincente si presenta anche come la versione riveduta e corretta della fiaba di Cenerentola…con le sorelle cattive moltiplicate esponenzialmente. Tante donne in competizione per un solo uomo…senza la De Filippi? Forse finalmente finirà nel sangue ;)   Se volete leggere la mia recensione del libro con commento esclusivo del principe Maxon, potete andare QUI  ;)

Hybrid – Quel che resta di me

Iniziavo a preoccuparmi che il fenomeno “distopia” si fosse ormai esaurito e invece per  tutti i fan del genere ecco una buona notizia: esce questo 6 Marzo in tutte le librerie , grazie alla Giunti, “Hybrid – Quel che resta di me“(Collana: Y, Pagine:416, Prezzo della versione cartacea:14.50) primo volume di una trilogia distopica (The Hybrid Chronicles) scritta dall’esordiente sino-americana Kat Zhang.

TRAMA:

Io e Addie siamo nate nello stesso corpo. Le dita spettrali delle nostre anime erano strettamente intrecciate prima ancora che cominciassimo a respirare.
I primi anni insieme sono stati anche i più felici. Poi sono cominciate le preoccupazioni, le labbra strette dei nostri genitori, le fronti corrugate delle insegnanti della scuola materna, le domande che tutti pronunciavano a mezza voce quando pensavano che non stessimo ascoltando.
«Perché non cominciano a stabilizzarsi?»

In un mondo alternativo, ogni persona nasce con due diverse personalità, due anime. Con il passare del tempo, in modo naturale, l’anima dominante prende il sopravvento e quella recessiva viene dimenticata, scompare come un amico immaginario che ci ha tenuto compagnia solo nell’infanzia. Il sopravvivere delle due anime dopo la pubertà è illegale e visto dalla società come un’aberrazione da correggere. Ma in Addie, nonostante i suoi sedici anni, è ancora presente Eva, la sua seconda anima ancora attiva. E’ proprio Eva la voce narrante che ci fa vivere le emozioni dal suo punto di vista. Rannicchiata nella mente di Addie, Eva interagisce con l’altra parte di sé: come due vere sorelle si amano, si proteggono, ma possono diventare anche gelose l’una dell’altra. Nonostante tutti i tentativi per difendere e nascondere l’esistenza della debole Eva, il segreto di Addie viene scoperto e le due vengono rinchiuse in un agghiacciante centro per ibridi non resettati. L’unico modo per sopravvivere entrambe è una fuga impossibile.

Pur non essendo ambientato nel futuro, ma anzi in una versione alterata del presente, “Hybrid – Quel che resta di me” è un romanzo in cui temi distopici e fantasy coesistono armoniosamente dando vita ad uno scenario tanto plausibile quanto inquietante. Identità multiple, etica distorta e diverse anime che abitano lo stesso corpo: sicuramente temi interessanti a cui non mi dispiacerà dare una bella occhiata ^_^

Paradisi Perduti

Mi sento sempre in colpa quando mi accorgo di non dare abbastanza spazio a generi letterari importanti e affascinanti come la fantascienza. Sperando di fare ammenda, almeno in parte, eccomi a parlarvi di
Paradisi Perduti” (Titolo originale: Paradises Lost, Collana: Odissea Fantascienza, Pagine: 144, Prezzo: 11.80 euro), uscito da pochissimo per la Delos Books, scritto da una delle più grandi autrici del genere: Ursula K. Le Guin

TRAMA:
Sono passati centoventi anni dalla partenza dalla Terra, e ne mancano ancora più di quaranta all’arrivo a Nuova Terra, il pianeta che, si spera, potrà ospitare la prima colonia umana fuori dal sistema solare.
L’astronave è gigantesca.
La vita a bordo delle migliaia di esseri umani è perfettamente programmata, per conservare l’equilibrio sociale, biologico, ecologico, genetico.
Ma ora, alla quinta generazione nata in viaggio, sta accadendo qualcosa di imprevisto: molti semplicemente non vogliono arrivare a destinazione.
La vita sull’astronave è perfetta, perché lasciarla per un futuro incerto su un ignota palla di polvere?
Ma il conflitto tra chi vuole portare a termine la missione e chi vuole continuare il viaggio all’infinito non è l’unica crisi che mette in crisi la missione.
I navigatori della nave sono a conoscenza di un segreto che potrebbe far precipitare gli eventi con risultati imprevedibili.

Ritorno alla fantascienza di una scrittrice di talento e vincitrice di un’infinità di prestigiosi premi, “Paradisi Perdutiè una storia universale che non parla solo di astronavi e avventure intergalattiche, ma che tratta soprattutto di temi importanti come alienazione dalla natura e la sempre più crescente dipendenza dell’uomo dalla tecnologia.
Un’opera forte e stimolante, scritta con grande maestria che mostra quanto il nostro bel pianeta sia meraviglioso.

Letto e Bloggato: Volo per te

Bentornati! Da bravi fedeli lettori spero che non vogliate perdervi un nuovo “succulento” appuntamento con Letto e Bloggato . Questa settimana ho deciso di dedicare un pò di spazio a “Volo per te” (Pagine: 82, Prezzo: euro 12,00), romanzo d’esordio di Maria Mancusi, pubblicato da La Riflessione-Davide Zedda Editore.

Sul libro:
Apro la finestra affinché la mia musica possa arrivarle e il vento mi porta il profumo di lei. È vicina…
… Nel cuore si agita un nuovo segreto: la felicità è non tradire se stessi, mai.

Un viaggio dell’anima e del corpo quello di Bruno: ritornare, dopo anni di assenza, al proprio paese d’origine, con l’illusione di rimediare agli errori del passato, di riappropriarsi dei sogni dell’adolescenza, di recuperare il progetto di vita immaginato per sé è l’unica motivazione che lo spinge a tollerare il vuoto della sua esistenza. Nella casa paterna rivive i momenti della sua vita e l’episodio che lo ha irrimediabilmente segnato…
Sul filo dei ricordi si dipana una storia di perdono e redenzione. Ma soprattutto di speranza.

La mia opinione:
Esiste una parola: lìtost. E’ una parola della lingua cèca di difficile traduzione. Per Kundera è uno “stato doloroso suscitato dallo spettacolo della nostra miseria, scoperta all’improvviso”. Una malinconia, un rimorso, una nostalgia, un rimpianto che in “Volo per te” vengono lievemente scanditi dalla voce interiore del protagonista. Arrivato alla maturità Bruno deve fare i conti con le scelte fatte. Con la consapevolezza di aver visto, giorno dopo giorno, affondare malinconicamente i propri ideali, soffocati nelle spire di una vita mai decisa ma solo subita. In una dolente, intima e ben condotta analisi si palesano al lettore le asperità e le crepe di un’esistenza in cui l’amore (per la vita, per la famiglia, per la musica e per una donna) sfiorisce senza sbocciare mai completamente. Con notevole maturità narrativa e profonda intensità emozionale l’autrice riesce a tratteggiare il ritratto di un uomo solo che ha fatto a meno di tutti (anche di se stesso) e che ora non può fare a meno di venire a patti con le sue fragilità (svelando insieme ad esse anche quelle del lettore) fino alla catarsi finale. Un libro che convince e a tratti commuove dalla prima all’ultima pagina.

E ora l’intervista all’autrice:

Ciao Maria, benvenuta su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinata alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Cosa amo fare? Leggere. Più di tutto. E scrivere quando un’emozione mi pungola. Mi sono avvicinata alla scrittura da bambina, un po’ per inclinazione – credo naturale – un po’ perché ho avuto insegnanti che mi hanno stimolata molto; oggi, questa passione mi permette di capire, di interessarmi alla vita e alla sensibilità degli altri.

Come nasce “Volo per te”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo? Com’è stato scrivere questo libro? Quali sono stati i momenti più importanti?
Ho scritto “Volo per te” negli anni universitari. Il confronto con gli altri colleghi, le inquietudini della mia generazione sono stati l’input che ha dato avvio all’idea del romanzo. Scrivere questo libro è stato complesso, per certi versi doloroso. Bisognava che il protagonista rispondesse con la sua vita alla domanda più importante che oggi si ci possa porre: quale spazio ha la vita di tutti, in un mondo che dimostra di non avere spazio per le vite di tutti, per i sogni di tutti. Spero di essere riuscita in questo.

Ho molto apprezzato la vivida caratterizzazione del tuo protagonista e l’efficace approfondimento psicologico che hai utilizzato per descriverlo al lettore. Da dove hai tratto l’ispirazione per crearlo? Come hai bilanciato la ‘quota’ autobiografica e quella di pura invenzione?
Bruno, il protagonista, è assolutamente un personaggio di pura invenzione, come del resto tutta la trama. La sua “quota autobiografica” è tutta, se così si può dire, nel percorso intimo, attraverso cui raccontando se stesso, Bruno racconta le ansie dei nostri tempi. Come ti dicevo prima, l’ispirazione per crearlo è venuta ascoltando e vivendo le aspettative della mia generazione.

Per Calvino “scrivere è sempre nascondere qualche cosa in modo che poi venga scoperto.” Cosa vorresti che i lettori scoprissero con la lettura del tuo libro?

Vorrei tanto che “Volo per te” divenisse per i lettori un’occasione per porsi delle domande sul senso della vita, per trovare lo stimolo a creder in se stessi, a non tradirsi.

Il “calvario” con cui tutti gli autori devono prima o poi confrontarsi: la ricerca di un editore. Vuoi raccontarci qualcosa dei passi che hai dovuto fare per vedere finalmente pubblicato “Volo per te”? È stato tutto come ti aspettavi?
In verità, la pubblicazione è arrivata, per me, quasi per caso. Non l’ho cercata. A un certo punto ho solo deciso di mettermi in gioco e da allora il passo è stato breve.

Si fa un gran parlare della profonda crisi che sta attraversando il mondo dell’editoria: troppi che scrivono e pochi che leggono. Come vanno, secondo te, le cose? L’avvento di nuove piattaforme per il self-publishing, come ad es. Amazon, o la crescita dell’offerta di ebook credi stiano cambiando, e se si come, il panorama editoriale italiano?
Lo stanno cambiando, ma forse ancora non ne abbiamo percezione. Di sicuro lo cambieranno tantissimo. In più di un senso. Per un verso, infatti, sarà possibile a testi e autori che diversamente rimarrebbero sommersi farsi conoscere e apprezzare, dall’altro, ancora una volta, i meccanismi della rete e la sua viralità, che non sempre fanno emergere cose degne di nota, non garantiscono sul fatto che la letteratura del futuro sarà migliore di quella presente o passata. Cambierà probabilmente il sistema di selezione, non più e non solo affidato agli editor delle case editrici, ma anche e direttamente a un pubblico più vasto ed eterogeneo, e se fino a oggi si è temuta la scure dei pochi che decidevano le sorti di un testo, domani dovremmo domandarci che cosa farà un testo gradito al popolo della rete e soprattutto che cosa ne condizionerà il successo. Non credo solo ed esclusivamente la sua qualità. Sinceramente e da idealista, mi piacerebbe vedere la letteratura sganciarsi dal concetto di “prodotto”.

Da dove parte la tua storia di lettrice? Quali generi letterari ti affascinano? Quali sono i tuoi autori feticcio, quelli che ami leggere e rileggere? C’è un libro dei libri?
Non ho un libro feticcio. Mi piace leggere generi diversi e autori diversi, ma ho un’affezione particolare per Saramago, Garcia Marquez, Calvino, Pessoa.

Progetti per il futuro di cui vuoi darci qualche anticipazione?
Ovviamente scrivere ancora. Ho in progetto un testo diverso da “Volo per te”, in cui tento di scandagliare i mille volti della femminilità. Spero sia pronto presto, sono un po’ pigra nella scrittura, forse perché mi piace gustare ogni parola scelta.

Ed anche per questa volta è tutto. Ringraziando ancora una volta tutti gli autori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato che, anche se temporaneamente in pausa (le adesioni sono al momento sospese), continuerà puntuale come sempre!

Across the Universe

Arriva in libreria dal 9 Ottobre per la PiemmeAcross the Universe” (Collana: Freeway, Pagine: 420, Prezzo: 17,00 euro), primo romanzo di Beth Revis e primo titolo di una trilogia fantascientifica dalle atmosfere distopiche.

TRAMA:
Amy è una passeggera ibernata sulla navicella spaziale Godspeed. Ha lasciato il suo ragazzo e gli amici sulla Terra ed è partita con i genitori come membro del Progetto Arca Spaziale: si risveglieranno dopo trecento anni su un nuovo pianeta da colonizzare, Centauri. Ma qualcosa è andato storto: qualcuno ha cercato di ucciderla, risvegliandola senza cautele dal suo sonno protetto. E così Amy si ritrova a dover passare senza la sua famiglia ancora cinquant’anni sull’enorme navicella spaziale che sta perdendo velocità, in balia di sconosciuti tra cui si nasconde un assassino che vuole scongelare tutti gli scienziati a bordo, compresi i suoi genitori. L’unico che sembra dalla sua parte è Elder, un ragazzo che presto diventerà il capo della navicella spaziale, e che per quanto sia potentemente attratto dalla sua singolare bellezza, cerca di proteggerla dal resto della comunità e dallo strapotere di Eldest, il capo. Ma Amy può davvero fidarsi di Elder? E quello che prova per lui la aiuterà, o sarà solo un ostacolo alla sua sopravvivenza sulla Godspeed?

Estratto
Sono lontanissima da casa ormai, ma qui mi sento più vicina alla Terra che in ogni altro luogo della nave. Fisso le stelle. Ce ne sono così tante qui, molte più di quelle che riuscivo a vedere dalla Terra. E anche se sono tantissime e sembrano così vicine tra loro, so che sono distanti anni luce l’una dall’altra. Tutto quel luccichio nel cielo mi dà la sensazione di poter allungare le mani e prenderne una manciata, ma sono così lontane… Troppo per sentire il calore l’una dell’altra, anche se sono fatte di fuoco. È questo il segreto delle stelle, dico a me stessa. Alla fine, siamo tutti soli. Per quanto possiamo sembrare vicini, nessun altro può toccarci.

Un libro interessante sia per l’ambientazione poco comune e profondamente claustrofobica, sia per la travolgente e contrastata storia di amore. In un futuro poco rassicurante dove crimine e follia sembrano dietro ogni angolo, scopriremo cosa la razza umana è disposta a fare pur di sopravvivere.

Letto e Bloggato: Anime impure – La rivelazione

In questa inizio Ottobre particolarmente “umido” vi propongo, giusto per tirarvi un pò su il morale (almeno spero ^_^) un nuovo appuntamento con Letto e Bloggato . Tra le tante adesioni ricevute, questa settimana ho deciso di dedicare un pò di spazio a “Anime Impure – La rivelazione (disponibile a 0,89 Euro su Amazon o gratuitamente sia sul sito dell’autore che su ebookgratis.net)  opera prima di Cristino Signorino e primo libro di una trilogia di cui è già disponibile il secondo volume “Anime Impure- L’esilio delle ombre”.

Sul libro:
E’ per affrontare le difficoltà che combatto. E’per dimenticare la paura che io amo. E’ per sollevare dal dolore chi mi è accanto che uccido. Grazie alla sofferenza io vivo.

Gabriel è giovane, avrebbe tutta la vita davanti, ma non crede più in niente; ha perso tutto: la donna che amava, i genitori e anche se stesso. Prigioniero della droga, ha preso una terribile decisione. Ma l’incontro con una donna misteriosa e affascinante di nome Gill sconvolgerà la sua esistenza, trascinandolo in un mondo oscuro, abitato da creature fantastiche e potenti..

La mia opinione:
Nell’aria sporca di una città crespuscolare un eroe-antieroe randagio, dall’anima divisa, deve fare i conti con l’insoddisfazione divorante.
Le disillusioni di ogni giorno, i dolori insanabili, si accumulano fino a trasformarsi in abissi di fragilità da cui è impossibile guarire. Si spegne perfino la necessità di far rotolare i dadi avuti in sorte e la belva affamata di pace e oblio  che il giovane protagonista si sente ruggire dentro  diventa sprone all’autodistruzione. E così il male di vivere cambia faccia, si tramuta in un altro tipo di insondabile tenebra. Si trasforma in qualcosa di accettabile, forse persino di desiderato, attraversando la linea invisibile che esiste tra il quotidiano e lo straordinario. Manipolando abilmente tematiche morali e attualissime difficoltà sociali, l’autore ingloba con successo nella narrazione incubi notturni, macabre apparizioni e rituali esoterici riuscendo a tenere il tutto in equilibrio senza scadere mai nel già visto o nello sproporzionato. Un buon romanzo dove il mito, il fantasy e la suspance risultano importanti quanto i sentimenti e la sensualità. Impossibile non desiderare leggere il seguito.

Ed ora l’intervista all’autore:

Ciao Cristiano, benvenuto su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinato alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Ciao e grazie per avermi accolto sul vostro blog.
Ti confesso che ho sempre avuto qualche difficoltà a raccontare di me. Per farla breve, credo che la cosa più importante da sapere sul mio conto è che sono un sognatore. Tutto il resto è, in un modo o nell’altro, una diretta conseguenza. La scrittura, probabilmente, è la principale di queste conseguenze.
Ho iniziato a scribacchiare qualcosa, attorno ai diciotto o diciannove anni. Allora si trattava per lo più di pagine di quaderno, usate a mo’ di diario, a cui affidavo idee, emozioni, riflessioni e brevi racconti. La scrittura era una silenziosa confidente e un modo di tenere in ordine i miei pensieri.
Soltanto di recente, circa una decina di anni fa, mi sono avvicinato alla scrittura creativa, realizzando un paio di brevi scritti sperimentali. Il 2008 è stata la volta della prima opera complessa, ovvero: Anime impure. La rivelazione

Come nasce “Anime Impure – La rivelazione”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo e al progetto della trilogia urban fantasy che ne deriverà?
Come ho accennato prima, la scrittura è sempre stata un po’ la mia confidente. Negli anni immediatamente precedenti alla pubblicazione del romanzo attraversai un gran brutto periodo e per superarlo cercai aiuto nella scrittura. Scrissi moltissimo per mesi e mesi. Scrissi su di me, sugli altri e, più in generale, su tutto ciò che mi passava per la testa. Mi fermai soltanto quando riuscii a cogliere in tutte quel pensare e scrivere una sorta di “personalissima interpretazione della realtà”, a cavallo tra il mondo fisico e quello metafisico. A quel punto, mi resi conto, mutaforma, folletti, spettri, demoni e altre creature iniziarono a danzare nella mia immaginazione, evocando un mondo affascinante, doppio del mondo reale. Una sorta di oscuro Attraverso lo specchio.
Come non scriverci su una storia?

Quali sono stati gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
Principalmente, il travaglio interiore del protagonista, Gabriel, e la sua battaglia per affrontare il disagio. Allo stesso tempo, però, ho cercato di gettare le basi per la descrizione una realtà “alternativa” con il suo popolo, le sue leggi e tradizioni.

“Anime Impure – La rivelazione” è il tuo primo libro, nonché primo volume di una saga dark fantasy. Rivolgerti a questo genere è stata una tua scelta consapevole o semplice frutto dell’ispirazione del momento? Trovi che ci siano differenze, e se si quali, tra il modo di scrivere fantasy nostrano e quello degli autori nordamericani? Infine ci vuoi parlare un po’ del progetto per questa tua trilogia?
Per via della particolare genesi, Anime impure. La rivelazione, o meglio, la realtà in cui il romanzo è ambientato è nata già come parte di un universo dark fantasy. Da questo punto di vista, credo si possa affermare che sia stato più frutto di ispirazione e non di una mia scelta consapevole.

Rispondere a una domanda del genere richiederebbe fiumi di inchiostro. Certamente, oggi, alcuni autori nordamericani influenzano tanto (forse troppo) alcuni scrittori nostrani. Durante il boom del fantasy ho letto molti romanzi, alcuni pubblicati e altri ancora in nuce, che ricordavano da vicino i best-seller fantasy del momento.
Il progetto “trilogia” è nato durante la scrittura del romanzo. Forse perché ero, e sono, ancora alle prime armi con la scrittura creativa, non sono stato in grado di creare un’unica opera in cui raccontare la storia per intero. Da qui l’idea di suddividere la narrazione in tre volumi. A oggi, ho già scritto e completato anche il secondo volume della serie, Anime impure. L’asilo delle ombre. Il terzo, e quasi sicuramente ultimo romanzo della saga, è ancora allo stadio embrionale. Spero vivamente, una volta concluso questo progetto, di essere almeno andato vicino all’intento di creare “un mondo dietro il mondo” e di aver dato ai lettori la chiave per interpretare le metafore disseminate lungo la narrazione.

Questo è il tuo primo romanzo e hai scelto, dopo una prima pubblicazione a pagamento, di
auto-pubblicarlo in formato digitale tramite Amazon. Ci vuoi raccontare i motivi di questa
tua decisione? È stato tutto come ti aspettavi? Lo consiglieresti anche ad altri giovani autori?
Com’è il mondo dell’editoria visto con gli occhi di un autore esordiente?

Una volta scaduto il contratto che mi legava alla casa editrice, non volevo rassegnarmi al “pensionamento” della mia opera e ho vagliato varie opportunità per mantenere il mio romanzo disponibile alla lettura. Da subito, ho scelto di evitare la pubblicazione a pagamento sia perché non avevo risparmi da investire nell’operazione; sia perché, già pochi mesi dopo la pubblicazione di Anime impure. La rivelazione a opera del vecchio editore, mi ero reso conto della sproporzione tra esborso e relativa promozione letteraria.
La prima soluzione presa in considerazione è stata quella di rivolgermi ad alcune case editrici che non richiedevano il contributo dell’autore ma dopo aver atteso quasi un anno sia La rivelazione che L’asilo delle ombre non avevano ricevuto altro che rifiuti. A spingermi definitivamente sulla strada del’auto-pubblicazione sono state proprio le motivazioni di questi rifiuti. I miei romanzi erano state respinte perché aver pubblicato il primo romanzo della saga con una casa editrice rendeva l’intera serie poco commerciabile per le altre. Come autore, ho trovato queste spiegazioni talmente odiose da lasciare perdere case editrici e leggi di mercato e fare tutto da me. Da qui la decisione di realizzare gli ebook e di pubblicarli sul mio sito web e su altre piattaforme. In fondo ciò che conta è scrivere ed essere letti. Tutto quello che gira intorno a questo assunto di basa conta poco o nulla.
Per rispondere alle restanti domande, se permettete, citerei un breve estratto del componimento E così vorresti fare lo scrittore di Charles Bukowski (di cui consiglio la lettura integrale) che capita spesso di leggere sui forum e sui blog che riguardano gli scrittori esordienti:

E così vorresti fare lo scrittore?
Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo
a meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.

se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.

se lo fai solo per soldi o per fama,
non farlo [...]

Hai delle tecniche narrative, dei trucchi, dei riti o luoghi che ti conciliano meglio il processo creativo a cui non riesci a rinunciare quando scrivi? Insomma, come ti rapporti alla “famigerata” pagina bianca?
Un paio di volte, in effetti, ammetto di aver pensato di innalzare un piccolo altare a Calliope, giusto per scongiurare il pericolo del blocco scrittore ma ho sempre finito col desistere dall’intento.
Non ho una formazione “stutturata” da scrittore e quindi il mio scrivere è un continuo sperimentare. L’unico strumento cui finora ho sempre fatto ricorso è stato quello di schematizzare la narrazione secondo un particolare paradigma. Si tratta di un “trucco” da sceneggiatori che ho letto in Screenplay di Syd Field. Trovo che il paradigma suggerito da Field per le sceneggiature non si adatti perfettamente alla composizione di un romanzo ma permette comunque di esaminare in maniera accorta le linee generali della narrazione.
Per il resto quello che serve è una gran dose di pazienza perché, spesso, una storia viene scritta solo quando è lei a voler essere raccontata.

Da dove parte la tua storia di lettore? Quali sono i tuoi autori feticcio, quelli che ami leggere
e rileggere? C’è un libro dei libri?

Ho letto il mio primo romanzo tra gli otto e i dieci anni: Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne. Mi piacque tantissimo. Col passare degli anni continuai a leggere in maniera discontinua ma il fantasy divenne da subito il mio genere letterario d’elezione.
A conti fatti, se dovessi scegliere un unico autore e un unico romanzo, la mia scelta cadrebbe su Neil Gaiman e il suo American Gods. Credo di aver letto romanzi con trame anche più avvincenti, ma American Gods rappresenta una perfetta sintesi di quanto possa rendere davvero bello e interessante un romanzo.

3 imprescindibili regole per scrivere bene.
Più che regole, per scrivere bene credo sia opportuno avere tre caratteristiche fondamentali:
la pazienza necessaria a costruire una trama ben sviluppata;
l’umiltà di riconoscere i propri errori e i propri limiti;
la fantasia per cercare di scrivere trame originali e accattivanti.

Progetti per il futuro di cui vuoi darci qualche anticipazione?
Sicuramente la precedenza va alla conclusione della saga di Anime impure. Per il resto, non ho altri impegni letterari impellenti. Credo comunque che, come già è accaduto per questa trilogia, nel momento in cui incontrerò uno storia che vorrà essere raccontata, da bravo scrittore mi metterò alla scrivania e inizierò pazientemente a mettere tutto nero su bianco.

Ed anche per questa volta è tutto. Ringraziando ancora una volta tutti gli autori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato che, anche se temporaneamente in pausa (le adesioni sono al momento sospese), continuerà puntuale come sempre!

Letto e Bloggato: Blado 457

Dopo un appuntamento mancato (chiedo umilmente venia ^_^) torna Letto e Bloggato. Questa volta ri-ospitiamo con piacere Erika Corvo, autrice che avevamo già incontrato per l’uscita del suo avvincente “Fratelli dello spazio profondo” (potete andarvi a leggere la recensione e l’intervista QUI), che ci presenta il suo nuovo romanzo “ Blado 457” (Pagine 268, Prezzo versione cartacea: 14 Euro, Prezzo Ebook: 6.99 Euro) edito in versione cartacea e digitale dalla Youcanprint Edizioni e da Epubblica in versione esclusivamente digitale.

Il libro descritto dalla stessa autrice::
E’ il primo di una serie di quattro racconti ambientati in un futuro post atomico. Come ho scritto nella premessa di “Blado 457”, se l’argomento è stato utilizzato dagli scrittori di fantascienza fino alla nausea, non è detto che non si possa ancora scrivere qualcosa di valido in proposito, e soprattutto, qualcosa di inconsueto. I miei personaggi non sono mai i classici “eroi”. Sono persone talvolta insicure, che agiscono d’istinto invece che seguendo la logica e il dovere, che hanno dubbi, ripensamenti, e sentimenti contrastanti. In Blado 457, lui aveva una missione da portare a termine e rischia di rovinare tutto per un’azione compiuta d’impulso; lei preferirebbe morire piuttosto che vivere in un futuro che si presenta sotto forma di quello che ha sempre rifiutato. Il tutto è condito da colpi di scena, combattimenti, mostri, invasioni, in un ritmo veloce e coinvolgente. E poi basta, leggetevelo. Se vi racconto tutto io, che senso ha?

La mia opinione:
Il mondo come lo conosciamo è finito. Si è spento nella poco fantasiosa ma fin troppo plausibile cacofonia di scoppi atomici. Gli umani sono sopravvissuti. Decimati, malridotti, preda di mutazioni e separati in opposte fazioni. L’una aggrappata all’idea di tenere in vita ad ogni costo un passato ormai dimenticato e l’altra che vede nel ritorno alla natura, nella sua accezione più primitiva, un nuovo inizio. Due mondi chiusi nella loro ottusa e ottundente convinzione che rappresentano efficacemente l’insoluto conflitto natura vs tecnologia.
Tra apologia classica dell’umana natura e critica sociale (su tutto spicca il ruolo della donna come peculiare e limitato strumento riproduttivo), utilizzando una forma originale e matura di realismo, Erika Corvo riesce a sviscerare concetti sociali e morali complessi con la massima naturalezza, evolvendoli al servizio della narrazione e descrivendo un mondo che è il nostro e allo stesso tempo non lo è, ed invitando chi legge a riflettere e a guardare in faccia il presente.
Grazie a un linguaggio essenziale ma allo stesso tempo figurativo, l’autrice dimostra una ricchezza di argomentazioni e di inventiva che non può che catturare il lettore e renderlo partecipe di una storia intrigante e piena di sorprese. Tra scene d’azione ben costruite, personaggi vividi e indomiti, “Blado 457″ adempie allo scopo che ogni buon libro di fiction dovrebbe tenere sempre presente: far esistere il pensato e l’immaginato…Almeno fino all’ultima pagina.

Ed ora l’intervista all’autrice:

Ciao Erika, bentornata su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato.
Che ne dici di iniziare parlandoci un po’ di questo tuo nuovo romanzo? Com’è nato “Blado 457”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del libro?

Ho la strana abitudine di “dedicare” tutti i miei racconti a qualche luogo che mi ha colpito particolarmente, a qualche situazione particolare, o a qualcuno. Per diciassette anni ho fatto vendita porta a porta, vagabondando su e giù per tutta la Lombardia. Completamente sola da mattina a sera, pioggia, sole, neve, vento, e due bambini a casa. E mentre sei in macchina, a che pensi? Inventi storie, amici immaginari che ti tengano compagnia, e che ti rassicurino dicendoti che anche quella sera tornerai a casa sana e salva e con qualche soldo in tasca. Perché fino a quando loro riusciranno a districarsi dai guai, potrò farlo anch’io.
Ero dalle parti di Bollate, ferma davanti ad un passaggio a livello, e su un muretto c’era il tag di un writer (ovvero un nickname scritto con le bomboletta di vernice spray), appunto Blado, seguito da un numero. Non avevo ancora inventato nessuna storia, quel giorno. Come è nata la storia? Da tutte le riflessioni davanti al tag e al passaggio a livello chiuso.
Blado. Chi potrebbe essere uno che si chiama Blado? Sembrerebbe il nome di un guerrigliero, da Blade, lama. E il numero? Sarà un guerrigliero post-atomico, dove la gente ha i numeri al posto del nome. E perché dovrebbero avere dei numeri? Non ce l’hanno un padre e una madre? Evidentemente, no. Non ce li hanno, perché non ci sono più donne, e i bambini vengono allevati dalla comunità. Che comunità del cavolo è, che non permette ai bambini di conoscere la loro mamma? Una roba aberrante, da cui scappare. E dove scappa, allora? Via, lontano. Cerca di creare qualcosa di più umano, lontano dalle radiazioni, visto che è un mondo post-atomico… Beh, insomma, tutta una concatenazione di idee, una dietro l’altra. E come dice Vasco, “a noi non resta che scriverle in fretta, perché poi svaniscono, e non si ricordano più…” Quando si è alzata la sbarra del passaggio a livello, Blado 457 esisteva.
Quando scrivo ho bisogno di nomi, e visto che tutto è partito da un tag, ho usato i nomi dei writers per i personaggi del racconto. I loro tag variopinti e fantasiosi hanno foraggiato la mia inventiva, e hanno riempito questo ed altri racconti: Noce, Pongo, Enk, Fly Soul, Robin, i Bor Clan, e tutti gli altri.
Sarebbe bello, un giorno, rispondere al telefono e sentirmi dire: ciao, sono Noce.
Per amore di cronaca, bisogna dire che Blado non è il primo racconto della serie post-atomica, ad essere stato scritto. Prima di questo, ho scritto “La leggenda di Taman Shoudy”, “Dvostruk”, e “Tutti i Doni del Buio”. I primi due racconti sono stati dedicati alla ex Yugoslavia, e quasi tutti i nomi dei personaggi sono in serbo croato. Il terzo è dedicato alla Grecia, e i personaggi hanno nomi greci o dal suono greco. L’ultimo racconto post-atomico che ho scritto, è “Shadir, i guerrieri ombra”, che ho dedicato al mondo del wrestling. Ogni personaggio è un wrestler, e sarà un bel gioco, per gli appassionati, riuscire a riconoscerli e identificarli tutti.
Ogni storia è incentrata su un particolare tipo di razza mutante: i Grandi alati per Taman Shoudy e Dvostruk, gli Shakars per I Doni del Buio, e gli Shadir per i Guerrieri Ombra. Ma ad un certo punto mi sono posta un problema: un mondo post-atomico, sì… ma da dove era nato, tutto questo? Da dove era iniziata, l’era del Dopo Bomba? Da qualche parte e in qualche maniera, doveva pur essere iniziato tutto quanto! Blado è nato per dare un senso a tutto l’insieme: il conflitto nucleare, e il passaggio dal vecchio mondo al nuovo; la nascita delle razze mutanti, il regresso della razza umana, decimata e tornata ad una civiltà rurale, e l’avvento di una nuova religione.

In “Blado 457” ci troviamo in un futuro post- apocalittico e il libro sembra appartenere alla nuova rinascita del genere “distopico” che, dopo le narrazioni fantapolitiche antitotalitarie della prima metà del Novecento, si sta ritagliando sempre più spazio nelle nostre librerie. So che tu hai scritto il libro molto prima che la rinascita di questa corrente prendesse piede nel nostro paese. Come ti trovi ora ad aver precorso in maniera così profetica i tempi? Trovi che ci siano differenze, e se si quali, tra il modo di scrivere sci-fi nostrano e quello degli autori nordamericani?
Va bene che sono vecchia, ma dici che il distopico è nato a metà del Novecento e io ho scritto Blado prima di questa corrente, anzi, molto prima…. mi hai presa per Rita Levi Montalcini, che ha passato i cent’anni? Ne ho solo 53, anche se tra poco diventeranno 54. Beh, in effetti ho qualche annetto più di voi, e le cose le vedo sotto un punto di vista decisamente diverso. Io non ho precorso i tempi, io ho vissuto quando per voi era ancora il medio evo! Voi lo chiamate futuro distopico, io lo chiamo passato prossimo. Quando sono nata io, la tv si andava a vederla al bar, perché nessuno ce l’aveva in casa. Sempre che ci fosse un bar con la televisione, perché mica tutti i bar potevano averla! Il telefono era una scatola nera appesa al muro, e la linea bisognava dividerla tra due famiglie. Nelle case di ringhiera, ogni dieci famiglie c’era un cesso alla turca, altro che il bagno in casa! Se di notte ti scappava, dovevi uscire, o c’era il pitale. Nelle case c’era una stufa a legna o a carbone nella stanza principale, e tutte le altre erano gelide; per scaldare i letti c’era il telaio di legno con le braci. Il negozio più fornito aveva dieci cose in tutto, e per fare la spesa si doveva girare mezzo quartiere, di bottega in bottega. Oppure andavi nel prato e raccoglievi il tarassaco, che allora si chiamava “insalata matta”, e si metteva nel risotto. Se stavi male, le nonne conoscevano tutte le erbe e i decotti per guarire: non c’era mica il dottore per tutti: costava! Le donne non portavano il burka, ma il fazzoletto sulla testa e la gonna fino alle caviglie, sì, ed era praticamente un obbligo, se non volevi passare per una “poco di buono”, come si diceva allora. Sapete una cosa che vi farà ridere? Tutte quelle cose obsolete, noi le chiamamvamo meraviglie della civiltà. Per quelli della mia generazione, era tanto. Io ho soltanto preso dei pezzi del passato e gli ho dato nome “futuro”. La vera fantascienza consiste nel fatto che ci siate cascati; avete creduto davvero, che io abbia descritto un futuro distopico, piuttosto che un passato prossimo! La casa di una mia zia aveva davvero le nicchie nei muri con uno straccio davanti, come armadietti. L’avrò detto mille volte, che gli psicologi sanno che per quanto si sforzi, uno scrittore possa soltanto raccontare se stesso.
Differenze tra gli scrittori nostrani e quelli d’oltre oceano? La differenza che noto di più, è che in America scrivono cose dinamiche: azione, movimento, ritmo incalzante, drammaticità, violenza, forza, passioni…
A parte rare eccezioni, libri o film, in Italia si vedono solo faccende da pippe nel cervello di gente che non ha nessun problema e allora se li inventa, tanto per far finta di fare del dramma. Le sole cose d’azione sono sulla mafia. I personaggi della letteratura e della filmografia italiana (a parte poche eccezioni, ripeto) sono: lui, lei e l’amante. Tette, culi, e ragazze sotto la doccia. (Non sono affatto puritana, ma è la realtà, non si vede altro.) Pierino. Il prete. Il carabiniere. Il mafioso. Il dottore (già molto raro, i dottori in tv sono praticamente tutti americani, quelli italiani si limitano a dire “Si spogli” alla Fenech). Straordinario pensare che con tutta la nostrana passione calcistica, non ci siano film italaiani “cazzuti” sul calcio (gli unici sono le commedie di Lino Banfi, con “L’allenatore nel pallone”), quando all’estero si vedono film tostissimi su ogni sport. Gli scrittori italiani “tosti”, all’americana, intendo, che scrivano roba movimentata e brillante, si contano ancora sulle dita di una mano. I film italiani “tosti”, idem. Non per osannare l’America, ma per criticare la povertà dei temi trattati nei film italiani, che nei cinepanettoni esprimono il massimo. Piccole perle tricolori che posso citare? Mi perdonino quelli involontariamente esclusi dall’elenco, ma così su due piedi, le perle sono ancora quelle del dopoguerra, con la Loren, Anna Magnani, Gino Cervi, Fernandel, Tognazzi, e di recente, Benigni e Tornatore. Che altro abbiamo, di interessante? Riguardo la fantascienza, poi, mi vengono in mente solo nomi americani. Mi dispiace, ma di italiano, non mi viene in mente proprio nessuno, sia per la letteratura che per il cinema.
Recentemente, alcuni giovani aspiranti attori e registi, hanno fatto un esperimento: riuscire a girare un cortometraggio sufficientemente valido da poter tranquillamente passare in tv, girandolo all’Ikea, all’insaputa di tutti, compresi i gestori e i commessi dello store. Ci sono riusciti benissimo. Non è che ci voglia molto…

Nel tuo libro le donne vengono ritenute sia meri strumenti di riproduzione e di salvaguardia della purezza della specie che nuove dee della fertilità e delle vita capaci di portare stabilità e saggezza ad una tribù. Visioni diametralmente opposte, ma con inaspettati punti di contatto. Come viene percepito oggi, secondo te, il ruolo e lo status della donna nella nostra società sempre più proiettata verso una mercificazione della femminilità?
Mah, che vi devo dire, la vedo tuttora piuttosto grigia! Per i baldi maschietti, noi donne siamo ancora oggetti che si buttano dopo averli usati. Non posso neanche dire “ che si comprano e si buttano”, perché non devono neanche comperarci. Voglio dire, dove le donne si comprano, quando le vuoi sposare, almeno hanno un valore, che ne so, di tre cammelli e due capre. Qui non devono neanche comprarci. Pensano di aver acquisito diritto di vita e di morte su una donna solo per aver loro offerto due volte la cena e andati al cinema tre volte. Dopodiché, se li vuoi lasciare, ti sgozzano. Se hai figli, fanno fuori anche quelli. Se hai parenti che cercano di difenderti, prendono il fucile e fanno una strage.
Se vuoi fare qualcosa nella vita, dai maschi devi solo difenderti. Se sei abbastanza gnocca, tutti vogliono portarti a letto. Se non lo sei, che vuoi, da loro? Non sei neanche buona da fottere! A parte che anche se sei un cesso, vai bene lo stesso, finché respiri; e magari anche se non respiri più ma sei ancora calda.
Magari sono così disillusa perché le mie esperienze con gli uomini sono state un tantino “movimentate”, diciamo. Ma dopo due mariti che cercano di farti fuori, non mi è rimasta molta simpatia per il genere maschile. Da giovane ero molto bellina; non avete idea di quanto me la stia godendo, ora che sono vecchia e brutta! Che liberazione!
Qualunque rivendicazione abbiano ottenuto le donne, l’hanno ottenuta a prezzi altissimi, e non certo col benestare dei loro mariti. Ed è l’unica strada percorribile, purtroppo. Combattere.
In Blado 457, la donna è vista da posizioni diametralmente opposte. Ma da ambo le parti, senza donne non c’è futuro. Che ci mettano in catene o sull’altare, in qualunque modo ci vedano, in qualunque modo ci trattino, fantascienza o realtà, senza donne non c’è futuro. Forse ce l’hanno tanto con noi, perché lo sanno.

C’è un genere, una forma letteraria, con i quali vorresti cimentarti e che non hai ancora affrontato?
Ho già in mente un altro racconto da scrivere su di un fantasma, praticamente psicologia pura: i viventi visti dal punto di vista di uno spirito. Ma dovrei avere tempo per scrivere, devo ancora copiare tutti i romanzi che ancora sono scritti a mano, e sono tanti…

Sperando di leggere al più presto un tuo prossimo romanzo, ti andrebbe di anticiparci i tuoi progetti per il futuro?
“Tutti i doni del buio”, della serie post-atomica, è pronto, appena trovo un po’di tempo lo mando a qualche editore. “Black Diamond” è ancora da rivedere un attimino, ma in definitiva è pronto anche quello. Sentirete presto parlare dei miei amici immaginari… sperando possano diventare anche amici vostri!

Grazie infinite per lo spazio che mi avete concesso e per la qualità delle domande, decisamente non banali e non scontate. Voi fate pubblicità a me, io la farò a voi, potete starne certi! Tutti sono capaci di fare domande. Perché siano domande intelligenti, ci vogliono persone sopra le righe, e voi lo siete.
Baci a tutti. Erika Corvo.

Ringraziando Erika per essere stata ancora una volta nostra graditissima ospite, non mi resta che salutare voi tutti fedeli lettori e ricordarvi di non perdere il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato, che anche se “in pausa” continua a mietere vittime e a proporvi nuovi autori in cerca di lettori! ;)

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