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Letto e Bloggato: Palindra – La stirpe di Inanna

Eccoci sempre golosi di nuove letture a presentarvi un nuovo appuntamento con Letto e Bloggato. Questa settimana abbiamo deciso di dedicare il nostro spazio a “Palindra” (Pagine 322, Prezzo per la versione cartacea 15 Euro, Prezzo per la versione ebook 2.99 Euro), primo volume dalla trilogia “La stirpe di Inanna” e romanzo d’esordio di Elena Ticozzi Valerio.

Sul Libro:
Palindra, archeologa scozzese specializzata in storia russa, è da sempre una ragazza pragmatica. Un incontro imprevisto le svelerà una nuova realtà del mondo e la porterà a stringere amicizia con due esseri eccezionali: Viktor, un guerriero cosacco, e Tybaerius, un lord misterioso. I protagonisti viaggeranno dalla moderna Edimburgo alla sabbiosa Uruk, dalla magica Islanda fino alle lande ghiacciate delle isole Svalbard. Lotteranno per salvare i loro affetti più cari venendo in contatto con riti antichissimi, manufatti magici e le tradizioni di un popolo di cui nessuno serba più il ricordo. Le loro nature diverse dovranno allearsi per sconfiggere un alchimista che ha smarrito la via della luce e la sua diabolica moglie, disposti a tutto pur di raggiungere il loro scopo.

La mia opinione:
Esoterismo, antichità, testi o manufatti misteriosi perduti e poi ritrovati: tutti ingredienti che caratterizzano un buon thtiller storico a cui, in questo caso, si uniscono immortali, vampiri e persino goblin. Equilibrando efficacemente immaginazione e razionalità, Elena Ticozzi Valerio immerge i lettori in una storia che, oltre ad indagare le sorprendenti trame il destino, fa risuonare le corde di sentimenti ed emozioni capaci di travolgere tutto e tutti. Per tutto il libro, passato e presente si alternano dando forma ad un’avventura che cambierà la vita di molti dei protagonisti del romanzo. In un infinito e ben congegnato puzzle fatto di accadimenti storicamente accertati, dimensioni mitologiche e culturali create ad hoc (va dato merito all’autrice per l’accurato lavoro compiuto nel creare un popolo dal nulla e dotarlo di lingua e costumi credibilissimi) e plausibili apifanie esistenziali, tutti i fatti trovano prima o poi la loro perfetta collocazione. Con eleganza, utilizzando un linguaggio efficace e veloce e senza perdere di vista i destini dei suoi personaggi, l’autrice dà corpo ad un libro lussureggiante di mistero e misticismo. Una lettura affascinante e completa (utilissime le varie appendici esplicative alla fine del volume) che non mancherà di invogliare i lettori a leggere anche il seguito.

E ora l’intervista con l’autrice:

"Una delle mie passioni sono le penne"

“Una delle mie passioni sono le penne”

Ciao Elena, grazie della tua disponibilità e benvenuta su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato. Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinata alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Grazie a Voi per l’opportunità! Dare una definizione di se stessi è sempre difficile ma direi che sono una persona innamorata della vita, anche se conosco bene il sapore amaro che può avere. Ho avuto la grande fortuna di incontrare sulla mia strada alcune anime preziose che mi fanno apprezzare ogni giorno il cammino, primi fra tutti mio marito Giulio e mia “sorella” Patrizia. Adoro ascoltare le persone e la loro storia e credo che questo si percepisca visto che mi capita molto spesso, anche nelle situazioni più incredibili, che estranei mi raccontino i loro pensieri. A volte si creano problemi oggettivi, come con l’anziana signora che mi ha parlato nella metropolitana di Seul in coreano per più di mezz’ora, ma è stato piacevole anche solo ascoltare il suono della sua voce. Ho iniziato a scrivere seriamente molto tardi perché avevo un lavoro impegnativo e non avevo il tempo necessario per farlo, ma è la cosa che mi rende più felice. Adesso se per molto tempo non riesco a scrivere sento una mancanza quasi “fisica”.

Come nasce “Palindra”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo e all’idea della trilogia fantasy che ne deriverà?
Ho iniziato a scrivere Palindra in segreto e mentre avevo quasi completato il primo capitolo è successa una cosa stranissima. Mia suocera, Ada, che vive con noi e che è la persona che mi sopporta di più al mondo, cosa non facile, senza aver la ben che minima idea del fatto che io stessi scrivendo un romanzo è arrivata una mattina a colazione emozionatissima. Mi ha raccontato di aver sognato che io avevo pubblicato un libro il cui titolo era Palindra, nome quanto mai strano. Io avevo già ben in mente Viktor, da cui è nato tutto, ma stavo ancora riflettendo sul nome più adatto per la mia protagonista e così ho realizzato un sogno. La storia si basa su un fatto realmente accaduto: la conquista della Siberia da parte dell’atamano cosacco Ermak Timofeevič e la sua morte terribile avvenuta in un agguato. Fra i vari racconti dell’accaduto ne ho trovato uno in cui si narrava che solo un cosacco era sopravvissuto al massacro. Ho immaginato che fosse Viktor, tornato all’accampamento indenne perché immortale.

"Saersina, quasi un angioletto... "

“Saersina, quasi un angioletto… “

Da dove è nata la caratterizzazione degli affascinanti personaggi che popolano il tuo libro? Da dove hai tratto l’ispirazione per crearli? Come hai bilanciato la ‘quota’ autobiografica e quella di pura invenzione?
La Scozia è stata per me una scelta naturale. Edimburgo è uno dei posti al mondo a cui sono più legata per ragioni di amicizie famigliari, che mi hanno portato a trascorrervi numerose vacanze estive fin da bambina. Ho avuto la fortuna di visitare quasi tutti i luoghi di cui parlo, come la Norvegia dove sono stata più volte nelle diverse stagioni e le isole Svalbard: le aurore boreali sono uno degli spettacoli più incredibili della natura. Per quanto riguarda invece lo studio dei Sumeri e di tutta la parte di storia antica devo questa mia passione a mio padre, entusiasta archeologo non professionista. E’ stato per me molto divertente anche creare il Tukcin per dare al popolo dei Tukcinzi, da me inventato, una lingua propria, con grammatica e dizionario, e uno sfondo socio-culturale proprio con un loro peculiare pantheon. Tutto questo è in parte un omaggio al grande prof. Tolkien e in parte una necessità: alcuni personaggi si ostinavano a parlarmi in questa strana lingua e io dovevo ben capire cosa mi stessero dicendo! Il carattere dei protagonisti si è formato in modo del tutto spontaneo mentre scrivevo, ma hanno richiesto in seguito un lavoro serio di ricerca storica, in particolare Viktor per il quale ho dovuto reperire il poco materiale disponibile in italiano sulla cultura e sulle tradizioni dei cosacchi, affidandomi anche alle traduzioni in inglese di alcune enciclopedie russe. Non scrivo mai sapendo già tutti i personaggi che faranno parte della storia e le situazioni che si andranno a creare; ho in mente un canovaccio dell’intera trilogia, ma è una cosa fluida, in continuo divenire. I personaggi principali sono un riflesso di me su un vetro smerigliato: in ognuno di loro c’è qualcosa della mia personalità e delle mie esperienze.

Questo è il tuo primo libro. Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
Scrivere questo romanzo è stata anzitutto una sfida con me stessa e un’avventura, che mi ha permesso di approfondire la complessità delle emozioni umane, che spero di essere riuscita a far filtrare attraverso le pagine del libro. Volevo trasmettere, sia pur attraverso una connotazione esplicitamente fantasy, la mia sensazione di quanto sia difficile non giudicare a priori gli altri basandosi sulle proprie convinzioni politiche, religiose, sull’aspetto esteriore o sulle convenzioni sociali. Siamo spesso pronti a giustificare le nostre azioni senza renderci conto veramente di quanto queste influiscano sulla vita degli altri. E’ il punto di vista a cambiare l’intera visione delle cose e il compromesso è un’arte che lascia cicatrici profonde: non è facile sapere e fare ciò che è giusto. Amo i libri fantasy perché solitamente i protagonisti affrontano il male più terribile ma alla fine il bene trionfa sempre. In questi libri il destino, come nella vita, ti cambia in maniera dolorosa, costringendoti a fare i conti prima di tutto con te stesso; purtroppo però nella vita reale non sempre vince la luce, a volte ci si deve accontentare di un grigio chiarore.

Hai scelto di auto-pubblicare “Palindra” grazie a Youcanprint. Ci vuoi raccontare i motivi di questa tua decisione? È stato tutto come ti aspettavi? Lo consiglieresti anche ad altri giovani autori? Com’è il mondo dell’editoria visto con gli occhi di un’autrice esordiente?
Prima di iniziare a scrivere pensavo che il mondo dell’editoria fosse una specie di paradiso dei meritevoli. Purtroppo ho scoperto, anche attraverso le esperienze di persone che frequentano questo ambiente da anni, che non è così. Ho scelto di auto-pubblicarmi perché dopo aver spedito il mio manoscritto a numerose case editrici cominciavo a disperare di ricevere una risposta: avevo paura che sarebbe stato pubblicato postumo! A parte gli scherzi, sicuramente la mia natura un po’ irrequieta mi ha portato a scegliere questa opportunità, che consente a chiunque di vedere il proprio lavoro realizzato e quindi di essere giudicato direttamente dai lettori, ma implica anche un impegno gravoso. Si deve essere pronti ad affrontare in prima persona, anche economicamente, tutti i passaggi che la pubblicazione di un libro comporta, in particolare per un autore esordiente, il doversi creare un pubblico disposto a leggere il proprio lavoro. Qualcuno mi ha detto: “ci sono più persone che scrivono, che persone che leggono”: purtroppo è vero! Bisogna essere disposti a mandar giù tanti bocconi amari, ma ad ogni piccola conquista c’è la gioia di averla ottenuta con le proprie forze. Bisogna ringraziare i blog come Pane e Paradossi-Letto e Bloggato disposti a dar voce a noi illustri sconosciuti, senza case editrici alle spalle, ma con una immensa voglia di scrivere!

"Sembra impossibile ma ritrovo sempre tutto!"

“Sembra impossibile ma ritrovo sempre tutto!”

Hai delle tecniche narrative, dei trucchi, dei riti o luoghi che ti conciliano meglio il processo creativo a cui non riesci a rinunciare quando scrivi? Insomma, come ti rapporti alla pagina bianca?
Il luogo dove preferisco scrivere è il piccolo studio in casa mia, circondata dal mio ordinatissimo caos. Per fortuna riesco a concentrarmi abbastanza facilmente, il vero problema è che quando comincio a scrivere mi estraneo completamente: potrebbe andare a fuoco la casa e io probabilmente non me ne accorgerei. Quello di cui ho bisogno è un bel silenzio, ma è praticamente impossibile!

Raymond Chandler, in alcune sue lettere, affermava: “Tre leggi per scrivere a mio uso: non seguire alcun consiglio, non mostrare mai il lavoro svolto, evitare i critici.” E tu quali tre leggi forgeresti a tuo uso?
Spero di aver almeno un pochino della fortuna che ebbe Chandler visto che anche lui è stato un esordiente “attempato”! Io direi che le tre leggi andrebbero leggermente cambiate: “Scegli bene a chi chiedere consiglio, a chi mostrare il tuo lavoro, e a chi chiedere una critica”. Il confronto è non solo utile, ma necessario, bisogna però trovare persone che siano in grado di dare un giudizio distaccato e sereno, sia sulla forma che sul contenuto del manoscritto.

Da dove parte la tua storia di lettrice? Quali generi letterari ti affascinano? I primi tre libri della tua biblioteca ideale?
Il primo libro che ricordo è la Divina Commedia che mio padre mi leggeva da piccola, una scelta piuttosto insolita come lettura per una bambina, ma penso che abbia influito sul mio amore per il fantasy: in fondo la Divina Commedia è il libro fantasy più famoso della Storia. Ops… penso di aver sentito lo schianto di un paio di critici caduti dalle sedie… Gli altri due sono sicuramente “Il signore degli anelli” per la capacità incredibile di creare un mondo “reale” in cui immergersi, e “Dracula” di Bram Stoker, che definirei una splendida e vivida autopsia dei sentimenti umani.

A quando il sequel di “Palindra”? Qualche succosa anticipazione? Altri progetti di cui dovremmo essere informati?
Il secondo libro, che si intitolerà Viktor, è già a buon punto, posso anticipare che il mio “povero” cosacco dovrà fare i conti con un nuovo personaggio che ha deciso di scoprire tutto su di lui e con il suo passato che tornerà prepotentemente a farsi vivo. In tutto questo rimarranno coinvolti Tybaerius – la sua nutrita famiglia – e Palindra, alle prese con la difficile “convivenza” con il suo nuovo potere.
Per quanto riguarda altri progetti, diversi dalla trilogia “La stirpe di Inanna”, sto partecipando con una poesia al concorso per l’antologia “Sono una strega”, bandito da “Il giornale del libro” e sto scrivendo una breve storia per bambini.
Grazie per aver il tempo che mi avete dedicato! A presto o meglio AFALOT!

Grazie a te Elena! Vorrei infine segnalare una nuova iniziativa per disegnatori, illustratori e fotografi, legata al  libro: tutte le informazioni QUI!

Ed anche per questa volta è tutto. Ringraziando ancora una volta tutti gli autori che ci hanno mandato le loro opere e voi instancabili lettori che ci avete seguito fedelmente, vi lascio con booktrailer del libro e auguro a tutti una Buona Lettura!

Letto e Bloggato: Come un batter d’ali

Continua l’immancabile appuntamento settimanale con la rubrica Letto e Bloggato. Questa volta abbiamo deciso di dedicare il nostro spazio a “Come un batter d’ali” (Pagine: 198, Prezzo: 12.00€ per la versione cartacea, Prezzo Ebook: 0.99€), romanzo d’esordio di Tiziana Galofaro, in arte Mew Notice, edito dalla Sesat Edizioni.

Sul Libro:
Se solo si potessero evitare certe scelte disperate, forse una giovane donna innamorata non avrebbe preferito la morte come forma di ricongiungimento con la propria anima gemella, allontanata brutalmente. Ma Melody è pronta a seguire il suo Tobias ovunque lui sia, tanto da diventare un Angelo Nero, con l’unica certezza di tentare gli altri esseri umani per ottenere il suo scopo: rivedere, anche solo per attimi, quell’angelo che lei ha sempre amato… Tobias.

Più di 150 anni dopo, Mia e Noir si incontrano. Provengono da mondi e realtà differenti ma, nonostante i loro diciotto anni, non ci mettono molto a capire quel che provano l’uno per l’altra. Una forza travolgente guiderà i loro cuori e li spingerà a sormontare tutte le insidie che il destino, o forse Melody, porrà sul loro cammino. In un turbinio avvolgente di emozioni, paure e segreti, Noir e Mia affronteranno pregiudizi e difficoltà, scoprendo insieme il gusto dolce e, allo stesso tempo, aspro della parola amore.

La mia opinione:
Dove le coordinate del tempo paiono venir meno,  due voci, due presenze dell’altrove, di un passato finito nel sangue e nel delirio di vendetta, si sovrappongono, s’ibridano e accavallano ai due giovani protagonisti di questo libro fino a segnarne l’incerto destino. Ne nasce un’inconsueta storia dove protagonista immancabile resta l’amore, ma dove tutto sembra giocare a sfavore di questo tenero sentimento. Persino i personaggi secondari creano intorno ai protagonisti un humus favorevole alla sciagura. Da questa tensione sottintesa (accentuata dal contrasto  e confronto incompiuto tra un amore spezzato e uno nascente), presente per tutto il libro, scaturisce anche una riflessione su come le apparenze, le opinioni altrui, le maschere che ci fanno indossare o che ci costringiamo ad indossare, ci influezino senza motivo e a nostro discapito. Un romanzo dalla struttura agile in cui l’autrice dà il meglio più nella caratterizzazione dei personaggi che nei colpi di scena. Un libro coinvolgente che tiene il lettore avvinto fino all’ultima pagina.

E ora l’intervista con l’autrice:

Ciao Mew aka Tiziana, grazie della tua disponibilità e benvenuta su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato . Che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, cosa ami fare, come ti sei avvicinata alla scrittura e qual è il suo ruolo nella tua vita?
Ciao a tutti, mi chiamo Tiziana Marie Galofaro, sono prima di tutto una mamma, una moglie e una prof che ama scrivere usando uno pseudonimo, Mew Notice. Ho iniziato a scrivere da sempre ma senza mai pensare di pubblicare i miei lavori. La scrittura è parte fondamentale della mia vita. Scrivo soprattutto di notte, quando sono sola, quando le mie bambine dormono e quando mio marito, è un militare, presta servizio notturno. È un isolamento scelto, desiderato per allontanare lo stress della vita quotidiana e rifugiarmi nella vita dei miei tanti personaggi non mi fa sentire sola.
Da quasi un anno sono redattrice di una rubrica, “Genitori e figli”, che tratta argomenti pertinenti alla vita di tutti i gironi che devono affrontare tanti genitori. Do consigli, avvertimenti e altro ancora su Lovvy.it

"La casa al mare dei miei genitori in Sicilia, luogo che mi è servito per ambientare il racconto delle vacanze della famiglia di Noir"

“La casa al mare dei miei genitori in Sicilia, luogo che mi è servito per ambientare il racconto delle vacanze della famiglia di Noir”

Come nasce “Come un batter d’ali”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo?
Come un batter d’ali prende vita il 26 febbraio del 2008 dopo il rientro da un viaggio a Parigi. Sicuramente la mia fantasia ha giocato un ruolo fondamentale ma, aver visto le due coppie di innamorati: Mia e Noir sulla Torre Effeil e Melody e Tobias nel Residence dove alloggiavo, mi è stato di molto aiuto. Forse erano reali, forse erano immaginari (entrambe le coppie scomparvero inspiegabilmente come un vero battito d’ali nel nulla) ma certamente sono stati l’input per iniziare la storia, una storia che si snoda in più libri. Attualmente sto lavorando alle modifiche del secondo libro. Ma la storia è già tutta scritta. Noir e Mia sono due semplici ragazzi alle prese con le inquietudini adolescenziali ma cambieranno. Mia da fragile e disorientata ragazza maturerà. Noir capirà tante cose della vita e i due Angeli si faranno un’eterna guerra che li porterà sempre a scontrarsi ma anche ad amarsi. Nel libro sono presenti i miei amici ed anche i miei alunni. Le storie si articolano in più luoghi ma sono sempre località che ho visitato e che amo: la Sicilia, la Francia, il Piemonte fino a giungere in America.

" Il foglio originale dove avevo appuntato i nomi dei protagonisti del libro, poi è caduto del succo di mela e la macchia ha quasi cancellato tutto. Una macchia nera e così il nome di Noir. Poi si legge bene Mia e così il nome della protagonista femminile."

” Il foglio originale dove avevo appuntato i nomi dei protagonisti del libro, poi è caduto del succo di mela e la macchia ha quasi cancellato tutto. Una macchia nera e così il nome di Noir. Poi si legge bene Mia e così il nome della protagonista femminile.”

Melody e Tobias, Mia e Noir: due coppie, dal rapporto complicato, messe al confronto dal destino. Che legame hai con loro? Da dove è nata l’ispirazione nell’idearli e nel descriverli al lettore?
Come ho detto prima i miei personaggi hanno sempre molti tratti presi da amici e soprattutto dai miei alunni. Essendo una prof i ragazzi mi circondano a tutte le ore del giorno e sovente ascolto le loro prime gioie e le loro incertezze. Poi mi piace inserire anche gli amici e naturalmente l’Arma dei Carabinieri, tutta colpa di mio marito, gioca un ruolo importante in tutti i libri, ma questo si scoprirà piano piano.
Ho ricevuto tante recensioni per il libro e molti mi hanno chiesto cosa e chi è veramente Noir. La mia risposta? Noir è speciale, non è solo bello e intelligente, lui è qualcosa di più. Ma il mio personaggio preferito rimane e sarà sempre Tiziano detto Sabbia. Con lui ho un legame particolare e se nel primo libro ha solo un piccolo inserimento, negli altri avrà un ruolo importante. Lui mi ricorda la mia terra, il sole la spensieratezza…
Il personaggio femminile Mia assomiglia tantissimo nella descrizione fisica e nel suo modo di fare (ripete continuamente: “Perfetto, perfetto, perfetto”) a una mia ex alunna. All’apparenza può sembrare debole e ingenua ma crescerà e la vita le riserverà tante sorprese.
Melody ha molto di me. Lei è arrabbiata con la vita, con il destino, con tutto l’universo. Ha perso una persona che ama moltissimo, io ho perso mio fratello. Melody ha fatto dei sacrifici ma poi si sono rivelati inutili. Melody cerca solo la pace, l’amore e forse alla fine del libro riuscirà ad ottenerlo. Non sono poi così pessimista!
Tobias è uno splendido ragazzo con la pelle ambrata. Ha gli occhi profondi come il suo amore per Melody, ma si trova ad essere il suo peggior nemico. Ma si può eclissare un sentimento forte e potente come il loro amore?

Questo è il tuo primo libro. Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
Scrivere Come un batter d’ali è stato fantastico. La sera non riuscivo a smettere di scrivere e la mattina, quando a scuola avevo delle ore buche, lo rileggevo e abbozzavo le parti che avrei poi completato la notte.
Il momento più importante è stato la scelta dei nomi dei due protagonisti, ho ancora conservato il foglio con la lista dei vari nomi che mi piacevano ma poi la scelta finale è caduta su Noir (causa riversamento succo di frutta e conseguente macchia nera sul foglio) e di conseguenza l’unica vera parola leggibile, Mia.
Con il libro Come un batter d’ali ho cercato di valorizzare i sentimenti dei ragazzi. Per noi adulti possono sembrare cotte adolescenziali e di poco valore, ma per loro sono emozioni indimenticabili. Forse dovremmo ogni tanto ricordarci come e cosa provavamo all’età di diciassette anni.

Il “calvario” con cui tutti gli autori devono prima o poi confrontarsi: la ricerca di un editore. Vuoi raccontarci qualcosa dei passi che hai dovuto fare per vedere finalmente pubblicato “Come un batter d’ali”? È stato tutto come ti aspettavi? Com’è il mondo dell’editoria visto con gli occhi di autrice esordiente?
Appena terminati i libri mio marito ha iscritto il primo volume di Come un batter d’ali a un Torneo Letterario. Sono stata bocciata ma è stato anche il modo per iniziare a capire cosa volesse dire: scrivere e cercare un editore. Dopo due mesi ero finalista a un premio letterario, sono arrivata seconda e ciò mi ha dato fiducia; così ho iniziato a spedire la copia di Come un batter d’ali a varie case editrici NoAPa (no a pagamento). Molte mi dicevano che non erano interessate all’Urban Fantasy, altre che preferivano un libro completo. Poi ho incontrato la redazione della Sesat Edizioni e loro erano interessati al mio libro proprio perché aveva un seguito e così è nata una collaborazione che dura da più di un anno.
La Sesat è una casa editrice giovane e con tante idee. Con loro ho pubblicato un racconto breve: “Il cuore tra le onde” e un’antologia di racconti noir “Noctis Umbrae”. Sono soddisfatta del risultato che ho ottenuto e mi ritengo fortunata di non essere capitata con editori che chiedono soldi per realizzare un sogno. Ma la vita di uno scrittore emergente è sempre molto in salita e difficile. Le librerie anche se accettano di ricevere il tuo libro, sovente lo lasciano negli scatoloni e senza dargli spazio. Preferiscono autori noti e famosi.

"il mio pc, la lampadina e la tazza di infuso che non deve mancare mai."

“il mio pc, la lampadina e la tazza di infuso che non deve mancare mai.”

Hai delle tecniche narrative, dei trucchi, dei riti o luoghi che ti conciliano meglio il processo creativo a cui non riesci a rinunciare quando scrivi? Insomma, come ti rapporti alla pagina bianca?
Io scrivo sempre al passato e in prima persona. Mi sembra più coinvolgente e, come ho detto prima, è come se vivessi le vite dei miei personaggi. Ho un angolo apposito per il computer e non scrivo se non sorseggio degli infusi aromatici al mirtillo, alla mela, ai gusti mediterranei, alla malva e al tè verde. Ho bisogno di calore e silenzio. Amo la notte e la luce soffusa della lampadina. Mai avuto il problema della pagina bianca. Purtroppo sono una che scrive tantissimo per la gioia delle mie colleghe che leggono in anteprima i miei libri, per mio marito che li usa come sonnifero per conciliare il sonno, per il mio migliore amico che oramai ha esaurito tutta la sua pazienza e per la mia mamma che mi fa sempre la solita domanda: MA TU NON DORMI MAI?

Raymond Chandler, in alcune sue lettere, affermava: ”Tre leggi per scrivere a mio uso: non seguire alcun consiglio, non mostrare mai il lavoro svolto, evitare i critici.” E tu quali tre leggi forgeresti a tuo uso?
Io mi sento una ladra: rubo, assimilo ed elaboro le vite altrui.

Da dove parte la tua storia di lettrice? Quali generi letterari ti affascinano? I primi tre libri della tua biblioteca ideale?
Io leggo tantissimo per passione. Amo i classici inglesi e i sonetti di Shakespeare. Divoro i romanzi gotici e quelli fantasy.
Tre libri… è una scelta difficile. Al primo posto metto Frankenstein di Mary Shelley (tesi di laure e prima esperienza di collaborazione con un docente universitario), al secondo posto Cime Tempestose e al terzo tutti i libri di Lisa J. Smith ( ricordo della mia infanzia e primi libri in inglese con conseguente apprezzamento per una scrittrice sconosciuta qualche tempo fa e ritornata alla ribalta grazie a una serie televisiva: Il Diario del Vampiro).

So che è previsto un sequel di “Come un batter d’ali”. Ce ne vuoi parlare? Qualche succosa anticipazione? Altri progetti di cui dovremmo essere informati?
Come un batter d’ali ha un sequel e sto quasi terminando la correzione degli ultimi capitoli. Nel secondo Tobias sarà più presente e Melody sempre più arrabbiata e conseguentemente le vite di Noir e Mia si avvicineranno e si allontaneranno come l’andirivieni del mare. Si capirà qualcosa di più su cosa è effettivamente Noir e … beh, non posso svelare molto.
Altri progetti? Ho scritto un romanzo di fantascienza con un amico e stiamo partecipando al famoso Torneo dove sono stata bocciata con Come un batter d’ali. Mi sono divertita tantissimo a scriverlo e a immaginare il futuro del nostro pianeta.
Mi piace sperimentare sempre nuovi generi e collaborare con scrittori emergenti. Condividiamo tutti la stessa passione: l’amore per la lettura e la scrittura.

Ed anche per questa volta è tutto. Ringraziando ancora una volta tutti gli autori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, vi lascio con il booktrailer del libro, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato che, anche se non accetta più adesioni, continuerà puntuale come sempre!

Letto e Bloggato: Intagliatore

E’ sempre un piacere ricevere come ospite uno scittore già apparso nella nostra rubrica Letto e Bloggato . Ed è appunto per questa ragione che questa settimana dedichiamo il nostro spazio a “Intagliatore“(Pagine:68, Prezzo: 1,99 euro), ultimo lavoro (dopo Coincidenze d’inverno già recensito nel blog) di Cristiano Mocciola, edito dalla Lettere Animate.

Sul Libro:
La felicità è benefica per il corpo ma solo il dolore sarà in grado di sviluppare i poteri della mente. Gianni Tunda, l’intagliatore, lo capirà muovendosi in un’Italia d’inizio ‘800, un’Italia sulla strada dell’unificazione. E sviluppare i poteri della mente vorrà dire arrendersi alla voce del proprio cuore, a quell’Amore che conosce ragioni che la ragione non conosce. E sarà attraverso il proprio estro che l’intagliatore lo inseguirà. Comprenderà che l’amare e l’essere amati non è un qualcosa che capita, ma è un’arte creativa che si cerca di portare avanti in un’infinità di modi. Il bisogno d’amore verrà appagato quando sarà realmente intenzionato a imparare il modo migliore per donare se stesso. Per Gianni Tunda questo si sintetizzerà nell’essere utile agli altri, metabolizzando i fallimenti in possibilità di crescita, accettando il fatto che qualsiasi cosa gli impedisca di crescere non dovrà essere assolutamente difesa. Il non essere amati sarà allora una semplice e temporanea sfortuna. Lui lotterà per evitare la vera disgrazia, ossia il non riuscire ad amare.

La mia opinione:
In bilico tra la leggerezza fugace dell’episodico e la solidità del romanzo, seguendo i codici dell’anima prima di quelli della fede, Cristiano Mocciola dà vita alla storia di un uomo, della sua arte, della sua famiglia e nello stesso tempo a una riflessione sul senso dell’amore e dell’appartenenza. In un Italia che non è ancora tale, dove sbocciano e prosperano i primi moti nazionalistici, si muove Gianni, personaggio di una certa purezza non elaborata o censoria, un eterno viandante dall’animo gentile che nella sua straordinaria arte trova consolazione e un magico artificio per difendersi dall’incomprensione del mondo. In un crescendo di eventi più spirituali e psicologici che spettacolari, il protagonista, pur non abbandonando mai il suo fortissimo legame con la natura e la montagna, crescerà in un’altra versione di se, assorbendo cose nuove, viaggiando ed incontrando infine un’anima affine con cui stabilirà una sorta di specularità d’intenti e convinzioni. Dando ampio respiro a concetti quali coesistenza e senso di estraneità e mostrando quanto le connessioni che stabiliamo con luoghi e persone possano determinare il corso della nostra vita, Mocciola crea un romanzo, dai toni e dallo stile convincenti, che fa sognare e riflettere. Un’ avventura dell’anima.

E ora l’intervista con l’autore:

Bentornato su Pane e Paradossi – Letto e Bloggato, Cristiano! Che ne dici di raccontarci come è nato “Intagliatore”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo?
Ciao e grazie nuovamente per lo spazio che mi dedicate. L’idea di “Intagliatore” ha origine dalla frase che apre il romanzo. E’ un detto aborigeno che fa chiaro riferimento allo scopo terreno dell’essere umano e ci fa intuire che per quanto ci sforziamo o cerchiamo all’esterno ciò che ci fa stare bene, l’unica cosa che conta alla fine di tutto, alla fine della vita, l’unica cosa che ci porteremo via, sarà l’esperienza dell’amore che siamo stati in grado di fare, esperienza volta alla comprensione di questa energia che nutre e feconda ogni cosa nell’universo. Quando ho deciso di scrivere il romanzo avevo come punto fermo un unico obiettivo: far vivere ai protagonisti, attraverso la ricerca, la comprensione (per quanto possibile) di quest’energia.

Il tuo libro è ambientato nell’Italia di inizio ‘800, un’Italia sulla strada dell’unificazione. Ci vuoi raccontare delle ragioni che ti hanno spinto ad ambientare ”Intagliatore” in quella precisa epoca storica e di narrare, di conseguenza, la storia di Gianni, della sua arte ormai perduta e della sua ricerca d’amore?
I primi dell’800 con successiva unificazione del nostro bel paese mi sembrava un periodo adatto allo scopo che mi ero prefissato. Mi piaceva l’idea di mettere in risalto un periodo storico importante e allo stesso tempo intrecciarlo con la vita dei protagonisti. La storia di Gianni è stato lo sviluppo principale del testo sulla quale ho poi cucito la storia che ha portato all’unificazione dell’Italia. La scelta poi dell’arte alla quale si doveva approcciare è stata facile: avevo bisogno che Gianni si dedicasse al proprio sviluppo interiore attraverso un’abilità che nasce prima di tutto dall’immaginazione e che si concretizza in manifatture tangibili ai sensi. Ogni arte nasce sì dalla nostra fantasia, ma ho pensato che l’arte dell’intaglio e della lavorazione del legno calzasse a pennello sulla figura di Gianni, uomo solitario, solito ritirarsi nel suo bosco, circondato quasi sempre da elementi presenti solo in natura. La ricerca dell’amore e la sua comprensione, accompagnata da questo estro, appare quindi come ciò che realmente è: un’arte creativa alla quale bisogna applicarsi perché l’amore, come l’arte in genere, migliora solamente con la propria dedizione.

Da dove è nata la caratterizzazione dei personaggi che popolano il tuo libro? Da dove hai tratto l’ispirazione per crearli? Come hai bilanciato la ‘quota’ autobiografica e quella di pura invenzione?
Ogni personaggio è nato in base alle esigenze che richiedeva il protagonista. Ognuno di essi doveva svolgere il compito di maestro per colmare le lacune nell’esperienza dell’intagliatore. A parte i personaggi storici che intervengono nella storia, dei quali ho cercato di riportare con esattezza le imprese veramente compiute, gli altri, tutti di mia invenzione, hanno avuto funzione di lubrificante per far girare l’intero ingranaggio narrativo. L’ispirazione per crearli mi è venuta mentre cercavo la collocazione storica per l’intagliatore. Ri-studiando la storia dei primi 800 ho cercato di inserirmi, con non poca difficoltà, nel tessuto socio-politico che c’era, immaginando e facendo ricerche su qualsiasi cosa mi sarebbe potuta tornare utile nella stesura del romanzo (vestiti, odori, malattie, tecnologie, colori, ecc… ). La fantasia gioca un ruolo importante nella vicenda ma non posso negare il fatto che di autobiografico c’è quasi tutto ciò che prova il protagonista. L’unica cosa che ci differenzia è che lui, forse, è arrivato a un fine, mentre io, temo di avere ancora moltissima strada da compiere prima di afferrare e fare mie certe nozioni. L’intagliatore è stato il pionere del mondo sconosciuto in cui mi sono avventurato.

Com’è stato scrivere “Intagliatore? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questa storia?
Scrivere “Intagliatore” è stato come fare una profonda apnea dentro me, è stato un allontanamento da tutto, è stato un incontro con i protagonisti che volevano vivere attraverso il romanzo. Quando sono riemerso a prendere fiato, il romanzo era completato. Successivamente mi sono limitato a correggerlo, cercando di modificarlo il meno possibile e mantenendo così la genuinità della storia che era nata. Gli aspetti, che spero di essere riuscito a mettere in evidenza, sono le piccole e semplici soluzioni da adottare per riuscire a vivere meglio, in pace con se stessi e con gli altri. Punto cardine di tutta la storia rimane l’Amore, a volte incomprensibile, ma pur sempre l’unica via per raggiungere una reale e sincera umanità.

Amore, dolore e perdono. Da cosa si impara di più?
L’Amore racchiude in sé dolore e perdono. Il dolore serve per iniziare la sua ricerca, il perdono serve per accoglierlo. Da cosa si impara di più? Penso che vivendo siamo obbligati a scontrarci con questa energia, e siamo obbligati a imparare. Conoscerla e viverla presuppone il fatto che accettiamo il dolore come qualcosa di utile per la nostra crescita e il perdono come mezzo per amarci e portare pace nel nostro cuore. L’Amore è unità e nell’unità troviamo tutto ciò che ci serve per poter portare a compimento il nostro divenire. Accettare questa unità vuol dire anche accettare il fatto che nessun dolore è negativo ma necessario.
E se analizziamo il perdono capiamo che si tratta di un gesto profondamente egoistico. Noi non perdoniamo per fare del bene agli altri, ma prima di tutto perdoniamo per portare amore dentro noi. Chi odia, discrimina o perde tempo a giudicare, vive di tumulti e non capisce che fa del male solo a se stesso. Chi perdona lo fa per vivere quel senso di pace che solo chi ama può provare. Il perdono e l’amore sono strettamente legati. Ma con l’amore facciamo del bene anche agli altri, con il perdono lo facciamo principalmente a noi. Di solito è chi viene perdonato che passa dei brutti momenti con se stesso. Quindi l’Amore non può esistere senza dolore e senza perdono.

Progetti per il futuro di cui vuoi darci qualche anticipazione?
Come già detto nella precedente intervista preferisco non svelare niente riguardo al futuro, anche perché non sempre il domani è come pensiamo che sia. Una cosa è certa però, se avrete ancora voglia e tempo da dedicarmi, sarò lieto di farmi risentire. Vi ringrazio nuovamente per lo spazio che mi avete concesso, vi faccio i complimenti per il blog che migliora sempre più, e vi mando un caloroso saluto.

Ed anche per questa volta è tutto. Ringraziando ancora una volta tutti gli autori che continuano a mandarci le loro opere e voi instancabili lettori che ci seguite fedelmente, auguro a tutti una Buona Lettura e, mi raccomando, non perdete il prossimo appuntamento con Letto e Bloggato che, anche se non accetta più adesioni), continuerà puntuale come sempre!

Non-Morta senza ritorno

Ritorna la mia vampira con la mania dello shopping preferita! Elizabeth Taylor, per noi e per tutti quelli che non vogliono un pugno in testa semplicemente Betsy, approda per la quarta volta nelle nostre librerie (dopo Non-morta e nubile, Non morta e disoccupata e ” Non morta e incompresa“), sempre grazie alla Delos Books, con “Non-Morta senza ritorno” (Pagine: 204, Prezzo: ebook già disponibile a 7.99 euro, mentre per la versione cartacea dovrete aspettare il 30 Aprile) della sempre brava e spiritosa MaryJanice Davidson.
Tralasciando il fatto che la traduzione, come al solito, non mi convince del tutto e non scorre come dovrebbe, questa The undead Series (in USA siamo già al 11° volume e ad Agosto uscirà il 12°) si rivela  ad ogni libro sempre  più esilarante, vivace e imprevedibile.

TRAMA:
Come se avesse bisogno di scuse per fare shopping, la Regina dei Vampiri Betsy Taylor sta organizzando il matrimonio perfetto con il vampiro Eric Sinclair, bello da morire, e bazzecole come la morte e il sangue non le metteranno di certo i bastoni fra le ruote. Ma la sua vita non è tutta feste e bouquet di fiori, poiché Betsy viene perseguitata da fantasmi che invocano il suo aiuto per rimediare ai danni commessi in passato.Come se non bastasse un serial killer, che combinazione prende di mira donne alte e bionde proprio come Betsy, si aggira indisturbato per le strade della città. C’è poi il piccolo problema di avere una sorellastra figlia del diavolo che, per quanto disgustosamente carina e dolce, quando si arrabbia evoca spadoni infuocati e infilza il primo malcapitato che le passi a tiro. Che dire poi del suo nuovo fratellino fresco fresco di nascita che ha la sfortuna di essere figlio della sua matrigna/megera Antonia (già in precedenza posseduta dal demonio quando era incinta) o del vampiro mostro chiuso in cantina intento ad imparare l’uncinetto? Insomma, per Betsy i problemi sembrano sempre moltiplicarsi…Fortunatamente è quasi tempo di shopping natalizio.

Come resistere alla curiosità di cosa ancora combinerà la regina dei vampiri più incasinata della storia degli urban fantasy? Lo scopriremo solo leggendo! ^_^

Recensione: The Selection

Prefazione alla recensione:
Salve, sono il principe Maxon ed essendo la mia presenza totalmente inulfluente per tutto il libro (di cui potete sapere tutto andando QUI) mi è stato chiesto  di non apparire nemmeno nella recensione. Quindi complici alcuni impegni improrogabili (contarmi i peli del petto, girarmi i pollici, cercare di scoprire come tutte le volte i ribelli riescano puntualmente ad entrare nel mio palazzo dalla porta principale, essere cornificato ripetutamente, evitare in qualsiasi modo di rendermi utile, piangere sulle mie tante miserie ecc. ecc.) mi perderò questo lieto evento. Spero che voi tutti possiate comprendermi. Ci vediamo nel prossimo libro…Spero…Sniff…Sniff…(si odono singhiozzi in sottofondo)

….

E va bene! Puoi partecipare, ma cerca di fare come nel libro e di “non pervenire” in alcun modo, ok?

Grazie! Ci puoi contare! Sono anni che nessuno mi caga nemmeno di striscio benchè sia principe!

Recensione…più o meno:

C’era una volta, in un tempo non troppo lontano nel futuro, un povero principe sfigato che non era mai uscito con una ragazza (Hey! Aspetta un attimo! Non è mica colpa mia se qui di ragazze non ne passano. E se io nonostante figlie di dignitari, cameriere compiacenti e quant’altro ho la libido di un formichiere castrato e sedato!) Fortunatamente per lui la consuetudine prevedeva che si svolgesse una gara tra giovani e avvenenti fanciulle per impalmarlo (Sai che fortuna! 35 sgalletate arrampicatrici sociali che vogliono solo infilarsi nei miei pantaloni…L’ho già detto che la mia carica sessuale è andata in vacanza permanente qualche anno fa?) Naturalmente molte fanciulle volevano solo una corona in testa e il titolo di futura regina

Evvai! Ora sarò regina! E chi se ne frega se mi devo sposare quella sottospecie di principe!

(Ma non è così! Tutte mi amano alla follia! Vero? VERO?!?!)
Ma per America non era così. Lei, fanciulla pura abituata a rotolarsi in comode casette sull’albero con strafighi di una classe sociale imbarazzante che portano l’improbabile nome di esclusive località sciistiche, voleva solo allontanarsi per un pò dal suo amore perduto e perdente e farsi qualche pasto degno di tale nome.

Oh si, baby siiiiiii!!!

Nel palazzo le ragazze erano tante e la competizione piuttosto feroce. Ma America che era lì solo per mangiare…(Se aspetti un mio commento indignato puoi scordartelo! Tanto lo sapevo già che quelle mirava solo ai miei pasticcini!) non se ne preoccupava e decise di aiutare una ragazza che era diventata sua amica a conquistare il principe.

“Prenditelo tu il principe! “
“Eh no, prenditelo pure tu!”

(Ecco perchè continuava a sbattermi in faccia quella bionda!)
Ma i ribelli con le loro feroci incursioni costrinsero il principe a rispedire a casa loro molte concorrenti per tenerle al sicuro. (Ci hai veramente creduto? Era per togliermi buona parte di quelle petulanti e piangenti galline di torno. Non crederesti a quanto mi costavano in vestiti, servitù e gioielli!)
Pian piano i sentimenti di America per il bel principe cambiarono e lei si ritrovò ad apprezzare sempre più la compagnia del gentile giovane.
(Veramente credo che a furia di mangiare alla ragazza sia venuta una brutta indigestione che le ha confuso il cervello…Comunque grazie per il gentile e bello. Vedo che inizi ad apprezzarmi, finalmente!)
Ma proprio quando tutto sembrava volgere al meglio ecco che a palazzo arrivò l’antico amore di America, nei nuovi panni di una guardia di palazzo.
(COSA!!! E quella brutta st%&*a non mi ha detto niente?!? Ma io la faccio decapitare!!!)
America si trovò così di fronte ad un terribile dilemma: continuare ad abbuffarsi indisturbata o rotolarsi nel letto in piena notte con il suo vecchio amore sperando di non essere scoperti e quindi giustiziati?
(Ora li sistemo io quei due! Voglio proprio vedere stò poveraccio che mi vuole portare via una delle poche concorrenti che piace anche a mammà!)



(Ok, forse sono stato troppo duro con America. In fondo è giusto ampliare i propri orizzonti…Ti chiami Aspen, non è vero? Vieni andiamo a conoscerci meglio…Mooolto meglio!)

Sarà lui la mia futura regina!

E fu così che il principe iniziò a capire chi sarebbe potuto diventare l’amore della sua vita e, nonostante il pericolo di una trilogia incombente e di una serie tv in preparazione, tutti vissero felici e contenti…Tranne America, naturalmente… e noi poveri lettori con lei!

Mi sei rimasto solo tu, gelatino mio!!!

FINE!

L’eternità della notte e Le colpe della notte

Regalo di compleanno un pò in ritardo per la sottoscritta da parte della Fanucci che fa uscire in contemporanea questo 21 Marzo ben 2 volumi (il settimo e l’ottavo) della serie paranormal romance per adulti Dark Hunters scritta dalla brava Sherrilyn Kenyon (per maggiori informazioni sulla saga potete anche andare QUI).


L’Eternità della Notte
(Collana: Tif Extra, Pagine: 288, Prezzo: 9.90 EURO)

TRAMA:
Figlio di un senatore romano, a soli ventidue anni Valerius Magno è diventato un potente generale. Da essere umano ha condotto campagne in Grecia, Gallia e Britannia. Ma adesso è un Cacciatore oscuro, e i suoi natali gli procurano l’odio e il rancore della maggior parte dei colleghi, che fanno di tutto per tenerlo lontano da Kyrian, Kell, Zarek e Zoe. La situazione è complicata, ma potrebbe peggiorare… Il pericolo, questa volta, ha fattezze sexy e si chiama Tabitha Devereaux. Tabby fa parte di una nuova generazione di Cacciatori che ha dimostrato il proprio valore senza rinunciare alla propria anima, e ha il potere dell’intuizione. Proprio per questo è l’unica che riesce ad avvertire le emozioni e la grande solitudine di Val, a capire che il suo atteggiamento altezzoso è soltanto una facciata, una difesa che ora Tabby intende abbattere… Ma non è il momento di innamorarsi, una sanguinosa battaglia è appena cominciata e ben presto lei e Valerius si troveranno a combattere fianco a fianco contro il demone più pericoloso di tutti, capace di tornare dal regno dei morti e mettere fuori combattimento persino il grande Acheron.

Le Colpe della Notte (Collana: Tif Extra, Pagine:256, Prezzo: 9.90 euro)

TRAMA:
Cosa succede quando la fiducia incondizionata accordata ad Acheron, unico difensore del genere umano, viene meno? Stryker, leader degli Spathi, un antico ordine di demoni guerrieri, sta seminando il malcontento tra i Cacciatori oscuri del Mississippi. Questi ultimi, contravvenendo al proprio codice morale, stanno nutrendosi di uomini e hanno iniziato a collaborare con i demoni invece che combatterli. Acheron decide di assegnare al suo braccio destro, Alexion, il compito di investigare, giudicare e, se necessario, eliminare i ribelli: dieci giorni in tutto per compiere sulla Terra una missione che si preannuncia più che ardua. Seppur razionale, spietato, e abituato a prendere le distanze dalle proprie emozioni dopo aver vissuto per secoli in totale isolamento, Alexion non potrà negare a un vecchio amico, scoperto a capo dei ribelli, l’ultima possibilità di redenzione. E che dire del fatale incontro con Danger, Cacciatrice oscura il cui aiuto si rivelerà per lui indispensabile? Legati a doppio filo da un’irrefrenabile attrazione, vittima e boia dovranno condividere i propri intenti, e infine, la sorte.

Stendendo un velo pietoso sulle copertine dei due volumi che non mi entusiasmano troppo, sono anche un pò sconcertata dal fatto che la Fanucci abbia deciso di far uscire questi due libri in contemporanea. Avrei preferito magari uscite più ravvicinate per tutta la saga piuttosto che questa soluzione forse un pò troppo “cara” per noi lettori compulsivi in tempo di crisi (anche se la casa editrice ha abbassato il solito prezzo di 12.90 euro portandolo a 9.90 euro).
Comunque, restano due uscite irrinunciabili per tutti i fan della saga e valgono qualche sacrificio ;)

The Selection

Pensando che tanto me la beccherò in qualunque caso (visto che presto la CW manderà in onda un telefim tratto da questa serie di libri) e che i temi distopici sono sempre meglio dei soliti YA tutti vampiri sberluccicosi dall’innamoramento zuccheroso, ho deciso di segnalarvi l’uscita di “The Selection” (Pagine: 312, Prezzo:17.90) di Kiera Cass, primo volume dell’omonima serie distopica romantica YA, in uscita questo 12 Marzo grazie alla Sperling & Kupfer.

TRAMA:
Molti anni dopo la Quarta guerra mondiale, in un Paese lontano, devastato dalla miseria e dalla fame, l’erede al trono sceglie la propria moglie con un reality show. Spettacolare.
Così, per trentacinque ragazze la Selezione diventa l’occasione di tutta una vita. L’opportunità di sfuggire a un destino di fatica e povertà. Di conquistare il cuore del bellissimo principe Maxon, e di sognare un futuro migliore. Un futuro di feste, gioielli e abiti scintillanti. Ma per America Singer è un incubo.
A sedici anni, l’ultima cosa che vorrebbe è lasciare la casa in cui è cresciuta per essere rinchiusa tra le mura di un palazzo che non conosce ed entrare a far parte di una gara crudele. In nome di una corona – e di un uomo – che non desidera. Niente e nessuno, infatti, potrà strapparle dal cuore il ragazzo che ama in gran segreto: il coraggioso e irrequieto Aspen, l’amico di sempre, che vorrebbe sposare più di ogni altra cosa al mondo. Poi, però, America incontra il principe Maxon, e la situazione si complica. Perché Maxon è tutto ciò che Aspen non sarà mai: affascinante, gentile, premuroso e immensamente ricco. E può regalarle un’esistenza che lei non ha mai nemmeno osato immaginare?

Come avrete intuito il libro oltre che romantico e avvincente si presenta anche come la versione riveduta e corretta della fiaba di Cenerentola…con le sorelle cattive moltiplicate esponenzialmente. Tante donne in competizione per un solo uomo…senza la De Filippi? Forse finalmente finirà nel sangue ;)   Se volete leggere la mia recensione del libro con commento esclusivo del principe Maxon, potete andare QUI  ;)

Hybrid – Quel che resta di me

Iniziavo a preoccuparmi che il fenomeno “distopia” si fosse ormai esaurito e invece per  tutti i fan del genere ecco una buona notizia: esce questo 6 Marzo in tutte le librerie , grazie alla Giunti, “Hybrid – Quel che resta di me“(Collana: Y, Pagine:416, Prezzo della versione cartacea:14.50) primo volume di una trilogia distopica (The Hybrid Chronicles) scritta dall’esordiente sino-americana Kat Zhang.

TRAMA:

Io e Addie siamo nate nello stesso corpo. Le dita spettrali delle nostre anime erano strettamente intrecciate prima ancora che cominciassimo a respirare.
I primi anni insieme sono stati anche i più felici. Poi sono cominciate le preoccupazioni, le labbra strette dei nostri genitori, le fronti corrugate delle insegnanti della scuola materna, le domande che tutti pronunciavano a mezza voce quando pensavano che non stessimo ascoltando.
«Perché non cominciano a stabilizzarsi?»

In un mondo alternativo, ogni persona nasce con due diverse personalità, due anime. Con il passare del tempo, in modo naturale, l’anima dominante prende il sopravvento e quella recessiva viene dimenticata, scompare come un amico immaginario che ci ha tenuto compagnia solo nell’infanzia. Il sopravvivere delle due anime dopo la pubertà è illegale e visto dalla società come un’aberrazione da correggere. Ma in Addie, nonostante i suoi sedici anni, è ancora presente Eva, la sua seconda anima ancora attiva. E’ proprio Eva la voce narrante che ci fa vivere le emozioni dal suo punto di vista. Rannicchiata nella mente di Addie, Eva interagisce con l’altra parte di sé: come due vere sorelle si amano, si proteggono, ma possono diventare anche gelose l’una dell’altra. Nonostante tutti i tentativi per difendere e nascondere l’esistenza della debole Eva, il segreto di Addie viene scoperto e le due vengono rinchiuse in un agghiacciante centro per ibridi non resettati. L’unico modo per sopravvivere entrambe è una fuga impossibile.

Pur non essendo ambientato nel futuro, ma anzi in una versione alterata del presente, “Hybrid – Quel che resta di me” è un romanzo in cui temi distopici e fantasy coesistono armoniosamente dando vita ad uno scenario tanto plausibile quanto inquietante. Identità multiple, etica distorta e diverse anime che abitano lo stesso corpo: sicuramente temi interessanti a cui non mi dispiacerà dare una bella occhiata ^_^

Dime Store Magic – Il destino di una strega

Dopo i lupacchiotti licantropati è arrivata l’ora delle streghe! Torna in libreria, questo 24 Gennaio per la Fazi editore, la brava Kelley Armstrong con “Dime Store Magic. Il destino di una strega” (Collana Lain, Pagine: 448, Prezzo: 14.90 Euro), terzo volume (dopo Bitten – La notte dei lupi e Stolen) della serie urban fantasy e paranormal romance Women of the otherworld.
Per ora i fan della serie (che conta 13 volumi e che si è conclusa con Thirteen pubblicato in USA nel 2012) dovranno dire arrivederci alla bella e volitiva Elena Michaels (unica donna licantropo esistente) e al suo branco per dedicarci ad un’altro gruppo di esseri soprannaturali:le streghe!
In ” Dime Store Magic. Il destino di una strega” infatti la voce narrante sarà quella di Paige Winterbourne (già conosciuta in Stolen) che dopo aver ereditato dalla madre il ruolo di capo della congrega si ritrova a fare i conti con elementi “tradizionalisti” che la osteggiano, con una pericolosa associazione di stregoni e con il “problema” Savannah (altro personaggio che abbiamo conosciuto in Stolen) ragazzina tosta di tredici anni, potente strega, orfana di madre che potrebbe entrare nell’orbita degli stregoni grazie al suo nisterioso e pericoloso padre.

TRAMA:
Le vere streghe si sono integrate così bene nella società che chiunque potrebbe essere loro vicino di casa e non accorgersene. Prendiamo ad esempio Paige, ventitrè anni, apparentemente una ragazza come tante, in realtà è a capo della Congrega della Streghe Americane e si occupa di una giovane strega adolescente rimasta orfana, Savannah. Si troverà ad affrontare pericoli e difficoltà con estremo coraggio e sangue freddo e sedurrà un giovane stregone senza timidezza, dimostrando a tutti, anche ai più malfidati, di cosa è capace una donna giovane e indipendente, sola ma dotata di una straordinaria volontà.

Quello che mi piace dei libri della Armstrong, sempre ricchi di azione e humor, è il fatto che i classici ruoli eroina ed eroe siano ribaltati.
La donna, pur rimanendo seducente e femminile, diviene così vero motore e potere della coppia scardinando l’imperante machismo che aleggia sul genere.
Vero girl-power all’opera senza però che si scada mai nel ridicolo o nel poco credibile.
Una serie di libri interessante questa, dove ogni volume è autonomo, con vicende narrate di volta in volta attraverso il punto di vista di diverse protagoniste che si muovono in un mondo simile al nostro, con la differenza che, ignorate dagli esseri umani normali, esistono creature come licantropi, streghe e stregoni, vampiri e altre specie.
Se vi ho incuriosito potete leggere in anteprima le prime 38 pagine del libro anadando QUI!

Witch & Wizard – Il nuovo Ordine

Distopia e magia? Si, ci mancava. Connubio promettente a cui ha pensato un duo di scrittori più che apprezzati e ormai veterani della parola scritta: sto parlando si James Patterson e Gabrielle Charbonnet (cioè Cate Tiernan) che usciranno in libreria questo 6 Dicembre, grazie alla Nord Edizioni, con “Witch & Wizard- Il nuovo Ordine” ( Pagine: 322, Prezzo: 14.90 euro) primo volume di una nuova serie distopica/fantasy Witch e Wizard da cui è già stato creato un fumetto e che presto vedremo anche in versione cinematografica.

TRAMA:
Whit e sua sorella Wisty sono due ragazzi come tanti, due fratelli normali che hanno sempre rispettato le regole imposte dal Nuovo Ordine, il regime autoritario e totalitario che, dopo aver abrogato le leggi democratiche, ha istituito una ferrea censura su qualsiasi forma di espressione: musica, film, libri, arte, televisione… Eppure, una notte, la loro esistenza viene sconvolta da un avvenimento incredibile. Le guardie del governo irrompono nella loro casa e li accusano di un reato gravissimo, punibile addirittura con l’impiccagione: stregoneria. Ma ciò che sconcerta di più i ragazzi è la reazione dei genitori. Invece di protestare per quell’assurdità, infatti, consegnano ai figli due strani oggetti: una bacchetta da batteria a Wisty, che non ha mai suonato in vita sua, e un libro dalle pagine completamente bianche a Whit. Solo molti giorni dopo, rinchiusi nel braccio della morte, i due fratelli capiscono l’importanza di quei doni. Giocherellando con la bacchetta, Wisty scopre di possedere davvero dei poteri magici, mentre Whit, a poco a poco, riesce a far apparire le parole scritte nel libro. Perché quel volume, in realtà, è un manuale di magia, un manuale che potrebbe aiutare Whit e Wisty a evadere di prigione e a liberare il mondo dal giogo del Nuovo Ordine…

Vista la bravura dimostrata dai due autori nelle loro serie di libri precedenti (la Tiernan con le sua serie piene di magia Sweep e Immortal Beloved e Patterson con la sua serie di Thriller dedicata al detective Alex Cross o quella di Maximum Ride) credo che sarebbe più che auspicabile dare un’occhiata anche a questa loro nuova idea. E poi il Natale si avvicina ;)

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