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Il ritorno dell’ horror…..Finalmente!

Accantonando per un pò i soliti vampiri belli, buoni, innamorati e a dieta stretta, cerchiamo di concentrarci su quel genere, che tanto fu amato e che tanto viene ancora apprezzato da vari estimatori, chiamato horror.

L’horror puro non contemplava (grazie e Dio!) amichevole e stucchevoli succhiasangue adolescenti, né belle fanciulline che se ne innamoravano. C’erano invece sangue a fiumi, morti accatastati in qualche cantina, demoni mangianime e quei bei mostri che nella nostra impaurita infanzia pensavamo vivessero sotto il nostro letto o nell’armadio.

Per i nostalgici, come la sottoscritta,ecco arrivare due belle novità editoriali.

E’ uscito il 6 Ottobre in tutte le librerie, edito la Mondadori, “La progenie“,  il primo libro della trilogia “The Strain Trilogy” che l’immaginifico regista e sceneggiatore Guillermo del Toro (Hellboy, il labirinto del Fauno e Blade) ha scritto con Chuck Hogan (apprezzato autore di Thriller come “Il principe dei ladri“).

Il romanzo è un tuffo in quello che era il nostro concetto di vampiro prima che scrittrici mercenarie scoprissero il potenziale dei succhiasangue per le adolescenti arrapate di questo mondo.

Qui i non morti non sono né belli né affascinanti e nemmeno educati alla dieta non umana.

Tutto inizia quando un Boeing 777 proveniente da Berlino atterra all ‘aeroporto JFK di New York. E si ferma. Nessuna comunicazione proviene dal suo interno. Pensando ad un attentato, vengono chiamate le forze speciali che, una volta a bordo dell’aereo, trovano i passeggeri tutti morti. Ad eccezione di quattro. Immediatamente viene allertato l’Ente Prevenzione Malattie Infettive. Si teme un qualche genere di virus micidiale e il rischio del contagio appare elevato. Arrivano i super esperti, il Dr. Ephraim Goodweather e la collega biochimica Nora Martinez , e quando entrano… trovano qualcosa che va oltre la loro comprensione… Intanto la situazione viene ripresa da tutti i media e la notizia giunge alle orecchie del vecchio Abraham Setrakian. Che da lungo tempo sapeva che quel momento sarebbe arrivato… Contro i desideri del Dr. Ephraim Goodweather i quattro sopravvissuti vengono rilasciati. E’ l’inizio della fine. Il contagio esplode con estrema violenza e si diffonde in tutta New York: a velocità impressionante gli esseri umani si trasformano in mostruose creature assetate di carne e sangue e per le strade della “Grande Mela” iniziano a scorrere fiumi di sangue.

Se sarete ancora “affamati” dopo questo tuffo nel buon vecchio orrore eccovi il ritorno di un maestro del genere.

Esce infatti il 20 ottobre, in anteprima mondiale (con ben 20 giorni di anticipo sulla pubblicazione negli USA) edita dalla Sperling & Kupfer , l’ultima fatica di Stephen King, “The Dome” (Under the Dome).

Frutto della riscrittura di un romanzo degli anni 70 che King riscrisse più volte, “The Dome” riprende il  tema (già trattato in “La tempesta del secolo” e in  ” The Mist“) della natura umana che si rivela quando incombe l’isolamento su una comunità.

Tutto sembra scorrere tranquillo a Chester’s Mill, Maine. Fino a quando, all’improvviso, la città viene brutalmente separata dal resto del mondo da una sorta di campo di forza invisibile. Chi era dentro vi rimane, chi era fuori non può più rientrare. Le famiglie si dividono. I corpi di chi si è trovato sulla traiettoria del campo di forza… anche. Aerei, macchine, ogni cosa che “corre” verso la barriera invisibile esplode.

Nessuno riesce a capire cosa stia succedendo. Cosa sia questa barriera, da dove venga e, soprattutto, perchè sia “calata” su Chester’s Mill… e se mai si dissolverà…

Nella cittadina, intanto, si formano gruppi e contrapposizioni. La gente comincia a tirare fuori il meglio o il peggio di sè. E qualcuno nasconde un terribile segreto. Ma l’unico vero, grande problema è la barriera, the Dome. Che non si muove. Non muta. E contro la quale, alla fine – e dopo molti fatti, anche di sangue – verrà tentata un’ultima e disperata soluzione.

Quindi, affilate le armi miei prodi. L’horror è tornato e più cattivo che mai ;)

The Mist: quando i mostri non si nascondono solo nella nebbia.

Esce a breve, il 10 Ottobre, nelle sale cinematografiche italiane il nuovo film, tratto da un racconto di Stephen King, “The Mist“.

I racconti del re hanno sempre fatto scuola e quello da cui è tratto il film è forse uno tra i più riusciti, ciò nonostante la pellicola diretta dal talentuoso Frank Darabont, già regista dei più che accettabili “Le ali della libertà” e “Il miglio verde” (“figli” anch’essi di opere di King), risulta forse persino migliore dell’opera madre.

David Drayton (Thomas Jane) e suo figlio Billy (Nathan Gamble) fanno parte di un numeroso gruppo di abitanti di una piccola città, terrorizzati e intrappolati in un supermercato da una strana nebbia soprannaturale. David è il primo ad accorgersi che qualcosa si aggira nella nebbia …qualcosa di letale e spaventoso …creature di un altro mondo. La sopravvivenza dipende dall’unione di tutti quelli che si trovano nel supermercato… ma, data la natura umana, sarà possibile? Mentre la razionalità va in pezzi davanti alla paura e al panico, David comincia a chiedersi cosa lo spaventi di più: i mostri fuori nella nebbia o quelli dentro il supermercato, il genere umano, le persone che fino a quel momento sono stati i suoi amici e i suoi vicini? In questo leggendario racconto del terrore scritto dal maestro Stephen King, il sottile strato di vernice del vivere civile viene graffiato via, la maschera viene tolta e il vero orrore si rivela in noi stessi.

Come potete vedere tornano i temi tanto cari a King. La quieta cittadina di provincia, un evento inspiegabile e l’orrore che l’imponderabile porta nella vita di tutti. Naturalmente, per i soliti limiti di tempo, la psicologia dei personaggi nel film non è approfondita quanto quella nel racconto, ciò, comunque, non limita la pellicola, la cambia solamente facendo emergere un orrore molto più “solido” e apparentemente inarrestabile.

La buona qualità degli effetti visivi e la claustrofobica ambientazione nel supermercato aggiungono tensione ad un film che varia per pochi tratti dal percorso già segnato dal racconto. Unica sorpresa sarà il finale (piuttosto controverso per i fan del Re) ideato dal regista e approvato da King che la ritenuto forse migliore del suo.

Da un idea più che azzeccata (la nebbia come metafora delle emozioni e dei pensieri più o meno “sani” che ognuno di noi cela in se stesso) è nato un film che pur non potendo contare su un budget eccezionale regalerà qualche sano brivido. Unico rimpianto la possibilità di creare un vero capolavoro se solo qualcuno ci avesse investito un pò di più (e avesse scelto attori più “in parte”)

Purtroppo, non si può avere tutto dalla vita, no? ;)

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